16
apr
09

Quarto Oggiaro downtown: ovvero pratiche di luogocomunismo urbano

Recensione di: Gianni Biondillo, “Metropoli per principianti”, Guanda, 2008, pp.207, Euro 12,00 (a cura di Alberto Busi).

Dopo avere reso onore al genere ‘giallo’, con Per cosa si uccide e Con la morte nel cuore, in cui ha descritto una Milano inusuale attraverso gli occhi e le esperienze del commissario Ferraro, Gianni Biondillo nel 2008 è tornato ad attrarre la nostra attenzione con un libro che celebra il meticciato di genere. Il suo lavoro, “Metropoli per principianti” (Guanda, 2008), infatti, pur non essendo né un romanzo né un saggio sembra più il tentativo, per noi riuscito, di una loro efficace fusione. La prima parte intitolata “My playlist (il Novecento italiano a mio modesto avviso)” richiama quello che potrebbe essere definito un saggio trans-disciplinare: spezzoni di storia dell’architettura italiana del secolo appena trascorso unite sagacemente a note di urbanistica e sociologia. Qui l’autore ci racconta, dando sfogo al suo senso critico, il Lingotto e il Teatro Regio a Torino, la Villa Bianca a Seveso (“una di quelle opere che hanno permesso l’ingresso dell’Italia nel consesso modernista europeo”), il Villaggio dei Giornalisti a Milano (“questo stretto parallelepipedo intonacato di bianco, sospeso su delle gambette fragili, impossibile da raggiungere se non con una ripida ed esile scaletta”), il Novocomum a Como (“edificio condominiale che ha la violenza di uno schiaffo in pieno volto per il suo nitore abbacinante, per la totale eliminazione di ogni decoro di facciata…”) oltre agli altri evidenti segni lasciati dall’architettura italiana nel corso del Novecento . Il clou del libro in realtà appare la seconda parte. Qui Biondillo sembra farsi trascinare della tecnica del romanzo. Ed è qui che prende corpo il racconto di Milano. E’ qui che l’Autore riesce a cogliere i tratti della postmodernità nelle grandi metropoli quando ci indica che in tempi di crisi sono proprio “le banlieues, le periferie urbane, i non luoghi” i posti ideali per combatterli, scacciarli. Infatti questi, più che altri, si presentano come “ luoghi dove si può, si deve, scegliere se essere omologati al potere e quindi marginali (alla società e a se stessi) oppure essere creativi, in quanto periferici al potere”. Descrivendo le periferie l’Autore si sofferma sul suo paesaggio privilegiato, la sua ‘ossessione’: il quartiere milanese di Quarto Oggiaro (dove ha risieduto fino a poco tempo fa). E’ una descrizione volta innanzitutto a scardinare il luogo comune che descrive Quarto Oggiaro: la sua identificazione con il Bronx newyorchese. Biondillo infatti sottolinea che il principale luogo comune quando si parla di realtà urbane è dato dall’identificazione della periferia con la marginalità. Il meccanismo è semplice: “si prende una condizione geografica (la periferia) e le si sovrappone pedissequi una condizione sociale (la marginalità)”. Quarto Oggiaro, quindi spiega Biondillo, non è il Bronx: innanzitutto perché il Bronx si è trasformato in uno dei principali quartieri borghesi di New York e poi perché la periferia non è più, nella fase postmoderna che viviamo, una pura e semplice incarnazione del male, il luogo dove, quasi in modo scontato, devono prendere corpo le nostre paure di cittadini metropolitani. La periferia, al contrario, è un laboratorio di convivenza sociale, dove si prende contatto con mondi lontani, in cui le distanze culturali si avvicinano. La parte finale, Prima vennero a prendere gli zingari, è un viaggio emozionante all’interno del mondo rom. Biondillo scrive, in controtendenza con la vulgata ufficiale trasmessa dai nostri mezzi di comunicazione di massa, di un popolo che lavora, prova a integrarsi da sempre, manda i propri figli a scuola, non delinque sempre e comunque ma, cosa che ai più non risulta accettabile, ha un orizzonte culturale totalmente altro. Talmente altro che parecchi di loro, per semplificarsi la vita, per non perdere il lavoro, scelgono di annullare la propria identità. Un libro, questo di Biondillo, che pur non avendo un’identità di genere specifica e precisa, rimane un libro originale che ha la capacità di tempestarci di stimolanti dubbi e interessanti contaminazioni.