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giu
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Diario della crisi in Lombardia, 16 giugno

Il trend del mese: chiusure e fallimenti – La situazione provincia per provincia, dai dati generali alle singole crisi aziendali

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SOMMARIO

Il trend del mese: chiusure e fallimenti

La situazione provincia per provincia, dai dati generali alle singole crisi aziendali:

- LOMBARDIA IN GENERALE

- MILANO

- MONZA-BRIANZA

- VARESE

- COMO

- LECCO-SONDRIO

- BERGAMO

- BRESCIA

- PAVIA-LODI-CREMONA-MANTOVA

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Il trend del mese: chiusure e fallimenti

Riportiamo qui di seguito il consueto “Diario della crisi in Lombardia” di Milano Internazionale (aggiornato al 7 giugno scorso), che da questo mese verrà pubblicato con una suddivisione più ragionata per province o macro-aree geografiche. Se nei numeri scorsi avevamo messo in evidenza alcune tendenze generalizzate in tutta la regione, come per esempio le massicce delocalizzazioni o il boom dei rinnovi della cassa integrazione ordinaria (entrambi ancora in atto nelle ultime settimane), nel corso di quest’ultimo mese il trend più preoccupante sul quale richiamiamo l’attenzione è quello delle chiusure e dei fallimenti di aziende. In alcuni casi si tratta dello sbocco di crisi in atto da tempo e attutite per mesi con il ricorso agli ammortizzatori sociali e alle ferie, in molti altri però la chiusura è stata improvvisa e spesso addirittura inattesa per i lavoratori. Gli ultimi dati pubblicati sulla cassa integrazione e la mobilità, nonché sugli ordinativi e le prospettive economiche delle aziende, continuano inoltre a dipingere una situazione in peggioramento o che si mantiene sui livelli profondamente bassi toccati nel primo trimestre. Anche qui richiamiamo l’attenzione su altri trend preoccupanti, come quello del crollo delle assunzioni, di un passaggio dai posti di lavoro fissi ai posti precari e, sul lato delle previsioni, di un’opinione generale degli imprenditori e degli osservatori prevalentemente negativa riguardo al futuro a breve e medio termine. A livello nazionale sono giunti gli ultimi dati Istat che parlano da una parte di una correzione al ribasso del dato del Prodotto interno lordo per il primo trimestre 2009 (a livello da “crisi del ’29″: -6,0%) accompagnato da un aumento in aprile della produzione dell’1,1% rispetto al mese di marzo. In realtà quest’ultimo dato da solo non spinge all’ottimismo. Intanto, anno su anno i dati sulla produzione peggiorano ulteriormente (-25,4% – si veda per avere un’idea dell’entità spaventosa del calo il nostro articolo “23,8 per cento? Davvero avete detto 23,8 per cento?“). Vi è poi da tenere presente che l’andamento della produzione in tempo di crisi segue traiettorie cicliche – il calo vertiginoso della domanda ha costretto le aziende a tagliare drasticamente la produzione per smaltire le scorte in eccesso ed è naturale una lieve correzione della produzione una volta diminuite queste ultime, ma se la domanda rimane depressa la crisi potrebbe toccare in breve livelli ancora più profondi. Va rilevato infine il ripetersi costante della correzione al ribasso in un secondo tempo dei dati stimati in un primo tempo: bisognerà quindi vedere quale sarà il reale dato definitivo della produzione in aprile e quali dati verranno registrati nei prossimi mesi.

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La situazione provincia per provincia, dai dati generali alle singole crisi aziendali

LOMBARDIA IN GENERALE

La Cgil Lombardia ha pubblicato alcuni dati eloquenti relativi al primo quadrimestre del 2009. Nel corso del periodo in Lombardia il ricorso alla cassa integrazione, in tutti i settori, è salito del 395% con una punta del 1.340% per il settore metalmeccanico. Nei dettagli, la cassa integrazione ordinaria è cresciuta del 544%, mentre quella straordinaria ha segnato un aumento del 188% anno su anno. Ma sono i dati relativi al solo mese di aprile (quello in cui è partita la campagna di propaganda secondo cui “il peggio è passato“) a spaventare di più: la cassa ordinaria è aumentata di circa 12 volte e quella straordinaria di quasi 3 volte. Durante il quadrimestre sono stati inoltre registrati 18.381 licenziamenti, con un aumento del 58% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nelle piccole imprese con meno di 15 dipendenti i licenziamenti sono aumentati addirittura del 102%. Paolo Galassi, presidente dell’Anpi (associazione delle piccole e medie imprese) ha dichiarato, in merito alle prospettive future: “Se entro luglio non arrivano i primi ordini, si va alle ferie anticipate e a settembre si passa ai licenziamenti. Per ora noi registriamo cali del fatturato dal 30% al 50%, con picchi del 70%. E il 64% dei nostri associati dichiara di avere ancora problemi con le banche. E’ vero, si è fermata l’emorragia degli ordini. Ma se a fine anno ci sarà la ripresa, le aziende non riprenderanno come prima, dovranno ristrutturarsi, e saranno dolori”. Vale a dire che anche in caso di ripresa delle aziende per i lavoratori la situazione non migliorerà. Gli ultimi dati pubblicati da Unioncamere e Regione Lombardia parlano di una situazione di forte crisi che coinvolge anche il settore terziario. Nel primo trimestre 2009 il commercio al dettaglio ha registrato anno su anno una contrazione del 5,4%. Il volume d’affari del settore servizi si è contratto del 6,3% con tendenza negativa in rafforzamento – in particolare difficoltà il comparto alberghi-ristoranti che registra un calo dell’8,7%, ma ancora peggio vanno i trasporti (-9,7%) e i servizi alla persona (-9,2%), si salvano invece i servizi vari alle imprese (-0,5%). Dipingono un quadro a tinte fosche anche i dati previsionali diffusi da Unioncamere Lombardia. Nel 2009 il prodotto interno lordo regionale dovrebbe calare del 4%. Lo scenario tracciato a maggio vede così un peggioramento di 1,7 punti percentuali rispetto a quanto era stato previsto a febbraio, quando il Pil lombardo era dato in calo del 2,3%. Secondo Unioncamere la risalita sarà lenta e il 2010 si profila come un anno di sostanziale stagnazione. In generale, le previsioni danno solo per il 2013 una ripresa consistente dei livelli di prodotto interno lordo – in altre parole ci attenderebbero altri quattro anni pieni di crisi. Particolarmente colpiti l’industria (-13%) e le costruzioni (-7,9%), ma anche i servizi sono in negativo (-0,2%). Le esportazioni sono previste in calo del 10,8%, con un netto peggioramento rispetto al -6,8% che si prevedeva solo tre mesi fa, a febbraio. Nel 2009 saranno in calo anche i consumi delle famiglie (-2,1%). Crollo infine degli investimenti, già scesi di -2,7% nel 2008 e che nel 2009 dovrebbero precipitare a -12,5%, mentre tra il 2010 e il 2012 si dovrebbe registrare una ripresa, ma senza tornare nemmeno lontanamente ai livelli pre-2008. La Repubblica, in un articolo di Davide Carlucci, parla per la Lombardia di una “estate della grande paura”. Secondo le previsioni durante il periodo estivo molte casse integrazione cominceranno a trasformarsi in mobilità, cioè in licenziamenti e a settembre ci sarà “un risveglio amaro”. La Confapi prevede addirittura ventimila licenziamenti nel secondo semestre del 2009 nella regione. Secondo la Cisl, inoltre, “la sensazione è che gli imprenditori non vogliano usare a pieno la cassa. Quasi tutti dicono: a settembre ricorreremo a strumenti più incisivi. Sperano, con la ripresa, di ripartire con personale minore per poter utilizzare tutti i contratti atipici previsti dalla legge Biagi”.

MILANO

Dati generali: La Cgil ha pubblicato dati preoccupanti sulla situazione dell’occupazione nella provincia di Milano durante il primo trimestre 2009. Il numero dei lavoratori in mobilità è più che raddoppiato (4.068 contro 1.888). Il 60% dei lavoratori interessati è nell’industria, il resto nei servizi e nel commercio, per il 53% sono operai e per il 47% impiegati. E’ stato inoltre registrato un crollo delle assunzioni (-24,4%, con punte di oltre -30% tra gli atipici, ma anche i contratti a tempo indeterminato registrano un -32%). Crescono invece di molto le collaborazioni occasionali (+54%) e non è un buon segno perché sono il gradino più basso del lavoro. Nel complesso l’80% dei nuovi contratti di lavoro è a tempo determinato, mentre solo il 10% è riuscito ad avere il tempo indeterminato. Nel primo quadrimestre, poi, la cassa integrazione è aumentata del 314% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo già il 95% del totale del 2008. A proposito Onorio Rosati, della Camera del Lavoro, commenta: “Non è vero, come sostengono governo e Confindustria, che la recessione stia finendo, perché aprile è andato peggio dei mesi precedenti, con il 40% del totale in un solo mese”.

Crisi aziendali: A metà maggio ha chiuso definitivamente i battenti la Terex-Comedil di Cusano Milanino, che aveva oltre 80 anni di storia. Dopo cinque mesi di lotta e presidi i lavoratori hanno preferito firmare per 24 mesi di cassintegrazione straordinaria per cessazione dell’attività, con un incentivo all’esodo di 20.000 euro. Alcuni dei 47 lavoratori hanno votato contro l’accordo: “Dopo 5 mesi di lotta e 17 anni di lavoro in Terex, con due bambini e moglie a carico e mutuo come potevo votare a favore per 951 euro al mese per due anni? E dopo? Bisognava chiedere il mantenimento del posto di lavoro”. Tra le varie ipotesi sulla futura destinazione del sito produttivo prevale quella dello sviluppo di un polo logistico. A Cinisello Balsamo i lavoratori della Nokia hanno manifestato contro i piani della multinazionale che prevedono la riduzione a breve termine delle attività di ricerca sul territorio e la loro delocalizzazione in Polonia, Cina, India e Vietnam. Il reparto ricerca che si occupa degli apparati di nuova generazione verrà chiuso e verranno persi 60 posti di lavoro, successivamente verrà chiuso l’intero comparto, che occupa circa 600 persone. Molti tra loro sono consulenti e non dipendenti diretti: “In realtà lavoriamo solo qui: però ci considerano sempre esterni” – la loro posizione, con i tagli alla ricerca è tra quelle più a rischio. Alla Negri-Bossi di Cologno Monzese, che produce presse, si è giunti a un accordo che prevede la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi per 69 dipendenti. Si evita così per ora la mobilità nell’ambito del processo di riorganizzazione della produzione per abbattere i costi di produzione. A metà maggio è stata decisa la chiusura della Cell Therapeutics di Bresso, che si occupa di ricerca oncologica. Per i 56 dipendenti ci sarà un anno di cassa integrazione straordinaria, seguito da nove mesi di mobilità. I lavoratori sperano ancora di potere costituire una società che prosegua le attività della Cell. Ha chiuso anche la Omg di Limbiate, che da 40 anni produce macchine per l’industria grafica. I 27 lavoratori si sono recati normalmente al lavoro lunedì 11 maggio, ma hanno trovato i cancelli chiusi, nessuno rispondeva ai telefoni e i cellulari dei titolari erano staccati, tanto che i dipendenti hanno dovuto chiamare i carabinieri per recuperare almeno gli oggetti personali negli spogliatoi – “nessuno mai in tutta la nostra vita ci aveva mortificato così”, ha commentato un lavoratore. La Mpm, che ha uno stabilimento a Cusano Milanino e uno a Paderno Dugnano, con un totale di 59 dipendenti, ha deciso di chiudere i due impianti nell’hinterland milanese per spostare la produzione in Polonia e in Irlanda. Al Tribunale di Monza si è svolta l’udienza con cui è stato presentato un piano di concordato preventivo per salvare dal fallimento la Lares e la Metalli Preziosi. I lavoratori sono senza stipendio da dicembre e se tutto andrà bene i lavoratori otterranno una prima tranche degli arretrati nel febbraio dell’anno prossimo. C’è un’ipotesi di acquisto della Metalli Preziosi da parte di una società slovena, con un impegno a continuare la produzione che però non è una certezza. Si dovrebbe ripartire tra 18 mesi con 85 lavoratori sui 115 di oggi. Ipotesi di acquisto sloveno anche per la Lares: in questo caso si prevede di ripartire con 85 dipendenti su 130. Alla Eutelia di Pregnana (settore telecomunicazioni) è previsto il licenziamento di 500 dipendenti su 550. Pregnana è già duramente colpita dalla crisi della Aifo-Iveco, dove dal settembre scorso è in atto la cassa integrazione ordinaria per 200 lavoratori su 400. A Terrazzano è stata chiesta la mobilità per 25 dei 37 dipendenti della Zagato (settore auto), mentre all’Arkema, settore chimico, da gennaio è aperta la procedura di mobilità per 17 dipendenti ed è stata richiesta la cassa integrazione per altri 100 dipendenti su 256. A Lainate la Muller (macchine tessili) ha dichiarato in esubero 60 lavoratori su 102. Sempre a Lainate, la Lazzaroni (alimentare) ha messo in mobilità 25 dipendenti su 40, mentre la Saes Getters (alta tecnologia) ha annunciato 100 esuberi su 222 lavoratori, dopo due anni di cassa integrazione straordinaria e una procedura di mobilità per 55 dipendenti. A Pero la Vimercati (settore auto) ha attivato a fine maggio la cassa integrazione ordinaria per 50 lavoratori su 150 per 13 settimane. A Cornaredo la Signal Lux (elettronica) ha chiuso lo stabilimento trasferendo le attività produttive, mentre alla Protti (tessile) è stato attivato un provvedimento di cassa integrazione fino al novembre 2009 per tutti i lavoratori. A Milano la Binda, società che produce gli orologi Breil e, con altri marchi, anche gioielli, profumi, borse e accessori, ha avviato la mobilità per 92 dei 229 dipendenti che lavorano in prevalenza nelle divisioni finanza, marketing, risorse umane e IT. L’azienda lamenta un calo del fatturato del 20%, ma secondo i sindacati i licenziamenti sono strumentali a una riduzione del costo del lavoro e non a una effettiva necessità del business. A San Donato la Itc, un’azienda satellite dell’Eni nata dalla cessione di un ramo di azienda di quest’ultima, ha annunciato l’intenzione di tagliare 101 posti di lavoro. Alla Innova Service, insediata nell’Alfa Business Park di Arese è stata decisa la cassa integrazione a zero ore per 50 dei 69 dipendenti – i sindacati commentano: “Questo provvedimento è solo un pretesto perché vogliono liberarsi dei lavoratori, vogliono avere solo precari”. Ad Arese inizierà una nuova cassa integrazione per quel che rimane dell’Alfa Romeo, durerà per 7 settimane fino al 12 agosto coinvolgendo 248 dipendenti su 300, e sarà seguita da tre settimane di ferie obbligatorie – secondo i sindacati si tratta di una “dimostrazione che nessuno ha più intenzione di tenere aperta la nostra fabbrica”. A Milano Telecom Italia ha deciso una procedura di mobilità (cioè di licenziamento) per 470 lavoratori della divisione Directory Assistance. La Comdata, un grosso call center di Cernusco sul Naviglio, ha deciso di trasferire la sede dall’altro capo della provincia. Per i 200 lavoratori due sole alternative: o accollarsi il viaggio dall’hinterland est all’estrema periferia ovest di Milano oppure rinunciare al posto di lavoro. Commenta la Cgil: “Si mettono i lavoratori con le spalle al muro, costringendoli a dare le dimissioni, visto che è impensabile, soprattutto per chi lavora part-time, che si possa affrontare ogni mattina un viaggio di ore dalla Martesana al nuovo ufficio”. All’hotel Hilton di via Galvani a Milano è stato deciso il licenziamento per crisi di 36 dipendenti. I lavoratori hanno immediatamente manifestato, denunciando: “Il vero scopo è farci fuori, licenziarci per poi affidare il servizio delle camere a ditte esterne. L’azienda ha offerto la possibilità di essere assunti dalle ditte esterne che gestiranno i lavori, ma è solo un modo per dimezzarci lo stipendio, togliere anzianità di 20 anni, ridurre l’integrativo”. Hanno protestato di fronte alla sede della Regione Lombardia le scodellatrici di Milano Ristorazione, società del Comune di Milano. Il loro stipendio è di 450 euro al mese, con un orario che non consente altri lavori (10.30-14.00 e 13.00-16.30). Fino a due anni il loro contratto era a tempo determinato e consentiva loro di chiedere il sussidio di disoccupazione per i mesi estivi, il nuovo contratto invece è stabile, ma da metà giugno a metà settembre non è prevista retribuzione. In piena crisi, nel settore servizi, anche il Corriere della Sera che, secondo quanto scrive La Tribune, prevede di tagliare nella redazione 88 posti su 361. Il piano è stato definito inaccettabile dal nuovo direttore Ferruccio De Bortoli. Nel primo trimestre 2009 il gruppo Rcs ha registrato una perdita di 40,7 milioni di euro e un calo della pubblicità del 22,8% anno su anno. I giornalisti denunciano gli scarsi investimenti effettuati dagli azionisti negli ultimi cinque anni (4 milioni di euro) a fronte di una distribuzione complessiva di dividendi per 274 milioni di euro. Nel quartiere milanese di Lambrate, infine, i lavoratori della Innse sono arrivati a fine maggio al primo anno tondo di lotte per salvare la propria fabbrica (per un’analisi della loro esperienza si veda il nostro articolo “Innse: dieci mesi di lotta“). Il 25 maggio c’è stato un nuovo tentativo, fallito, di prelevare i macchinari da parte di due aziende ai quali il padrone Silvano Genta li aveva nel frattempo venduti.

MONZA-BRIANZA

Dati generali: Nel mese di aprile la crisi in provincia ha fatto un vero e proprio balzo in avanti rispetto al già nero mese precedente. I lavoratori coinvolti in situazioni di crisi sono aumentati in soli 30 giorni del 30%, da 20.000 a 30.000, di cui il 66% in cassa integrazione. Il numero delle aziende in crisi è passato da 500 a 640. Comincia a essere particolarmente colpito il settore del commercio, segno di un’espansione della crisi dall’industria ai servizi: a marzo in provincia erano 5 le aziende del settore in crisi, ad aprile erano già 34. A peggiorare ulteriormente il quadro c’è il vero e proprio crollo delle assunzioni registrato nel primo trimestre del 2009 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: -26%. La disoccupazione, che a fine 2007 era di solo il 2,5%, ora è schizzata al 6,5%. Per avere un’idea della dimensione della crisi basta citare come esempio il dato relativo al settore chimico brianzolo, dove su 2.900 dipendenti 2.200 sono in cassa integrazione.

Crisi aziendali: A livello di singole aziende, una delle situazioni più preoccupanti è quella della Carrier di Villasanta, fabbrica centenaria che produce condizionatori e che è controllata dall’americana Utc. Quest’ultima aveva in un primo tempo pianificato la chiusura totale della Carrier, per poi mettere sul piatto un taglio di 200 posti sui 586 esistenti e la dismissione del 50% del sito industriale. La Carrier aveva già apportato tagli ai posti di lavoro di entità analoga nel 1996 e nel 1999, e fa ampio ricorso ai contratti flessibili previsti dalla legge Biagi. Secondo quanto scrive il Giorno la situazione di crisi è dovuta al fatto che “i clienti alle prese con la crisi non ordinano, svuotano i magazzini e non pagano la merce già ricevuta”. Dopo due settimane di tensioni e scioperi a fine maggio si è giunti a un accordo che prevede 100 tagli e il congelamento di 50 lavoratori in cassa integrazione straordinaria per 1 anno. A Vimercate è fallita la Cedif, nata da una cessione di personale della Seam che a sua volta l’aveva ricevuto da Alcatel. Dei 100 lavoratori una parte è riuscita a ricollocarsi in altre aziende, altri, che non ricevono lo stipendio da mesi, hanno chiesto di accedere alla mobilità e altri ancora si trovano in cassa integrazione. Sempre a Vimercate la multinazionale Accent ha messo in cassa integrazione dieci ingegneri, in seguito alla delocalizzazione di parte delle attività in Oriente e al calo delle commesse. Con una procedura di concordato preventivo la Agnati di Vimercate, da tempo in situazione fallimentare, è stata acquistata da un suo fornitore, la BP. Conserveranno il posto solo 68 dei 118 dipendenti. Alla Polifibra di Caponago, settore gomma, si parla di 40 esuberi su 86 dipendenti. Ad Agrate chiude l’azienda farmaceutica Uquifa, controllata dalla multinazionale britannica Yule Catto: per i 65 lavoratori comincia la mobilità dopo che l’azienda ha rifiutato la cassa integrazione straordinaria e sono fallite le trattative con un potenziale compratore. Lo stabilimento verrà smantellato. La Wagner Colora ha deciso il licenziamento di 25 dipendenti su 96 negli stabilimenti di Burago e Gessate. A febbraio era stata richiesta la cassa integrazione ordinaria per fare fronte al calo degli ordini, ma era stata interrotta ad aprile riprendendo la produzione, per poi essere seguita solo un mese fa dalla doccia fredda dei licenziamenti. Imperversa la crisi anche nella berlusconiana Arcore, come riferisce il Giornale di Vimercate: la Ims ha aperto una procedura di mobilità per circa un terzo della forza lavoro (100 dipendenti), mentre la Cosmec (11 dipendenti) si avvia verso la chiusura. La Knorr Bremse ha già utilizzato metà della cassa integrazione per 140 lavoratori su 190 , alla Peg Perego la cassa a rotazione è stata avviata a marzo per tre quarti del personale (430 operai). La Tenaris Dalmine, con 260 dipendenti, è di fatto totalmente ferma dopo che a fine aprile è stata prorogata la cassa ordinaria per altre tredici settimane. La Morse Tec (settore auto) che aveva formalizzato 100 esuberi ha rimesso all’opera 25 dipendenti grazie a una parziale ripresa dei carichi di lavoro per gli incentivi statali, proseguono invece cassa e mobilità per gli altri lavoratori.

VARESE

Dati generali: Gli ultimi dati pubblicati dall’Istat parlano di un aumento della disoccupazione in provincia di Varese. Nel 2008 il tasso ufficiale è risultato pari al 3,5% rispetto al 2,9% del 2007. Ma per avere un’immagine della situazione reale, al di là del tasso ufficiale che registra solo i senza lavoro che cercano un’occupazione attraverso gli uffici di collocamento, va citata la percentuale enorme di persone “inattive”, cioè di persone che, scoraggiate, escono da ogni circuito di attivazione e decidono di non cercare più un lavoro. In provincia di Varese nel 2008 il tasso di inattività è stato di ben il 31,5% (l’anno precedente era del 30,1%). Nei primi quattro mesi del 2009 è stato registrato un aumento del 49,8% delle persone che si sono iscritte presso i Centri per l’Impiego della Provincia.

Crisi aziendali: Prosegue la situazione di crisi e di confusione alla ex Ibici di Busto Arsizio, dopo che la proprietà ha annunciato la chiusura. I proprietari da lungo tempo promettono di pagare gli stipendi arretrati, ma a metà maggio ancora una volta non hanno rispettato gli impegni. Qualcuno dei lavoratori si è addirittura messo in ferie perché non ha i soldi per pagare la benzina per recarsi al lavoro. La maggior parte dei dipendenti lavora da oltre trent’anni nello stabilimento e, data l’anzianità, faticherà a trovare un’occupazione alternativa. A Gallarate prosegue il presidio dei lavoratori della Ahlstrom, dopo che l’azienda ha annunciato la chiusura lasciando 20 dipendenti sulla strada. A Caravate la Inda (settore metalmeccanico) ha firmato con solo una parte dei rappresentanti sindacali, escludendo la Fiom, un accordo che prevede un anno di cassa integrazione straordinaria al termine del quale l’azienda prevede il licenziamento dei 40 lavoratori. La Cesinox di Gorla Minore ha annunciato l’intenzione di chiedere la cassa integrazione straordinaria per cessata attività, al termine della quale i 38 dipendenti perderanno il loro posto. Alla Lsg Sky Chefs di Malpensa dal 31 marzo è stata avviata la cassa integrazione e i sindacati lamentano che la dirigenza sta proponendo ai dipendenti di continuare a lavorare, ma attraverso una cooperativa, una manovra finalizzata a liberarsi dei contratti a tempo indeterminato. A Gallarate sindacalisti Cub e Cobas hanno manifestato in solidarietà dei colleghi stranieri dipendenti come loro di cooperative che hanno in appalto le attività di carico e scarico della Arco Spedizioni. I lavoratori stranieri da qualche mese sono stati lasciati a casa senza stipendio e contributi e la beffa in più è che, non essendo stati formalmente licenziati, non possono fare domanda per il sussidio di disoccupazione. Dopo che i sindacati si sono rivolti alla divisione vigilanza del ministero del lavoro, scrivono Cub e Cobas, la Arco ha affidato a un’altra cooperativa i servizi, facendo assumere solo i lavoratori italiani.

COMO

Crisi aziendali: La Walter Italia di Fino Mornasco (settore metalmeccanico) ha annunciato a inizio maggio il licenziamento di 55 dipendenti su 137, i lavoratori hanno organizzato picchetti e ora si punta a ottenere almeno la cassa integrazione straordinaria e incentivi all’esodo. Alla Giardina di Figino Serenza, dopo che sembrava ormai prossimo un accordo con una società disposta a investire nell’azienda in crisi si torna all’incertezza. L’accordo è saltato e per i 170 lavoratori, attualmente in cassa integrazione straordinaria, si profila di nuovo lo spettro della perdita del posto di lavoro. Alla Flowlink di Senna Comasco, che da marzo ha messo in cassa integrazione 10 dipendenti su 34, gli stipendi a maggio risultavano in arretrato ormai di due mesi. Due aziende del settore tessile, la Pentagono Seta di Maslianico e la Stamperia Sara di Villa Guardia hanno messo in cassa integrazione straordinaria un totale di 174 dipendenti. I sindacati rilevano che nel settore stanno aumentando i passaggi dalla cassa integrazione ordinaria a quella straordinaria. La Saati (tessuti speciali e hi-tech) ha annunciato 98 esuberi nelle sedi di Appiano Gentile e Veniano, nonché nella società collegata Seal di Legnano (provincia di Varese). L’azienda parla di un calo degli ordinativi del 20% e non solo non prevede miglioramenti per il prossimo trimestre, ma stima nel complesso un ulteriore peggioramento per la seconda parte dell’anno. La Clerici-Tessuto di Grandate ha avviato la cassa integrazione straordinaria per un anno per tutti i 268 dipendenti.

LECCO-SONDRIO

Dati generali: Secondo dati pubblicati dalla Provincia di Lecco, il peggio della crisi non è passato. Su 10 imprenditori lecchesi più di 7 denunciano un calo del fatturato anno su anno di oltre il 60%. I rimanenti provano a galleggiare tra -40% e -10%. Inoltre, il 53% degli intervistati nell’ambito di un’indagine di Confindustria Lecco ha registrato un’ulteriore diminuzione degli ordini tra gennaio e maggio, il 30,3% invece afferma di non avere rilevato cambiamenti sostanziali e solo il 15,7% parla di un aumento degli ordinativi. Percentuali analoghe anche per la produzione. Per i prossimi mesi il 22,2% prevede un peggioramento, il 59,3% ritiene che ci sarà una sostanziale stabilità e il 18,5% crede in un miglioramento. Infine, ad aprile le aziende in cassa integrazione erano 726 (a febbraio erano 298), per un totale di 11.804 lavoratori (a febbraio 6.729). La Provincia di Lecco segnala inoltre che le aziende fanno sempre più fatica a pagare i loro dipendenti: “per il momento la soluzione è quella di dividere i pagamenti degli stipendi in due rate, un acconto viene versato il decimo giorno del mese successivo e il saldo definitivo avviene entro la fine del mese”.

Crisi aziendali: La crisi colpisce in maniera particolarmente dura Mandello: alla Carcano (fogli di alluminio) è stata prorogata per altre 13 settimane la cassa integrazione ordinaria che coinvolge i 250 dipendenti; proroga di 13 settimane anche alla Gilardoni (cilindri per motori) per tutti i 350 dipendenti. Alla Guzzi (151 dipendenti), in crisi da mesi, a maggio c’era stata una ripresa della produzione in base alle previsioni della dirigenza che parlavano di un aumento della domanda. Le previsioni si sono rivelate errate ed è arrivata quindi la cassa integrazione a cavallo tra maggio e giugno. L’azienda si dichiara sempre più in crisi ma l’atteggiamento della proprietà (la Piaggio di Roberto Colaninno) non è chiaro. Non fanno sperare bene le ultime dichiarazioni di Colaninno, secondo cui il mercato non decolla e non c’è alcun sentore di recupero – le decisioni sul futuro dell’azienda sono state comunque rimandate a fine luglio. Alla Cartiera di Tirano (84 dipendenti) è stata prorogata di altri sei mesi la cassa integrazione straordinaria per cercare un potenziale acquirente in grado di fare riprendere le attività allo stabilimento.

BERGAMO

Dati generali: Secondo gli ultimi dati Cgil nei soli primi 4 mesi del 2009 il numero dei lavoratori in mobilità nella provincia di Bergamo ha già superato quello dei primi 7 mesi del 2008. Nel quadrimestre il dato risulta aumentato del 59% rispetto all’anno scorso, percentuale che tra le sole piccole aziende tocca il 102,6%. La cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) ha registrato un balzo del 9,3% mese su mese da marzo ad aprile. Sempre nel primo quadrimestre del 2009, i fallimenti sono aumentati del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Particolarmente colpito il settore dell’edilizia, durante il quale nel semestre ottobre 2008-marzo 2009 la cassa integrazione è aumentata del 300%, l’occupazione si è contratta del 16% e il monte salari è diminuito del 13% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, tutto questo senza contare il lavoro nero, che nel settore è ampiamente diffuso.

Crisi aziendali: La Franco Chiesa (commercio) in fallimento è stata ammessa al concordato preventivo e il commissario ha chiesto la cassa straordinaria di un anno per tutti i 342 dipendenti, con la speranza di trovare un potenziale acquirente interessato a rilevare la società. Il gruppo bergamasco Brembo, multinazionale che opera nel settore dei sistemi frenanti, ha chiuso il primo trimestre 2009 con una flessione del fatturato del 28% e ha annunciato misure di riduzione dei costi (ivi compresi quelli relativi al personale) i cui effetti “evidenzieranno il loro pieno impatto nel corso dei prossimi mesi”. In Italia a partire da marzo la cassa integrazione ordinaria è stata estesa anche a tutto il personale impiegatizio. Il gruppo che aveva oltre 6.100 dipendenti un anno fa oggi ne ha poco più di 5.500, i tagli sono stati operati principalmente negli stabilimenti Brembo in Messico. A Bergamo la Koch-Glitsch ha annunciato 12 esuberi su un organico complessivo di 50 lavoratori, mentre a Sabbio la Tenaris-Dalmine ha prorogato di altre 13 settimane la cassa integrazione per 148 dipendenti. A Verdellino la Agrati AEE (macchine per pressofusione) ha chiesto la cassa integrazione straordinaria di un anno per crisi aziendale per tutti i dipendenti (28): “in pochissimo tempo la società ha dovuto registrare il venire meno di una serie di commesse che, già ottenute, erano in grado di saturare ampiamente la capacità produttiva dell’azienda per un periodo superiore addirittura all’anno”. A Zogno chiude la Miti (tessuti indemagliabili) e, dopo un periodo di cassa integrazione, perdono il lavoro i suoi 72 dipendenti che denunciano la volontà dell’azienda di aumentare i profitti spostandosi in Ungheria. Molti dei lavoratori lavorano da 30 anni nell’azienda e, data la forte crisi in regione, incontreranno forti difficoltà nel trovare una nuova occupazione. A Bergamo da segnalare infine la condanna per condotta antisindacale della Centrax (servizi finanziari telematici, 123 dipendenti) che aveva assunto collaboratori per sostituire i dipendenti in sciopero.

BRESCIA

Dati generali: Secondo gli ultimi dati Inps nei primi quattro mesi 2009 il ricorso alla cassa integrazione nella provincia di Brescia è già il doppio di quello di tutto il 2008. Il monte ore autorizzato è stato infatti nel quadrimestre di 12,8 milioni, mentre nell’intero 2008 era stato di 6,6 milioni e nell’ultimo decennio il tetto più alto era stato raggiunto nel 2005, con 7,4 milioni. Nel mese di aprile sono state richieste 1,2 milioni di ore di cassa in più rispetto al mese di marzo (con un aumento del 31% per la cassa ordinaria), invertendo così il dato di una leggera diminuzione mese su mese registrato a marzo su febbraio. Tra gennaio e fine maggio le richieste di sussidio di disoccupazione sono aumentate del 152,5% rispetto allo stesso periodo 2008 e hanno toccato quota 10.947. Il 1° giugno, in mezzo al ponte, allo sportello Inps di Brescia si sono presentate ben 980 persone, un dato che non fa certo sperare bene per l’andamento del mese in corso.

Crisi aziendali: Alla Entra di Odolo (produzione maniglie) sono stati chiesti 12 mesi di cassa integrazione ordinaria per tutti i 42 dipendenti: l’attività produttiva dovrebbe proseguire per un mese ancora al fine di evadere le ultime commesse. Il gruppo Lonati ha chiesto un anno di cassa integrazione straordinaria per i 430 dipendenti della Santoni di Sant’Eufemia. Sempre in città, si sono mobilitati i 119 lavoratori della Ideal Standard, nuovamente alle prese con la cassa integrazione. Nella bassa è in crisi la Gkn-Fad, che ha dichiarato 70 esuberi su 350 dipendenti e intende avviare un anno di cassa integrazione straordinaria. Da registrare che due aziende in liquidazione sono in assemblea permanente: la O.M.B. di Brescia, che ha 92 dipendenti, e la Gnutti Sebastiano di Villa Carcina in Valtrompia (94 dipendenti, passati all’assemblea permanente dopo quattro mesi di presidio davanti ai cancelli). Con un improvviso voltafaccia nelle trattative già in corso, la proprietà della Meras di Manerbio (gruppo Riri) ha deciso di chiudere lo stabilimento a partire da agosto e di chiedere la cassa integrazione straordinaria di due anni per i 152 dipendenti, che hanno subito occupato a tempo indeterminato la fabbrica: “hanno avuto persino il coraggio di chiedere ai lavoratori di portare a termine le commesse di giugno e luglio con la prospettiva di essere poi licenziati ad agosto, assurdo”, ha dichiarato un sindacalista Fiom. In situazione analoga si trovano i lavoratori della Tmd di Orzinuovi in liquidazione (108 dipendenti senza stipendio da due mesi) e della Henriette di Castenedolo, 70 dipendenti senza stipendio da tre mesi, per la quale il quotidiano Brescia Oggi parla di “situazione ormai insanabile”. Alla ex Frendo la linea produttiva si è fermata ai primi di marzo dopo 40 anni di attività: i sindacati hanno raggiunto un accordo per due anni di cassa integrazione e il 30% di esuberi entro un anno. Alla ex Ocean (Fagor-Brandt) si prospettano ben 250 esuberi. Alla Citman di Pontevico (160 dipendenti) è stata avviata la cassa integrazione straordinaria per un anno e gli stipendi sono in arretrato di due mesi. Alla ex Lastra (oggi del gruppo Agfa) di Manerbio è stato deciso un anno di cassa integrazione per i 140 dipendenti. Alla Cidneo Meccanica di Corzano sono a rischio i posti di lavoro dei 46 dipendenti e nella stessa situazione si trovano anche i 400 lavoraotri della Hayes Lemmerz (ex Fps) di Dello. A Brescia è in liquidazione la Caffaro (chimica) e per i 100 dipendenti il futuro è completamente incerto, mentre sempre in città va verso il concordato preventivo la Ideal Clima (caldaie e radiatori), che intanto ha chiesto un anno di cassa integrazione straordinaria per i 103 dipendenti. E’ stata messa in liquidazione anche la Brixia Die Casting di Flero (pressofusione) che ha 108 dipendenti: in questo caso però si spera di ripartire sotto un’altra forma giuridica e sociale. Chiusura anche per la Eurosilver di Torbole Casaglia (20 dipendenti, per un anno in cassa integrazione straordinaria). Nella bassa è giunta al capolinea la Domina di Castrezzato (63 dipendenti, settore abbigliamento). Chiusure e liquidazioni anche in Valtrompia e in Valsabbia: la fonderia Europress di Ponte Zanano (80 lavoratori), la Valtrompia Filati di Maclodio (36 dipendenti), la Giacinto Rivadossi di Agnosine (37 lavoratori) e la Entra di Odolo (47 lavoratori). La crisi non risparmia nemmeno il settore alimentare: è stato messo in liquidazione anche il Pastificio Pagani di Rovato (110 dipendenti). A Palazzolo ha chiesto un anno di cassa integrazione per i 210 dipendenti la Marzoli.

PAVIA-LODI-CREMONA-MANTOVA

Dati generali: In provincia di Pavia nel primo trimestre 2009 si è registrato un crollo della produzione del 9% rispetto ai già deteriorati livelli dello stesso periodo dell’anno precedente. E’ salita vertiginosamente anche la cassa integrazione ordinaria nel primo quadrimestre: 3.268.000 ore richieste rispetto alle 480.000 dello stesso quadrimestre 2008. In provincia di Mantova nel primo trimestre si è registrato un crollo dei nuovi contratti di lavoro che non ha eguali in regione: -42,7% rispetto all’anno precedente. Nel distretto di Suzzara il dato è stato addirittura del -68,5%, mentre nel capoluogo è risultato pari a “solo” il -43,64%. Allo stesso tempo si è registrato un boom di contratti di tipo flessibile: i contratti di lavoro intermittente (una delle forme che danno meno garanzie al lavoratore) sono aumentati del 66,2%. Le ore di cassa integrazione ordinaria sono passate dalle 103.000 di gennaio alle 264.000 di febbraio, alle 311.000 di marzo e alle 479.000 di aprile. Rispetto al primo quadrimestre del 2008 la crescita è stata di circa il 600% per la ordinaria e del 161,7% per la straordinaria. Sempre nel corso del primo quadrimestre, è stato registrato un aumento del 103,6% dei licenziamenti. In provincia di Cremona il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 395% (+208% la straordinaria e +544% l’ordinaria).

Crisi aziendali: A Cilavegna (Pavia), il trasferimento del ciclo produttivo della Cagi Maglierie a Motta Visconti ha comportato la perdita del posto di lavoro per 37 dipendenti. A Stradella (Pavia) va verso la chiusura la Massoni, che ha 40 dipendenti. L’ospedale Fatebenefratelli di San Colombano (Lodi) ha annunciato 40 esuberi e ora si prevede la cassa in deroga per alcune decine di animatori, assistenti, personale tecnico. A Somaglia (Lodi) sta andando verso la chiusura la Omega, i cui lavoratori sono senza stipendio da dicembre e dove è stata annunciata la cassa integrazione straordinaria per tutti i 33 dipendenti rimasti. In provincia di Mantova la cassa integrazione straordinaria è in corso alla B&C (cessata attività, 23 dipendenti) e alla Log (crisi, 70 dipendenti). A fine maggio erano in corso di autorizzazione procedure di cassa straordinaria anche per Pompea, C&A, Cooperativa Cipher, Cima, Prima Moda, Gorispak, Gemeaz Cusine, Camst e Christie. In provincia di Cremona situazione di crisi alla Fondinox di Sergnano, dove sono state richieste 13 settimane di cassa integrazione ordinaria per i 102 dipendenti. Alla Aisa e alla Blico di Ticengo (alta tecnologia, 39 dipendenti in tutto, stessa proprietà) è in corso la cassa integrazione ordinaria e gli stipendi sono in arretrato da due mesi. Prosegue la crisi anche presso la Ipc Clearing di Vaiano Cremasco (145 dipendenti) dove è in corso la cassa integrazione ordinaria per la quasi totalità del personale. E’ stata aperta la procedura di liquidazione per la ex Piacenza di Cremona, dove negli ultimi mesi le commesse sono crollate del 70% e i 32 dipendenti non ricevono lo stipendio da tre mesi. A Castelleone è stata messa in liquidazione la cooperativa Euro Work (25 lavoratori) dopo che l’industria dolciaria Sorini ha deciso di non rinnovare il contratto di appalto per il confezionamento di prodotti. Singolare la reazione della responsabile delle risorse umane della Sorini, Giusy Cighetti, che ha dichiarato al quotidiano Provincia di Cremona che in questo momento l’azienda ha altre urgenze rispetto alla chiusura della Euro Work (“abbiamo delle scadenze, come la chiusura del bilancio… appena sarà possibile le parti sindacali verranno ricevute e ascoltate”) e ha affermato che l’azienda si ritiene “estranea a qualsiasi obbligo nei confronti dei lavoratori”.

(questo Diario della crisi in Lombardia è stato redatto sulla base di un sistematico sfoglio della stampa locale lombarda)



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