SOMMARIO:
1) CEMENTO: LA SFIDA E LA SFIGA
2) LA TRUFFA DEL SOCIAL HOUSING
3) DE CORATO FA LA CONTA
4) BEFFA PER I PENDOLARI
5) IL SACCO DI MILANO
1) CEMENTO: LA SFIDA E LA SFIGA
Va a rullo compressore l’assessore all’Urbanistica di Milano, Carlo Masseroli. Nei giorni scorsi ha annunciato un innalzamento di oltre il 50% dell’indice di edificabilità in città, giustificandolo con un’idea decisamente balzana, quella di costruire per incrementare di 700.000 abitanti la popolazione residente di Milano entro il 2030, portandola a 2 milioni. Secondo Masseroli un tale sviluppo comporterebbe grandi vantaggi economici e pratici per Milano, come per esempio una diminuzione del traffico pendolare. A chiunque viva a Milano è chiaro che dietro a questa manovra si sta preparando l’ennesimo colpo grosso della lobby del cemento, la cui voracità evidentemente non è stata placata dalla valanga di miliardi dell’Expo. Marco Vitale, in un articolo pubblicato dal Riformista (che riportiamo qui sotto per intero, perché particolarmente efficace), afferma che Masseroli ha presentato con urgenza la proposta in Consiglio comunale nel timore che il Piano di Governo del Territorio (pgt) non venga approvato entro i termini di legge e al fine di essere sicuro di “portare a casa alcune cose che interessano l’assessore e chi lo ispira”. E spiega perché le motivazioni dell’assessore sono “una presa per i fondelli”. Milano in realtà oggi realizza grandi risparmi grazie al fatto che una grande massa di lavoratori pendolari porta la ricchezza delle proprie capacità in città, “lasciando i costi della struttura urbana a carico del Comune di residenza. Se dovesse provvedere ai costi di scuole, trasporti e sanità per altri 700.000 abitanti Milano dovrebbe quindi sopportare oneri aggiuntivi altissimi senza arricchirsi”. Le dichiarazioni di Masseroli pertanto, secondo Vitale, cercano solo di distogliere l’attenzione dalla vera posta in gioco. “L’aumento dell’indice di edificabilità permette agli immobiliaristi in difficoltà di rivalutare i loro terreni e aggiustare così i loro bilanci”, scrive Vitale. E l’opposizione non si scompone più di tanto perché, in fin dei conti, aderisce alla stessa logica, con dei minimi distinguo. A tale proposito è eloquente il fatto che Bruno Ferrante, il candidato del centrosinistra che aveva sfidato Letizia Moratti per la corsa alla carica di sindaco, lavori oggi per Salvatore Ligresti.
Anche Luca Beltrami Gadola, su Repubblica, si scaglia contro il piano di Masseroli e, dopo avere spiegato con dovizia di particolari che l’idea dell’assessore non è solo balzana, ma addirittura folle, scrive: “Allora perché voler aumentare l’edificabilità? Perché si vuole dare una mano agli operatori immobiliari ed alle banche che li hanno foraggiati: l’aumento di edificabilità, anche se non realizzata, avrà per loro molti effetti benefici. Farà aumentare i valori di bilancio delle aree possedute – rinviando mal di pancia – o, in alternativa, consentirà loro di diluire i costi delle aree stesse e ridurne l’incidenza sul costruito e permettere minori prezzi di vendita per catturare meglio il poco mercato superstite: un bel regalo”. Con un’intervista su Libero, Masseroli reagisce alla polemica ribadendo la sua idea della città di 2 milioni di abitanti e ignorando totalmente le accuse di fare un regalo alla lobby del mattone. In più fa una bella opera di autopromozione snocciolando una valanga di progetti che non c’entrano nulla (“costruire metropolitane, sistemare i parchi, sistemare la cintura del Lambro”) o ricorre alle solite furbe argomentazioni “internazionali” (“portando i residenti a due milioni, raggiungeremo la densità abitativa di Londra” – e chissà poi perché dovremmo raggiungerla?). Al Corriere della Sera invece dichiara molto più prosaicamente: “Noi siamo il partito della sfida, gli altri sono il partito della sfiga”. Per una volta concordiamo con lui: loro sono il partito della sfida a ogni minimo senso della decenza, noi siamo il partito della sfiga di avere lui e i suoi colleghi come assessori. D’altronde, cos’altro pensare di un assessore all’urbanistica che dichiara: “non vincoli, ma indirizzi. Elimineremo le destinazioni d’uso. Non ci interessa che in un’area ci facciano case o uffici” – e allora perché blatera tanto di “social housing”? La speculazione immobiliare è il chiodo fisso di Masseroli. Il 17 novembre infatti arriva un’altra sua idea, quella della creazione di una Circle Line, cioè di un anello di metropolitana in superficie da realizzarsi usando come nodi gli scali ferroviari dismessi. In realtà, la vera idea è un’altra: una volta provveduto ai collegamenti dei binari, infatti, bisognerà “lavorare su operazioni immobiliari che mettano a frutto le nuove fermate e portino valore nelle aree coinvolte. [...] Le fermate-nodi mancanti potrebbero essere finanziate anche con operazioni immobiliari”.
La proposta di aumentare di oltre il 50% gli indici di edificabilità (una proposta del tutto concreta: è già in discussione al Consiglio Comunale) ha suscitato sulla stampa anche svariati interventi di esperti che, con facile efficacia, fanno completamente a pezzi la razionalità dell’idea di portare a 2 milioni di abitanti la popolazione di Milano. Si tratta però paradossalmente di un grande successo per Masseroli, perché la mobilitazione di tanta intelligenza di fronte alla demenza della proposta costituisce di per se stessa una legittimazione: quello che è in gioco non sono i 2 milioni di abitanti, ma ben altro business. Ma chi è Carlo Masseroli? Naturalmente un ciellino, cioè un esponente di quella lobby cattolica che ha operato e sta operando la più grande cementificazione della regione e il più grande flusso di capitali pubblici regionali verso il privato, grazie al controllo dell’urbanistica a Milano e della sanità in regione. Carlo Maria Giorgio Masseroli è nato a Milano nel 1967. Dopo essersi diplomato al liceo Cremona si iscrive al Politecnico dove diventa rappresentante di Comunione e Liberazione nel Consiglio di Facoltà e dove si laurea infine in Ingegneria gestionale. Entra nell’orbita di Maurizio Lupi, l’uomo forte di Cl a Milano, che nel 2001 lo lancia proponendogli la candidatura al Consiglio Comunale nelle liste di Forza Italia. Lupi, prima di passare alla politica nazionale, è stato fino a quell’anno assessore all’urbanistica, carica che alla fine Masseroli erediterà da lui dopo l’interregno del casiniano Gianni Verga (oggi assessore alla casa). Come scrive Rodolfo Sala su Repubblica, infatti, nel 2006 “i forzisti-ciellini decidono che è arrivato il momento di fare a Milano quello che hanno già fatto in Regione. Buttarsi sul settore che concentra il massimo delle risorse: al Pirellone è la Sanità, in città l’Urbanistica. Insomma: rivogliono l’assessorato, e non c’è niente da fare. Il candidato naturale è Masseroli, che per la sua storia è in grado di garantire il massimo di continuità con la gestione Lupi”. Secondo lo stesso quotidiano nell’assessorato il controllo di Cielle è totale: vicini al movimento sarebbero il direttore del settore Giancarlo Jannetti e quello dei programmi esecutivi per l’edilizia, Achille Rossi. Masseroli occupa inoltre un’altra importante carica nel settore del cemento, quella di consigliere di amministrazione di Autostrade Lombarde S.p.A.
(fonti: Repubblica, Il Riformista, Libero, Corriere della Sera dall’11 al 21 novembre 2008)
2) LA TRUFFA DEL SOCIAL HOUSING
Quando in politica si comincia a parlare in inglese c’è sempre di mezzo un inganno. Lo conferma il caso del social housing (i più temerari provano a italianizzarlo a metà parlando di “housing sociale”), un termine che negli ultimi mesi politici, imprenditori e stampa stanno riversando a fiumi nel mare della propaganda che ci assale quotidianamente. Grazie a un’ingegnosa ingegneria politico-imprenditoriale, ci viene raccontato, verranno messe sul mercato migliaia di abitazioni a prezzo “agevolato”, “calmierato”, “convenzionato”. L’idea può apparire appetibile all’italiano medio, che si trova a dovere affrontare costi esorbitanti e insostenibili per soddisfare il bisogno primario di avere un’abitazione. Ma conoscendo chi propone o sostiene questo progetto (per esempio, il summenzionato assessore Masseroli, oppure le banche) è naturale essere diffidenti. Perché chi ha fatto del profitto e della speculazione un motivo di vita dovrebbe all’improvviso gettarsi a capofitto in un’attività a prezzi inferiori a quelli “di mercato” (più precisamente: a quelli gonfiati dalla bolla immobiliare)? I motivi in realtà sono semplici: perché permette un ennesimo travaso di capitali dal pubblico al privato, perché è un utile strumento propagandistico per nascondere altre enormi operazioni di carattere puramente speculativo e perché comunque è di per se stessa un ottimo affare. Riguardo all’ultimo motivo, è chiaro che in questo momento di crisi mondiale del settore immobiliare e di aumento dell’incertezza i progetti di social housing sono una vera manna per gli immobiliaristi. Le loro società perdono utili, valore e capitali a tutto spiano (i 22 fondi immobiliari italiani quotati hanno perso il 18% da fine dicembre 2007 a fine agosto 2008, cioè ancora prima dell’inasprirsi della crisi) e il social housing offre rendimenti del 3% più inflazione (di questi giorni un tasso appetibilissimo), con la possibilità di eliminare ogni elemento di rischio grazie a finanziamenti agevolati e garanzie pubbliche sulla solvenza degli affittuari. Inoltre, tutti i progetti di social housing prevedono in realtà solo una quota molto piccola di affitti calmierati, la grande maggior parte del costruito è affittabile, o vendibile, a prezzi di mercato. In molti casi si tratta poi solo di uno specchietto per allodole di stampo prettamente populista: si sbandiera il “progetto sociale”, ma in realtà grazie alla perequazione (cioè, nelle politiche attualmente applicate, la licenza di costruire, o di costruire di più, laddove non era possibile, in cambio della realizzazione di opere di utilità pubblica o sociale) si realizzano enormi affari a danno dei cittadini. In pratica, per spiegare il concetto: l’immobiliarista/banca/fondo costruisce con finanziamenti e regali dei contribuenti 1 in social housing, comunque più che profittevole, e riceve in cambio 4, 5 o addirittura 10 in licenze di costruzione, direttamente tramutabili in profitto mediante attività edilizie o che comunque consentono una rivalutazione astronomica di terreni già posseduti. Basta prendere a esempio il “piano Milano”, citato dal Corriere Economia. Il Comune ha messo a disposizione (gratis!) otto aree per costruire 3.300 alloggi. Chi vi costruirà, potrà vendere a prezzi di mercato fino al 75% delle case realizzate, appena un quarto invece dovrà essere a prezzo calmierato, cioè in “social housing”. Ma non è tutto. Il Comune mette inoltre a disposizione 20 milioni per abbassare i tassi di finanziamento bancario, mentre la Regione ce ne mette altri 30 per “ridurre il rischio insolvenza affitti”. Insomma, terreni regalati dagli enti pubblici, soldi pubblici per costruire, soldi pubblici per eliminare ogni rischio di mancato incasso degli affitti e gli “investitori” possono vendere fino al 75% a prezzi di mercato – altrochè social housing, questa è una vera e propria cassa di assistenza pubblica per i signori del mattone! E le cifre in gioco sono da capogiro: secondo le stime di Sergio Urbani, della Fondazione Housing Sociale di Cariplo, il social housing in salsa pubblico-privata vale 3 miliardi all’anno di sviluppo del mercato. Cariplo (la fondazione azionista di Banca Intesa San Paolo) è per l’appunto uno dei principali attori di questa operazione, insieme ad altre delle numerose e potenti fondazioni bancarie. Non mancano naturalmente gli immobiliaristi, come per esempio la Pirelli Re guidata da Puri Negri, nonché le cooperative rosse e cielline – anzi, la torta è così appetibile che Legacoop e i ciellini della Compagnia delle Opere hanno superato i vecchi steccati ideologici unendo le forze per dare insieme vita alla Fondazione Abitare (che conta tra le sue fila l’avvocato Guido Bardelli, vicino a Cielle, citato a suo tempo dal Corriere della Sera come una delle possibili scelte di Moratti ad assessore per l’urbanistica). Oltre agli enti locali, tra i finanziatori vi sarà anche lo stato tramite la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), sempre più coinvolta nel ruolo di crocerossina per i capitalisti a corto di fondi, la quale avrà un ruolo non proprio in armonia con il principio dell’inammissibilità del conflitto di interessi: la Cdp è infatti partecipata al 30% dalle fondazioni bancarie e si ritroverà, attraverso il veicolo di un’appositamente costituita Società di gestione del risparmio, a promuovere progetti di social housing tramite finanziamenti di cui godranno in molti casi… le fondazioni bancarie. Dietro a tutto questo, naturalmente, l’assenza di ogni politica per la casa che vada a favore di chi lavora, e non di chi arraffa.
(fonte: Corriere Economia, 6 ottobre 2008; Corriere della Sera, 2 giugno 2006; Repubblica, 12 novembre 2008)
3) DE CORATO FA LA CONTA
L’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano si mette a fare i conti, facendoci correre un brivido che ci riporta direttamente ai tempi più bui del nazismo. Dopo avere citato alcuni dati sugli arresti e denunce effettuate dalle pattugli miste polizia e militari, afferma: “Gli ultimi dati della Polizia municipale relativi al mese di ottobre vanno nella stessa direzione: 256 denunce e 26 arresti a carico di comunitari o extracomunitari, 200 denunce e 5 arresti di italiani. Dunque, considerando che a Milano ci sono 176 mila residenti stranieri regolari e 40 mila clandestini, possiamo dire che poco più del 15 per cento della popolazione (1.300.000 abitanti) è responsabile della maggioranza dei reati penali in città“. Leggete attentamente, perché con questa scaltra frase di sapore puramente matematico De Corato attribuisce a più di 200.000 immigrati, del tutto ignari, la responsabilità di 200 reati, cioè colpevolizza in massa tutti gli stranieri presenti a Milano, facendo propria una logica degna dei gerarchi nazisti. Ma non gli basta, perché dopo questo affondo trova anche il coraggio di invitare “a fare una serena e non ideologica riflessione su questi dati”!
(fonte: Il Giorno, 14 novembre 2008)
4) BEFFA PER I PENDOLARI
Si sentono beffati, e a ragione, i pendolari e gli amministratori dell’area che si affaccia sulla linea ferroviaria Lecco-Milano. Il 10 settembre scorso, quando è stato inaugurato il raddoppio ferroviario della linea, si erano sentiti fare grandi promesse che parlavano di un aumento delle corse per collegare il capoluogo di provincia a quello regionale e addirittura di una sorta di metropolitana leggera, con treni ogni mezz’ora. L’impegno proveniva da tre voci davvero importanti: il governatore lombardo Roberto Formigoni, il sottosegretario alle infrastrutture Roberto Castelli e l’amministratore delegato delle FS, Maurizio Moretti. Anche il Comitato stazione Arcore aveva ottenuto promesse analoghe da Roberto Formigoni e da Filippo Penati. Sono passati poco più di due mesi e nulla è accaduto, ci sono solo i soliti ritardi, i soliti disservizi, i soliti treni sovraffollati. La beffa più grande però è che con il nuovo orario delle FS, in vigore da metà dicembre, verrà tagliato il numero delle corse. Ci rimetteranno soprattutto i pendolari del meratese, perché molti treni non si fermeranno più a Olgiate Molgora e a Cernusco Lombardone. E questo dopo che per quattro anni hanno sopportato forti disagi per i lavori di raddoppio dei 14 km di binari e di soppressione di passaggi a livello con la costruzione di cavalcavia e sottopassi. Il sindaco di Merate, Giovanni Battista Albani, profondamente irritato, cita anche un po’ di cifre: “Sono stati spesi 200 milioni di euro, denaro dei contribuenti, e il paesaggio della nostra bella terra è stato sconvolto e snaturato per sempre. Siamo stati solo presi in giro”-
(fonte: il Giorno, 20 novembre 2008)
5) IL SACCO DI MILANO
di Marco Vitale
(testo integrale da Il Riformista, 14 novembre 2008)
Perché l’amministrazione Moratti sta facendo approvare in fretta e furia un documento che prevede alloggi per la bellezza di 700mila nuovi cittadini? Il Consiglio comunale di Milano sta discutendo un documento che in una città civile, non dovrebbe neppure discutere nella forma attuale, per mancanza di credibilita` e di serieta`. Il documento si intitola «Approvazione della revisione del capitolo “X Regole” del documento di inquadramento delle politiche urbanistiche comunali» ed e` una specie di succedaneo al Piano di Governo del Territorio, un documento, questo, di grande importanza intorno al quale dovrebbe aprirsi un grande dibattito perche’ qui si intrecciano i principali temi strategici, urbanistici, ambientali, di qualita` della vita della citta`. Nel timore di non riuscire ad approvare, entro i termini di legge, il complesso Piano di Governo del Territorio, l’assessore all’Urbanistica ha presentato urgentemente questo documento che dovrebbe fare da ponte con il Piano. Nel frattempo questo documento cerca di portare a casa alcune cose che interessano l’assessore e chi lo ispira. Il punto centrale e` semplice. L’idea portante del documento e` che il ristretto territorio del Comune di Milano dovrebbe ospitare 2 milioni di persone passando cosi` da 1.3 milioni a 2 milioni con una crescita, dunque, di 700mila persone, in un tempo relativamente breve. Per intenderci: piu` degli abitanti dell’area metropolitana di Brescia, un numero pari al 60% dell’intera provincia di Brescia e pari al numero di profughi del Kosovo che si riversarono sull’Albania ai tempi della fuga dal genocidio del dittatore serbo. Queste 700mila persone sono quelle che si sono insediate nel tempo nel territorio metropolitano e che dovrebbero rientrare a Milano, i pendolari. Per ospitare tutti questi profughi l’indice di edificazione aumenta per intanto del 53% passando dallo 0,65% all’l%. La mancanza di credibilita` e di serieta` e` tutta radicata qui. Nessuna persona assennata puo` mai pensare ragionevole e credibile che 700mila cittadini che hanno radicato, attraverso un processo lungo e graduale, la loro vita e le loro famiglie nell’ambito della grande area metropolitana milanese, decidano di cambiare indirizzo, di vendere (a chi?) la casa che hanno costruito nella cittadina della cinta milanese che le ospita per comprare un appartamentino a Milano; trasferire i figli dalla serena scuola vicino al Parco Nord Milano in qualche isterica scuola cittadina; rompere il delicato equilibrio del budget familiare pazientemente costruito anno dopo anno per farlo riesplodere con i maggiori costi cittadini; abbandonare il giardinetto nel quale i bambini hanno giocato guardando il Resegone, come una volta si poteva anche a Milano, per chiudersi in un appartamentino costruito da qualche cooperativa e di dimensioni tali da non poter piu` ospitare la nonna che era non solo tanto cara ma anche tanto utile. Solo Ceaucescu potrebbe realizzare un mutamento epocale di questa portata. Ma poiche’, per fortuna non c’e` Ceaucescu, fermiamo, per tempo, questa idea folle e dannosa. Gli argomenti che si spacciano per sostenerla non sono credibili. L’edilizia sociale e per i giovani e` necessaria a Milano ma con progetti specifici, su direttive adatte, con una visione strategica e non portando un indice generale di edificazione a livello folle per una citta` gia` supercementificata. Milano deve crescere ma deve crescere attraverso le sue attivita` qualificate e qualificanti e non piantando a piene mani, sul suo piccolo territorio, nuovo cemento. Dire poi che questo incredibile pasticcio sia ispirato dal desiderio di migliorare la qualita` della vita milanese, e` una presa per i fondelli. Dire infine che il Comune di Milano trarrebbe vantaggi economici da questa improbabile trasmigrazione e` erroneo. Il Comune di Milano e` avvantaggiato dalla situazione odierna che vede tanta gente attiva e solerte portare a Milano il dono del suo lavoro lasciando i costi della struttura urbana a carico del Comune di residenza. Dovendo provvedere alle scuole, ai trasporti, alla sanita` per altri 700mila cittadini il bilancio del Comune di Milano ne risulterebbe scardinato. La situazione e` talmente chiara e ovvia che la maggior parte delle persone responsabili scrolla le spalle e dice:tanto e` una bufala, non e` realizzabile. E` un atteggiamento logico ma non accettabile. Infatti questa e` una bufala, ma non e` una bufala neutra; distoglie dai temi veri. Sarebbe bello discutere della strategia della grande Milano, con l’impostazione di “Citta` di Citta`” che e` stata oggetto di tanti approfonditi studi da parte del dipartimento competente del Politecnico e che e` in linea con un grande filone di studi urbanistici europei; e studiare come migliorare la mobilita` e i trasporti (come a Monaco) e come far crescere il senso di una comunita` allargata, anche se decentrata (come Berlino). Sarebbe bello domandarsi, con serieta` e serenita`, cosa fare dei grandi progetti urbanistici avviati negli anni recenti e che sono ora tutti o quasi praticamente bloccati. Sarebbe bello realizzare, per davvero, un quartiere per gli universitari e altri giovani con un progetto ad hoc specifico e concreto, con alto indice edificativo e che abbellisca la citta`. Sarebbe bello incrociare e discutere le linee strategiche di fondo dello sviluppo della citta` e delle sue attivita` (universita`, fiere, sanita`, moda, cultura), con gli indirizzi urbanistici, e tenendo conto di quella Expo 2015 che, andando avanti cosi`, rischia di diventare la catastrofe finale per Milano. Sarebbe bello dibattere come riciclare a residenziale, magari sociale, gli scheletri vuoti del terziario. Sarebbe bello tutto cio`, ma sino a che sul tavolo si buttano queste bufale, che sono bombe ad orologeria, non c’e` speranza e non c’e` spazio. Poiche’ le cose che ho detto sono troppo evidenti, ci si deve domandare: ma perche’ sostengono queste cose irrealizzabili prima ancora che sbagliate? Non lo so. Posso solo raccontare cio` che, in ambienti qualificati, si dice. Intanto le 700mila persone non verranno mai; l’indice 1 pero` restera` e gli amici degli amici qualcosa costruiranno. E chi se ne frega se il costruito restera` vuoto. Sara` problema di chi verra` dopo. Si dice anche che l’aumento dell’indice di edificabilita` permetta agli immobiliaristi in difficolta` di rivalutare i loro terreni e aggiustare cosi` i loro bilanci. Una specie del tentativo che si fece con la rivalutazione dei calciatori e le squadre di calcio qualche anno fa. Se non e` vero e` verosimile. Ci si domanda anche perche’ l’opposizione e` cosi` soft. A prescindere dal fatto che Milano e`, da anni, abituata a un’opposizione evanescente di aspiranti a semplici maggiordomi di chi comanda e a raccoglierne le briciole sotto il tavolo, quello che si dice e` che le cooperative di sinistra collegate al Pd abbiano anche loro qualche interesse in materia. Perche’ le istituzioni che dovrebbero, in questi casi, far sentire la loro autorevole voce (le grandi universita`, gli ordini professionali, gli enti culturali, le grandi associazioni ambientaliste) se ne stanno zitti? Se non ora, quando?
