10
nov
08

Milano Internazionale – Cronache – N. 1, 10 novembre 2008

SOMMARIO:

1) MILANO: ARRIVA LA STANGATA MORATTI-BERLUSCONI

2) MALPENSA, LA CRISI CONTINUA

3) ALTRI SEI MESI PER I MILITARI IN CITTÀ

4) LOMBARDIA: VERSO UNA CRISI NERA

5) FLESSIBILITÀ TOTALE ALLA BRESCIANA


1) MILANO: ARRIVA LA STANGATA MORATTI-BERLUSCONI

Il piatto piange e Moratti deve cercare di coprire un buco di 160 milioni di euro nel bilancio preventivo per il 2009. Si tratta di una stima sicuramente provvisoria, perché questo buco riguarda solo alcune voci e non tiene conto dei probabili ammanchi che ci saranno a causa dei minori introiti fiscali e dell’aumento del costo del debito in conseguenza della crisi globale, due fattori che le amministrazioni municipali di mezzo mondo stanno mettendo in conto per il 2009 e di cui Milano, in quanto centro economico e finanziario dell’Italia, risentirà in modo particolarmente accentuato. Ma a cosa è dovuto questo buco da 160 milioni? Le voci più consistenti sono un regalo del governo Berlusconi: 39 milioni in meno per il taglio dell’ICI, 25 milioni in meno per il taglio dell’Irpef e 35 milioni in meno per il fatto che la SEA, società che gestisce Malpensa e Linate ed è controllata all’84,6% dal Comune di Milano, non distribuirà dividendi. In realtà in quest’ultimo caso la colpa va attribuita non solo al governo Berlusconi, ma anche alla cattiva gestione di tutta la faccenda aeroporti da parte delle autorità locali milanesi e lombarde. Ma indubbiamente si tratta di un dato che rende chiaro come la soluzione Cai per Alitalia sia nei fatti un’operazione che scarica costi sui cittadini a favore di una lobby ristretta di capitalisti. A queste cifre vanno ad aggiungersi introiti dall’Ecopass inferiori di 11 milioni rispetto a quanto previsto. Come verranno coperti i buchi? Ci saranno l’impiego dell’avanzo di bilancio 2007, l’aggiornamento delle rendite catastali, la valorizzazione del patrimonio (cioè la vendita a privati di beni pubblici) e il recupero di ICI e Cosap non versate, ma le voci più consistenti sono quelle del ricorso alle esternalizzazioni per un risparmio previsto di 26 milioni di euro e il recupero (risparmio) di 37 milioni in ogni assessorato. A proposito di quest’ultima voce Letizia Moratti sfiora il ridicolo con la sua spiegazione: “Con questa manovra non ci sono tagli ai servizi e non sono previsti aumenti delle tariffe. Abbiamo lasciato però gli assessori liberi di proporre aumenti delle tariffe”. Insomma, verranno ridotti gli stanziamenti in bilancio per gli assessorati, gli assessorati dovranno garantire gli stessi servizi con i fondi tagliati e, se non ce la faranno, “proporranno” l’aumento delle tariffe. La logica quindi dice che le tariffe aumenteranno e già si parla di quella dell’acqua, il cui costo comincerà a pesare sulle tasche dei milanesi, ma anche di quelle delle mense scolastiche, naturalmente con differenziazioni in base al reddito, di stampo populista, che riguarderanno solo le fasce di assoluta povertà (o evasione). Suona come una beffa anche l’osservazione finale di Moratti secondo cui è difficile realizzare nuove efficienze, “dopo che per anni si è fatta efficienza”. Evidentemente il sindaco non ha mai preso un tram, tanto per fare un esempio tra i centomila dell’inefficienza, anche pericolosa per l’incolumità fisica, che affligge Milano.

(fonti: Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, Libero)


2) MALPENSA, LA CRISI CONTINUA

Giuseppe Bonomi, presidente della Sea, la società controllata dal Comune di Milano che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate, è sempre più in rotta di collisione con il governo Berlusconi. Secondo Bonomi i problemi di Malpensa potrebbero essere risolti solo con la liberalizzazione dei voli, sulla quale il governo nazionale frena nel momento in cui l’operazione Cai-Alitalia non è ancora chiusa. Il presidente Sea afferma che sono numerosissime le richieste di atterraggi e decolli da parte di compagnie aeree estere su Malpensa e che tali richieste non vengono soddisfatte, ma l’Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile) in un comunicato gli ha risposto negando l’esistenza di domande rimaste inevase. Il governo Berlusconi da parte sua lascia intatti i trattati statali bilaterali con i paesi non-Ue e non-Usa che favoriscono le compagnie di bandiera. Nella sua lotta a favore delle liberalizzazioni Bonomi incassa il sostegno della Filt-Cgil, il sindacato Cgil del settore trasporti. Il suo segretario generale, Nino Cortorillo, ha dichiarato che “se non si darà la possibilità ad altre compagnie di entrare, rischiamo il disastro”. I dati sono già molto pesanti. Sea prevede di chiudere il 2009 in rosso e di non distribuire dividendi (si veda l’articolo qui sopra) e di aumentare il ricorso alla cassa integrazione. Sui 5.500 attuali dipendenti di Sea, 350-400 in media si alternano a casa in cassa integrazione. E non bisogna dimenticare la posizione precaria dei lavoratori con contratti a termine. Il tutto in un contesto internazionale drammatico per il settore aereo: secondo i dati Iata nel 2008 sono già fallite 30 compagnie e per fine anno si prevedono perdite complessive per 5,2 miliardi di dollari.

(fonti: Corriere della Sera, Milano Finanza, Il Giornale)


3) ALTRI SEI MESI PER I MILITARI IN CITTÀ

Come era prevedibile, si va verso una proroga di altri sei mesi dell’operazione “militari per le strade di Milano”. Lo ha annunciato il ministro della difesa Ignazio La Russa, il quale ha detto che proporrà insieme a Maroni la proroga di sei mesi del relativo provvedimento. Nonostante sulle prime pagine dei giornali siano finite soprattutto le pattuglie miste polizia-militari, dei 454 soldati inviati nella città 170 presidiano siti sensibili e 80 sono impegnati nella sorveglianza dei centri di identificazione ed espulsione per immigrati. Solo 170 sono impiegati per pattugliamenti misti. La Russa snocciola anche alcune scarne cifre (sulle quali naturalmente non abbiamo altri riscontri): nei primi tre mesi sarebbero stati effettuati 5.026 controlli, con l’arresto di 35 persone e la denuncia di altre 80. Il ministro non fornisce altri particolari che permettano di avere un quadro più chiaro dell’effettiva rilevanza di controlli, arresti e denunce. Una reticenza poco giustificata se si pensa che l’operazione “militari nelle città”, che coinvolge 3.000 soldati in tutta Italia, ha un costo stimato complessivo di 31,2 milioni di euro per il solo primo semestre, più di 20.000 euro/soldato su base annua. Memorabile comunque il primo arresto estivo, quello di un “portoghese” che cercava di entrare senza pagare nella stazione del metro di piazza Duomo esibendo un falso tesserino di maresciallo dei carabinieri. Molto più drammatico, e indicativo dell’inutilità dei militari in città per la cosiddetta “sicurezza”, è il fatto che a pochi passi dalla Stazione Centrale, dove staziona una delle pattuglie miste, un ragazzo, Abba, sia stato ucciso brutalmente per la strada lo scorso settembre. Sulla presenza dei militari in città anche Letizia Moratti ha voluto dire la sua, ma il fatto che abbia posto l’accento soprattutto sulla “prevenzione” e sulla riduzione del “senso di insicurezza” illustra chiaramente che l’operazione è oggi come oggi solo una (costosa) campagna propagandistica. Più inquietante è che la abbia definita un “esperimento”, dato che con un 2009 caldo alle porte, tra scuola e crisi economica, ciò potrebbe essere il preludio a diverse modalità di impiego dei militari. Nel frattempo Milano, così come altre città, ha fatto comunque un enorme balzo indietro con l’introduzione pratica del concetto che i militari possono essere utilizzati per compiti di ordine pubblico. Ed è di poca consolazione il constatare alla fine che lo spettacolo offerto da pattuglie in cui non si capisce se sono i poliziotti a fare da tutori ai colleghi militari o viceversa è proprio ridicolo.

(fonti: Corriere della Sera, L’Espresso)


4) LOMBARDIA: VERSO UNA CRISI NERA

La crisi sta arrivando in Lombardia, e sarà una crisi lunga e pesante. Secondo la Fiom di Milano negli ultimi tempi partono ogni giorno da cinque a sei richieste di cassa integrazione. Secondo stime della Cisl, a fine anno i lavoratori lombardi il cui posto di lavoro sarà a rischio saranno cinquantamila. La Cgil ritiene addirittura che questa cifra sia già stata superata e che comprenda 8.000 lavoratori che hanno già perso il posto di lavoro, essendo stati licenziati o messi in mobilità. Dati confermati dalle stime ancora non ufficiali, ma che secondo Repubblica circolano in Assolombarda: da luglio a ottobre le ore di cassa integrazione ordinaria sarebbero salite da 9 a 12 milioni. E la Cisl rincara la dose, affermando che nel solo mese di settembre il ricorso stimato alla cassa integrazione ordinaria è cresciuto del 45-75%. Il dato più preoccupante è che si tratta solo dell’inizio di quella che sarà sicuramente una crisi che si intensificherà e avrà una lunga durata. La Lombardia, che nel 2007 aveva registrato una crescita dell’1,7%, dovrebbe chiudere il 2008 a -0,2% e il 2009 a -0,3%. La stima della produzione nel quarto trimestre di quest’anno è anch’essa di segno negativo, -1,6%. L’elenco delle aziende che hanno già mandato a casa i lavoratori continua ad aumentare, si va dall’Astrazeneca di Basiglio alla Engineering.it di Assago, mentre è interminabile quello delle imprese in difficoltà, come per esempio Eutelia, Innse, Fast Fluid e Nokia Siemens. Particolarmente difficile è la situazione nel bresciano e nel bergamasco, segnala la Cisl, dove i settori colpiti sono praticamente tutti quelli dello spettro industriale. Cristina Tajani, del centro studi Cgil, richiama poi l’attenzione sui problemi dei precari, perché molti degli esuberi vengono realizzati mediante il mancato rinnovo dei contratti a termine, un dato che, in quanto non rilevato sistematicamente, è difficile da quantificare. Ma c’è per esempio il caso della Brembo di Dalmine (200 dipendenti a termine non confermati) e della Iveco di Suzzara (561 operai che restano a casa). E non è solo l’industria a essere in crisi. Anche il settore dei servizi comincia a essere coinvolto, come nel caso dell’immobiliare Gabetti, che ha annunciato in questi giorni il licenziamento di 110 addetti a Milano.

La crisi viene confermata anche su altri fronti. Secondo i dati di Unioncamere relativi al terzo trimestre 2008, l’economia lombarda ha registrato una frenata del 2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il peggiore dato degli ultimi otto anni. Calano anche l’indice della produzione industriale (da 105,8 a 104,7 in un solo trimestre) e il tasso di utilizzo degli impianti (74,9%). Gli ordini registrano un dato negativo per quanto riguarda quelli di provenienza interna (-3,7%) e un dato positivo per quelli sul versante estero (+3%), che però sono in netto rallentamento (a marzo crescevano del +7,6%). Va inoltre rilevato che gli ordini, in termini di periodo di produzione assicurato dal portafoglio complessivo, rimangono al di sotto dei sessanta giorni. In caduta libera poi il fatturato industriale a prezzi correnti, -1,4%. I dati negativi coinvolgono quasi tutti i settori e colpiscono in maniera principale le grandi aziende (a differenza di quanto non avvenisse fino al trimestre precedente). Le province messe peggio in termini di crescita sono Como e Lecco (circa -3,6%). Messe molto male anche Bergamo (-2,72%) e Brescia (-2,57%). Milano contiene il rallentamento (-0,83%) e Cremona, trainata dall’alimentare, è l’unica in positivo (+0,64%), anche se di poco. Le Piccole imprese di Confindustria lamentano in particolare le difficoltà nell’ottenimento di crediti a causa dei problemi delle banche e il rallentamento dell’export. In quest’ultimo caso si tratta di un dato particolarmente preoccupante, perché nei primi sette mesi di quest’anno le esportazioni avevano trainato l’economia lombarda (a luglio 2008 ben sei province lombarde avevano raggiunto valori record delle loro esportazioni). Un esempio della situazione preoccupante è quello del settore siderurgico bresciano. Intervistato dal Sole 24 Ore, Amato Stabiumi, che guida la Alfa Acciai, afferma di non avere mai visto nulla di simile negli ultimi 42 anni. Gli stock di produzione sul mercato hanno fatto precipitare i prezzi nelle ultime settimane, mentre i costi di produzione sono rimasti uguali. E’ una conseguenza, tra le altre cose, del rallentamento del mercato cinese e della riduzione degli investimenti immobiliari in Europa, partita dalla Spagna. L’esito di questa situazione è che un tondo di acciaio per cemento armato, che era arrivato ad avere un prezzo base di 620 euro alla tonnellata, in questi giorni ne vale 240.

(fonti: Repubblica, Sole 24 Ore)


5) FLESSIBILITÀ TOTALE ALLA BRESCIANA

Sempre più flessibili gli imprenditori nell’utilizzare i lavoratori immigrati. Ne è un esempio il caso dei lavoratori polacchi e romeni che vengono utilizzati per un breve periodo per la raccolta della frutta in Emilia, poi in autunno vengono impiegati per la vendemmia in Franciacorta e successivamente vengono ingaggiati per la raccolta delle mele in Trentino, dove i comuni locali li accolgono in grandi tendoni organizzati appositamente all’aperto. Stabilissimi invece, ma sempre ultraflessibili, i lavoratori indiani utilizzati nel settore zootecnico del bresciano, insieme ad altri lavoratori provenienti perlopiù dall’area balcanica – ormai i dipendenti immigrati che lavorano nel settore sono 1.200, circa il 30% della forza lavoro del settore. Gli indiani hanno cominciato a lavorare nella zona nel 1991 e un imprenditore locale spiega il perché del loro “successo”: “Gli stranieri [al contrario dei mandriani locali] offrivano ampia flessibilità: due anni di lavoro ininterrotto e quindi un mese di vacanza per tornare a casa e poi ricominciare l’attività”. Non solo due anni ininterrotti e un unico mese di vacanza, ma anche alzarsi alle 3.30 del mattino per la prima mungitura e chiudere con la seconda alle 16, come specifica il Sole 24 Ore.

(fonte: Sole 24 Ore)