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feb
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Milano Internazionale – Cronache – N. 13 del 18 febbraio 2009

SOMMARIO:

1) DIARIO DELLA CRISI

2) LA PARANOIA DEL CONTROLLO

3) POLIZIA REGIONALE? NO GRAZIE

4) LA DISFATTA DELL’ATM

5) VERSO LE FERROVIE LOMBARDE

6) I NUMERI SUI ROM

7) RELIGIONE ALLE MATERNE, CON I SOLDI DEL COMUNE


1) DIARIO DELLA CRISI

Terex-Comedil

Nell’ottobre scorso la Terex-Comedil di Cusano Milano aveva stipulato con i sindacati un accordo per 27 cassintegrazioni ordinarie con l’impegno di riprendere l’attività produttiva. Lo stabilimento da 80 anni progetta e produce gru per l’edilizia nella cittadina alla periferia di Milano. Il 16 dicembre scorso è arrivata la doccia fredda per i 45 dipendenti: con un fax la società ha annunciato la chiusura dello stabilimento. I lavoratori hanno sporto causa contro la proprietà per condotta antisindacale e la hanno vinta, ottenendo così altri 75 giorni di stipendio anziché la messa in mobilità che l’azienda aveva avviato. “Tra le cause della chiusura gli incentivi che il Friuli darebbe alla Comedil per investire sul territorio”, scrive il Giorno, “mentre i lavoratori denunciano investimenti finanziari sbagliati di Terex, che in busta paga a maggio li aveva invitati ad acquistare le azioni della multinazionale”. Gli operai della Terex-Comedil sono stati in questo inizio del 2009 anche fisicamente a fianco dei lavoratori della Innse in lotta. Potete visitare il loro sito, con rassegna stampa, video e altro ancora a: terexusaegetta.blogspot.com

La Rhodia di Ceriano verso la chiusura definitiva

L’anno scorso, dopo il rientro delle ferie estive, i circa 250 lavoratori della Rhodia di Ceriano Laghetto hanno avuto l’inattesa notizia della chiusura del loro stabilimento. Nonostante il positivo andamento registrato dal centro di Ceriano fino a quel momento, la multinazionale francese ha deciso un piano di ristrutturazione che prevede la chiusura dello stabilimento e il trasferimento delle sue attività in Francia e in Polonia. La proprietà inoltre si oppone alla cessione delle strutture abbandonate a un altro eventuale produttore che potrebbe farle concorrenza. L’area è di particolare rilevanza: 16.000 metri quadri di impianti produttivi e 15.000 metri quadri di magazzini, nonché quasi 2.000 metri quadri di uffici. Il sito produttivo di Ceriano vanta quasi un secolo di attività legata al nylon e ai suoi derivati. La chiusura definitiva è arrivata con largo anticipo rispetto alla data programmata del 31 marzo: “La situazione per gli operai generici è tragica, qui intorno di lavoro non se ne trova, hanno qualche possiblità in più gli specializzati e i tecnici”, spiega Vicenzo Sileci della Rsu di Rhodia.

Malpensa, sciopero contro la crisi

Il 4 marzo i lavoratori degli aeroporti di Linate e Malpensa effettueranno quattro ore di sciopero. L’agitazione è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil. Secondo i confederali, come riferisce Rita Querzé sul Corriere della Sera, i lavoratori in cassa integrazione tra Linate e Malpensa sono 2.4000, una cifra che tiene conto di tutta la filiera del trasporto aereo, da Alitalia a Sea, passando per le aziende del catering e dell’handling. In più ci sarebbero altri 1.200 posti di lavoro già tagliati tramite prepensionamenti, licenziamenti, blocco delle sostituzioni, mancato rinnovo dei contratti a termine. Rimane da chiarire quali saranno i destini dell’handling, che occupa circa 3.300 persone in Sea. Se Alitalia non rinnoverà il contratto con la società di gestione aeroportuale circa 800 di loro potrebbero perdere il posto. Da notare che il segretario generale della Filt Cgil della Lombardia, il sindacato del settore trasporti, si schiera ormai apertamente con i fautori di quelle che vengono impropriamente definite le “liberalizzazioni degli slot”, cioè la Lega e gli altri organi di potere lombardi. Sul tema bisogna registrare che (purtroppo) l’amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, ha in merito una visione della realtà più precisa: “Ridiscutere gli accordi bilaterali non è facile perché devono essere d’accordo tutti i paesi dell’Unione Europea. Per alcune rotte la liberalizzazione c’è già. Ma nessuno ha chiesto di approfittarne posizionandosi a Malpensa”.

Brianza: crisi del settore metalmeccanico

Nel settore metalmeccanico brianzolo sono 80 le imprese in situazione di crisi, per un totale di 7.000 dipendenti. Tra questi, 4.000 stanno utilizzando la cassa integrazione ordinaria o straordinaria, spiega il Cittadino-Brianza Nord. Come spiega Claudio Cerri, segretario generale di Fiom Brianza, “alla Bames di Vimercate [che ha 600 dipendenti] hanno per esempio chiesto altri 12 mesi di cassa integrazione straordinaria per 210 addetti. In ambito brianzolo vanno aggiunti i 400 lavoratori collocati in mobilità tra dicembre e gennaio. E poi ci sono i precari, quelli privi di qualsiasi protezione sociale”. Pietro Occhiuto, di Fp Brianza, richiama l’attenzione anche sui precari della pubblica amministrazione: “Riteniamo che in Brianza, dopo il primo luglio, un migliaio di precari della pubblica amministrazione perderà il posto. E a rischio saranno i servizi che queste persone garantiscono. Si va verso una destrutturazione del sistema sociale. E verso un ulteriore ricorso alle esternalizzazioni”.

Magenta-Abbiategrasso: Pim in crisi

La Confapi di Milano Sud-Ovest ha presentato un’analisi della situazione delle piccole e medie imprese nell’area di Magenta-Abbiategrasso (500 aziende con 12.000 dipendenti). “Fino a ottobre il sistema della piccola e media industria reggeva ancora all’ondata di crisi: da novembre abbiamo cominciato a subire le conseguenze del crollo della domanda mondiale e tutti i settori sono pesantemente coinvolti”, spiega Carlo Magani di Confapi. L’indagine evidenzia un peggioramento della situazione delle Pmi, come spiega la Prealpina. Gli ordini registrano un saldo di -60%, peggiorata anche l’occupazione (-13,7%) e la produzione, che passa da 0% nel primo semestre 2008 all’attuale -48,28%. Esplodono le richieste di cassa integrazione: in tutto il 2008 le ore di cassa integrazione ordinaria erano state 347.000, nel solo mese di gennaio di quest’anno sono già 170.000. Le previsioni per il primo semestre 2009 non alterano il quadro: ordini -60,34%, produzione -8,62%, fatturato -63,79%, occupazione -31,03%.

I precari rischiano l’estinzione

Il 10 febbraio la Repubblica ha pubblicato un lungo articolo sulla situazione dei precari in Italia, che ben si integra con le notizie più specifiche che pubblichiamo riguardo alla Lombardia. In Italia, secondo i dati di Repubblica, sono circa 4 milioni i lavoratori con contratto di lavoro atipico e di fronte all’attuale crisi almeno 1 milione di essi rischia di finire nelle liste di disoccupazione. E’ la prima crisi che i precari si trovano ad affrontare: quando era scoppiata la precedente, nel 1993, i precari ancora non c’erano. Le riforme che li hanno “creati” sono state introdotte con lo slogan che così di rendeva più facile l’assunzione da parte delle aziende, oggi invece si dimostra che è semplicemente più facile licenziare. Tra il 2004 e il 2007, prosegue Repubblica, l’incremento del lavoro atipico è stato del 14,7%, contro una crescita di quello tipico di appena il 2,3%. Nello stesso periodo i contratti a tempo determinato sono aumentati di quasi il 19%. I dati più recenti parlano tutti di forti ripercussioni della crisi sull’occupazione precaria. In Piemonte tra ottobre e dicembre le assunzioni attraverso contratti a tempo sono crollate di oltre il 50%. Nel solo torinese, durante lo stesso periodo, si sono persi quasi 21.000 posti di lavoro per mancato rinnovo di contratti a termine. In Veneto si parla di meno di 7.000 contratti a termine nel novembre 2008 rispetto ai 12.000 dello stesso mese dell’anno scorso e, aggiunge Repubblica, “in Emilia Romagna nel 2008 sono stati assunti con contratto a tempo determinato 109.000 persone, 90.000 di queste scadono nei primi sei mesi di quest’anno. Dire che sono a rischio è un eufemismo”. La condizione di precarietà è illustrata in modo eloquente da un dato Istat, che si riferisce tra l’altro ai periodi “normali” e non a quelli di crisi: un lavoratore temporaneo ha 14 probabilità su cento di perdere il posto entro un anno, contro il 4 per cento del lavoratore tipico. A livello di Unione europea, secondo i dati della Ces (Confederazione dei Sindacati Europei) l’esercito dei lavoratori precari ha superato i 30 milioni. In Spagna e in Germania sono 6 milioni, in Gran Bretagna 5 milioni. La percentuale di lavoro temporano nell’intera Ue è di poco superiore al 14%, ma in Spagna supera il 30%, mentre in Germania è il 14,2%, in Francia il 13,3% e in Italia il 12,3%.

(fonte: Il Giorno, 31 gennaio, 11 febbraio, 12 febbraio e 17 febbraio; Il Cittadino, 7 febbraio; La Prealpina, 13 febbraio; Repubblica 10 febbraio; Corriere della Sera, 10 e 13 febbraio)


2) LA PARANOIA DEL CONTROLLO

Gli occhi di tredicimile telecamere spiano di giorno e di notte Milano. Quelle installate dal Comune sono più di 900, quelle private sono almeno 12.000, come riferisce la Repubblica. Ora l’assessore alla sicurezza Riccardo De Corato ha deciso di metterle in rete, dotandole di un’unica cabina di controllo. Sarà una sala monitor della polizia locale in piazza Beccaria ad accogliere il flusso di immagini in diretta a ciclo continuo. Ma come gestire l’enorme quantità di riprese ininterrotte? Semplice, grazie a uno speciale software d’avanguardia di produzione israeliana che farà apparire sui 48 monitor della sala di controllo solo le situazioni di emergenza. Il software infatti è in grado di “vedere” e selezionare, per esempio, uno zainetto abbandonato, un writer che imbratta un muro, i movimenti bruschi attribuibili a uno scippo. Il Grande Fratello ormai da tempo ha cominciato a vigilare sempre più capillarmente sulla città e sulla regione. A Vittuone, che non dispone di evidentemente di altrettanti soldi da buttare via di Milano, il sistema sarà più artigianale, ma non meno capillare. Enzo Tenti, il locale sindaco di Forza Italia, ha deciso di installare una telecamera in ogni via della cittadina, incaricando due vigilantes di controllarne le immagini 24 ore su 24. Nel mirino, come scrive il Corriere della Sera, ci saranno soprattutto furti, risse, vandalismi e spaccio. Ma anche chi mette in strada la spazzatura nei giorni sbagliati della raccolta differenziata e addirittura gli adolescenti a spasso di notte senza un adulto. La palma dell’Oscar in questa corsa a tradurre in realtà il mondo che Orwell si era immaginato nel romanzo “1984″ va però senz’altro al Comune di Milano. Nel 2007 ha acquistato due “dischi volanti”, una coppia di droni telecomandati che si librano in aria e sono in grado di spiare l’intera metropoli, silenziosi e quasi invisibili. Sono potenzialmente capaci di scivolare in volo tra cortili ed edifici per spiare all’interno delle case. La cosa è talmente allucinante che vale la pena di riportare per intero l’articolo pubblicato allora dal Corriere della Sera, a firma Gianni Santucci:

Due «dischi volanti» spieranno Milano. Telecamere-elicottero sorveglieranno discariche e cantieri abusivi, ma anche strade e piazze – MILANO – È silenziosa, quasi invisibile, viaggia anche di notte. E pure al buio, vede e registra. La chiamano elicottero-spia, ma in realtà assomiglia più a un disco volante. Le quattro eliche ronzano appena quando si alza in volo. E il profilo è talmente sottile che, già a trenta metri d’ altezza, si confonde nel paesaggio. Ha una microtelecamera nella pancia. Scatta foto e incamera filmati: per controllare il traffico e, soprattutto, per missioni di sicurezza. Nelle prossime settimane la telecamera volante inizierà a gironzolare nel cielo sopra Milano. È la trovata più futuristica per i sistemi di sicurezza nelle metropoli. Dall’ altra parte, incarna l’ incubo di una città sotto controllo continuo. La tecnologia è quella dei «droni» militari, velivoli senza pilota usati per operazioni di guerra o spionaggio. I due elicotteri-spia acquistati dal Comune di Milano andranno a integrare un sistema di videosorveglianza talmente esteso e capillare che, tra le metropoli europee, è paragonabile solo a quello di Londra. Le telecamere in volo si comandano come un videogame. Tanto che l’ Air Force americana sta pensando di reclutare piloti della X-Box generation, ragazzini che abbiano passato anni e anni a smanettare con le consolle. È questo il primo problema per i tecnici milanesi: l’ addestramento. Le esercitazioni sono in corso, a breve partiranno le prime operazioni. Obiettivo: sorveglianza e ricognizione su discariche abbandonate, cantieri abusivi, zone degradate delle periferie, strade e piazze. L’ impiego durante le manifestazioni per il momento non è previsto. Sperimentazioni di velivoli spia in città sono partite lo scorso marzo anche a Liverpool, su indicazione della polizia inglese, che spera di impiegarli come strumento di indagine. Il produttore è lo stesso degli elicotteri milanesi, un’ azienda tedesca. E anche i modelli sono identici: un profilo rotondo con diametro di 80 centimetri, un corpo centrale con la telecamera, mezz’ ora di volo per ogni batteria. Peso: un chilo e mezzo. Per montare e smontare il velivolo si impiegano dieci minuti e i pezzi si trasportano in una valigia che ingombra quanto un grosso zaino. Raggio d’ azione: fino a 500 metri dal punto di comando e 150 metri in altezza. «Senza uomini non si fa nulla – spiega il vice sindaco, Riccardo De Corato – ma le nuove tecnologie sono fondamentali per fornire strumenti che vadano oltre le attività classiche di investigazione. In questo Milano è all’ avanguardia». È anche la città più videosorvegliata d’ Italia. Solo il Comune, con un investimento di 60 milioni di euro negli ultimi anni, ha installato e gestisce 700 telecamere. Tutte collegate con la centrale operativa dei vigili, a disposizione di polizia e carabinieri. Poi ci sono altri 1.300 occhi elettronici nelle 3 linee della metropolitana. Più gli impianti privati di banche, centri commerciali, gioiellerie. I due elicotteri spia andranno a integrarsi in questo sistema, trasmettendo le riprese in diretta sia a una postazione mobile (furgoni equipaggiati con pc e monitor), sia al cervellone centrale. Con un’ ulteriore possibilità di impiego, il monitoraggio delle strade: «In una città complessa come Milano – spiega l’ assessore alla Mobilità e ambiente, Edoardo Croci – abbiamo puntato sulle tecnologie avanzate per la gestione del traffico. Un esempio è l’ area intorno allo stadio di San Siro, che in occasione di partite e concerti richiede di monitorare il deflusso di 80 mila persone». Gli elicotteri spia sono radiocomandati, ma possono viaggiare anche grazie a un controllo satellitare. Percorsi precisi tra i palazzi. Appostamenti tra gli alberi dei parchi. «Indipendentemente dalle divise che vedono – conclude De Corato – i cittadini devono sapere che il controllo c’ è». Dall’ anno scorso, prima città al mondo, gli elicotteri spia sono impiegati a Los Angeles. Qualcuno ha sollevato dubbi sulla privacy contro le spy in the sky: «Che società sarà se la polizia potrà guardare in tutti i giardini delle nostre case?». Ha risposto il capo dell’ ufficio dello sceriffo: «Già oggi non potete andare in alcun luogo, dall’ ufficio al supermarket, senza che ci sia una telecamera ad osservarvi».

(fonti: Repubblica, 15 febbraio 1009; Corriere della Sera, 11 dicembre 2008 e 4 giugno 2007)


3) POLIZIA REGIONALE? NO GRAZIE

Gli stranieri che arrivano in Italia rimangono il più delle volte stupiti dall’incredibile quantità di forze che si occupano di ordine pubblico. Oltre alla polizia di stato, ci sono i carabinieri, la guardia di finanza e la polizia locale. Esiste anche una polizia provinciale, che però svolge compiti sostanzialmente di carattere amministrativo – anche se Filippo Penati ha provato a farla evolvere in un’ennesima forza addetta all’ordine pubblico quando ha minacciato di utilizzarla contro gli abusivi della fiera degli O bej o bej a Milano nel dicembre scorso. In più dall’estate scorsa molte città italiane sono pattugliate da militari e tra poco arriveranno anche le ronde istituzionalizzate di cittadini, ex poliziotti ed ex militari sotto la supervisione dei prefetti. Ma evidentemente non basta, in questo periodo di crisi bisogna da una parte imbottire la testa della gente di emergenze sicurezza, dall’altra essere pronti a fronteggiare eventuali mobilitazioni sociali. E allora arriva la Lega Nord con una proposta di legge per la creazione di una polizia regionale. L’idea dei leghisti è quella di dare vita a una polizia lombarda alle dipendenze della Regione, e più precisamente a un “super-assessorato” alla sicurezza, incaricato di coordinare il lavoro delle polizie locali. Il super-assessorato dovrebbe essere guidato direttamente dal governatore oppure da un assessore da egli appositamente delegato. La polizia lombarda sarebbe divisa in cinque dipartimenti: un’Accademia per la formazione di agenti, ufficiali e sottufficiali, un Dipartimento Scientifico che si occuperà di banche dati e di intelligence (!), un Dipartimento Anticrimine, uno Urbanistico-Ecologico e un Dipartimento Flussi Migratori, quest’ultimo definito dalla Padania di “grande importanza” perché “come dice il nome [sic!] si occuperà di scovare i clandestini”. Infine, per citare ancora la Padania, “la polizia regionale potrà essere supportata da quelle associazioni di cittadini che volessero occuparsi di sorveglianza del territorio” e che potrebbero ricevere formazione dal Dipartimento Accademia, oltre che finanziamenti dalla Regione. La proposta per fortuna è stata subito oggetto di una valanga di “no”, sia da destra che da sinistra. Ma con una Lega data in forte ascesa potrebbe essere presto ripresentata.

(fonti: Padania, 10 febbraio; Repubblica, 10 febbraio)


4) LA DISFATTA DELL’ATM

Dopo il pessimo inizio anno, con blocchi della metropolitana e deragliamenti di tram, che aveva fatto seguito a un già disastroso 2008, anche il febbraio dell’ATM, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi, prosegue sulla stessa linea. Come è accaduto per esempio il 13 febbraio, quando sulla linea 3 della metropolitana si è verificato un doppio guasto a catena che ha portato alla chiusura in serie di due stazioni: prima quella di Maciachini e poi quella di Zara. La causa non è da poco: si erano inceppati due deviatoi. Il 10 febbraio un tram della linea 23 era uscito dai binari schiantandosi contro un automezzo dell’Amsa e il 12 febbraio c’era stato il deragliamento di un tram della linea 1. Il Corriere della Sera cita un caso recente segnalato da sindacalisti della Rsu. Sulla linea tranviaria tra piazzale Lagosta e Cinisello Balsamo, tra fine gennaio e inizio febbraio si erano spezzati dei cavi, con il conseguente formarsi di una lunga colonna di tram. La rottura del cavo era dovuta all’usura dell’impianto, spiegano i sindacalisti, e questo in una linea giovane, inaugurata a fine 2005. Dalla sua apertura non c’è stato un intervento di manutenzione e nessuno ha controllato la linea. Il problema della manutenzione, sulla quale si risparmia e che viene esternalizzata, è il più delle volte all’origine dei guasti e degli incidenti. “Non c’è più manutenzione”, denuncia un autista ATM, “non si riesce a capire come un’azienda come questa possa farsi passare sotto il naso i problemi che ha in casa. Anno dopo anno l’azienda ha deciso di ridimensionare il reparto manutenzione e di diminuire la qualità degli approvvigionamenti. Siamo arrivati al punto che un treno che si potrebbe riparare viene lasciato fermo perché viene cannibalizzato per fornire pezzi di ricambio per altri treni che si guastano. Fino a qualche anno fa c’era una squadra per la manutenzione a disposizione per ciascuna delle tre linee della metropolitana. Ora ce ne è una sola per tutti. Ecco perché si sono triplicati i tempi di intervento. Nel frattempo, per questioni di sicurezza la linea deve essere comunque rallentata. Io ho l’obbligo di procedere a marcia rallentata”. Tra gli altri problemi c’è quello delle infiltrazioni d’acqua in 62 punti delle tre linee della metropolitana: basta che piova e nelle stazioni più critiche la situazione si fa pesante, con gocciolamenti, pozzanghere sulle banchine, macchie di umidità. Quando c’è un’interruzione sulle linee di trasporto le cose vengono poi peggiorate dalla disorganizzazione dell’azienda. Come denuncia sempre un autista: “La cosa più ridicola è che per motivi di marketing l’azienda ha smesso di recente di annunciare i ritardi sulla linea [della metropolitana]. Lo fanno solo in caso di suicidio”. C’è poi anche il problema dei ritardi cronici, del quale riferisce in un ampio articolo in questi giorni la Repubblica. I viaggiatori per calcolare i tempi di attesa ricorrono a un sistema semplice: “raddoppiare [i tempi di passaggio] previsti sul tabultato orario. Se dalle 17 alle 18, ad esempio, il transito è atteso ogni 7 minuti, un quarto d’ora è un’attesa ragionevole”. I problemi di ATM vanno a sommarsi a quelli già enormi dei treni per i pendolari, esasperatisi con l’introduzione del nuovo orario di Trenitalia. Il Coordinamento dei pendolari e la Federconsumatori hanno presentato a fine gennaio il “Libro nero dei pendolari”, un’indagine dalla quale risulta che in media ogni anno un pendolare effettua 100 ore di viaggio in più del previsto a causa di ritardi o soppressioni di treni. I tempi di percorrenza, in alcuni casi, sono più lunghi di 10 anni fa, come per esempio sulla Milano-Torino. Inoltre sono stati cancellati molti treni pendolari e l’unica alternativa è prendere treni più costosi, con aumenti tariffari per gli utenti che su alcune tratte raggiungono il 60%. Chi deve usare i mezzi di trasporto pubblico per andare al lavoro o per andare a scuola deve “investire” una grossa eccedenza di tempo, di denaro e di energie supplementari. Non è semplice disorganizzazione, bensì il frutto di una politica mirata di risparmio sulla spesa pubblica (tanto a pagarne le conseguenze sono i cittadini) per dirottare fondi verso la speculazione e il credito o le agevolazioni ai privati. Tradotto in soldoni, si tratta di un vero furto, di denaro e di tempo.

(fonti: Corriere della Sera, 14 febbraio; Repubblica, 2 febbraio; Prealpina, 31 gennaio)


5) VERSO LE FERROVIE LOMBARDE

Se ne era già avuto sentore a dicembre e gennaio, quando in seguito ai disastrosi ritardi registrati dai treni per pendolari la Regione Lombardia aveva cominciato a parlare della necessità di trovare un altro concessionario diverso da Trenitalia. Ma fatta eccezione per le Ferrovie Nord, che non sono certo in grado di rilevare l’intera rete su cui opera Trenitalia, di altri operatori ferroviari non ne esistono. I sindacati avevano subito ammonito la Regione a non battere la strada delle privatizzazioni. Ora viene annunciato pubblicamente il progetto di dare vita alle Ferrovie Lombarde, sul modello della Cal, la Concessioni Autostradali Lombarde (società mista Anas-Regione Lombardia). La società verrebbbe creata con quote del 50% rispettivamente di Trenitalia e Ferrovie Nord, con il controllo industriale da parte delle Ferrovie Nord. Si tratterebbe come nel caso di CAL dell’ennesima macchina per appalti e partnership a tutto vantaggio delle grandi aziende e, probabilmente, di un primo passo verso l’apertura ai capitali privati.

(fonti: Sole 24 Ore, 13 febbraio; Corriere della Sera, 13 febbraio)


6) I NUMERI SUI ROM

L’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano ha finalmente diffuso i dati definitivi sul censimento dei campi rome effettuato dalla Prefettura l’anno scorso, quando giornali e politici erano arrivati a parlare di più di 12.000 rom presenti nella città. Ebbene, secondo il censimento il numero dei rom residenti nei campi abusivi è di 797, di cui circa 100 cittadini italiani e 300 comunitari. I campi regolari ospitano invece un numero quasi doppio di rom, 1.331. In totale in città ci sono quindi 2.128 rom.

(fonte: Libero, 12 febbraio)


7) RELIGIONE ALLE MATERNE, CON I SOLDI DEL COMUNE

Il Comune di Milano ha assunto a tempo indeterminato, e senza alcun concorso, 46 educatrici segnalate dalla curia. E’ una conseguenza dell’accordo siglato da Palazzo Marino con la diocesi per garantire l’insegnamento di religione in tutte le 175 scuole materne, con un totale di 23.000 iscritti. Protesta la Cgil: “Attendiamo da anni che il Comune assuma educatrici per coprire i buchi di organico. Ci hanno sempre detto che non ci sono i soldi, che le assunzioni sono bloccate dalla Finanziaria. E adesso vediamo arrivare dal cielo 46 maestre che, senza concorso e senza graduatorie, entrano a tempo indeterminato, pagate dal contribuente”. La diocesi punta molto sull’ora di religione nelle scuole, tanto che ha inviato agli immigrati iscritti alle superiori la seguente lettera: “Forse sei un po’ a disagio in Italia, non conosci le persone, la lingua, alcuni modi di vivere. La nostra storia è profondamente segnata da quasi 2000 anni di religione cristiana cattolica..». Al giovane lettore viene spiegato che a scuola c’è una disciplina «che può aiutarti a conoscere il pensiero e la storia della Chiesa. Se ritieni giusto partecipare, sarai ben accolto. Non sei obbligato, tanto meno a diventare cristiano», ma sappi, si legge nella lettera, che «questo corso vuol arricchire le tue conoscenze e portarti a comprendere meglio la tua religione e quella del paese che ti accoglie. Potrai affrontare tanti problemi, tra cui il razzismo e la tolleranza”.

(fonte: Repubblica, 16 febbraio)