I trend del periodo: Conflittualità in aumento, giovani in crisi, liquidità agli sgoccioli – La situazione provincia per provincia, dai dati generali alle singole crisi aziendali
SOMMARIO
I trend del periodo: Conflittualità in aumento, giovani in crisi, liquidità agli sgoccioli
I trend del periodo: Conflittualità in aumento, giovani in crisi, liquidità agli sgoccioli
Nell’ultimo numero del Diario della crisi in Lombardia avevamo chiuso la nostra introduzione constatando il basso livello di conflittualità che fino a quel momento (fine luglio) aveva contrassegnato la crisi. Ad agosto il caso della Innse di Lambrate sembra invece avere segnato un primo punto di svolta e la grande eco che ha trovato a livello nazionale, con svariati emuli, è un indice del fatto che il terreno è fertile per un rialzo della conflittualità a difesa del posto di lavoro. Si tratta di un particolare fondamentale, visto che a partire da quest’autunno si prevede per molte aziende la cessazione del ricorso agli ammortizzatori sociali con i conseguenti licenziamenti. Le ultimissime preoccupanti notizie che stanno arrivando sul caso Innse (vedi più sotto, nella sezione Milano) gettano però un’ombra sulle possibili strategie di contrasto delle controparti di fronte alle proteste eclatanti: in molti casi tali strategie potrebbero essere apparentemente arrendevoli per cercare poi di invertire la vittoria in una sconfitta una volta spentasi l’attenzione dei media. Solo una più ampia mobilitazione politica può prevenire esiti simili. D’altronde le forme che assumeranno le proteste dovranno essere necessariamente diverse da quella tradizionale dello sciopero, che in un periodo di crisi e di crollo generale della produttività perde di incisività. Non è un caso che a livello nazionale le statistiche parlino di un netto calo delle ore di sciopero nel primo semestre 2009. Parallelamente alla crisi nell’industria e a quella che si sta diffondendo sempre più anche nei servizi, c’è la “crisi” della scuola, addebitabile in toto alla riforma Gelmini. In Lombardia verranno cancellati quasi 5.000 posti di lavoro nelle scuole, e in più c’è la chiusura di prospettive per le migliaia di precari, che hanno anche loro effettuato proteste clamorose sul modello Innse. E, come le scuole, anche le università dovranno affrontare a breve i drastici tagli previsti dalla riforma Gelmini. Ci sarà un netto calo della qualità dell’insegnamento, già a bassi livelli (non certo per colpa del corpo docente) e questo, sul lungo termine, avrà effetti anche sulle capacità economiche della regione. Se a ciò si aggiunge un dato di cui pochi parlano, ma che è altrettanto preoccupante delle cifre sulla cassa integrazione e sui licenziamenti, e cioè quello del crollo delle assunzioni, calate nelle varie province del 30-50% e che colpiscono in modo particolare i giovani, si hanno tutte le coordinate per un forte inasprirsi della “questione giovanile”: lasciati sempre più a loro stessi negli studi, senza la prospettiva di un lavoro che non sia ultraprecario e con famiglie in forti difficoltà economiche, anche gli strati più giovani saranno sempre più vittime della crisi e delle politiche della destra. Un risveglio delle loro lotte in parallelo a quelle dei lavoratori potrebbe costituire un contributo fondamentale per ottenere risultati incisivi. Al panorama generale va aggiunta la sempre più preoccupante mancanza di liquidità da parte delle aziende, dovuta da una parte ai cali di fatturato e ordinativi, dall’altra alla stretta creditizia, e che si traduce sempre più spesso in licenziamenti diretti, oppure in licenziamenti di fatto mediante la cassa straordinaria. Samo ancora a inizio settembre e dopo le ferie estive tutti attendono con preoccupazione i prossimi difficili mesi. A tale proposito va rilevato che, tra sindacati e organizzazioni padronali che operano sul terreno, nessuno osa neanche lontanamente parlare di “ripresa in vista” o di “peggio che è ormai alle spalle”. NOTA: Questo numero del Diario della crisi in Lombardia copre gli sviluppi dal 18 luglio all’11 settembre 2009.
LOMBARDIA IN GENERALE
E’ cominciato il mese di settembre e piovono da una parte gli ultimi dati che fanno il punto della situazione, dall’altra le previsioni per il prossimo autunno-inverno. A fine luglio la Cgil ha diffuso una serie di dati che fotografano la situazione nella regione prima delle ferie: circa il 45% delle imprese sono indebitate e ben un quarto ha i bilanci in perdita, 200.0000 persone su 3.000.000 occupati (partite IVA escluse) hanno perso un lavoro e ne stanno cercando un altro. Nel primo semestre i licenziamenti hanno toccato quota 31.161, con un aumento del 74% rispetto allo stesso semestre del 2008, mentre il ricorso alla cassa integrazione è cresciuto del 415%; nei primi sette mesi di quest’anno, inoltre, le indennità di disoccupazione hanno registrato un balzo del 128% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un’indagine dell’Api rileva che nella regione il 60% delle medie imprese e il 40% delle piccole hanno riscontrato cali nell’occupazione. Il reddito degli abitanti della Lombardia è cresciuto solo dello 0,2%, rispetto a una media nazionale dello 0,5%. Dai dati di un’indagine condotta da Confindustria, Unioncamere e Regione, risulta che nel secondo trimestre 2009 il calo della produzione industriale è stato del 3% rispetto al trimestre precedente (rispetto al -4% del primo trimestre 2009 sull’ultimo 2008) e dell’11% anno su anno. Le medie imprese (da 50 a 199 addetti) registrano il dato tendenziale peggiore (-12,4%), un po’ meno peggio sono messe le grandi aziende (-9,9%). Nell’artigianato invece sono le microimprese a essere messe peggio (-12,8%). Il fatturato a prezzi correnti cala sia su base annua (-18,4%) sia rispetto al trimestre precedente (-5,4%). Bassissimo il tasso di utilizzo degli impianti: per l’industria cala al 63,5%, mentre per l’artigianato scende addirittura sotto il 60%. Messi male anche gli ordinativi, che rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso risultano in calo del 14% sul versante interno e dell’8,3% su quello estero, con una piccola svolta congiunturale sull’estero (+1,6%). E’ in aumento il numero di aziende che fanno ricorso alla Cassa integrazione (sono ormai il 39,6%), mentre la quota della Cig sul monte ore trimestrale è cresciuta fino a toccare il 7,7%. A livello settoriale, i servizi registrano nel loro complesso un calo del volume d’affari del 6,5% rispetto al secondo trimestre 2008, in peggioramento rispetto al dato tendenziale del primo trimestre, che era di -6,3%. Particolarmente negativa e in peggioramento è la situazione nelle costruzioni, nel commercio all’ingrosso, nel turismo e nei trasporti, mentre è contrastata nei servizi alle imprese e alle persone e in lievissimo miglioramento nelle telecomunicazioni. Nei commenti che accompagnano l’indagine si scrive che la situazione congiunturale è ancora di segno negativo, e che siamo ancora lontani dall’inizio di una ripresa, visto che l’unica variabile con un valore congiunturale positivo è quella degli ordini dall’estero, che rappresenterebbe comunque un buon segnale. Tuttavia due terzi delle imprese lombarde dichiarano di non cogliere nella propria attività segnali di superamento della crisi e solo per il 27% il peggio oramai è alle spalle. Inoltre, secondo dati citati dal Corriere della Sera, a luglio sono state presentate in media 50 nuove domande di cassa integrazione ogni giorno, ad agosto, periodo di ferie, la media è scesa a 10, per risalire subito a 50 da lunedì 31 agosto. In piena crisi anche il settore tessile: secondo dati Cisl ci sono 749 aziende in crisi e 45.825 lavoratori che utilizzano gli ammortizzatori, rispetto a 504 aziende e 31.376 lavoratori nel 2008. Le prospettive per l’autunno-inverno rimangono fosche: secondo stime della Uil riportate dal quotidiano Cronacaqui da settembre fino a fine anno la crisi potrebbe portare in Lombardia alla perdita di 120.000 posti di lavoro. Ci sono poi anche i dati sulla situazione dei nuclei familiari. Da una ricerca svolta dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza risulta che solo il 54% dei lombardi ha chiuso il bilancio familiare in pareggio, contro il 62% della media nazionale. La maggioranza dei lombardi stima per l’anno prossimo di non potere mettere da parte alcun risparmio. Si registra infine un ampliarsi della forbice sociale: la metà dei nuclei familiari a basso reddito percepisce un peggioramento della propria condizione economica, contro solo un quarto di quelle ad alto reddito. Nel complesso, una famiglia su quattro deve attingere ai propri risparmi per arrivare a fine mese. Dalla stessa ricerca emerge che nelle città lombarde i genitori devono “sganciare” in media ogni mese cifre comprese tra 127 euro e 267 euro (il primo dato si riferisce alla provincia di Monza-Brianza, il secondo a quella di Milano) per integrare i redditi dei figli. A Milano in particolare gli under 30, con un reddito medio mensile di poco superiore ai 1.000 euro al mese, devono spendere tra vitto e alloggio (monolocale di 35 mq) 1.300 euro, di cui 700 solo per l’affitto. Insomma, una pesante tassa di cui nessuno parla e che nessun politico intende “tagliare” affrontando il problema della casa e quello dei redditi. A questa situazione va ad aggiungersi il drastico calo delle assunzioni, che colpisce in modo particolare i giovani che accedono al mercato del lavoro. Ma a essere ancora più colpiti sono i lavoratori immigrati. Secondo dati di Unioncamere nei prossimi mesi, a livello nazionale, le assunzioni stabili (ovvero non stagionali) previste per gli immigrati caleranno a fine 2009 del 46% e toccheranno quota 93.000, il livello più basso degli ultimi nove anni. Il livello massimo era stato toccato nel 2003, quando la domanda di lavoratori immigrati stabili aveva raggiungo 227.000 unità, pari al 33% delle assunzioni totali – quest’anno la percentuale si fermerà invece al 17%, mentre continuano ad aumentare le richieste di lavori stagionali (+7,9%). Tra le professioni rimangono al primo posto gli addetti alle pulizie, mentre salgono le richieste di infermieri e badanti e diminuiscono quelle di camerieri e commessi. In Lombardia gli iscritti stranieri alle liste di disoccupazione sono il 23%, un dato più che doppio rispetto a quello della percentuale della popolazione immigrata su quella totale (circa il 10%, irregolari compresi), ma va precisato che esso non tiene conto dei lavoratori a tempo determinato o irregolari, tra i quali la percentuale degli stranieri e sicuramente più alta. Infine, secondo un’indagine della Cgia di Mestre, la Lombardia ha in Italia il tasso più basso di lavoro nero (7,8% rispetto a una media nazionale del 12,8%), ma in cifre assolute è al secondo posto dopo la Campania con circa 340.000 lavoratori al nero.
MILANO
Dati generali: Antonio Lareno, della segreteria della Camera del Lavoro ha formulato una pesante stima, riportata dalla Repubblica: “Cinquantamila nuovi disoccupati a Milano e provincia al ritorno dalle ferie”, un rischio aggravato, secondo Maurizio Zipponi dell’Italia dei Valori, dal fatto che manca un nuovo comparto produttivo in grado di sostituire quelli in crisi, come è avvenuto in passato con l’information technology al posto della siderurgia. Le cifre rimangono estremamente preoccupanti: a Milano nel primo semestre 2009 sono stati autorizzati oltre 19 milioni di ore di cassa integrazione contro i 3,8 milioni del primo semestre 2008. Le aziende coinvolte da inizio anno fino a fine luglio sono 400, e solo nel mese di luglio sono state ben 70 le aziende che hanno richiesto l’ammortizzatore. Una situazione che si riflette anche nei singoli distretti della provincia. Secondo l’osservatorio di Confindustria dell’Alto Milanese il secondo trimestre 2009 ha confermato l’andamento negativo del primo trimestre e “la ripresa appare lontana, mentre l’attività industriale permane su bassi livelli”. L’attività industriale infatti è diminuita per il quarto trimestre consecutivo, gli ordinativi sono in calo e il fatturato registra un andamento stabile. Solo il 30% delle aziende locali prevede un incremento di fatturato nei prossimi sei mesi, il 15% si attende una contrazione e il 55% si aspetta un andamento sui bassi livelli attuali. Nel legnanese a fine luglio erano 293 le aziende colpite dalla crisi, con 9.149 lavoratori coinvolti – di questi quasi 1.670 sono in cassa straordinaria o in mobilità.
Crisi aziendali: La lotta degli operai dell’Innse di Lambrate ha catturato l’attenzione dei media nazionali per tutta la prima metà del mese di agosto e si è conclusa, almeno sulla carta, con una netta vittoria dei lavoratori. Con l’inizio di settembre però cominciano a evidenziarsi alcuni preoccupanti segni di una possibile “fregatura”: le due aziende che avevano acquistato macchinari dal padrone Genta, la Mpc e la Nuova Lombarmet, e si erano impegnate con l’accordo di agosto a rinunciarvi a fronte della restituzione del prezzo pagato, chiedono ora in più i danni subiti, soldi che la Camozzi, candidata acquirente dello stabilimento, si rifiuta naturalmente di corrispondere. Il nodo deve essere sciolto entro il 15 settembre, altrimenti tutto salta. In più c’è la questione dell’approvazione entro fine mese da parte del Comune della revisione del piano urbanistico per l’area che, sempre secondo gli accordi, dovrebbe consentire alla proprietaria Aedes di fare riquadrare i conti dopo la cessione di alcune aree alla Innse – e a proposito le parole del ciellino assessore all’urbanistica Carlo Masseroli suonano preoccupanti: “non si paga con volumetrie (aggiuntive, per la Aedes – Ndr) la sostenibilità industriale di un business”, e se Aedes ha l’esigenza di far tornare i conti, la necessità di palazzo Marino è “garantire agli abitanti del quartiere i servizi promessi”, frasi in parte sibilline, ma che sembrano alludere a possibili ostacoli da parte del comune di Milano. Come se non bastasse, 8 operai che avevano manifestato in solidarietà ai colleghi della Innse sono stati multati per cifre che vanno dai 2.500 ai 10.000 euro per il blocco della tangenziale del 2 agosto scorso. Il caso Innse comunque comincia ad avere alcuni analoghi a Milano e provincia, sebbene in contesti differenti. A ricordare più da vicino quanto è accaduto allo stabilimento di Lambrate è il caso della Esab di Mesero, dove la proprietà, il fondo inglese Charter International, dopo due mobilità ha avviato una cassa integrazione straordinaria per i restanti 85 dipendenti con l’obiettivo di trasferire la produzione nell’Europa dell’Est e in Cina. Anche qui, come nel caso della Innse, l’azienda non è in crisi e, oltre a delocalizzare, punterebbe a rendere libera l’area su cui sorge lo stabilimento, il cui valore è triplicato negli ultimi anni. Dal 2 settembre gli operai protestano rimanendo non-stop sul tetto dell’azienda – nel momento in cui scriviamo la situazione rimane molto tesa e non sembra essere all’orizzonte uno sbocco positivo. A Sesto San Giovanni è occupato da fine luglio lo stabilimento della Ercole Marelli, dove 30 lavoratori lottano per difendere il loro posto. L’azienda ha ordinativi, ma è soffocata dai debiti e da una richiesta di sfratto da parte della Alstom, proprietaria dei terreni. Le trattative avviate ad agosto con un potenziale acquirente non sono andate a buon fine. Prosegue anche il presidio dei 260 operai delle due aziende gemelle Lares e Metalli Preziosi di Paderno Dugnano, per le quali è stata aperta la procedura di fallimento e che sono in cassa straordinaria. A inizio settembre il presidio è stato rafforzato per il timore che si tenti di procedere a un trasferimento dei macchinari dagli stabilimenti, e gli operai si sono detti pronti alle barricate. Tra le crisi maggiori in provincia c’è quella della Franco Tosi di Legnano, che ha quasi 600 dipendenti e dove è stata richiesta una nuova cassa integrazione ordinaria per 53 dipendenti: la proprietà (l’indiana Gammon) ha adottato il provvedimento senza la sottoscrizione di un accordo sindacale, scegliendo lo scontro. Il 5 agosto la proprietà della Nokia Siemens di Cinisello Balsamo ha annunciato ufficialmente la temuta chiusura dell’area di produzione Radio Access: a luglio tra cassa e licenziamenti erano stati messi a casa 120 consulenti. Ora saranno a rischio altri 300 ricercatori su un totale di 450, con il timore che la Nokia punti a tenere a Cinisello solo un piccolo centro che passi know-how ai suoi stabilimenti in Cina prima di una chiusura definitiva. Sempre a Cinisello, inizia l’ultimo ciclo di cassa ordinaria per l’Attrezzeria Paganelli, 150 dipendenti (non ha nuovi ordinativi da un anno) e per il gruppo Spola, 54 dipendenti, che nel frattempo ha annunciato la chiusura totale del sito di Cinisello, mentre alla Kunzle & Tasin sull’orlo del fallimento i 40 lavoratori hanno avviato un presidio permanente in un contesto drammatico fatto di stipendi e contributi non pagati, debiti verso le banche e capitale sociale ridotto al lumicino. A Paderno Dugnano, già fortemente colpita dalla crisi, chiude la Cme, che produce componenti elettrici. Dei 28 dipendenti venti sono a casa senza stipendio già dal mese di febbraio, e altri otto sono stati appaltati a un’altra ditta. L’azienda aveva utilizzato la cassa da gennaio sperando in un miglioramento che non c’è stato. Nella stessa città termina in questi giorni la cassa integrazione ordinaria alla Amisco (130 dipendenti, produzione di elettrovalvole), che ha registrato in pochi mesi un calo del 50% delle commesse: si procederà con ogni probabilità all’ultimo ciclo di cassa disponibile. E sempre a Paderno sono stati licenziati i primi 13 dei 16 dipendenti della Imu, che ha annunciato la cessazione delle attività. A Palazzolo la Bomec (lamiere) ha avviato il secondo giro di cassa ordinaria, ma la proprietà, dopo un tracollo finanziario che ha causato problemi di liquidità, non ha potuto anticipare la cassa integrazione: i 26 lavoratori sono senza stipendio da 2 mesi. Secondo i sindacati nell’area Nord Milano sono 13.000 i lavoratori in cassa integrazione in scadenza che con ogni probabilità rimarranno a casa senza stipendio, né ammortizzatori. Ha annunciato la chiusura dopo avere utilizzato la cassa anche la Pressleghe di Abbiategrasso, dove i 29 lavoratori hanno occupato per alcune ore lo stabilimento. Nella stessa città fallimento per la Milven Tricot, azienda tessile con in portafoglio uno dei nomi più noti della moda italiana, Missoni. Per le sue 83 dipendenti si apre ora un futuro pieno di incognite. E sempre ad Abbiategrasso la Beretta ha avviato una procedura di concordato preventivo con un anno di cassa integrazione straordinaria per cessata attività per i 47 dipendenti, mentre alla Omag sono entrati in agitazione i 39 dipendenti che attendono ancora il pagamento di 4 mensilità, e all’Imago, 25 dipendenti, dopo l’esaurimento del ciclo completo di cassa ordinaria senza una ripresa degli ordini, è stata avviata la cassa straordinaria per un anno, anche perché l’azienda non ha la liquidità per anticipare gli stipendi previsti dalla cassa ordinaria. Alla Et Medical Devices di Vignate è stato annunciato un nuovo giro di cassa integrazione e si prevede una futura riduzione del personale. A Turbigo vanno in cassa integrazione i 27 dipendenti dell’officina meccanica Atoviti, a causa del crollo degli ordini. Nella stessa Turbigo sono già in cassa la Caccia e la Bianchini. A Parabiago a luglio sono stati fermati gli impianti delle Fonderie Riva, che hanno 55 dipendenti, mentre a Legnano il 22 settembre scadrà l’anno di cassa straordinaria della Ntl: su 98 dipendenti solo una trentina ha trovato un altro lavoro. Sempre a Legnano il 7 agosto è cominciata la cassa in deroga per i 150 dipendenti della Manifattura, mentre ha chiuso lo stabilimento la Giovanni Crespi, che ha 207 dipendenti. A Canegrate si è riusciti a salvare buona parte de posti di lavoro nella Framag in crisi: 50 lavoratori lavoreranno alle dipendenza della Sitelm che ha firmato un contratto di affitto del ramo d’azienda pressofusioni, mentre altri 40 rimarranno in Framag dove si occuperanno di un nuovo business, quello della produzione di energia eolica – rimangono da gestire circa 60 esuberi. A Marcallo con Casone sono in rivolta i lavoratori delle cooperative Abm e Lc2 (packaging), che da quattro mesi ricevono gli stipendi a rate e non hanno ricevuto ancora per intero quello di luglio. La crisi colpisce pesantemente anche il settore commerciale a Milano. Ha chiesto la cassa integrazione in deroga per uno dei sette dipendenti un negozio simbolo della città come Buscemi Dischi, che in pochi mesi ha registrato cali delle vendite del 15-20%. Secondo il Corriere della Sera, dopo le ferie nel solo quartiere Isola otto bar e quattro ristoranti non hanno riaperto. Uno dei problemi principali è quello dei debiti con A2A e del conseguente taglio delle forniture elettriche. L’azienda elettrica riferisce che il problema riguarderebbe ormai il 10% delle utenze. Secondo la Uil inoltre a Milano dall’inizio dell’anno avrebbero chiuso circa 50 edicole. Nella città e intorno a essa è poi critica la situazione del settore chimico farmaceutico e in particolare degli informatori medico-scientifici: 240 in cassa integrazione straordinaria e 300 già in mobilità alla Marvecs, 350 alla Xfarma che è in procedura fallimentare, 130 alla Kerios di Gessate, che ha già chiuso, altri 272 all’AstraZeneca di Basiglio, 288 in mobilità alla Sanofi-Aventis, 100 alla Shering-Plaugh di Segrate, oltre ai 600 della Cell Therapeutics di Nerviano per i quali la partita è ancora aperta. Tornano invece le preoccupazioni al Nerviano Medical Sciences, dopo il salvataggio in extremis a luglio in seguito all’intervento di Regione, banche e diocesi milanese. Dopo la ricapitalizzazione con 30 milioni di euro non è stato mosso alcun passo e i lavoratori temono un radicale ridimensionamento delle attività, a partire dai 34 contratti a tempo determinato che scadono a fine anno. Alla situazione di crisi dell’industria e dei servizi va ad aggiungersi quella dei precari della scuola che presidiano incatenati 24 ore su 24 dal 1° settembre il provveditorato in via Ripamonti, ispirati anch’essi dall’Innse di Lambrate. Fra Milano e provincia sono 2.500 i supplenti in cattedra fino allo scorso giugno che ora rischiano di perdere il posto, e quasi altrettanti sono i bidelli e gli impiegati di segreteria. Situazione d’emergenza anche negli asili nido, dopo che il Comune di Milano a luglio ha pubblicato un bando improvviso per l’appalto a strutture private degli asili comunali con un ribasso del 30% rispetto ai servizi offerti finora. Il Comune vuole che per la stessa cifra dell’anno scorso le cooperative gestiscano anche la ristorazione e la manutenzione, che finora venivano gestite da ditte esterne. Questo taglio di fatto si tradurrà per i lavoratori in stipendi dimezzati o licenziamenti.
MONZA-BRIANZA
Dati generali: In provincia la crisi non molla. Secondo i dati comunicati dalla Fim-Cisl, a fine luglio le aziende del settore metalmeccanico che stavano facendo ricorso agli ammortizzatori sociali erano 417, con 16.573 addetti coinvolti su un totale di 56.000 occupati nel settore. A fine dicembre erano coinvolti nel settore 4.127 addetti, la cifra è pertanto quadruplicata in sette mesi. La zona che risente maggiormente della crisi rimane quella di Vimercate, seguita da Desio. Nel comparto chimico i lavoratori in cassa integrazione erano, secondo gli ultimi dati disponibili, circa 2.000 sui poco più di 2.900 dell’intera provincia. La Camera di Commercio di Monza e Brianza ha diffuso dati secondo cui rispetto all’anno precedente, nel 2009 le nuove assunzioni si sono ridotte di circa il 45%. Il saldo tra entrate (assunzioni) e uscite (pensionamenti e licenziamenti), che nel 2008 era ampiamente positivo, è diventato negativo: -1,7%. I cali sono peggiori nell’industria e nelle piccole imprese, in positivo invece le aziende che si occupano di servizi avanzati alle imprese. Il profilo professionale più richiesto è quello di addetto alle vendite al minuto, uno dei meno qualificati. Da rilevare infine che nell’unico settore della provincia che sembra non essere toccato dalla crisi, quello dell’alimentare, si è tenuto l’11 settembre uno sciopero di 8 ore perché non si riesce a chiudere la vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro. Le aziende alimentari della Brianza occupano 2.000 persone e tra di esse vi sono quattro colossi come la Star di Agrate, la Rovagnati di Biassono, la Lat-Bri di Usmate Velate e la Beretta di Trezzo.
Crisi aziendali: Alla Candy di Monza, subito dopo i festeggiamenti per la 100milionesima lavatrice, è scattata una nuova cassa integrazione per 280 dipendenti: per la prima volta nella storia dell’azienda il ricorso all’ammortizzatore riguarda i lavoratori dell’amministrazione. Per i 580 operai è stato invece richiesto un prolungamento della cassa fino a novembre. L’azienda lamenta un calo degli ordinativi del 25%. Cassa ordinaria anche per gli 80 dipendenti di Gias, l’azienda di Candy che si occupa di ricambi e assistenza tecnica. Alla Selettra di Barlassina, dopo un crollo delle commesse pari a circa il 50%, e dopo la cassa integrazione per i 30 dipendenti, ci si avvia verso la chiusura dopo che per l’azienda è stato nominato un liquidatore. Sempre a Barlassina è stata annunciata la chiusura della Interfila e per i circa 50 dipendenti scatterà la cassa straordinaria per un anno, mentre non è stato rinnovato nessuno dei contratti interinali. Ora temono per il loro destino anche i 250 dipendenti di Limbiate, in provincia di Milano. A fine luglio è precipitata la situazione alla Polifibra di Caponago, dove è stata decisa la mobilità per 48 dipendenti su 90, poi rientrata e sostituita con un accordo per due anni di cassa integrazione straordinaria, che però deve essere ancora definito. Alla Omniapiega di Carate, dopo la cassa integrazione ordinaria avviata a inizio anno, si è passati alla mobilità per 19 lavoratori su 40, mentre i restanti andranno in cassa integrazione straordinaria. La proprietà della Kontek Comatec di Mezzago ha inviato inaspettatamente a fine luglio una lettera di licenziamento a tutti i 33 dipendenti, senza avere fatto alcun ricorso alla cassa integrazione. Soffre anche il settore del mobile: la Cassina di Meda, una delle aziende leader mondiali del comparto, dopo un periodo di cassa per 300 dipendenti ha annunciato un piano di riorganizzazione aziendale che prevede 55 licenziamenti. Situazione analoga alla Cartostrong di Monza (180 dipendenti), dove dopo la cassa integrazione avviata nello scorso febbraio, sospesa nei mesi estivi e di nuovo applicata ad agosto, verrà presentato in questi giorni un piano industriale che, secondo le indiscrezioni, prevederebbe 60 licenziamenti. La riorganizzazione dei call center Telecom coinvolge anche Monza, dove verrà chiuso il 187 di via Ferrari, con il trasferimento dei 50 lavoratori a Milano. Secondo i sindacati si tratta di un licenziamento camuffato, perché la maggior parte dei lavoratori non potrà trasferirsi: il 50% di essi lavora part-time e il 25% è disabile.
VARESE
Dati generali: Nel varesotto un lavoratore su tre è in cassa integrazione: secondo dati della Cgil a fine agosto 30.000 lavoratori erano in cassa ordinaria (prima dell’estate erano 25.000), 5.000 in cassa straordinaria e 1.000 in mobilità. La crisi coinvolge 1.450 aziende della provincia, 800 delle quali nell’area di Busto Arsizio e Gallarate. Nel solo mese di luglio le ore di cassa autorizzate sono aumentate del 10% rispetto a giugno. Nel primo semestre 2009 la cassa integrazione ordinaria in provincia è aumentata del 2.600% rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre quella straordinaria di circa il 100%. Secondo uno studio dell’Associazione Artigiani le prospettive delle piccole e medie imprese del varesotto per il terzo trimestre rimangono buie. La produzione dovrebbe diminuire (-27,2%), mentre dovrebbero essere sempre in calo la domanda interna (-26,6%) e quella estera (-16,7%), nonché il fronte occupazionale (-21%). Rispetto alle precedenti previsioni diminuiscono gli imprenditori che prevedono decrementi (43%) e incrementi (15,8%) della produzione, mentre crescono coloro che intravedono una situazione stabile (41,2%). Le difficoltà coinvolgono maggiormente le microaziende (3-5 addetti), mentre quelle delle fasce a 6-9 addetti e 10-49 addetti registrano qualche segnale di miglioramento. Preoccupanti infine le prospettive per i mesi di settembre e ottobre, che vedono a rischio 2.000 aziende che potrebbero chiudere i battenti.
Crisi aziendali: E’ in piena crisi la Meccanica Finnord di Jerago con Orago (meccanica per il settore automobilistico), dove a settembre terminerà il primo anno di cassa ordinaria: i 360 dipendenti temono possibili esuberi. Entrano invece per la prima volta in cassa integrazione 50 dei 217 dipendenti della Lu-Ve Group di Uboldo, che ha registrato una flessione degli ordinativi intorno al 30%. Ad Angera in agosto è stata messa in liquidazione la C.E.I., che ha attivato la cassa integrazione per i 43 dipendenti, mentre per i 16 lavoratori della MMG di Gavirate, fallita l’anno scorso, è scattata la mobilità terminato il periodo di cassa. La A.T. & Components di Bardello ha dichiarato 28 esuberi su 58 lavoratori e alla Atos di Sesto Calende da luglio è in vigore per quasi tutti i 250 dipendenti un contratto di solidarietà alternativo ai licenziamenti. A Caronno Pertusella i 18 dipendenti della Jaeggle (ex Htp) sono da sette mesi in cassa integrazione straordinaria senza ricevere gli stipendi, poiché la proprietà è rimasta senza liquidità. Per la Ibici di Busto Arsizio, in debito con l’Enel e per questo rimasta senza elettricità, si prospetta il fallimento e i 58 dipendenti in cassa integrazione da fine luglio, per i quali sono state avviate anche le procedure di mobilità, hanno organizzato un presidio 24 ore su 24 per impedire che gli ordini giacenti in magazzino vengano portati via, un patrimonio che vogliono salvare come garanzia per i loro stipendi in arretrato. Alla Siac di Cavaria si è aperto uno scontro tra proprietà e sindacati che accusano la prima di avere violato gli accordi che prevedevano la cassa integrazione ordinaria a rotazione, che riguarda 300 dipendenti dal dicembre scorso, applicando l’ammortizzatore a zero ore con modalità punitive ad alcuni dipendenti. Nello stabilimento inoltre si attuerebbero straordinari nello stesso momento in cui è in atto la cigo.
COMO
Dati generali: Nel primo semestre 2009 il ricorso alla cassa integrazione ha registrato un aumento del 416% rispetto al secondo semestre del 2008, dato che pone la provincia di Como al secondo posto in Lombardia per l’uso dell’ammortizzatore. L’aumento percentuale più alto (+802%) è stato registrato dal settore trasporti e comunicazioni, seguito da quello metalmeccanico (+765%), ma in termini assoluti è il settore moda-tessile a essere responsabile del maggior numero di ore di cassa. Inoltre nei primi cinque mesi di quest’anno il numero di persone che sono attivamente in cerca di un lavoro è aumentato di circa il 67% (7.549, rispetto alle 4.501 dello stesso periodo dell’anno scorso). Le statistiche dicono inoltre che calano gli infortuni sul lavoro ma, come scrive il Corriere di Como, è una “parziale beffa”, perché il dato è dovuto in buona parte al fatto che si lavora di meno. Un’indagine dell’Api rileva poi che per il 90% delle piccole e medie aziende della provincia il fatturato ha registrato crolli compresi tra il 30% e il 70%, mentre la produzione è diminuita addirittura nel 93% di tali aziende. Su 350 aziende iscritte alla associazione, con un totale di 12.000 occupati, ben 217 utilizzano la cassa, e il direttore dell’Api, Gabriele Meroni, commentava a fine luglio: “il vero problema sarà gestire l’occupazione dopo le ferie, alla riapertura degli impianti. E non sappiamo quante delle 217 pratiche di cassa integrazione si trasformeranno in operazioni di riduzione del personale”. La Cgil da parte sua richiama l’attenzione sul fenomeno della mancata corresponsione degli stipendi. Secondo Ettore Onano, della Fiom, “sono oltre una cinquantina le aziende del metalmeccanico del Canturino e del Marianese che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione, ma almeno una decina di esse non pagano gli stipendi”. Oltre allo stallo del mercato e alla contrazione degli ordini, per le imprese c’è il problema dell’insolvenza dei clienti, che a sua volte comporta la chiusura dei rubinetti da parte delle banche. Molti lavoratori accettano di continuare a lavorare gratis per la semplice paura di perdere il posto di lavoro. Secondo la Confartigianato, infine, all’inizio dell’autunno circa 2.000 imprese artigiane della provincia con un numero di dipendenti compreso tra 3 e 15 rischiano di chiudere i battenti, in larga parte per problemi di liquidità.
Crisi aziendali: Dopo quasi quarant’anni di storia la Giardina officine aeromeccaniche di Figino Serenza ha dovuto chiudere a fine luglio con una dichiarazione di fallimento. I 200 dipendenti hanno perso il loro posto di lavoro e per loro l’unica speranza è che si riesca a vendere l’azienda o almeno parte di essa. A Guanzate peggiora la situazione della Ratti (tessile) che nel primo semestre ha registrato un fatturato inferiore del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre sono stati definiti gli accordi con il Gruppo Marzotto per un’assunzione di controllo da parte di quest’ultimo entro la fine di novembre. A Novedrate si è chiusa la vertenza Ycami (arredi in alluminio), con l’apertura della mobilità per tutti i 42 dipendenti, mentre a Tavernerio è stata annunciata la chiusura a dicembre della Phoenix, impresa metalmeccanica. Il quotidiano la Provincia richiama l’attenzione sulla situazione della Valassina, dove hanno chiuso tutte le grandi fabbriche. Sono scomparse la Omp di Proserpio, la Turati di Sormano e la Gajum di Canzo, responsabile in gran parte la delocalizzazione. I capannoni industriali rimasti non trovano acquirenti, le zone produttive rischiano di diventare residenziali e il territorio si è fortemente impoverito. Nell’Alto Erbese l’unica azienda di una certa importanza rimasta è l’Oltolina di Asso, dove però oggi si parla di cassa integrazione e di riduzione del personale.
LECCO-SONDRIO
Dati generali: La Confindustria di Lecco ha presentato a fine luglio i dati sull’andamento dell’economia in provincia nel secondo trimestre. Durante il periodo le cifre sono risultate in crollo verticale rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso: ordinativi -23,4%, produzione -24,8% e fatturato -20,3%. Rispetto al trimestre precedente si registra invece una situazione di sostanziale stallo: ordinativi -0,5%, produzione +0,4% e fatturato +0,8%, ma le previsioni per il terzo trimestre 2009 sono fortemente negative: ordinativi – 7,2%, produzione -8,8% e fatturato -10,5%. Nel primo semestre di quest’anno gli occupati coinvolti nella cassa integrazione sono aumentati del 185%, le aziende che hanno fatto ricorso all’ammortizzatore sono incrementate del 215%. Per quanto riguarda l’occupazione, l’81% delle aziende segnala una stabilità dei propri livelli, il 17% ha necessità di ridurre il personale e solo il 2% prevede dinamiche di crescita. In provincia sono inoltre 538 le aziende e 2.500 il lavoratori in cassa in deroga (nel 2008 erano rispettivamente 135 e 435) e sono oltre un centinaio le aziende che hanno esaurito la cassa a fine luglio e l’hanno richiesta nuovamente. In molti casi le imprese stanno esaurendo i dodici mesi di cassa massimi che possono essere concessi nel periodo compreso tra il primo gennaio 2009 e il 31 dicembre 2010. Il segretario della Fim Cisl, Mario Todeschini, ha descritto così la situazione a inizio settembre: “Non ci sono segnali di ripresa, ma per fortuna nemmeno indicazioni di un peggioramento della situazione. Le aziende più grosse che sono in cassa integrazione o che utilizzano altri strumenti non hanno dato alcuna indicazione di possibilità di riprendere la regolare attività produttiva”. Entra maggiormente nei dettagli Alberto Anghileri, segretario della Cgil Lecco: “Nei primi mesi del 2009 la crisi aveva provocato un calo del fatturato di circa il 60% rispetto al trend del 2008, la situazione si è successivamente stabilizzata, posizionandosi su volumi produttivi in calo del 40% rispetto allo scorso anno. Secondo le stime di molte aziende ci vorranno cinque anni per tornare a una produzione paragonabile a quella degli scorsi anni”. In particolare difficoltà il settore edile, nel quale le imprese in crisi a fine luglio erano 653, per un totale di 1.800 lavoratori, ma il comparto messo peggio è anche in provincia di Lecco, come altrove, quello metalmeccanico, nel quale il ricorso agli ammortizzatori coinvolgeva alla stessa data 200 aziende, per un totale di 6.826 lavoratori. Ma tra i settori che hanno fatto ricorso alla cassa c’è anche il commercio, che vede fortemente in difficoltà, per esempio, le piccole e medie imprese di distribuzione di materiali per conto delle imprese industriali e, come spiega la Confcommercio, si tratta di un segnale particolarmente preoccupante perché “a Lecco non era mai successo che imprese del commercio chiedessero cassa integrazione”. Inoltre le piccole imprese del settore utilizzano sempre più la scorciatoia dei contratti precari, a chiamata o a termine, quelli che in tempi di crisi basta non rinnovare quando giungono a scadenza. Anche gli alberghi e i ristoranti risentono fortemente della crisi: nel pieno della stagione estiva hanno registrato una flessione di circa il 30%. In provincia di Sondrio il ricorso alla cassa integrazione ha registrato un aumento del 317% nel primo semestre 2009. Nel settore del legno la cassa straordinaria è schizzata addirittura del +10.974%. Nella valle sono 2.500 i dipendenti coinvolti nella cig e 1.000 lavoratori hanno perso il loro posto.
Crisi aziendali: Si è giunti a una soluzione definitiva per la Honeywell, in seguito alla decisione della proprietà di delocalizzare nella Repubblica Ceca la produzione. La struttura produttiva verrà rilevata dalla Vegstore e, rispetto alla ipotesi iniziale di licenziamento di 92 persone nello stabilimento di Morbegno e di 10 in quello di Oggiono, verranno licenziati solo i dipendenti del secondo. Per l’azienda tessile Mambretti, con l’avvicinarsi dello scadere il 22 settembre della cassa ordinaria chiesta dopo il tracollo industriale e la crisi di liquidità (i 74 lavoratori non hanno ancora ricevuto alcune mensilità), si andrà probabilmente alla richiesta di fallimento e alla proroga della cassa. Drammatica la situazione alla Stylepack di Olginate (scatole metalliche litografate): l’azienda, già in difficoltà dal 2007, ha avviato la cassa ordinaria nel febbraio scorso, ma da allora non versa più gli stipendi ai 40 lavoratori e in questi giorni si è passati dalla cigo a un anno di cigs. Alla Bettini di Monte Marenzo (macchine tessili), la proprietà ha deciso di cominciare a pagare a rate il premio di risultato. L’azienda sta già sfruttando la cassa straordinaria, che terminerà in autunno, e per i 120 dipendenti si profila lo spettro della mobilità. Il Catenificio Regina di Cernusco Lombardone aveva previsto di terminare l’utilizzo della cassa integrazione a fine luglio, per poi riprendere la piena attività a settembre, ma il perdurare della crisi ha portato a un rinnovo della cassa ordinaria a zero ore per tutti i 360 lavoratori a partire dal 31 agosto. Situazione simile alla Gilardoni di Mandello, che dopo le 26 settimane di cassa già consumate da inizio maggio ha chiesto un altro prolungamento di 13 settimane per i 357 dipendenti, mentre sempre a Mandello la Moto Guzzi ha richiesto altre tre settimane di cassa integrazione ordinaria a partire dal 14 settembre, lasciando intendere che le prospettive della sua già difficilissima situazione non siano affatto buone. Alla Bessel Candy di Santa Maria Hoè i 220 operai osserveranno un fermo obbligatorio di sette giorni ogni mese per controbilanciare il calo di ordinativi. Per la Husqvarna di Valmadrera, oltre ai 59 esuberi dichiarati, si parla di un rinnovo per un altro anno della cassa straordinaria, dopo la decisione della proprietà di delocalizzare quasi tutta la propria produzione nella Repubblica Ceca. La Riello di Lecco ha deciso, in seguito al calo della produzione nel primo semestre, di avviare la cassa integrazione per i 189 dipendenti. A Cassa Brianza, dove la crisi aveva già messo in ginocchio la Perego Strade, la Crippa e Sormani e la tessitura Corti, si apre ora il capitolo della Groeneveld (meccanica), che ha dichiarato 30 esuberi sugli 80 dipendenti totali. La Costa di Sirone, che ha 63 dipendenti e si occupa dello stampaggio di materie plastiche, ha avviato trattative con i sindacati dopo avere dichiarato l’intenzione di tagliare 18 posti di lavoro. Alla Johnson Control di Lomagna non è stato raggiunto un accordo e verranno licenziati 30 ingegneri. Nel sito di Lomagna rimangono 35 addetti alle vendite e al marketing, ma secondo il sindacato anche il futuro di questi lavoratori è a rischio. L’azienda potrebbe trasferirsi nell’Alto Milanese vendendo o affittando il capannone di Lomagna per contenere le spese. Sempre a Lomagna ha destato particolare scalpore l’avvio della cassa integrazione ordinaria per 40 dei 50 dipendenti della Iml Motor, di proprietà di Franco Keller, presidente di Confindustria Lecco: la decisione è arrivata a seguito del grave calo delle commesse. Proseguono i conflitti di lavoro alla Vismara, dove c’è stato uno sciopero e un blocco degli straordinari in seguito alla rottura delle trattative per il rinnovo del contratto. Il quotidiano Provincia di Lecco fa infine un impressionante lungo elenco di aziende in crisi, e in particolare di rinnovi della cassa integrazione: “La trafileria Derna ha avviato la quarta cassa integrazione per i suoi 150 dipendenti, il catenificio Rigamonti ha da poco richiesto un’altra proroga per la cassa integrazione. La Rieke Italia ha aperto la cassa integrazione per tutte le maestranze. 93 i lavoratori in cassa integrazione alla Lucchini, che sta sfruttando la quarta proroga della cassa ordinaria. In cassa integrazione anche i 128 dipendenti della Fiocchi Prym, che realizza bottoni. Criticità anche alla Rodacciai, alla Ferrari Cerniere, alla Stelvio, alla Elettroadda. 150 persone in cassa anche alla Fomas, 250 persone in cassa integrazione alla Carcano. Nel chimico e nel tessile l’ammortizzatore sociale è stato richiesto alla Limonta, alla Redaelli Velluti, così come alla Vigano, alla Sirtori di Costa Masnaga, al nastrificio Gavazzi di Calolziocorte. In grave difficoltà la Tenax di Vigano, che ha aperto una procedura di cassa integrazione per tutti i 211 dipendenti”. Non vanno meglio le cose nel tiranese, in crisi nera come riferisce Il Giorno: “meno 84 posti di lavoro alla Cartiera, meno 24 posti alla R.P.R. di Villa, 60 cassintegrati alla Boselli di Tresenda, cassa integrazione a rotazione alla Riri, alla Si lin tsi, alla Selva. E mentre chiudiamo questo numero alle altre va ad aggiungersi la situazione di crisi della Autocar di Dubino, che rischia il fallimento a causa del calo degli ordinativi: i 25 posti di lavoro sono ora a rischio, dopo che a giugno nella sede milanese erano già state avviate procedure di mobilità.
Dati generali: I dati resi noti a fine luglio dalla Camera di Commercio di Bergamo a seguito di un indagine congiunturale curata da Unioncamere (basata su interviste a 222 aziende) evidenziano che la crisi in provincia sembra rallentare anche se, a dire il vero, non si vedono spiragli di ripresa. La produzione provinciale nel secondo trimestre 2009 fa registrare -12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superiore alla media lombarda (-11%). L’indice della produzione industriale bergamasca scende a 92 (lontano dal 107 del 2007). Il tasso di utilizzo degli impianti scende sotto il 60%. L’occupazione scende dello 0,7%. Il settore più colpito sul fronte della produzione è indubbiamente quello dell’artigianato (-13,7% su base annua). Nel frattempo, come mostra il consueto monitoraggio dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali in provincia curato dalla FIOM CGIL, sono 23.000 i lavoratori del comparto metalmeccanico coinvolti dalla crisi nel mese di luglio. Nel solo mese di luglio in provincia di Bergamo l’INPS ha autorizzato 3.046.000 ore di Cassa integrazione (1mln e 900mila di cassa ordinaria). I più colpiti il settore meccanico (quasi un milione di ore) e quello chimico (315.500 ore). Nel corso del mese di agosto invece sono state autorizzate 1,95 milioni di ore (1 milione 260 mila ore di cigo). Naturalmente la riduzione è probabilmente da imputarsi alle ferie estive.
A fine agosto il monte complessivo delle ore di cassa integrazione autorizzate nella Bergamasca ha raggiunto quota 12,67 milioni. In tutto il 2008 furono 5,22 milioni di ore.
Crisi Aziendali: La FAB (Filatura Artigiana Bergamasca) di Casnigo, operante nel settore dei filati cardati e termofissati destinati alla produzione di tappeti e moquette, ha deciso la messa in liquidazione volontaria e la cessazione dell’attività. I 66 dipendenti, che vengono già da un anno di cassa straordinaria, hanno ottenuto un ulteriore proroga della cassa per altri otto mesi e la possibilità di usufruire di interventi di sostegno al reddito. Alla Tenaris Dalmine è stato raggiunto un accordo tra la proprietà e le rappresentanze sindacali per l’attivazione della cassa ordinaria per un massimo di 1400 operai e 720 tra impiegati e quadri per un periodo di 13 settimane. A causa di un drastico ridimensionamento degli ordinativi alla Jabil di Mapello (70 dipendenti), operante nel settore dei circuiti elettrici, la cassa straordinaria è stata prorogata per un ulteriore anno. A seguito dell’annuncio di chiusura della produzione da parte della proprietà, alla Società del Gres di Petosino, azienda storica (fondata nel 1887), operante nel settore dei tubi e dei raccordi in gres ceramico, i 150 lavoratori dell’azienda hanno indetto uno sciopero di otto ore e un presidio sotto le finestre della locale Confindustria. Dopo svariati incontri tra le parti e il coinvolgimento delle amministrazioni locali si è giunti ad un accordo che prevede la cigs per due anni per i lavoratori in esubero, la costituzione di una nuova società commerciale che assorbirà almeno 19 dipendenti e il ricollocamento di altri 10 dipendenti in aziende della Italcementi. Al Cotonificio Honegger di Albino cento dipendenti hanno dato vita a una protesta contro la decisione della proprietà di collocare in cassa integrazione a zero ore, senza preavviso, 49 operai. Dopo la protesta l’azienda si è detta disponibile a valutare la reintroduzione della cassa a rotazione. La Franco Chiesa spa, azienda specializzata in vendita e installazione di idrosanitari e sistemi di riscaldamento, dopo aver aperto e ritirato una procedura di mobilità, e aver ottenuto dal locale tribunale la procedura di concordato con cessione dei beni, ha accolto favorevolmente la proposta sindacale di mobilità volontaria del personale affiancata alla cigs per ulteriori 12 mesi. I 191 lavoratori della Frattini Spa di Seriate, azienda in concordato preventivo e vicina alla chiusura definitiva, potrebbero essere ricollocati in due aziende tedesche (la Mall Herlan e la Hinterkopf) interessate a continuare l’attività dell’azienda bergamasca.
Dati generali: La crisi in provincia di Brescia non si arresta. Lo confermano i dati sulla cig prodotti dall’Inps provinciale. A fronte delle 62.186 ore autorizzate nell’agosto del 2008, quest’anno ne sono state concesse 1.584.307 evidenziando un aumento del 2448%. La gran parte ha riguardato imprese operanti nei settori dell’industria e dell’artigianato. Le più colpite sono le aziende metallurgiche e meccaniche. Nei primi otto mesi dell’anno (quindi fino al 31 agosto 2009) il totale delle ore di cassa integrazione autorizzate nell’area bresciana è di 26.049.262, con un incremento del 725% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La cassa ordinaria raggiunge quota 21 milioni di ore; il resto è da imputarsi alla cassa straordinaria. Una delle aree più colpite della crisi appare attualmente l’ovest bresciano e in particolare l’area di Chiari. Tra aziende che chiudono definitivamente, che mettono il personale in cassa o che ricorrono ad altre tipologie di ammortizzatori sociali, trovare un lavoro (o mantenerlo) in questa zona sembra essere diventato impossibile. A parte i tre casi più eclatanti (la Trafilerie Carlo Gnutti, la Bialetti e la NK) è tutto il settore manifatturiero ad essere in condizioni disastrose.
Crisi aziendali: Dopo l’annuncio della proprietà di voler avviare, a partire dal 1° settembre 2009, la Cassa integrazione straordinaria per la totalità del personale (oltre 1500 addetti) e di voler procedere alla chiusura dello stabilimento bresciano (trasferendo i macchinari in Bulgaria) alla Ideal Standard di Brescia, 130 lavoratori hanno deciso di presidiare l’azienda per tutto il mese di agosto a difesa del posto di lavoro e per generare le condizioni di riavvio della produzione. Secondo i sindacati lo stabilimento è ancora fortemente produttivo e non vi è alcuna ragione per chiuderlo. Sul caso si è attivata (oltre al Ministero dello Sviluppo Economico che ospiterà nei prossimi giorni le trattative in corso) anche la VII° Commissione (Istruzione e Lavoro) del Consiglio regionale lombardo. La Italian Gasket di Paratico (una delle realtà produttive più importanti del distretto bresciano delle guarnizioni) ha avviato, di comune accordo con le rappresentanze sindacali, un piano di mobilità volontaria (con incentivi all’esodo) per un massimo di 25 dipendenti su un totale di 144. Navigano ancora nell’incertezza i lavoratori della Caffaro di Brescia. Il dubbio principale riguarda la permanenza di un’unità produttiva nell’area bresciana. Inoltre sembra imminente un ulteriore ricorso alla procedura di mobilità. Notizie positive provengono invece dalla Valtrompia. Due aziende in liquidazione (la Gnutti Sebastiano di Villa Carcina e l’Europress di Sarezzo) sono state acquistate da importanti gruppi dei rispettivi settori. Gli accordi siglati garantiranno il mantenimento di 150 posti di lavoro.
PAVIA
Dati generali: Secondo i dati dell’analisi congiunturale diffusi l’11 agosto scorso dall’Unione Industriali e dalla Camera di Commercio di Pavia in provincia si registra ancora un forte calo della produzione. Qualche spiraglio proviene solo dagli ordinativi esteri. La produzione infatti fa segnare -9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente(a marzo il dato era – 8,75% rispetto al primo trimestre 2008). Gli ordinativi esteri su base trimestrale segnano invece + 2,4%. Grave ancora la situazione occupazionale. Infatti se fino a luglio (dall’inizio dell’anno) mediamente erano 130 le persone disoccupate a presentarsi ogni mese al centro per l’impiego, nel solo mese di luglio se sono presentate 250.
Crisi aziendali: A Torremenapace la Cartiera ha avviato la procedura di licenziamento per i 36 dipendenti dopo che la proprietà ha dichiarato di voler chiudere l’unità produttiva. Per salvare il sito produttivo, Bruno Zago il patron dell’azienda, ha chiesto (sembra informalmente senza ancora presentare un piano progettuale concreto) la possibilità di dar vita nella zona a un inceneritore per autoprodursi l’energia, liberarsi degli scarti di lavorazione e risparmiare 5 milioni di euro su un bilancio aziendale annuale pari a 25 milioni. La proposta ha generato forte scetticismo nelle rappresentanze sindacali e nelle istituzioni coinvolte. Il presidente di Eckart Italia, Christoph Schluenken, lo scorso 9 settembre ha annunciato la volontà della propria azienda di concentrare la produzione di paste d’alluminio in Germania e riconvertire in sede commerciale l’impianto di Rivanazzano. Per i 70 dipendenti si prospetta lo spettro, sempre più probabile del licenziamento. Il punto vendita di Cava Manara di Casamercato ha chiuso. Sono 75 i lavoratori rimasti a casa.
Dati generali: Secondo un’indagine resa nota a fine luglio dalla Camera di Commercio di Lodi le imprese del lodigiano avranno 440 assunti in meno rispetto al 2008. Va detto che l’area negli ultimi cinque anni aveva invece mostrato una netta tendenza espansiva nell’ambito del mercato del lavoro. Sul fronte degli ammortizzatori sociali i dati sulla provincia non sembrano più confortanti: nel giro di un anno (confrontando il primo semestre del 2008 e quello del 2009) le ore di cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) sono aumentate del 392,19%. A registrare il dato peggiore è il settore chimico: la cassa è aumentata del 1567,89%. Il comparto meccanico ha registrato +278,11%, mentre l’edilizia +54,84%. Secondo il rapporto semestrale realizzato dall’Osservatorio regionale della crisi e dell’occupazione in provincia di Lodi nel primo semestre 2009 si contano 2000 lavoratori in cassa ordinaria, 95 in cassa straordinaria, 87 in cassa in deroga, 20, infine si trovano in mobilità. Le aziende locali colpite più gravemente dalla crisi sono 82.
Crisi aziendali: L’istituto sanitario Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro, a metà agosto, ha ritirato la procedura di mobilità aperta il 12 giugno scorso per l’esubero di 62 dipendenti e ne ha aperta una nuova e identica a seguito della richiesta di Confsal (sigla sindacale non firmataria del contratto di sanità privata) di poter sedere al tavolo della trattativa. Di fatto questo fa si che l’azienda e i lavoratori hanno 75 giorni in più per raggiungere un’intesa. Segnali positivi dalla Lever di Casalpusterlengo. Gli esuberi dichiarati si sarebbero ridotti da 170 a 154. Secondo le rappresentanze sindacali la ripresa sarebbe da imputarsi alla nuova strategia dell’azienda che si sta concentrando sul settore dei detersivi liquidi, oggi graditi dal mercato. Ancora grigia invece la situazione del settore metalmeccanico lodigiano. La Giannoni di Vidardo, specializzata nella produzione di scambiatori di calore per caldaie, è in procinto di chiedere l’attivazione di 13 settimane di cigo per un massimo di 190 lavoratori. La Sama di San Colombano al Lambro ha chiesto la cigo per un massimo di 50 lavoratori. Richieste di ricorso alla cassa anche per la Comind di Cotogno, la Scomes di Castiglione d’Adda (un anno di cigs) e la Oxidal di Vidardo.
Dati generali: La crisi nell’area di Cremona sembra colpire più duro soprattutto il settore dell’artigianato. Lo conferma in un’intervista alla “Provincia” il Presidente di Confartigianato Cremona Giuseppe Ferrari che afferma che la gran parte delle aziende artigiane sta mettendo mano al proprio patrimonio personale per evitare la chiusura. I settori più colpiti risultano il manifatturiero, il metalmeccanico, l’edilizia e il settore dei trasporti legati alla manifattura. Sembra tenere solo il settore alimentare. La situazione critica è stata registrata anche dall’indagine congiunturale relativa al primo semestre 2009 (interpellate 122 imprese) condotta dall’Api (Associazione piccole imprese) di Cremona. Il 70,49% delle imprese interpellate registra un calo di produzione; il 75,41% segnala un calo di ordinativi; il 65% evidenzia un calo di fatturato; il 35% un deciso calo occupazionale.
Crisi Aziendali: L’Aisa di Ticengo, azienda specializzata nella produzione di robot e sistemi per l’automazione industriale, ha avviato, alla fine dello scorso mese di luglio, la procedura di messa in liquidazione. Le rappresentanze sindacali hanno chiesto la cassa straordinaria per 12 mesi per tutelare almeno parzialmente i 40 dipendenti. Alla Fir Elettromeccanica Spa di Casalmaggiore dopo mesi d’incertezza si è arrivati a un accordo tra le rappresentanze sindacali e la proprietà che prevede una cassa integrazione straordinaria per 12 mesi per 80 lavoratori (da utilizzare solo in caso di necessità e a rotazione) e incentivi per chi sceglie di lasciare l’azienda. Alla Saco di Castelleone dopo un mese di scioperi, incontri e proteste dei lavoratori per le strade di Crema e Cremona, è stato siglato un accordo tra i sindacati e i delegati della multinazionale tedesca che prevede due anni di cassa integrazione straordinaria per tutti i dipendenti e per venticinque di loro la possibilità (su base volontaria) di essere assorbiti dalla filiale Gildemeister di Brembate in provincia di Bergamo. Alla Faip di Vaiano, operante nel settore delle idropulitrici, dopo un mese di pausa estiva, è stata riconfermata la cassa integrazione ordinaria per 110 dipendenti fino a fine ottobre. A seguito della mancata ripresa degli ordinativi la Faital di Chieve, azienda specializzata nella produzione di altoparlanti per i sistemi audio del settore auto, ha deciso per il prolungamento di 12 mesi della cassa integrazione straordinaria in corso. Quaranta al momento gli esuberi dichiarati.
Dati generali: Secondo i risultati dell’indagine Excelsior sulle previsioni occupazionali delle imprese della provincia di Mantova, resi noti dalla locale Camera di Commercio, entro l’anno in provincia vi sarà una perdita di 1550 posti di lavoro (totalizzando quindi una flessione del -1,6% su base annua). A soffrire di più è il comparto industriale che in un anno vedrà dimezzarsi gli ingressi. La flessione più incisiva verrà registrata dal settore tessile (-3,9%) dal comparto delle macchine elettriche (-2,8%) e da quello delle industrie chimiche (-2,7%). L’effetto crisi in provincia di Mantova nel frattempo continua a farsi più pesante. Lo confermano i dati diffusi dalla locale CGIL. Dall’inizio del 2009 ad oggi i lavoratori coinvolti dalla crisi sono quasi 20mila mentre le imprese più di 900. Nel periodo gennaio-luglio 2008 le ore di cassa integrazione autorizzate erano state 505 mila, mentre nello stesso periodo del 2009 il dato è salito a più di 4 milioni (registrando un aumento del 713%). L’industria risulta il settore più colpito (+775%), ma anche l’edilizia (+318%) e il commercio(+146%) non sembrano vedersela meglio.
Crisi aziendali: Perdura l’emergenza crisi alla Iveco di Suzzara. Prima è stata paventata la possibilità di attivare la procedura di mobilità per circa 40 piazzalisti e addetti al facchinaggio poi nel corso del mese di agosto è venuto il mancato rinnovo di circa 400 lavoratori interinali a tempo determinato. La sede di Mantova di Telecom va verso la chiusura. Per i trenta dipendenti del 187 la soluzione prospettata è l’incentivazione alla mobilità territoriale volontaria verso Verona. Al rientro dalle ferie 40 dipendenti(pari a metà dell’organico) delle smalterie Marocchi di Roverbella sono stati messi in cassa integrazione ordinaria. L’azienda ha inoltre accennato a un imminente trasferimento dell’intera produzione a Mirandola.
