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A passo di mattone

A passo di mattone

di Andrea Ferrario

Il binomio business e politica porta a una sempre maggiore soggiogazione del territorio e del patrimonio urbano di Milano alla logica del profitto. Una rassegna degli ultimi sviluppi, dal Piano casa della Regione Lombardia fino al verde ridotto ad accessorio per lo shopping e alla trasformazione dell’Università Statale in un supporto per cartelloni pubblicitari.

La Regione Lombardia ha presentato il suo progetto di legge per il piano casa. La bozza di legge lombarda ricalca in parte l’intesa raggiunta tra governo e regioni il 30 marzo scorso, in particolare per quanto riguarda il “recupero degli spazi edilizi inutilizzati” e l’”ampliamento degli edifici residenziali del 20%, ma lo integra con due fondamentali aggiunte: l’abbattimento di edifici e la loro sostituzione con nuove costruzioni con un incremento di volumetria fino al 30% non riguarderà solo gli edifici residenziali, come prevedeva il piano del governo, ma anche quelli industriali. Inoltre la Regione potrà “autorizzare la sostituzione di edifici anche nelle aree storiche o di rilievo naturalistico ambientale, se non compatibili con il contesto”, vale a dire che la Regione avrà la mano completamente libera nell’autorizzare demolizioni e nuove costruzioni di volumetria più ampia anche scavalcando i vincoli delle sovrintendenze, e ciò praticamente ovunque (centri storici, parchi ecc.). L’assessore regionale al territorio e all’urbanistica, il leghista Davide Boni, conferma: “la burocrazia per le concessioni delle Soprintendenze chiede tempi troppo lunghi. E lo ripeto: la crisi non permette altri ritardi”. Il progetto è stato duramente criticato dalle associazioni ambientaliste ma, a sorpresa, anche da Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil, l’associazione delle imprese edili di Milano, Brianza e Lodi, cioè le principali beneficiarie del piano della Regione. Secondo De Albertis il principale problema sta nel fatto che la bozza prevede la possibilità di incrementare il costruito anche per i proprietari di aree pubbliche (cioè Comune e Aler). Il presidente di Assimpredil non vuole la concorrenza del pubblico e propone che il diritto di edificare sulle aree di proprietà pubblica venga dato in concessione ai privati, con in più la possibilità per i costruttori di cambiare liberamente la destinazione degli edifici terziari e produttivi da demolire e ricostruire.

L’assessore milanese all’urbanistica, Carlo Masseroli (Comunione e Liberazione), ha invece dichiarato guerra alle case popolari: “Ghetti costosi e impossibili da gestire”. In realtà da molto tempo si è scelto di non costruire più edilizia pubblica e sociale, si preferisce destinare gli spazi urbani ad altri ghetti, molto più costosi ma anche più redditizi per costruttori e banche: i ghetti per superricchi come CityLife (che, detto per inciso, secondo gli ultimi dati viaggia con un ritardo di 18 mesi rispetto alla tabella di marcia), Garibaldi-Repubblica e altri ancora. Tra gli altri va menzionato il complesso Miluce, che verrà costruito in via Pirelli, tra la Stazione Centrale e il Garibaldi-Repubblica. Con un’altezza di quattordici piani e sei piani interrati, si contraddistinguerà per le tre grandi torri rotonde che permettono una vista a 360° su Milano. Un complesso all’insegna del lusso, completo di piscine, bagni turchi, virtual concierge e videosorveglianza. I prezzi andranno dai 6.500 agli 11.500 al metro quadro, ma per gli attici e superattivi verranno determinati “in base a trattative riservate”. Dietro l’operazione come al solito ci sono fondi immobiliari (Calatrava, gestito da Vegagest), banche (Cassa di risparmio di Ferrara, BancApulia, Popolare di Bari) e assicurazioni (Cattolica Assicurazioni).

Ma mentre si progetta lusso su lusso, a Milano e in Lombardia il settore immobiliare risente pesantemente della crisi e si registra una forte presenza di invenduto, anche se non ancora quantificato. In occasione dell’Eire, la fiera dell’immobiliare tenutasi a Milano una decina di giorni fa, il presidente dei costruttori di Ance Lombardia, Lugi Colombo, ha dovuto ammettere: “L’invenduto c’è. Mentirei se dicessi il contrario. Il momento è delicato, inutile negarlo”. Nel 2008 i prezzi del mattone sono scesi di un paio di punti percentuali, ma dal gennaio 2009 a oggi il calo è accelerato e i prezzi sono scesi in media del 7%. Per i prossimi mesi si aspetta un ulteriore ridimensionamento. I costruttori cercano di resistere, come spiega Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme: “In sostanza, finché si può, invece di svendere si rimanda la chiusura dell’operazione. Quello dell’invenduto è un tema vero”. Nei primi mesi dell’anno le compravendite in regione sono diminuite del 16%. A Milano il calo è stato più contenuto (-13%) e le province più colpite sono Lodi (-39%) e Como (-24%). Come scrive il Corriere della Sera, il mercato si trova sull’orlo del baratro oltre il quale il rallentamento dei prezzi può diventare un vero e proprio crollo. La speranza per Bellicini è che proseguano i flussi di immigrati, che ormai rappresentano una quota importante degli acquirenti sul mercato.

Qualche speculatore però riesce a fare brillantemente fronte alla crisi, almeno fino a quando non viene scoperto dalla polizia (sì, a volte succede…). E’ il caso della società Ilma dell’avvocato Alberto Maddalena e del figlio, che dava in affitto il fatiscente palazzo nella centrale piazza Santa Maria del Suffragio 3. Ci abitavano circa 300 persone, per la maggior parte immigrati, che pagavano affitti tra i 10.000 e i 13.500 euro all’anno, in larga parte al nero. In seguito a segnalazioni la polizia lo ha sgomberato il 19 maggio scorso. Il palazzo era una vera e propria bomba per la sicurezza e l’igiene: problemi di staticità e stabilità, fognature disperse nelle cantine, impianti del gas e dell’elettricità non a norma, pericolo di incendi e di intossicazioni. I giornali però non ci informano di cosa sia accaduto agli inquilini vittime per anni degli speculatori e che ora probabilmente si ritrovano per la strada.

Claudio Abbado tornerà alla Scala e la sua richiesta di accoglierlo con un grande numero di nuovi alberi per Milano è stata subito accontentata, con una “modica” spesa di 800.000 euro. Ma non cadete nel trabocchetto: in città non si diffonderanno boschetti, oasi di verde e veri e propri alberi dalle radici profonde. I piani finora messi a punto parlano di piante in vasi che andranno a decorare (la bruttissima e infrequentabile) via Vittor Pisani, Corso Garibaldi, Corso Genova, via Dante, via Orefici e corso Buenos Aires. Nessun piano per il verde, quindi, ma solo una manovra diversiva per dare un’artificiale sembianza di natura allo shopping e fare dimenticare che al vero verde a Milano non ci pensa nessuno, perché porta via suolo agli speculatori. E’ quanto accade anche nel megaprogetto Garibaldi-Repubblica, dove è prevista la costruzione del “bosco verticale“, due torri di 110 e 80 metri progettate dall’architetto Stefano Boeri e che avranno a ogni piano una cinquantina di piante sui balconi. Spiega Boeri: “questa tipologia d’edificio è pensata per ridurre seriamente il consumo di suolo” e aggiunge, “così potremmo riportare in città chi ha cercato fuori un migliore rapporto tra casa e verde”. Ormai non ci si vergogna più nemmeno delle dichiarazioni più grottesche. Non solo non si tratterà di vere aree verdi, ma si tratterà oltretutto di alberi fruibili dai pochi ricchissimi che potranno permettersi i costi esorbitanti delle residenze di lusso – i comuni mortali dovranno limitarsi a guardarli dal basso, con il naso all’insù. E sicuramente i milanesi fuggiti dalla città per i suoi folli costi non torneranno per questi due torrazzoni di lusso e di pessimo gusto dal punto di vista sociale.

Anche l’edificio dell’Università Statale viene soggiogato al business. Per fare fronte alle spese di ristrutturazione (2,3 milioni di euro) il rettore Enrico Decleva ha voluto giungere a un accordo con la concessionaria pubblicitaria Tmc Pubblicità. In cambio dei lavori le facciate dell’ateneo (uno dei monumenti più belli di Milano) saranno ricoperte da megaposter pubblicitari. Operazione già offensiva per l’Università, ma che diventa addirittura scandalosa se si tiene conto che i megaposter copriranno la facciata per un periodo di 7 anni e 4 mesi! E questo nonostante la durata dei lavori sia di poco più di 3 anni e 9 mesi. I megaposter già affissi sono stati oggetto recentemente di due azioni di protesta: un lancio di vernice per rendere illeggibile i nomi degli inserzionisti, nel primo caso, e la lacerazione di un enorme telone pubblicitario della Lacoste nel secondo. Uno striscione ha spiegato laconicamente i motivi dei blitz: “Fuori sbirri e pubblicità dall’università”.

Cresce la protesta contro l’“ecomostro” di via Botticelli, il complesso di residenze universitarie, per la massima parte di lusso, progettato in via Botticelli 19 al posto dell’Istituto Rizzoli e la cui altezza prevista è di 55 metri (metà del grattacielo Pirelli). Contro la sua costruzione si sono pronunciati scrittori, critici d’arte e artisti, come Gillo Dorfles e Giulio Gorello e l’8 giugno si è tenuta una manifestazione dei comitati che lo combattono. Protesta spontanea anche alla Darsena nel Ticinese, da mesi ormai svuotata e trasformata in una discarica a cielo aperto dopo il blocco dei lavori per la realizzazione del maxiparcheggio da 300 box. Su molti balconi della zona sono comparsi striscioni di protesta: “Parcheggio no. Rivogliamo la nostra Darsena”, “Darsena o discarica: decidetevi”. Secondo le previsioni l’acqua potrà tornare nello storico bacino milanese solo tra due anni, ma vi è il rischio che i tempi vengano ulteriormente sforati. La società privata che esegue i lavori ha chiesto una revisione degli accordi con il Comune per potere rifarsi dei costi maggiori del previsto sostenuti, a suo dire, nel corso dei lavori di costruzione: la società chiede tra le altre cose una proroga da 30 a 42 anni della concessione e l’applicazione dell’adeguamento Istat al prezzo del ticket di posteggio, che diventerebbe così di 1,80 euro all’ora.

Sul fronte delle infrastrutture va registrato l’enorme ritardo nella realizzazione delle nuove fermate della linea 3 del metrò di Milano (Dergano, Affori Centro, Affori Fnm e Comasina). I lavori per la loro costruzione sono cominciati alla fine del 2002, con cinque anni di ritardo sulla tabella di marcia, in conseguenza del parziale fallimento della Torno Spa, che ha ceduto il ramo di azienda a Impresa Spa, la quale a sua volta ha subappaltato i lavori a Europea 92 (nonostante questo la Torno SpA ha proposto al Comune di Milano, che ha approvato e rilanciato immediatamente il suo progetto, di costruire un maxitunnel sotterraneo da 1,5 miliardi di euro che dovrebbe attraversare la città). Nel 2003, in occasione dell’inaugurazione della fermata Maciachini, l’allora sindaco Gabriele Albertini aveva garantito personalmente che la prossima stazione sarebbe stata pronta entro la fine del 2004. Ora l’apertura delle quattro stazioni è rimandata alla fine del 2010 ma, spiega Libero, è praticamente sicuro che anche questa scadenza non verrà rispettata.

Va registrato infine un nuovo crollo in un edificio scolastico (Milano Internazionale aveva già denunciato la gravissima emergenza crolli nel capitolo Scuole e crolli: si aspetta un’altra tragedia?, pubblicato all’interno di “In breve da Milano e dalla Lombardia” dell’1 giugno 2009). Questa volta è crollato un controsoffitto nella mensa dell’asilo di Primaluna, in Valsassina, inaugurato appena una settimana fa. Fortunatamente il refettorio, sebbene già collaudato, non era ancora stato messo in uso.

(fonti: Corriere della Sera, 20 maggio, 22 maggio, 8 giugno, 9 giugno, 13 giugno, 18 giugno; Repubblica, 15 giugno, 17 giugno; Milano Finanza, 30 maggio; Libero, 1 giugno; Sole 24 Ore Lombardia, 10 giugno; Sole 24 Ore Plus, 20 giugno)