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	<title>Milano Internazionale &#187; Comunione e liberazione</title>
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		<title>Formigoni nel pantano</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 13:03:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Formigoni nel pantano di Andrea Ferrario Nel centrodestra sembra essere in atto una guerra intestina senza esclusione di colpi tra la fazione Formigoni-Comunione e Liberazione, da una parte, e l&#8217;asse Berlusconi-Tremonti-Lega Nord, dall&#8217;altra. Lo scandalo dell&#8217;ospedale Niguarda rischia di mettere seriamente nei guai il governatore lombardo, che ha nella sanità la sua maggiore base di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=685&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Formigoni nel pantano</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nel centrodestra sembra essere in atto una guerra intestina senza esclusione di colpi tra la fazione Formigoni-Comunione e Liberazione, da una parte, e l&#8217;asse Berlusconi-Tremonti-Lega Nord, dall&#8217;altra. Lo scandalo dell&#8217;ospedale Niguarda rischia di mettere seriamente nei guai il governatore lombardo, che ha nella sanità la sua maggiore base di potere. Ma anche le traversie dell&#8217;Expo e la megaoperazione dei derivati della Regione potrebbero contribuire a un suo tramonto politico</strong>.</p>
<p><span id="more-685"></span></p>
<p>Tempi duri per Roberto Formigoni, da una quindicina d&#8217;anni governatore della Lombardia e da sempre leader di Comunione e Liberazione, nonché uno dei boss di Forza Italia e ora del Pdl. Da un po&#8217; di tempo a questa parte sembra non andargliene bene una. Il varo del Piano casa regionale, da lui fortemente voluto, è oggetto di continui rinvii a causa di divergenze all&#8217;interno della sua maggioranza. Il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria, ha pubblicato a giugno un dettagliato e pesantissimo articolo sui titoli derivati della Regione Lombardia (ne riferiamo nei dettagli più sotto). Grossi problemi per il governatore anche in ambito Expo. Dopo la messa fuori gioco di Paolo Glisenti, delfino di Letizia Moratti, la gestione degli appalti più importanti era passata al Tavolo Lombardia, dove il mazziere è proprio lui, Formigoni. L&#8217;Expo continua però a essere completamente ferma anche dopo l&#8217;entrata in gioco di Lucio Stanca a inizio aprile, che avrebbe dovuto comportare un avvio immediato dell&#8217;operazione. A giugno si è tornati a parlare di Expo, scomparsa altrimenti dalle pagine dai giornali, in pratica per una sola volta e ipotizzando la nomina di un commissario straordinario, soluzione che comporterebbe per Formigoni la perdita di ogni potere di controllo effettivo. Ma i guai più grossi per Formigoni potrebbero venire dal dossier del Ministero dell&#8217;Economia (guidato da Giulio Tremonti) sulle irregolarità all&#8217;ospedale milanese Niguarda (potete scaricare le <a href="http://milanointernazionale.files.wordpress.com/2009/07/niguarda01.pdf" target="_blank">parti più rilevanti del dossier</a> e l&#8217;<a href="http://milanointernazionale.files.wordpress.com/2009/07/niguarda02.pdf" target="_blank">elenco delle principali carenze e irregolarità emerse</a>). La Repubblica comincia il suo articolo sul caso con una frase molto esplicita: &#8220;Giulio Tremonti ha in mano la miccia di uno scandalo da oltre un miliardo di euro che rischia di esplodere sotto la poltrona del governatore lombardo Roberto Formigoni&#8221;.</p>
<p>L&#8217;IMPERO DELLA SANITÀ</p>
<p>L&#8217;indagine del Ministero dell&#8217;Economia è terminata nel novembre del 2008, ma è stata comunicata alla Regione solo a fine maggio. Riguarda il maxiprogetto del nuovo Niguarda, il più grande piano di edilizia sanitaria d&#8217;Italia, per un totale di oltre 1 miliardo di euro, di cui 266 milioni per i lavori di costruzione e 820 milioni di spese pubbliche per servizi di supporto. Il dossier contesta alla Regione ben 47 casi di irregolarità. Come riferisce Repubblica, il ministero &#8220;accusa i vertici del Pirellone di avere garantito ai costruttori privati &#8216;un potere contrattuale enorme, monopolistico e ricattatorio&#8217;, causando &#8216;danni gravissimi&#8217; alle casse pubbliche&#8221;. Al centro delle accuse c&#8217;è l&#8217;uso disinvolto del project financing, la modalità di progetto in base alla quale i privati finanziano un&#8217;opera pubblica in cambio del diritto di incassarne i ricavi per periodi di alcuni decenni. Secondo le accuse del ministero in realtà gran parte dei finanziamenti sarebbero stati effettuati da Regione e Stato, in assenza un&#8217;adeguata documentazione giustificativa. I privati insomma avrebbero investito meno, a fronte di una uguale garanzia di ricavi fino al 2034. L&#8217;operazione è stata gestita da funzionari della Regione che, scrive Repubblica, sono &#8220;tutti ciellini di ferro&#8221; e sarebbe andata a vantaggio in particolare di una cordata di cooperative rosse capitanata dalla Cmb, la quale, sempre secondo il dossier, ha ottenuto &#8220;tredici revisioni dei prezzi senza neppure indicare i costi aggiuntivi&#8221; (il nesso, ormai consolidato, tra Comunione e Liberazione [Compagnia delle Opere] e Lega Coop non è così strano come potrebbe sembrare e ha una sua ragion d&#8217;essere politica: si leggano in merito un articolo di Repubblica &#8211; <a href="http://milano.repubblica.it/stampa-articolo/1462834" target="_blank">http://milano.repubblica.it/stampa-articolo/1462834</a> &#8211; e uno del Corriere della Sera &#8211; <a href="http://www.corriere.it/politica/09_giugno_24/Deserto_rosso_dal_Ticino_a_Trieste_dario_di_vico_5f81028a-607f-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml" target="_blank">http://www.corriere.it/politica/09_giugno_24/Deserto_rosso_dal_Ticino_a_Trieste_dario_di_vico_5f81028a-607f-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml</a>).</p>
<p>Il Ministero dell&#8217;Economia parla apertamente di &#8220;ipotesi di reato&#8221;, di &#8220;bandi di gara omissivi&#8221;, di procedure &#8220;scorrette&#8221;, di nomine di tecnici &#8220;incompetenti&#8221;, di &#8220;valutazioni soggettive che sconfinano nell&#8217;arbitrarietà&#8221; e lancia un a fondo che colpisce direttamente al cuore il sistema di potere di Formigoni: con l&#8217;operazione, l&#8217;ospedale pubblico Niguarda è stato &#8220;espropriato di tutti i suoi poteri [...] illegittimamente concentrati nelle società regionali Finlombarda e Infrastrutture Lombarde&#8221; &#8211; si tratta dei due strumenti finanziari e operativi di cui si è dotata la Regione di Formigoni, e controllati da quest&#8217;ultima, che in pratica gestiscono come soggetti privati i maggiori progetti lombardi. Infrastrutture Lombarde, per esempio, sta gestendo insieme alla Impregilo di Ligresti-Benetton-Gavio la costruzione del nuovo mega-grattacielo della Regione (oltre 400 milioni di euro). Il Ministero si riserva il diritto di obbligare la Regione a rifare tutti i concorsi per il progetto del nuovo Niguarda, bloccando così uno dei più grossi business della Regione. Ma, ed è ancora più preoccupante per Formigoni, sta valutando se denunciare il tutto alla Procura e alla Corte dei Conti. Lo scandalo che cova sotto la cenere rischia di allargarsi a macchia d&#8217;olio, perché le indagini si estenderanno ora ad altri sei cantieri del piano straordinario regionale per la sanità (in totale 5 miliardi di euro) gestiti da Infrastrutture Lombarde: l&#8217;ospedale di Legnano, il S. Anna di Como, il nuovo complesso ospedaliero di Vimercate, il Giovanni XXIII di Bergamo, il S. Gerardo di Monza e i presidi ospedalieri di Busto Arsizio-Saronno-Tradate e di Cittiglio-Luino. Il governatore lombardo non ha tardato a reagire: ha prima inviato una circolare a tutti i 44 direttori generali degli ospedali lombardi ordinando loro di respingere ulteriori sopralluoghi degli ispettori del ministero, poi dopo pochi giorni ha allargato l&#8217;ordine a tutti gli enti regionali. Secondo Formigoni, in parole povere, il Ministero dell&#8217;Economia, in quanto organo dello stato, non ha alcun diritto di controllare l&#8217;operato della Regione: è la Regione che deve controllare se stessa!</p>
<p>Oltre alla Repubblica e al Sole 24 Ore (si veda più sotto), anche il Corriere della Sera, con il suo supplemento Economia, ipotizza problemi per Formigoni nel suo caposaldo più importante, la sanità. In questo caso i problemi sono tutti politici e consistono nell&#8217;ascesa ai vertici del settore sanitario di Ferruccio Fazio, ex primario dell&#8217;ospedale San Raffaele e recentemente promosso al ruolo di viceministro della Sanità. Una nomina particolarmente importante nel momento in cui in Lombardia scadono questo mese i consigli di amministrazione dei maggiori poli ospedalieri Lombardi (dal Policlinico all&#8217;Istituto dei Tumori), come scrive Jacopo Tondelli. Il San Raffaele è il megaospedale voluto dal prete-imprenditore Don Luigi Verzè, vicinissimo a Berlusconi. E Fazio è proprio un fedelissimo di Don Verzè, posizionandosi così nell&#8217;unica fazione alternativa a Formigoni nel lucrosissimo business della sanità. A tutto questo va ad aggiungersi il fatto che ora la Provincia di Milano sarà guidata da Guido Podestà, anch&#8217;egli attivo nel campo della sanità e fedelissimo di Berlusconi, nonché, dietro le quinte, in conflitto con il potere di Formigoni. Il governatore lombardo si ritrova quindi sempre più accerchiato. Riguardo alla gestione della sanità lombarda da parte della giunta Formigoni vanno aggiunte due recenti ed eloquenti notizie, proprio nel momento in cui prosegue il processo per &#8220;gli omicidi bianchi&#8221; al Santa Rita, la clinica degli orrori. Si è aperto in questi giorni un nuovo capitolo: le strutture ospedaliere pubbliche potranno cedere in affitto ai privati i loro migliori medici. Il primo caso è stato quello del noto onconeurologo Francesco DiMeco, che in base a un accordo si trasferirà con il suo staff in pianta stabile dal pubblico Besta al privato Humanitas. Come commenta il Corriere della Sera: &#8220;È la nuova formula di collaborazione tra ospedali pubblici e istituti privati voluta dalla Regione Lombardia. Lo stesso Pirellone, che dieci anni fa aveva messo sullo stesso piano con la legge 31 le strutture sanitarie pubbliche e quelle private accreditate, oggi incoraggia il distacco di medici dalle prime alle seconde&#8221;. Su un altro fronte, si è aperto un (semi)conflitto tra Asl e l&#8217;Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop). Un anno fa, dopo lo scandalo del Santa Rita, Formigoni aveva dichiarato: &#8220;Basta con i medici che lavorano a cottimo, prendendo un premio ad ogni operazione in più che fanno&#8221;. Ma ancora oggi nulla è cambiato e si continua con lo stesso sistema. L&#8217;Asl però ha provato in questi giorni a muovere un timido passo, con la previsione di eliminare dai contratti di assunzione dei medici &#8220;qualunque forma di incentivo basata sulla produzione&#8221;. L&#8217;Aiop è insorta, esigendo che i contratti rimangano nell&#8217;ambito del diritto privato e proponendo la blanda misura dell&#8217;introduzione da parte dei privati di clausole più severe per il rispetto del codice deontologico. L&#8217;Asl si è dimostrata subito conciliante dichiarando di avere come obiettivo quello di trovare una &#8220;soluzione condivisa&#8221; e di non volere limitare l&#8217;autonomia delle cliniche, che potranno comunque continuare a dare incentivi legati alla produttività. Insomma, si apporterà qualche ritocco formale ai regolamenti per motivi di facciata e si continuerà a lavorare a cottimo come al Santa Rita.</p>
<p>I DERIVATI DI FORMIGONI, UNA GIGANTESCA RAGNATELA FINANZIARIA</p>
<p>Mentre i titoli derivati del Comune di Milano sono da anni al centro di inchieste giornalistiche, di denunce politiche e anche di indagini della magistratura, quelli della Regione di Formigoni sono rimasti ampiamente nell&#8217;ombra. Ma anche loro rappresentano, oltre a una bomba a orologeria, un esempio di quanto siano allucinanti le modalità con le quali Comuni e Regioni gestiscono i nostri soldi. Ne ripercorre la storia il Sole 24 Ore in un articolo uscito a giugno. Nel 2002 la Lombardia, già guidata da Roberto Formigoni, aveva effettuato con la consulenza delle banche Ubs e Merrill Lynch un&#8217;emissione obbligazionaria da 1 miliardo di dollari con scadenza nel 2032. Come è logico, e come prevede la legge, in questi casi bisogna creare un fondo di ammortamento in cui versare lungo i 30 anni della durata i mezzi per fare fronte al rimborso del prestito obbligazionario al momento della scadenza. La soluzione più normale e più sicura sarebbe stata quella di mettere semplicemente da parte i fondi nella forma di sicuri e facilmente gestibili titoli di Stato. E invece no, questo &#8220;salvadanaio&#8221; (in termini tecnici, nel caso in questione, un &#8220;sinking fund&#8221;), chissà perché, lo hanno creato le due stesse banche consulenti (commenta il Sole 24 Ore: investire in semplici titoli di stato &#8220;sarebbe stato troppo semplice e, si potrebbe malignare, sarebbe poco remunerativo per le banche&#8221;). La Regione si è quindi impegnata a versare i soldi alle due banche che glieli gestiranno fino al 2032 &#8211; come scrive ancora Morya Longo sul Sole 24 Ore: &#8220;dato che [il 'sinking fund'] deve garantire alla Regione solo la restituzione di 1 miliardo nel 2032, tutto il rendimento aggiuntivo lo incassano le banche. Insomma: il rischio che il fondo faccia investimenti sbagliati e che qualche bond vada in default è tutto della Lombardia, ma il guadagno è tutto di Ubs e Merrill Lynch. A pensarci bene, è un meccanismo geniale: le banche hanno rendimenti senza rischi (pur ricompensando la Regione nei prezzi dei derivati) mentre la Lombardia ha rischi senza rendimenti&#8221;.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro particolare: Ubs e Merrill Lynch hanno inserito nel fondo titoli di altre emissioni gestite da loro stesse, in particolare della Regione Lazio, della Regione Sicilia e addirittura della Grecia. Le medesime modalità (titoli di enti pubblici per l&#8217;ammortamento) vengono applicate anche in altre regioni e comuni, creando così una gigantesca catena di Sant&#8217;Antonio: se una regione o un comune dovesse fallire (un&#8217;ipotesi non così peregrina, specialmente in questi tempi di crisi), andrebbe nei guai praticamente l&#8217;intero sistema delle finanze locali italiane. In più per le banche c&#8217;è un triplo guadagno: quello generato dalle due emissioni (per es. Lombardia da una parte e Sicilia dall&#8217;altra) e quello prodotto dal sinking fund. E se pensate che sia tutto vi sbagliate, c&#8217;è un altro particolare stupefacente. Nonostante il prestito obbligazionario abbia una durata trentennale la Regione Lombardia, nota il Sole 24 Ore, si è impegnata a versare nel sinking fund quasi tutto l&#8217;importo nei primi anni. Nel 2008, dopo soli 6 anni dei 30 previsti, la Regione aveva già pagato più della metà del valore dell&#8217;emissione obbligazionaria. Nell&#8217;aprile 2017, alla metà esatta della durata del prestito, la Lombardia dovrà avere consegnato alle banche 934 milioni di euro, vale a dire il 90% dell&#8217;ammontare totale. Logica la domanda che si pone il Sole 24 Ore: &#8220;che senso ha indebitarsi a 30 anni, se poi in 15 anni si restituisce praticamente tutto l&#8217;importo alle banche?&#8221;. Secondo gli esperti interpellati dal quotidiano, nessuna legge è stata violata (ma sull&#8217;emissione sta indagando il Pm milanese Alfredo Robledo), rimane però il fatto che l&#8217;operazione imbastita dalla Regione di Formigoni con le due banche appare fatta più nell&#8217;interesse di queste ultime che in quello della Lombardia.</p>
<p>Alla fine il quadro che esce da quanto abbiamo scritto è davvero desolante, indipendentemente dal fatto che Formigoni e la sua giunta finiscano o meno nei guai, politici o giudiziari. Le varie fazioni di un potere che governa sia il paese sia la regione in assenza praticamente di ogni opposizione sono talmente avide da essere pronte a lotte intestine senza esclusioni di colpi pur di accaparrarsi ogni business possibile. I risultati sono l&#8217;inefficienza, lo sperpero dei nostri soldi a favore di soggetti amici e, come al Santa Rita, addirittura la morte di pazienti per fini di lucro.</p>
<p>(fonti: Repubblica, 28 maggio; Corriere Economia, 8 giugno; Corriere della Sera, 10 giugno, 13 giugno, 17 giugno, 3 luglio; Sole 24 Ore, 17 giugno; Giorno, 29 maggio)</p>
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		<title>In breve da Milano e dalla Lombardia, 1 giugno 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 09:33:21 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In breve da Milano e dalla Lombardia, 1 giugno 2009<br />
</strong></p>
<p>Mentre il Comune di Milano perde milioni, in Unicredit si gioisce &#8211; Scuole e crolli: si aspetta un&#8217;altra tragedia? &#8211; Quando qualcosa si muove &#8211; Condannati Albertini, De Corato e Masseroli&#8230; &#8211; &#8230;e condannato anche Roberto Castelli &#8211; Il ciellino si cambia d&#8217;abito &#8211; La paura e la rabbia corrono sui binari &#8211; No, la multa a Trenitalia non si può &#8211; Apartheid leghista: assistere senza vomitare? &#8211; All&#8217;Università la sinistra si riprende</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-574"></span>***</p>
<p><strong>Mentre il Comune di Milano perde milioni, in Unicredit si gioisce</strong></p>
<p>Lo scandalo dei derivati del Comune di Milano, al quale Milano Internazionale ha dedicato recentemente un articolo (<a href="http://milanointernazionale.it/2009/05/11/derivati-e-bilancio-le-mani-della-finanza-creativa-su-milano/" target="_blank">http://milanointernazionale.it/2009/05/11/derivati-e-bilancio-le-mani-della-finanza-creativa-su-milano/</a>), si arricchisce di nuovi particolari. Al centro dell&#8217;attenzione è ora la banca Unicredit, dopo che la registrazione di una telefonata è stata depositata al Tribunale del Riesame nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sul buco creato nelle casse comunali dai derivati legati alla ristrutturazione del debito di Palazzo Marino. Come scrive la Repubblica: &#8220;Mentre il Comune di Milano si incamerava una perdita di circa 100 milioni di euro sui derivati, i manager di Unicredit festeggiavano per avere incassato un profitto di 2 milioni e 40.000 euro in poche ore&#8221;. L&#8217;8 settembre Andrea Gavazzoni di Unicredit comunica a un collega la chiusura dell&#8217;operazione del derivato stipulato dal Comune nel 2002 con Unicredit, e che generava per Palazzo Marino perdite per circa 100 milioni. Palazzo Marino si accollava 20 milioni di perdite, altri 48 milioni venivano rinegoziati con le banche estere oggi sotto inchiesta, mentre Unicredit ne ristrutturava 20. Da quella ristrutturazione le quattro banche estere incassavano 12 milioni di euro di profitti e Unicredit ben 2 milioni. Ecco alcune delle frasi pronunciate nello scambio telefonico tra Gavazzoni e il suo collega: &#8220;Grandi ragazzi, bisogna che facciamo un aperitivo o una cena per sta cosa qua&#8221;, &#8220;due milioni e quarantamila, ah cazzo, buttali via, si lavora una settimana&#8230;&#8221;, &#8220;come due milioni? Dai non scherzare che son soldi, ragazzi, non scherzate! Come hai fatto a fare due milioni di utile?&#8221; Gavazzoni: &#8220;Vabbe&#8217;, tu basta che ti rivolgi alle persone giuste e vedrai che sarai sempre soddisfatto&#8221; &#8211; quest&#8217;ultima frase è quella su cui supponiamo che la magistratura si concentrerà maggiormente. Prosegue la Repubblica: &#8220;Perdite per il Comune e utili per la banca sui quali i capi della divisione derivati di Unicredit calibravano i loro bonus. Nel 2005, Davide Mereghetti e Luca Fornoni, i capi dei &#8216;negoziatori&#8217; di derivati con Palazzo Marino, hanno percepito un reddito di 3,4 milioni di euro a testa&#8221;. Intanto, secondo gli ultimi dati del Comune di Milano pubblicati dal Sole 24 Ore, i derivati stipulati nel 2005 dalla giunta di Gabriele Albertini stanno generando una perdita (valore di mercato attuale) di oltre 231 milioni di euro.</p>
<p>(fonti: Repubblica, 23 maggio; Sole 24 Ore, 26 maggio)</p>
<p><strong>Scuole e crolli: cosa si aspetta, che succeda un&#8217;altra tragedia?</strong></p>
<p>E&#8217; un vero e proprio bollettino di guerra, che passa inosservato in piccoli trafiletti nelle pagine locali dei giornali lombardi. A Milano e in Lombardia nel solo mese di maggio si sono registrati altri tre crolli in scuole pubbliche. Nella scuola elementare di via Visconti, zona Bonola, il 6 maggio una piastrella ha ceduto, si è staccata dal muro ed è crollata in testa a una bambina, che è stata portata al pronto soccorso, fortunatamente senza serie conseguenze. Di fronte ai continui episodi che da mesi segnalano una situazione di fortissimo rischio per l&#8217;incolumità di alunni e insegnanti nelle scuole lombarde e milanesi, il commento dell&#8217;assessore milanese ai lavori pubblici Bruno Simini, riportato dal Corriere della Sera il 7 maggio, lascia stupefatti: &#8220;A questo punto sono sempre più convinto della necessità di far partire un monitoraggio su tutti gli edifici pubblici di Milano&#8221;. A questo punto? Sempre più &#8220;convinto&#8221;? Monitoraggio? Cosa aspetta l&#8217;assessore a disporre interventi con la massima urgenza? Che ci scappi il morto? Basta guardarsi in giro per vedere che la situazione in Lombardia e nel Nord è generalizzata. Il 25 maggio nella scuola materna Pagode, a San Donato, è crollato l&#8217;intero soffitto di un salone dell&#8217;istituto, per fortuna durante il fine settimana quando la scuola era chiusa. Spiega un genitore: &#8220;Il problema più grave è che i bambini giocano tutti i giorni in quel salone. Poteva essere una tragedia&#8221;. Ora i bambini rimarranno a casa, probabilmente fino alla fine dell&#8217;anno scolastico. Il 29 maggio alla scuola elementare Mozzi di Treviglio è crollato il controsoffitto di un androne esterno e anche in questo caso per fortuna è successo poco dopo la fine dell&#8217;orario, quando gli alunni erano già usciti. Sono venuti giù d&#8217;un colpo quasi quaranta metri quadri di rivestimento isolante del soffitto, per un peso stimato di tre quintali: poteva essere una strage, come a San Donato. L&#8217;incidente è avennuto nella stessa data in cui, di notte, è crollato un soffitto nella scuola elementare Gabelli di Belluno, dove due anni fa era venuto giù un altro soffitto: anche qui strage sfiorata. Per farsi un&#8217;idea della spaventosa situazione dei crolli nelle scuole italiane è sufficiente digitare in Google le parole &#8220;scuola crollo soffitto&#8221;. Ma nessuno ne parla nei dovuti termini, se non a tragedia avvenuta, come a Rivoli nel novembre scorso quando è morto uno studente. Intanto si tagliano i fondi alle scuole e si stanziano cifre folli per progetti faraonici destinati a rimpinguare di miliardi le tasche degli speculatori, come l&#8217;Expo 2015 e il Ponte sullo stretto di Messina.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 7 maggio, 26 maggio, 30 maggio)</p>
<p><strong>Quando qualcosa si muove</strong></p>
<p>Il 25 maggio è stato rioccupato, a un anno dallo sgombero, il centro sociale SOS Fornace di via S. Martino 20 a Rho. Nel suo comunicato il Fornace (http://www.sosfornace.org), che ha una lunga tradizione di lotte per la difesa del territorio, scrive: &#8220;l&#8217;esperienza del centro sociale è stato un vero e proprio esempio di &#8216;riqualificazione dal basso&#8217; di un&#8217;area dismessa che attraverso l’autogestione, è stata riportata in vita, facendola diventare in tre anni un contenitore di esperienze critiche e conflittuali contro la ristrutturazione che sta subendo il nostro territorio. [...] La scelta dell’area di via S. Martino non è dovuta alla nostalgia. Questo spazio è situato in un’area strategica rispetto al prossimo sviluppo della città e alla costruzione della città-vetrina. Nel nuovo PGT i quartieri di S. Martino e Lucernate sono infatti indicati come epicentri della trasformazione verso il futuro assetto prospettato per Rho: quello di essere un cento direzionale sul modello de “La Défense” parigina, che comporterà la riconversione delle aree produttive e la conseguente terziarizzazione del territorio attraverso la costruzione di strutture ricettive, centri commerciali, uffici e la “densificazione” dei tessuti residenziali a bassa intensità. La città-vetrina di Fiera ed Expo è un cimitero di passioni per chi ci vive. E’ una città grigia, vuota, escludente, governata dalla paura del “nemico pubblico” di turno, nella quale le politiche securitarie si abbattono contro i soggetti deboli e non omologati &#8211; materia di ordine pubblico quando non di decoro urbano &#8211; tutelando nel contempo il profitto e la rendita dei soliti affaristi e speculatori malgrado i veri produttori di ricchezza di questo territorio siano precari e migranti. Al cemento si unisce dunque il manganello, connubio ben rappresentato dalla scricchiolante maggioranza che governa la città. Da una parte, al timone delle trasformazioni, il sindaco Zucchetti: ciellino, uomo di Formigoni ed emissario della Compagnia delle opere, e quindi della Fiera; dall’altra la Lega Nord, della cui pretesa di difendere il territorio rimane solo il razzismo e l’intolleranza, visto che gli interessi dei cittadini rhodensi sono già stati ampiamente svenduti in cambio di qualche poltrona nei posti chiave di Fiera Milano e della Società di Gestione di Expo 2015. Con questa occupazione vogliamo aprire una vertenza rispetto all’assetto complessivo che questo territorio, stretto nelle mani rapaci di Fiera ed Expo, andrà ad assumere nei prossimi anni. Riporteremo in via S. Martino 20 i percorsi, le vertenzialità e il conflitto che abbiamo prodotto, autorganizzandoci, all’interno della città vetrina di Expo 2015&#8243;.</p>
<p>Il 27 maggio a Milano c&#8217;è stata una arrabbiata ma festosa occupazione dell&#8217;Ufficio Scolastico Provinciale di Milano, promossa dall&#8217;Assemblea delle Scuole del Milanese. &#8220;Volevano azzerare il tempo pieno, imporre il maestro unico, tagliare e far quadrare il bilancio del governo e dei banchieri, facendo saltare quello dell&#8217;istruzione. Dicevano che la &#8216;gente&#8217; stava con loro. Poi la &#8216;gente&#8217; ha scelto, in massa, il tempo pieno, riducendo la scelta del maestro unico a percentuali ridicole&#8221;, scrive in un comunicato l&#8217;Assemblea, che invita alla lotta concludendo: &#8220;A quelli che sono rassegnati, a quelli cui sono spuntati un po&#8217; di mali, a quelli che &#8216;vorrei andar via da questo paese&#8217;, a quelli del &#8216;c&#8217;ho le bollette&#8217;, diciamo: venite con noi. Non chiudete la finestra, perché non c&#8217;è limite al peggio. Dimostriamo che siamo un osso duro, non diamo loro il segnale di via libera, o i prossimi due anni porteranno a termine il massacro che hanno iniziato&#8221;. Proprio questi giorni è stato dato il via alla definizione degli organici nelle scuole superiori milanesi. Oltre ai 403 tagli già previsti la &#8220;razionalizzazione degli organici&#8221; comporterà il sacrificio di altri 500 posti di lavoro. Come spiega il sindacalista Pippo Frisone: &#8220;tutte le discipline saranno penalizzate, tranne l&#8217;insegnamento della religione cattolica, dove ci saranno ancora docenti con poche unità di alunni&#8221;.</p>
<p>(fonti: Il Manifesto, 26 maggio; Il Giornale, 22 maggio)</p>
<p><strong>Condannati Albertini, De Corato e Masseroli&#8230;</strong></p>
<p>Il 12 maggio la quarta Corte d&#8217;Appello di Milano ha condannato l&#8217;ex sindaco Gabriele Albertini (Pdl-Forza Italia), il vicesindaco Riccardo De Corato (Pdl-An) e l&#8217;assessore Carlo Masseroli (Pdl-Cl), insieme ad altri quattro consiglieri della maggioranza, a risarcire con la cifra simbolica totale di tremila euro gli esponenti dell&#8217;opposizione Basilio Rizzo, Milly Moratti e Maurizio Baruffi. I fatti risalgono al marzo 2003, quando la maggioranza di centrodestra aveva fatto preparare e protocollare in anticipo 92 emendamenti in bianco per fare decadere gli oltre 2.000 emendamenti presentati dall&#8217;opposizione al bilancio preventivo per quell&#8217;anno. L&#8217;imbroglio era fallito per l&#8217;intervento di una consigliera comunale e dei vigili urbani. Il particolare che rende ancora più interessante il tutto è che proprio un mese fa Albertini, per sostenere l&#8217;infondatezza di ogni ipotesi di una sua colpevolezza per lo scandalo derivati, aveva citato come esempio il fatto di essere stato assolto in primo grado per la faccenda degli emendamenti in bianco.</p>
<p>(fonti: Avvenire e Repubblica, 13 maggio)</p>
<p><strong>&#8230;e condannato anche Roberto Castelli</strong></p>
<p>L&#8217;attuale ministro delle infrastrutture Roberto Castelli è stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire all&#8217;erario 50.000 euro insieme al suo ex capo di gabinetto Settembrino Nebbioso. I fatti risalgono all&#8217;inizio del 2000, quando il leghista Castelli era ministro della giustizia e aveva affidato alla società Global Brain un&#8217;analisi dell&#8217;efficienza del sistema giudiziario. La consulenza era stata assegnata senza bando di gara e la commissione che avrebbe dovuto vigilare sulla società era stata nominata solo quando il lavoro di cui era incaricata la Global Brain era praticamente già concluso. A seguito di accertamenti da parte della Guardia di Finanza si è scoperto che la Global Brain non era conosciuta nel settore e soprattutto che:” era stata costituita solo un mese prima (il 12 novembre 2001) con capitale sociale versato di € 10.000, dalla Società M &amp; P Risk Agency Spa (42% delle quote), dalla Global Brain di Alberto Uva e C. (43% delle quote) e dal Signor Bruno Della Negra (15% delle quote) e che nel lasso di tempo segnato dalle date testè indicate non aveva mai operato”. La sentenza ricostruisce anche uno strano accadimento: nel luglio del 2001 ad “una serata Mondana” a casa del Sig. Uva, Castelli espone la sua idea di realizzare un progetto di implementare l’efficienza degli uffici giudiziari. La Global Brain viene creata appositamente per questo scopo, in barba alla legge che impone un bando di concorso. Il motivo della condanna è che: primo la Global Brain ricevette l’incarico su segnalazione diretta del Ministro (Castelli) “l’affidamento dell’incarico è avvenuto non in base ad attestate qualità professionali della Global Brain – società che ancora non esisteva al tempo dell’assunzione della decisione di operare nel campo dell’efficienza del sistema giudiziario – sibbene all’evidente fine di favorire soggetti noti al Ministro; la Global non ha mai formalizzato in una proposta contrattuale l’oggetto delle prestazioni da eseguire, con la conseguenza che i reciproci diritti ed obblighi sono stati individuati in modalità del tutto irrituali…”. Secondo, la Global Brain non fece nulla di quanto pattuito ma ricevette comunque il compenso e non solo, ricevette anche altri due incarichi “la Global Brain non ha posto in essere alcuna attività, essendosi limitata a partecipare ai lavori della Commissione, come risulta dai processi verbali delle relative sedute, analiticamente esaminati nell’atto di citazione”…” E, di fatto, il 16 luglio 2002, la Global Brain invia al capo di gabinetto del Ministro una lettera (pag. 40 della citazione) con la quale si comunica l’avvenuta conclusione del progetto secondo tempi e attività concordate, circostanze entrambe non rispondenti al vero”</p>
<p>(fonte: Corriere della Sera, 10 aprile 2009)</p>
<p><strong>Il ciellino si cambia d&#8217;abito</strong></p>
<p>Sulla Repubblica del 16 maggio Franco Capitano racconta il background della nomina del ciellino Claudio Artusi ad amministratore delegato del megaprogetto Citylife, avvenuta in questi giorni: &#8220;Il 28 giugno 2004 una Commissione di valutazione composta dal consiglio di Sviluppo Sistema Fiera, guidata dall&#8217;allora amministratore delegato Claudio Artusi, selezionò la short list delle migliori offerte per l&#8217;acquisto e la riqualificazione dei 255mila metri quadrati del quartiere storico della Fiera. Pochi giorni dopo, il 2luglio, la fase finale dell&#8217;asta assegnò l&#8217;area alla cordata Citylife (Generali, Ras, gruppo Ligresti e altri), che vinse la gara con un&#8217;offerta di 523 milioni, nettamente superiore a quelle di Pirelli Re e Risanamento. Cinque anni più tardi, l&#8217;uomo che pilotò quella scelta, cioè Artusi (che negli anni successivi ha guidato Fiera Spa), diventa amministratore delegato di Citylife, cioè della società che acquisì quei terreni. Insomma, il venditore diventa numero uno della società acquirente. Un cambio d&#8217;abito, e via&#8221;.</p>
<p><strong>La paura e la rabbia corrono sui binari</strong></p>
<p>Da inizio aprile su alcune tratte della Linea 2 della metropolitana di Milano i treni hanno ridotto sensibilmente la velocità. Nei punti in cui si viaggiava a 50 all&#8217;ora adesso si viaggia a 15, in altri si è passati da 70 a 30. Il motivo non è dei più rassicuranti per i 90 milioni di viaggiatori che utilizzano ogni anno la linea verde. Il rallentamento è infatti dovuto, come scrive il Corriere della Sera, al fatto che sui binari ci sono scambi con il ferro deteriorato, meccanismi logori, strutture ormai usurate e pericolose. Il 2 dicembre scorso si era evitata la tragedia solo per la prudenza dei macchinisti: un pezzo di binario arrugginito si era spaccato di netto facendo deragliare un treno, per fortuna i macchinisti che erano passati poco prima da quel punto si erano accorti che qualcosa non andava e dopo la loro segnalazione la centrale aveva avvisato di diminuire sensibilmente la velocità. Il 23 maggio un tram della linea 5 ha deragliato nel centralissimo Corso Italia trascinandosi per 35 metri. Corso Italia è stato bloccato per ore e il traffico è andato in tilt. L&#8217;incidente sarebbe dovuto a un deviatoio dello scambio dei binari che si è aperto di scatto durante il passaggio della vettura. Non è un semplice caso fortuito, dato che un altro incidente con le medesime modalità si era verificato solo qualche giorno prima in Piazza Cinque Giornate. Non sorprende che gli utenti dei &#8220;servizi&#8221; ATM siano sempre più esasperati. Il 25 maggio dopo avere aspettato per oltre mezz&#8217;ora il tram 1 in via Settembrini hanno visto arrivare due vetture, entrambe però dirette al deposito. E allora hanno deciso di occupare i binari, chiedendo all&#8217;autista di caricarli e di fare una corsa completa sul percorso della tramvia. Dopo una telefonata alla centrale l&#8217;autista ha ottenuto l&#8217;ok &#8211; insomma, il tram è stato &#8220;dirottato&#8221;. Ribellarsi conviene.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 6 maggio, 24 maggio, 26 maggio)</p>
<p><strong>No, la multa a Trenitalia non si può</strong></p>
<p>Continuano intorno a Milano e in Lombardia le proteste dei pendolari per la disastrosa situazione dei collegamenti ferroviari dopo l&#8217;introduzione del nuovo orario di Trenitalia e l&#8217;arrivo dei treni ad alta velocità. Il 7 maggio sulla linea Milano-Piacenza vi è stato l&#8217;ennesimo ritardo e il comitato pendolari di San Zenone (provincia di Lodi) aveva preannunciato in caso di ritardi un&#8217;originale protesta: i viaggiatori, già in sciopero del biglietto, avrebbero dato una simbolica multa ai controllori per il ritardo del treno. Ma nel delirio repressivo che infuria sulla regione perfino una simpatica e pacifica protesta come questa è stata impedita. I controllori si sono presentati scortati da agenti della polizia, nella generale indignazione dei pendolari. Come ha commentato Fabio Spagnuolo del comitato, &#8220;hanno usato soldi pubblici per garantire il controllore. Il biglietto è un contratto tra due parti ed entrambe lo devono rispettare. La polizia questa mattina chi tutelava? La cittadinanza o un soggetto privato come Trenitalia? Le ferrovie hanno paura di una protesta civile e quindi hanno alzato il tono della contesa. Il ministro degli interni però dovrebbe spiegarci come mai ha consentito una cosa del genere&#8221;. I pendolari invitano a firmare la loro petizione online: <a href="http://www.firmiamo.it/piutrenipendolarimilanopiacenza">http://www.firmiamo.it/piutrenipendolarimilanopiacenza</a></p>
<p>(fonte: Il Cittadino di Lodi, 8 maggio 2009)</p>
<p><strong>Apartheid leghista: assistere senza vomitare?</strong></p>
<p>Sulla proposta del leghista Matteo Salvini e della sua collega di partito Raffaella Piccinni di introdurre l&#8217;apartheid nei vagoni della metropolitana milanese ha pubblicato un bel commento su Repubblica il giornalista Curzio Maltese: &#8220;Per chi è cresciuto nella Milano degli anni Settanta, la metropolitana era la prova più fiera dell`internazionalità della città, della sua modernità, del suo essere «vicina all`Europa». Nessuna capitale italiana aveva una metro` decente. Quella romana era ed è rimasta un ghetto sociale sotterraneo. Quella di Milano è uguale a quelle di Parigi o Londra o Monaco. Quando l`Italia era lontana dall`essere una nazione multietnica, la metropolitana milanese era il luogo più interculturale e interclassista del paese. E la rete che collega tutti i simboli internazionali della città`, la Borsa e la Fiera, il Piccolo e la Scala, la Triennale e lo stadio di San Siro. Ma una volta alla meta la gente si divideva. I sedili della metropolitana erano l`unico luogo della società italiana dove tutto e tutti s`incontravano. L`operaio di Sesto seduto accanto alla modella svedese, il broker della finanza e lo studente, la casalinga e l`intellettuale, l`immigrato e il barone universitario, il turista giapponese, l`hooligan e il violinista. Un crocevia di autentica urbanità. [...] La reazione della società milanese [alle dichiarazioni di Salvini e Piccinni] lascia perplessi. Silenzi, timidezze, imbarazzi da tutti i palazzi del potere economico e politico. Uno non può credere che arrivi il giorno in cui i milanesi assisteranno senza vomitare alla scena di un anziano immigrato o di una donna africana incinta costretti a cedere il posto a un ragazzo bianco. Ma mese dopo mese, qualcuno ci sta abituando a trattare con gli incubi&#8221;.</p>
<p>(fonte: Repubblica, 9 maggio)</p>
<p><strong>All&#8217;Università la sinistra si riprende</strong></p>
<p>Dopo la grande Onda di questo autunno-inverno il voto per le elezioni dei rappresentanti degli studenti nelle università milanesi hanno visto un aumento della partecipazione e la vittoria delle liste di sinistra alla Statale e alla Bocconi. Alla Statale Sinistra Universitaria ha ottenuto il 47%, ben oltre il previsto, mentre Obiettivo studenti (Comunione e Liberazione) rimane ferma e Azione universitaria-Mpl (Pdl) è in netto calo. Esordio da disfatta invece per la lista Mup (Lega Nord). Alla Bocconi dopo otto anni di dominio incontrastato delle destre Alternativa democratica (centrosinistra) conquista il seggio riservato agli studenti nel consiglio di amministrazione. Nel parlamentino le liste legate a Pdl e Cl riescono invece insieme a strappare la maggioranza. Alla Cattolica domina come sempre Ateneo studenti, lista legata a Cl, ma il Corriere della Sera scrive che &#8220;sulla vittoria cala l&#8217;ombra di infrazioni elettorali&#8221;: si va dai brogli, alla manipolazione di dati sulle presenze, alle mailing-list rubate a un professore per fare propaganda elettorale, ai cartelloni strappati, alla violazione del giorno di silenzio, al respingimento dalle urne di studenti regolarmente iscritti.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 15 maggio, 29 maggio)</p>
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		<title>Milano Internazionale &#8211; Cronache &#8211; N. 18 del 11 aprile 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 11:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Compagnia delle opere]]></category>
		<category><![CDATA[Comunione e liberazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[SOMMARIO: 1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT 2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO 3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI 4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO&#8217; 1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT Da svariati mesi il sito Affaritaliani.it, e in particolare la sua pagina quotidiana su Milano, si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=369&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>SOMMARIO:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO&#8217;</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> <span id="more-369"></span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Da svariati mesi il sito Affaritaliani.it, e in particolare la sua pagina quotidiana su Milano, si sta guadagnando sempre più frequenti citazioni dai grandi media. La cosa non sorprende affatto se si prende in esame il suo ultimo &#8220;scoop&#8221; (che a noi sembra solo una disgustosa &#8220;bufala&#8221;) sull&#8217;omicidio di Abba avvenuto nel settembre scorso. Il sito ha messo in linea in esclusiva delle riprese effettuate da telecamere di sicurezza automatiche in via Zuretti nella notte dell&#8217;omicidio &#8211; le potete vedere a: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EoJnOcxSwfM" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=EoJnOcxSwfM</a> . Nelle riprese (senza audio) si vedono i ragazzi che fuggono (Abba indossa con una felpa bianca), i due assassini che li rincorrono armati di bastone e spranga e Abba che a un certo momento, quando si sono avvicinati, si volta e affronta i due aggressori, che poi cominciano a colpirlo, ma fuori del campo di ripresa delle telecamere. Nulla di nuovo, tutto corrisponde alle testimonianze dei ragazzi aggrediti (che hanno sempre affermato che Abba a un certo punto è tornato sui suoi passi per difendersi dagli aggressori armati: un atto di coraggio che va a suo onore). Affaritaliani.it ammicca ai lettori puntando sul truculento, scrivendo che il filmato &#8220;mostra la morte in diretta del giovane&#8221;, cosa non vera perché il momento della sua uccisione non viene mostrato dalle telecamere. Poi prosegue, parlando di &#8220;colluttazione, i ragazzi che deridono e scherniscono i due negozianti. Uno di loro sembra anche voler colpire uno dei due commercianti&#8221;. Nulla di questo (&#8220;deridono e scherniscono&#8221;) è visibile nel filmato, di fronte i due aggressori armati Abba, come chiunque altro avrebbe fatto, ha sicuramente detto qualcosa, si vede che cercano di tenerli a distanza &#8211; ma &#8220;deridono e scherniscono&#8221; e &#8220;sembrano voler colpire&#8221; sono puro frutto della fantasia di Affaritaliani.it. Non mancano altre &#8220;supposizioni&#8221; nel lungo commento del sito (lungo perché le immagini non dicono affatto quello che si vuole propinare al lettore e pertanto si rende necessario un testo di accompagnamento verboso), come per esempio quando scrive che &#8220;Daniele [l'autore materiale dell'omicidio] avanza con la spranga, probabilmente in soccorso [!!] del padre&#8221; &#8211; ad Affaritaliani.it evidentemente sfugge il particolare che i due sono armati mentre i ragazzi sono a mani nude, quindi non si può assolutamente parlare di &#8220;soccorso&#8221; di uno dei due aggressori all&#8217;altro (e non a caso Affaritaliani ricorre all&#8217;espediente retorico del &#8220;probabilmente&#8221;). Nel linguaggio di Affaritaliani l&#8217;aggressione omicida con bastoni e spranghe diventa &#8220;solo una rissa [!!], finita in tragedia&#8221;. Lo scopo ultimo appare quindi quello di lavare &#8220;l&#8217;onta di Milano&#8221;, cioè rassicurare i buoni borghesi razzisti per i quali quando un nero viene ucciso da bianchi si tratta solo di una rissa. Leggere per credere, tenendosi forte lo stomaco: &#8220;le immagini lavano via, a quest&#8217;atto di violenza, almeno l&#8217;onta del razzismo che pesava sulla città di Milano. L&#8217;accusa, quella di essere una città razzista, che nei giorni immediatamente successivi al 14 settembre 2008, venne rivolta a tutti i milanesi. In città ci furono manifestazioni, dichiarazioni, violenze fisiche, verbali e mobilitazioni. Tutto per un delitto che di razzista invece non ha nulla&#8221;. A parte il fatto che non si capisce cosa intenda Affaritaliani.it quando parla di &#8220;manifestazioni&#8221; mettendole in collegamento con inesistenti &#8220;violenze fisiche e verbali&#8221;, rimane il fatto che non è Milano a essere razzista e non c&#8217;è nessuna onta da lavare per la città. Razzisti sono determinate persone, determinati poteri, determinati assassini che hanno tutti nome e cognome e che, come si deve constatare ancora una volta, trovano ampio spazio giustificativo nei media, anche quando in gioco c&#8217;è l&#8217;omicidio brutale a sprangate di un giovane ragazzo disarmato. Non è un caso che lo &#8220;scoop&#8221; di Affaritaliani.it sia stato immediatamente ripreso dal quotidiano dei quotidiani di Milano, il Corriere della Sera, che ricalcando i testi del sito parla di &#8220;ragazzi che accettano [!!] la rissa&#8221;, &#8220;le immagini sembrano chiarire la dinamica di una lite degenerata in pestaggio&#8221;. Come se non bastasse, Affaritaliani.it sale in cattedra per dare lezioni di giornalismo. Il 26 aprile terrà al villaggio Barona un seminario di formazione per giornalisti sui temi del disagio e della marginalità, il tutto in collaborazione con soggetti di primissimo piano come l&#8217;Ordine dei Giornalisti di Lombardia, la Fondazione Cariplo, l&#8217;Università Cattolica e l&#8217;Università Statale. Tra gli &#8220;spunti di riflessione&#8221; che Affaritaliani.it cita nel suo sito in vista del seminario si legge: &#8220;ci sarà sempre bisogno di informazione attendibile, trattata con professionalità e autonomia, e con una forte tensione etica. Perché, allora, non approfittare di questi anni molto tempestosi per la professione giornalistica? Potrebbe essere l&#8217;occasione per migliorarne l&#8217;immagine verso un pubblico che non la considera più come una volta&#8230; Correggendo vizi, cambiando modi di scrivere e di raccontare&#8221;. Complimenti! Prima di dare lezioni agli altri sarebbe però forse il caso che Affaritaliani.it cominciasse a riflettere sulle differenze che ci sono tra una &#8220;rissa&#8221; e un&#8217;aggressione omicida a sprangate contro una persona disarmata e sul fatto che è meglio non riempire i propri articoli di &#8220;probabilmente&#8221; e &#8220;sembra&#8221; a sostegno di tesi preconcette: a differenza di quanto evidentemente pensano molti operatori dei media con eccellenti padroni ed eccellenti relazioni, i lettori non sono scemi.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: <a href="http://www.affaritaliani.it" target="_blank">http://www.affaritaliani.it</a> [sezione Milanoitalia], 7 aprile, 10 aprile; Corriere della Sera, 8 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Nel giro di una sola manciata di giorni, più precisamente dal 6 al 10 aprile, le pagine lombarde dei giornali hanno pubblicato una serie di notizie che nel loro insieme danno un quadro sempre più preoccupante di violenza ed emarginazione, in particolare per quanto riguarda gli immigrati, ma non solo. La notizia più agghiacciante riguarda l&#8217;uccisione da parte di due poliziotti di un barbone che frequentava la Stazione Centrale di Milano, avvenuta sette mesi fa e catalogata all&#8217;epoca dalla polizia come decesso per malore. Secondo la versione data allora dagli agenti della Polfer, Giuseppe Turrisi, di 58 anni, era stato fermato perché disturbava e portato nell&#8217;ufficio della polizia in stazione, dove il barbone, ubriaco, avrebbe dato in escandescenze minacciandoli con un taglierino. Ne sarebbe nata una colluttazione in conseguenza del quale Turrisi si sarebbe sentito male, con il conseguente decesso in ambulanza per arresto cardiaco. I risultati dell&#8217;autopsia hanno però insospettito la magistratura: &#8220;ecchimosi al volto, al capo, al torace, al braccio sinistro, infiltrazioni emorragiche alla testa e alle reni, ma soprattutto una costola che rompendosi ha spaccato la milza&#8221;, come scrive il Corriere della Sera. Insomma, emerge il quadro di un brutale pestaggio contro un uomo che fin dall&#8217;inizio si reggeva a stento in piedi, aggravato dalla falsificazione del relativo rapporto. Durante l&#8217;inchiesta nessuno dei colleghi degli agenti ha confermato la presenza di un taglierino, tranne uno che però è ora indagato per favoreggiamento. I due poliziotti adesso sono in stato di arresto accusati di omicidio, falso e calunnia. Vanno registrate anche alcune reazioni riprese dal Corriere della Sera: il questore Vincenzo Indolfi e il capo della Polfer lombarda, Claudio Caroselli, parlano di verità emersa grazie a un&#8217;indagine interna, ma dalla cronaca del Corriere risulta chiaro che la verità è emersa in seguito all&#8217;autopsia e ai sospetti che ha ingenerato nei magistrati. Calderoni ha detto tra le altre cose che &#8220;questi ragazzi hanno peccato di ingenuità&#8221;, mentre Gabriele Ghezzi del Siulp, uno dei sindacati di polizia, ha dichiarato direttamente &#8220;esprimiamo solidarietà ai colleghi&#8221;. AGGIORNAMENTO DEL 24 APRILE: Come riferisce il Corriere della Sera, il Tribunale del riesame ha accolto le argomentazioni della difesa derubricando l&#8217;omicidio da volontario a preterintenzionale e concedendo gli arresti domiciliari ai due poliziotti che erano stati incarcerati l&#8217;1 aprile.<br />
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<p class="MsoNormal"><span>Due altre notizie dalla Lombardia illustrano con chiarezza le prime conseguenze pratiche del decreto del governo in base al quale i medici possono denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono al pronto soccorso o alle strutture ospedaliere. A Pavia un ragazzo sudamericano di 20 anni, senza permesso di soggiorno, è rimasto a letto in casa per dieci giorni con dolori acuti e febbre molto alta, rifiutando il consiglio degli amici di andare in ospedale per il timore di essere denunciato. Alla fine, grazie anche all&#8217;intervento della Caritas, si è recato ormai in gravi condizioni all&#8217;ospedale dove è stato subito ricoverato in rianimazione. Aveva una normale appendicite che però, non essendo stata curata, è degenerata e ora lotta tra la vita e la morte. A Brescia un senegalese, Maccan Ba, dopo svariati giorni di sofferenza per un forte mal di denti ha vinto le paure e si è recato agli Spedali Riuniti, dove è stato denunciato, fermato da due agenti e portato in questura per 10 ore, come riferisce il Corriere della Sera. Naturalmente si tratta di due soli casi giunti sulle cronache dei giornali lombardi, che però sono emblematici di una situazione sicuramente molto più generalizzata. All&#8217;ex Cpt di via Corelli di Milano (oggi diventato Centro di identificazione ed espulsione degli immigrati) una cinquantina di detenuti è salita sul tetto per protestare contro la proroga fino a sei mesi della facoltà di trattenere gli immigrati irregolari nei centri. Uno di loro è rimasto ferito, secondo la versione della polizia perché alla vista di quest&#8217;ultima ha tentato di calari dal tetto. I manifestanti invece parlano di scontri, testimonianza avvalorata da materiali audio pubblicati sul sito <a href="http://www.autistici.org">http://www.autistici.org</a> in cui si sente un ospite del Cpt che, come scrive il Corriere, &#8220;urla all&#8217;arrivo dei poliziotti denunciando un atteggiamento aggressivo&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>La notte tra il 4 e il 5 aprile, alla vigilia del raduno neonazista organizzato da Forza Nuova, c&#8217;è stato un violento raid contro un locale frequentato da gay, il circolo Toilet sui Navigli. Quattro uomini con le teste rasate scesi da un automobile senza targa hanno assaltato il locale armat di cric e cacciaviti al grido di &#8220;froci comunisti&#8221;. Tra le vittime un ragazzo ferito alla testa con il cric e il gestore del locale preso a pugni. Secondo quanto riferise Repubblica due dei responsabili sono stati raggiunti dagli agenti e denunciati per resistenza a pubblico ufficiale (?!). Secondo l&#8217;ufficio volanti, nonostante i fatti evidenti &#8220;non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica e omofobica dell&#8217;aggressione&#8221; &#8211; una reazione che ricalca i recenti numerosi casi in cui aggressioni chiaramente razziste, politiche e omofobiche sono state catalogate dalle forze dell&#8217;ordine come prive della relativa matrice.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Corriere della Sera, 7 aprile, 8 aprile, 9 aprile, 10 aprile; Repubblica, 6 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Il Corriere Economia ha pubblicato un articolo di Jacopo Tondelli sul candidato del Pdl alla presidenza della Provincia di Milano, Guido Podestà, in cui si parla dei suoi conflitti con Formigoni e dei suoi interessi d&#8217;affari. Tra Podestà e Formigoni esiste una lunga e articolata &#8220;cordiale inamicizia&#8221;. Podestà, che è un berlusconiano di ferro, &#8221; nel 2007 ha sfidato e battuto la componente formigoniana legata a Comunione e Liberazione del partito per diventare coordinatore provinciale. Dinamiche analoghe, l&#8217;anno seguente, quando è succeduto a Maria Stella Gelmini ai vertici regionali&#8221;. Ma gli attriti riguardano anche il versante economico, a partire da quello della sanità. La moglie di Podestà, Noevi Zanella, controlla l&#8217;80% del gruppo Zanella, del quale fa parte la Residenze Heliopolis, una società che gestisce case di residenze per anziani e che si è vista rifiutare l&#8217;accreditamento in Regione. Come scrive Tondelli, &#8220;il tentativo di allargare il potenziale bacino di utenza attraverso l&#8217;accreditamento di Heliopolis finora [si è infranto] contro il muro della regione formigoniana&#8221;, tanto che la Heliopolis ha presentato ricorso presso il Tar lamentando un &#8220;blocco indistinto degli accreditamenti&#8221;. Podestà è consigliere di amministrazione in svariate società del gruppo controllato dalla moglie, che raccoglie oltre 20 aziende con un giro di affari di una ventina di milioni e che operano nei settori assicurazioni, finanza, immobiliare, consulenze, oltre alla già citata sanità. Intanto, secondo quanto riferisce Rodolfo Sala sulla Repubblica, nella ciellina Compagnia delle Opere, fino a oggi il fulcro del potere di Roberto Formigoni, le acque sono agitate. Il Pdl si sta preparando a trasformarsi in un vero partito in Lombardia e Formigoni, da questo punto di vista, è un ostacolo. L&#8217;uomo che avrebbe il compito di traghettare la Compagnia delle Opere e Cielle verso una posizione più neutrale nei confronti dell&#8217;ala berlusconiana sarebbe Maurizio Lupi, ex assessore milanese all&#8217;urbanistica (il &#8220;padrino&#8221; dell&#8217;attuale assessore Masseroli) e attualmente vicepresidente della camera, sempre più spesso mandato a parlare di fronte alle telecamere a nome del Pdl. Secondo voci riportate dalla Repubblica Lupi sarebbe addirittura candidato a sostituire Moratti alla guida del Comune di Milano quando nel 2011 scadrà il mandato dell&#8217;attuale sindaco. Una conferma del calo delle quotazioni di Formigoni all&#8217;interno del sistema di potere lombardo sarebbe data dal recente avvicendamento ai vertici della Fiera di Milano, che ha visto i ciellini formigoniani perdere completamente la partita a favore di berlusconiani (Perini), leghisti ed esponenti di Alleanza Nazionale. Va tuttavia osservato che Formigoni nelle settimane scorse ha ottenuto il controllo di fatto della gestione delle grandi opere per l&#8217;Expo, che è stata assegnata al Tavolo Lombardia da lui presieduto.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Corriere della Sera, 6 aprile; Repubblica, 10 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO&#8217;</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Al liceo Beccaria di Milano si è verificato un fatto che la dice lunga sull&#8217;atmosfera soffocante che regna nelle scuole. Poco prima di Pasqua i redattori dell&#8217;Urlo, giornalino scolastico, hanno distribuito nelle classi il nuovo numero, sulla cui copertina compariva una vignetta che raffigurava il papa Benedetto XVI con un preservativo in testa. La preside ha fatto immediatamente ritirare le copie, ha fatto strappare la prima pagina incriminata, e poi ha fatto ridistribuire il numero nelle classi! Come ciliegina sulla torta, ha ottenuto dai ragazzi l&#8217;assicurazione che al ritorno dalle vacanze si scuseranno con la &#8220;comunità scolastica&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonte: Corriere della Sera, 9 aprile)</span></p>
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