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Guerra totale contro l’ambiente in Lombardia

Guerra totale contro l’ambiente in Lombardia

di Andrea Ferrario

In Lombardia ormai si sta arrivando a una guerra totale contro l’ambiente all’insegna del cemento e del business. Le autostrade minacciano i parchi più grandi e quelli più piccoli, il business delle cave e del cemento prende di mira la Franciacorta, in Valtellina le acque e l’ambiente sono sottoposti a uno sfruttamento senza limiti, gli angoli più verdi della Brianza rischiano di essere trivellati fino a diventare una forma di groviera.

Il sistema capitalista lombardo non si ferma davanti a nulla. Colpisce ovunque è possibile estrarre un utile, meglio ancora se sotto forma di comoda rendita garantita dalle amministrazioni pubbliche. Dalla sanità, al territorio urbano, all’ambiente naturale e perfino al tempo libero, tutto viene manipolato e piegato alla logica del profitto. Nelle ultime settimane si assiste in particolare a un fiorire di attacchi contro l’ambiente della regione, un vero e proprio rullo compressore lanciato contro il nostro patrimonio ecologico. Il motore principale di questa aggressione contro l’ambiente è la Regione Lombardia guidata da Roberto Formigoni.

La guerra che più colpisce per la vastità delle aree coinvolte è quella contro i parchi, sempre più spesso considerati come terreno da devastare e cementificare mediante la costruzione di autostrade, con l’aggravante in più del fatto che queste ultime non rientrano in un piano coerente di pianificazione dei trasporti finalizzato al benessere collettivo. Nel Parco Sud, di cui abbiamo scritto a più riprese in Milano Internazionale, è in progetto la costruzione di ben quattro autostrade. In zona Melzo è prevista la costruzione della Tangenziale Est Esterna (TEM), che in realtà sarà una vera e propria autostrada la cui funzione non sarà quella di alleggerire il traffico delle altre tangenziali milanesi, bensì di smaltire il nuovo flusso di traffico generato dalla realizzazione dell’autostrada BreBeMi, la cui costruzione dovrebbe cominciare a breve. Nella stessa area la strada Cassanese verrà trasformata in un’autostrada, intaccando i boschi di Trenzanesio. Il medesimo destino attende la strada Rivoltana, destinata anch’essa ad assorbire il flusso di traffico generato dalla BreBeMi: una variante di tracciato la porterà a intaccare uno dei paesaggi agricoli più intatti del Parco Sud e verranno sacrificate cascine storiche e fontanili tutelati dall’Unione Europea. Nella zona di Abbiategrasso invece è guerra aperta per il progetto della Nuova Tangenziale Ovest, uno dei più devastanti, che non sarà una vera tangenziale, bensì la prima parte di un sistema autostradale finalizzato a collegare la zona dell’Abbiatense all’aeroporto di Malpensa. Come scrive Legambiente: “verrà sferzato un colpo mortale alla campagna dell’Abbiatense, quella dei navigli, delle risaie e dei più antichi boschi del parco”. Non a caso qui è in corso una dura battaglia della maggioranza dei sindaci dell’area per impedirne la costruzione, per la quale si batte invece con la massima energia l’assessore regionale Raffaele Cattaneo (Pdl). I comuni contrari sono 7 sui 10 interessati dal progetto (a favore sono Milano, Abbiategrasso e Magenta). I sindaci contrari sostengono in particolare che al posto dell’autostrada è sufficiente un semplice raddoppio della strada Baggio-Castelletto, ma Cattaneo fa finta di niente e dice che “sul tavolo non ci sono proposte alternative”. Ricordiamo che queste megaopere di enorme costo, oltre a essere ecologicamente insostenibili, sono spesso di nulla utilità: la vicina e simile “bretella” Malpensa-Boffalora, che dovrebbe in futuro fare parte dello stesso sistema autostradale, era stata progettata per un flusso giornaliero di 90.000 veicoli, ma in realtà a più di un anno dalla sua costruzione viene utilizzata giornalmente da appena 10.000 veicoli. Favorevole alla Nuova Tangenziale Ovest è anche la confindustriale ed expina Diana Bracco, la quale parlando sul tema ha affermato, per giustificare la costruzione dell’ecomostro, che il Parco Sud deve essere reso “più fruibile per chi vive a Milano” e che è necessario “facilitare lo sviluppo delle attività presenti al suo interno”. Il cemento colpisce anche il Parco del Ticino, nato 35 anni fa per volontà popolare e che ha già dato molto al fallimentare aeroporto di Malpensa, le cui strutture e le cui aree circostanti sono oggi oggetto di nuove opere di costruzione programmate all’epoca del varo del gigantesco progetto aeroportuale. Nel Parco si prevede la costruzione di 30 km. di superstrada destinati a raccordare l’autostrada Milano-Torino con il nuovo tronco autostradale Milano-Abbiategrasso, “sconvolgendo il paesaggio dei Navigli e delle ville storiche che costeggiano la Valle del Ticino”, scrive ancora Legambiente, che prosegue: “ma la devastazione programmata attende anche la porzione meridionale del parco: le belle terre di Lomellina e d’Oltrepò sono sotto la spada di damocle di un’ulteriore opera autostradale, la Broni-Mortara, che risponde a misteriosi quanto inconfessabili interessi, dal momento che la sua utilità come (costosissima) opera autostradale sfugge ai più”. Nel Parco di Montevecchia e Valle del Curone sono invece in arrivo i petrolieri: quest’angolo di Brianza potrebbe trasformarsi in un territorio stravolto dalle trivellazioni e, forse, dai pozzi di petrolio. I vertici di una società petrolifera australiana, la “Po Valley”, hanno messo gli occhi sulla Brianza, un’area che secondo loro potrebbe essere ricca di idrocarburi. Per questo hanno chiesto e ottenuto dal ministero dello sviluppo economico (quello di Claudio Scajola) di potere effettuare trivellazioni su un’area che si estende per 31 chilometri quadrati nell’area di Merate. Il pozzo principale è previsto nel pieno del Parco Montevecchia e Valle del Curone, nonché a pochi passi da quello Adda Nord. In gioco per ora un investimento di 20 milioni di euro, cifra che se si arrivasse a uno sfruttamento di giacimenti aumenterebbe a dismisura. Il Parco Orobie Bergamasche, un’area vastissima che tra le altre cose offre la maggiore biodiversità floristica della Lombardia, è minacciato invece da un gigantesco progetto fortemente voluto dalla Provincia di Bergamo (Pdl-Lega Nord). L’idea è quella di costruire all’interno del Parco un megasistema di impianti sciistici low cost, con strutture annesse, sfruttando il flusso turistico dell’aeroporto bergamasco di Orio al Serio, regno a sua volta del low cost. Se si procederà alla realizzazione del progetto, il Parco verrà devastato da ruspe e mezzi semoventi, seppellito da ghiaia e detriti, nonché da tonnellate di pesante neve artificiale, senza contare poi che le montagne lombarde sono già disseminate da ‘cadaveri’ di stazioni e impianti sciistici abbandonati, frutto di fallimentari progetti analoghi. Rischia la devastazione anche il Bosco delle Querce di Seveso. Era stato realizzato nell’area più colpita dalla nube tossica di diossina fuoriuscita dallo stabilimento Icmesa nel 1976, rigenerando completamente il terreno. Oltre a un enorme svincolo autostradale a più livelli che verrà realizzato nell’immediata prossimità dell’area, nel progetto definitivo per l’autostrada Pedemontana si prevede di destinare a cantiere diversi ettari del Bosco stesso.

In Valtellina è in atto una battaglia popolare per difendere il patrimonio idrico e naturale dallo sfruttamento senza limiti da parte delle società energetiche, in primis la Edison controllata dalla A2A (a sua volta controllata dai comuni di Milano e di Brescia). Nonostante ormai pressoché tutti i fiumi dell’area siano intubati, le società energetiche premono sui comuni per sfruttare anche le ultime oasi. La battaglia popolare è cominciata tre anni fa, quando, come racconta Repubblica, “un ex idroelettrico di nome Giuseppe Songini pubblica un libro inchiesta dal titolo ‘Acque misteriose’. Dati alla mano, Songini dimostra che l’acqua deviata è molto superiore a quella dichiarata nelle concessioni e che quindi i Comuni sono stati truffati. La reazione delle aziende è durissima, l’autore denunciato, isolato e preso per pazzo, il libro ritirato dalla circolazione per essere buttato al macero. Ma Songini resiste, va a processo e nel luglio del 2008 viene assolto con formula piena. A quel punto si scatena un ‘outing’ sconvolgente. Da tutte le valli arrivano segnalazioni di torrenti in pericolo, di acque ‘vampirizzate’ oltre il dovuto. Nasce l’associazione ‘H2Orobie’ e ulteriori indagini confermano l’allarme di Songini”. Il cuore della rivolta valtellinese è il comune di Piateda, con il 90 per cento dei torrenti intubati. Il sindaco, Martina Simonini, la “pasionaria” dell’Adda, è ben nota a quelli dell’Edison di Milano, scrive la Repubblica: “Quando Simonini ha scoperto che da anni l’azienda non pagava il dovuto per lo sfruttamento doppio dell’acqua (che nottetempo veniva rilanciata in quota), ha piantato una grana, allertato la Provincia che nulla sapeva, e costretto i milanesi a metter mano al portafoglio con tutti gli arretrati. [...] ‘La Lega avrà Pontida ma noi abbiamo Piateda’ dicono con orgoglio i valtellinesi e ti spiegano che in questo luogo-simbolo hanno tenuto le prime assemblee, preso coscienza del problema e rafforzato l’alleanza tra comuni rivieraschi. Certo, la Lega avrà le ronde anti-immigrati, ma Piateda e la Valtellina fanno di meglio, hanno le pattuglie che controllano le acque e avvertono a ogni segnale di invasione di campo”. Le lotte hanno portato a una moratoria biennale sull’ampliamento dello sfruttamento idroelettrico, che però è scaduto lo scorso 31 dicembre senza che nel frattempo la Provincia (a guida leghista) abbia approvato un piano di utilizzo delle risorse. Da alcuni mesi quindi si è in una situazione di interregno che sta aprendo nuovi e ampi spazi agli speculatori delle acque.

Il business delle cave genera un enorme giro d’affari, che in Lombardia secondo le stime arriva a 284 milioni di euro all’anno. La sua continua espansione è dovuta tra le altre cose al fatto che la Regione Lombardia applica dei canoni di concessione irrisori. A fronte dei 284 milioni di euro incassati ogni anno, infatti, i cavatori pagano solo 10 milioni di euro di canoni di concessione. Non meraviglia quindi che in Lombardia ogni anno vengano estratti oltre 23 milioni di metri cubi all’anno di materiali che finiscono nei cantieri edili: si tratta del 16% di tutto quello che viene cavato in Italia. Tutto ciò reca dei danni incalcolabili al paesaggio, anche perché, come scrive Legambiente, “i cavatori sempre più spesso, oltre a pagare poco le concessioni, trovano tappeti rossi ad accoglierli negli uffici della Regione, dove ottengono senza difficoltà aumenti smisurati di potenzialità rispetto a quanto contenuto nei piani concordati dalle province”. Il business ora ha preso di mira la Franciacorta, la terra bresciana nota in tutto il mondo per i suoi straordinari vini. Come scrive sempre Legambiente: “Il piano cave approvato dalla Provincia aveva autorizzato l’estrazione di 400.000 m3 di materiale su 10 ettari di territorio. La Regione Lombardia però, ricevuto il piano approvato dalla Provincia di Brescia, ha inopinatamente quadruplicato l’ambito estrattivo autorizzando l’estrazione di ben 1,6 milioni di m3, estendendo l’area di cava a oltre 34 ettari ed eludendo gli obblighi della Valutazione Ambientale, che in Lombardia scattano per le cave estese oltre 20 ettari. La Franciacorta è oggi al centro di enormi appetiti e sarà devastata anche da grandi opere come BreBeMi e Alta Velocità, che a loro volta richiederanno nuovi e ulteriori poli estrattivi”.

E per finire, in questo maggio rovente è arrivato a Milano il premier Silvio Berlusconi che si è inventato una inesistente “emergenza rifiuti” per la città, agitando senza motivo lo spettro di 600.000 tonnellate di rifiuti non smaltiti nel 2011. Certo, un problema rifiuti c’è, ma è un normale problema e non un’emergenza. Che si potrebbe cominciare a risolvere magari prendendo spunto dall’esperienza di altre città: i cittadini di Praga, di Lione, di Bruxelles e di Berlino producono meno di 450 kg di rifiuti all’anno, i milanesi invece oltre 550 kg. In realtà l’allarme ingiustificato di Berlusconi ha finalità politiche e affaristiche. In ballo c’è la costruzione di un nuovo termovalorizzatore, che il Comune di Milano vorrebbe insediare a sud della città, nell’area del Parco Sud, mentre la Provincia punta all’area nord, magari a Sesto, la città di Filippo Penati. Quest’ultimo, insieme ai comuni di Sesto S. Giovanni, Pioltello, Segrate, Cologno Monzese e Cormano ha dato vita il 21 gennaio alla Anema SpA (Azienda Nord Est Milano Ambiente) che dovrebbe occuparsi della progettazione, della realizzazione e della gestione del futuro termovalorizzatore a nord di Milano. Da parte sua la Regione, in appoggio al Comune di Milano, ha presentato una delibera dell’assessore ai servizi di pubblica utilità, Massimo Buscemi, con la quale ci si prepara ad allentare i vincoli che limitano la costruzione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti in aree protette. Buscemi propone una modifica dell’attuale normativa che consenta di “localizzare gli impianti anche negli ambiti assoggettati a tutela paesaggistica”, cioè nel Parco Sud. Dietro a tutto questo c’è una misera lotta politico-affaristica, come spiega la Repubblica: “La materia del contendere è se a realizzare l’affare sarà la nuova società [cioè l'Anema nel frattempo costituita] scelta dal Pd o A2A, come vorrebbe il centrodestra che la controlla attraverso il Comune”. In realtà, come spiega Damiano Di Simine di Legambiente Lombardia, “Milano non ha bisogno di altri inceneritori, l’attuale eccesso di 400.000 tonnellate (e non di 600.000, includendo i fanghi dei depuratori), è il 6% del totale annuo, dunque gestibile. Entro il 2011, prima che si completi un nuovo forno, per legge la Lombardia dovrà raggiungere il 65% di raccolta differenziata (oggi è al 43, Milano al 33), e applicare la direttiva europea per la diminuzione dei rifiuti. E se pure Milano esportasse a Parona, dove l’inceneritore importa da Asti e Alessandria perché sovradimensionato rispetto al fabbisogno della provincia di Pavia, non sarebbe un dramma”.

(fonti: http://www.legambiente.org; Libero, 14 maggio; Il Giorno, 12 maggio, 16 maggio, 20 maggio, 21 maggio, 22 maggio; Repubblica, 8 maggio, 17 maggio; Corriere della Sera, 12 maggio)