SOMMARIO:
1) DIARIO DELLA CRISI IN LOMBARDIA
2) MILANO MAGLIA NERA
3) PEDEMONTANA, CARTOLARIZZAZIONI E VALORIZZAZIONI: IL PRIVATO DIVORA IL PUBBLICO
4) IL BUONGOVERNO LOMBARDO: STUPRI, ABUSIVISMI, STIPENDI D’ORO
5) LA BRETELLA DESERTA
6) LA LEGA ALLA CONQUISTA DELL’IVECO DI BRESCIA
7) SANITA’, PROCESSI E CONTROLLI CARENTI
8- COME STA CAMBIANDO IL “DORMITORIO DEI BARBONI” DI VIALE ORTES
1) DIARIO DELLA CRISI IN LOMBARDIA
[A partire da questo numero pubblicheremo questa rubrica più o meno fissa focalizzata sulla crisi economica e sulle lotte dei lavoratori in Lombardia - N.d.R.]
Gli ultimi dati sulla situazione dell’economia e del mondo del lavoro lombardi dipingono un quadro sempre più fosco. Secondo dati della Cisl Lombardia sono 49.000 i dipendenti del settore metalmeccanico regionale che al momento non lavorano, di cui 8.260 nella sola provincia di Milano. Le stime del sindacato tengono conto anche delle aziende con meno di 15 dipendenti, ma non dei lavoratori con contratti flessibili che sono già stati espulsi dal mercato. La grande maggior parte dei 49.000 lavoratori lombardi senza lavoro (circa 42.500) si trova attualmente in cassa integrazione ordinaria (aumentata del 750% rispetto all’anno scorso), con le aziende che attendono di vedere come si evolverà la situazione. La Cisl fa notare che molti lavoratori che hanno diritto alla cassa integrazione in realtà non hanno ricevuto un euro, perché le aziende non sono in grado di anticipare i soldi. I licenziati nel settore invece per il momento sono in tutto 2.572. In gravi difficoltà anche il settore edile, secondo il quadro dipinto dai dati della Cassa edile di Milano. In provincia i lavoratori del settore sono diminuiti di quasi 11.000 unità nel giro di un anno: dai 47.100 lavoratori di fine 2007 ai 36.350 di fine 2008. Il boom immobiliare degli ultimi anni ha creato posti di lavoro che si sono liquefatti rapidamente all’inizio della crisi. Preoccupanti anche le stime per il 2009 delle perdite di posti di lavoro nel settore a livello nazionale diffuse da Assoimpredil (130.000) e Confindustria (250.000, dato che comprende anche l’indotto).
Nel complesso, secondo dati citati dal Corriere della Sera, in Lombardia sono 80.000 i posti di lavoro a rischio. La testata milanese affianca a questa cifra un interessante quadro “anagrafico” della situazione. “Si tratta prima di tutto di giovani 25-35enni. 167.000 milanesi che il lavoro flessibile ce l’hanno nel Dna, se non altro perché la stagione dell’assunzione eterna l’hanno letta solo sui libri, e che ora sono i primi a rischiare”. A Milano, tra lavoro precario e affitti alle stelle, i “giovani” escono di casa in media a 32 anni. Non va molto meglio ai 55-66enni, che in città sono in tutto 166.000: sono costretti ad aiutare i figli precari o disoccupati, ma spesso anche i genitori anziani sempre più bisognosi di assistenza. Tra i dati sulla crisi pubblicati in questi giorni ci sono anche quelli della Provincia di Milano, che confrontano i primi venti giorni del 2008 con i primi venti del 2009 e si concentrano sul lavoro flessibile. I contratti a tempo indeterminato in provincia sono passati da 16.513 a 9.967, un crollo di circa il 40%. Stabili invece i contratti a tempo determinato, ma diminuiscono di circa il 15% i passaggi al tempo indeterminato: da 4.361 a 3.750. Da rilevare anche che le cessazioni dei contratti di somministrazione (il cosiddetto “lavoro in affitto”) sono quadruplicate rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Da un’analisi congiunturale condotta da Confindustria, Unioncamere e Regione in relazione all’andamento dell’ultimo trimestre 2008 in Lombardia risulta che nel settore dell’industria e artigianato si è registrato un calo sia della produzione (rispettivamente -6% e -7,2%) sia dell’occupazione (-1,2% e -1,5%). Nell’industira aumentano le scorte di magazzino, mentre il ricorso alla cassa integrazione riguarda ormai il 15,8% delle imprese. Il settore più colpito in termini di produzione è il tessile (-8,6%), seguito dal comparto gomma-plastica (-8,4%) e da quello legno-mobilio (-8,1%), mentre a salvarsi, seppure timidissimamente, è solo l’alimentare (+0,8%). Nell’artigianato registra un forte calo di produzione il settore della siderurgia (-9,2%), mentre nel comparto pelli-calzature il tasso di utilizzo degli impianti è sceso al 72%. Gli ordinativi sono negativi sul fronte interno (-2,5%), mentre rimangono in territorio positivo, ma con un forte rallentamento, quelli dall’estero. Regna il pessimismo per il 2009, come è testimoniato dal fatto che solo il 13,3% delle aziende prevede di fare investimenti (l’anno scorso erano il 30,9%) che nella stragrande maggioranza dei casi riguardano macchinari.
Infine, un’indagine presentata dalla Regione contiene un dato che è un indice dell’alto grado di discriminazione che ancora esiste nei confronti delle donne in ambito lavorativo. Secondo il rapporto nel biennio 2006-2007 l’occupazione femminile è aumentata più di quella maschile (+4,9% rispetto a +2,6%), ma in realtà il “sorpasso” delle donne sugli uomini è dovuto essenzialmente ai contratti a termine: nel biennio il 50% degli uomini è passato a tempo determinato, percentuale che per le donne è solo del 39%, con un divario di ben l’11%.
(fonti: Corriere della Sera, 30 gennaio 2009 – 4 febbraio 2009; Libero, 6 febbraio 2009; City 6 febbraio 2009; L’Unità, 6 febbraio 2009)
2) MILANO MAGLIA NERA
Paolo Pileri, docente di Ingegneria del Territorio del Politecnico di Milano, ha attinto alle classifiche di svariate indagini europee annuali (come Urban Audit, European Cities Monitor e City Mayors) per tracciare un profilo della capitale lombarda davvero poco incoraggiante. Milano risulta seconda in Europa per inquinamento da Pm10 e NO2, nonché per consumo di suolo intorno alla città. E’ seconda anche tra le città percepite come inquinate dagli imprenditori. E’ solo al 90° posto su 120 per superficie a verde accessibile al pubblico. E’ al 28° posto su 30 per qualità dell’ambiente. Occupa il 41° posto per qualità della vita e Il 32° per disponibilità di trasporto pubblico, ma in compenso è al 10° posto per costo al metro quadro di un appartamento. Infine, è al 90° posto per lunghezza della rete ciclabile (6 centimetri per abitante contro i 150 di Helsinki, i 98 di Amburgo e i 73 di Monaco).
(Repubblica, 3 febbraio 2009)
3) PEDEMONTANA, CARTOLARIZZAZIONI E VALORIZZAZIONI: IL PRIVATO DIVORA IL PUBBLICO
In occasione dell’apertura di un nuovo quartier generale a Londra, il quotidiano Finanza & Mercati ha pubblicato un profilo della Biis, cioè la Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo. Si tratta del braccio di Intesa Sanpaolo che si occupa del public finance, cioè del credito privato al settore pubblico. In Italia la Biis è attiva principalmente in Lombardia, con impieghi complessivi per 10 miliardi su un totale di 43 miliardi di impieghi della società. Tra le sue priorità c’è il settore autostradale che sta ricoprendo di cemento la regione: è presente in Tem, Brebemi e Pedemontana. Negli ultimi giorni è stata portata a termine la ristrutturazione della società Pedemontana, della quale Biis è diventata socio al 26% con una quota da 2,8 miliardi. Il particolare più interessante è però che se si guarda dietro a questi impegni finanziari si scopre che ci sono cartolarizzazioni per cifre davvero ingenti. Il numero uno della banca, Mario Ciaccia, ha infatti ha voluto sottolineare alla testata finanziaria che pur non esistendo problemi di liquidità né di asset, “Biis è pronta, quando le condizioni del mercato lo consentiranno, a lanciare covered bond su attivi pubblico o CDO”. Le cartolarizzazioni mediante titoli derivati come quelli citati da Ciaccia, lo ricordiamo, sono all’origine dell’enorme bolla finanziaria il cui scoppio tra il 2007 e il 2008 ha aperto la strada all’attuale crisi. I progetti di Biis non sono pure ipotesi, dato che la banca poco più di un mese fa, a fine dicembre e già in piena crisi, “aveva chiuso un’operazione di cartolarizzazione per 1,33 miliardi di un portafoglio costituito da obbligazioni emesse da enti locali italiani”. Insomma, dietro al cemento che soffoca la Lombardia continua a esserci la finanza creativa. L’operazione rientra in una più ampia strategia della società madre del gruppo, Intesa Sanpaolo, che ha inaugurato il 2009, come scrive il Corriere Economia, “facendo provvista di liquidità con una maxicartolarizzazione di mutui da 13 miliardi di euro. [...] In poche parole, Intesa si è voluta mettere al riparo dal rischio di mancanza di liquidità sul mercato del credito costituendo per tempo una riserva a cui attingere. Riserva che Ca’ de Sass aveva già ampliato alla fine del 2008 con una prima emissione di bond garantiti da 5,7 miliardi di mutui fondiari, e da una seconda effettuata dalla controllata Biis il 23 dicembre utilizzando 1,33 miliardi di obbligazioni di enti locali. In entrambi i casi i titoli emessi sono stati mantenuti in portafoglio da Intesa Sanpaolo che potrà così offrirli in garanzia alla Banca Centrale Europea o a Bankitalia in cambio di liquidità. La logica principale di questo tipo di operazione è infatti proprio quella di creare un ‘magazzino’ di attivi, titoli, da scambiare con denaro fresco in caso di necessità”. Riassumendo, si emettono titoli derivati delle stesse classi in cui attualmente imperano gli attivi tossici, con l’obiettivo di scambiarli con iniezioni di soldi veri dei contribuenti. In questo Intesa Sanpaolo non è sola, visto che nello scorso novembre, sempre in pienissima crisi finanziaria, l’altra grande banca milanese, Unicredit, ha fatto una mossa analoga emettendo 23,7 miliardi di bond garantiti da mutui.
In un altro articolo Finanza & Mercati ci aggiorna sul piano di valorizzazione (termine che, lo ricordiamo, significa vendita ai privati) del patrimonio immobiliare del comune di Milano [ne avevamo già parlato in Milano e oltre Cronache n. 5 del 17 dicembre 2008]. Dopo la creazione nel settembre scorso del Fondo Milano I, un fondo immobiliare riservato partecipato dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e mirato a valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico meneghino, ora Palazzo Marino sarebbe pronto a istituire un nuovo fondo immobiliare ad apporto con lo stesso obiettivo. Durante la prima fase di ricognizione la CDP e l’Agenzia del Territorio individueranno la migliore strategia di valorizzazione, poi si passerà a individuare la società di gestione del risparmio (Sgr) che avrà il compito di gestire il portafoglio. Tra i candidati Bnl Fondi Immobiliari, Pirelli Re e altri ancora. Un’occasione ghiotta per i fondi immobiliari che negli ultimi 12 mesi hanno registrato rendimenti in negativo fino a -50%.
(fonti: Finanza & Mercati, 6 febbraio 2009; Corriere Economia, 3 gennaio 2009)
4) IL BUONGOVERNO LOMBARDO: STUPRI, ABUSIVISMI, STIPENDI D’ORO
Era salito alle cronache, come sindaco della Lega Nord a Rovato, per avere anticipato la stagione delle “ordinanze creative” proibendo ai musulmani di avvicinarsi alle chiese cattoliche, intitolando una piazza ai caduti della Rsi e stabilendo multe per chi esercitava la prostituzione sul territorio comunale. Roberto Manenti ora è stato condannato a sei anni per stupro, “una serie di brutali violenze di gruppo ai danni di una giovane lucciola romena strappata ai suoi aguzzini durante un’operazione contro il racket del sesso sul lago di Garda quasi dieci anni fa”, come scrive il Corriere della Sera. Manenti è stato per quasi 10 anni, dal 1993 al 2002 (e quindi all’epoca dei fatti), il ras della Lega a Rovato, ma ha esagerato a tal punto che alla fine il Carroccio lo ha espulso dalle proprie fila. Un’espulsione che non ha comportato però un definitivo allontanamento politico, visto che nel 2007 Manenti e il suo movimento “Rinascita Sociale” (le stesse iniziali della Repubblica di Salò) si sono federati in consiglio comunale in unico raggruppamento con Forza Italia e Lega Nord per sostenere l’elezione a sindaco di Alessandro Conter, poi trombato. Un brutto incidente di percorso ha colpito anche Massimo Ponzoni, “giovane rampante di Forza Italia, diventato assessore [all'ambiente] di Formigoni un anno fa a solo 34 anni e dato in questi giorni anche tra i papabili per la candidatura del Pdl alla guida della nascente provincia di Monza”, come scrive sempre il Corriere della Sera. Ponzoni è stato condannato ad abbattere due villette abusive di perché da lui fatte costruite su un terreno agicolo non edificabile, una bella contraddizione per un assessore all’ambiente. Non osiamo immaginarci cosa potrebbe accadere se venisse eletto presidente della nuova provincia brianzola, visto che l’area, come descritto anche da Carlo Emilio Gadda, è la capitale lombarda delle ville e delle villette. A Milano invece si rischia di arrivare a un bis del “caso Bonomi”. Elio Catania, presidente e amministratore delegato di Atm (controllata al 100% dal Comune di Milano), è entrato anche lui nel mirino delle nuove norme che vietano agli amministratori pubblici di sommare cariche che portino a stipendi superiori del 70% a quello del sindaco, che per la cronaca nel caso della Moratti è di circa 115.000 euro. A quanto pare Catania, che incassa una retribuzione annuale complessiva di 480.000 euro, si prepara ad adottare una soluzione identica a quella di Bonomi, rinunciando a una delle due cariche attualmente occupate e facendosi assumere come direttore generale. Staremo a vedere se anche in questo caso si ripeterà l’inghippo.
(fonti: Corriere della Sera, 4 febbraio 2009; Repubblica, 2 febbraio 2009; Il Giorno, 7 febbraio 2009)
5) LA BRETELLA DESERTA
E’ costata 208 milioni per 18,6 km. di percorso con 16 gallerie, due viadotti e otto svincoli, come scrive la Repubblica, ed era stata oggetto di una dura opposizione da parte di associazioni ecologiste che la consideravano un’ennesima inutile colata di cemento sul territorio. La cosiddetta “bretella Malpensa-Boffalora” della statale 336 era stata oltretutto inaugurata a fine marzo 2008, cioè in coincidenza con il taglio dei voli deciso da Alitalia per lo scalo lombardo, una vera beffa se si pensa che il suo scopo fondamentale avrebbe dovuto essere quello di agevolare il flusso di traffico verso l’aeroporto di Malpensa. Oggi, nonostante sia stata progettata per una portata giornaliera di 90.000 veicoli, la bretella è percorsa da poco più di 10.000 veicoli. Effetto dell’incapacità della Regione di programmare le strade dove servono e quando servono, accusano gli ambientalisti citati dal giornale. Ma anche del folle moltiplicarsi di progetti analoghi. Si chiede la Repubblica “a cosa ci servono i 68 km. della Broni Mortara e i 67 della Cremona-Mantova, autorizzate dalla Regione? E la stessa Brebemi, altri 55 km. che a dieci km. di distanza ha la A4, ormai decongestionata grazie alle quattro corsie fino a Bergamo?”. E ricorda gli altri progetti, che oltre a quelli di cui abbiamo già parlato in Milano e oltre, come Pedemontana, la Tem e la Boffalora-Milano, comprendono anche il tratto lombardo di 85 km. della Tirreno-Brennero e l’autostrada della Valtrompia (35 km.).
(fonte: Repubblica, 1 febbraio 2009)
6) LA LEGA ALLA CONQUISTA DELL’IVECO DI BRESCIA
Una delle più grandi industrie metalmeccaniche lombarde, la Om-Iveco di Brescia con i suoi 2.600 operai, è entrata nel mirino della propaganda leghista. Presentati dal segretario provinciale del carroccio, Stefano Borghesi, e accompagnati dal vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi, i due uomini che guideranno il gruppo leghista nello stabilimento si chiamano rispettivamente Giuseppe Candido e Giuseppe Fasci’. E qui insorge un primo problema, perché il partito che ha rilanciato in Italia le camice mussoliniane ritingendole di verde forse poteva, per motivi di opportunità, scegliere per l’operazione Iveco qualcuno dal cognome meno imbarazzante di Fasci’… Ricordano il ventennio anche alcune linee di indirizzo dei leghisti citate dal Corriere della Sera, come quella di diventare un “ponte tra operai e istituzioni”, un’intenzione confermata concretamente dalla presenza del vicesindaco: una linea chiaramente consociativa che nel passato italiano ha arrecato solo danni ai lavoratori. Abbonda anche il paternalismo, proprio come in epoca fascista: “la Lega ha la capacità di ascoltare il popolo”, “occorre sentire la base e aiutarla in questo momento di transizione. La politica deve tendere una mano agli operai”, spiega Fasci’. Dichiarazioni che parlano da sole di lontananza dai lavoratori: la Lega che “ascolta” il popolo e “lo aiuta”, la politica che deve “tendere una mano” agli operai, il “ponte con le istituzioni” – un vocabolario che sottindende solo ed esclusivamente una passività dei lavoratori con delega a chi comanda. Non c’è da meravigliarsene, conoscendo la Lega e pensando alla sua vicinanza ai manager, come nel caso del numero uno di Sea aeroporti Giuseppe Bonomi e i suoi 650.000 euro all’anno a tutti i costi [si veda Milano e oltre Cronache n. 9 del 15 gennaio 2009]. E già che siamo in tema aeroporti, un sincero augurio agli operai dell’Iveco di Brescia: speriamo che i leghisti non imbastiscano per loro un’operazione come quella Alitalia-Malpensa varata dal governo in cui siedono, che ha lasciato a casa una decina di migliaia di lavoratori.
La Lega tiene tanto alla propaganda che organizza degli appositi corsi per i Giovani Padani. Ne riferisce il quotidiano Libero, un cui inviato ha assistito alla prima parte del corso. La seconda, quella “dottrinaria”, sarà incentrata su “federalismo, islam, sicurezza, identitarismo padano e non, pericolo cinese e via andare”. E’ evidente la scarsa o nulla attenzione per le problematiche più concrete, come il lavoro – nonostante ai corsi abbiano partecipato giovani leghisti di Ceriano Laghetto, dove la multinazionale Rhodia in questi giorni sta licenziando in massa per “ristrutturazione” quasi 250 operai. Ma passiamo alla cronaca di Libero che così ci descrive le istruzioni impartite dal deputato e consigliere comunale milanese Matteo Salvini ai giovani leghisti che intendono diffondere il verbo del Carroccio: “Due-tre robe e non di più, sorridere, dare la sensazione che stiamo vincendo, buttare lì una battuta ogni tanto, ma occhio a non esagerare. Federalismo e sicurezza, dovete portare il pubblico sul vostro terreno, perché il consenso lo attiriamo col federalismo e la sicurezza, ad andare fuori tema si fanno brutte figure e basta. Mettiamo che il discorso cada sull’eolico: ecco, non è che uno può rimanere muto come un pesce o farfugliare due cose a caso, ché altrimenti fa la figura del buzzurro e addio credibilità. Dovrà semmai attaccare a parlare di eolico come se fosse un grande esperto della materia, e giungere il più rapidamente possibile – quindici secondi al massimo di preambolo – alla sua declinazione vuoi federalista (svolgimento: le riforme aiuteranno la diffusione delle energie alternative), vuoi di ordine pubblico (svolgimento: occhio che prima o poi arrivano gli zingari e si fregano le pale)”. Povera Lombardia!
(fonte: Corriere della Sera, 6 febbraio 2009; Libero, 3 febbraio 2009)
7) SANITA’, PROCESSI E CONTROLLI CARENTI
Nuova raffica di avvisi di garanzia nel settore sanitario lombardo. La Guardia di finanza ne ha notificati 32 all’ospedale ortopedico Galeazzi che fa capo all’imprenditore Giuseppe Rotelli, tra l’altro azionista di Rcs (Rizzoli Corriere della Sera). L’inchiesta era partita nel gennaio 2007 e ha coinvolto altre strutture private. Nel complesso attualmente sono 8 le cliniche private sotto inchiesta. “Oltre alle quattro del gruppo San Donato, sono sospettate di truffa ai danni del servizio sanitario la San Carlo, la clinica del sonno San Raffaele-Turro, il San Giuseppe, la San Pio X e la Santa Rita”, scrive il Corriere della Sera. La Regione ha annunciato nuovi meccanismi di controllo che però riguarderanno unicamente la documentazione emessa dalle stesse strutture private. La Cgil li definisce controlli insufficienti e Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi, ha sottolineato opportunamente che i tipi di controlli decisi potranno al massimo individuare problemi nella documentazione fornita, e non le truffe e gli atti criminali che stanno a monte di quest’ultima. L’assessore regionale alla Sanità, il leghista Luciano Bresciani, afferma che le nuove norme “prevedono la revisione quinquennale delle convenzioni con gli istituti ospedalieri”, un intervallo di tempo davvero lunghissimo, anche alla luce di quanto sta succedendo. Vale qui la pena di ricordare come ha ottenuto la sua carica l’assessore Bresciani: nel marzo del 2007 ha sostituito il suo compagno di partito Alessandro Ce’, che si era opposto alla privatizzazione del servizio pubblico 118 ed era stato pertanto rapidamente rimosso da Formigoni e abbandonato dalla Lega Nord. Per completare il quadro nel settore sanità c’è da registrare la condanna a 4 anni e 8 mesi (con rito abbreviato) del primario del reparto di cardiochirurgia della clinica privata Humanitas di Rozzano, Roberto Gallotti. Il primario, secondo le accuse, ha effettuato cinque interventi chirurgici inutili al solo scopo di fare ottenere maggiori rimborsi dall’Asl all’Humanitas. Un sesto intervento ha causato la morte di un paziente. Un altro medico della Humanitas, Diego Arnaghi, è stato rinviato a giudizio e per un altro ancora, il chirurgo Giorgio Franciosi, sono stati dichiarati estinti per prescrizione due casi di lesioni gravi risalenti al 2001. Come spiega un’approfondita indagine della rivista Altreconomia, in Italia i rimborsi concessi ogni anno dalla sanità pubblica a quella privata ammontano a 20 miliardi di euro. Per un quadro completo del settore e per sapere chi sono le “sette sorelle” private che gestiscono questo giro d’affari potete leggere direttamente il dossier di Altreconomia: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=1879&fromHP=1
(fonti: Corriere della Sera, 6 e 7 febbraio 2009; Repubblica, 6 febbraio 2009; Eco di Bergamo, 18 marzo 2007; Altreconomia, gennaio 2009)
8 – COME STA CAMBIANDO IL “DORMITORIO DEI BARBONI” DI VIALE ORTES
La Repubblica ha pubblicato un articolo sulla casa di accoglienza del Comune in viale Ortes, a Milano, comunemente noto come “il dormitorio dei barboni”. Nei tempi più recenti però il profilo degli utenti è radicalmente cambiato ed è a suo modo un indicatore di come sta cambiando anche la città. Riportiamo alcuni stralci del reportage di Franco Vanni:
” [...] Stefania Zazzi, direttrice del centro, spiega: «Da noi venivano quasi solo persone con storie al limite, ma da qualche tempo comincia ad arrivare gente spinta dalla crisi e dall’ impossibilita` di trovare case popolari. Arriva gente… non saprei come definirla». Gente normale. Trenta sono arrivati nell’ ultimo anno, da quando la crisi ha cominciato a mordere: c’e` l’ ex guardiano di teatro lasciato a casa dall’ oggi al domani e la badante che non ha anziani da accudire. Trentenni con lavori saltuari e padri di due figli senza lavoro. Molti sono italiani, come Bruno e Federica, marito e moglie, 40 anni lui, cinque in meno lei. Fino a novembre Bruno lavorava come operaio e pagava l’ affitto. Federica curava la casa, un appartamento nel Comasco, e cosi` si tirava avanti. Perso il lavoro, persa la casa. La notte Bruno dorme in un’ ala del centro lontana da quella che ospita la moglie. Di giorno Federica fa pulizie in nero, Bruno gira le agenzie di lavoro interinale nella speranza di trovare un’ azienda che abbia bisogno di un saldatore, «specializzato e con referenze». Alessandra Grifoni e` assistente sociale in viale Ortles dal 1996: «Oltre ai disoccupati, aumentano anche quanti hanno un lavoro tanto precario da non permettere di sopravvivere», racconta. Muratori strozzati dal caporalato, baby sitter part-time, camerieri chiamati di rinforzo quando c’ e` bisogno, cioe` quasi mai. Non figurano a libro paga, non hanno contratto, non esistono. Mustafa`, tunisino di 38 anni, e` passato da turni di otto ore al ristorante a qualche chiamata nel week-end. La direttrice spiega che sono proprio loro, chi potrebbe lavorare e non lo fa, ad avere piu` bisogno di aiuto: «I senzatetto spesso chiedono un posto per dormire e nulla di piu` – spiegano al centro – ma con i nuovi arrivi e` diverso. Li seguiamo nella ricerca del lavoro, per prepararli al ritorno in societa`». [...] «Capitano casi di ragazzi che un mese guadagnano 700 euro e nei due successivi non hanno entrate – dice Zazzi – il precariato estremo ha scombinato le regole: proprio per questo ragionare sul reddito spesso non funziona. Poi ci sono pensionati con 600 euro al mese che non riescono a chiudere i conti». Altre “nuove utenze” in viale Ortles sono proprio gli anziani, costretti a lasciare case popolari che non riescono piu` a permettersi. Appartengono a quella fascia di poverta` estrema nascosta nelle griglie di reddito che definiscono il popolo della “social card”. Uomini e donne che burocraticamente vengono definiti “sotto soglia”, e che l’ aumento dei prezzi ha spinto ancora piu` giu`, fino a doversi rivolgere al centro d’ accoglienza per avere un tetto. Secondo la Grifoni «gli ospiti di questo tipo sono almeno una trentina, tutti arrivati nell’ ultimo anno». Per loro servirebbe piu` spazio: ma un intero padiglione, oltre alla biblioteca e al seminterrato, serve a ospitare i senzatetto che solitamente rifiutano l’ accoglienza stabile, come previsto dal “Piano Freddo” avviato dal Comune due settimane fa“.
(fonte: Repubblica, 6 febbraio 2009)
