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Milano Internazionale – Cronache – N. 9, 15 gennaio 2009

SOMMARIO

1) MALPENSA: LA FARSA SI CHIUDE (E CONTINUA)

2) LEGA 1: FONDELLI LOMBARDI

3) LEGA 2: MILANO LADRONA

4) LEGA 3: PATRIMONIO AL SUOLO

5) CAPITALE DELLA PRECARIETA’


1) MALPENSA: LA FARSA SI CHIUDE (E CONTINUA)

L’inizio del nuovo anno è stato contrassegnato sulla stampa milanese da una valanga di articoli relativi al caso Malpensa/Nuova Alitalia, sulla scia delle polemiche (o meglio sceneggiate) politiche che hanno accompagnato il ridimensionamento del vecchio scalo e l’avvio ufficiale della nuova compagnia aerea. In realtà la valanga di parole che ci ha sommerso in questi giorni non ha aggiunto nulla alla già nota realtà dei fatti ed è servita solo a chiudere (per il momento) di fronte agli occhi del grande pubblico la farsa apertasi nella primavera scorsa dopo la vittoria della destra alle elezioni parlamentari. I fatti sono così chiari e lampanti che per cercare di velarli è stato necessario spendere fiumi di inchiostro e ore di spazi televisivi. La nuova Alitalia è una compagnia senza piani e senza prospettiva, in mano a una strampalata ammucchiata di azionisti predatori (tra i soggetti ai quali è riconducibile il controllo della compagnia aerea vi è perfino un pregiudicato come Ligresti) ai quali si è aggiunto ora il socio straniero Air France che, essendo azionista di maggioranza e l’unico in possesso di un know-how nel campo del trasporto aereo, ha il controllo di fatto sulle politiche della compagnia. L’unica vera “italianità” dell’azienda consiste nel fatto che ha fatto perdere il posto a quasi 10.000 lavoratori italiani (ai quali dovranno poi essere sommati con il tempo quelli dell’indotto) e ha scaricato sulle tasche degli italiani che lavorano l’onere di 4 miliardi di passivi. Tra i soci “patriottici” c’è già chi, appena partita l’operazione, dichiara di volere vendere la propria quota, vale a dire la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. In tutta l’operazione sono stati persi di vista, anche dai commentatori, quelli che sono gli scopi primi di una compagnia aerea: svolgere servizi di trasporto nel modo più razionale e utile, garantire ai propri dipendenti un lavoro dignitoso e adeguatamente retribuito. Non certo quello di arricchire un pugno di capitalisti già abbondantemente foraggiati dallo stato, né quello di lanciarsi in avventurose strategie sul mercato internazionale per il tramite di Air France. Il governo e le amministrazioni locali, nel caso in questione tutti saldamente in mano alla destra, hanno fatto da anni esattamente il contrario di quello che doveva essere fatto, inseguendo interessi particolari di lobby e di fazioni politiche a spese e a danno dei cittadini. Il caos è totale: una stessa società, la Sea, gestisce Malpensa e Linate, e controlla parte di Orio al Serio, ma i tre aeroporti sono da anni in reciproca concorrenza, si costruiscono costosissime infrastrutture, come la superstrada che coprirà di cemento il Parco Sud e il Parco del Ticino, che hanno come riferimento Malpensa senza che per quest’ultima esista un piano, si crea un conflitto tra i lavoratori di Fiumicino e Malpensa per gli interessi di poche lobby affaristico-politiche (Lega, Forza Italia/Cielle e altri in Lombardia, An, Pd e i Benetton nel Lazio). Il tutto all’insegna di un’ignoranza sfacciata, come quando si parla di “liberalizzare gli slot”, concetto campato in aria perché gli slot sono già liberalizzati a livello UE/USA ed è solo eventualmente questione di avviare una farraginosa e incerta revisione di accordi bilaterali con paesi del resto del mondo, con in più la complicazione del filtro delle normative UE, una strategia perdente e senza prospettiva ai fini dell’efficienza del trasporto aereo e della tutela dell’occupazione. Senza contare che ancora una volta si aderisce all’ideologia della “liberalizzazione” in un settore in cui invece bisognerebbe regolare, ripartendo praticamente da zero visto il caos che regna nel trasporto aereo e nel settore aeroportuale. Un caos tale che si arriva a porsi domande davvero bislacche. Nella bizantina lotta tra fazioni, perché mai sul fronte settentrionale proprio An, e in testa Ignazio La Russa, ha scelto di ergersi a primo difensore di Linate? Boh! L’unica spiegazione razionale individuabile è che dalla sede milanese del partito in Via Mancini, ma anche dalle vie in cui abitano La Russa e De Corato nello stesso quartiere, ci si arriva in poco tempo, mentre per arrivare a Malpensa sono dolori.


2) LEGA 1: FONDELLI LOMBARDI

La Lega Nord ha evidentemente deciso di iniziare il 2009 con un’enorme presa per i fondelli. L’operazione non poteva avere come obiettivo che la regione in cui il partito ha avuto i natali, la Lombardia, quella in cui sull’onda degli appettiti del Carroccio è stato realizzato il progetto faraonico e insensato della grande Malpensa, un’idea che si può catalogare solo nella peggiore tradizione delle cattedrali nel deserto dell’era democristiana o dei megaprogetti fascio-stalinisti degli anni trenta. All’inizio dell’anno a sfogliare le cronache della Padania sul caso Malpensa si aveva l’impressione di leggere piuttosto una stucchevole “Pravdania” dal gergo lombardo-sovietico: titoli che recitavano frasi come il partito “unito nella linea dura” o il partito “a fianco dei lavoratori sotto la neve”, per poi alla fine cantare vittoria su tutti i fronti dopo avere ottenuto il nulla della “liberalizzazione degli slot” (si veda sopra). Ma come può la Lega presentarsi come protagonista di una battaglia “di opposizione” per salvare Malpensa (e che invece ha lasciato migliaia di lavoratori senza lavoro) quando è presente da anni con un peso rilevante in tutti gli organi di governo responsabili dello sfascio del sistema aeroportuale lombardo e dell’Alitalia? In via Bellerio fanno finta di dimenticare che la Lega: 1) fa parte del governo centrale (tra l’altro con un boss come Roberto Castelli nella posizione di sottosegretario con delega alle infrastrutture), 2) fa parte del governo della Regione Lombardia, 3) fa parte della giunta di Milano (che controlla la Sea, cioè Malpensa e Linate) e governa quella di Bergamo (Orio al Serio), 4) ha piazzato dal 2006 un proprio uomo, Giuseppe Bonomi, come presidente e amministratore delegato di Sea stessa, dopo che in precendenza aveva guidato Alitalia. Nel frattempo i leghisti stanno aprendo altri fronti. Per cercare di mettere le mani sulla Fiera di Milano (300 milioni di fatturato, società controllate in cui piazzare amici e parenti, appalti da affidare a ditte “vicine”) in vista dello scadere di numerose cariche ai vertici nei prossimi mesi, attualmente controllate dalla lobby ciellina, il partito ha organizzato un “comitato di osservazione” del quale fa parte Renzo Bossi, il figlio del “senatur”, certamente una scelta inquietante alla luce del fatto che questo tipo di enti è il più delle volte terra di conquista per politiche nepotiste. Anche nella Expo 2015 S.p.A., la società che gestirà l’evento, un uomo della Lega, e cioè il presidente dei revisori dei conti Dario Fruscio, sta mettendo i bastoni tra le ruote con l’obiettivo, rileva la stampa, di ottenere quante più poltrone possibile.


3) LEGA 2: MILANO LADRONA

Avete in mente i manifesti della prima era leghista? “Roma ladrona”, o “La gallina dalle uova d’oro” con la quale si dipingeva un potere centrale romano che sottraeva soldi ai lombardi? Sono manifesti che ancora oggi sono attualissimi, basterebbe solo cambiare nel primo “Roma” con “Milano” e sostituire nel secondo il potere romano con quello lombardo. Giuseppe Bonomi, presidente e amministratore delegato di Sea era stato bacchettato dalla corte dei conti nel novembre scorso perché sommava gli stipendi delle due cariche, cosa vietata dopo l’approvazione della finanziaria 2007. In tutto la cifra stratosferica 650.000 euro all’anno bonus esclusi. L’uomo della Lega si è subito adeguato al dettato alla legge, ma lo ha fatto in modo, per così dire, un po’ spudorato. Ha dato le dimissioni da amministratore delegato e, come presidente, ha assunto se stesso come direttore esecutivo, cioè un incarico la cui retribuzione, ai sensi delle norme, può essere sommata a quella di presidente, con in più il vantaggio di diventare dipendente a tempo indeterminato e quindi, nei fatti, non licenziabile. Il risultato è che Bonomi conserva intatto il suo megastipendio, il tutto naturalmente “d’accordo con l’azionista di maggioranza, il Comune di Milano”. Ma non è tutto: Bonomi godrà di ampie facoltà di assegnare retribuzioni per consulenze, con un tetto massimo di 300.000 euro a consulente. E pensare che negli stessi giorni, nell’ambito delle manovre per mettere le mani sulla Fiera di Milano, l’assessore regionale leghista Davide Boni ha dichiarato: “E’ arrivato il momento di fare grandi cose. Interverremo nei procedimenti di nomina degli amministratori, concorrendo ad assicurare il contenimento degli emolumenti”. Ma chi è Giuseppe Bonomi? Nato nel 1958 a Varese, inizia la propria carriera politica nel 1993 come assessore all’Urbanistica della sua città natale. Nel 1994 entra in parlamento a “Roma ladrona”, eletto come deputato per la Lega, e allo stesso tempo diventa membro del consiglio di amministrazione di Sea. Nel 1997 diventa assessore ai Lavori pubblici di Milano nella giunta guidata dal sindaco del Carroccio Marco Formentini. Dal 2003 al 2004 è stato presidente di Alitalia, per poi passare a presidente della compagnia aerea privata Eurofly fino al 2006, quando Letizia Moratti lo ha chiamato alla guida della Sea.

(fonti: Il Giorno, 18 gennaio; E Polis, 15 gennaio; Repubblica 23 gennaio)


4) LEGA 3: PATRIMONIO RASO AL SUOLO

La Lega si presenta spesso nella nostra regione come bastione a difesa dell’identità lombarda, ma anche in questo caso è pura propaganda, dato che i fatti dicono ben altro. Ne è un esempio il recente caso della “Stall di Ere”. Si tratta di un antico e prezioso complesso rurale risalente al Cinquecento sito a Lurano, in provincia di Bergamo. Per Dmitri Bugini, il locale sindaco leghista, si tratta però solo di un fabbricato agricolo come tanti da abbattere per costruire sulla stessa area un complesso residenziale. A nulla è servita la mobilitazione di tante associazioni, tra le quali Italia Nostra, e nemmeno quella del regista Ermanno Olmi, lombardo doc regista del film “L’albero degli zoccoli”. Nella cittadina governata dal sindaco leghista si è proceduto per le spicce. Nell’agosto 2007 è stata abbattuta l’ala settecentesca e nei giorni scorsi è stato raso al suolo l’intero complesso. Dopo cinque secoli di storia è bastato l’arrivo di un uomo del Carroccio per portarci via questo pezzo del nostro patrimonio.

(fonte: Corriere della Sera, 25 gennaio 2009)


5) CAPITALE DELLA PRECARIETA’

“Milano capitale della precarietà: quasi la metà del lavoro è a termine”, così apre un suo articolo la Prealpina che con soli pochi numeri tratti da un’indagine della Camera di Commercio ci dà un’idea della dimensione del fenomeno. “Nel 2008″, scrive il quotidiano, “su 45mila nuovi posti di lavoro, il 42% erano contratti a tempo determinato, soprattutto nell’industria. Nel 2,9% si parla di contratto con inserimento, il 5,4% ha un contratto per apprendistato, mentro lo 0,5% presenta altre forme atipiche. Diffuse le assunzioni part-time, soprattutto nei servizi e nelle piccole imprese. A dilagare sono i collaboratori a progetto. L’anno scorso se ne contavano 48.660 in tutta la Lombardia, 34.350 solo a Milano e provincia, una marea di precari”. Da un grafico pubblicato dalla Repubblica si evince poi la percentuale delle assunzioni con contratto a termine settore per settore: nelle costruzioni sono il 33,7%, nell’industria il 47,7%, nel commercio il 40,6% (con in più una percentuale di 6,9% di altri contratti non a tempo indeterminato di tipologia diversa), negli altri servizi il 41,3%.

(fonti: Prealpina e Repubblica, 13 gennaio 2009)