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	<title>Milano Internazionale &#187; Corriere della sera</title>
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		<title>A scuola di manganello</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:07:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Andrea Ferrario Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=866&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese si appresta ad affrontare l&#8217;emergente questione giovanile e la crisi economica.</strong></p>
<p><span id="more-866"></span></p>
<p>Nel giro di una sola settimana a Milano si è verificata una serie di fatti che dipingono un&#8217;immagine della città dai toni neri, nerissimi, in senso sia figurato che politico. I giornali li hanno riportati con ampi particolari, ma senza metterli in reciproco collegamento, come se non fossero attraversati tutti da un unico filo comune (un filo impersonato in particolare da uno che di nero e di fascismo se ne intende molto: il vicesindaco Riccardo De Corato). Vale pertanto la pena di ripercorrerli tutti insieme.</p>
<p>POLIZIA, MANGANELLI E CORRIERE DELLA SERA</p>
<p>Il 13 novembre, all&#8217;alba, con un blitz che ha visto la presenza spropositata di addirittura 90 poliziotti, sono stati arrestati tre militanti di sinistra del Collettivo autonomo Ringhiera in Ripa di Porta Ticinese, mentre altri due sono stati arrestati presso le loro abitazioni. L&#8217;accusa è quella pesante di rapina e minacce in seguito a un episodio in realtà molto meno pesante avvenuto presso la Libreria Cusl dell&#8217;Università Statale (da sempre area Comunione e Liberazione) il 2 ottobre scorso: secondo quanto riferiscono i giornali, i cinque avrebbero fatto alcune centinaia di fotocopie rifiutandosi poi di pagare e ne sarebbe nato un alterco con insulti e minacce, qualche testata parla anche di rissa. Valerio Ferrandi, 24 anni e già sotto sorveglianza speciale, è tuttora in carcere, mentre gli altri quattro sono agli arresti domiciliari. De Corato elogia le forze dell&#8217;ordine &#8220;che hanno riaffermato che la legge è uguale per tutti&#8221;: per tutti, forse, ma di sicuro non per il Comune, come illustra con chiarezza il caso del liceo Gandhi. La sera dello stesso 13 novembre quindici studenti lavoratori e professori del liceo serale Ghadhi di via XXV aprile sono entrati nella loro scuola occupandola. Sono esasperati, da due mesi protestano accampati nelle loro tende di fronte alla scuola serale (l&#8217;unica di Milano) per protestare contro la chiusura dei corsi per volontà del sindaco Letizia Moratti. Il particolare interessante è che il 22 ottobre il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha emesso un&#8217;ordinanza che impone la riapertura della scuola, ma il Comune non la applica. Dopo poche ore, l&#8217;alba del giorno successivo, ben sei camionette di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, accompagnati dai vigili del fuoco, arrivano alla scuola e con un blitz durante il quale sono stati usati addirittura una motosega e la fiamma ossidrica sgomberano a manganellate gli occupanti che gridano &#8220;vergognatevi, non siamo delinquenti: vogliamo tornare a studiare e voi fate a pezzi le nostre scuole&#8221;. Le forze dell&#8217;ordine intervengono insomma con la violenza per difendere chi non rispetto un&#8217;ordinanza, cioè il Comune, da chi protesta per rivendicare l&#8217;applicazione del proprio diritto allo studio, sancito peraltro da un tribunale. Mariolina Moioli, che non si capisce perché si fregi del titolo di assessore alle politiche sociali, visto che il suo lavoro ha come esito principalmente blitz di polizia, sgomberi, chiusure di scuole, licenziamenti e simili, rincara la dose: &#8220;L&#8217;occupazione ha provocato danni [presumibilmente si riferisce alle porte abbattute dalle forze dell'ordine con motosega e fiamma ossidrica - N.d.A.] e il Comune è intenzionato a procedere&#8221;. Passano solo tre giorni e ancora manganellate contro studenti e militanti di sinistra. Il 17 novembre si protesta in tutta Italia, ma anche in altre città d&#8217;Europa, all&#8217;insegna dello slogan &#8220;l&#8217;educazione non è in vendita&#8221; e centinaia di migliaia di studenti manifestano per le strade. Se a Torino gli studenti ricordano il loro compagno Vito Scaridi, ucciso un anno fa da un crollo dovuto all&#8217;incuria in cui versa la scuola italiana, a Milano si protesta anche per la chiusura del Gandhi e gli arresti dei cinque militanti di sinistra. Ma nella metropoli meneghina il corteo non è autorizzato, da piazza Cairoli qualche centinaia di studenti, quasi tutti delle superiori, si dirigono prima all&#8217;assessorato all&#8217;educazione in Largo Treves e poi in piazza della Scala per cercare di raggiungere Piazza Duomo. In Piazza Mercanti alcuni di loro vengono accerchiati dalla polizia, scattano la carica e le manganellate, con cinque studenti feriti e quattro arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, di cui due presto rilasciati in quanto minorenni. Gli arrestati sono due nomi noti tra gli studenti milanesi, perché da anni particolarmente impegnati nelle lotte studentesche, Gianmarco Peterlongo e Matteo Tunesi: i loro arresti appaiono quindi ben poco casuali. Così come appaiono ridicole le accuse di violenze contro i poliziotti, dato che questi ultimi erano a decine, ben messi, protetti da scudi e manganelli contro un piccolo gruppo di liceali pressoché tutti minorenni. Il giorno successivo i due arrestati vengono fatti scarcerare dal giudice (ma ora li attende un processo penale) e De Corato commenta acido: &#8220;per gli aderenti ai centri sociali vale il sistema delle facili scarcerazioni come per i clandestini&#8221;. Il Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli, giornale di proprietà tra gli altri di Banca Intesa e Salvatore Ligresti e che si sta trasformando sempre più nell&#8217;organo del nazional-populismo italiano, spara una raffica di articoli. Nel primo, un commento di Carlo Baroni dall&#8217;inopinato titolo &#8220;Quando si varca la sottile linea della violenza&#8221; (l&#8217;autore intende quella, inesistente, degli studenti e non quella, reale, della polizia) si parla della manifestazione con una retorica del tutto fuori luogo: i fatti vengono commentati usando termini come &#8220;rivolta sconsiderata&#8221;, &#8220;slogan urlati al cielo della violenza senza ragione&#8221; [!?! - forse Baroni si riferisce allo slogan "L'educazione non è in vendita"?], mentre in un altro articolo del Corriere si scrive, come esempio delle &#8220;violenze&#8221;, di &#8220;bidoni della spazzatura divelti&#8221;: rimaniamo in attesa che qualcuno ci spieghi come i cassonetti (e non bidoni) della spazzatura, che a Milano poggiano sui marciapiedi senza essere fissati, possano essere &#8220;divelti&#8221; &#8211; i vocaboli giusti sarebbero &#8220;rovesciati&#8221; o &#8220;spostati&#8221;, ma non suonano sufficientemente violenti&#8230; Due giorni dopo il Corriere condisce il tutto con un servizione mirato a discreditare le occupazioni, in cui tra le altre cose si rispolvera l&#8217;ipotesi del 5 in condotta per gli studenti che occupano. Per riassumere il quadro complessivo, quindi, in soli cinque giorni 9 arresti di studenti e militanti di sinistra, cinque studenti feriti, due blitz all&#8217;alba con decine di poliziotti in tenuta antisommossa, una carica a suon di manganellate, il tutto condito con i consueti due o tre sbrodoloni filoregime del Corriere.</p>
<p>NEOFASCISTI</p>
<p>A tutto questo va ad aggiungersi l&#8217;attivazione dei neofascisti, che a ottobre si sono presentati provocatoriamente due volte al Liceo classico Manzoni (il &#8220;più di sinistra&#8221; di Milano) e una volta al Parini per volantinare in gruppi composti da energumeni con caschi, che hanno tra l&#8217;altro effettuato filmati con i cellulari. In due casi l&#8217;iniziativa è stata di Lotta studentesca (Forza Nuova), in un caso invece di Blocco studentesco (Cuore Nero). Ieri poi quelli di Forza Nuova sono tornati al Manzoni con un&#8217;altra provocatoria azione &#8220;contro le zecche, ovvero gli studenti di sinistra&#8221;, uno slogan che va a braccetto con le manganellate della polizia. Vale la pena di ricordare a proposito un altro caso in cui i neofascisti, sempre quelli di Forza Nuova, hanno organizzato a Milano un&#8217;azione provocatoria che ha preceduto di poco le movimentazioni studentesche dell&#8217;Onda, durante le quali poi a Roma c&#8217;è stata la brutale aggressione da parte di un manipolo del Blocco studentesco contro alcuni liceali, sotto gli occhi della polizia che non è intervenuta. Nel settembre 2008 Forza Nuova aveva preso di mira il liceo linguistico comunale Manzoni di Lambrate. I locali del liceo sono di proprietà dei Martinitt, che li  dà in affitto al Comune ma ne utilizza alcuni in un&#8217;ala adiacente per ospitare alcuni ragazzi minorenni stranieri. Forza Nuova ha prima attaccato striscioni e manifesti contro i Martinitt sul muro dell&#8217;edificio con evidenti fini di minaccia nei confronti dei ragazzi da loro ospitati, che infatti per paura di raid sono stati allontanati dall&#8217;edificio per alcuni giorni, poi ha organizzato un volantinaggio con slogan deliranti come &#8220;Il Manzoni agli studenti, Italia agli italiani&#8221;. I neofascisti nell&#8217;occasione hanno tra l&#8217;altro dimostrato di essere totalmente estranei alla scuola in questione e più in genere alla città: da sempre a Milano il liceo linguistico viene chiamato &#8220;la&#8221; Manzoni (che un tempo era femminile) per distinguerlo da &#8220;il&#8221; Manzoni liceo classico. Va notato poi, in relazione a quest&#8217;ultimo caso che ha colpito un&#8217;istituzione di beneficienza di Milano dalla tradizione secolare come i Martinitt, che il Corriere della Sera, altrimenti prodigo di articoloni sulla &#8220;violenza&#8221; degli studenti di sinistra, non ha nemmeno riportato la notizia. Quello che comunque risulta evidente è che negli ultimi tempi, e in particolare nell&#8217;ultimo mese e mezzo, c&#8217;è stata una particolare &#8220;attenzione&#8221; dei neofascisti nei confronti della scuola, che coincide, guarda un po&#8217;, con quella della polizia e i relativi arresti e manganellate: cadono in questi giorni i quaranta anni dall&#8217;autunno caldo e da Piazza Fontana, e alla luce della storia le coincidenze di tempistica tra le azioni dei neofascisti e quelle dei cosiddetti &#8220;difensori dell&#8217;ordine&#8221; suonano particolarmente inquietanti. Più in generale, la violenta campagna repressiva contro gli studenti va letta nel contesto del momento. Da una parte la riforma Gelmini entra nella sua fase applicativa con le relative concrete conseguenze deleterie. Dall&#8217;altra, come abbiamo già notato in un recente numero del nostro Diario della crisi in Lombardia, la crisi ha effetti particolarmente pesanti per i giovani, in conseguenza soprattutto del crollo delle assunzioni che chiude loro prospettive per il futuro. Arresti, manganellate e provocazioni fasciste hanno quindi la funzione di prevenire eventuali più ampie proteste, isolando chi è più attivo e incutendo paura agli altri potenziali contestatori.</p>
<p>ROM E AMBROGINI</p>
<p>Al quadro repressivo/decoratiano vanno aggiunti altri episodi, sempre di questi giorni. Quello più odioso è quello dello sgombero del campo rom di via Rubattino, in zona Lambrate, a due passi dallo stabilimento Innse. 61 famiglie, ivi compresi 40 bambini che frequentavano le scuole del quartiere, sono state sbattute per la strada nel giro di solo un paio di ore con un&#8217;operazione di polizia. Il Comune in un primo tempo non ha proposto nemmeno la soluzione del dormitorio per le donne e i bambini (comunque solo d&#8217;emergenza e inaccettabile), contrariamente a quanto aveva fatto in passato. Poi, su pressione di associazioni e di alcuni politici dell&#8217;opposizione, il Comune ha proposto il dormitorio per le mamme e i bambini, ma questa volta &#8220;solo fino al settimo anno di età&#8221;, una novità senza alcuna logica e per questo particolarmente crudele e chiaramente persecutoria. Non a caso solo in dodici hanno accettato. Il risultato dello sgombero è il solito: la sera decine di rom si sono rifugiati alla bell&#8217;e meglio in qualche luogo della zona (in aree dismesse o sotto i ponti) per essere poi di nuovo sgomberati due volte. In realtà questo caso ha mostrato anche un volto di Milano molto più bello di quello truce del barbuto De Corato, che è il vero ispiratore della campagna sgomberi. Qualche giorno prima si era tenuta una fiaccolata di abitanti del quartiere che, pur segnalando l&#8217;inabitilità del campo, hanno manifestato contro lo sgombero preannunciato, in solidarietà anche ai bambini rom che frequentavano le stesse scuole dei loro figli. Alcune mamme e bambini sgomberati sono stati poi ospitati proprio da alcune di queste famiglie e dagli insegnanti di alcune di queste scuole, nonché in alcune parrocchie, una manifestazione di coraggiosa solidarietà come non si vedeva da tempo in città. Nel momento in cui scriviamo circa un centinaio di rom, tra i quali i quaranta bambini, si sono rifugiati in una chiesa di via Feltre chiedendo di essere ospitati in strutture della protezione civile, ma il Comune ha ribadito il suo no e offre solo soluzioni di emergenza parziali, rifiutando di prendere in considerazione soluzioni che non comportino la divisione dei nuclei familiari. Se le repressioni contro gli studenti milanesi erano già in odore di fascismo, lo sgombero di Lambrate puzza direttamente di nazismo. L&#8217;ultimo evento della serie, di gran lunga meno preoccupante ma anch&#8217;esso disgustoso, è quello dell&#8217;assegnazione degli Ambrogini d&#8217;oro, che ormai vengono spartiti in base al dettame dei partiti esattamente come vengono spartite le poltrone ai vertici del potere amministrativo, anche loro d&#8217;oro. Su richiesta della Lega uno degli Ambrogini è andato ai manovali di quella che è un&#8217;altra operazione in odore di fascismo, i 32 vigili del nucleo trasporto pubblico che vanno a caccia di stranieri senza biglietto da rinchiudere in un apposito bus con grate, come è stato denunciato e documentato da Repubblica in una serie di articoli di Franco Vanni. Gli italiani senza biglietto, che pure ci sono, non subiscono la medesima sorte. D&#8217;altronde, come ha rilevato perfino il Corriere della Sera e come ha riscontrato in più occasioni anche chi scrive, il più delle volte i controllori i biglietti li verificano solo agli immigrati.</p>
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		<title>Milano Internazionale &#8211; Cronache &#8211; N. 20 del 22 aprile 2009</title>
		<link>http://milanointernazionale.it/2009/04/22/milano-internazionale-cronache-n-20-del-22-aprile-2009/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 12:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SOMMARIO: 1) DE BORTOLI AL CORRIERE, ALL&#8217;INSEGNA DI COMUNITA&#8217; E IDENTITA&#8217; 2) MILANESI RICCHI, MILANESI POVERI, MILANESI EVASORI&#8230; 3) QUANDO IL MATTONE NON TIRA 4) GRANDI MANOVRE NEL CAPITALE CHE CONTA A MILANO 5) ZINCAR, I MILIONI IN FUMO DEL COMUNE DI MILANO 1) DE BORTOLI AL CORRIERE, ALL&#8217;INSEGNA DI COMUNITA&#8217; E IDENTITA&#8217; NAZIONALE Dopo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=379&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>SOMMARIO:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>1) DE BORTOLI AL CORRIERE, ALL&#8217;INSEGNA DI COMUNITA&#8217; E IDENTITA&#8217;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>2) MILANESI RICCHI, MILANESI POVERI, MILANESI EVASORI&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>3) QUANDO IL MATTONE NON TIRA</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>4) GRANDI MANOVRE NEL CAPITALE CHE CONTA A MILANO</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>5) ZINCAR, I MILIONI IN FUMO DEL COMUNE DI MILANO</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> <span id="more-379"></span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>1) DE BORTOLI AL CORRIERE, ALL&#8217;INSEGNA DI COMUNITA&#8217; E IDENTITA&#8217; NAZIONALE</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dopo la direzione di Paolo Mieli, pessima dal punto di vista sia dei contenuti sia dei risultati economici, approda al Corriere della Sera come nuovo direttore Ferruccio De Bortoli, che abbandona la guida del Sole 24 Ore. Le sue prime dichiarazioni non fanno intravvedere nulla di buono per il quotidiano milanese, che ha una lunghissima tradizione di conformità ai dettami culturali e politici della borghesia. Se si eccettuano gli scontati e poco originali richiami generici all&#8217;indipendenza e al dovere di critica, il suo primo editoriale, così come il suo discorso alla redazione, battono pesantemente la stessa strada della retorica governativa improntata su comunità, identità nazionale e unità. Basta citare alcune frasi per dare un&#8217;idea di dove De Bortoli vada a parare. Parla di &#8220;unità di intenti del nostro Paese&#8221;, scrive che &#8220;insieme alle notizie circolano i sentimenti, le emozioni. Ci si sente tutti parte di una comunità.&#8221; Profila il suo Corriere come un giornale &#8220;dove si tenta di costruire, piuttosto che distruggere. Che sta dalla parte del Paese. Non contro&#8221;, per farsi un po&#8217; più criptico poi quando dice che &#8220;un giornale moderno è anche uno specchio dell&#8217;identità di chi lo legge&#8221;, concetto che diventa un po&#8217; più chiaro, soprattutto alla luce dell&#8217;isteria sulla sicurezza fomentata negli ultimi anni da governo e poteri mediatici, nel suo discorso alla redazione: &#8220;il giornale [deve avere la capacità di] rappresentare la comunità a cui si rivolge e di difenderla nei suoi bisogni, perfino nelle sue paure&#8221;, deve essere &#8220;un giornale simbolo di identità&#8221; e &#8220;antidoto alla solitudine della globalità&#8221; (perché &#8220;guardatevi intorno: quali sono i simboli che vi ricordano tradizione, appartenenza, storia della vostra comunità? Sono pochi, pochissimi&#8221;). A livello più politico De Bortoli dice che il Corriere rappresenta &#8220;l&#8217;Italia che ce la fa, la migliore classe dirigente, il ceto medio produttivo&#8221; e sottolinea &#8220;noi siamo dei moderati, sottolineo moderati&#8221;. Insomma, una bordata di sparate retoriche la cui interpretazione però non è difficile: il Corriere della Sera pigerà ulteriormente l&#8217;acceleratore su sentimenti, emozioni, paure, sull&#8217;unanimismo all&#8217;insegna del &#8220;senso di comunità&#8221;, dell&#8217;&#8221;identità nazionale&#8221;, sarà un giornale &#8220;costruttivo&#8221; e &#8220;non contro&#8221;, cioè riprenderà tutti i concetti alla base dell&#8217;ideologia propugnata dall&#8217;establishment di governo ed economico che ci comanda. E lo farà schierandosi dalla parte della (migliore??) classe dirigente e del ceto medio, dei moderati (tradotto in &#8220;parla come mangi&#8221;: il centrodestra e il centrosinistra che non rompe le uova nel paniere ai capitalisti), gli unici soggetti che De Bortoli ha scelto di citare in mezzo a un&#8217;Italia dove ci sono milioni di lavoratori a rischio licenziamento o riduzione salariale, milioni di precari, milioni di studenti che si vedono tagliare fondi all&#8217;istruzione, milioni di immigrati<span> </span>che lavorano per i padroni italiani e sono sottoposti a ogni sopruso&#8230; e l&#8217;elenco potrebbe essere ancora più lungo. Quando parla di un giornale che sta dalla parte del Paese, non specifica quale: quello degli speculatori edilizi e degli speculatori finanziari (entrambi presenti nell&#8217;azionariato del suo giornale), dei padroni che licenziano, degli apparati di repressione? E lo stesso vale per i termini &#8220;comunità&#8221; e &#8220;identità&#8221;, concetti che non a caso sono sempre stati al centro della retorica di quanti negli ultimi cento anni hanno dato all&#8217;Italia il peggio che poteva ricevere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>(fonte: Corriere della Sera, 8 e 10 aprile)</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>2) MILANESI RICCHI, MILANESI POVERI, MILANESI EVASORI&#8230;</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo di Gianni Santucci sui redditi dichiarati dai milanesi. &#8220;Poco meno di un milanese su due dichiara un reddito inferiore ai 20.000 euro all&#8217;anno&#8221;, dato che fa pensare in parte a una larga diffusione dell&#8217;evasione. &#8220;Sono 32.356 i milanesi che dichiarano oltre 100.00 euro, quasi il 4%, ma possiedono il 30% dell&#8217;intera ricchezza dichiarata al fisco della città. [...] Il reddito medio dichiarato a Milano è vicino ai 33.000 euro, quasi il doppio rispetto ai 18.834 euro della media nazionale e comunque una cifra che stacca visibilmente anche la media del Nord-Ovest (20.829 euro)&#8221;. Il 4% di ricchi con più di 100.000 euro di reddito sono &#8220;una percentuale più che quadrupla rispetto a quella dei ricchi nell&#8217;intero paese (dove sono lo 0,87 per cento di tutti i contribuenti italiani). E ancora: tra tutti i redditi sopra i 100.000 euro in Italia (354.856 persone) quasi il 10% sono milanesi&#8221;. In termini di cifre aggregate nel triennio 2004-2006 (prima cioè della crisi) &#8220;l&#8217;intero reddito imponibile Irpef di Milano nel 2004 era di 24,3 miliardi, salito a 24,8 miliardi nel 2005 e cresciuto ancora sensibilmente fino ai 26,3 miliardi del 2006&#8243;. Ma c&#8217;è ancora un dato fondamentale: &#8220;la parte più ampia dei contribuenti milanesi è infatti compresa nelle fasce di reddito tra 10.000 e 15.000 euro (123.000 persone), tra i 15.000 e i 20.000 euro (143.000 persone) e tra i 20.000 e i 26.000 euro (134.000). Sono loro, con le oltre 93.000 persone che dichiarano meno di 10.000 euro (in maggioranza pensionati) a soffrire in maniera più pesante gli effetti della recessione&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonte: Corriere della Sera, 16 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>3) QUANDO IL MATTONE NON TIRA</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Cominciano a profilarsi i primi effetti della crisi sugli introiti delle amministrazioni pubbliche. I dati nazionali pubblicati in questi giorni parlano di una diminuzione delle entrate fiscali dello stato per il primo bimestre 2009 pari al 7% e con trend all&#8217;aumento. A Milano il Comune nel 2008 ha incassato 8 milioni di euro in meno del previsto con gli oneri di urbanizzazione. La cifra per l&#8217;intero anno è di 58,5 milioni, a fronte di una previsione di 66,7 milioni, e ciò nonostante il rialzo delle tariffe varato nel dicembre 2007. Negli anni precedenti, grazie alla bolla immobiliare e alle parallele politiche comunali mirate a incentivare la speculazione edilizia, gli introiti generati dagli oneri di urbanizzazione avevano registrato una fortissima crescita: da 31,4 milioni nel 2005, a 44,8 milioni nel 2006 a 52,1 milioni nel 2007. Bisognerà vedere ora cosa succederà in questo 2009 di crisi, per il quale il Comune ha preventivato entrate per 70 milioni, che però difficilmente verranno raggiunte visto il drastico rallentamento della crescita cominciato già nel 2008. Per il bilancio di Palazzo Marino si prospettano quindi grossi problemi visto che, tra le altre cose, anche le società controllate, come per esempio Sea Aeroporti, ridurranno drasticamente i dividendi erogati al Comune o addirittura non ne erogheranno affatto.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Sempre sul piano della speculazione edilizia ci sono da registrare alcuni dati sugli immobili sfitti. A Milano sono circa 30.000 gli appartamenti sfitti, pari al 4% dei 677.000 appartamenti totali esistenti in città. A questi dati vanno ad aggiungersi quelli sugli spazi per ufficio sfitti. Su 1,2 milioni di metri quadri di superficie per uffici esistenti a Milano, il 6% è sfitto ma, aggiunge il Corriere della Sera, si tratta di dati ufficiali che non rispecchiano una situazione reale ancora più critica, &#8220;perché altri vecchi palazzi si stanno svuotando. E nuovi contenitori non sono mai stati riempiti. Fa testo il recente insediamento di via Forlanini, verso Linate. Sfitte le torri di via Stephenson, all&#8217;estrema periferia Nord-Ovest. Come quelle di via Senigallia, a ridosso di Cormano. E a Sud in via dei Missaglia. Metri quadrati di uffici sfitti che, uno sull&#8217;altro, fanno 30 Pirelloni, [senza contare che] la crisi potrebbe accelerare l&#8217;esodo di altri colletti bianchi da altri cubi&#8221;. I palazzi per uffici sfitti, scrive sempre il Corriere della Sera, &#8220;sono così da anni, costruiti tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90, nella sbornia del dopo piano regolatore, che consentiva di trasformare le ex aree industriali in terziario (30%) e produttivo. Il terziario è lì, scatole vuote&#8221;. E, come spiega l&#8217;economista Giacomo Biraghi, a differenza di altre città europee in cui gli spazi per uffici si concentrano nei cosiddetti Business District, a Milano il terziario &#8220;si è sviluppato sulla città come un quadro di Mondrian, a macchia di leopardo&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>La Repubblica segnala infine i contenuti della bozza di progetto di legge regionale che &#8220;declina alla lombarda il piano casa di Berlusconi&#8221;. Vengono introdotte novità rispetto al decreto del governo, per esempio si potranno recuperare volumetrie non utilizzate nei centri storici anche per attitività economiche. Al di fuori dei centri storici si potranno ampliare poi del 20 per cento gli edifici, anche per destinazioni non residenziali.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Il Giornale, 6 aprile; Repubblica, 4 aprile, 16 aprile; Corriere della Sera, 2 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>4) GRANDI MANOVRE NEL CAPITALE CHE CONTA A MILANO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Pirelli Re, Impregilo, A2A, tre nomi che contano moltissimo a Milano e in Lombardia, rispettivamente nell&#8217;immobiliare, nelle costruzioni e nell&#8217;energia. Se la A2A è a controllo pubblico (Comuni di Milano e Brescia), le altre due fanno capo ad alcuni dei più noti nomi del capitalismo italiano, rispettivamente Pirelli e Tronchetti Provera la prima, e Ligresti, Benetton e Gavio la seconda. Tutte e tre in questi giorni stanno attraversando momenti cruciali. L&#8217;8 aprile Carlo Puri Negri ha abbandonato il timone di Pirelli Re e la società immobiliare è stata di fatto &#8220;commissariata&#8221; dalla casa madre Pirelli guidata da Marco Tronchetti Provera, che ha nominato due uomini di stretta fiducia alla guida della società. Puri Negri, che è figlio di una Pirelli, aveva cominciato la sua carriera nel 1989 e aveva creato e portato al successo il ramo immobiliare di Pirelli, cavalcando senza remore la bolla immobiliare. Gli investimenti di Pirelli Re in Italia e nell&#8217;Europa Orientale ammontano a circa 1,3 miliardi e hanno generato rendimenti tra il 5% e il 7%, ma l&#8217;indebitamento accumulato è di 860 milioni. Ora, dopo lo scoppio della bolla, Pirelli Re si trova con 195 milioni di perdita in bilancio e le sue azioni che sono arrivate a valere 60 euro oggi sono quotate intorno ai 4,5 euro. Tronchetti Provera ha deciso quindi di avviare una delicata operazione di ricapitalizzazione per 400 milioni il cui scopo è quello di mettere in salvo il ramo immobiliare del gruppo. Puri Negri abbandona a fronte di una lauta buonuscita, in tutto 12 milioni di euro.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Per la Impregilo, che ha vinto la gara per la realizzazione di una delle più grandi opere a cui darà il via il governo Berlusconi, il ponte sullo stretto di Messina, si profila invece una soluzione per la situazione di stallo tra gli azionisti di controllo che si protraeva da mesi. La società è controllata da un patto azionario tra Salvatore Ligresti, la famiglia Benetton e Marcellino Gavio, patto che scadrà il prossimo 12 giugno. I motivi di divergenza tra i soci non sono chiari, ma la stampa ha parlato di un conflitto strategico tra l&#8217;ala delle costruzioni (Ligresti) e quella delle concessioni autostradali (Benetton e Gavio), con una possibile fuoriuscita di Ligresti. Ora pare che le divergenze si stiano appianando con la mediazione di Mediobanca, che detiene in pegno circa il 30% delle azioni della società, cioè la quota totale in mano ai tre. Va rilevato che il presidente di Impregilo, Massimo Ponzellini (un nome che incontreremo di nuovo qui sotto quando parleremo di A2A) è candidato alla presidenza della banca Bpm e non ha alcuna intenzione, qualora venisse eletto, di abbandonare la presidenza di Impregilo, ritenendo che non vi sia alcuna incompatibilità.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>In A2A, il minicolosso energetico controllato dai Comuni di Milano e Brescia, è in corso un radicale rimescolamento delle carte, dopo i mesi di stallo vissuti dalla gestione duale da parte delle due città lombarde. Nei giorni scorsi  Renzo Capra (&#8220;l&#8217;uomo&#8221; di Brescia nell&#8217;azienda) ha dato le dimissioni dal consiglio di sorveglianza. Il Corriere Economia interpreta le dimissioni come una conseguenza della vittoria di Adriano Paroli, di Forza Italia, che ha conquistato la poltrona di sindaco dopo dieci anni di centrosinistra. Paroli, vicino a Comunione e Liberazione e a Roberto Formigoni, punterebbe alla sostituzione di Capra con un proprio fedelissimo, Graziano Tarantini, fondatore della Compagnia delle Opere bresciana. Tarantini tra l&#8217;altro è membro del consiglio di amministrazione della banca Bpm, nell&#8217;ambito della quale appoggia la candidatura a presidente di Massimo Ponzellini (il già menzionato presidente di Impregilo). In questa fitta rete di relazioni politiche e affari si inserisce, sempre secondo il Corriere Economia, anche la Lega Nord, che mira a insediare un suo uomo (si parla di Dario Fruscio, uscito a febbraio dal collegio sindacale di Expo 2015 Spa) ai vertici del consiglio di sorveglianza della società. Da parte sua, a Milano, Moratti punterebbe a ottenere una poltrona importante in A2A per Paolo Glisenti, dopo la sua estromissione dalla guida dell&#8217;Expo 2015. Va rilevato inoltre che nel consiglio di gestione di A2A siede in rappresentanza del Comune di Milano il consigliere Simone Rondelli, che è stato oggetto di un avviso di garanzia per truffa aggravata ai danni dello stesso Comune in relazione alla vicenda dei derivati. Rondelli è legato a Letizia Moratti: siede nel consiglio di supervisione di Syntek, azienda di proprietà del sindaco, ed è amministratore di Four Partners, società che si occupa di gestione patrimoniale e ha tra i suoi clienti la stessa Syntek. Il Sole 24 Ore si interroga da parte sua sul futuro dell&#8217;azienda milanese-bresciana. Una volta risolti gli assetti di governo, A2A dovrà occuparsi di strategie, in particolare per quanto riguarda la controllata Edison, gestita in tandem con i francesi di Edf, ma che finora non ha dato i risultati industriali auspicati. Secondo lo stesso quotidiano &#8220;le opzioni sono quattro: il mantenimento dello status quo, la fusione A2A-Edison, lo spezzatino di Edison o lo spezzatino di A2A&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Corriere della Sera, 9 aprile, 18 aprile; Corriere Economia, 20 aprile; Repubblica Affari e Finanza, 20 aprile 2009; Repubblica, 21 aprile; Sole 24 Ore, 15 aprile 2009)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>5) ZINCAR, I MILIONI IN FUMO DEL COMUNE DI MILANO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>La Zincar è una società controllata dal Comune di Milano (ma con una partecipazione azionaria, tra gli altri, della A2A) il cui nome è l&#8217;acronimo di uno strampalato &#8220;Zero impatto non carbonio&#8221;. Nei mesi scorsi era stata al centro di polemiche, ai limiti dello scoppio di uno scandalo, sulle &#8220;consulenze facili&#8221; assegnate, tanto che a dicembre Letizia Moratti ne aveva deciso la liquidazione. Oggi emerge, come riferisce la Repubblica, che la Zincar ha un buco di 18 milioni di euro, una cifra da capogiro per una società che a fine 2007 aveva un giro d&#8217;affari di poco meno di 5 milioni di euro. La scarsa trasparenza delle operazioni della Zincar è testimoniata dal fatto che nel 2007 la società di revisione Ernst&amp;Young si era rifiutata di certificarne i conti. Zincar, per dare un esempio degli sperperi di cui era il canale, sta realizzando nel quartiere di Quarto Oggiaro un progetto finanziato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del costo di ben 4,3 milioni di euro, che prevede la realizzazione di un centro di informazione e formazione per i cittadini sui temi della sicurezza. Con 6 milioni di finanziamento dello stesso ministero sta completando un progetto per studiare i microrischi relativi al trasporto di merci pericolose in ambito urbano. Come conclude la Repubblica, &#8220;insomma, una marea di soldi che Zincar sembra aver in parte sperperato in consulenze e comunque ad alto impatto per il Comune&#8221;. Ora si deve decidere come ripartire le perdite tra gli azionisti e secondo il quotidiano si va verso una soluzione che coinvolga più i soci industriali (come A2A) e meno il Comune.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonte: Repubblica, 18 aprile)</span></p>
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