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Milano Internazionale – Cronache – N. 2, 15 novembre 2008

SOMMARIO:

1) EXPO: RINUNCIA O NUOVE TASSE?

2) TANGENZIALE ESTERNA DI MILANO SENZA CONCORRENTI


1) EXPO: RINUNCIA O NUOVE TASSE?

Bisognava aspettarselo che, prima o poi, qualcuno ne avrebbe parlato apertamente. Il 12 novembre il Corriere della Sera cita esplicitamente l’ipotesi di una possibile rinuncia all’Expo 2015, adducendo alcune motivazioni del tutto scontate, ma che nessuno finora aveva osato pronunciare a chiare lettere: “il debito pubblico aumenta, la crisi impone tagli dolorosi, i pochi soldi che ci sono potrebbero essere spesi meglio”. Il Corrierone dice che per ora si tratta solo di una voce, probabilmente fatta circolare per controllare da che parte soffia il vento, e aggiunge che qualcuno “la attribuisce al ministro Tremonti”. D’altronde c’è un precedente, quello della Francia che nel 2002 aveva deciso di rinunciare all’Expo internazionale di Dugny 2004. Ad alimentare il pessimismo c’è stato poi il recentissimo flop dell’Expo di Saragozza di quest’estate (le cifre: appena 5,7 milioni di visitatori rispetto ai 10 milioni previsti e solo il 3% dei visitatori provenienti dall’estero, dati ai quali va aggiungersi un passivo finale di 30 milioni; inoltre il costo complessivo, 3,5 miliardi, è lievitato del 30% rispetto all’importo pianificato). Sempre il Corriere osserva che rimane il mistero del decreto Expo firmato il 22 ottobre da Berlusconi, ma mai pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale e pertanto non ancora in vigore. A quanto pare, il motivo della mancata pubblicazione sarebbe la presenza di alcuni errori. Per esempio l’articolo 4 istituisce una Spa, ma il presidente del consiglio non ha la facoltà di creare una società per azioni per decreto. Inoltre il decreto dispone l’adesione obbligatoria alla Spa da parte dei soci pubblici, ma la creazione di un tale vincolo non è consentita dalla normativa. Il decreto è pertanto impugnabile e, insinua il Corriere, gli errori potrebbero essere stati compiuti volutamente per renderlo inapplicabile. Una dichiarazione della Moratti fa capire, sotto le righe, che l’eventualità di una rinuncia non è poi del tutto da escludersi. Il sindaco di Milano infatti ha dichiarato “non penso che il governo possa rinunciare all’Expo 2015: di fronte all’impegno contratto con 152 paesi la rinuncia non sarebbe neppure da prendere in considerazione”. Un “non penso” e un condizionale (“non sarebbe da prendere in considerazione”) che non suonano affatto categorici. Su un altro fronte alza il tiro Penati, che paventa un affidamento dell’Expo alla Protezione civile, cioè a Guido Bertolaso, per motivi di urgenza conseguenti ai ritardi che l’organizzazione dell’evento sta subendo, come è accaduto per l’organizzazione del G8 in Sardegna. L’aspetto buffo è che la possibilità di un tale intervento è prevista da un’ordinanza del settembre scorso relativa alle grandi manifestazioni e alle calamità naturali: c’è davvero da preoccuparsi, ci sembra, perché l’Expo, per le sue caratteristiche, potrebbe rientrare in entrambe le categorie. A tutto ciò è andata ad aggiungersi l’improvvisa scoperta che mancano circa 3 miliardi di euro di finanziamenti (nel complesso l’Expo costerà ai contribuenti italiani una cifra da capogiro compresa tra 15 e 20 miliardi di euro). Il governo non è disposto a darli e, interrogati in merito al problema, Formigoni, Moratti e altri snocciolano dei “vedremo”, “stiamo studiando soluzioni” e altro ancora. Da parte sua Castelli, sottosegretario alle infrastrutture con delega all’Expo e uomo della Lega nell’operazione, ci fa correre qualche brivido lungo la schiena quando afferma “riusciremo a trovare [i fondi mancanti] con azioni innovative e anche un po’ scandalose”. Insomma, dichiarazioni a tutto spiano, ma trasparenza pari a zero. Molto più concreto il mondo dell’impresa e della finanza. Vito Gamberale, amministratore delegato del fondo F2I, afferma che per reperire i finanziamenti necessari le istituzioni “devono vendere le infrastrutture ai fondi che le possono comprare. E con il ricavato possono sottoscrivere capitali per le nuove opere”. Gamberale ha anche dichiarato che “il problema più critico è il processo autorizzativo. Se in Italia non si chiarisce questo, difficilmente si fanno le infrastrutture”, una dichiarazione che può portare a ipotizzare un abbassamento dei livelli di controllo sull’autorizzazione delle opere con la scusa dell’urgenza, come altre dichiarazioni in questi giorni hanno lasciato intendere (per esempio Formigoni: “Stiamo trovando metodologie che permettono di accorciare i tempi di realizzazione delle opere”). [Nota: le parole di Gamberale "pesano". L'ex manager di aziende a controllo statale oggi guida un fondo, il summenzionato F2I, che ha il compito di finanziare infrastrutture in Italia e che è partecipato, per 2 miliardi complessivi, da "pezzi da novanta" come la Cassa depositi e prestiti, le onnipresenti fondazioni bancarie, Intesa Sanpaolo e Unicredit]. Su un altro fronte, il presidente di Assimpredil, Claudio De Albertis, propone di introdurre una tassa di scopo per finanziare le opere infrastrutturali per l’Expo e Libero titola efficacemente: “Buco Expo, spunta l’incubo tasse”. Come riferisce lo stesso quotidiano, “la tassa di scopo non è stata proposta dall’associazione degli imprenditori edili al Comune”, ma l’Assimpredil ha già svolto “un primo embrionale studio su costi e benefici dell’adeguamento infrastrutturale della città”. E De Albertis trova sponda nell’assessore alla casa Giovanni Verga, secondo il quale la tassa “potrebbe starci a patto che si fondi su una proposta concreta”. Nel giro di un paio di giorni sono giunte poi dichiarazioni di Formigoni e di Moratti che non escludono affatto una possibile tassa. Il primo ha detto “Non stiamo parlando di nessuna tassa di scopo. Se verrà la commenteremo”, la seconda, come riferisce Il Giorno, non ha escluso la proposta di istituire una tassa di scopo e si è limitata a un sibillino: “Lasciamo che il governo lavori e ci proponga le soluzioni”. La confusione e il nervosismo sono comunque totali. Ne è una testimonianza anche la polemica trascinatasi per alcuni giorni sul caso del comune di Catania, riguardo al quale politici milanesi e lombardi, ai quali hanno fatto ampio eco i media, hanno lamentato un trattamento favorevole per la città siciliana (150 milioni di “salvataggio” dal governo), facendo finta di dimenticare che Milano riceverà dal governo di Roma come minimo 100 volte di più per la sola follia Expo. Gli ultimi strascichi della polemica “nord-sud” però portano alla luce i veri motivi della diatriba. Penati ha infatti dichiarato che a Roma “hanno deciso investimenti per 16,5 miliardi, speriamo non vadano tutti a Catania”. In realtà l’accenno trasversale si riferisce agli stanziamenti FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate) per circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai quali il governo deve decidere in questi giorni la destinazione (di norma l’85% di questi fondi va all’Italia meridionale e il 15% a quella settentrionale). Lo spettacolo dei politici lombardi che per finanziare l’ennesima colata di cemento su Milano si riducono a rivendicare fondi “destinati alle aree caratterizzate da un ritardo nell’utilizzo dei propri fattori di sviluppo” [definizione ufficiale del FAS tratta dal sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze] è davvero triste.

D’altronde già da sette mesi assistiamo al vergognoso spettacolo che i politici hanno dato litigando senza esclusione di colpi al solo fine di determinare come verrà spartita la ricchissima torta Expo. Formigoni, Moratti, Penati e Tremonti vengono giustamente indicati dai media come i tre principali attori dietro le quinte di questa indegna zuffa. Come se non bastasse tutte le decisioni vengono prese nella più assoluta mancanza di trasparenza e in assenza di ogni dibattito politico. Ci vengono somministrate previsioni strabilianti (28 milioni di visitatori – cioè 150.000 arrivi al giorno per sei mesi! – 70.000 posti di lavoro [a tempo indeterminato!], 44 miliardi di fatturato per le imprese!) senza che sia mai stato diffuso pubblicamente uno straccio di documentazione a sostegno. L’Expo ormai è diventato un dogma indiscutibile, all’ombra del quale tutto è permesso. Data l’enorme appetibilità della torta, non crediamo proprio (purtroppo) che vi sarà una rinuncia e ci sembra più probabile che le voci messe in giro siano più il preludio a un avvio di “procedure urgenti” che allentino i controlli sugli appalti, a tutto vantaggio della lobby del cemento, di cui il mondo politico è il ligio rappresentante. La soluzione finanziaria che si prospetta è poi estremamente preoccupante. I costi potrebbero infatti essere scaricati sui milanesi e i lombardi in forma diretta (tassa) e in forma indiretta (vendita di infrastrutture pubbliche a privati per reperire i fondi per appaltare nuove infrastrutture a privati – un doppio furto all’insegna della solita “partnership pubblico-privato”). E come insegna l’Expo internazionale di Saragozza, i costi con ogni probabilità lieviteranno, con la necessità di reperire altri fondi. Non bisogna dimenticare che l’abbuffata Expo Milano non terminerà nel 2015, ma andrà avanti fino al 2020, visto che il mandato della Soge, la società che dovrà gestire l’evento, durerà fino a tale anno. Una volta terminata l’Expo ci sarà infatti la spartizione della torta degli edifici, delle infrastrutture e dei terreni “residui”. Va infine ricordato un altro aspetto, secondario ma particolarmente odioso, quello dei 36.000 volontari Expo, secondo i primi progetti giovani studenti che lavoreranno gratis per periodi di due settimane lungo i sei mesi dell’evento per consentire a questo business miliardario di funzionare. Una soluzione per la quale è già stato messo a punto un progetto di formazione di 12.500 studenti delle scuole superiori milanesi (organizzato dalla Provincia di Milano e a cura del Pime, Pontificio Istituto Missioni Estere).

(fonti: Il Mondo, Il Giorno, Italia Oggi, Repubblica, Corriere della Sera, Il Giornale, Libero dall’11 al 15 novembre 2008)

2) TANGENZIALE ESTERNA DI MILANO SENZA CONCORRENTI

E’ possibile che uno dei progetti Expo più appetibili venga assegnato nei fatti senza lo svolgimento di un’effettiva competizione tra offerenti? Sì, è possibile ed è quanto è avvenuto per l’affidamento dei lavori relativi alla Tangenziale esterna di Milano, la Tem, un’opera del costo di ben 1,5 miliardi di euro, che verrà realizzata in project financing. Intendiamoci, la gara formalmente c’è stata ed è stata “vinta” dalla Tem Spa. Ma i quattro consorzi concorrenti della Tem Spa che si erano fatti avanti nella fase di pre-qualifica non hanno presentato offerte. La società pertanto è rimasta l’unica candidata e ha ottenuto l’appalto. Alla Tem Spa affermano con soddisfazione che il loro “progetto eccellente e il piano finanziario di assoluto rigore hanno scoraggiato rilanci azzardati”. E in effetti il calibro della Tem Spa è tale da avere sicuramente intimorito i concorrenti ritiratisi. La Tem Spa infatti guida un consorzio costituito da Impregilo, Pavimental (controllata al 71,67% da Autostrade per l’Italia, che a sua volta fa parte del gruppo Atlantia della famiglia Benetton), Itinera (gruppo Gavio) e svariate cooperative. La società stessa è controllata dalla Provincia di Milano (47%), da Autostrade (32%), dal Gruppo Gavio e Autostrade Lombarde (8%) e da Intesa Sanpaolo (5%). Formigoni si è detto soddisfatto perché “non essendo necessario procedere all’espletamento della fase di comparazione tra le offerte di terzi e l’offerta del promotore risparmiamo circa 5 mesi nell’avvio dell’opera e soprattutto ci togliamo da una situazione che rischiava di mettere a repentaglio la sua realizzazione nei tempi stabiliti utili per l’Expo 2015″. Legambiente, invece, dopo avere commentato “se doveva essere l’Expo senz’auto, come mai l’unica cosa che rischia di essere realizzata è una nuova autostrada?”, aggiunge: “Altro che concorrenza, sulle autostrade regionali vige il blocco sovietico. Non sapremo mai se un ventaglio di concorrenti avrebbe permesso un progetto di maggior qualità o di minori costi, c’è poco di che rallegrarsi”. Secondo le previsioni l’avvio dei lavori dovrebbe avvenire entro il 2010 e l’opera dovrebbe essere completata per il gennaio 2015.

(fonti: Sole 24 Ore, Libero, E Polis del 13 novembre 2008)