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Milano Internazionale – Cronache – N. 21 del 7 maggio 2009

SOMMARIO:

1) MILANO CITTÀ CHIUSA

2) IL DISASTRO DELLE ESTERNALIZZAZIONI ALLE POSTE

3) LA POPOLAZIONE DI MILANO CRESCE

4) ERRORI E ORRORI DELLA STAMPA MILANESE

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1) MILANO CITTÀ CHIUSA

Milano vietata, Milano off-limits, Milano recintata, Milano impacchettata, Milano a numero chiuso… le ultime due settimane sono state un florilegio di notizie che parlano di una città sempre più chiusa per chi vuole manifestare, per i profughi, per i giovani o semplicemente per chi vuole usufruire di spazi pubblici.

Una delle notizie più preoccupanti è quella dell’intenzione del Comune di Milano di vietare le manifestazioni nella più importanti piazze e vie della città. La proposta è partita dal prefetto Lombardi e dal sindaco Moratti con l’obiettivo di attuare la direttiva emanata nel gennaio scorso dal ministro degli interni Maroni dopo la manifestazione di immigrati sul sagrato del Duomo. Il vicesindaco De Corato e il capo della polizia locale Bezzon hanno ricevuto l’incarico di stilare il relativo protocollo che verrà sottoposto al Comitato per l’ordine e la sicurezza e successivamente a partiti politici, sindacati e commercianti. Secondo il progetto dovrebbero essere off-limits per cortei e manifestazioni Piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele, Piazza Mercanti, Piazzetta Reale, Piazza della Scala, Piazza Cordusio e Piazza S. Ambrogio. In pratica pressoché l’intero centro della città sarà vietato a chi vuole manifestare. Le generiche finalità dichiarate della proposta aprono spazio anche a un ulteriore ampliamento delle aree vietate: “tutelare luoghi caratterizzati da una forte connotazione simbolica o da consistenti flussi di pubblico”, criteri sulla base dei quali in futuro il divieto di manifestare pubblicamente il dissenso potrà essere allargato all’intera città. I promotori aggiungono tra le motivazioni anche la necessità di “salvaguardare il fondamentale diritto della mobilità”, frase che suona più che grottesca alla luce dello sfascio di cui ha dato prova il trasporto pubblico milanese e lombardo negli ultimi mesi senza alcun adeguato intervento correttivo di Comune e Regione. La beffa ultima potrebbe essere poi quella della ipotesi ventilata dal vicesindaco Riccardo De Corato, quella di consentire l’uso delle piazze per manifestazioni “istituzionali”: i governanti potrebbero cioè manifestare, mentre ai “sudditi” sarebbe vietato. E’ tornata inoltre all’ordine del giorno un’altra pericolosa proposta che era stata già ventilata tempo fa: chi organizza una manifestazione dovrà prima ottenere una fideiussione per coprire gli eventuali danni causati. Una tale norma conseguirebbe tre scopi, più precisamente quello di consentire di fatto le manifestazioni solo a chi dispone di un patrimonio sufficiente a ottenere una fideiussione, quello di allungare i tempi per organizzare una manifestazione vista la lunghezza delle procedure per ottenere fideiussioni bancarie e quello di consentire alle banche, in virtù del potere di concedere o meno una fideiussione, di decidere chi può manifestare e chi non può farlo. La proposta di vietare le manifestazioni in larga parte del centro di Milano è stata avanzata in un contesto, già preoccupante, in cui a breve verranno approvate le ronde, mentre la città è già presidiata dall’esercito e a livello nazionale sono state avviate politiche e introdotte normative che limitano gravemente il diritto allo sciopero. Tra le reazioni vanno registrate quella dell’Unione del Commercio, che esulta (“meno manifestazioni tutelerebbero gli affari dei negozi”), mentre Pd e Cgil per ora si dicono contrarie. Di fronte a questo attacco alla libertà di manifestare il presidente della Provincia Filippo Penati, diventato a pieno titolo uno dei principali esponenti della destra milanese, si limita a obiettare che “sulla sicurezza [sic!] la priorità è un’altra: dopo violenze e stupri il governo deve mandare più poliziotti e carabinieri”. La Lega, per voce del suo deputato Matteo Salvini, parla di direttiva inevitabile. La stampa da parte sua ipotizza una soluzione di compromesso di tipo romano in base alla quale verranno stabiliti per le manifestazioni percorsi definiti che escludano il passaggio dal centro storico. La proposta del Comune, se passerà, non avrà praticamente precedenti nella storia milanese: per ritrovare qualcosa di simile bisogna risalire allo stato di emergenza dichiarato nel 1898 per la rivolta del pane, terminata con le famigerate cannonate di Bava Beccaris.

Negli ultimi giorni c’è stata anche la vicenda dei rifugiati che hanno protestato per rivendicare i loro diritti, ampiamente riportata da tutti i giornali. L’organizzazione e la tenacia di cui i profughi hanno dato prova, manifestando anche in pieno centro nelle giornate del Salone del Mobile, hanno profondamente irritato i poteri forti milanesi. Ne è un segno il fatto che sia il sindaco Moratti sia il prefetto Lombardi hanno subito dichiarato che all’origine della mobilitazione c’era una regia occulta. Le reazioni non si sono fatte attendere, a partire dalle denunce per l’occupazione dei binari, fino agli inviti del quotidiano Libero di mandare i profughi a lavorare in Abruzzo per la Protezione Civile. Ma, soprattutto, Letizia Moratti ha chiesto di fissare per ogni regione un numero chiuso per i profughi da accogliere, chiedendo al ministro degli interni Maroni di fare in modo che i rifugiati siano trattenuti nei centri di competenza territoriale (come il Care di via Corelli). Tra le altre notizie vi è la decisione del Comune di Milano di fare un censimento delle aree dismesse per chiuderle tutte con recinzioni e cancellate, sul modello di quanto è stato fatto per il cavalcavia di via Bacula dopo lo sgombero dei rom. Il Comune ha inoltre dichiarato di avere in progetto la chiusura di tutti i campi rom (ivi compresi quelli regolari) nel giro di qualche anno, lasciandone solo alcuni per la sosta temporanea.

A tutto ciò va aggiunta anche la nuova “normativa antikebab”, che sanziona pesantemente chi sosta di fronte agli esercizi alimentari artigianali, ivi compresi i gelatai. Un’altra situazione ampiamente descritta dagli organi di stampa e che va anch’essa inserita in questo contesto di progressiva “chiusura al pubblico” di Milano è quella dei giardinetti di viale Montenero di fronte al bar Mom, ora recintati e aperti solo di giorno per impedirne la frequentazione serale da parte dei giovani con il relativo smercio di birra a basso prezzo. Al di là delle considerazioni sul rumore, è chiara l’intenzione di relegare l’aggregazione giovanile unicamente agli spazi commercializzati (cioè a quelli chiusi dove si vendono birre a 5 o 6 euro, con i relativi alti profitti). A Treviglio, non lontano dalla capitale lombarda, va poi registrata l’uscita del deputato leghista nonché candidato alla Provincia, Ettore Pirovano, che ha proposto di creare una corsia preferenziale per gli italiani nei pronto soccorso, con una giustificazione davvero balzana: “i nostri anziani non possono aspettare due-tre ore mentre fanno passare davanti a loro un sacco di immigrati che i medici curano in fretta per paura di possibili denunce o nel timore che arrivi la polizia”! E nel delirio generale va registrata infine l’iniziativa delle associazioni milanesi anti-writers Muri Puliti e Anti-graffiti che alla vigilia del 1° maggio hanno impacchettato con teloni di plastica i muri della centrale via De Amicis per difenderli dai graffittari.

AGGIORNAMENTO DELL’8 MAGGIO: A sole poche ore da quando abbiamo messo online questo articolo, si sono aggiunti altri due casi eclatanti che dipingono Milano come una città sempre più chiusa. Il deputato leghista Matteo Salvini ha proposto che in metropolitana vengano riservati appositi vagoni per i milanesi, la sua collega di partito Raffaella Piccinni si è spinta ancora più in là e ha proposto di creare vagoni solo per extracomunitari.  Vale la pena di citare alcune dichiarazioni di quest’ultima riportate dal Giorno: “Perché si tollera la presenza di tutti questi immigrati che fanno gli accattoni, ti rubano il portafoglio, ti si strusciano persino addosso?”. La Piccinni, tra le fondatrici del sindacato autonomo dei taxisti Silt (500 iscritti) parla poi della sua professione…:  “Funziona così: i rom prima ti picchiano e poi ti chiedono l’incasso. Forse perché vengono da una cultura che ha meno rispetto per i diritti umani rispetto alla nostra. Quando ci rapina un italiano, invece, qualche volta ci facciamo perfino due chiacchiere”, e prosegue “gli immigrati usano il nostro sistema democratico contro di noi. Io lavoro, ma se non pago un bollo lo Stato mi perseguita per anni. Gli zingari invece hanno il Mercedes, non pagano né il bollo né assicurazione e nessuno li tocca”. Come se non bastasse, le cronache di oggi citano un’altra campagna, quella contro i cani dei “punkabbestia”, promotori ancora una volta il sindaco Letizia Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi, che stanno per emettere un’apposita ordinanza, con l’esplicito sostegno del vicesindaco Riccardo De Corato. Nell’ordinanza si può leggere che “la mancata corretta gestione dei cani costituisce un pericolo per la pubblica incolumità e turba la libera fruizione degli spazi pubblici”. Per porre rimedio a questo sconvolgente problema si procederà al sequestro coatto dei cani e alla loro reclusione nei canili municipali per un periodo di rieducazione, ovvero per citare il burocratese dell’ordinanza, i poveri animali verranno sottoposti  “a un intervento terapeutico comportamentale a spese dei proprietari” – in realtà ci sembra che ad avere bisogno di un intervento terapeutico comportamentale non siano i cani, bensì chi ci propina follie del genere.

(fonti: Corriere della Sera, 1 maggio; Giorno, 25 e 28 aprile; Repubblica, 24, 28 e 30 aprile, 4 maggio; E Polis, 30 aprile; Libero, 24 aprile)

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2) IL DISASTRO DELLE ESTERNALIZZAZIONI ALLE POSTE

Nove mesi fa le Poste Italiane di Milano avevano esternalizzato il servizio di distribuzione delle lettere affidandolo a due aziende private, il colosso olandese Tnt (che nei mesi scorsi aveva messo in mobilità 60 dipendenti a Milano) e la più piccola Act. Il risultato è stato un disastro e ora le poste hanno cancellato i due contratti di appalto. Invece di generare efficienza e risparmi, come era stato annunciato, l’esternalizzazione ha portato a una vera e propria situazione di sfascio, di cui il Corriere della Sera fornisce alcuni esempi: “cinquanta pacchi di posta abbandonati in via Sammartini; altri sacchi lasciati in via San Marco (abbandonare la corrispondenza è un reato penale); 35 mila raccomandate accumulate in un magazzino in zona Baggio; palazzi di viale Abruzzi che ricevevano le lettere ogni due settimane; bollette arrivate già scadute; quartieri «dimenticati» per settimane; un’interrogazione in Parlamento; un bombardamento quotidiano di proteste via mail, fax, telefono”. Il contratto con la Tnt è stato rescisso perché, tra le altre cose, l’azienda subappaltava i servizi ad alcune cooperative, cosa che era espressamente vietato dalla convenzione con le Poste. Perdono così il posto 150 postini, che verranno sostituiti da altri 150 ingaggiati direttamente dalle poste, ma solo con un contratto a tempo determinato.

(fonti: Corriere della Sera, 21 gennaio, 23 e 24 aprile)

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3) LA POPOLAZIONE DI MILANO CRESCE

Al 31 dicembre 2008 Milano aveva esattamente 1,3 milioni di abitanti, con un aumento di 7.000 abitanti rispetto all’anno precedente. Era da lungo tempo che la sua popolazione non registrava una crescita anno su anno. L’aumento è attribuibile, come spiega il Corriere della Sera, soprattutto all’afflusso di stranieri. Gli stranieri residenti, e quindi con regolare permesso di soggiorno, sono in tutto 186.000. In testa rimangono i filippini (28.000), seguiti da egiziani (23.000) e cinesi (15.000). Nel 2008 a Milano i nuovi nati sono stati 12.150. Un milanese su tre ha più di 60 anni e l’età media del milanese supera i 55 anni, ma è la leva del 1969 che si ritrova a essere maggioritaria con i suoi 23.356 membri. I centenari milanesi sono ben 635.

(fonte: Corriere della Sera, 29 aprile)

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4) ERRORI E ORRORI DELLA STAMPA MILANESE

Il Giornale commentando il recente stupro compiuto a Sesto San Giovanni scrive una vera e propria bestialità: “Non stupirebbe se gli autori dello stupro fossero slavi: secondo il rapporto del Viminale romeni, albanesi e marocchini sono ai primi tre posti per numero di denunciati o arrestati”. Peccato che né i romeni, né gli albanesi, né i marocchini siano slavi. Da parte sua il Corriere della Sera in un articolo dedicato all’imminente superamento dell’altezza del grattacielo Pirelli da parte di quello della nuova sede della Regione formigoniana, scrive: “Il Pirellone, inaugurato il 4 aprile del ’60, divenne subito il simbolo della borghesia del Nord e del boom economico. E per questo fu preso letterariamente di mira dall’anarchico protagonista di «La vita agra» di Luciano Bianciardi, che aveva il desiderio di farlo saltare in aria”. In realtà il protagonista de “La vita agra” di Bianciardi voleva fare saltare in aria il palazzone della Montecatini di Largo Donegani, e non il Pirellone.

(fonti: Giornale, 27 aprile; Corriere della Sera, 6 maggio)