12
ott
09

Milano e la sua intensa frenesia

Recensione di: Massimo Bontempelli “La vita intensa”, ISBN Edizioni (Novecento Italiano), 2009, pp.215, Euro 11 (a cura di Alberto Busi).

In questo libro, riedito dopo più di trent’anni dalle Isbn edizioni nella collana Novecento Italiano diretta da Guido Davico Bonino, Bontempelli bersaglia, con ironia e sarcasmo, la frenesia, la velocità e l’intensità anonima che attanaglia la vita quotidiana della Milano del 1919.

Romanzo decisamente autobiografico, La Vita Intensa, descrive le scorribande di un giovane intellettuale borghese, per una Milano ‘futurista’, invasa da tranvai, automobili e grandi luminarie.

Il leit motiv di questo romanzo, suddiviso in 10 racconti-romanzi, sembra essere decisamente la dissacrazione. Bontempelli, spirito lucido, eterodosso e critico del movimento intellettuale italiano dell’epoca, infatti, lungo tutto il libro, si dedica a demolire e a prendersi gioco della pretesa grandeur milanese. Persino il vanto, l’orgoglio di aver dato i natali all’avanguardia futurista diventa occasione di geniale sarcasmo. Una volta entrato nel salotto milanese di Marinetti (fondatore del movimento futurista) Bontempelli da’ sfogo al meglio del suo repertorio di dissacrazione. “Sul principio mi fè specie il pianoforte e l’armonium, che, come ognun sa, Marinetti tiene in quel suo salotto ultrafuturista; ma osservando, come, in mezzo a quel dinamismo, i due vieti strumenti si trovassero mogi e mortificati, capii che il maestro li tiene là per umiliarli e umiliare in loro tutte le smorte e morte armonie del passato”. Con lucidità l’Autore non esita, con acceso spirito dissacratorio, ad affossare anche il futurismo: le avanguardie, ci dice l’Autore, sono tali solo nel limite in cui si rendono consapevoli di poterlo rimanere qualora vengano da altre superate. Due, a nostro avviso, i racconti-romanzi del libro che lasciano più il segno: “Florestano e le chiavi” e il “Romanzo dei romanzi”. Nel primo Bontempelli, intercettato nel suo peregrinare per una Milano di fine agosto dall’amico Florestano, viene invitato, visto che non ha nulla da fare, a seguirlo per andare a prendere il “Bartoletti” alla stazione in arrivo da Riccione per consegnargli le chiavi di casa. Nonostante accampi svariate giustificazioni (assurde e paradossali) Bontempelli si trova a seguire Florestano fino alla stazione.

Arrivati qui gli amici si dividono, l’uno a destra l’altro a sinistra dell’entrata principale, per meglio individuare l’amico nella calca di gente che affolla la stazione. Sventuramente non lo incontrano e Bartoletti (si verrà a sapere in seguito), non avendo ripreso possesso delle chiavi di casa, è costretto a dormire fuori. Ma c’è un particolare: Bontempelli non aveva mai visto o conosciuto il Bartoletti!

Nel secondo racconto-romanzo è eccezionale la sovrapposizione degli stili e dei piani narrativi. Qui la maestria e la tecnica di Bontempelli, infatti, a nostro avviso, si rivelano nel modo più completo. E’ un racconto tipicamente surreale in cui tutti i personaggi del libro (o almeno quelli più caratteristici), tutte le situazioni più particolari, quelle più paradossali, tutti gli oggetti che hanno animato l’intera narrazione, tutti i luoghi descritti ricompaiono in sequenza nella mente dell’Autore che ricompone il tutto in un nuovo geniale mosaico narrativo che ci lascia (questo è l’ultimo racconto del libro) compiaciuti e divertiti.