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MILANO DAGLI AUSTRIACI A PIAZZA FONTANA

MILANO DAGLI AUSTRIACI A PIAZZA FONTANA

Recensione di: Marta Boneschi, “Milano. L’avventura di una città”, ed. Mondadori, 2007, 428 pagine, € 20,00 (a cura di Andrea Ferrario)


Devo confessare che mi sono avvicinato con una certa diffidenza a questo libro. L’autrice è una giornalista, la collana si rivolge al grande pubblico e il periodo storico coperto è molto vasto, tre elementi che messi insieme rischiano di tradursi in un testo debole e poco utile. “Milano. L’avventura di una città” coglie invece nel segno e costituisce senz’altro un’ottima introduzione alla storia moderna della capitale lombarda. La scelta di cominciare questo “racconto di Milano” con la dipartita degli spagnoli nel 1706 e di terminarla con il 12 dicembre 1969, il giorno dell’attentato di Piazza Fontana, si rivela azzeccata, perché consente di ricollegare le problematiche più moderne alle loro radici storiche ed evita allo stesso tempo di battere il terreno molto scivoloso degli ultimi quarant’anni, che richiederebbe un approccio di analisi ben diverso. E da questo punto di vista il 1969 è in un vero e proprio anno spartiacque. Lo stile è chiaro e asciutto, una qualità fondamentale per un libro di questo tipo, e Boneschi riesce a mantenere un giusto equilibrio tra i contenuti più coloriti e quelli più impegnativi. Le pagine che raccontano la vita di molti personaggi che hanno segnato la storia milanese, da Pietro Verri, ad Alessandro Manzoni a Giovan Battista Pirelli, sono sempre immerse in un contesto che non perde di vista anche l’altro lato di Milano, quello delle masse che di questi due secoli e mezzo sono state alla fine le vere protagoniste. Uno dei pregi principali del libro è quello di offrire un’ampia prospettiva storica sull’evolversi di alcuni aspetti fondamentali della vita di Milano. Ne risulta per esempio un interessante affresco dell’evoluzione urbanistica di Milano dalla città piena di vita e fitta di giardini che aveva conosciuto Stendhal fino alla metropoli del novecento devastata da ondate incessanti di speculazione edilizia. E proprio a questo ultimo aspetto Boneschi dedica una costante attenzione (interessanti e godibili i passi sulla costruzione della Galleria, ma l’autrice non tralascia di soffermarsi su interventi oggi ormai quasi dimenticati, come quelli dell’area del Lazzaretto e della via Solferino). Anche la vita economica della città è oggetto di costante interesse, senza però mai astrarre dal più ampio contesto sociale. In controtendenza con le prospettive oggi privilegiate, Boneschi dedica un’ampia attenzione alle classi lavoratrici. A volte bastano alcune semplici righe per dare un’idea delle condizioni in cui erano costretti a vivere i lavoratori milanesi fino a solo un secolo fa o poco di più, come quando si ricorda che in una Milano di meno mezzo milione di abitanti nel 1879 c’erano oltre 10.000 senta tetto, o quando si descrive come nel 1902 un quarto della manodopera industriale fosse costituita da operai tra i sei e quindici anni di età, mentre la giornata lavorativa media era di 12 ore (il lavoro sotto i nove anni di età era stato vietato dagli austriaci nel 1843, ricorda Boneschi, per essere poi reintrodotto dai Savoia dopo l’unità). Il capitolo più debole del libro è l’ultimo, intitolato “Fabbrica di bellezza”, che copre il secondo dopoguerra fino al 1969, troppo breve per essere efficace e che dedica relativamente troppo spazio ai “signori del boom”. Non giova poi all’utilità del libro la scelta di non inserire note al testo dalle quali risalire direttamente alle fonti utilizzate, soluzione che avrebbe facilitato a chi è più curioso l’effettuazione di ulteriori ricerche sui singoli argomenti. La bibliografia riportata in fondo al volume, anche se abbastanza ricca, non ci sembra sufficiente, una mancanza probabilmente attribuibile più alla politica dell’editore che all’autrice. Nel complesso però si tratta di un libro molto efficace, sia per chi è interessato solo a una visione generale della storia della Milano moderna sia per chi intende partire da un primo approccio per poi sviluppare maggiormente argomenti specifici. E soprattutto si legge di un fiato, come un romanzo, senza però mai scadere nel romanzesco. Per chi fosse interessato a una storia di Milano fin dalle sue origini segnaliamo di Franco Fava, “Storia di Milano”, ed. Libreria Milanese, 1995, 169 pagine, L. 18.000 (da cercarsi in biblioteca o sulle bancarelle): non è un libro rigoroso, ma riesce a offrire una visione d’insieme della storia milanese in poche pagine condendola con aneddoti, alcuni dei quali gustosi.



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