SOMMARIO:
1) UN PO’ DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN LOMBARDIA
2) LOMBARDIA, LA SPECULAZIONE EDILIZIA NON SI FERMA
3) SCUOLE AL COLLASSO
4) AGGIORNAMENTI SU EXPO 2015
5) “CATTEDRALI NEL DESERTO”: DOPO MALPENSA ARRIVA MONTICHIARI
6) LA LEGA NON PARLA IL DIALETTO, MA CI COSTA 280.000 EURO
1) UN PO’ DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN LOMBARDIA
In totale in Lombardia, secondo un Rapporto della Fondazione Ismu e della Regione aggiornato all’anno 2008, vivono 1 milione e 60.000 stranieri, vale a dire circa il 10% della popolazione complessiva. Di questi, secondo le stime, 148.000 sono immigrati irregolari. Circa 338.000 degli immigrati che vivono in Lombardia provengono dall’Europa Orientale (+88.000 rispetto al 2007), 228.000 dall’Asia (+14.000), 218.000 dal Nord Africa (+17.000) e 139.000 dall’America Latina. Per la prima volta il ruolo di Milano come polo di attrazione degli immigrati risulta in calo. Sette anni fa un terzo degli stranieri della regione si stabiliva nella capitale lombarda, oggi sono solo un quinto, cioè 215.000. E sempre per la prima volta, scrive Oriana Liso di Repubblica, “la somma delle presenze negli altri comuni della provincia (232.000) sorpassa le presenze a Milano, cresciute di pochissimo rispetto al 2007: un 1,6% ben lontano dai dati di Bergamo (+9,2% in un anno) o Varese (+16,3%)” – si tratta di sviluppi che ricalcano l’evoluzione dell’ondata migratoria a Milano dal resto del Nord Italia o dal Sud tra gli anni cinquanta e sessanta. A Milano e nell’hinterland continuano a concentrarsi gli irregolari: secondo le stime nel capoluogo lombardo sono 38.000. Nel complesso, secondo il rapporto, i romeni sono gli immigrati più integrati: il 31% di loro è proprietario di una casa, l’82% ha un lavoro regolare. “Per il secondo anno consecutivo, poi”, continua Oriana Liso, “il volume complessivo dei soldi inviati dagli immigrati nei loro paesi di origine (tranne che in Romania) è in calo: un altro segno del fatto che per molti di loro la vera casa inizia a essere l’Italia. Tanto che vorrebbero anche partecipare alle decisioni politiche e amministrative: [...] il 76,2% di chi è in Italia da più di dieci anni vorrebbe votare, contro il 46,9% di chi è arrivato meno di due anni fa”, percentuale comunque molto alta. Secondo i dati del rapporto il 55% degli stranieri voterebbe a sinistra, percentuale che si ribalta a favore della destra nel caso degli immigrati dall’Europa Orientale, i diplomati e i laureati. Inoltre, “per chi è arrivato da poco in Lombardia il lavoro più diffuso resta l’assistenza domiciliare (il 15,9% delle donne), mentre per gli uomini è nell’edilizia”. Il reddito medio mensile degli stranieri immigrati in Lombardia è di 869 euro e non solo è molto basso, ma è anche in calo rispetto al 2007, quando era di 923 euro. Una mappa pubblicata sempre da Repubblica mostra poi le concentrazioni di immigrati irregolari in Italia. Le aree più fortemente interessate dal fenomeno sono, oltre alle province di Nuoro e Sassari, essenzialmente due: un’ampia zona che comprende la Lombardia Orientale, il Veneto e la regione di Bologna, da una parte (approssimativamente, il “regno” della piccola e media impresa ad alto sfruttamento di manodopera, spesso al nero), e una lunga area che va da Napoli alla Sicilia Orientale, passando per la Calabria (cioè le aree a maggiore controllo diretto da parte delle organizzazioni mafiose e a intensa attività agricola che sfrutta manodopera non qualificata). In un altro articolo, pubblicato da Repubblica Metropoli, si cita il parere dell’urbanista Paolo Somma, secondo il quale “le caratteristiche dei quartieri abitati dagli stranieri sono la minore dotazione di servizi, la carenza di manutenzione degli immobili, il degrado degli spazi pubblici. A decidere le zone dove vivono gli stranieri sono i prezzi degli affitti. Si dovrebbe parlare non tanto della nazionalità degli abitanti, ma del loro ceto sociale: gli immigrati oggi occupano le zone dove una volta vivevano le fasce più povere della popolazione”. Concetti confermati da un altro articolo pubblicato da Repubblica sul tema, e scritto ancora una volta da Oriana Liso, sul numero di studenti stranieri a Milano. Le scuole milanesi dove più della metà degli iscritti sono figli di immigrati stranieri sono concentrate nelle zone 2, 9, 4 e 8, “una presenza più forte, diffusa a macchie, che segue di fatto il prezzo degli affitti, concentrandosi dove case e negozi costano meno”. In totale nelle scuole di Milano ci sono 26.000 bambini e ragazzi stranieri, che rappresentano il 14,5% del totale degli iscritti. Stanno crescendo in particolare gli studenti stranieri nelle scuole superiori “a riprova di un processo di scolarizzazione dei minori stranieri che ha assunto caratteri stabili”, scrive il Piano di Zona 2009-2011 dal quale sono tratti i dati. In 20 scuole elementari (sulle 142 cittadine) i minori stranieri sono più del 40% degli studenti. Secondo il quotidiano, infine, oltre la metà dei ripetenti sono stranieri.
(fonti: Repubblica, 23 marzo, 1 aprile, 5 aprile)
2) LOMBARDIA, LA SPECULAZIONE EDILIZIA NON SI FERMA
Nonostante la stretta creditizia e la crisi economica le cronache lombarde parlano di nuovi grandi progetti di speculazione edilizia con cadenza ormai quasi settimanale. Non sempre però tutto fila liscio e secondo i piani, come illustra il caso delle aree dismesse Falck a Sesto San Giovanni, un milione e mezzo di metri quadri da cementificare e la più grande area dismessa d’Europa. Il fondo Limitless del Dubai ha disdetto l’accordo preliminare stipulato a fine dicembre con la Risanamento di Luigi Zunino (sempre sull’orlo del crack per l’indebitamento con le banche) che prevedeva un acquisto dell’area da parte degli arabi a 475 milioni di euro per realizzarvi il grande progetto di “urbanizzazione” firmato da Renzo Piano. Sebbene alcune voci non confermate dicano che il no della Limitless non è del tutto definitivo e che trattative non ufficiali sarebbero ancora in corso, il problema di individuare soluzioni alternative si è fatto pressante. Il sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini (centrosinistra), si è detto disponibile “a esaudire le richieste, giunte anche dall’imprenditoria locale, di una regia pubblica e condivisa per la riqualificazione Falck”. Oldrini sarebbe cioè pronto, secondo il Giorno, a lanciarsi nell’avventura della creazione di un fondo immobiliare con la partecipazione di Intesa Sanpaolo e la regia del Comune, con l’obiettivo di realizzare lo stesso progetto di Renzo Piano che avrebbero dovuto mettere in atto prima Zunino e poi Limitless. Milano Finanza invece scrive che si starebbe andando, sempre con il ruolo decisivo di Intesa Sanpaolo, verso un’ipotesi “spezzatino”, cioè la vendita frazionata dell’area a diversi soggetti, che secondo il quotidiano permetterebbe di ottenere maggiori introiti. I principali fattori in gioco sono tre: 1) Zunino ha debiti insoluti principalmente nei confronti di Intesa Sanpaolo (quasi 500 milioni di euro), che rimane quindi un attore fondamentale; 2) la Risanamento di Zunino non può fallire, altrimenti tutta l’area rimarrebbe invischiata in una lunga procedura di liquidazione; 3) il valore attualmente quotato per le aree (475 milioni), almeno secondo quanto scrive il Giorno, sarebbe eccessivo: tre anni fa erano state vendute a Zunino per 240 milioni e bisognerebbe tornare verso tale cifra.
Un altro progetto faraonico riguarderà invece Segrate, la città dell’hinterland di Milano dalla quale era cominciata la scalata al potere di Berlusconi con la realizzazione di Milano 2. Il progetto riguarda un’area di 1,2 milioni di metri quadri, di cui oltre 400.000 edificabili, e avrà un valore di oltre 1 miliardo di euro. Lo realizzerà il bergamasco Antonio Percassi, ex giocatore dell’Atalanta e ora boss del mattone. Le aree coinvolte saranno Linate, l’Idroscalo e la zona dell’ex dogana, e il piano ha avuto l’avallo, tra gli altri, del presidente della Provincia, Filippo Penati (Pd), dell’assessore regionale all’urbanistica Davide Boni (Lega Nord), dell’assessore regionale alle infrastrutture Raffaele Cattaneo (Forza Italia). Cosa offrirà il progetto? Department store con brand di lusso, golf club, cinema multisala, uffici, appartamenti, un museo di arte contemporanea, hotel a 5 stelle e una grande iniziativa di intrattenimento per ora ancora top secret. La stampa riferisce poi di altri progetti di cementificazione che colpiranno l’area del milanese: a Vimercate si costruirà sull’area del vecchio ospedale, a Melzo ci sarà il “recupero” dell’area ex Galbani, altre iniziative riguarderanno invece Cologno, Arcore e Cassano.
La Provincia di Milano ha presentato un Atlante sul consumo del territorio che riporta dati eloquenti. “Entro breve tempo a Milano il 42% del territorio disponibile sarà occupato da costruzioni: un dato medio, perché in alcune aree si supera già attualmente il 60%. Mediamente la quota di suolo consumato in provincia di Milano è pari al 35,2%. In un futuro neanche troppo lontano la provincia di Monza e Brianza raggiungerà il 60% di urbanizzazione”, scrive il Cittadino, che prosegue scrivendo che se si somma la superficie urbanizzabile, “l’impatto, scorporando il dato medio e considerando le diverse aree è ancora più drammatico: Milano arriverà al 69,9% di superficie occupata, la zona Sud Milano al 41,4% e il legnanese al 54,2%”.
La Regione Lombardia ha varato un altro megaprogetto per Milano fortemente voluto da Roberto Formigoni, quello della Cittadella della Salute, che riguarderà una superficie di 220.000 metri quadri e ha un costo stimato di 520 milioni di euro. La struttura sorgerà nell’area dell’attuale Ospedale Sacco (zona nord-ovest di Milano) e riunirà intorno a quest’ultimo l’Irccs Besta e l’Istituto Tumori di Milano, il tutto entro il fatidico anno dell’Expo, il 2015. I costi saranno coperti per 228 milioni di euro dalla Regione Lombardia, per 40 milioni dallo Stato e il rimanente sarà a carico del concessionario o verrà messo a disposizione da fondazioni. A presiedere la Cittadella della Salute e il relativo progetto è stato nominato un ciellino d’eccellenza, Luigi Roth, presidente uscente di Fondazione Fiera Milano.
Si stanno infine gonfiando i costi dell’autostrada Pedemontana, prima ancora che i lavori siano iniziati. Le ultime stime parlano di un costo superiore del 15% rispetto a quanto originalmente previsto, cioè circa 600 milioni di euro in più. Costo destinato probabilmente ad aumentare ulteriormente perché, come scrive Italia Oggi, “l’opera è molto complessa, per due terzi l’autostrada scorre sotto il livello del terreno e probabilmente di varianti che ne saranno altre ancora”. Il finanziamento di Pedemontana prevede un contributo pubblico di 1,25 miliardi, 514 milioni verranno dai soci privati, i restanti quasi 3 miliardi verranno raccolti mediante indebitamento. Il rendimento per gli investitori privati non sarà inferiore al 7%.
(fonti: Il Giorno, 22 marzo, 25 marzo, 26 marzo; La Repubblica, 25 marzo; Milano Finanza, 25 marzo, 28 marzo; L’Eco di Bergamo, 21 marzo; Avvenire, 29 marzo; Il Cittadino Nord Brianza, 21 marzo; E Polis, 28 marzo; Corriere della Sera, 28 marzo; Italia Oggi, 4 aprile)
3) SCUOLE AL COLLASSO
“Alla scuola lombarda mancano 80 milioni di euro [...] secondo una stima della Cisl: soldi che il ministero dovrebbe passare direttamente ai presidi per pagare supplenze, visite fiscali e gli extra per arruolare gli insegnanti nelle commissioni degli esami di maturità. Ma anche per la carta per le fotocopie e quella igienica nei bagni, i corsi di recupero e i computer. Insomma: tutto, tranne gli stipendi dei docenti assunti. Per tappare la voragine le 1305 scuole lombarde da mesi danno fondo alle proprie casse spendendo il poco che rimane dagli anni scorsi”, scrive sulla Repubblica Franco Vanni. Che prosegue: “Al liceo Koiné di Monza il debito è tale che la dirigente scolastica ha annunciato ai supplenti che non saranno più pagati: se vogliono possono lavorare gratis. E se l’istituto Palo Sarpi di Settimo Milanese non ha rinnovato i contratti in scadenza a quattro docenti precari, alla scuola Tolstoj di Desio (materna, elementare e media) se un prof è assente capita che la classe venga smistata in altre aule”. E’ dal 2006 che i pagamenti hanno cominciato ad arrivare a singhiozzo, ma la situazione è drasticamente peggiorata dal novembre scorso, quando il ministero ha emesso una circolare con cui si azzeravano i fondi di funzionamento (circa il 10% del bilancio delle scuole). “Ed è di questi giorni la doccia fredda: non solo il debito non sarà saldato, ma è destinato ad aumentare. Le scuole lombarde, infatti, riceveranno per l’anno solare 2009 circa 70 milioni per coprire spese che ammontano al doppio”. La Repubblica cita altri casi esemplificativi della situazione a Milano: “Alla scuola elementare e media Pizzigoni per mancanza di fondi si risparmia sulla sicurezza: all’ingegnere che faceva i controlli sulla struttura non è stato rinnovato il contratto”, un fatto grave in una scuola che risale agli anni venti. Alla scuola di via Vespri Siciliani, zona Lorenteggio, è in atto “un programma di risparmio da tempi di guerra: si stampano le circolari sul retro di fogli usati, si razionano i collegamenti Internet e si chiede ai genitori di contribuire alle spese. Un primo balzello di 20 euro è stato chiesto alle 800 famiglie di elementari e materne a febbraio”. E ci sono ancora scuole che vanno a pezzi, letteralmente. All’asilo “Aldo Moro” di Abbiategrasso è crollato metà del controsoffitto di un’aula e calcinacci di cartone pressato sono crollati su insegnati e bambini, due dei quali sono stati portati al pronto soccorso, per fortuna solo con escoriazioni. Il motivo? “Il personale aveva aperto lievemente le finestre per arieggiare i locali”, come scrive il Corriere della Sera, e il vento ha creato pressione sul vuoto del controsoffitto. Si è ancora una volta sfiorata la tragedia, perché insieme al cartone pressato sono cadute anche le lampade, che fortunatamente non hanno colpito nessuno. E’ la terza volta in soli cinque anni che si verifica un crollo nelle scuole di Abbiategrasso.
(fonti: Repubblica, 16 marzo; Corriere della Sera, 25 marzo)
4) AGGIORNAMENTI SULL’EXPO
In attesa della nomina del pidiellino Lucio Stanca, fedelissimo di Berlusconi, ad amministratore delegato e, forse, presidente di Expo 2015 Spa, ci sono da segnalare alcuni nuovi sviluppi relativi all’evento che incombe su Milano. “L’Espresso” del 26 marzo ripercorre la storia del progetto del maxitunnel che dovrebbe attraversare la città e che è stato inserito in questi giorni nel dossier Expo 2015. Lo ricordiamo: si tratta di un’opera da 2 miliardi di euro stimati e lunga 14,5 chilometri (dalla sede dell’Expo a Rho-Pero fino a Linate), proposta dall’impresa privata Torno (che nel 2007 aveva 54 milioni di passivo, sottolinea l’Espresso). L’idea originaria è della giunta del sindaco Gabriele Albertini, che nel 2006, poco prima di lasciare la poltrona, ha dichiarato di pubblico interesse il progetto che in prima istanza era incentrato sulla costruzione di un tunnel dall’autostrada da Torino fino alla stazione Garibaldi, lungo più o meno la metà di quello previsto oggi. Secondo il settimanale “il vero sostenitore del progetto è Roberto Formigoni. A rilanciarlo è uno degli assessori comunali [a lui] più vicini, Carlo Masseroli. L’estate scorsa i suoi uffici diffondono uno studio che cambia radicalmente le carte in tavola. L’analisi è elaborata da Infrastrutture Lombarde, longa manus di Formigoni per le grandi opere. [...] Del vecchio obbligo di un garante privato, così scomodo per la Torno, non si parla più. Lo studio ribalta infatti l’idea di un’opera che si realizza da sola e, al contrario, ipotizza la necessità di un intervento pubblico: 800 milioni di euro (Iva esclusa) nell’ipotesi più onerosa fra quelle messe nero su bianco, che peraltro non tiene conto dell’ineluttabile incremento dei costi che sembra accompagnare ogni opera pubblico. Altro aspetto delicato: il nuovo piano concede alla Torno la gestione del tunnel per un periodo lunghissimo: 40 anni nei documenti di Masseroli; 60 anni a dar retta al progetto riportato dalla società stessa sul suo sito”. Ma chi c’è dietro alla Torno? Recentemente è entrato a fare parte della società il finanziere Alberto Rigotti che, sempre secondo l’Espresso, “ha saputo ritagliarsi una serie di relazioni eccellenti, intessendo rapporti d’affari con l’ex presidente dell’Unipol, Giovanni Consorte, con Stefania Craxi e, soprattutto, con Marcello Dell’Utri, uno dei collaboratori chiave di Silvio Berlusconi, che l’ha accompagnato al debutto nell’editoria quando, nel 2007, il finanziere ha acquistato il quotidiano E Polis”. Da qualche anno poi Rigotti è entrato nel lucroso mondo delle concessioni pubbliche autostradali. Dietro al progetto del maxitunnel ci sono poi come al solito anche le due grandi banche milanesi, Unicredit e Intesa Sanpaolo: “Il piano finanziario è al momento oggetto di revisione”, ha dichiarato Rigotti citato dall’Espresso. “Ci stanno lavorando i nostri partner Unicredit e Banca Intesa”, un intervento evidentemente necessario anche perché, come scrive la Repubblica, “è del tutto evidente che la cordata Torno non è in grado di sostenere l’intero peso finanziario dell’opera” che riverserà sulla città fino a 150.000 automobili al giorno.
Intanto la Expo SpA comincia dai licenziamenti. Come scrive Corrado Dragotto sul Giorno, “andranno tutti a casa i precari di Expo Spa. A causa delle mancata entrata in attività della società di gestione dell’evento, i 15 lavoratori a tempo determinato alle dipendenze del Comitato di pianificazione ‘festeggeranno’ con il mancato rinnovo del loro contratto il ‘compleanno’ della vittoria di Milano su Smirne”. Il Giorno scrive anche di “voci sempre più insistenti circa una selezione di personale dal forte sentore di spoils system avviata a Roma e volta a riempire 200 caselle vuote”. Da parte sua Repubblica, in un articolo di Giuseppina Piano, ricorda che entro il 20 aprile 2010 il progetto di Expo dovrà essere “registrato” al Bie, il Bureau internazionale che assegna le Esposizioni universali. “Nel ‘master program’ si contava di metterci un anno e mezzo a preparare il dossier di registrazione. Il tempo, a questo punto, andrà quasi dimezzato. [...] Come? Con un ‘master program’ che nel frattempo è stato riaggiornato, impietosamente compresso accorciando tutte le fasi. [...] I tabù oggi si chiamano ‘Accordo di programma’, ‘Valutazione di impatto ambientale’ e ‘Concorsi internazionali di progettazione’. [...] Bisognerà dimostrare al Bie entro l’aprile 2010 che Rho-Pero è formalmente nelle disponibilità della società speciale Expo Spa, ma per farlo bisogna chiudere l’Accordo di programma per le aree, in pratica formalizzare cosa farci prima ma soprattutto dopo il 2015. La procedura richiede 346 giorni, si arriverà dunque più che pericolosamente a ridosso del time out del 30 aprile 2010. La trattativa doveva partire il 15 ottobre ma finora non si è andati oltre l’atto formale di apertura”. Giuseppina Piano ricorda poi che “l’Expo non è solo un grande business per chi oggi ha aree agricole e domani le riceverà indietro costruibili e infrastrutturate (il loro valore potrebbe salire di qualcosa come 600 milioni di euro, dice una stima non ufficiale), bisognerà inventarsi e far accettare ai privati che dopo il 2015 resti anche una funzione pubblica”. Intanto si è costituito un “Forum civico sull’Expo” chiesto da una parte dell’opposizione nel consiglio comunale di Milano. Letizia Moratti invece di restarne contraddetta, ne gioisce, e a ragione: ogni iniziativa civica a sostegno dell’Expo sarà un utile paravento per gli sperperi e il saccheggio del territorio che un evento insensato e controproducente come l’Expo inevitabilmente genera, con o senza Forum civici.
(fonti: L’Espresso, 26 marzo 2009; Il Giorno, 28 marzo; Repubblica, 29 marzo; Corriere della Sera, 27 marzo)
5) “CATTEDRALI NEL DESERTO”: DOPO MALPENSA ARRIVA MONTICHIARI
Non bastavano i grattacapi di Malpensa e Linate prima e dopo la privatizzazione di Alitalia, ora si apre anche il capitolo del D’Annunzio di Montichiari, il miniaeroporto di Brescia che si vuole portare in concorrenza con i due aeroporti milanesi e con quello di Orio al Serio. Lo scalo bresciano è di proprietà dell’aeroporto Valerio Catullo di Verona e a Brescia si è aperta la battaglia per “conquistarlo”. La cordata formata da Provincia, Comune e Camera di Commercio di Brescia ha messo sul piatto 40 milioni di euro per acquistarlo, ma i veronesi nicchiano e il presidente della Provincia scaligera, Elio Mosele, ha definito l’operazione dei bresciani addirittura “una dichiarazione di guerra”. I soldi però non puzzano mai e quindi, guerra o non guerra, le due parti comunque si siederanno al tavolo per cominciare a parlare di un piano di sviluppo congiunto da 230 milioni di euro. E intanto si stanno per inaugurare nuovi voli da Brescia per Alghero, Roma, Napoli e Catania. Si aggiunge così un tassello al mosaico della concorrenza priva di regole tra gli aeroporti lombardi, e tra questi e Trenitalia, che finora ha causato solo e unicamente disastri in regione e in Italia.
(fonti: Corriere della Sera, 21 marzo e 24 marzo)
6) LA LEGA NON PARLA IL DIALETTO, MA CI COSTA 280.000 EURO
Era stato inaugurato nel 2003 in grande pompa da Umberto Bossi in persona, grazie a un finanziamento di 280.000 euro messo a disposizione dallo stato e con locali forniti gratuitamente dal comune di Busto Arsizio. Sei anni dopo il Centro di documentazione dei dialetti è null’altro che un fantasma, come racconta il Corriere della Sera. I locali in una dependance del municipio di Busto, che ospita tra gli altri anche il distaccamento locale dell’Università dell’Insubria, sono vuoti, la biblioteca del centro è sprangata (chissà se contiene effettivamente dei volumi?) e vuoti sono gli uffici della segreteria e del presidente del centro, l’ex sindaco leghista Gianfranco Tosi. Confermano le impiegate che lavorano nel municipio: “Qui non vediamo mai nessuno. Gli orari di apertura? Non siamo in grado di dare questo tipo di informazioni, non le sappiamo nemmeno noi”. Eppure il centro, come scrive il Corriere, “era nato con ben altre ambizioni: presidente onorario Umberto Bossi e distacco di tre impiegate comunali che aveva fatto sobbalzare l’opposizione. [...] Nel 2005 lo Stato aveva finanziato il centro bustese con una elargizione di 280.000 euro”. Insomma, i soldi dei contribuenti sono stati buttati via per una pura operazione di propaganda leghista.
(fonte: Corriere della Sera, 25 marzo)
