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Milano Internazionale – Cronache – N. 4, 25 novembre 2008

SOMMARIO:

1) ANCORA CEMENTO SU MILANO: BOVISA E ORTOMERCATO

2) SANTA GIULIA, DALLA SPECULAZIONE AL DESERTO


1) ANCORA CEMENTO SU MILANO: BOVISA E ORTOMERCATO

È la mattina del 22 novembre e nello stesso momento in cui a Rivoli il crollo del soffitto di una scuola uccide uno studente, una tragedia frutto della fatiscenza delle scuole abbandonate al loro destino da continui tagli ai finanziamenti, nella vicina Milano si celebra l’ennesima miliardaria festa del cemento. Con la partecipazione dei soliti noti (il governatore lombardo Roberto Formigoni, il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, il sindaco di Milano Letizia Moratti, l’assessore milanese all’urbanistica Carlo Masseroli), ai quali si è aggiunto per l’occasione l’amministratore delegato della società immobiliare Euromilano, Alessandro Pasquarelli, è stato infatti presentato il progetto per la Nuova Bovisa. Si tratterà del più grande intervento mai realizzato a Milano, una superficie totale di 850 mila metri quadri di aree industriali dismesse, maggiore, a titolo di esempio, di quella di City Life. Il progetto è il frutto di un riavvio dell’Accordo di Programma promosso meno di un anno fa dall’assessore Masseroli e che coinvolge il Politecnico, A2A, le Ferrovie Nord e, soprattutto, la società immobiliare Euromilano, proprietaria di quasi la metà dei terreni della Bovisa. Saranno 700 mila i metri quadri totali che verranno edificati. Anche nel caso della Bovisa viene sbandierato il social housing, cioè la costruzione di unità abitative ad affitto calmierato, ma andando a vedere le cifre si scopre che su un totale di 300 mila metri quadri di terreni che verranno destinati alla costruzione di abitazioni appena 40 mila metri quadri, cioè poco meno del 14% del totale, saranno destinati ad abitazioni ad affitto calmierato (non certo popolare: indicativamente 600 euro/mese per 70 mq), il restante 86% sarà affittabile e vendibile a prezzi di mercato. Altri 100.000 metri quadri verranno messi a disposizione delle imprese, 180.000 invece verranno destinati a nuovi edifici del politecnico, 85.000 ad attività commerciali e servizi sportivi (più del doppio della superficie per affitti a prezzo calmierato) e 62.000 a non meglio definiti “spazi di aggregazione”. Non è prevista la realizzazione di parchi o di aree verdi rilevanti. Il progetto sarà firmato da una star della “oligarchitettura”, l’olandese Rem Kolhaas, che rilascia per l’occasione una dichiarazione che, oltre a fare intuire una scarsa familiarità dell’architetto con Milano, fa temere il peggio per il futuro della città: “Milano è in qualche modo la città del non cambiamento: la vista che si aveva da piazza Duomo nel 1906, anno della prima esposizione universale, è la stessa che si ha oggi, cento anni dopo. Ma sono sicuro che in pochi anni succederà quello che non è successo in un secolo”. La realizzazione del progetto sarà invece affidata alla summenzionata Euromilano. Si tratta di una società di recupero e di riqualificazione di aree urbane attiva dal 1986, i cui azionisti sono Prospettive Urbane SpA (57,5%), formata da cooperative della Legacoop e delle Acli, e la banca Intesa Sanpaolo (42,5%). Fino a poco più di due mesi fa il 37,5% delle quote era in mano alla Finco, un veicolo controllato da Esselunga, che ha però venduto la sua quota, per la maggior parte a Prospettive Urbane. In un articolo il Sole 24 Ore scrive che fino all’estate scorsa l’ipotesi era quella di diminuire le quote di tutti gli azionisti per fare entrare nella società Unipol e Ligresti, ma Intesa Sanpaolo non avrebbe gradito l’ingresso di quest’ultimo.

C’è un’altra operazione immobiliare alla quale sta lavorando il Comune di Milano e riguarda un’area davvero appetibile, quella dell’ormai vecchio Ortomercato, salito recentemente all’onore delle cronache in seguito a un’inchiesta che denunciava lo sfruttamento di manodopera straniera al nero per 2 euro all’ora di lavoro notturno. Anche in questo caso si tratta di circa 800.000 metri quadri. Una parte dovrebbe essere destinata a una Cittadella del gusto e della salute, che dovrebbe fare da perno per attirare esercizi commerciali e un grande albergo. Per la copertura dei costi di realizzazione il Comune con ogni probabilità cederà a un partner privato ancora da individuarsi aree e diritti di costruzione. Del progetto si sta occupando la Sogemi, società controllata al 99,9% dal Comune di Milano e, con una piccolissima quota, anche da Banca Intesa Sanpaolo.

Infine una brutta notizia per Letizia Moratti: il ministero per i Beni Culturali ha messo i puntini sulle “i” e le ha ricordato che il Palazzo di Giustizia è un monumento vincolato, che deve essere adibito a destinazioni che siano in armonia con la sua storia. Tradotto in soldoni ciò vuole dire che non sarà più possibile venderlo ai privati per finanziare il progetto Cittadella della Giustizia, da realizzarsi a Porto di Mare. Così infatti il Tribunale non ha più il valore che avrebbe avuto se fosse stato possibile utilizzarlo per uffici, sedi di banche, loft e show-room, la fine che avrebbe sicuramente fatto se venduto ai privati senza vincoli. Corre già voce che il Palazzo di Giustizia possa essere destinato a ospitare la Biblioteca europea, un progetto rimandato da anni perché è difficile trovare chi sia disposto a metterci fondi. Ma anche questa variante, scrive il Corriere della Sera, è difficilmente realizzabile perché un progetto “tutto culturale non avrebbe alcuna capacità di autofinanziarsi”.

(fonti: Repubblica, Milano Finanza, Corriere della Sera, Il Giorno dal 21 al 25 novembre 2008; Sole 24 Ore, 2 settembre 2008)


2) SANTA GIULIA, DALLA SPECULAZIONE AL DESERTO

Il 24 novembre il Corriere Economia ha pubblicato un bel reportage da Milano Santa Giulia, il megaprogetto edilizio oggi arenatosi e avviato a suo tempo dalla società Risanamento di Luigi Zunino, una delle più recenti star del mondo del mattone milanese. Quelli che dovevano essere 1,2 milioni di metri quadri di città ideale si sono ormai ridotti a un luogo semiabbandonato e anche pericoloso da frequentare. Zunino è sull’orlo del fallimento, seppellito da una montagna di debiti contratti con le banche. La sua sorte è frutto, come scrive il Corriere Economia, “di un modello di business che si basava su bassi tassi di interesse che favorivano l’indebitamento. Schizzati verso l’alto i tassi l’equilibrio economico è divenuto insostenibile”. Gli unici segni di vita consistenti sono dati dai due palazzi di Sky, che ospitano quasi 3.500 dipendenti dell’emittente. Intorno scheletri di torri, palazzi ultimati ma non consegnati, pochissimi abitanti, nessun servizio e tanta militarizzazione. Gli edifici di Sky infatti sono sorvegliatissimi da istituti di vigilanza privati, che di notte accompagnano i singoli dipendenti fino al parcheggio. Nei palazzi abitati ci sono le grate alle finestre fino al terzo piano. Insomma, l’ennesimo bel regalo di speculatori e banche alla città.

(fonte: Corriere Economia, 24 novembre 2008)