30
dic
08

Milano Internazionale – Cronache – N. 7, 30 dicembre 2008

SOMMARIO

1) BREVI DI FINE ANNO


1) BREVI DI FINE ANNO

Derivati: come si sono diffusi tra gli enti locali italiani

Il Corriere Economia ha dedicato due articoli a un problema che coinvolge la maggioranza delle amministrazioni pubbliche, quelle dei titoli derivati. Dopo avere ricordato che a fine 2007 l’ammontare complessivo dei contratti derivati stipulati da amministrazioni locali italiane era di 35,27 miliardi di euro, secondo le stime, di cui 16,5 firmati da Regioni e 15,3 da Comuni, la testata sottolinea che questi strumenti, “autorizzati al solo scopo di contenere l’indebitamento [...] sono serviti a molti Comuni e magari pure a qualche Regione per puntellare conti pubblici traballanti, spostando il peso dei debiti in là negli anni. Con il risultato di ottenere un beneficio immediato: fare bella figura e avere più soldi da investire”, per poi osservare che complessivamente, con tali operazioni, “a guadagnarci davvero, salvo qualche caso, sono state soltanto le banche”. Tra i comuni maggiormente nei guai vi è, come noto, quello di Milano, ma il Corriere Economia ricorda che anche la Regione Lombardia ha stipulato nel 2002 un contratto di finanza derivata per oltre un miliardo di euro. Il supplemento economico del Corriere della Sera ci ricorda anche come si è arrivati alla diffusione del ricorso agli strumenti derivati da parte delle amministrazioni locali: “Nel dicembre 2001, l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti interviene per primo a regolamentare la materia in occasione della finanziaria. In gran Bretagna la vendita di derivati agli enti locali è già proibita da dieci anni, mentre in Italia il fenomeno pare ancora marginale” in un periodo in cui la normativa in materia è abbastanza permissiva. “Due anni dopo [...] le operazioni in cui banche italiane e straniere si sostituiscono alla Cassa Depositi e Prestiti nei rapporti pregressi con gli enti si moltiplicano. A fine 2003 lo stesso ministero e lo stesso ministro tornano a intervenire in materia. La nuova legge è decisamente più restrittiva, ma lascia aperta una possibilità di cui Comuni (e banche) si avvarranno molto negli anni a venire: è confermata la legittimità di passaggi dal tasso fisso al tasso variabile. Una possibilità che, nella fase di mercato mondiale che si apriva proprio in quei mesi, sembra particolarmente preziosa. Tra l’estate del 2003 e quella di due anni dopo, l’Euribor, cui sono agganciati i tassi variabili, è il più basso del dopoguerra, e sta di poco sopra il 2%. Le banche offrono a molti enti già esposti nei loro confronti di avvalersi della possibilità della legge e di mutare il proprio tasso fisso in tasso variabile. Scommettendo, assieme ai loro clienti, che il risparmio immediato non sarebbe stato ‘mangiato’ da future fluttuazioni. E invece, proprio a partire dall’estate del 2005 inizia una corsa al rialzo dell’Euribor, che arriva a picchi superiori al 5%, prima che l’attuale crisi ne riportasse il corso tra il 3% e il 4%. In ogni caso due dati restano certi: nel biennio di corsa dei tassi gli enti che hanno assecondato le ‘offerte’ delle banche a passare a tasso variabile hanno visto peggiorare sensibilmente la propria valutazione sui derivati [...] radicando la tendenza che oggi vede agganciati i bilanci degli locali all’andamento della finanza mondiale”.

(fonte: Corriere Economia, 15 dicembre 2008)


Un milanese su sette è straniero

A Milano gli stranieri sono circa il 14% della popolazione locale, secondo gli ultimi dati pubblicati dal Corriere della Sera e aggiornati al 1 dicembre 2008. Sarebbero infatti nel complesso 180.000 su una popolazione complessiva di 1.300.000 abitanti. La suddivisione per nazionalità è, nell’ordine, la seguente: filippini (28.564), egiziani (23.339) e cinesi (15.151). L’unico gruppo nazionale ad avere registrato una consistente crescita negli ultimi anni è quello dei romeni, la cui consistenza rimane comunque decisamente limitata rispetto ai gruppi “storici” (9.420).

(fonte: Corriere della Sera, 28 dicembre 2008)


Il capitale “pubblico” a Piazza Affari

Il quotidiano Milano Finanza ha pubblicato una serie di interessanti grafici e tabelle sulla Borsa di Milano. In una torta riportata sotto il titolo “Quanto incidono i grandi gruppi sui 384,1 miliardi di capitalizzazione di Piazza Affari” al primo posto troviamo, diversamente da quanto ci si potrebbe attendere, non un gruppo privato, ma il Tesoro dello Stato con una quota del 32,3% (percentuale attribuibile in massima parte a ENI ed ENEL). Una quota rilevante la ha anche il Comune di Milano, con il 2,5% (poco meno di Benetton [2,7%] e poco più di Berlusconi [2,1%]). Tra i gruppi privati al primo posto le banche, Mediobanca (10,2%), Intesa Sanpaolo (8,3%) e Unicredit Group (5,9%), seguite da Telecom (5,4%). La quota del Comune di Milano è attribuibile per la maggior parte ad A2A e a Edison.

(fonte: Milano Finanza, 27 dicembre 2008)


Area ex Falck: da Dubai ossigeno per Zunino

Per il gruppo Zunino, che sta annaspando per sopravvivere sommerso da un indebitamento di più di 2,5 miliardi di euro nei confronti delle banche, sembra profilarsi una boccata d’ossigeno. Il gruppo ha infatti siglato un accordo preliminare per la vendita a 475 milioni di euro dell’area ex Falck di Sesto San Giovanni, oltre 1 milione di metri quadri da edificarsi, al fondo Dubai Limitless LLC guidato dallo sceicco Saeed Ahmed Saeed. L’estate scorsa Zunino si era visto respingere un prezzo di 550 milioni di euro e successivamente ha dovuto ridimensionare le richieste. Il 20 gennaio prossimo il Comune di Sesto San Giovanni approverà un piano di governo del territorio che dovrebbe consentire la realizzazione sull’area di un progetto da circa 4 miliardi di euro.

(fonte: Repubblica, 27 dicembre 2008)


Milano Serravalle: entrano le banche

Il Sole 24 Ore Lombardia ha tracciato in un articolo un breve profilo della società Milano Serravalle, controllata dalla Provincia di Milano (52,9%), partecipata dal Comune di Milano (18,6%) e in passato al centro di un conflitto tra i due enti locali. Come scrive il Sole, la società, guidata dall’amministratore delegato Massimo Di Marco, “gestisce i principali assi infrastrutturali milanesi [ed è] lo snodo attraverso il quale passano opere monumentali come Pedemontana, Tangenziale Est esterna di Milano (Tem) e, in minima parte, anche Brebemi. Ma è anche il contenitore di investimenti ‘minori’ sulla rete infrastrutturale milanese [con un] budget di spesa pluriennale di 220 milioni di euro. Il ritorno su Pedemontana, che Serravalle possiede al 100%, è al 6,1% netto”. La Milano Serravalle controlla anche il 32% di Tem Spa, il 16,67% di Confederazione Autostrade Spa e il 10% di Autostrade Lombarde Spa, oltre a detenere altre quote in società autostradali. Attualmente è in atto una ristrutturazione del capitale, al termine della quale nella società entreranno come azioniste alcune banche, in particolare Banca Intesa Infrastrutture che controllerà circa il 26% della società, e la banca Ubi, con il 5%. Sono interessati a rilevare quote anche il gruppo Gavio, Autostrade per l’Italia (Benetton) e l’austriaca Strabag.

(fonte: Sole 24 Ore Lombardia, 24 dicembre 2008)


I soldi del comune di Milano alla chiesa cattolica

Il Giornale ha pubblicato una tabella dalla quale si evincono i fondi destinati dal Comune di Milano alla chiesa cattolica e alle altre chiese. Negli ultimi cinque anni il comune ha assegnato alla chiesa cattolica contributi per 12,3 milioni di euro. Nel complesso il comune è tenuto a destinare ai luoghi di culto l’8% degli introiti delle urbanizzazioni secondarie. Di gran lunga inferiori i contributi alle altre chiese nell’ultimo quinquennio, che vanno dai 415.000 di euro ai Testimoni di Geova ai 17.000 all’Associazione chiesa internazionale Oikos.

(Il Giornale, 30 dicembre 2008)



Follow

Get every new post delivered to your Inbox.