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“Bellissima Lombardia, e bella Milano….” Note di antropologia urbana

Recensione di: Guido Piovene, <<Milano>> in “Viaggio in Italia”, Baldini&Castoldi, 2007, pp.917, Euro 6,90 (a cura di Alberto Busi).

Nel 1953, Guido Piovene, su incarico della RAI, inizia un lungo viaggio di tre anni per la penisola con l’intento di ‘scattare’ una fotografia sistematica del paese per evidenziarne i principali tratti, i guai, i vizi e i nodi che lo contraddistinguono. Travestito da viaggiatore, etnografo o meglio antropologo si scontra con lo spirito, l’anima degli italiani. La lunga peregrinazione si trasforma in un libro memorabile di quasi novecento pagine che troviamo ancora oggi sorprendentemente attuale. Nonostante la mole impegnativa non è mai stantio, ripetitivo o noioso. Nei quasi sessantanni passati il nostro paese non sembra poi così cambiato. Certo il paesaggio è diverso, l’architettura può apparire mutata ma la sostanza del paese, la sua più profonda anima, l’atteggiamento dei suoi abitanti verso la politica, la cultura, l’economia appare molto simile. Piovene fa risaltare brillantemente i tratti immutabili del nostro carattere nazionale. Senza assumere mai toni profetici, guidato da uno straordinario spirito d’osservazione, da’ vita a un reportage, unico nel suo genere, che ci piace avvicinare ai resoconti di viaggio in Italia di altri illustri e famosi narratori (Stendhal Goethe, ecc.). Un’opera enciclopedica, divulgativa, da sfogliare di tanto in tanto per soddisfare il bisogno di conoscere al meglio il nostro paese. Anche il metodo d’indagine e i suoi strumenti sono originali: l’autore infatti non si affida solo alle proprie sensazioni ma il suo racconto è impreziosito dal dialogo costante con le realtà incontrate. La lunga passeggiata di Piovene è descritta attraverso soste nei caffè, nelle trattorie, nei luoghi di socializzazione degli umili, dialoghi con gli avventori, sguardi curiosi nei luoghi di culto, discussioni con gli abitanti dei palazzi del potere.

E’ stato un piacere rileggere l’ampia sezione dedicata da Piovene a Milano e la Lombardia. Traspare da subito il compiacimento del viaggiatore curioso, scaltro, che scansa la retorica e i luoghi comuni. L’incipit dell’autore lo conferma. “Bellissima Lombardia, e bella Milano. Bisogna liquidare il luogo comune che questa regione e questa città siano inferiori di bellezza al resto dell’Italia.” Certo è una bellezza differente, che si distingue da quella veicolata dall’immagine turistica italiana (dalle pubblicità, dalle cartoline ecc.). Una bellezza meno caratteristica, spiega l’autore, meno appariscente e immediata. Da cercare, e scovare con uno sguardo più da viaggiatore curioso che da turista convenzionale. Gli stessi autoctoni infatti fanno fatica a individuarla e a riconoscerla preferendo descrivere il proprio mondo, la propria città e regione “più comodo che poetico”. Eppure, Milano è bella. I segni della sua bellezza, nel 1953 ancora ben visibili, oggi, dopo le varie deturpazioni subite, sempre più opachi, vanno, tra l’altro, dall’impronta architettonica romanica(esempi ne sono le basiliche di S.Ambrogio e S.Eustorgio) a quella del neoclassicismo (si pensi all’area di Via Montenapoleone ). E poi la sua bellezza, il suo essere così particolare, sta in un’altra caratteristica (che ravvisiamo ancora oggi): “Milano è forse la città che ci invita di più

a quelle esplorazioni senza meta precisa che sono guidate dal cuore; chi l’ama vi riscopre la vecchia cartoleria, la vecchia pasticceria o salumeria, non meno venerabili dei monumenti.” Ma la prosa di Piovene diventa più incisiva man mano che la descrizione di Milano e dei suoi abitanti entra nel vivo. La vera caratteristica della Lombardia e del suo capoluogo sembra essere la consapevolezza di detenere il primato economico di un paese che si dimostra ingrato, incapace di valorizzarne l’energia, il lavoro e l’iniziativa. “La Lombardia è generosa, orgogliosa di <<mantenere>>, com’essa crede, gran parte della nazione; ma trova poi che i mantenuti sono spesso ignavi ed ingrati”. Questo atteggiamento culturale si è spesso tramutato in lombardocentrismo, in forme più o meno venate di razzismo, basate sulla pretesa di essere altro rispetto al paese, di rappresentarne a priori il meglio. Proprio questo sentimento è stato il terreno da cui hanno preso vigore fenomeni politici recenti che hanno tentato di alimentare il malcontento locale trasformandolo in vere e proprie istanze separatiste. Per ora sembra aver ragione ancora Piovene; il popolo lombardo si lamenta, protesta, dà voce spesso e volentieri alle ragioni del proprio portafoglio, crede di star meglio da solo ma forse è troppo borghese per dare effettivo sfogo alle proprie lagnanze separatiste.

Interessante poi la nota finale di Piovene a tal proposito: “L’unica via d’uscita che si offre a Milano per convivere con lo Stato in una situazione come l’italiana è quella d’impadronirsene”. E a dire il vero negli anni e decenni che seguono il resoconto dell’autore, Milano, è riuscita a occupare il centro dello Stato e della politica italiana a più riprese: basti ricordare, tra le altre, la lunga egemonia craxiana, quella di Berlusconi e dei lumbard. Ci rimane ancora il dubbio se Milano si sia realmente riconciliata con il paese o se ancora, come nel periodo descritto da Piovene, covi malumori e lagnanze percependo di vivere il dramma di “essere una città tra le più ricche d’Europa, inserite in una nazione tra le più povere d’Europa.”



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