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	<title>Milano Internazionale &#187; Banche</title>
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		<title>L&#8217;allegra Milano della bolla</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 11:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;allegra Milano della bolla di Andrea Ferrario La richiesta di fallimento per l&#8217;immobiliare Risanamento di Luigi Zunino porta alla luce una Milano strangolata dal cemento e dalla finanza tossica, mentre le inchieste sui derivati del Comune e della Regione aprono nuove pagine inquietanti. Ma nonostante l&#8217;evidente scoppio della bolla, i palloni gonfiati del mattone e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&blog=7100082&post=725&subd=milanointernazionale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;allegra Milano della bolla</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La richiesta di fallimento per l&#8217;immobiliare Risanamento di Luigi Zunino porta alla luce una Milano strangolata dal cemento e dalla finanza tossica, mentre le inchieste sui derivati del Comune e della Regione aprono nuove pagine inquietanti. Ma nonostante l&#8217;evidente scoppio della bolla, i palloni gonfiati del mattone e del capitale facile sembrano avere tutta l&#8217;intenzione di andare avanti come se nulla fosse.</strong></p>
<p><span id="more-725"></span></p>
<p>Un paio di miliardi di derivati di qua, un centinaio abbondante di metri di grattacielo di là, una bella manciata di miliardi di crack finanziario e qualche bosco verticale, e poi una bella spremuta miliardaria di quel che resta di territorio e abbondanti iniezioni di denaro-spazzatura delle banche, giù fino ai centri storici e all&#8217;hinterland dati in pasto al nazional(regional)popolare piano casa. E&#8217; l&#8217;allegra Milano della bolla immobiliare e finanziaria, che alla vigilia dell&#8217;agosto vacanziero e di un autunno che si profila cupissimo, continua a danzare come se nulla fosse la sua danza grigia di cemento e tossica di finanza spericolata. Nel mondo impervia una crisi che ha fatto capire anche ai bambini che così non si può, ma a Milano&#8230; chi se ne frega, impera l&#8217;ideologia del &#8220;dopo di noi il diluvio&#8221;, che i disastri li paghino gli altri e i posteri, l&#8217;importante è che noi ci abbuffiamo qui e subito. Immobiliaristi, sindaci e funzionari pubblici, banchieri, archistar e giornalisti compiacenti.</p>
<p>Mentre la produzione crolla e l&#8217;economia è in rapidissima discesa (si veda il nostro ultimo <a href="http://milanointernazionale.it/2009/07/25/diario-della-crisi-in-lombardia-25-luglio/" target="_blank">Diario della crisi in Lombardia</a>), con centinaia di migliaia di persone a rischio disoccupazione, una piccola raffica di notizie ante-agosto dipinge un quadro a dire poco sconcertante di cosa è oggi Milano. Per pronunciare la fatidica parola &#8220;fallimento&#8221; riguardo alla situazione della Risanamento di Luigi Zunino c&#8217;è voluto un intervento della procura, gli altri non se ne erano accorti. E c&#8217;è voluta ancora la procura (in questo caso, va riconosciuto, con un buon contributo di alcuni politici dell&#8217;opposizione e giornalisti) per portare di fronte alla giustizia dopo anni lo scandaloso disastro dei derivati del Comune di Milano e della Regione Lombardia. Riguardo ai secondi potete leggere un efficace <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=MYDG0" target="_blank">articolo di Claudio Gatti sul Sole 24 Ore del 22 luglio</a> sull&#8217;inchiesta che dalla nostra regione si sta allargando all&#8217;intera Italia, sui primi si registra l&#8217;incriminazione da parte della Procura per illecito amministrativo nei confronti delle banche JP Morgan Chase, Ubs, Deutsche Bank e Depfa, nonché di dodici loro funzionari e due dirigenti del Comune di Milano, accusati di truffa aggravata. Intanto il ciellino assessore all&#8217;urbanistica Carlo Masseroli continua imperterrito nella sua marcia &#8220;a passo di mattone&#8221; progettando valanghe di cemento sulle aree ferroviarie dismesse e puntando sulla finanziarizzazione del suolo con la proposta di istituire per la città &#8220;una banca dei diritti volumetrici per scambiare perequazione su pezzi di territorio&#8221;. Sullo sfondo, una città in piena crisi in cui però, senza un&#8217;effettiva pianificazione e senza utilità sociale, sono in questo momento aperti 3.700 cantieri, tra i quali quello enorme di CityLife che va avanti con una &#8220;leva finanziaria&#8221; spropositata, di circa l&#8217;80%, analoga a quella utilizzata dalla Risanamento che oggi si trova sull&#8217;orlo del crack.</p>
<p>IL CASO RISANAMENTO</p>
<p>Nelle scorse settimane è scoppiata la bomba, che covava da lungo tempo, della Risanamento di Luigi Zunino, società nota in particolare per due enormi progetti milanesi arenatisi nel pantano: quello del complesso di Santa Giulia, a Rogoredo, e quello delle ex aree Falck di Sesto San Giovanni, la più grande area industriale dismessa d&#8217;Europa. Il 16 luglio i pubblici ministeri Roberto Pellicano e Laura Pedio hanno depositato una richiesta di fallimento nei confronti della società, nella quale si scrive che &#8220;dall&#8217;occultamento della condizione di liquidazione di fatto [si] rileva l&#8217;esigenza di accertare l&#8217;eventuale reato di falsità in bilancio, [...] non è ipotizzabile che il gruppo possa riprendere una regolare attività economica&#8221;, perché, secondo una consulenza tecnica, &#8220;risulta acclarata la manifesta insolvenza, [c'è una] situazione di illiquidità concreta [e il] bilancio 2008 non poteva essere redatto secondo i principi di continuità aziendale&#8221;. Secondo quanto riassume Walter Galbiati su Repubblica, &#8220;l&#8217;impressione dei pubblici ministeri è che la società sia di fatto fallita e che sia tenuta artificialmente in vita per compiere dei pregiudizi nei confronti dei soci e del ceto creditorio. [...] Da qui l&#8217;esigenza di indagare Zunino per i reati di bancarotta, aggiotaggio, falso in bilancio e di capire se le banche hanno compiuto &#8216;una concessione abusiva di credito&#8217;&#8221;. Tradotto in soldoni, la Risanamento sarebbe da tempo di fatto fallita e vi è il sospetto che le banche creditrici la abbiano tenuta e la tengano artificialmente in vita in violazione della legge e per interessi privati. Le cifre in ballo sono enormi, si parla di 3,8 miliardi di euro di debiti per Risanamento (ma la stima è del 2007) ai quali, anche se al di fuori della procedura in corso, va aggiunta l&#8217;esposizione della holding di famiglia di Zunino, che la maggior parte delle fonti stima come superiore a 1 miliardo di euro. Le banche coinvolte maggiormente sono le solite: Intesa Sanpaolo e Unicredit, ma ci sono anche Banco Popolare, Monte dei Paschi e Popolare Milano. Secondo una perizia disposta dai pm la Risanamento avrebbe debiti in quantità quasi pari al proprio patrimonio immobiliare, che però è pressoché per intero vincolato da garanzie reali o altri vincoli. Inoltre, il valore a bilancio a fine 2008 del patrimonio immobiliare è sostanzialmente uguale a un anno prima nonostante la crisi immobiliare. A ciò vanno ad aggiungersi altri debiti insoluti per centinaia di milioni.</p>
<p>Vista l&#8217;entità delle cifre in questione, il fallimento di Risanamento avrebbe effetti gravissimi sul sistema bancario e finanziario, ma anche su quello immobiliare, visto che comporterebbe un&#8217;ulteriore impasse per i megaprogetti che la società ha in corso. Come scrive Alberto Mazzuca sul Giorno, Risanamento ha &#8220;una montagna di debiti, pari a circa la metà dei debiti industriali di una società come la Fiat, che è comunque la prima azienda industriale italiana&#8221;. Dopo che il Tribunale di Milano ha fissato la prima udienza per il 29 luglio, le banche si sono lanciate in una corsa affannata per mettere a punto un piano antifallimento. Per ora quello che hanno ottenuto è il rinvio dell&#8217;udienza al 22 settembre, con l&#8217;obbligo di presentare un piano definitivo di ristrutturazione dei debiti entro il 1 settembre: sarà un importante capitolo di quello che già si profila in generale come il &#8220;settembre nero&#8221; dell&#8217;economia milanese. Secondo la bozza di piano messa a punto le banche proporranno di tenere in vita Risanamento con un aumento di capitale di 150 milioni (in grado di soddisfare le esigenze di cassa per un anno) e nuova finanza per 350 milioni mediante una conversione dei crediti in capitale che avrà la forma di un prestito convertibile in azioni della durata massima di cinque anni &#8211; quasi tutte le fonti danno per scontato che Risanamento non riuscirà a saldare il debito e pertanto il prestito verrà convertito in azioni, aumentando tra le altre cose il profilo di rischio delle banche. La quota di Zunino passerà dal 73% al 32,8%, le banche saliranno al 55%, mentre il 12% è sul mercato. Per la holding familiare dell&#8217;immobiliarista sarebbe invece allo studio una massiccia vendita dei prestigiosi immobili posseduti, perlopiù a Milano (e sarà interessante vedere a che prezzi verranno realizzati e quali effetti avranno sul mercato immobiliare milanese). Intanto Zunino si è dimesso da tutte le cariche in Risanamento e, in seguito a un rimpasto, è stato nominato come nuovo presidente Vincenzo Mariconda, mentre nel consiglio di amministrazione entrerà con ogni probabilità Luigi Roth, area Comunione Liberazione-Formigoni, presidente di Fiera Milano ed eminenza grigia di CityLife. Le banche sembrano quindi avere l&#8217;intenzione di salvare in qualche modo capra e cavoli (cioè i propri bilanci) tenendo in vita questa &#8220;bolla delle bolle&#8221; mediante l&#8217;iniezione di altri fondi, incuranti del fatto che le precedenti iniezioni, 150 milioni nell&#8217;aprile 2008 e 75 milioni nel successivo novembre, sono andate bruciate con l&#8217;unico effetto di prolungarne l&#8217;agonia. Il fallimento invece chiuderebbe subito il capitolo con pesanti effetti in bilancio per gli istituti finanziari.</p>
<p>Ma da dove viene Luigi Zunino? Come si è potuti arrivare a questa situazione? Le cronache narrano che l&#8217;immobiliarista, di origini piemontesi, ha cominciato giovanissimo comprando e vendendo cavalli per il Palio di Siena e poi acquistando tenute agricole. Il salto di qualità e l&#8217;ingresso nell&#8217;immobiliare ad alta rendita alta lo ha fatto con l&#8217;Esselunga di Bernardo Caprotti, per la quale ha costruito supermercati e centri commerciali. Successivamente ha comprato alcune società (tra le quali la oggi altrettanto fallimentare Aedes, altra &#8220;bolla sull&#8217;orlo dello scoppio&#8221;: si veda il relativo capitolo nel nostro articolo <a href="http://milanointernazionale.it/2009/04/01/il-caso-innse-dieci-mesi-di-lotta/" target="_blank">&#8220;Il caso Innse: dieci medi di lotta&#8221;</a>), fino alla svolta de 2000, quando ha acquistato dalla Banca d&#8217;Italia la Risanamento Napoli (secondo voci riportate dal Sole 24 Ore, con la benedizione di Antonio Bassolino), da cui è nata poi l&#8217;odierna spa. Cominciano i contatti con le banche, da Intesa Sanpaolo fino a Unicredit, e cominciano anche le feste mondane nei salotti milanesi e in sontuose ville al mare o in montagna. Zunino ha svolto molte transazioni anche con i &#8220;furbetti&#8221; Danilo Coppola e Stefano Ricucci con, per citare ancora il Sole 24 Ore, &#8220;un vorticoso passaggio di terreni, fabbricati e palazzi che rimpingua le casse delle società immobiliari&#8221;, fino a portare per breve tempo l&#8217;immobiliarista nel salotto buono della finanza italiana, Mediobanca, con una quota del 3,8%. Intanto, grazie alla leva finanziaria offerta delle banche, il suo impero cresce fino ai due megaprogetti di Santa Giulia (1,7 miliardi) e della ex Falck di Sesto San Giovanni. Ma il castello scricchiolava già allora, il primo progetto si è arenato a metà, il secondo non è nemmeno partito e oggi per Risanamento si parla apertamente di fallimento.</p>
<p>Santa Giulia è un caso da manuale. Un&#8217;enorme area di 1,2 milioni di metri quadri per il cui progetto Zunino ha coinvolto l&#8217;archistar Norman Foster. Un&#8217;area prevista in parte a edilizia convenzionata e in parte in edilizia extralusso, con in mezzo un &#8220;parco&#8221; (in realtà attraversato in larga parte dall&#8217;ultratrafficata Paullese). L&#8217;edilizia convenzionata è ben lungi dall&#8217;essere di natura popolare: dai 2.400 ai 3.500 euro al metro quadro, un prezzo che già oggi probabilmente è superiore a quello normale sul mercato reale, se si tiene conto della flessione dei prezzi e dello stato di degrado dell&#8217;area. Santa Giulia infatti è stata costruita solo a metà, mancano gli asili e le metrotranvie che erano stati promessi, larga parte dei terreni sono cumuli di sabbia e fango, il boulevard che doveva essere popolato di negozi è semivuoto, hanno dato la disdetta Esselunga e Feltrinelli, secondo i giornali stanno pensando di farlo note case di moda e cinema. Già nel 2007 Santa Giulia aveva ricevuto un duro colpo in seguito alla decisione del Comune di aprire il nuovo mega-centro congressi non nelle aree di Zunino come previsto, ma al Portello, zona più &#8220;vicina&#8221; a Comunione e Liberazione. Oggi chi arriva in metropolitana a Santa Giulia oltre a trovarsi di fronte a una zona avulsa ed estranea al contesto circostante, si trova di fronte un acquitrino con poetico gracchiare di rane (oppure è una discarica a cielo aperto piena di acqua piovana?) e più in là come una cattedrale nel deserto la fantascientifica sede di Sky, sulla sinistra dei casermoni angolosi, cioè le case in edilizia convenzionata, per arrivare alle quali si passa da un lungo passaggio recintato senz&#8217;anima viva, ideale per ogni tipo di aggressione diurna o notturna. Rispetto all&#8217;1,7 miliardi previsti inizialmente, il valore del &#8220;vuoto pneumatico&#8221; di Santa Giulia, come lo definisce Repubblica, era a fine 2008 di 917 milioni di euro. Le banche nel loro piano di ristrutturazione di Risanamento prevedono l&#8217;individuazione di un nuovo partner per il completamento di Santa Giulia, ma dove lo troveranno nella crisi attuale e oltretutto visto lo stato degradato dell&#8217;area? C&#8217;è chi parla di un aiuto del sempre disponibile Comune di Milano, che potrebbe trasferire qui il Palazzo di Giustizia, o magari potrebbe rendere più appetibile l&#8217;area aumentando i coefficienti di edificabilità (ipotesi non irrealistica, sembrerebbe, dato che Repubblica riferisce come Risanamento a metà luglio abbia dato mandato a Foster &amp; Partners di &#8220;redigere la variante urbanistica per incrementare l&#8217;edificabilità del progetto&#8221;). Per l&#8217;area ex Falck di Sesto San Giovanni, dove non è ancora stato realizzato nessun lavoro, il piano delle banche prevede la confluenza in un fondo immobiliare la cui gestione dovrebbe essere affidata alla Castello Sgr: anche qui assistiamo a una finanziarizzazione del territorio. E su questo progetto vale la pena di citare le parole dell&#8217;ex assessore all&#8217;ambiente di Sesto, Giuseppe Valeriano, dimessosi per &#8220;l&#8217;osceno progetto sulle aree Falck, per la sua insostenibilità economica&#8221;. Un progetto analogo a quello di Santa Giulia, ma di dimensioni ancora maggiori, con un target di appartamenti simile a quello delle aree Repubblica-Garibaldi e CityLife e con centri commerciali previsti in un&#8217;area che ha già un&#8217;offerta commerciale in eccesso. Ma non solo oggi non ci sono i soldi per realizzarlo: non si riesce nemmeno a vendere i terreni, perfino il fondo arabo Limitless, nonostante il ribasso di prezzo, si è tirato indietro (si veda il nostro articolo &#8220;Lombardia: la speculazione non si ferma&#8221; in <a href="http://milanointernazionale.it/2009/04/05/milano-internazionale-cronache-n-17-del-5-aprile-2009/" target="_blank">Milano Internazionale Cronache del 17 aprile 2009</a>).</p>
<p>Forse la crisi avrà come uno dei suoi pochi effetti positivi quello di liberarci da questa macchina implacabile che brucia enormi risorse e piega alla finanza metro quadrato su metro quadrato di Milano al solo e assurdo scopo di gonfiare la bolla. Per ora i palloni gonfiati del mattone e della finanza sembrano però avere tutta l&#8217;intenzione di andare avanti come se nulla fosse.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 18 luglio, 20 luglio, 22 luglio, 26 luglio, 28 luglio, 30 luglio; Repubblica, 18 luglio, 19 luglio, 21 luglio, 22 luglio, 23 luglio, 26 luglio, 28 luglio; Stampa, 18 luglio, 19 luglio, 27 luglio; Sole 24 Ore, 19 luglio, 22 luglio, 28 luglio, 29 luglio, 30 luglio; Giorno, 26 luglio; Milano Finanza, 22 luglio)</p>
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		<title>La bolla immobiliare come destino</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 15:48:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Expo 215]]></category>
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		<description><![CDATA[La bolla immobiliare come destino di Andrea Ferrario Mentre intorno a Milano l&#8217;industria è in crisi nera, e i servizi registrano una brusca frenata nella stessa città, l&#8217;oligarchia politico-finanziaria della capitale lombarda continua a puntare sulla bolla immobiliare e sul conseguente rialzo delle rendite per i pochi soliti noti. A farne le spese è la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&blog=7100082&post=537&subd=milanointernazionale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La bolla immobiliare come destino</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p>Mentre intorno a Milano l&#8217;industria è in crisi nera, e i servizi registrano una brusca frenata nella stessa città, l&#8217;oligarchia politico-finanziaria della capitale lombarda continua a puntare sulla bolla immobiliare e sul conseguente rialzo delle rendite per i pochi soliti noti. A farne le spese è la vivibilità sociale e ambientale della città, sempre più lasciata in preda ai cementificatori e alla totale mancanza di ogni pianificazione.</p>
<p><span id="more-537"></span></p>
<p>A parte la grottesca saga Expo (continuiamo ad attenderci, alla fine, una partenza più che tardiva, con le successive misure eccezionali per assegnare i lavori senza trasparenza e senza controlli efficaci dei costi, a tutto vantaggio degli speculatori), nella capitale lombarda continuano ad aprirsi nuovi fronti per la valanga di cemento che soffoca il territorio.</p>
<p>Direttamente legati all&#8217;Expo sono i destini dell&#8217;<strong>Ortomercato</strong> di via Lombroso, situato in un&#8217;appetibilissima area di circa 700.000 di mq in una zona semicentrale di Milano. All&#8217;ascesa di Lucio Stanca alla guida di Expo 2015 SpA ha fatto quasi immediatamente seguito la proposta di indire un referendum consultativo nel quale i cittadini avrebbero potuto indicare la destinazione da loro preferita per le aree Expo dopo la fine della manifestazione del 2015. Un&#8217;operazione di puro marketing per dare un&#8217;apparenza di democraticità a un&#8217;operazione gestita da una ristretta oligarchia. E infatti da Expo 2015 SpA hanno subito precisato che il referendum era solo consultativo e la società avrebbe deciso indipendentemente dal parere dei cittadini. L&#8217;ipotesi che si sta facendo sempre più quotata ai vertici milanesi è quella di creare a Rho-Pero, nell&#8217;area che dopo il 2015 verrà lasciata libera dall&#8217;Expo, la <strong>Città del Gusto</strong>, un &#8220;polo della gastronomia&#8221; dove si trasferirà l&#8217;Ortomercato lasciando così libera la ben più preziosa e centrale area di via Lombroso. Nei progetti originari, invece, la Città del Gusto avrebbe dovuto essere costruita intorno all&#8217;odierna sede dell&#8217;Ortomercato, provvedendo per quest&#8217;ultimo unicamente a una ristrutturazione. I motivi di questo cambiamento di rotta? Lo spiega Giuseppina Piano su Repubblica: da una soluzione del genere trarranno vantaggio unicamente &#8220;i proprietari dell&#8217;area di Rho-Pero, dove si terrà l&#8217;Esposizione del 2015, cioè la Fiera e il gruppo Cabassi. Prima lasceranno che sui loro terreni si faccia l&#8217;Esposizione, poi non li riavranno più indietro, ma li scambieranno con via Lombroso, con la sede dell&#8217;Ortomercato che è tutta di proprietà comunale. Lì potranno costruire. Il tutto creerà una plusvalenza a molti zeri&#8221;. Su tutto incombe già l&#8217;ombra di un pesante conflitto di interessi: il presidente leghista della provincia di Como, Leonardo Carioni, è allo stesso tempo membro del consiglio di amministrazione di Expo 2015 SpA e presidente di Sviluppo Sistema Fiera, la società immobiliare della Fiera di Milano che possiede circa la metà del milione di metri quadri dell&#8217;area Expo di Rho-Pero. Significa cioè che nell&#8217;ambito della pianificazione e delle trattative relative a quest&#8217;area siederà contemporaneamente sia dalla parte dei &#8220;venditori&#8221; sia da quella degli &#8220;acquirenti&#8221;. Tra l&#8217;altro, secondo Repubblica, si starebbe profilando anche un accordo tra Sviluppo Sistema Fiera e Infrastrutture Lombarde (la potente società controllata dalla Regione) per la gestione congiunta dell&#8217;organizzazione dell&#8217;Expo.</p>
<p>Si prospetta un cambiamento di fronte anche per il progetto della nuova <strong>Cittadella della Giustizia</strong>, che dovrebbe accogliere il Tribunale e il carcere di San Vittore in aree periferiche, liberando così aree preziosissime per la speculazione nel pieno centro di Milano. Il relativo accordo di programma, già firmato, prevedeva la costruzione della Cittadella a Porto di Mare, nella problematica zona Corvetto (area di 1,2 milioni di mq, per la metà però non edificabile perché sorge su una ex discarica). Una soluzione mai vista con favore dagli avvocati, che dovrebbero spostarsi dalla lussuosa area intorno a Porta Vittoria in quello che viene considerato un quartiere degradato. Secondo quanto scrive Repubblica ora si sta pensando di destinare la Cittadella della Giustizia alla ben più prestigiosa area dell&#8217;ippodromo di San Siro, da anni nelle mire degli speculatori immobiliari, ma oggetto da lungo tempo di diatribe all&#8217;interno della nomenklatura politica milanese (lotte tra le varie fazioni della destra, come Cielle, An e Lega). Nel complesso gioco del do ut des questa soluzione permetterebbe di salvare in parte l&#8217;idea di cementificare l&#8217;area dell&#8217;ippodromo, attualmente 1 milione di mq con di prevalenza verde, con case di extralusso, negozi, uffici (la vicinanza del Tribunale ne aumenterebbe vertiginosamente il valore, vista la necessità per gli avvocati di spostare i loro studi in zona). In tale modo qualcuno potrebbe realizzare profitti a San Siro, ad altri verrebbe lasciata mano libera nella aree resesi libere in centro. L&#8217;ippodromo, lo ricordiamo, dovrebbe essere in tale caso trasferito nel Parco Sud, aggiungendo così un altro tassello alla guerra di conquista mossa dagli speculatori contro questa area agricola.</p>
<p>E proprio per quanto riguarda il Parco Sud c&#8217;è la notizia dello sblocco del progetto <strong>Cerba</strong>, il megacentro di ricerca e cura voluto dall&#8217;&#8221;oncologarca&#8221; Umberto Veronesi su un&#8217;area di circa 620.000 metri quadri, in parte di proprietà Silvio Ligresti. Questa operazione da 1,2 miliardi di euro stimati viene considerata da molti come una prima testa di ponte per la cementificazione del Parco ed era rimasta bloccata a lungo dai finanziatori in considerazione della crisi mondiale. Oltre al cemento degli edifici, il progetto porterà con sé anche l&#8217;accesso stimato di 19.000 persone al giorno, con le conseguenze ambientali che è facile immaginarsi. Dietro le attività di ricerca ci sarà naturalmente anche il business sanitario: sono previsti 45.000 ricoveri e 800.000 visite ambulatoriali all&#8217;anno.</p>
<p>Sono iniziate le prevendite degli appartamenti che verranno costruiti nell&#8217;ambio del progetto <strong>Citylife</strong>, sull&#8217;area dell&#8217;ex Fiera, che verrà realizzato da un consorzio che fa capo a FonSai (Ligresti), Generali, Allianz e Lamaro. Antonio Talarico, presidente di Immobiliare Lombarda (FonSai) afferma che l&#8217;andamento delle prevendite sta andando bene. I 1.100 appartamenti, tutti di lusso e con una metratura media di 130 mq, vengono venduti a 8.000 al mq, come da budget, afferma Talarico. Metà dell&#8217;importo dovrà essere versato dai compratori entro giugno, l&#8217;altra metà a fine lavori, tra due anni circa. Chissà se tutti i compratori allora avranno i soldi per la seconda rata, visti i tempi che corrono? Citylife parte con una leva finanziaria enorme, che la dice lunga sul suo carattere prettamente speculativo e lo fa rientrare a pieno titolo nella bolla immobiliare: l&#8217;80% del costo totale previsto verrà finanziato da un consorzio di banche guidato da Euro Hypo e di cui fanno parte anche le solite Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bpm. Solo il 20% verrà messo dai soci. Con la vendita di tutte le porzioni immobiliari si prevede di incassare 1,7 miliardi, coprendo così per intero o quasi il costo previsto di 1,7-1,8 miliardi. Come spiega Giovanni Pons su Repubblica: &#8220;Se questo flusso di denaro si concretizzerà sarà anche sufficiente a costruire i tre grattacieli che tanto hanno fatto discutere. [...] Tutto questo però è ancora sulla carta, nonostante l&#8217;aggiudicazione definitiva della gara alla cordata Citylife risalga al 2005&#8243;. E se il flusso non si concretizzerà? Un&#8217;ipotesi non peregrina visto anche che la metà degli incassi sarà sì in bilancio, ma dovrebbe arrivare concretamente tra due anni, un traguardo molto lontano in questo periodo di crisi. Avremo un altro caso come quello del quartiere Santa Giulia della Risanamento di Zunino, cioè un quartiere costruito a metà e senza infrastrutture adeguate, ma questa volta nel pieno centro di Milano? E con tanto di metropolitana portata lì e non altrove proprio per la presenza di Citylife? Il rischio che si corre si fa più evidente se si pensa che proprio la ormai fallimentare Risanamento di Zunino nel 2004 aveva perso in dirittura di arrivo la gara per aggiudicarsi quello che poi è diventato il progetto Citylife: se avesse vinto ora tutto sarebbe bloccato. E Zunino, come il consorzio che oggi dovrebbe realizzare Citylife, ha operato in questi anni di follie immobiliari con leve finanziarie simili a quelle citate sopra, lasciando dietro di sé un buco di quasi 3 miliardi di euro. Nonostante i rischi (e la nessuna convenienza per i cittadini milanesi, che hanno bisogno di ben altro) l&#8217;operazione deve essere promossa a tutti i costi. Ecco allora l&#8217;archistar Daniel Libeskind, il &#8220;papà&#8221; del previsto grattacielo storto di Citylife (destinato a un albergo a 5 stelle e ad appartamenti di lusso), che si spreca in dichiarazioni iperboliche: Milano &#8220;è una delle città più belle del mondo, gli edifici sono incredibili&#8221;, con l&#8217;Expo &#8220;i fari del mondo saranno puntati qui&#8221; (tutti i dati concreti dicono invece che l&#8217;Expo sarà un evento di carattere limitatamente nazionale, si veda il nostro &#8220;Expo, cosa sta succedendo&#8221; &#8211; <a href="http://milanointernazionale.it/2009/02/20/milano-internazionale-cronache-n-13-del-20-febbraio-2009">http://milanointernazionale.it/2009/02/20/milano-internazionale-cronache-n-13-del-20-febbraio-2009</a>) e la manifestazione &#8220;aiuterà il Terzo Mondo [??] e farà di Milano una città sostenibile [??]&#8220;. Parla della città anche un&#8217;altra archi(un po&#8217;meno)star, Stefano Boeri, che fa parte della consulta degli architetti per Expo 2015. Prendendo spunto dal Salone del Mobile scrive che Milano &#8220;è davvero una città arcipelago: &#8216;piccola&#8217;, compatta, e composta da isole che hanno ciascuna una propria propensione funzionale&#8221; un modo elegante per dire che la capitale lombarda è sempre più un &#8220;gran casino&#8221; per la mancanza di pianificazione e la mano libera lasciata agli speculatori. Boeri poi si pronuncia a favore dello spostamento dell&#8217;Ortomercato a Rho-Fiera dopo il 2015 e della creazione della Città del Gusto, un &#8220;grande polo&#8221; (frase che ormai è diventata un mantra del mattone) che &#8220;potrebbe davvero produrre quell&#8217;alchimia di curiosità culturali, interessi commerciali e generosità sociale [??] che può garantire il successo, nel mondo, della nostra Expo&#8221;. In realtà abbiamo visto che quello che è in gioco è semplicemente un calcolo di rendite da generare. A ciò va aggiunto che ormai è chiaro a tutti che l&#8217;Expo non è affatto &#8220;nostra&#8221;, a meno che Boeri con la prima persona plurale non intenda indicare se stesso e la ristretta oligarchia che gestisce l&#8217;operazione.</p>
<p>E stanno diventando sempre meno &#8220;nostre&#8221; (se per &#8220;noi&#8221; si intendono i cittadini) tutte le aree della città. Basti citare che, come riferisce il Corriere della Sera in un articolo sul Salone del Mobile, in un&#8217;area fino a non moltissimo tempo fa popolare come quella di <strong>via Tortona</strong> &#8220;il valore del mattone è più che raddoppiato. Oggi per affittare un piccolo laboratorio artigianale, in via Tortona, ci vogliono oltre seimila euro per sei giorni&#8221;.</p>
<p>In zona <strong>Città Studi</strong> è partita invece la rivolta contro l&#8217;<strong>ecomostro di via Botticelli</strong>, il nuovo <strong>Campus</strong> universitario che dovrebbe sorgere al posto dell&#8217;ex Istituto Rizzoli per le arti grafiche: 15 piani, più quattro interrati per 170 posti auto, circa 600 unità abitative e negozi. &#8220;Un edificio di dimensioni spropositate dall&#8217;impatto ambientale devastante&#8221;, denuncia il Comitato di zona 3 per via Botticelli. &#8220;E&#8217; speculazione immobiliare privata: una residenza di lusso per studenti che possono permettersi prezzi elevati con solo una piccola quota (10%) a canone calmierato&#8221;.</p>
<p>La fame di suolo da offrire in passato agli speculatori è tale che si arriva a crearne di &#8220;nuovo&#8221;. Nei primi giorni di maggio è stato annunciato che verranno interrati i binari delle Ferrovie Nord nella zona tra piazza Cadorna e il cavalcavia Bacula per fare spazio alla costruzione di palazzi e negozi (naturalmente con il consueto gadget di zone a verde) su un&#8217;area totale di 114.000 mq. Il &#8220;<strong>Progetto Cadorna</strong>&#8221; è così entrato a fare parte dell&#8217;elenco di 26 nuovi quartieri per i quali il Piano di governo del territorio di Palazzo Marino, il documento urbanistico che sostituirà il vecchio Piano regolatore, prevede la riprogettazione e ricostruzione. Di interrare i binari delle Ferrovie Nord si parla già fin dall&#8217;inizio degli anni &#8217;80, ma in passato si ipotizzavano ben altre dimensioni (10.000 mq).</p>
<p>A <strong>Varedo</strong>, alle porte di Milano, è stato presentato l&#8217;ennesimo nuovo grande progetto immobiliare. Si tratta di quello per l&#8217;<strong>area ex Snia</strong>, dove la Marconi 2000, società di sviluppo immobiliare, edificherà 1,2 milioni di mq, per il 40% edifici residenziali e il resto commerciale (600-700 negozi!) e industriale, per un investimento complessivo di 500 milioni. A pompare la bolla anche questa volta Unicredit, che è banca di riferimento per il relativo progetto di sviluppo.</p>
<p>E per finire, la ciliegina sulla torta. &#8220;Comuni, liberi tutti: cemento in cambio di una firma&#8221;, come titola la Repubblica. La giunta regionale ha approvato un provvedimento, presentato dall&#8217;assessore leghista all&#8217;urbanistica, Davide Boni, per &#8220;rilanciare il settore dell&#8217;edilizia&#8221;. Come spiega Andrea Montanari di Repubblica: &#8220;Basterà una semplice dichiarazione di &#8216;congruenza&#8217; firmata da un tecnico progettista del <strong>piano integrato di intervento in variante</strong> [si tratta dei cosiddetti Pii, i progetti realizzati in deroga ai piani urbanistici] che garantisca che si tratta di infrastrutture di interesse pubblico, e da ora in poi i comuni potranno avere mani libere nella riqualificazione delle aree degradate con nuovi quartieri&#8221;. L&#8217;opposizione parla di un via libera a una nuova colata di cemento sulla Lombardia e denuncia che in base ai criteri applicativi i Comuni (per esempio Milano) potranno approvare i propri progetti direttamente in giunta, senza discussione pubblica. Commenta il capogruppo verde Carlo Monguzzi: &#8220;Formigoni incentiva i Pii anziché frenarli. Non ci sarà alcun freno a una delle scorciatoie urbanistiche più utilizzate in questi anni per realizzare case, capannoni, centri commerciali. I costruttori utilizzeranno ampiamente le nuove disposizioni approvate ieri dalla giunta per continuare a edificare, tenendo in scacco i Comuni che, privati di fondi per i servizi ai cittadini da Berlusconi e Tremonti, continueranno ad avallare i Pii per fare cassa con gli oneri di urbanizzazione&#8221;.</p>
<p>(fonti: Repubblica, 22 aprile, 24 aprile, 29 aprile, 7 maggio, 9 maggio; Corriere della Sera, 24 aprile, 26 aprile, 3 maggio 2009; DNews, 29 aprile; Finanza e Mercati, 7 maggio; Sole 24 Ore, 22 aprile)</p>
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