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	<title>Milano Internazionale &#187; Berlusconi</title>
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		<title>Milano Internazionale &#187; Berlusconi</title>
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		<title>Il Duomo in faccia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 09:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;aggressione milanese contro Berlusconi si è verificata in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui il premier non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano. Non si può fare a meno di constatarlo: bisogna proprio fare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=886&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;aggressione milanese contro Berlusconi si è verificata in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui il premier non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano.</strong></p>
<p><span id="more-886"></span></p>
<p>Non si può fare a meno di constatarlo: bisogna proprio fare un enorme sforzo per ritenere una pura coincidenza il fatto che la faccia di Silvio Berlusconi sia stata sfregiata proprio da una statuetta del Duomo di Milano, per giunta nella stessa piazza della cattedrale meneghina e, come se non bastasse, a quarant&#8217;anni esatti dai quattro giorni che hanno segnato per sempre la città, quelli che vanno dalla strage di Piazza Fontana (anche lei a due passi dal luogo del lancio del Duomo) all&#8217;uccisione di Giuseppe Pinelli. L&#8217;aggressione contro Berlusconi, con tutte le sue conseguenze politiche, non solo è giunta al culmine delle divisioni interne alla maggioranza e delle tensioni conseguenti alle strategie ad personam del premier, come hanno rilevato tutti, ma si è verificata anche in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui Berlusconi non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano. Anche quaranta anni fa il sistema milanese e italiano era in profonda crisi, e oggi va rilevato che la strategia della tensione inaugurata con la strage di Piazza Fontana ha aperto la strada per giungere là dove ora ci troviamo, cioè nel trionfo politico della borghesia e del capitale milanese o nordico, che ha come contropartita un mare di miseria non solo ideologica e politica, ma anche economica e sociale. La presa fattasi ormai quasi assoluta sul potere politico, ottenuta grazie anche a un&#8217;opposizione non solo connivente, ma pressoché identicamente schierata sulla linea del capitale e della borghesia, è tuttavia assai meno sicura in questo momento sul piano economico e su quello sociale. Se la ripuliamo dallo strato di rassicurante polvere ideologica che la ricopre, la crisi economica in atto mostra tutto il suo carattere sistemico. I vertici del potere lo sanno, da qui in avanti non si potrà più continuare come in passato, da una crisi epocale come questa si può uscire solo con nuove soluzioni e nuovi modelli, che però nessuno riesce ancora a intravedere. In realtà la borghesia italiana, che è poi essenzialmente milanese o settentrionale, non è capace nemmeno lontanamente di immaginarsi un sistema che non sia basato sui tre pilastri fondamentali che la hanno sostenuta finora: rapina della ricchezza pubblica, bolla finanziaria e immobiliare, repressione sociale. Il grande timore è che, avendo i primi due ormai toccato i limiti oltre ai quali si va al collasso del sistema, si decida di puntare tutto sul terzo. In realtà in questo momento il potere economico e politico sta ancora cercando di puntare sul secondo pilastro, quello della bolla finanziaria e immobiliare, come abbiamo ampiamente documentato in Milano Internazionale. Ma si tratta di una mossa disperata e probabilmente se ne rendono conto molti degli stessi protagonisti. E&#8217; pertanto particolarmente preoccupante constatare che sono purtroppo molti, troppi, i segnali che parlano di una grande voglia di spingere nettamente l&#8217;acceleratore sulla repressione, come tra l&#8217;altro è stato confermato dal dopo-aggressione a Berlusconi.</p>
<p>Di ondata repressiva abbiamo già parlato nel nostro articolo <a href="http://milanointernazionale.it/2009/11/22/a-scuola-di-manganello/" target="_blank">A scuola di manganello</a>, riferendo di arresti e manganellate contro studenti e giovani attivisti milanesi. Il giorno dell&#8217;anniversario di Piazza Fontana è stato un nuovo capitolo, con la decisione apertamente provocatoria di impedire l&#8217;accesso alla piazza e la giustificata reazione delle migliaia di persone che volevano manifestarvi: una valanga di fischi e urla contro chi, come Roberto Formigoni e Letizia Moratti, non avrebbe dovuto essere su quel palco per semplici motivi di buon gusto. Per l&#8217;occasione il Corriere della Sera, come già in occasione dei violenti interventi della polizia contro gli studenti, è passato all&#8217;attacco con un vocabolario di estrema pesantezza. In un commento, Giangiacomo Schiavi parla di una &#8220;contestazione incivile che [...] offre nuovi alibi a chi non accetta un percorso di pacificazione&#8221; (si noti l&#8217;uso sintomatico del verbo &#8220;accettare&#8221;, che suona molto intimidatorio in questo contesto). &#8220;Contestare è un diritto, ma così può diventare una barbarie. E di barbarie bisogna parlare&#8221;, continua Schiavi, per cui i fischi sono barbarie, mentre la decisione di impedire l&#8217;accesso alla piazza e di schierare in modo massiccio la polizia è solo un involontario &#8220;disguido organizzativo&#8221;. E poi ancora: &#8220;slogan bellicosi&#8221;, &#8220;rigurgito sessantottino&#8221; e &#8220;chi cerca nello scontro una qualche forma di legittimizzazione&#8221;, mentre alla fine del pezzo Schiavi è assolutamente certo che Calabresi è stato &#8220;assassinato da un commando di Lotta Continua&#8221; mentre per Pinelli parla vagamente di &#8220;morte in questura&#8221;. Ma quello che più colpisce dell&#8217;articolo è il continuo richiamo alla pacificazione, all&#8217;unità, alla condivisione, del tutto fuori luogo nel caso di una strage come quella di Piazza Fontana e della ancora oggi impunita strategia della tensione (va detto che c&#8217;è stato, anche se del tutto isolato, chi ha espresso sulle pagine del Corriere posizioni radicalmente diverse, come Luigi Ferrarella il 12 dicembre). E&#8217; un ritornello che il Corriere della Sera va ripetendo da lunghi mesi, attraverso la massiccia e ossessiva pubblicazione di editoriali che vede in prima fila i mandarini più quotati come Panebianco, Galli della Loggia, Romano. E&#8217; la linea annunciata da Ferruccio De Bortoli già nel suo editoriale di inaugurazione, una linea che vuole la pace sociale a ogni costo, la &#8220;eguale responsabilità di tutti&#8221; per i problemi del paese: di fronte a quanto sta succedendo, equivale a uno schieramento netto e inequivocabile a favore delle politiche devastanti messe in atto dalla borghesia milanese negli ultimi decenni. E vale la pena di ricordare che anche i fascisti hanno cominciato la loro ascesa al potere promettendo la pace sociale nei confronti degli &#8220;incivili&#8221; che non &#8220;accettavano la pacificazione&#8221;, e lo hanno fatto partendo proprio da Milano. Certo, oggi c&#8217;è in più una vena di grottesco, perché a differenza di allora al momento non vi sono certo forze di massa o rivoluzionarie che minacciano il regime.</p>
<p>Di cosa ha paura allora il potere? Ma di se stesso, naturalmente! Ha paura della propria mancanza di prospettive e della propria incapacità costitutiva di risolvere la crisi in atto. La faccia sanguinante e spaventata di Berlusconi è la faccia di questo regime, e la sua esibizione subito dopo l&#8217;aggressione non è un atto di coraggio, ma piuttosto il porci davanti agli occhi l&#8217;agghiacciante specchio di ciò che si può attendere chi la crisi la sta pagando o è destinato a pagarla in futuro, o chi dovesse decidere di lottare per difendere il proprio lavoro, i propri diritti e la propria libertà. In realtà per capire quello che sta succedendo bisogna andare oltre la faccia di Berlusconi per vedere cosa c&#8217;è dietro: un sistema capitalista che in questo momento si sta arenando nel fango, con le banche e il sistema del credito in panne, un&#8217;industria che si sta fermando, un settore immobiliare che deve ancora smaltire miliardi di euro &#8220;falsi&#8221;, un sistema sociale sempre più inefficace e corrotto, e la repressione come unico antidoto efficace. Dietro la faccia di Berlusconi, insomma, c&#8217;è la Milano di oggi.</p>
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		<title>Il caso Innse: dieci mesi di lotta</title>
		<link>http://milanointernazionale.it/2009/08/04/il-caso-innse-dieci-mesi-di-lotta/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 13:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla primavera del 2008 a Milano, e più precisamente nell'area nord-est della città, a Lambrate, è in corso un'esperienza di lotta la cui rilevanza va molto oltre i confini geografici e settoriali più immediati che la caratterizzano. Si tratta del caso dello stabilimento Innse, salito più volte all'onore delle cronache negli ultimi nove mesi, in particolare per l'iniziativa di autogestione avviata dai lavoratori della fabbrica, unica nel suo genere negli anni più recenti, e per i successivi interventi delle forze dell'ordine a sostegno del padrone Silvano Genta. Al di là delle cronache è però tutta la vicenda Innse nel suo complesso che, in particolare in questo momento, è diventata emblematica della posta in gioco a Milano, tra conflitti di lavoro e speculazione edilizia. Vale pertanto la pena di ripercorrerne nei dettagli la storia.
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong><span lang="IT">Il caso Innse: dieci mesi di lotta<br />
</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span lang="IT">di Andrea Ferrario, 1 aprile 2009 (aggiornato 4 agosto 2009)<br />
</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Polizia e carabinieri in tenuto antisommossa a sostegno di un rottamaio fallimentare, un&#8217;immobiliare altrettanto fallimentare che punta alla speculazione sull&#8217;area, prefettura e magistratura che dispongono lo smantellamento dei macchinari con la forza, Formigoni in vacanza che se ne lava le mani. E&#8217; l&#8217;annunciato tentativo di liquidare con la forza la straordinaria esperienza di lotta degli operai della Innse di Lambrate. Riproponiamo un nostro recente articolo che ripercorre nei dettagli il retroterra di questa vicenda  di importanza essenziale per Milano.</strong></p>
<p class="MsoNormal"><span id="more-273"></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Dalla primavera del 2008 a Milano, e più precisamente nell&#8217;area nord-est della città, a Lambrate, è in corso un&#8217;esperienza di lotta la cui rilevanza va molto oltre i confini geografici e settoriali più immediati che la caratterizzano. Si tratta del caso dello stabilimento Innse, salito più volte all&#8217;onore delle cronache negli ultimi dieci mesi, in particolare per l&#8217;iniziativa di autogestione avviata dai lavoratori della fabbrica, unica nel suo genere negli anni più recenti, e per i successivi interventi delle forze dell&#8217;ordine a sostegno del padrone Silvano Genta. Al di là delle cronache è però tutta la vicenda Innse nel suo complesso che, in particolare in questo momento, è diventata emblematica della posta in gioco a Milano, tra conflitti di lavoro e speculazione edilizia. Vale pertanto la pena di ripercorrerne nei dettagli la storia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">BREVE STORIA DELL&#8217;INNSE E DELL&#8217;INNOCENTI FINO AL 2006</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">L&#8217;Innse, azienda che si occupa della produzione di macchine utensili e impianti per la siderurgia, nasce nel 1971 dalla cessione del settore meccanica pesante della Innocenti al gruppo Iri e dalla contemporanea fusione con la Sant&#8217;Eustachio di Brescia. La Innocenti era stata fondata dal toscano Fernando Innocenti a Roma negli anni venti e ha basato il suo successo iniziale sulla produzione di tubi per ponteggi, grazie anche al boom che ha vissuto in quegli anni la speculazione edilizia e alle varie commesse ottenute dal Vaticano. Negli anni trenta Innocenti ha deciso di concentrare le sue attività a Milano aprendo il primo stabilimento a Lambrate. In breve tempo l&#8217;azienda ha mutato la produzione da civile in bellica e ha cominciato così a operare nell&#8217;ambito meccanico, raddoppiando il numero dei propri dipendenti e allargando le proprie partecipazioni in altre aziende, in particolare nella Dalmine. Nel corso della Seconda guerra mondiale, grazie anche alla produzione di proiettili, la Innocenti è diventata uno dei principali fornitori del Ministero della Guerra (tanto che Starace nel 1939 definì le sue strutture produttive un &#8220;modello di stabilimento fascista&#8221;). L&#8217;intensità della produzione era tale che in soli cinque anni, dal 1938 al 1943, gli operai degli stabilimenti di Milano sono passati da 800 a 7.000. Il 25 aprile 1945 gli stabilimenti Innocenti sono stati al centro di una intensa battaglia tra nazisti che li avevano occupati e partigiani che sono riusciti infine a liberarli. Durante gli anni della ricostruzione, e più precisamente nel 1947, la Innocenti ha lanciato la produzione della Lambretta, che ha aperto la strada alla successiva produzione di automobili, sempre affiancata però da attività nel campo dei macchinari industriali e dell&#8217;elettromeccanica. Dopo lo smembramento delle attività industriali incominciato nel 1966 si è arrivati alla già citata nascita dell&#8217;Innse nel 1971 sotto il controllo dell&#8217;Iri. Successivamente sono avvenuti svariati passaggi di mano: la Innse è stata venduta nel 1995 alla tedesca Demag, del gruppo Mannesmann, per poi passare nel 2000 nelle mani del gruppo Manzoni dopo un intervento del Ministero dell&#8217;industria in seguito alla dichiarazione da parte della Demag dell&#8217;intenzione di chiudere lo stabilimento. Il gruppo Manzoni, a fronte di notevoli agevolazioni da parte dello stato, si era impegnato a mantenere i 100 dipendenti che aveva allora l&#8217;Innse e a rilanciare la produzione. I nuovi padroni hanno adottato subito un atteggiamento molto conflittuale nei confronti dei lavoratori, tanto da essere condannati per attività antisindacali e da provocare in seguito anche un blocco dello stabilimento da parte degli operai. Per quasi cinque mesi questi ultimi sono stati tenuti praticamente inattivi, ma dopo una conciliazione la produzione è ripartita a pieno ritmo, grazie anche a straordinari ed esternalizzazioni. A causa delle difficoltà finanziarie del gruppo Manzoni, però, la Innse di Lambrate è stata messa in amministrazione controllata nel 2002. Sono seguiti quattro lunghi anni fino a quando, nel 2006, si è arrivati a una svolta dalla quale è nato l&#8217;ultimo e più recente capitolo della storia dell&#8217;Innse, quello ancora in atto. Nel frattempo, dall&#8217;inizio degli anni novanta e in seguito alla cessazione delle produzioni automobilistiche della Innocenti, vaste porzioni della zona di Lambrate in cui si trova la Innse si sono trasformate in una delle più grandi aree dismesse di Milano.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">ENTRA IN SCENA SILVANO GENTA</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">All&#8217;inizio del 2006, dopo un lungo lavoro di mediazione e di ricerca di una soluzione per la Innse da parte dell&#8217;Assessorato al Contrasto delle Crisi Industriali e Occupazionali della Provincia di Milano, entra in scena il torinese Silvano Genta, che a fronte dell&#8217;impegno a rilanciare l&#8217;attività produttiva e a salvaguardare l&#8217;occupazione (l&#8217;Innse ha ormai solo 53 dipendenti) acquista la Innse per soli 700.000 euro. Genta non è uno qualunque, c&#8217;è un particolare che lo lega (parola assolutamente appropriata in questo caso) ai massimi vertici della politica lombarda e nazionale: secondo quanto ha raccontato l&#8217;assessore provinciale Bruno Casati a Milano Mag, Genta è stato presentato alla Provincia come persona seria e affidabile da Roberto Castelli, boss della Lega Nord e attualmente potente sottosegretario alle infrastrutture. Per la prima volta nella sua storia la Innse passa nelle mani di una società che non si occupa affatto di produzione: l&#8217;azienda di Genta infatti tratta la vendita all&#8217;ingrosso di macchinari usati, un&#8217;attività che avrebbe dovuto già allora invitare alla prudenza e al dubbio chi ha imbastito l&#8217;operazione, visto che l&#8217;Innse ha una notevole dotazione di preziosi macchinari di precisione ad alta tecnologia. E&#8217; inoltre importante tenere presente che all&#8217;inizio del 2006 una grande area confinante con quella in cui si trova l&#8217;Innse era già stata oggetto di un vasto intervento di &#8220;sviluppo urbano&#8221; (speculazione edilizia), che secondo i piani prestabiliti doveva proseguire fino a coinvolgere l&#8217;area in cui sorge lo stabilimento. Ma su questo aspetto cruciale torneremo più avanti maggiormente nei dettagli. La gestione Genta, secondo quanto scrive la stampa, non ha effettuato alcun investimento rilevante per il rilancio dell&#8217;azienda, ma l&#8217;Innse è andata comunque avanti con risultati soddisfacenti perché, come affermano svariati attori della vicenda, i suoi macchinari e il suo know-how non hanno praticamente concorrenza in Europa e ciò garantisce sbocchi importanti alla sua produzione altamente specializzata, che viene venduta non solo in Italia, ma anche all&#8217;estero. L&#8217;accordo grazie al quale Genta aveva acquistato l&#8217;Innse a condizioni agevolate impegnava il nuovo padrone a non ricorrere a licenziamenti per un periodo di almeno due anni. Il 31 maggio 2008, una manciata di mesi dopo lo scadere di questo vincolo, i 50 dipendenti dell&#8217;Innse hanno ricevuto del tutto inaspettatamente una lettera di licenziamento collettivo e lo stesso giorno Genta ha fatto occupare lo stabilimento da vigilantes privati.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"><br />
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">DALL&#8217;AUTOGESTIONE A OGGI</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">I lavoratori, che hanno un&#8217;esperienza ormai ventennale di padroni che considerano lo stabilimento di Lambrate come una variabile &#8220;usa e getta&#8221;, hanno reagito immediatamente e sono rientrati in possesso della loro fabbrica. Ecco come un comunicato della stessa RSU dell&#8217;Innse del 19 giugno 2008 raccontava l&#8217;esperienza dell&#8217;autogestione: &#8220;Gli operai hanno riconquistato lo stesso giorno la fabbrica, decidendo di continuare la produzione, hanno proseguito con le lavorazioni su ruote dentate e strutture da 50 a 70 tonnellate l&#8217;una. I clienti hanno continuato a venire in fabbrica per seguire i lavori, i tecnici sono rimasti al loro posto, così come il consulente esterno dottor Pietroboni che, di fatto, anche se non formalmente, riveste la figura di direttore di stabilimento&#8221;. E ancora in un comunicato di fine luglio: &#8220;Dopo avere eluso la sorveglianza di polizia, vigilantes privati e tirapiedi del padrone [il 31 maggio] abbiamo occupato lo stabilimento e proclamato assemblea permanente. Proseguiamo le lavorazioni in corso, incontriamo i clienti autogestendo così ormai da due mesi la produzione e i servizi, autofinanziandoci persino la mensa, presidiandola giorno, notte e festivi&#8230; Questa officina è produttiva, lo è sempre stata, nonostante qualcuno ne dica il contrario, è l&#8217;unica risorsa per noi e le nostre famiglie, e siamo determinati a difenderla fino alle estreme conseguenze&#8221;. Gli operai dell&#8217;Innse raccontano che Genta ha fatto intendere loro che la decisione di chiudere era dovuta al fatto che la proprietaria del terreno sui cui sorge lo stabilimento, l&#8217;immobiliare Aedes, aveva chiesto la restituzione di quest&#8217;ultimo entro l&#8217;inizio del 2009 (la &#8220;fine&#8221; della Innse a inizio 2009 è un&#8217;opzione messa in conto da più parti fin dall&#8217;entrata in scena di Genta nel 2006, si veda più avanti). Il 25 agosto Genta chiude la procedura formalizzando i licenziamenti e la commissione regionale apre la mobilità. Tutto questo nonostante nel frattempo un&#8217;azienda bresciana del settore, la Ormis, avesse manifestato formalmente il proprio interesse per l&#8217;acquisto dell&#8217;Innse al fine di mandare avanti la produzione: Genta non attende nemmeno la riunione prevista presso il Ministero dello sviluppo economico a Roma, il 2 settembre, in cui si doveva aprire una trattativa per l&#8217;acquisto dell&#8217;Innse da parte della Ormis. Come affermano i lavoratori dell&#8217;Innse in un loro comunicato: &#8220;Anche il più scalcinato e irregolare padrone ha più potere di qualunque istituzione&#8221;. In occasione della riunione poi, comunque svoltasi, il rappresentante di Genta (che non si è presentato di persona) ha affermato che &#8220;secondo gli accordi raggiunti con Rubattino 87 s.r.l. [la società controllata dalla Aedes che si occupa della gestione del progetto immobiliare previsto sull'area, si veda più sotto], la Innse dovrà consegnare a detta società entro il 31 gennaio 2009 i locali in cui attualmente si trova&#8221; e che &#8220;è stata notificata un&#8217;intimazione di sfratto&#8221;. La Rubattino 87, anch&#8217;essa presente alla riunione, da parte sua si limita ad affermare &#8220;l&#8217;assoluta necessità di rientrare, quanto prima, in possesso dell&#8217;immobile e dell&#8217;area pertinente in cui opera Innse&#8221; e propone di spostare lo stabilimento in un&#8217;altra e più piccola area della zona, naturalmente a fronte di un affitto (sulle ipotesi di trasferimento della Innse, inaccettabili per le loro conseguenze, si veda più sotto). Nonostante l&#8217;insistenza del rappresentante del ministero, come riferisce il relativo protocollo, il rappresentante di Genta ha opposto un netto e immotivato rifiuto alla richiesta di un ritiro dei licenziamenti fino all&#8217;individuazione di una soluzione. Viene fissata un&#8217;altra riunione per il 12 settembre, che tuttavia salterà perché Genta si rifiuta di prendervi parte. Il 17 settembre, come racconta sempre un comunicato della RSU Innse, &#8220;all&#8217;alba, alle 05:30, la forza pubblica entra in fabbrica, mette alla porta gli operai che presidiavano lo stabilimento di notte, blocca l&#8217;entrata del primo turno. La fabbrica è messa sotto sequestro&#8221;. Da allora i lavoratori presidiano giorno e notte lo stabilimento dopo &#8220;avere preso possesso di tre stanze di fortuna proprio all&#8217;ingresso, adibite a salotto, mensa e cucina, riscaldate da una stufa a legna&#8221;, come racconta Cronacaqui. L&#8217;obiettivo è quello di evitare che Genta porti via i macchinari mettendo così la parola fine alla storia della Innse. L&#8217;intervento della forza pubblica, cioè di polizia e/o carabinieri, del 17 settembre non rimarrà un caso isolato e si ripeterà ben tre volte. Il 10 dicembre, sotto una forte nevicata, Genta approfitta del dissequestro del capannone per cercare di riprendere possesso dell&#8217;azienda e dei suoi macchinari, presentandosi accompagnato dai carabinieri. C&#8217;è tensione, si arriva a qualche spintone, ma la situazione non degenera e tutto quello che riesce a fare Genta è installare delle telecamere di videosorveglianza nello stabilimento. Il 14 gennaio la scena si ripete. All&#8217;alba i lavoratori del presidio vengono a sapere che Genta &#8220;stava marciando verso la fabbrica con otto camion e l&#8217;intenzione di smantellare i preziosi macchinari custoditi nel capannone&#8221;, come scrive ancora Cronacaqui. Gli operai riescono a bloccare gli accessi con le auto, formano un picchetto e, grazie a un tam tam telefonico, giungono sul posto l&#8217;assessore provinciale Barzaghi e il consigliere regionale Muhlbauer, che si incatenano ai cancelli. Arriva anche la polizia, che questa volta si limita a interporsi, e tramite l&#8217;assessore regionale Gianni Rossoni si hanno assicurazioni del prefetto che non si procederà allo sgombero: anche questa volta Genta deve tornare a casa a mani vuote. Ben più gravi invece i fatti del 10 febbraio. Genta si presenta verso le 4.30 del mattino scortato da cento-duecento tra poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, questa volta si tratta di una operazione in grande stile padrone-forze dell&#8217;ordine. Una ruspa e le camionette del Reparto mobile abbattono una barricata costruita dai lavoratori, si giunge allo scontro fisico e sui lavoratori, e molte altre persone che erano arrivati ad aiutarli, piovono botte da orbi, un operaio finisce all&#8217;ospedale Fatebenefratelli. Genta entra nello stabilimento, ma tutto quello che riesce a portarsi via sono solo alcuni semilavorati. Tutti si sono chiesti chi abbia imbastito questa inutile e provocatoria operazione e a tale proposito va ricordato, se ce ne è bisogno, che ministro degli interni è Roberto Maroni, leghista come il suo collega Castelli che aveva a suo tempo aperto il capitolo Genta nella storia dell&#8217;Innse. Il giorno dopo la polizia apre un fascicolo contro due esponenti &#8220;dell&#8217;area antagonista&#8221;, come riferisce il Giornale, &#8220;per resistenza, violenza e lancio pericoloso di oggetti. La denuncia ora potrebbe finire sul tavolo del pubblico ministero Tiziana Siciliano, già titolare di un fascicolo che riguarda proprio l&#8217;occupazione abusiva della Innse&#8221;. Pochi giorni dopo Silvano Genta organizza una conferenza stampa e dichiara, come riferisce Libero: &#8220;Il caso Innse è il simbolo dell&#8217;ipocrisia pseudo-sindacale, che all&#8217;interesse politico di pochi ha sacrificato la legittima richiesta della proprietà immobiliare [cioè Aedes] di restituzione e il nostro diritto a disporre dei macchinari e dei beni che si trovano nei capannoni&#8221;. Già in precedenza Genta aveva parlato di &#8220;accordi&#8221; con Aedes, ora ne promuove pubblicamente le &#8220;legittime richieste&#8221;: dichiarazioni che nel loro insieme fanno pensare a una linea concertata tra Genta e Aedes. Genta aggiunge poi di avere già la disponibilità di quattro imprenditori ad acquistare parte dei macchinari. Ma perché Genta vuole vendere i macchinari e rifiuta ogni ipotesi di vendita dell&#8217;intera fabbrica alla Ormis? Perché l&#8217;Aedes rifiuta ogni soluzione che non sia il rientro in possesso diretto dei terreni che comporterebbe uno smantellamento della Innse? Anche in questo caso le linee dure di entrambe le parti sembrano essere in assoluta armonia. Dal 10 febbraio la situazione è rimasta in sospeso, non ci sono state più operazioni di polizia e in Regione è stato aperto un &#8220;tavolo di confronto&#8221; la cui ultima riunione è pero stata rimandata perché la Aedes ha chiesto più tempo. Finora abbiamo passato in rassegna le cronache, senza soffermarci, se non di sfuggita, sul ruolo della Aedes e del progetto Rubattino, che è invece fondamentale e si merita quindi un capitolo specifico.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">L&#8217;AEDES E GLI INTERESSI DI BERLUSCONI</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">La Aedes Immobiliare S.p.A. è una società che ha un patrimonio immobiliare gestito di 5,4 miliardi di euro, secondo quanto afferma il suo stesso sito web (ma va sottolineato che si tratta di dati precedenti ai recenti crolli dei mercati). E&#8217; stata fondata a Genova nel 1905 con l&#8217;obiettivo di realizzare opere di costruzione immobiliari di grande rilievo. Negli anni del dopoguerra e fino alla fine degli anni 1990 ha avuto tra i propri azionisti soggetti di rilievo come la Banca d&#8217;Italia e il Fondo Pensioni Cariplo. Nel 1999 il controllo è stato ceduto al gruppo immobiliare Zunino, noto negli ultimi tempi soprattutto per essere sull&#8217;orlo del crack e per il progetto immobiliare fallimentare di Santa Giulia, a Milano. Dopo una serie di altri cambiamenti della struttura azionaria (ingresso del gruppo De Benedetti e del gruppo Munich Re) nel 2000 la guida della società è stata assunta dal manager Luca Castelli, che ha avviato una nuova strategia basata su ampie acquisizioni di immobili e realizzando importanti joint venture con Pirelli RE e Banca Antonveneta. Successivamente, grazie anche a una partnership con il gruppo bancario Bipiemme, la Aedes ha concentrato le proprie attività sulla gestione di fondi immobiliari e i progetti di sviluppo urbano. Nel 2006 la società è passata sotto il controllo della famiglia del manager Luca Castelli (nulla a che fare con il già menzionato leghista Roberto Castelli) e della compagine societaria entra a fare parte come secondo azionista la Amenduni Acciaio. Tra le persone con un interesse nella Aedes c&#8217;è anche il premier Silvio Berlusconi che, tramite la Fininvest, ne controlla poco più del 2%. Il nesso tra Aedes e Berlusconi (e di conseguenza tra il caso Innse e lo stesso premier) è rafforzato da due altri particolari: da una parte nel consiglio di amministrazione della società immobiliare siede un dirigente Fininvest, Alberto Carletti, e dall&#8217;altra nel 2005 la Aedes ha costituito una joint-venture con Fininvest e la società Statuto per un progetto da 40 milioni, la realizzazione di un cinema multisala a Rozzano. Berlusconi quindi, tramite la Fininvest, detiene da una parte un interesse materiale e operativo nella Aedes, dall&#8217;altra dispone di leve decisionali attraverso il consigliere Carletti.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Nel 2006 Aedes avvia un&#8217;espansione internazionale, in particolare verso Romania e Serbia (apriamo una parentesi: nella sua documentazione la società, che pure punta a internazionalizzarsi, dimostra di avere davvero poca dimestichezza con la geografia. In due punti della sua presentazione si parla di progetti in Bulgaria, ma nei dettagli si scopre che si tratta di progetti a Bucarest, che è la capitale della Romania).<span> </span>Nel 2007 però scoppia la bolla immobiliare e arriva la stretta creditizia, le società immobiliari gonfiate dai prestiti delle banche subiscono tracolli (in borsa il titolo Aedes è arrivato a perdere quasi il 90% del suo valore, nel febbraio 2007 valeva 7,09 euro, oggi si aggira sui 0,75 euro). Come spiega Milano Finanza, il problema per Aedes, così come per la Risanamento di Zunino, è &#8220;il peso dell&#8217;indebitamento e la difficoltà a vendere gli asset in portafoglio in un mercato poco ricettivo come l&#8217;attuale, [con la conseguente difficoltà nel] rifinanziamento dei prestiti&#8221;. Oggi la società ha debiti nei confronti di una ventina di gruppi bancari per un totale di 800 milioni di euro, di cui 290 milioni già scaduti a fine 2008 e non rimborsati. Le banche più esposte a Aedes e alla holding della famiglia Castelli sono Monte dei Paschi e Intesa Sanpaolo, ma tra i finanziatori della società c&#8217;è anche Unicredit. Per fare fronte a una situazione che appare sull&#8217;orlo del crack la società immobiliare sta procedendo a un complesso piano di ristrutturazione azionaria le cui coordinate dovrebbero essere definite in questi giorni. E, come Genta con l&#8217;Innse, anche Aedes sta licenziando i suoi dipendenti: in questi giorni circa il 60% del suo personale, circa 130 persone, è stato messo in mobilità. Nel comunicato emesso in occasione dei licenziamenti, la Filcams Cgil parla di una situazione di crisi dovuta, tra le altre cose, a &#8220;nulla osta da parte delle società di revisione su non limpide operazioni effettuate utilizzando anche veicoli off-shore, sciagurati investimenti, anche in ville di lusso o terreni senza futuro, a prezzi discutibili e oggi palesemente ingiustificabili, effettuati con controparti conniventi&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">IL PROGETTO RUBATTINO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Nel 2005 Aedes aveva rilevato dalla Fiat Partecipazioni una quota della società Rubattino 87, assumendone così il controllo. La Rubattino 87 era stata costituita nel 1987 per &#8220;l&#8217;acquisizione e il successivo sviluppo di alcune delle più importanti aree industriali dismesse nel territorio milanese ed è proprietaria di una grande area, la ex attività produttive della Innse Innocenti Santeustachio ed ex Maserati, oggetto di Programma di Riqualificazione Urbana (PRU)&#8221;, come recita una comunicato dell&#8217;Aedes. Il progetto, messo a punto nei dettagli nella seconda metà degli anni novanta, prevede la cementificazione dell&#8217;area con circa 125.000 mq di business park, 70.0000 mq di sede universitaria e 50.000 mq di residenziale, oltre al solito parco con cui vengono vendute all&#8217;opinione pubblica simili operazioni, e avrà il contributo del noto architetto Massimiliano Fuksas, secondo quanto scrive sempre Aedes. Il valore di mercato delle aree di Rubattino 87 era nel 2005 di circa 225 milioni di euro, secondo le stime della società immobiliare, e il progetto è destinato a generare ricavi per 850 milioni di euro. Ma tutta questa valanga di cemento e milioni per realizzarsi deve superare un ostacolo, lo stabilimento Innse. Lo rileva il quotidiano il Giorno in un reportage pubblicato in tempi non sospetti, il 27 febbraio 2005, prima ancora che entrasse in scena l&#8217;Aedes: &#8220;La zona è di proprietà della Rubattino 87 srl. Giulia Missaglia, dirigente Settore Pianificazione e Progettazione Urbana del Comune di Milano sostiene che l&#8217;amministrazione punta al &#8220;recupero ambientale dell&#8217;area&#8221; [sic!], ma che purtroppo i piani di sviluppo sono soggiogati dalla presenza dell&#8217;Innse Presse. Si tratta di una società in regime di amministrazione straordinaria non ancora venduta. Sarebbe difficile procedere alla realizzazione di un piano di recupero totale dell&#8217;area &#8216;saltando&#8217; questo capannone&#8221;. E&#8217; chiaro quindi come il giorno (ci si perdoni il gioco di parole) che da lungo tempo l&#8217;Innse era nel mirino di chi promuove questo megaprogetto. Solo un anno dopo questo articolo l&#8217;entrata in scena di Genta su presentazione del leghista Castelli ha aperto la strada per trovare il modo di &#8220;saltare il capannone&#8221;: se i lavoratori dell&#8217;Innse non avessero occupato la loro fabbrica e preso l&#8217;iniziativa di autogestirla guadagnandosi l&#8217;attenzione dell&#8217;intera città, probabilmente oggi il problema non ci sarebbe più. E la Aedes probabilmente riuscirebbe con maggiore facilità a ridurre il debito generato dalle proprie speculazioni immobiliari avendo in portafoglio un&#8217;area sgombra dalla Innse (per esempio mediante la vendita del progetto Rubattino a fondi arabi, ipotesi ventilata dal Sole 24 Ore a fine maggio 2008).</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Va detta qualche parola anche sulle istituzioni pubbliche coinvolte in tutta la vicenda Innse. Brilla per la sua latitanza il Comune di Milano, che è invece sempre attivissimo in campo urbanistico quando c&#8217;è da varare qualche progetto miliardario a favore dei cementificatori. Tace nei fatti da lunghissimo tempo in particolare l&#8217;assessore comunale allo sviluppo urbano Carlo Masseroli (Cielle-Forza Italia), che negli ultimi mesi si è speso a parole e nei fatti con la massima energia per progetti della stessa natura di quello di via Rubattino. A fine 2006 aveva promosso &#8220;la positività&#8221; del progetto Rubattino di fronte al Consiglio di Zona 3, di recente si è limitato a un sibillino: &#8220;Non esiste un problema di destinazione d&#8217;uso di area, ma differentemente se esiste o meno un imprenditore disposto ad investire sull&#8217;Innse. Io me lo auguro&#8221;. Tutto qui. La Regione si è attivata concretamente solo nelle ultime settimane aprendo il già menzionato tavolo di confronto tra le parti in causa. Molto più attiva la Provincia, in particolare nella persona dell&#8217;assessore al lavoro Bruno Casati (Rifondazione Comunista), ma va detto anche che proprio la Provincia è stato il canale attraveso il quale Genta è entrato in scena. Va rilevato infine anche l&#8217;interesse di Forza Italia per la vicenda nella persona del suo consigliere provinciale Max Bruschi, già membro della segreteria personale di Berlusconi ad Arcore. Il 23 febbraio 2006 (cioè in contemporanea con l&#8217;entrata in scena di Genta) Bruschi fa un intervento in aula, facendosi promotore del progetto Rubattino (l&#8217;arma retorica è la solita: se non si procede si crea una situazione di degrado per i &#8220;poveri&#8221; cittadini, non si può realizzare un parco, cioè il solito paravento dei progetti miliardari di cementificazione) e chiedendo in sostanza lo spostamento dell&#8217;Innse in altra area al fine di consentire la messa in atto del progetto, ma per il conseguimento di questo obiettivo c&#8217;è un problema: &#8220;Il problema sta nel fatto che a quanto scritto sull&#8217;accordo siglato dai sindacati e dalla Provincia, e non dal Comune di Milano [...] quello stabilimento dell&#8217;Innse Presse dovrebbe stare nel luogo dove è attualmente. Permanere nel luogo dove è attualmente crea dei forti problemi [...]. In commissione abbiamo avuto delle rassicurazioni da parte dei tecnici, ci hanno detto che l&#8217;accordo sindacale così come è stato sottoscritto doveva essere sottoscritto così, ma in realtà c&#8217;è tutta l&#8217;intenzione da parte della proprietà dell&#8217;Innse Presse, da parte della società PRU Rubattino, da parte della Provincia e anche del Comune di Milano, di spostare lo stabilimento in una zona che non vada a ledere la seconda parte del PRU Rubattino&#8221;. A chiusura del suo intervento Bruschi afferma che &#8220;una soluzione che tuteli i posti di lavoro e che fra tre anni sposti lo stabilimento produttivo sia un atto assolutamente a favore della città e del milanese&#8221;: fra tre anni, cioè a inizio 2009, che strana coincidenza con la tempistica che ha poi avuto tutta la vicenda! Si tratta di un&#8217;ulteriore traccia del fatto che i tempi della &#8220;chiusura&#8221; del problema Innse erano stati messi in conto già da anni. L&#8217;11 maggio l&#8217;assessore Casati risponde a un&#8217;interrogazione di Bruschi, allora particolarmente attivo riguardo alla Innse. Casati tra le altre cose dichiara che la Provincia non è a conoscenza dell&#8217;accordo in via di definizione tra Genta e l&#8217;Aedes (quindi, facciamo notare ancora una volta, già dal 2006 era in via di definizione un accordo tra i due soggetti) e afferma la propria disponibilità a un trasloco della Innse, anche se con delle importanti precisazioni: &#8220;Io in ogni caso non mi sento di escludere il trasloco dell&#8217;officina in altra porzione di area, qualora il Comune lo richiedesse. L&#8217;operazione, lo so, è difficile tecnicamente, per il tipo di macchine, ma non è impossibile. Potrebbe essere possibile, e io l&#8217;andrei a sostenere, lo ribadisco qui, e lo ribadirei anche per iscritto, qualora: 1. il Comune tornasse a richiederlo; 2. se il buon andamento del mercato e il buon accordo con Rubattino 87 contribuissero a dissolvere le preoccupazioni che su questo caso si erano accumulate. Allora il trasloco non sarebbe inteso quale operazione surrettizia alla vendita delle macchine e allo smantellamento di uno stabilimento tutto sommato interessante&#8221;, si noti che già allora quello della vendita delle macchine da parte di Genta era un rischio di cui si teneva conto. Il consigliere di Forza Italia ringrazia e, dopo avere menzionato i rischi di insediamento nell&#8217;area di rom e punkabbestia, specifica: &#8220;L&#8217;Innse Presse è in mezzo ad un&#8217;area dove ci sono altri capannoni dismessi [sic! La Innse in realtà non è mai stata un "capannone dismesso"], la sopravvivenza dell&#8217;Innse Presse [...] rischia di creare dei problemi per la successiva urbanizzazione di quella zona, per la creazione del parco, per l&#8217;insediamento dell&#8217;università e quant&#8217;altro&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">LA POSTA IN GIOCO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Dopo avere esposto i fatti salienti è il caso di riassumere le coordinate fondamentali della vicenda. Innanzitutto la Innse non è un&#8217;azienda fallimentare, bensì un&#8217;impresa in attivo, in possesso di preziosi macchinari e di un know-how molto specifico, la cui produzione ha concreti canali di sbocco in Italia e all&#8217;estero. Il problema della Innse è semplicemente ed esclusivamente quello di trovarsi al centro di un&#8217;area presa di mira dalle società immobiliari, con l&#8217;avallo del Comune di Milano, per fini puramente speculativi. Da questo punta di vista la Innse rientra nel contesto molto più ampio di una città, e del relativo patrimonio, oggetto anche fisicamente di una sistematica opera di rapina a vantaggio del capitale finanziario. La Aedes è un esempio da manuale di cosa sia stata la bolla immobiliare (che non riguarda solo gli Stati Uniti, come i politici italiani vogliono farci credere) e delle sue conseguenze. Dietro alla Aedes non ci sono solo la famiglia Castelli, o i suoi azionisti come la Amenduni e la Finivest, ma anche le banche che la hanno alimentata con centinaia di milioni di euro e che hanno un nome: Monte dei Paschi, Intesa Sanpaolo, Unicredit e molte altre. E dietro alla Aedes ci sono anche le istituzioni pubbliche che gestiscono il nostro territorio come uno strumento finanziario per rimpinguare i bilanci di società private. Per continuare sulla loro strada, crisi o non crisi, queste ultime non hanno altra possibilità che creare nuove bolle e ridurre i lavoratori e il territorio a varianti manipolabili a piacere. La Milano dell&#8217;Expo, di Citylife e delle decine di altri progetti, la Milano delle banche e delle cartolarizzazioni, è la stessa Milano che ristruttura le aziende, licenzia e ricorre al lavoro precario: è cioè la stessa Milano che ha preso di mira la Innse. Il problema di quest&#8217;ultima e dei suoi lavoratori è semplicemente quello di essersi ritrovati al centro di questo nodo indissolubile tra speculazione edilizia, finanza e sfruttamento del lavoro. Più nello specifico, impressiona il fatto che cronologicamente molti elementi parevano già messi in conto anni prima: dall&#8217;articolo del 2005 del Giorno che parla dell&#8217;Innse come un problema da eliminare, fino alle dichiarazioni del 2006 del consigliere provinciale Bruschi, che parla di una &#8220;liberazione&#8221; dell&#8217;area nel 2009 e agli accordi, mai resi pubblici ma più volte citati fin dal 2006, tra Genta e Aedes per &#8220;liberare&#8221; l&#8217;area entro fine gennaio 2009. In tutta la faccenda, e visto il contesto, il silenzio del Comune di Milano va considerato a pieno titolo come una dichiarazione di parte fatta a gran voce. Sul lato della Provincia di Milano gli utili sforzi messi in atto dall&#8217;assessore provinciale Bruno Casati negli ultimi mesi non possono però nascondere altri lati oscuri. Non si tratta solo dell&#8217;entrata in scena di Genta su segnalazione di Castelli alla Provincia stessa, ma anche della disponibilità a spostare la Innse per dare spazio al progetto di speculazione edilizia. Come hanno ricordato gli stessi lavoratori dell&#8217;Innse citati dal Manifesto, spostare la fabbrica significa farla fallire, perché richiederebbe anni sia per la costruzione della nuova struttura, sia per l&#8217;installazione e la messa a punto dei delicati macchinari di precisione, lasciando così inoperativo lo stabilimento per lunghissimo tempo, con la conseguente perdita di clienti. La soluzione dell&#8217;acquisto da parte della Ormis è sempre stata a portata di mano, ma non è l&#8217;unica possibile. Parlare oggi di intervento pubblico diretto nell&#8217;economia, quando non si tratta di salvare i banchieri, è una bestemmia, lo sappiamo, ma ci chiediamo perché, a solo titolo di esempio, la Provincia non può intervenire materialmente e con autorità a sostegno dell&#8217;Innse rilevandola e affidandone la gestione agli stessi lavoratori? Palazzo Isimbardi ha partecipazioni miliardarie in società del settore del cemento e dei trasporti, perché ha abbandonato la Innse a Genta quando sarebbe bastato un minimo sforzo per evitarlo, tanto più che gli operai hanno dimostrato di sapersi autogestire rimanendo in attivo? E infine, un&#8217;ultimo inquietante particolare. Ancora oggi non è stato chiaro chi ha deciso di inviare le forze dell&#8217;ordine in tenuta antisommossa a fianco di Genta il 10 febbraio, un&#8217;azione di cui nessuno si è preso la responsabilità, anche se la catena di comando rinvia al Ministero degli interni e a Roberto Maroni. Come è possibile che un tale dispiegamento di forze venga messo a disposizione di un imprenditore fallimentare per portare via la fabbrica a dei lavoratori? Alla luce della crisi in atto sorge la spontanea domanda di quale messaggio più ampio abbia voluto inviare il governo con questa azione.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">L&#8217;INNSE NON È SOLA</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Nonostante l&#8217;ampio blocco che cerca di soffocarlo, l&#8217;esempio della Innse è diventato inevitabilmente un prezioso patrimonio anche per i moltissimi altri lavoratori che, nell&#8217;attuale situazione di crisi economica, sono impegnati a lottare non solo per il proprio posto di lavoro, ma anche per la propria dignità. Ne è un esempio il caso della Terex-Comedil di Cusano Milanino, alle porte della capitale lombarda, i cui lavoratori sono stati più di una volta fisicamente a fianco dei colleghi della Innse. Il 15 dicembre i 45 operai della Terex-Comedil, che produce gru per l&#8217;edilizia (il loro blog: <a title="http://terexusaegetta.blogspot.com/" href="http://terexusaegetta.blogspot.com/" target="_blank">http://terexusaegetta.blogspot.com/</a>), hanno ricevuto un avviso di licenziamento collettivo per &#8220;macrocrisi e affitto troppo alto&#8221;. Non si sono arresi e hanno denunciato la proprietà per comportamento antisindacale, vincendo la causa e ottenendo il prolungamento della cassa integrazione fino a fine aprile, ma la proprietà ha ribadito la propria intenzione di smantellare lo stabilimento. Dal 16 dicembre presidiano la loro fabbrica giorno e notte come gli operai della Innse. In questi giorni i lavoratori della Terex-Comedil, insieme a quelli della Innse, della Marcegaglia, della Metalli Preziosi, della Siemens Bicocca e della ex Ansaldo Camozzi hanno lanciato l&#8217;iniziativa, che partirà nella data simbolo del 25 aprile, di una Cassa di Resistenza a sostegno delle lotte che si stanno sviluppando nell&#8217;area produttiva milanese, con un programma molto chiaro: &#8220;Pensiamo che la ricorrenza della RESISTENZA deve essere un’occasione per riflettere sulla condizione degli operai di tutti i settori produttivi, dai metalmeccanici, chimici, call center, cooperative di appalti ai precari di varia natura ecc. per rilanciare ovunque quella capacita` conflittuale di riappropriazione di salario e diritti che, in questo periodo di tracollo totale del sistema capitalista, basato sullo sfruttamento di tutti e sul profitto di pochi, ci sta riducendo fino alle chiusure di interi stabilimenti e la caduta in totale miseria di interi gruppi di operai. I padroni vogliono far pagare a noi i danni fatti dall’instabilita` e contraddittorieta` del loro sistema e non possiamo piu` accettarlo. [...] Soltanto incontrandosi e condividendo le esperienze di lotte nelle fabbriche si puo` creare la consapevolezza che la Lotta paga&#8221;. A Milano c&#8217;è stato poi recentemente un altro caso che per certi versi ricorda la Innse, quello dei 32 dipendenti (per la maggior parte donne) del negozio Sisley di via Vercelli (gruppo Benetton), licenziati in tronco nel febbraio scorso, senza nemmeno potere fare conto su ammortizzatori sociali. Il negozio era gestito in franchising dalla società Tov, che il 17 febbraio ha annunciato il licenziamento collettivo a partire dalla sera di sabato 28 febbraio. Ma la sera di quel sabato le lavoratrici e i lavoratori hanno deciso di non tornare a casa e di occupare il negozio insediandovi un presidio di protesta giorno e notte. Per alcuni giorni nelle vetrine del negozio nella centralissima via dello shopping milanese sono stati esposti cartelli con scritte come &#8220;Il posto di lavoro non si tocca, noi non siamo merce in saldo&#8221; e i media hanno riportato ampiamente la vicenda. In questo caso, per fortuna, la soluzione è stata rapida e la Benetton ha deciso nel giro di qualche giorno di riassumere le lavoratrici e i lavoratori prendendosi carico direttamente della gestione del negozio: il patrimonio più prezioso di Benetton sono i suoi marchi e l&#8217;azienda trevigiana non può certo permettersi di vederli citati dai media in una situazione così imbarazzante. Ma anche in questo caso il particolare più importante è che la lotta ha avuto effetto: se il negozio non fosse stato occupato le dipendenti e i dipendenti oggi sarebbero senza lavoro.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">I lavoratori della Innse non sono quindi soli in una lotta che li vede confrontarsi con un fronte fatto di padroni, speculatori e politici che li fiancheggiano. Un fronte che dall&#8217;ambito locale arriva fino ai vertici nazionali, dove siedono il leghista Roberto Maroni, responsabile del ministero che ha inviato contro di loro polizia e carabinieri, e il premier Silvio Berlusconi, che ha un interesse economico nella vicenda. Nell&#8217;agenda di questo fronte, che riunisce il peggio che Milano ha dato di sé negli ultimi anni, c&#8217;era una rapida chiusura del caso Innse dopo i licenziamenti di Genta del 31 maggio scorso, una soluzione che probabilmente si dava per scontata già da anni. Grazie alla loro rapida decisione di occupare la fabbrica e autogestirla i lavoratori da dieci mesi sono riusciti a fermare l&#8217;ingranaggio e a raccogliere un&#8217;ampia solidarietà. Sono insomma l&#8217;esempio del fatto che la lotta paga, e in questo momento per i padroni e gli speculatori si tratta di un esempio molto pericoloso. Per questo l&#8217;articolo non si può che chiudere con le parole degli stessi operai: &#8220;Questa battaglia non riguarda solo noi, ma tutti quelli che credono che questa forma di resistenza operaia possa essere un possibile punto di partenza per lottare contro i licenziamenti, in una crisi che ne produce migliaia al giorno. Una battaglia che riguarda tutti quelli credono che la citta` di Milano non possa finire in mano a speculatori di ogni tipo, immobiliaristi sull’orlo del fallimento, speculatori finanziari bancarottieri di ogni ordine e grado che chiudono le fabbriche senza nessuna opposizione sociale&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il blog dei lavoratori Innse: <a href="http://www.myspace.com/presidioinnse">http://www.myspace.com/presidioinnse</a></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Per inviare sottoscrizioni: Bollettino postale c/c n. 22264204 intestato a: Ass.Cult.ROBOTNIKONLUS Bonifico Bancario: IBAN IT 51 O 0760101600000022264204. Dall&#8217;estero, se la banca dovesse richiederlo, questo e` il codice BIC o anche detto SWIFT: BPPI ITRRXXX. Mettere sempre e in ogni caso la causale: Lotta operai INNSE. Per una solidarieta` “ fisica “ il nostro presidio e` in via RUBATTINO 81. La nostra mail e` PRESIDIOINNSE@GMAIL.COM Per chi volesse firmare la nostra petizione andate sul sito <a href="http://www.petitiononline.com/INNSE/">www.petitiononline.com/INNSE/</a></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">(Fonti: oltre alle cronache milanesi e nazionali delle principali testate a partire dal 1 giugno scorso, e i blog dei lavoratori Innse e Terex-Comedil, le fonti di questo articolo sono: Comunicati e brochure della Aedes, <a href="http://www.aedes-immobiliare.com/">http://www.aedes-immobiliare.com</a>; Andrea Gallazzi, &#8220;Storia della Innocenti&#8221;, <a href="http://www.inno-mini-world.com/Innocenti/story/storiainnocenti/1.htm">http://www.inno-mini-world.com/Innocenti/story/storiainnocenti/1.htm</a>; Blog di Max Bruschi, consigliere della Provincia di Milano: <a href="http://blog.maxbruschi.it/">http://blog.maxbruschi.it/</a>; Verbale della riunione tenutasi presso il Ministero dello Sviluppo Economico il 2 settembre 2008: <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/vertenze/phpBf6zmq.pdf">http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/vertenze/phpBf6zmq.pdf</a>; Sito della Provincia di Milano: <a href="http://www.provincia.milano.it/">http://www.provincia.milano.it</a>; Milano Finanza, 5 luglio 2008; Il Giorno, 27 febbraio 2005; Sole 24 Ore, 31 maggio 2008)</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/273/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/273/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/273/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/273/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/273/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/273/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/273/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/273/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/273/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/273/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/273/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/273/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/273/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/273/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=273&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La California è alla frutta, l&#8217;Italia si mette a tavola</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 16:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[2. Crisi globale]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[La California è alla frutta, l&#8217;Italia si mette a tavola di Andrea Ferrario La California, ottava economia del mondo, ha decretato lo stato di emergenza fiscale in seguito all&#8217;enorme buco di bilancio. Per risparmiare, lo stato USA obbliga i dipendenti pubblici a prendere tre giorni di ferie non retribuite ogni mese e comincia a pagare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=671&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La California è alla frutta, l&#8217;Italia si mette a tavola</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La California, ottava economia del mondo, ha decretato lo stato di emergenza fiscale in seguito all&#8217;enorme buco di bilancio. Per risparmiare, lo stato USA obbliga i dipendenti pubblici a prendere tre giorni di ferie non retribuite ogni mese e comincia a pagare i fornitori e i destinatari di sussidi non con denaro liquido, ma con promesse di pagamento informali. In Italia arrivano i primi segnali della crisi fiscale che attende anche il nostro paese.</strong></p>
<p><span id="more-671"></span></p>
<p>È una notizia che dovrebbe essere sulle prime pagine dei giornali, e invece sta passando inosservata su tutti gli organi di stampa italiani, ivi compresi quelli economici. Un effetto probabilmente degli inviti di Silvio Berlusconi a non riportare le notizie che dipingono il reale pessimo stato dell&#8217;economia globale e italiana. Dopo una notte di discussioni senza esito nel &#8220;parlamento&#8221; della California, il governatore Arnold Schwarzenegger ha dichiarato ieri lo &#8220;stato di emergenza fiscale&#8221; a causa del buco in bilancio di oltre 26 miliardi di dollari che non consente allo stato di fare fronte alla spesa corrente. Alcune delle misure adottate o previste bastano da sole a dare un&#8217;idea della catastroficità della situazione della California che, non dimentichiamolo, è l&#8217;ottava economia del mondo. Schwarzenegger ha ordinato ai dipendenti statali di prendere tre giorni al mese di ferie non retribuite per consentire allo stato di risparmiare 1 miliardo all&#8217;anno di stipendi. La California inoltre in questi giorni comincerà a pagare i propri fornitori, numerosi enti locali e diverse categorie di assistiti come i disabili, con IOU invece di denaro liquido. Cosa sono gli IOU? Si tratta di un riconoscimento di debito scritto su carta semplice e di carattere informale, che non ha valore giuridico come prova dell&#8217;ammontare del debito e non frutta alcun interesse. In pratica lo stato pagherà i propri fornitori, gli enti locali e i destinatari di sovvenzioni con una promessa informale di pagamento priva di effettivo valore legale! Uno strumento già utilizzato durante la crisi del &#8217;29 e che, nella disastrosa situazione di allora, era stato usato alla fine dalla popolazione immiserita per effettuare pagamenti e si era trasformato negli anni peggiori in una carta moneta di fatto, priva di copertura reale. La California prevede di emettere in questo mese di luglio IOU per l&#8217;astronomica cifra complessiva di oltre 3,3 miliardi di dollari. Ciò le dovrebbe consentire di fare fronte ai circa 11 miliardi di dollari di debito in scadenza nei confronti di detentori delle sue obbligazioni. Una manovra d&#8217;emergenza che rischia di fare peggiorare ulteriormente il rating dello stato, già declassato di recente. Ciò a sua volta farebbe aumentare gli interessi che la California dovrà pagare sulle obbligazioni di cui prevede l&#8217;emissione per raccogliere liquidità al fine di far fronte alla mancanza di fondi: una spirale che rischia di avvitarsi fino al fallimento formale, appena un gradino più in giù dell&#8217;attuale fallimento di fatto.</p>
<p>La California potrebbe sembrare uno stato lontano, i cui problemi ci toccano solo molto indirettamente. Ma a parte il fatto che un suo fallimento avrebbe devastanti effetti a catena negli Stati Uniti e da questi ultimi in tutto il mondo, il suo caso ci può dare un&#8217;idea dei rischi che incombono anche sull&#8217;Italia e sulle amministrazioni locali, come quella di Milano, per esempio. La crisi californiana è dovuta al netto calo degli introiti fiscali: la crisi ha ridotto drasticamente il valore degli immobili, e quindi l&#8217;ammontare delle relative imposte, ha causato una riduzione del gettito fiscale generato dalle dichiarazioni dei redditi, nonché di quello legato alle imposte sulle vendite ecc. Lo stato, insomma, incassa molto, molto di meno. Qui da noi, solo tre giorni fa il già menzionato Berlusconi aveva riconosciuto che secondo le previsioni nel 2009 lo stato incasserà 37 miliardi in meno di tasse in conseguenza della crisi, aggiungendo che &#8220;se non cambierà nulla, il rapporto deficit/pil sarà al 5%&#8221;. Sono passate appena 72 ore e oggi l&#8217;Istat ha comunicato che nel primo trimestre di quest&#8217;anno il rapporto deficit/pil è stato del 9,3%, con un aumento di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno scorso. Si profila quindi anche per l&#8217;Italia un enorme ammanco di fondi e un&#8217;esplosione del deficit. Se in California i nodi stanno venendo al pettine già ora è perché il suo anno fiscale 2010, come quello della maggior parte degli stati USA, comincia il 1° luglio, mentre quello italiano segue l&#8217;anno solare. Per il 2010 in Italia bisognerà quindi fare i conti sulla base delle entrate in fortissimo calo del 2009, così come la California li sta facendo oggi, uno dei tanti effetti a scoppio ritardato delle crisi. E anche a Milano le coordinate per un 2010 molto più pesante del 2009 ci sono tutte: stanno calando drasticamente gli introiti del Comune derivanti dagli oneri di urbanizzazione, le società controllate come Sea e altre ancora non distribuiranno quasi sicuramente dividendi e rischiano di chiudere in passivo, le entrate fiscali saranno sicuramente molto inferiori. Senza contare poi la mina vagante, per il bilancio, dei derivati sottoscritti nel 2005 dalla giunta Albertini. Ma di tutto questo non si parla.</p>
<p>A completare il quadro della situazione di crisi degli stati USA, utile per mettere a fuoco anche quello che sarà il nostro futuro, è giunto l&#8217;ultimo dettagliato rapporto del <a href="http://www.cbpp.org/" target="_blank">CBPP (Center on Budget and Policy Priorities)</a>, uno dei principali osservatori statunitensi sulla finanza pubblica. La maggior parte degli stati americani è in passivo e i buchi di bilancio complessivi a cui devono fare fronte ammontano in questo anno fiscale appena cominciato a 166 miliardi di dollari. Nei prossimi due anni e mezzo la cifra dovrebbe toccare il livello complessivo di 350-370 miliardi di dollari &#8211; gli effetti della crisi saranno quindi molto lunghi. Il governo federale ha stanziato circa 140 miliardi di dollari per aiutare i singoli stati, ma la cifra è servita a coprire solo il 40% del fabbisogno e in questo nuovo anno fiscale la situazione sarà ancora più difficile perché nell&#8217;anno fiscale 2009 gli stati hanno consumato quasi tutte le &#8220;riserve per i tempi duri&#8221; di cui disponevano. Intensificheranno di conseguenza la politica dei tagli alle spese sociali, che già nel 2009 ha portato al licenziamento di personale e a tagli di fondi nella scuola e nella sanità, a una drastica riduzione dei servizi di trasporto, nonché alla cancellazione di importanti sussidi medici e sociali &#8211; tutte misure che a loro volta, riducendo direttamente o indirettamente il reddito della popolazione, alimentano la crisi economica, ancora una volta con un effetto di spirale potenzialmente devastante. Tutto lascia intendere che anche in Italia, in Lombardia e a Milano il quadro di crisi delle amministrazioni pubbliche sarà analogo e avrà effetti comparabili.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/671/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/671/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/671/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/671/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/671/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/671/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/671/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/671/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/671/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/671/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/671/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/671/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/671/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/671/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=671&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I casi personali di Silvio e un paese che va a rotoli</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 12:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[2. Crisi globale]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[I casi personali di Silvio e un paese che va a rotoli di Carlo Cipiciani (ComiComix) &#8211; da Giornalettismo.com, ripubblicato da Mercato Libero Mentre impazza la storia di Berlusconi e le ragazze-escort, i primi dati 2009 dell&#8217;Istat sull&#8217;export e sull&#8217;occupazione e le stime di importanti associazioni come Confindustria e Confcommercio sul futuro disegnano uno scenario [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=650&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I casi personali di Silvio e un paese che va a rotoli</strong></p>
<p><strong>di Carlo Cipiciani (ComiComix)</strong> &#8211; da <a href="http://www.giornalettismo.com" target="_blank">Giornalettismo.com</a>, ripubblicato da <a href="http://mercatoliberonews.blogspot.com/" target="_blank">Mercato Libero</a><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Mentre impazza la storia di Berlusconi e le ragazze-escort, i primi dati 2009 dell&#8217;Istat sull&#8217;export e sull&#8217;occupazione e le stime di importanti associazioni come Confindustria e Confcommercio sul futuro disegnano uno scenario preoccupante. Quasi ignorato dai media.</strong><br />
<span id="more-650"></span><br />
[<em>Nota di Milano Internazionale: Riprendiamo questo articolo che ben si integra con i materiali da noi pubblicati </em><em> sulla crisi </em><em>(per es. <a href="http://milanointernazionale.it/2009/05/12/238-per-cento-davvero-avete-detto-238-per-cento/" target="_blank">"23,8 per cento? Davvero avete detto 23,8 per cento?"</a> e <a href="http://milanointernazionale.it/2009/05/19/il-peggio-e-passato-stagione-1-e-stagione-2/" target="_blank">"Il peggio è passato", stagione 1 e stagione 2"</a>). Segnaliamo inoltre sullo stesso argomento l'articolo <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/PDF/2009/2009-06-22/2009062213070593.pdf" target="_blank">"Una polveriera da 50 miliardi di debiti"</a> pubblicato l'altroieri da Repubblica Affari e Finanza, che smentisce la tesi propagandistica secondo cui le banche italiane sarebbero meno esposte alla crisi rispetto alle banche estere</em>]</p>
<p>L&#8217;ultima settimana è stata molto dura per il governo, alle corde per il caso delle ragazze-escort (o se preferite donne a pagamento) che avrebbero allietato le serate del nostro premier. Che naturalmente è molto preoccupato per gli sviluppi della vicenda. Sono passati in totale sordina alcuni importanti e attesissimi dati congiunturali, che ci danno finalmente il termometro di cosa sta accadendo all&#8217;economia italiana nel 2009. E due rapporti sull&#8217;andamento e le prospettive del nostro paese, pubblicati da importanti associazioni di categoria, che della maggioranza di governo rappresentano cospicue e fondamentali basi elettorali. Il quadro complessivo è di un paese alla deriva e con un governo in totale confusione. I Tg e i giornali &#8220;amici&#8221; si ostinano a non parlarne. Quelli &#8220;nemici&#8221; si occupano di puttane. Ma quanto può durare?</p>
<p>IL CROLLO DELL&#8217;EXPORT – Mentre eravamo tutti intenti a parlare di prostitute d&#8217;alto bordo a casa Berlusconi, l&#8217;Istat ci ha informato che nei primi 4 mesi del 2009 le esportazioni complessive hanno segnato, rispetto allo stesso periodo del 2008, una diminuzione del 24,4%, con cali via via crescenti, mese dopo mese.. Il calo è particolarmente forte sul fronte dei beni durevoli (macchine, mobili, ecc…) e nei settori della siderurgia (-29,3%) e dei mezzi di trasporto (-37%). Il dato è grave, perché l&#8217;Italia è un paese a fortissima vocazione all&#8217;export. Siamo, come dovrebbero sapere quelli che governano l&#8217;Italia, uno dei paesi con il più forte peso dell&#8217;export sul Pil (il 23-24%). Quindi per noi la crisi globale è particolarmente grave, perché dipendiamo molto dal commercio internazionale. E suonano paradossali le dichiarazioni del sottosegretario D&#8217;Urso che, per consolarci, dichiara che però è &#8220;notevolmente migliorata la bolletta energetica&#8221;. Come se non sapesse che questa è un&#8217;ulteriore spia del crollo di produzione e consumi interni. Quindi, l&#8217;export va male, e i consumi delle famiglie e la produzione vanno peggio. Però per fortuna ci si distrarre leggendo le avventure piccanti del premier.</p>
<p>OCCUPAZIONE E CASSA INTEGRAZIONE – L&#8217;Istat, evidentemente poco interessato alle vicende erotiche del presidente del Consiglio, ha pubblicato in contemporanea anche i dati dell&#8217;andamento dell&#8217;occupazione nei primi tre mesi del 2009. Dati che fanno gettare la maschera alle panzane raccontate in questi mesi da Sacconi e Berlusconi. Secondo l&#8217;Istat in un anno sono spariti 400 mila posti di lavoro, di cui 154 mila contratti a tempo determinato, 107 mila co.co.co e 163 mila lavoratori autonomi, cioè le &#8220;partite Iva involontarie&#8221;. Solo negli ultimi tre mesi si sono persi oltre 200 mila posti di lavoro.. Il peso della crisi è finito tutto sulle spalle dei giovani, del mondo del precariato. La cassa integrazione funziona solo per i lavoratori delle imprese medie e grandi, con contratto a tempo indeterminato. Se si incrociano i dati Istat sull&#8217;occupazione e quelli Inps sulla cassa integrazione a livello regionale, le migliori performance dell&#8217;occupazione sono nelle regioni dove è più alto il ricorso alla CIG. Addirittura in Piemonte ed Emilia Romagna, ai vertici degli utilizzatori di Cassa integrazione, l&#8217;occupazione aumenta. Al contrario di quello che dice Berlusconi (che evidentemente ha l&#8217;abitudine di non dire le verità non solo quando parla delle sue personali vicissitudini &#8220;private&#8221;) le norme del &#8220;Non lasceremo indietro nessuno&#8221; offrono tutele – temporanee – solo al 12,5% dei lavoratori parasubordinati, al 20% degli apprendisti, al 60% dei lavoratori a tempo determinato. E il ministro Sacconi, quello che si ostina a non voler fare la riforma degli ammortizzatori sociali commenta la situazione: &#8220;I dati Istat sull&#8217;occupazione e disoccupazione sono meno peggio del previsto&#8221;. Chissà forse pensa di stare su Scherzi a Parte.</p>
<p>CONFINDUSTRIA E CONFCOMMERCIO – Mentre c&#8217;è chi si balocca con le vicende di Patrizia, Nicoletta, Noemi, Francesca e chissà chi altre, Confindustria ha pubblicato il suo rapporto di previsione, nel quale – oltre a ricordarci che &#8220;quest&#8217;anno si chiuderà con una perdita del 4,9% del Pil&#8221; – si mette in evidenza che tra 2008 e 2010 si perderanno circa un milione di posti di lavoro. Alla luce di tutto questo, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, avverte: &#8220;Se le cose non cambiano avremo un percorso molto faticoso e doloroso. I prossimi mesi saranno veramente fondamentali per la tenuta del nostro sistema e la coesione sociale&#8221;. E ha invocato, come ormai fanno tutti, la necessità di riforme strutturali. Ma chissà a cosa stanno pensando nel frattempo Berlusconi e i suoi. Certo non al Rapporto sul terziario presentato da Confcommercio, che sintetizza la sua analisi scrivendo che &#8220;non ci sono segnali effettivi di un&#8217;inversione del ciclo economico italiano, ma sono molteplici gli indizi che nel futuro prossimo si possa osservare realmente un miglioramento generalizzato delle condizioni economiche. Resta, però, il problema centrale della debolezza strutturale della nostra economia e, pertanto, ripresa non significherà un ritorno rapido ai livelli pre-crisi. Tutt&#8217;altro&#8221; E che ha messo in evidenza che la crisi riporta indietro l&#8217;orologio e gli italiani si ritroveranno nel 2010 più poveri di quanto non lo erano nel 2001. In pratica, avremo buttato via 10 anni. Dicono i commercianti che &#8220;nel 2010 avremo un prodotto lordo pro-capite inferiore a quello del 2001: in breve, avremo perso dieci anni di crescita economica&#8221;. Un&#8217;analisi che meriterebbe una risposta. Ma Scajola e Tremonti tacciono. Anche Brunetta, sempre pronto a fare dichiarazioni, stavolta tace.</p>
<p>UN MARASMA TOTALE –  Ed è dentro questi scenari che continua il balletto mediatico su Berlusconi e le veline, Berlusconi e Noemi, Berlusconi e Ghedini. Poche le voci &#8220;autorevoli&#8221; che dicono chiaro e tondo che il paese rischia il collasso, che siamo all&#8217;emergenza economica e non iniziamo neppure a preoccuparci di fare riforme strutturali o interventi radicali. Che gli italiani sono più poveri, che le retribuzioni sono ferme, I nostri ministri rassicurano, edulcorano, aiutati dai Tg amici che censurano (neanche fossimo davvero nella repubblica delle banane) e dai giornali &#8220;nemici&#8221; che puntano il faro sulle escort. Berlusconi, in evidente stato confusionale, dopo averci detto per mesi che nessuno al mondo ha fatto quello che sta facendo lui, ieri ha ammesso: &#8220;Il programma è tutto da realizzare&#8221;. Chissà che ha fatto fino ad ora, oltre che divertirsi con Apicella e le ragazze pon pon. Noi ce ne eravamo accorti.. Nel frattempo l&#8217;Italia, come si legge nel recente rapporto di Prometeia, non sta bene. &#8220;Fatto 100 il Pil di ciascun Paese nel 2007, nel 2010 gli Usa si collocheranno a 98,2, il Regno Unito a 95,6 e la Spagna a 98. L&#8217;Italia, con le sue banche meno esposte ai titoli tossici e il suo stato sociale e solidale che non lascia indietro nessuno, con la sua struttura produttiva ancora sbilanciata sul fare dell&#8217;industria manifatturiera, con i suoi distretti e le sue reti di piccole e medie imprese, con le sue famiglie poco indebitate si posizionerà a 94,8, cioè peggio dei Paesi responsabili della finanza creativa, dei titoli tossici e della rinuncia all&#8217;economia della manifattura e dell&#8217;agricoltura per puntare tutto sui servizi. Peggio dei Paesi dei consumi a debito, stile USA, e di quelli delle bolle immobiliari, stile Spagna&#8221;. Insomma, la prospettiva del dopo crisi è una progressiva marginalizzazione: l&#8217;Italia sta andando a puttane. Il fatto che ogni tanto potrebbe esserci andato anche il suo primo ministro, non dovrebbe essere poi così stupefacente. Il fatto che non freghi a nessuno, francamente sì.</p>
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		<title>Lo spettro del sig. Brambilla si aggira per Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 15:53:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo spettro del sig. Brambilla si aggira per Milano di Andrea Ferrario Nella frenetica ondata di propaganda razzista che ha imperversato su Milano nell&#8217;ultima settimana prima delle elezioni rispunta perfino il signor Brambilla, simbolo di un&#8217;inesistente &#8220;pura milanesità&#8221;. Uno spettro si aggira per Milano, quello del sig. Brambilla. Il cognome è da sempre ritenuto un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=614&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo spettro del sig. Brambilla si aggira per Milano</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nella frenetica ondata di propaganda razzista che ha imperversato su Milano nell&#8217;ultima settimana prima delle elezioni rispunta perfino il signor Brambilla, simbolo di un&#8217;inesistente &#8220;pura milanesità&#8221;.</strong></p>
<p><span id="more-614"></span></p>
<p>Uno spettro si aggira per Milano, quello del sig. Brambilla. Il cognome è da sempre ritenuto un simbolo della &#8220;pura milanesità&#8221; e un tempo veniva ampiamente utilizzato dai giornalisti come breve e comodo strumento per indicare tutto ciò che è meneghino. Ma da almeno un paio di decenni il signor Brambilla è caduto in disuso. E a ragione. E&#8217; almeno dall&#8217;Unità d&#8217;Italia, se non da ancora prima, che il cognome Brambilla si è ridotto a un esemplare da riserva onomastica. La quasi totalità dei milanesi porta cognomi di origine forestiera: bergamaschi, veneti, cinesi, toscani, calabresi, o arabi. La settimana scorsa però il sig. Brambilla è resuscitato all&#8217;improvviso sui giornali della capitale lombarda. La sortita del leghista Matteo Salvini (a proposito: il suo cognome è di origini toscane), che ha proposto di riservare carrozze del metro ai soli milanesi, è stata riciclata e ritradotta con l&#8217;ausilio del Brambilla. Il principale autore dell&#8217;opera di riciclo brambilliana è uno che di carrozze del metro se ne intende, cioè Elio Catania, presidente dell&#8217;Atm. Nell&#8217;annunciare la decisione di dedicare addirittura oltre il 10% degli utili di Atm (realizzati in parte anche con pericolosi risparmi sulla manutenzione) all&#8217;istituzione di pattuglie di vigilantes privati che sorveglieranno i vagoni della metropolitana la sera, il super retribuito Catania (480.000 euro) ha affermato che l&#8217;intervento è rivolto soprattutto &#8220;alle signore Brambilla e ai loro figli&#8221;, un chiaro ammiccamento all&#8217;apartheid metropolitano proposto da Salvini: le milanesi verranno protette, le altre donne evidentemente no, o comunque di meno. Catania cade nel ridicolo con un altro abuso del povero sig. Brambilla: &#8220;Tutti i signori Brambilla che viaggiano a bordo dei mezzi pubblici possono essere orgogliosi di Milano, della frequenza e della puntualità di tram, autobus e metrò&#8221;. Nonostante la serie impressionante di deragliamenti e incidenti, nonché la cronica inefficienza dei trasporti, l&#8217;Atm anche quest&#8217;anno ci ha propinato per bocca di Catania indagini sull&#8217;efficienza del servizio e sulla soddisfazione dei clienti da fare sbellicare dalle risa gli utenti che vivono ogni giorno la dura realtà dei trasporti pubblici milanesi: &#8220;il bus arriva puntuale 78 volte su 100, la frequenza delle corse nelle ore di &#8220;morbida&#8221; è aumentata del 40 per cento, se confrontiamo le reti tranviarie siamo i terzi in Europa, dopo Vienna e Berlino, 81 passeggeri su 100 si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti&#8221; ecc. ecc.. Rileviamo infine che anche Repubblica rispolvera il fantasma del povero signore-simbolo della milanesità: &#8220;A Milano il cognome cinese Hu ha superato i Brambilla. In Brianza sono più gli imprenditori Mohammed dei Brambilla&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ultima moda a Milano è quella di addossare agli immigrati la colpa delle inefficienze dell&#8217;amministrazione o addirittura dell&#8217;ingordigia degli speculatori edilizi. Sergio Galimberti, presidente dell&#8217;Amsa, spicca tra tutti per salomonicità: se la città è sporca è colpa da una parte dei milanesi e, dall&#8217;altra, degli immigrati &#8211; naturalmente chi dovrebbe mantenere la pulizia, cioè l&#8217;Amsa, non ha nessuna colpa. In un&#8217;intervista al quotidiano Cronacaqui Galimberti spiega: &#8220;Se Milano è una &#8216;città africana&#8217;, come dite voi, è colpa dei milanesi. [Ma le cose sono spiegabili anche con] il fenomeno dell&#8217;immigrazione. Non è facile educare gli italiani, figuriamoci le persone che arrivano da culture diverse&#8221;. Il viceministro leghista delle infrastrutture Roberto Castelli (della recente condanna da lui subita potete leggere <a href="http://milanointernazionale.it/2009/06/01/in-breve-da-milano-e-dalla-lombardia-1-giugno-2009/" target="_blank">qui</a>), denuncia in un&#8217;intervista al Mondo il pericolo degli &#8220;immigrati che arrivano in maniera incontrollata. Non possiamo accettare che per ospitare questa nuova popolazione si dissemini di case tutto il territorio &#8221; &#8211; secondo Castelli quindi la cementificazione sarebbe un problema causato dagli immigrati! Peccato che tra i principali responsabili ci siano proprio lui e i suoi colleghi leghisti, con le politiche che conducono in regione a favore degli speculatori. Il già citato leghista Matteo Salvini ha avuto da parte sua uno scambio di battute con il giornale del suo partito, la Padania, in cui punta l&#8217;indice sugli immigrati accusandoli di essere responsabili dello spopolamento di Milano: &#8220;Padania: Da molti anni la tendenza è espellere i residenti da Milano &#8211; Salvini: Sono i milanesi che spesso e volentieri si arrendono, vanno a vivere in altre parti per una serie di condizioni ritenute migliori. Vanno dove gli italiani sono in maggioranza e dove c&#8217;è un tessuto sociale comprensibile&#8221;. E&#8217; lui invece che evidentemente non &#8220;comprende il tessuto sociale&#8221; e dimostra di essere ignorante in materia di storia milanese: lo svuotamento è cominciato a pieno ritmo trent&#8217;anni fa quando di immigrati dall&#8217;estero a Milano non ce ne erano, ed è dovuto ai folli prezzi delle abitazioni voluti dagli speculatori, nonché all&#8217;invivibilità di una città piegata agli imperativi del capitale.</p>
<p>La Lega Nord d&#8217;altronde punta costantemente a vendersi al popolo rimanendo saldamente dalla parte dei padroni. Ne è una testimonianza tra le altre cose la retorica di un recente articolo della Padania a firma Carlo Passera e intitolato &#8220;Operai e Pmi, tutti con la Lega&#8221;. Il sottotitolo elabora il concetto: &#8220;Il movimento potrebbe sfondare su due fronti: quello della Padania produttiva e quello dell&#8217;elettorato popolare che non si identifica più nella sinistra&#8221;. Salta subito all&#8217;occhio che per i leghisti sono produttivi solo gli imprenditori, mentre il popolo è relegato al ruolo di semplice e passivo elettore. Nel testo dell&#8217;articolo il concetto viene confermato. &#8220;E&#8217; nota la consonanza, ad esempio, tra bossiani e Paolo Grassi (leader della Confapi, Confederazione delle piccole e medie imprese private)&#8221;, scrive il quotidiano leghista, che vanta a titolo di esempio anche gli ottimi rapporti tra la Lega e l&#8217;Api bresciana (associazione locale delle piccole e medie imprese). Quindi sul fronte dei padroni i leghisti sono chiari. E sul fronte operaio? L&#8217;unico accenno a un interesse concreto sono le poche righe, all&#8217;interno del lungo articolo, dedicate all&#8217;apertura di una sezione della Lega all&#8217;Om-Iveco di Brescia, ma il quotidiano omette di menzionare che alle ultime elezioni dei rappresentanti la Lega ha registrato una vera e propria debacle. Per il resto gli operai esistono solo come &#8220;carne da macello&#8221; per la propaganda antimmigrati: &#8220;chi conosce la Lega sa che in tutta Europa i movimenti che più degli altri si fanno portavoce delle istanze anti-islamiche e anti-clandestini ottengono significativi consensi nei ceti medio bassi (operai, pensionati <em>in primis</em>)&#8221; e tra i 5 fattori che secondo la Padania spingono l&#8217;elettorato operaio verso la Lega due (illustrati in modo articolato) riguardano la crisi della sinistra, altri due l&#8217;immigrazione e la sicurezza (anch&#8217;essi articolati), solo a punto 4 compare un secco &#8220;crisi economica&#8221;, ma senza nessuna ulteriore spiegazione. Il concetto è reso ancora più chiaro quando si scrive che la Lega riesce &#8220;a intercettare l&#8217;elettorato in uscita dalla sinistra, grazie all&#8217;attenzione posta verso temi come quelli dell&#8217;immigrazione e della sicurezza&#8221;. Insomma, i licenziamenti, il precariato, la sicurezza del lavoro, la disoccupazione in continua crescita per la Lega non esistono, né la interessano, a differenza dei dinée dei padroni e padroncini.</p>
<p>In compenso il Carroccio acquisisce tra le sue fila un nuovo importante adepto. No, non è il mitico sig. Brambilla, bensì il cav. Berlusconi. Tutti i quotidiani hanno riportato la sparata fatta da quest&#8217;ultimo la settimana scorsa: &#8220;Un sabato pomeriggio, trovandomi a passeggiare in una strada centrale di Milano, c&#8217;era il 60 per cento dei presenti che non era italiano. Quindi non vorrei che andando avanti di questo passo, si possa arrivare a che Milano, in certe vie, sia più vicina a una città d&#8217;Africa che a una città italiana. C&#8217;è chi vuole una società multietnica e multicolore, noi non siamo tra questi. Non accettiamo che talvolta camminando in una città come Milano non sembra di essere in una città italiana o europea ma sembra di essere in una città africana. Questo non lo accettiamo&#8221;. Si è immediatamente schierato con lui il prefetto Gian Valerio Lombardi (&#8220;E&#8217; innegabile quanto affermato dal premier&#8221;) che si fa anche lui produttore di immagini a colpo sicuro, parlando della presenza di 400.000 immigrati nella provincia di Milano: &#8220;E&#8217; come avere una città come Firenze dentro il nostro territorio&#8221;. Nostro? E gli immigrati che ci lavorano sono esclusi dal &#8220;noi&#8221;? Senza contare poi che lo stesso Lombardi è un immigrato napoletano. Ma Lombardi va già ancora più duro: &#8220;Più aumentiamo la componente di persone che non conosciamo, più dobbiamo mettere in conto il rischio terrorismo&#8221;. Se proprio è così magari Lombardi farebbe bene a scendere dall&#8217;auto blu e cominciare finalmente a conoscere i suoi colleghi immigrati in questa città. Sulla &#8220;Milano africana&#8221; di Berlusconi vanno registrate ancora un paio di dichiarazioni. Secco e chiaro Filippo Penati (attualmente in odore di trombatura): &#8220;ci sono troppi rom e clandestini&#8221;. La Russa scimmiotta Catania e cade anche lui nel ridicolo: &#8220;Milano non è una città africana per i servizi, la qualità della vita e le risposte che sa dare ai suoi cittadini&#8221;. In Milano Internazionale non siamo mai stati teneri con l&#8217;archistar Massimiliano Fuksas, ma questa volta dobbiamo ammettere è stato l&#8217;unico che abbia risposto in maniera secca ed efficace a Berlusconi: &#8220;Milano è stupenda e se assomiglia all&#8217;Africa allora è ancora più bella&#8221;.</p>
<p>Ma torniamo a Gian Valerio Lombardi. Con una lettera al Giorno lamenta il problema assillante della movida. Per risolverlo propone di imitare il modello inglese e di introdurre una normativa che comporti punizioni per chi tenga &#8220;una condotta antisociale&#8221;. Insomma, una sorta di &#8220;diritto penale personalizzato che individua la responsabilità singola e accresce il controllo sociale&#8221;. E conclude con una frase orwelliana: &#8220;Incidere subito sui comportamenti antisociali, con misure individuali, potrebbe essere la strada giusta. E non solo per gli eccessi della movida!&#8221;. Che la propaganda sia attiva a tutto campo lo testimonia anche &#8220;il sondaggio della paura&#8221;, come lo definisce il Corriere della Sera. Circa due settimane fa la Commissione per le pari opportunità del Comune di Milano ha fatto distribuire nelle scuole superiori della città un questionario sulla sicurezza, che rientrerebbe nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Vado in giro da sola&#8221;. Solo che il Comune non ha motivato in alcun modo le caratteristiche e, soprattutto, le finalità del progetto e i sindacati della scuola hanno osservato che quest&#8217;ultimo è decontestualizzato da qualsiasi processo educativo, mentre è molto ben contestualizzato in uno scenario politico in cui la paura è strumento di propaganda elettorale. Senza contare poi che alcune domande si rispondono da sole, come quella sull&#8217;utilità degli &#8220;assistenti civici&#8221; (tradotto in italiano: le ronde), definiti nel questionario: &#8220;persone selezionate che contribuiscono a garantire la sicurezza in città&#8221;.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, Repubblica, Cronacaqui, Padania, Il Mondo, Il Giorno del periodo dal 1 giugno a oggi)</p>
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