La Russia sull’orlo del baratro
di Jaroslav Vesely, da Respekt (Repubblica Ceca – http://www.respekt.cz) del 28 gennaio 2009
In Russia falliscono le fabbriche, la disoccupazione cresce a ritmi vertiginosi, il valore del rublo cala rapidamente. L’atmosfera viene resa ancora più nervosa dagli omicidi politici avvenuti per le strade di Mosca.
Era il 19 gennaio. Dopo una conferenza stampa durante la quale aveva duramente criticato la scarcerazione anticipata di un colonnello russo condannato per lo stupro e l’omicidio di una ragazza cecena e aveva accusato i tribunali russi di essere collegati alla mafia, l’avvocato Stanislav Merkelov è uscito in strada insieme alla giornalista anarchica Anastasia Baburova. Si trovavano nel pieno centro di Mosca e si erano diretti insieme verso una fermata della metropolitana. Dopo alcuni minuti un killer professionista li ha raggiunti e ha sparato loro alla nuca. Merkelov, che aveva solo trentatre anni, è morto sul posto. Anastasia Baburova, attivista anarchica antifascista e collaboratrice della Novaja Gazeta, per la quale scriveva anche Anna Politkovskaja uccisa nel 2006, è deceduta durante il trasporto in ospedale. Entrambi avevano nemici in abbondanza a causa delle rispettive attività professionali, e Merkelov lo sapeva bene.
Una questione di sopravvivenza
“Non ne posso più. Non ne posso più di trovare i nomi di miei conoscenti tra le vittime di cui parla la cronaca nera dei giornali. Non si tratta più di lavoro, ma di pura sopravvivenza. Dobbiamo assolutamente difenderci dai nazisti, dal potere mafioso, dalla polizia e dai tribunali che lavorano su loro commissione”, aveva detto il giovane avvocato ai giornalisti solo alcuni minuti prima di morire. Merkelov era uno dei più attivi difensori dei diritti umani in Russia, lottava per il ripristino di uno stato di diritto in Cecenia e affinché venissero puniti i crimini dei militari russi, difendeva gli antifascisti e le vittime della brutalità della polizia, i giornalisti di opposizione e i cittadini comuni arrestati illegalmente dalle autorità.
Nella causa contro il colonnello Jurij Budanov, accusato di avere violentato e ucciso una ragazza cecena (Merkelov ne rappresentava la famiglia in tribunale) era riuscito a fare condannare il militare russo a una pena di dieci anni. Il 14 gennaio dell’anno scorso però il colonnello è stato rilasciato prima dello scadere del termine della pena “poiché erano venuti a decadere i motivi della reclusione”. Merkelov aveva fatto ricorso presso il tribunale, ma quest’ultimo lo aveva ignorato.
La sera dopo il doppio omicidio gli antifascisti hanno organizzato un corteo di cordoglio, ma sono stati brutalmente attaccati dalle forze dell’unità speciale antisommossa OMON. “Trascinavano delle persone fuori dal corteo, le gettavano a terra, le picchiavano con i manganelli e gli davano calci in testa”, così ha descritto i fatti il giornalista Vlad Tupikin, che ha preso parte alla manifestazione. Il corteo è stato disperso, ma i partecipanti si sono ritrovati la sera con delle fiaccole presso la stazione della metropolitana Novokuznecka. Portavano degli striscioni con scritte come “Omicidi fascisti, il sistema li copre”. I dimostranti, infuriati per le brutalità della polizia hanno cominciato a infrangere vetrine dei negozi e delle banche. “Solo un anno fa nessuno avrebbe osato fare qualcosa del genere, ma la gente immiserita dalla crisi economica non ne può più, è infuriata e ha sempre meno paura della polizia”, ha commentato i sociologo Dmitrij Volkov. “Comincia a rendersi conto che non ha nulla da perdere”.
L’assassinio dell’avvocato che lottava contro la polizia e i politici collegati alla mafia ha lasciato un forte segno nell’atmosfera nervosa e incerta della Russia di oggi, caratterizzata da licenziamenti in massa e da redditi in forte calo. Secondo i risultati di un’indagine pubblicata dal quotidiano Nezavisimaja Gazeta un quarto delle imprese russe ha diminuito lo stipendio dei propri dipendenti e il 27% di esse ha già cominciato a licenziare.
La situazione è così grave che gli esperti parlano apertamente del rischio che scoppino disordini di massa e rivolte di gente affamata. L’economia russa si basa principalmente sulle esportazioni di fonti energetiche e di altre materie prime, i cui prezzi sui mercati mondiali hanno registrato un drastico calo negli ultimi mesi e il paese è quindi sull’orlo del collasso. La scorsa settimana il ministero delle finanze ha riveduto al ribasso tutte le proprie stime e ha ammesso che il paese si trova in situazione di crisi. I russi, abituatisi negli ultimi anni a una rapida crescita dell’economia – che negli ultimi mesi si è aggirata stabilmente intorno al 7% – sono fortemente disillusi per avere scoperto che la prosperità promessa da Vladimir Putin è solo un’illusione. E cercano un colpevole.
Le unità speciali OMON nelle ultime settimane sono state impiegate sempre più di frequente, e non solo contro gli antifascisti. Alla fine del 2008 hanno dovuto volare di corsa da Mosca a Vladivostok per sopprimere le proteste contro gli aumenti dei prezzi delle automobili di importazione. Il capo della polizia della città che si affaccia sull’Oceano Pacifico aveva infatti rifiutato di intervenire contro i dimostranti. La manifestazione pacifica non ha risposto agli inviti a sciogliersi ed è proseguita tra canti e slogan di protesta. Le unità speciali hanno aggredito la folla e hanno picchiato brutalmente a sangue i partecipanti. La folla gridava alla polizia “Via i fascisti di Mosca” e “Volete fare di noi dei mendicanti”.
La battaglia di Vladivostok non è stata l’unica in queste ultime settimane. In molte regioni vi sono stati episodi come saccheggi collettivi di negozi di alimentari. La situazione è davvero gravissima. Il rublo, che ancora un anno fa veniva cambiato a circa 30 per un euro, oggi si avvicina a 50 per un euro. I pessimisti ritengono che il cambio possa raggiungere gli 80 o 90 rubli per un euro; le agenzie immobiliari, i concessionari d’auto e i negozi che vendono prodotti di importazione preferiscono pertanto quotare i loro prezzi in dollari. Il paese ha perso nel giro di qualche mese circa un terzo delle proprie riserve valutarie perché i russi si stanno affrettando a cambiare i propri risparmi in rubli nella valuta europea o in quella americana. Il numero dei disoccupati ha raggiunto in Russia i sei milioni, sebbene fino a poche settimane fa le autorità parlassero di una cifra sei volte inferiore [gli ultimi dati di marzo, pubblicati dal settimanale economico russo Expert, parlano già di otto milioni di disoccupati e lo stesso settimanale stima che a fine 2009 si potrebbe toccare il tetto di 10-15 milioni - N.d.T.].
Nelle regioni meno sviluppate della Russia gli abitanti paradossalmente sono già abituati alla disoccupazione e hanno imparato da lungo tempo a sopravvivere nelle condizioni più difficili, ma nelle regioni più ricche, nelle quali durante gli ultimi mesi l’industria aveva vissuto un boom, la disoccupazione viene sentita come una tempesta devastante. La situazione peggiore è quella delle città della Siberia e dell’Estremo Oriente, ciascuna interamente dipendente da un unico complesso industriale, o da un numero molto limitato di industrie, che ora sono tutte in situazione fallimentare. Per esempio a Kansk, nella regione di Krasnojarsk, a inizio anno sono falliti la fabbrica di tabacco, lo stabilimento per la lavorazione del legno e l’impresa chimica Bioethanol. Nella stessa città di Krasnojarsk ha cessato la produzione la fabbrica per la produzione di pneumatici, mentre nella vicina provincia di Kuraginsk sono fallite due enormi fabbriche metallurgiche e il più grande produttore russo di antibiotici, Krasfarma, ha licenziato più di 1.100 dipendenti. Nella regione hanno perso il lavoro più di seimila persone e il tasso di disoccupazione è balzato nel giro di pochi mesi dal 12% al 26%.
La crisi economica viene sfruttata dalle organizzazioni nazionalistiche che chiedono una “Russia pulita” e compiono atti di violenza contro la popolazione non russa. Alle dimostrazioni di operai licenziati, oltre agli usurai che offrono prestiti a tassi folli, si fanno spesso vedere anche attivisti neonazisti che cercano di reclutare i disoccupati tra le proprie fila. Nei propri volantini danno la colpa della crisi ai lavoratori immigrati dalle repubbliche caucasiche e dall’Asia Centrale che “rubano il lavoro ai russi”, invitando alla lotta per ripulire e difendere la Russia.
Ronde composte da cinque persone in uniforme e in stivaloni neri, armate di coltelli e armi da fuoco, girano le città per ripulirle da chiunque non sia russo. La violenza fascista ha colpito già alcune centinaia di studenti stranieri, persone con una pelle di colore diverso da quello della maggioranza e antifascisti. Nel 2004, per esempio, secondo i dati del centro Sova per il monitoraggio delle azioni degli estremisti di destra, 208 persone sono state vittime di violenze a sfondo razzista, 46 delle quali sono state uccise. Nel 2007 le cifre parlavano addirittura 653 vittime, di cui 73 uccise.
Di fronte alla crisi in corso il governo dà un sostegno indiretto agli umori nazionalisti. L’organizzazione giovanile del partito di Putin che governa il paese, Russia Unita, ha organizzato due settimane fa presso tre stazioni ferroviarie di Mosca un’azione contro gli immigrati di “origine non russa”. Durante tali azioni nelle stazioni in cui arrivano i treni dal Caucaso e dall’Asia Centrale la Giovane Guardia di Russia Unita ha diffuso volantini con titoli minacciosi come “Tornatevene a casa” e ha esposto striscioni come “Immigrato = criminale”, “I soldi russi in mani russe” e “Clandestini dietro le sbarre”.
La manifestazione contro gli stranieri organizzata dall’organizzazione giovanile del partito al governo si è svolta senza interventi delle forze dell’ordine nello stesso giorno in cui in un’altra zona di Mosca la polizia di stato aggrediva brutalmente il corteo funebre in memoria dell’avvocato Stanislav Merkelov e della giornalista Anastasia Baburova.
(traduzione dal ceco di Andrea Ferrario)
