SOMMARIO:
1) EXPO: COSA STA SUCCEDENDO?
1) EXPO: COSA STA SUCCEDENDO?
La saga Expo è arrivata in questi giorni a una svolta, che però con ogni probabilità non chiuderà definitivamente il capitolo delle lotte intestine alla destra per spartirsi l’enorme torta miliardaria. I giornali hanno seguito costantemente gli sviluppi dello scontro tra gli attori fondamentali della guerra per la gestione di Expo, Berlusconi-Tremonti, Moratti, Formigoni, Lega Nord, con svariati altri attori in ruolo accessorio (Alleanza Nazionale, Penati, Camera di commercio-Assolombarda e altri ancora). A partire dall’inizio del nuovo anno si è cominciato a parlare apertamente e insistentemente di ipotesi prima tabù come il commissariamento o, addirittura, la rinuncia. La seconda è un’ipotesi da escludersi, se non in presenza di una crisi di dimensioni talmente colossali e devastanti da rendere politicamente impresentabile lo sperpero di capitali, anche se l’attuale governo ha dimostrato di essere una vera e propria macchina per la produzione di propaganda e forse anche in tale caso riuscirebbe a fare passare la follia Expo. La prima, quella del commissariamento, è per il momento stata messa nel cassetto, ma non è detto che non torni a riemergere. Ora infatti si aprono i capitoli della ridefinizione degli equilibri interni alla Expo 2015 S.p.A., ma anche delle competenze esatte per la gestione dei fondi (cioè degli appalti) e della quantità precisa di fondi che ciascun attore dovrà tirare fuori. In parallelo nei prossimi mesi si dovranno riassegnare le poltrone di consigli e organi di gestione nel gotha delle aziende pubbliche milanesi e lombarde, a cominciare dalla Fiera di Milano, fino a Ferrovie Nord e a Infrastrutture Lombarde. Sullo sfondo di tutto questo ci sono le elezioni di giugno, che potrebbero ridisegnare gli equilibri all’interno del regime. E’ quindi probabile che i tempi dell’effettiva operatività Expo si dilatino ulteriormente e che si giunga, se non al commissariamento, a qualche soluzione “emergenziale”. Probabilmente è un esito che tutti i politici e gli imprenditori si auspicano, perché consentirebbe di procedere con urgenza in deroga ai vincoli di trasparenza sulla gestione dei fondi e sull’assegnamento degli appalti. Visti gli sviluppi del “primo anno” di Expo è anzi lecito pensare che sia in realtà questo il fine principale che si persegue.
LA SICUREZZA
La variante dell’urgenza e della deroga ai vincoli è già presa concretamente in esame dai sindacati, come riferisce E Polis in un articolo del 9 febbraio scritto da Francesca Cardia. “Più si dilatano i tempi delle decisioni più si accorciano quelli per la realizzazione dei lavori”, dice Ferdinando Lioi, segretario generale della Feneal Uil per la provincia di Milano, “con dei riflessi negativi sulla sicurezza dei lavoratori e la qualità delle opere. [...] Con i mondiali di Italia ’90 è stato lo stesso copione”. Per il segretario di Fillea Cgil, Marco Di Girolamo, “due sono i rischi, da una parte c’è la crisi, dall’altra l’intensità eccessiva del lavoro. [...] Più tardi partono i lavori, più si ripropone il problema sicurezza”. Un principio tanto più valido per il settore dell’edilizia, che diversamente da altri non può usufruire più di tanto delle innovazioni tecnologiche per incrementare i livelli di produttività: “Nel nostro settore si lavora esattamente come vent’anni fa. L’unica cosa che è cambiata è l’intensità: a parità di ore lavorate oggi si lavora molto più intensamente che nel passato. E le statistiche dimostrano ampiamente che quando il lavoro si fa più pesante e richiede maggiori sforzi ed energie, le percentuali di infortuni mortali sul lavoro aumentano in maniera esponenziale”.
LA COPERTURA DEI COSTI
A metà gennaio la Corte dei Conti, nella sua relazione quadrimestrale sulle leggi di spesa, ha sottoposto a una raffica di critiche i criteri di copertura dei costi dell’operazione Expo. Critiche riassunte efficacemente dal Sole 24 Ore in un articolo di Marco Alfieri del 1 febbraio: “Fondi statali non coperti oltre il 2011. Enti locali a rischio sforamento del patto di stabilità. E finanziamenti privati solo sulla carta…”. In pratica la Corte dei Conti ha richiamato l’attenzione sulla distribuzione del finanziamento statale di 1,4 miliardi destinato alle opere essenziali. Mentre dal 2009 al 2011 gli importi vanno dai 30 ai 59 milioni all’anno, dal 2011 fino al 2014 gli importi balzano a cifre comprese tra i 223 e i 564 milioni, e la Corte rileva l’assenza di specificazioni da parte del governo sulle “risorse destinate a far fronte ad oneri così largamente eccedenti” quelli dei primi tre anni. In pratica, dopo il 2011 si tratterebbe di finanziamenti in gran parte non coperti, allo stato attuale. La Corte inoltre osserva che i contributi all’Expo da parte degli enti locali sono stati stabiliti senza verificare la compatibilità con i vincoli del patto di stabilità e quindi nei fatti non sarebbero garantiti. Quanto alla partecipazione del capitale privato “non sono espressamente indicati modalità e tempi di tale intervento, né risulta chiarito come si intendano sopperire le relative risorse in caso di mancato coinvolgimento dei capitali privati, per i quali non vi è nemmeno la previsione obbligatoria della garanzia fidejussaria”. Insomma, il budget Expo fa acqua da tutte le parti. In conclusione dell’articolo Alfieri scrive apertamente, riguardo alla tempistica della preparazione dell’Expo, della “tentazione di andare fuori tempo massimo nell’avvio delle opere, magari per evitare di fare le gare europee, commissariare tutto con la Protezione civile e aprire i cantieri in deroga”. E richiama l’attenzione, in un articolo del 7 febbraio, sui dubbi giuridici relativi alla natura societaria di Expo 2015 Spa: “Chi sarà il proprietario delle opere? Quale regime fiscale si applica? A chi compete responsabilità e rischio patrimoniale?”. Da rilevare infine che la corte dei Conti ha formulato critiche simili a quelle riguardanti i finanziamenti Expo anche per la società Infrastrutture Lombarde, che gestisce per la Regione la costruzione delle opere infrastrutturali lombarde.
SVENDITE E TUNNEL
Torna a riproporsi, in maniera più concreta, un’ipotesi alla quale avevamo già accennato nel novembre scorso (Milano e oltre Cronache, n. 2 del 15 novembre 2008). Vito Gamberale, supermanager del fondo pubblico-privato F2i (partecipato tra gli altri da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Cassa Depositi e Prestiti e fondazioni bancarie), ha ribadito la proposta che il suo fondo fornisca finanziamenti per l’Expo in cambio della cessione di patrimonio pubblico. Più concretamente, Gamberale ha proposto di ottenere, in cambio dei fondi messi a disposizione, quote in alcuni asset strategici del Comune di Milano: Sea aeroporti, la società autostradale Milano-Serravalle e l’Ecopass (in questo ultimo caso chiede di rilevarne la gestione). Letizia Moratti conferma la disponibilità: “E’ un’ipotesi sulla quale stiamo lavorando da tempo, vedremo se andrà a maturazione”. Intanto, come segnala Repubblica in un articolo di Teresa Monestiroli del 15 febbraio, si sta rispolverando un megaprogetto dell’era Albertini e mai realizzato, “un’opera mastodontica, il cui costo è stato stimato intorno ai due miliardi di euro, che il Comune ora cerca di far rientrare fra le infrastrutture previste per la grande esposizione del 2015″. Prima di Natale infatti è entrato di soppiatto nell’elenco delle opere accessorie all’Expo il vecchio progetto di un tunnel Certosa-Garibaldi, messo a punto nel 2006. In questi giorni si riuniranno per mettere a punto una proposta definitiva gli uomini dei due principali sostenitori dell’idea: l’assessore all’urbanistica Carlo Masseroli e quello ai lavori pubblici Bruno Simini, che si sono fatti per l’ennesima volta promotori dei privati che propongono opere. L’idea già faraonica dell’era Albertini viene addirittura moltiplicata. Il tracciato del tunnel automobilistico sotterraneo dovrebbe andare dall’area Expo attraversando tutta la città fino viale Forlanini, per un totale di 14,5 chilometri. I privati che premono per la realizzazione dall’opera sono guidati dalla società di costruzioni Torno, i cui grossi problemi finanziari, ai limiti del fallimento, hanno causato secondo quanto scrive Milano Ore 13, un enorme ritardo nella realizzazione del prolungamento della linea 3. Coglie nel segno il commento del consigliere verde Enrico Fedrighini: “Realizzare quest’opera significa creare un indebitamento di fronte al quale quello dei derivati è niente”.
EXPO, UN EVENTO NAZIONALE E NON INTERNAZIONALE
Probabilmente molti milanesi sono convinti che l’Expo porterà nella loro città milioni di turisti stranieri, accompagnati da lauti flussi di valuta estera che andranno a migliorare i conti del paese. L’evento, affermano i promotori, dovrebbe apportare un grande beneficio alla città perché costituirebbe una vera e propria “vetrina di Milano” nel mondo, che ne promuoverebbe l’immagine all’estero attirando turisti e imprenditori anche dopo il suo svolgimento. In realtà le Expo da decenni hanno perso la loro caratteristica di eventi di portata mondiale e si sono ridotte a manifestazioni nazionali – quanti di noi infatti in questi anni hanno sentito parlare di dove e quando si si sono svolte? Il carattere non internazionale delle Expo è confermato dai numeri. L’Expo di Saragozza dell’anno scorso ha registrato solo il 3% di visitatori provenienti dall’estero. Qualcuno potrebbe obiettare che si trattava di un Expo Internazionale (sic!), cioè in tono minore rispetto alle Expo Universali, categoria alla quale invece apparterrà Expo Milano 2015. Andiamo allora a vedere cosa si prevede per l’Expo Universale di Shanghai 2010, ormai alle porte. L’architetto Zheng Shiling, che supervisiona i relativi lavori di preparazione, ha dichiarato alla Repubblica (del 6 febbraio): “In base ai nostri calcoli il 90% dei visitatori arriverà dalla Cina”. Vi è poi un’altra stima che parla dell’Expo come evento non solo nazionale, ma addirittura prevalentemente regionale. Gli albergatori lombardi stanno stimando, al fine di potersi preparare all’evento, le caratteristiche dei flussi che verranno generati dall’Expo 2015. Remo Eder, di Federalberghi Lombardia, ha dichiarato al Giornale (16 febbraio) che “una buona metà dei visitatori arriverà dal Nord Italia e non avrà alcuna necessità di un’ospitalità alberghiera”.
(fonti: quelle citate nel testo, più la maggior parte delle testate milanesi dal 10 gennaio fino al 18 febbraio)
