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Un’Expo 2015 in formato ridotto?

Un’Expo 2015 in formato ridotto?

di Andrea Ferrario

Intorno all’Expo 2015 continua la lotta senza esclusione di colpi per spartirsi la torta miliardaria, con la Lega Nord in prima fila. E intanto il Tavolo Lombardia convocato per discutere dei finanziamenti per l’evento si conclude con una farsa: i soldi ci sono, ma non ci sono.

Sono ormai passati i primi 14 degli 85 mesi a disposizione per la preparazione dell’Expo 2015 e la situazione rimane ancora completamente caotica. L’arrivo di un fedelissimo di Berlusconi come Lucio Stanca alla guida dell’Expo 2015 SpA non ha prodotto alcuna accelerazione dell’avvio della preparazione dell’evento. La società non ha ancora una sede, non sono ancora stati nominati i manager secondo quanto invece lo stesso Stanca aveva annunciato, non c’è alcuna chiarezza nemmeno sulla disponibilità dei fondi e sulle opere che verranno o meno realizzate. I motivi di questa situazione caotica sono svariati. Da una parte c’è la forte crisi economica in atto, le cui inevitabili ripercussioni sul bilancio statale e su quelli di Comune e Regione non sono ancora quantificabili, anche se saranno sicuramente ingenti. Prendere ora impegni precisi per cifre da capogiro come quelle previste per l’Expo è nei fatti impossibile, e su tutto pesa anche il fatto che è molto incerta una partecipazione finanziaria dei privati nella misura prevista. Dall’altra c’è la prevedibile lotta in atto per la spartizione della torta miliardaria, una lotta che si gioca soprattutto a Milano e in Lombardia, ma anche a Roma. L’impressione è che in questo momento si stia aspettando di vedere quali nuovi equilibri emergeranno dopo le elezioni europee per riavviare su nuove basi la corsa all’abbuffata.

Nelle ultime settimane chi sta puntando più di tutti a un rinvio delle decisioni è la Lega Nord, che evidentemente punta a innalzare la posta dopo il voto delle europee. Lo testimonia il fatto che uno degli ultimi vertici, quello del 18 maggio che ha visto la presenza del ministro Giulio Tremonti e del sindaco Letizia Moratti, si sia svolto… nella sede del Carroccio in via Bellerio a Milano, presenti anche Umberto Bossi, Roberto Castelli e Leonardo Carioni (quest’ultimo uomo della Lega nel consiglio di amministrazione di Expo 2015 SpA e uno dei bossi di Fiera Milano). Durante la riunione, durata ben cinque ore, si è parlato dell’ipotesi di varare una legge speciale “per sciogliere la burocrazia e i nodi che rischiano di ritardare l’organizzazione dell’evento”, un modo diplomatico per dire che si ipotizza di approvare normative che consentano di procedere in fretta, eliminando i vincoli che garantiscono la trasparenza. Lo conferma anche il candidato alla Provincia di Milano Guido Podestà (Pdl): “sostengo che bisogna pensare a una legge speciale se vogliamo arrivare in tempo utile”. Qualche giorno dopo, il 22 maggio, la Repubblica è uscita con un articolo di Giuseppina Piano in cui si afferma che Tremonti e Bossi starebbero lavorando a un piano per tagliare 2,5 miliardi di euro di finanziamenti. L’idea, secondo il quotidiano, sarebbe quella di ospitare la manifestazione nei padiglioni già esistenti della Fiera di Rho, senza realizzare nuove strutture appositamente per la manifestazione e tagliando inoltre costi per altre voci (la linea M6, la via d’acqua e altro ancora). Un’ipotesi a dire il vero improbabile, perché il Bie, il Bureau internazionale che assegna le Esposizioni universali, non potrebbe accettare un tale stravolgimento del dossier Expo originale. Le dichiarazioni rilasciate il giorno dopo da due importanti esponenti lombardi della Lega, l’assessore regionale Davide Boni e il “bipoltronato” consigliere comunale e deputato Matteo Salvini, accennavano tuttavia chiaramente a una tale ipotesi. A loro si è aggiunto nel giro di un paio di giorni anche l’eminenza grigia della Lega, Giancarlo Giorgetti, il quale ribadiva che “se i soldi non bastano bisogna anche cancellare le opere non necessarie” e accennava a una “razionalizzazione”, nonché alla necessità di riflettere su una “riduzione dell’area espositiva prevista a Rho-Pero”. Il ministro delle infrastrutture Roberto Castelli da parte sua ha annunciato una riduzione dei fondi per spostare ogni somma recuperabile sulla ricostruzione in Abruzzo. Il Corriere della Sera pigiava ancora di più l’acceleratore parlando di una preoccupata telefonata del Bie a “chi di dovere a Milano” e ipotizzando che il Bureau avesse minacciato di riassegnare l’Expo 2015 a Izmir. Fatto sta che da quel giorno Letizia Moratti si è messa a negare ogni ipotesi di “ridimensionamento”, ma allo stesso tempo ha cominciato a parlare di una criptica “razionalizzazione”, il tutto alla vigilia del Tavolo Lombardia presieduto da Roberto Formigoni in cui si sarebbe parlato dei finanziamenti per l’evento.

Il Tavolo Lombardia si è infine tenuto il 25 maggio con la presenza dei ministri Matteoli, Castelli e Brambilla, ma è stata una nuova sceneggiata. Al termine della riunione il ministro Matteoli ha dichiarato che i finanziamenti ci sono tutti e ha parlato del reperimento di 1.321 milioni di euro per le opere connesse. Peccato però che secondo il dossier Expo lo stato avrebbe dovuto reperirne 1.889 di milioni. Mancano pertanto all’appello quasi 570 milioni di euro, una bella sommetta. E’ stato annunciato inoltre il ritardo della linea M6 (870 milioni di euro), ufficialmente per dare la precedenza alle linee M4 e M5, ma molti ipotizzano che più avanti la M6 verrà completamente eliminata dal dossier. In realtà anche per la M4 la situazione è estremamente complessa, perché il Comune di Milano ha dovuto cancellarne il finanziamento per coprire il buco venutosi a creare dopo che la Corte dei Conti aveva portato alla luce le manovre illecite operate da Palazzo Marino nel bilancio comunale. Si dovrà quindi fare un altro mutuo di 350 milioni per finanziarla e la procedura non sarà certo lineare. A questo problema va ad aggiungersi che una parte dei finanziamenti, 240 milioni, verrà sì coperta dallo Stato, ma verrà erogata nell’arco di 15 anni e pertanto il Comune dovrà anticipare la somma. Non a caso di fronte a questi enormi esborsi previsti Letizia Moratti chiede al governo una deroga al Patto di stabilità – a Roma per ora nicchiano.

Insomma, un pasticciaccio brutto. Senza tenere conto che a complicare il tutto c’è il fatto che le cifre e le decisioni di cui abbiamo riferito qui sopra sono in realtà solo ipotetiche, perché ogni decisione concreta verrà presa dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) nelle sue riunioni di luglio, settembre e ottobre. E fino ad allora le carte in tavola potranno essere nuovamente cambiate. L’unica cosa certa è che questa Expo peserà come un macigno sui bilanci dello stato, del comune e della regione, nel momento stesso in cui si pone una pesante ipoteca sul futuro del paese con i drastici tagli alla scuola e all’università, e in cui c’è grande necessità di risorse per fare fronte alla crisi economica.

PER FINIRE: DUE DOMANDE E DUE RISPOSTE

Quanto costerà l’Expo 2015?

In realtà non lo si può stimare con esattezza in questo momento, perché di norma i costi preventivati per le Expo lievitano durante la realizzazione dei lavori. I costi dell’Expo Saragozza 2008, per esempio, sono aumentati di oltre il 30% rispetto alle stime iniziali e il comune spagnolo ha dovuto indebitarsi per fare fronte al buco in bilancio, visti anche gli introiti inferiori al previsto. Il costo complessivo originariamente previsto per Expo 2015 è comunque di 25 miliardi, così suddivisi: le opere essenziali (in pratica le strutture fisiche che ospiteranno la manifestazione nel 2015 e i relativi accessi) per circa 1,8 miliardi, le opere necessarie (come la linea metropolitana M6 e altri interventi infrastrutturali) per 11,3 miliardi, le opere connesse (Pedemontana, Brebemi, linea metropolitana M4 e molte altre ancora) per 11,7 miliardi (si veda in dettaglio lo schema pubblicato da Il Giorno in calce a un suo articolo del 17 dicembre).

L’Expo sarà una vetrina internazionale per Milano?

E’ quello che vogliono farci credere, ma tutti i dati disponibili dicono che sarà un evento con un pubblico quasi esclusivamente nazionale, se non addirittura limitato all’Italia settentrionale. Qualsiasi soggetto razionale, pubblico o privato, prima di fare un investimento dell’enorme entità di 25 miliardi di euro (50.000 miliardi di vecchie lire) effettuerebbe prima una stima dei risultati generati e qualsiasi soggetto trasparente renderebbe ampiamente pubblica tale stima. Non solo nel caso dell’Expo 2015 non sono mai stati resi pubblici i dati su cui si basano le (presunte) stime di 29 milioni di visitatori e 70.000 nuovi posti di lavoro generati dall’evento, ma si sono trascurati i dati relativi alle altre Expo, gli unici che consentono di capire dove si va a parare. Ebbene, in termini di visitatori va rilevato che all’Expo Internazionale di Saragozza 2008 il 97% di essi erano spagnoli (Sole 24 Ore, 8 novembre 2008), per l’Expo Universale di Shanghai 2010 il supervisore dell’organizzazione dell’evento prevede, a un anno dal suo svolgimento, un numero di visitatori al 90% cinesi (La Repubblica, 6 febbraio 2009). Secondo stime della Federalberghi Lombardia, infine, “una buona metà dei visitatori arriverà dal Nord Italia e non avrà alcuna necessità di un’ospitalità alberghiera” (Il Giornale, 16 febbraio 2009)

(fonti: Cronacaqui, 19 maggio; Il Giornale, 19 maggio; Repubblica, 22 maggio, 23 maggio, 24 maggio, 25 maggio, 26 maggio; Milano Finanza, 26 maggio; Il Giorno, 26 maggio)