di Zoran Radulovic (da “Monitor”, Montenegro, 11 settembre 2009)
Seguendo le tradizionali rotte del colonialismo italiano nei Balcani la A2A, società energetica controllata dal Comune di Milano e da quello di Brescia, ha chiuso in questi giorni un’operazione da centinaia di milioni di euro in Montenegro. Il settimanale indipendente montenegrino Monitor ha pubblicato un duro articolo, che riportiamo in traduzione integrale, in cui parla di mancanza di trasparenza dell’affare, dei guadagni che ne traggono il premier e suoi parenti o partner d’affari, dell’incertezza per il futuro economico del paese.
L’italiana A2A e la società di intermediazione Monte Adria hanno annunciato giovedì l’Offerta per l’acquisto di azioni della Elektropriveda [la società elettrica statale montenegrina - N.d.T.] dagli azionisti di minoranza. Così, una settimana dopo che gli italiani hanno firmato con il governo montenegrino l’Accordo per la vendita di una quota delle azioni e per la ricapitalizzazione della Elektropriveda, l’operazione è entrata nella fase finale. Rimane solo che gli azionisti di minoranza, se lo desiderano, vendano le proprie azioni alla A2A, partner strategico del governo, che il cda della Elektropriveda deliberi la ricapitalizzazione ed emetta le azioni che spetteranno agli italiani, e che la A2A versi entro fine settembre il denaro per la transazione completa. “Siamo molto contenti del prezzo, perché nel dicembre dell’anno scorso un’azione costava 1 euro, e oggi ne vale 8,4″, ha dichiarato dopo la firma dell’accordo il vicepremier Vujica Lazovic. “Abbiamo fatto il massimo che si poteva fare”, è la sua opinione. L’opinione pubblica tuttavia continua a non ricevere risposte a una domanda da 100 milioni di euro. Perché la Commissione per i tender, il Consiglio per le privatizzazioni e il Governo stesso hanno deciso di rifiutare l’offerta del consorzio greco che per la Elektropriveda aveva offerto 11,1 euro per azione? Lazovic dice che l’offerta dei greci “era valida solo a prima vista, ma vincolata a condizioni e la sua accettazione avrebbe comportato una violazione delle regole dei tender”. Vasilije Milickovic, presidente dell’Associazione degli azionisti di minoranza della Elektroprivreda afferma che nell’offerta dei greci non vi era nulla di condizionato e di contrario alle regole del tender. Le sue richieste al governo di rendere pubblica l’offerta e di spiegare quali erano i punti controversi sono rimaste senza risposta. Invece di rispondergli Lazovic ha detto che la giustezza della decisione del governo viene confermata dal fatto che i greci, almeno ufficialmente, non hanno fatto ricorso contro la decisione che li ha eliminati dalla procedura di tender.
E’ tuttavia molto più logica la spiegazione secondo cui il consorzio greco avrebbe deciso di rinunciare al ricorso per due motivi. In primo luogo il governo di Podgorica cercava un partner strategico, e una tale partnership non può realizzarsi sotto la pressione di una procedura giudiziaria. In secondo luogo, la Golden Energy, società privata che faceva parte del consorzio greco, non desiderava mettere un’ipoteca sui suoi ampi interessi in Montenegro con uno scontro con il governo.
FLUSSI DI DENARO
Il denaro relativo all’acquisto delle azioni possedute dallo stato (95 milioni di euro) e per la ricapitalizzazione della Elektropriveda (un importo uguale) dovrebbe presto essere versato sui conti della Prva Banka. Lo ha confermato il direttore esecutivo della Prva Banka, Predrag Drecun, il quale ha informato che secondo il contratto stipulato con la A2A il denaro relativo all’acquisto delle azioni dei piccoli azionisti passerà attraverso la stessa banca, di cui sono azionisti di maggioranza il premier Milo Djukanovic, suo fratello Aco e la stessa Elektroprivreda. Dato che attraverso conti presso la Prva Banka passeranno come minimo 185 milioni di euro, e forse addirittura tutti i 300 milioni, è evidente che la banca stessa, e cioè i suoi proprietari, trarranno ampi benefici da questa operazione.
Tale guadagno verrà notevolmente aumentato dal fatto che la società broker-dealer Monte Adria ha ottenuto il diritto esclusivo di intermediazione in borsa tra l’acquirente (A2A) e il venditore (gli azionisti di minoranza della Elektroprivreda) per l’imminente operazione di acquisto delle azioni. E ciò con una commissione inusualmente alta, pari all’1%, che potrebbe portare ai suoi proprietari un reddito di oltre 1 milione di euro.
Dato che la Prva Banka dei fratelli Djukanovic e della Elektroprivreda è proprietaria da quest’anno del 49% del capitale di Monte Adria, anche tale denaro finirà in buona parte nelle stesse tasche in cui andranno le commissioni bancarie. La rimanente parte dei soldi guadagnati andrà alle società Merkator Podgorica e Megatrend, che sono controllate da Veselin Vukotic, partner d’affari del premier Milo Djukanovic.
Il governo afferma che la selezione della banca sui cui conti andranno a finire i soldi, così come la scelta dell’intermediario per l’operazione in borsa, è avvenuta secondo quanto desiderato dall’acquirente, la A2A. Quindi sembra che solo per un caso fortuito il premier, la sua famiglia e i suoi partner d’affari nel mondo del business privato siano coloro che godono dei benefici di tale scelta. Allo stesso tempo, i media montenegrini non hanno ancora ottenuto dai rappresentanti ufficiali dell’A2A alcuna risposta alla domanda se il fatto che essi conducano affari con una banca della quale il premier montenegrino è azionista è in armonia con il codice etico della società e con le limitazioni relative al conflitto di interessi in esso contenute. In mezzo a tutti questi fatti non chiariti, il valore della transazione concordata è l’unico elemento sicuro di questo affare.
SULLA PAROLA
I funzionari montenegrini non rispondono nemmeno alla domanda di quanti soldi la A2A investirà nei prossimi cinque anni nella Elektroprivreda. Invece di fornire risposte, Lazovic afferma che “gli investimenti sono stati definiti nell’accordo”. E’ interessante notare che anche alcuni membri della Commissione di Tender, che allo stesso tempo sono ministri nel governo di Djukanovic, hanno affermato in colloqui non ufficiali di non avere avuto l’occasione di visionare il contratto tra il governo e la A2A. Ma anche loro credono alle parole di Lazovic, il quale promette che “il partner [A2A] dovrà investire somme notevoli, e più precisamente dovrà investire nell’aumento delle capacità produttive e nella modernizzazione della Elektroprivreda, nella riduzione delle perdite lungo la rete… Insisteremo perché i piani vengano realizzati, in caso contrario rescinderemo il contratto e potremo difendere gli interessi dello stato”.
Sono in gioco anche i 300 milioni di euro di profitto che l’A2A dovrà realizzare nel corso dei cinque anni di gestione della Elektroprivreda. Anche questa è un promessa data, ma non sono state precisate le due più importanti condizioni per il suo adempimento – i futuri rapporti commerciali tra il Kombinat Aluminijum [una delle maggiori industrie del Montenegro - N.d.T.] e la Elektroprivreda, nonché la politica dei prezzi nei confronti degli utenti. Per realizzare l’utile indicato la Elektroprivreda, secondo gli attuali parametri, dovrà operare con un tasso di profitto annuale dal 15% al 20%. Lo consentirà l’Agenzia di supervisione dell’energia che, almeno ufficialmente, fissa il profitto annuale consentito alla Elektroprivreda? Rimane inoltre ignoto se dopo l’accordo di partnership quinquennale l’A2A diventerà l’azionista di maggioranza di Elektroprivreda, oppure se il governo rientrerà in possesso delle azioni vendute.
Sono questi i motivi per cui dalla gara per la Elektroprivreda si sono ritirati svariati soggetti interessanti molto importanti. Gli osservatori dubitano che gli italiani siano entrati in questo affare senza la garanzia che il denaro da loro investito porti loro a lungo termine il beneficio atteso. Secondo gli osservatori è possibile che la A2A abbia già ricevuto la garanzia di diventare l’azionista di maggioranza della Elektroprivreda in virtù di qualche allegato invisibile del contratto di compravendita. Corrono attualmente anche voci secondo cui la A2A, con o senza la Elektroprivreda, vincerà il tender per l’assegnazione della concessione per la costruzione di quattro centrali idroelettriche a Morac, che verrà indetto già nell’ottobre di quest’anno nonostante gli studi obbligatori sull’impatto ambientale di tali centrali non siano ancora stati elaborati.
PARTNERSHIP OD OCCUPAZIONE?
In tale caso, dicono voci di corridoio, la A2A tra cinque anni uscirebbe dalla proprietà della Elektroprivreda e si concentrerebbe su ciò che è al centro dei suoi interessi in Montenegro: la produzione di energia elettrica a poco prezzo delle centrali idroelettriche di Morac e la sua esportazione in Italia. Il governo montenegrino allo stesso tempo potrebbe affermare di avere mantenuto le promesse conservando la proprietà statale della Elektroprivreda.
“Il tender per la Elektroprivreda è di importanza capitale per la futura partnership strategica tra i due paesi”, ha detto recentemente l’ambasciatore italiano in Montenegro, Sergio Barbanti. L’affare è stato concluso, ma rimane da vedere cosa comporterà effettivamente l’annunciata partnership. A differenza dei funzionari del governo, che scoppiano di ottimismo, dall’opposizione giungono ammonimenti secondo cui l’affare potrebbe preannunciare una “occupazione economica” del Montenegro. “Quello che non sono riusciti a fare l’ammiraglio Vittorio Mollo nel 1918 e il generale Pirzio Birolli nel 1941, è riuscito a farlo con successo la società A2A, che ha acquisito il controllo del più grande potenziale di sviluppo economico del Montenegro grazie esclusivamente al premier Milo Djukanovic”, ha detto il vicepresidente del partito di opposizione PzP, Branko Radulovic. Speriamo che si sbagli.
(traduzione dal montenegrino di Andrea Ferrario – titolo di Milano Internazionale)
