11
mag
09

Milano e le sue geo-grafie nascoste

Quando la velocità incontra la normalità

(Hanno collaborato Stefania Moretti, Barbara Valentino)

Questa rubrica nasce per accogliere la descrizione di luoghi e spazi ‘originali’ del territorio milanese e dei suoi dintorni. Originali perché fuori dal contesto del consumo, fuori dai circuiti della moda, della movida milanese. Spesso la loro particolarità consiste nella loro localizzazione, altre volte nel loro apparire, altre ancora nell’identità delle persone che li frequenta o nei racconti, e nelle leggende metropolitane che circolano o circolavano su di loro.  Per descrivere questi angoli di Milano, questi spazi a margine, queste ‘periferie metropolitane’, abbiamo scelto una formula insolita. Sarà un racconto a più mani, a più stili. Chi si cimenterà in questa scrittura inusuale di Milano, non saranno solo i membri di redazione, ma soprattutto i frequentatori, i consumatori di questi luoghi. Uno spazio aperto, una lavagna destinata a raccogliere le innumerevoli geo-grafie milanesi.

Nella prima uscita della rubrica il protagonista è un luogo nascosto, quasi avvolto nella sua apparenza, nella sua patina di anonimato: un Bar di Via Masera (Zona Lima), che ha attratto e continua ad attrarre migliaia di milanesi. E’ un bar qualunque, come tanti altri: un’insegna comune, un arredamento comune, dei gestori apparentemente comuni, una localizzazione di non semplice individuazione. Ma se passate da quelle parti in una qualsiasi sera d’apertura, magari tra mezzanotte e le tre, sarete affascinati dal numero di persone che lo popolano. Le ragioni saranno subito evidenti: un clima di normalità casalinga ad accogliere le vostre chiacchere, una velocità folle di preparazione degli ingredienti dei panini. Talmente folle che in alcuni ambienti, il luogo, anonimo, viene identificato, non si offenda il gestore, con l’appellativo di “Pazzo”. Già quante sere, sono finito e siamo finiti dal “Pazzo”. Entri, identifichi un panino, e in pochissimo, a volte ti trovi davanti il prodotto finale. La preparazione degli ingredienti è uno show gratuito. Tutto avviene a un ritmo vertiginoso. Forse per appagare quell’intima assuefazione alla velocità ormai così inscindibile dalla milanesità. Dal “Pazzo” sono andate per noi, a indagare da vicino questa realtà, due visitatrici, diremmo assidue frequentatrici (Stefania Moretti e Barbara Valentino), che hanno provato a trasmetterci l’atmosfera che vi regna intervistando il gestore e un cliente storico.

“Siamo in Via Masera, il punto di incontro ideale per dare sfogo alle nostre papille gustative, sia in termini di gusti, che di chiacchiere.

Appena la scarpina di cristallo varca la soglia, il nostro principe del panino non ha occhi che per noi.

Tavolini rotondi gialli, sgabello a trespolo, musica moderata,  un ritratto hard targato Freud e subito si passa all’ordinazione…

E’ bello osservare chi per la prima volta si affaccia sugli ingredienti a vista e crea il suo panino.

Vastissima la scelta di ingredienti e combinazioni: il pane e’ a fette, tostato e caldo al punto giusto.

Gli ingredienti profumatissimi perche’ sempre freschi, trasbordano dalle righe tostate del pane.

Se ci fosse Pinocchio, chiederebbe un bicchier d’acqua, ma le fatine ordinano birra.

Ma per capire dove siamo abbiamo deciso di far parlare il proprietario e un cliente storico.

Iniziamo dal proprietario (Stefano C.)

Quando nasce la paninoteca?

Nel 1978. La gestione e’ la stessa che trovate oggi.

Come nasce?

Nella via di fronte, mio padre gestiva un American Bar: appena si sono liberati questi locali, abbiamo avuto l’idea di trasformarli in una paninoteca.

Nel ’78 eravamo solo in 3 : il bar Quadronno, il Cavour e noi.

Che gente ci e’ passata e ci passa tuttora?

All’inizio erano principalmente ragazzi giovani. Ora la clientela si e’ estesa anche ad impiegati e al sabato anche alle famiglie.

Come e’ cambiato il contesto della zona?

La gente anni fa era piu’ rilassata e piu’ cordiale. Si scambiavamo volentieri due chiacchiere in attesa del panino.

Oggi la fretta e’ anche sinonimo di freddezza. Non c’e’ piu’ molto tempo per fermarsi a parlare …

Come vede il futuro del locale?

Anche se la crisi e’ innegabile, le cose riescono ad andare bene. Ci siamo stati, ci siamo e faremo di tutto per esserci. La nostra idea e’ quella di mantenere prezzi corretti, accessibli a tutti.

Il segreto del successo ?

Sicuramente la velocita’ nel preparare i panini, il fatto che gli ingredienti sono sempre e tutti a vista e …. la simpatia nella gestione.

Passiamo a sentire Paolo Dones cliente storico del locale.

Da quanto tempo frequenti questo locale?

Da che ho memoria (anche da prima).

Quali sono i punti di forza?

Velocità, qualità delle materie prime, orari improbabili.

Come e’ cambiato nel tempo il locale e il contesto ?

Sostanzialmente è rimasto sempre lo stesso (anche questo è un punto di forza), praticamente un riferimento per i nottambuli: come rincasare senza farci un salto?

Come e’ cambiata la clientela ?

Sempre eterogenea, sempre numerosissima specialmente dopo le 2, un must per i malati di sindrome da Peter Pan.

Come e’ cambiato nel tempo il contesto ?

Magari si andava in qualche locale a “ballare”, magari di ritorno da qualche concerto importante. Certe cose non cambiano.