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mag
09

Quando Milano suona il blues: intervista a Fabio Treves

Ha portato il blues a Milano, facendo così un bellissimo regalo alla città. Fabio Treves, il bluesman milanese da oltre trent’anni sulla scena nazionale e internazionale ci parla, in questa intervista esclusiva a Milano Internazionale, della propria storia e di cosa vuole dire fare la “musica del diavolo” nella capitale lombarda (intervista a cura di Alberto Busi e Andrea Ferrario)

Ci racconti con alcune parole la tua storia di musicista? Cosa ha voluto dire per te crescere come musicista proprio a Milano?

Sin da bambino a casa mia passavano vinili importanti di blues e jazz, mio padre era un vero e proprio culture di buona musica. Quando a meta` degli anni sessanta arrivarono anche in Italia i primi gruppi famosi inglesi (Who, Stones, Small Faces..) io mi ritrovai immerso in “sonorita`” che gia` mi appartenevano in quanto quegli artisti (British Blues Revival) cercavano di riprendere le radici della musica nera… poi arrivo` anche John Mayall e per me fu la “luce”! Nel 1974 fondai la Treves Blues Band (TBB) e davvero non fu un esordio facile… Bollato da una certa critica”bacchettona e pignola” come musica di serie B, cercai in ogni modo di suonare, dovunque, perche` capivo che la mia passione era vera e genuina, e che anch’io mi sentivo in missione per conto del blues… A Milano, poi, come nel resto del paese il blues era proprio “qualcosa che non si sapeva cosa fosse”! E poi molti lo confondevano con il jazz che gia` aveva il suo circuito ed i suoi estimatori, ma anche in questo caso ci snobbavano e ci etichettavano come dei “poveri rocchettoni”… Insomma dovunque andassimo si faceva comunque fatica…

Il blues è una musica dalle radici profondamente afroamericane. Come si concilia con il tuo essere un artista italiano e milanese?

Certamente il blues non nasce sulle rive del Po, ma come certi cantanti di colore cantano le arie di Verdi , perche` un musicista di Lambrate non poteva (puo`) cantare il blues? Non ho mai amato i “ghetti” e il blues, con le sue tante storie di vita, e` l’antitesi di chiusure ed etichettature, ormai il blues, storicamente, e` un linguaggio universale, uno stato mentale, una filosofia di vita… la vita stessa, quindi ognuno la racconta come crede e come la vive… Nessuno di noi musicisti italiani o bianchi ha mai pensato di attribuirsi primogeniture, ci mancherebbe! Ma se in Italia oggi esistono centinaia di blues festival, lo si deve al lavoro, alla passione e alla coerenza dei tanti che hanno iniziato il loro cammino molti anni fa…Tributando, sera dopo sera il proprio personale omaggio alla musica dei grandi padri fondatori: Muddy Waters, Willy Dixon, Elmore James, Sonny Boy Williamson, John Lee Hooker, BB King ecc…

Come sono cambiati dai tuoi esordi a oggi il fare musica, il sistema di commercializzazione della musica e la citta` in cui hai cominciato?

E’ cambiato tanto parlando di negozi, di internet, di comunicazione in tempo reale, di archivi, di modo di farsi una cultura da casa, di conoscenza in senso lato del blues, ci sono piu` riviste musicali che trattano anche di blues (ma di riviste di settore rimane solo ed esclusivamente lo storico trimestrale “Il Blues” (www.ilbluesmagazine.it/home/main.htm ) diretto dall’amico Marino Grandi…), ci sono piu` scuole di musica dove ci sono anche corsi di chitarra ed armonica blues… ma di fondo Milano e` molto “provinciale”… nel senso piu` negativo… Ancora non c’e` da parte dei “media” quell’attenzione che mostrano nei confronti della musica commerciale o che si vede in TV… Per fortuna, e lo dico per esperienza diretta, esistono migliaia di realta` di giovani bands emergenti che si avvicinano alla musica in maniera onesta e semplice, avendo in mente la fatica ed il sudore e non il palcoscenico di Amici o di X Factor… Chi incide un Cd di Blues al 99% se lo autoproduce e non e` neanche interessato a “vendere” o a fare soldi. Quando si recuperano i soldi investiti e si riesce ad arrivare a suonare in giro, magari a qualche festival importante, e` gia` un buon successo ed un buon risultato. Il blues e` fare la gavetta, e` suonare per la gente che vuole divertirsi senza “sballo” e sensazioni forti… Il blues e` gia` di per se` una sensazione forte, unica e poderosa!

Ci parli del tuo lavoro piu` recente? Quali saranno i tuoi prossimi concerti?

E’ stato un bel doppio live registrato a Spaziomusica di Pavia, un piccolo ma prestigiosissimo club che ha ospitato i nomi piu` importanti del panorama blues internazionale negli ultimi 20 anni, ed il fatto che un posto cosi` sia a Pavia e non nella “Milano europea” la dice lunga… In questo lavoro c’e` la sotoria recente e non della band. Abbiamo anche un fan Club, e questo, potra` far sorridere qualcuno, ma e` qualcosa di bello e “toccante”… vedere gente che ci segue con il banchetto ad ogni concerto mi riconferma nella mia scelta iniziale di tanti anni fa… (www.tbbfanclub.com ). Ci sono sempre piu` giovani ai concerti della TBB e questo mi fa ben sperare per il futuro del blues , non solo di quello targato Italia. Per la quinta volta la Provincia di Milano, organizza Blues in Idro (si veda qui sotto il programma – NdR), una rassegna che ogni anno presenta bei nomi famosi e realta` emergenti… ed anche questo, permettetemi, con i tempi che corrono, non e` “cosa” di poco conto! Insomma il blues non si ferma e non si riposa… un po` come la TREVES BLUES BAND…Spero di vedere numerosi e nuovi “adepti” al prossimo concerto,andate a visitare il sito della TBB,anche per sapere dove suona: www.trevesbluesband.com

BLUES IN IDRO 2009

DATA ARTISTI
20/5/2009 CAVA BLUES BAND

DR. SUNFLOWER JUG BAND

27/5/2009 FRANCESCO PIU

TOLO MARTON  VINTAGE TRIO

10/6/2009 CIGARBALBLUS

TEA SPOON QUARTET

17/6/2009 BATON ROUGE

ROY YOUNG  BAND

I CONCERTI SI SVOLGONO ALL’IDROSCALO DI  MILANO

C/O LA  “SALA AZZURRA”  – Punta Est

INIZIO CONCERTI ORE 21.00

INGRESSO GRATUITO

Keep on bluesin’ …..

Big harp