La California è alla frutta, l’Italia si mette a tavola
di Andrea Ferrario
La California, ottava economia del mondo, ha decretato lo stato di emergenza fiscale in seguito all’enorme buco di bilancio. Per risparmiare, lo stato USA obbliga i dipendenti pubblici a prendere tre giorni di ferie non retribuite ogni mese e comincia a pagare i fornitori e i destinatari di sussidi non con denaro liquido, ma con promesse di pagamento informali. In Italia arrivano i primi segnali della crisi fiscale che attende anche il nostro paese.
È una notizia che dovrebbe essere sulle prime pagine dei giornali, e invece sta passando inosservata su tutti gli organi di stampa italiani, ivi compresi quelli economici. Un effetto probabilmente degli inviti di Silvio Berlusconi a non riportare le notizie che dipingono il reale pessimo stato dell’economia globale e italiana. Dopo una notte di discussioni senza esito nel “parlamento” della California, il governatore Arnold Schwarzenegger ha dichiarato ieri lo “stato di emergenza fiscale” a causa del buco in bilancio di oltre 26 miliardi di dollari che non consente allo stato di fare fronte alla spesa corrente. Alcune delle misure adottate o previste bastano da sole a dare un’idea della catastroficità della situazione della California che, non dimentichiamolo, è l’ottava economia del mondo. Schwarzenegger ha ordinato ai dipendenti statali di prendere tre giorni al mese di ferie non retribuite per consentire allo stato di risparmiare 1 miliardo all’anno di stipendi. La California inoltre in questi giorni comincerà a pagare i propri fornitori, numerosi enti locali e diverse categorie di assistiti come i disabili, con IOU invece di denaro liquido. Cosa sono gli IOU? Si tratta di un riconoscimento di debito scritto su carta semplice e di carattere informale, che non ha valore giuridico come prova dell’ammontare del debito e non frutta alcun interesse. In pratica lo stato pagherà i propri fornitori, gli enti locali e i destinatari di sovvenzioni con una promessa informale di pagamento priva di effettivo valore legale! Uno strumento già utilizzato durante la crisi del ’29 e che, nella disastrosa situazione di allora, era stato usato alla fine dalla popolazione immiserita per effettuare pagamenti e si era trasformato negli anni peggiori in una carta moneta di fatto, priva di copertura reale. La California prevede di emettere in questo mese di luglio IOU per l’astronomica cifra complessiva di oltre 3,3 miliardi di dollari. Ciò le dovrebbe consentire di fare fronte ai circa 11 miliardi di dollari di debito in scadenza nei confronti di detentori delle sue obbligazioni. Una manovra d’emergenza che rischia di fare peggiorare ulteriormente il rating dello stato, già declassato di recente. Ciò a sua volta farebbe aumentare gli interessi che la California dovrà pagare sulle obbligazioni di cui prevede l’emissione per raccogliere liquidità al fine di far fronte alla mancanza di fondi: una spirale che rischia di avvitarsi fino al fallimento formale, appena un gradino più in giù dell’attuale fallimento di fatto.
La California potrebbe sembrare uno stato lontano, i cui problemi ci toccano solo molto indirettamente. Ma a parte il fatto che un suo fallimento avrebbe devastanti effetti a catena negli Stati Uniti e da questi ultimi in tutto il mondo, il suo caso ci può dare un’idea dei rischi che incombono anche sull’Italia e sulle amministrazioni locali, come quella di Milano, per esempio. La crisi californiana è dovuta al netto calo degli introiti fiscali: la crisi ha ridotto drasticamente il valore degli immobili, e quindi l’ammontare delle relative imposte, ha causato una riduzione del gettito fiscale generato dalle dichiarazioni dei redditi, nonché di quello legato alle imposte sulle vendite ecc. Lo stato, insomma, incassa molto, molto di meno. Qui da noi, solo tre giorni fa il già menzionato Berlusconi aveva riconosciuto che secondo le previsioni nel 2009 lo stato incasserà 37 miliardi in meno di tasse in conseguenza della crisi, aggiungendo che “se non cambierà nulla, il rapporto deficit/pil sarà al 5%”. Sono passate appena 72 ore e oggi l’Istat ha comunicato che nel primo trimestre di quest’anno il rapporto deficit/pil è stato del 9,3%, con un aumento di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Si profila quindi anche per l’Italia un enorme ammanco di fondi e un’esplosione del deficit. Se in California i nodi stanno venendo al pettine già ora è perché il suo anno fiscale 2010, come quello della maggior parte degli stati USA, comincia il 1° luglio, mentre quello italiano segue l’anno solare. Per il 2010 in Italia bisognerà quindi fare i conti sulla base delle entrate in fortissimo calo del 2009, così come la California li sta facendo oggi, uno dei tanti effetti a scoppio ritardato delle crisi. E anche a Milano le coordinate per un 2010 molto più pesante del 2009 ci sono tutte: stanno calando drasticamente gli introiti del Comune derivanti dagli oneri di urbanizzazione, le società controllate come Sea e altre ancora non distribuiranno quasi sicuramente dividendi e rischiano di chiudere in passivo, le entrate fiscali saranno sicuramente molto inferiori. Senza contare poi la mina vagante, per il bilancio, dei derivati sottoscritti nel 2005 dalla giunta Albertini. Ma di tutto questo non si parla.
A completare il quadro della situazione di crisi degli stati USA, utile per mettere a fuoco anche quello che sarà il nostro futuro, è giunto l’ultimo dettagliato rapporto del CBPP (Center on Budget and Policy Priorities), uno dei principali osservatori statunitensi sulla finanza pubblica. La maggior parte degli stati americani è in passivo e i buchi di bilancio complessivi a cui devono fare fronte ammontano in questo anno fiscale appena cominciato a 166 miliardi di dollari. Nei prossimi due anni e mezzo la cifra dovrebbe toccare il livello complessivo di 350-370 miliardi di dollari – gli effetti della crisi saranno quindi molto lunghi. Il governo federale ha stanziato circa 140 miliardi di dollari per aiutare i singoli stati, ma la cifra è servita a coprire solo il 40% del fabbisogno e in questo nuovo anno fiscale la situazione sarà ancora più difficile perché nell’anno fiscale 2009 gli stati hanno consumato quasi tutte le “riserve per i tempi duri” di cui disponevano. Intensificheranno di conseguenza la politica dei tagli alle spese sociali, che già nel 2009 ha portato al licenziamento di personale e a tagli di fondi nella scuola e nella sanità, a una drastica riduzione dei servizi di trasporto, nonché alla cancellazione di importanti sussidi medici e sociali – tutte misure che a loro volta, riducendo direttamente o indirettamente il reddito della popolazione, alimentano la crisi economica, ancora una volta con un effetto di spirale potenzialmente devastante. Tutto lascia intendere che anche in Italia, in Lombardia e a Milano il quadro di crisi delle amministrazioni pubbliche sarà analogo e avrà effetti comparabili.
