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	<title>Milano Internazionale &#187; Formigoni</title>
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		<title>Lombardia ellenica: l&#8217;altra corruzione</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 11:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[2. Crisi globale]]></category>
		<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
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		<description><![CDATA[di Andrea Ferrario Nel fondo di ammortamento dell&#8217;emissione obbligazionaria della Regione Lombardia ci sono 115 milioni di titoli statali greci, come già aveva informato a suo tempo Milano Internazionale. Un rischio che ora si fa altissimo per le finanze lombarde, in un contesto italiano ed europeo in cui le amministrazioni pubbliche sono sempre più drogate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=901&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong>Nel fondo di ammortamento dell&#8217;emissione obbligazionaria della Regione Lombardia ci sono 115 milioni di titoli statali greci, come già aveva informato a suo tempo Milano Internazionale. Un rischio che ora si fa altissimo per le finanze lombarde, in un contesto italiano ed europeo in cui le amministrazioni pubbliche sono sempre più drogate dalla finanza spericolata e dai titoli derivati</strong>.</p>
<p><span id="more-901"></span></p>
<p>I nostri precedenti articoli sull&#8217;argomento:</p>
<p><a href="http://milanointernazionale.it/2009/07/11/formigoni-nel-pantano/" target="_blank">Formigoni nel pantano</a></p>
<p><a href="http://milanointernazionale.it/2009/05/11/derivati-e-bilancio-le-mani-della-finanza-creativa-su-milano/" target="_blank">Derivati e bilancio: le mani della finanza creativa su Milano</a></p>
<p>Non è che in giro non se ne sia parlato: alcuni blog hanno pubblicato materiali sull&#8217;argomento e perfino il Sole 24 Ore gli ha dedicato un articolo. Solo che il caso della presenza di obbligazioni statali greche nel sinking fund dell&#8217;emissione obbligazionaria effettuata nel 2002 dalla Regione Lombardia va messo in un contesto più ampio rispetto a quanto non sia stato fatto finora. Riassumiamo brevemente i fatti citando il Corriere della Sera dell&#8217;11 ottobre 2008 (rimandando per i particolari, ivi compresi quelli relativi al &#8220;fattore greco&#8221;, al nostro articolo <a href="http://milanointernazionale.it/2009/07/11/formigoni-nel-pantano/" target="_blank">Formigoni nel pantano</a> dell&#8217;11 luglio 2009): &#8220;Nell&#8217;ottobre 2002 la Regione emette un bond da un miliardo di dollari. Le due banche che gestiscono l&#8217;operazione costituiscono un fondo cui fino al 2032 dovranno essere versate rate annuali di ammortamento. Il fondo, a sua volta, viene articolato su un paniere di obbligazioni concordate con la Regione Lombardia&#8221;. E&#8217; in questo fondo (il termine tecnico è appunto &#8220;sinking fund&#8221;) che vanno a finire, e ancora si trovano, ben 115 milioni di obbligazioni dello stato greco, attualmente ad altissimo rischio. Come se non bastasse, prosegue il Corriere della Sera, &#8220;nel contratto si stabilisce che saranno le due banche a raccogliere i rendimenti, mentre il default, il rischio di fallimento andrà sulle spalle della Regione&#8221;. Inoltre la Ubs, una delle due banche consulenti per l&#8217;emissione della Regione Lombardia e che gestiscono il relativo sinking fund (l&#8217;altra è la Merrill Lynch), ha curato anche l&#8217;emissione obbligazionaria greca che poi è finita per la maggior parte (115 milioni su 200 milioni totali) nel fondo lombardo. Tradotto in parole povere: le banche realizzano i profitti (commissioni da Grecia e Lombardia) e la Regione Lombardia si assume tutti i rischi. Come riassume il Sole 24 Ore: &#8220;l&#8217;impressione è che Ubs e Merrill Lynch abbiano usato il sinking fund come una sorta di &#8216;discarica&#8217; per titoli che forse non erano riuscite a vendere a investitori veri. Non ci sono prove, ma il sospetto è legittimo&#8221;. Non a caso sull&#8217;emissione della regione guidata da Roberto Formigoni sta indagando la magistratura, così come indagini sono in corso anche sulla maxi emissione del Comune di Milano (si veda il nostro <a href="http://milanointernazionale.it/2009/05/11/derivati-e-bilancio-le-mani-della-finanza-creativa-su-milano/" target="_blank">Derivati e bilancio: le mani della finanza creativa su Milano</a>) e su quella della Regione Puglia. All&#8217;epoca dell&#8217;articolo del Sole 24 Ore il Pirellone aveva commentato che &#8220;i titoli inseriti nel sinking fund sono tutti di elevato standing&#8221; &#8211; quanto fosse elevato questo &#8220;standing&#8221;, ovvero questa presunta &#8220;qualità&#8221;, lo si vede oggi con la Grecia sull&#8217;orlo di una bancarotta che rischia di trascinare con sé l&#8217;intera Europa, dopo che Atene ha truccato i propri conti con l&#8217;aiuto di banche e ricorrendo proprio a strumenti derivati di questo tipo.</p>
<p>Se la Grecia dovesse fallire, per la Lombardia le conseguenze finanziarie sarebbero dirette ed enormi. Ma è tutta l&#8217;Italia, e in particolare le sue amministrazioni locali, che è esposta a un enorme rischio legato a titoli derivati analoghi a quelli della Regione Lombardia. Perché le banche collocano emissioni obbligazionarie di tali amministrazioni in sinking fund di altre emissioni di enti locali. Una gigantesca catena di Sant&#8217;Antonio, un garbuglio inestricabile e ad estremo rischio, che secondo le stime della Corte dei Conti coinvolge oltre 700 amministrazioni locali per un totale nozionale di oltre 35 miliardi di euro. Oltre alle già citate indagini della magistratura, che nei giorni scorsi hanno portato in Puglia al sequestro da parte della Guardia di Finanza di oltre 73 milioni di euro di attivi di Bank of America e di una unità di Dexia SA nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta per frode, ci sono le azioni legali dei comuni che, dopo avere combinato anche loro il guaio-derivati, tentano ora di correre ai ripari chiedendo l&#8217;annullamento dei relativi contratti. In Lombardia lo stanno facendo, per esempio, i comuni di Magenta e Abbiategrasso e la Provincia di Como. Solo che le banche spesso ricorrono a inghippi davvero ben escogitati: il più delle volte i contratti prevedono che il foro competente, in caso di controversie, sia quello di Londra (è il caso, per esempio, dei derivati del Comune di Milano) e per le amministrazioni locali di piccole dimensioni i costi che la difesa di una causa in Gran Bretagna implica sono troppo alti per potere essere affrontati: è quanto sta avvenendo con la richiesta di annullamento del contratto da parte della Provincia di Pisa.</p>
<p>La situazione è tale che nelle ultime settimane i derivati italiani sono finiti sotto la lente di grandi media internazionali come Bloomberg e Financial Times. La prima cita dati della Banca d&#8217;Italia secondo cui le municipalità italiane attualmente si trovano ad avere nel complesso quasi 1 miliardo (per la precisione, 990 milioni) di euro di perdite da derivati, facendoli seguire da un eloquente commento di Tullio Lazzaro, presidente della Corte dei Conti: &#8220;Molti enti locali hanno utilizzato tali strumenti al fine di ottenere liquidità immediata per le spese correnti. La conseguenza è che su di esse, così come sulle generazioni future, peseranno forme di debito sempre più onerose&#8221;. Mario Ristuccia, procuratore generale della stessa Corte, ha affermato poi che &#8220;l&#8217;uso dei derivati è stato finalizzato a obiettivi che non hanno alcuna relazione con la copertura dei rischi&#8221; e che questa pratica &#8220;si è estesa in alcuni casi perfino a enti locali di modeste dimensioni e privi delle strutture, nonché dell&#8217;esperienza, necessarie per effettuare una valutazione finanziaria ed economica&#8221;. Bloomberg ricorda che l&#8217;Italia ha una lunga esperienza nei derivati, utilizzati per diminuire il proprio deficit e riuscire così a qualificarsi per l&#8217;adesione all&#8217;euro, con modalità non sempre trasparenti. Sotto la lente a tale proposito è in particolare, come osserva Euromoney, un&#8217;emissione obbligazionaria italiana in yen del 1995, con calcoli dei tassi che appaiono, per usare un eufemismo, poco ortodossi &#8211; un&#8217;emissione che si sospetta possa essere solo una di una più lunga serie di emissioni analoghe.</p>
<p>A questo quadro va ad aggiungersi l&#8217;enorme massa del debito italiano e l&#8217;altrettanto enorme volume, tra l&#8217;altro in continua crescita, dei derivati che si concentrano su di esso. Secondo i dati della Depository Trust and Clearing Corporation, &#8220;l&#8217;esposizione lorda in derivati sulla Repubblica italiana da parte del sistema finanziario è oggi pari a 235 miliardi di dollari. E&#8217; salita di 75 miliardi in un anno: invece di diminuire dopo il crac del 2008 è esplosa. L&#8217;esposizione netta (una volta regolati gli eventuali pagamenti fra controparti) è invece di 25,3 miliardi, cresciuta di sette in un anno. A titolo di confronto, si tratta di un volume di oltre venti volte superiore a quello esistente sul ben più vasto debito pubblico statunitense. A paragone della Germania, il cui debito è simile come ammontare a quello di Roma, il valore dei derivati sull&#8217;Italia è di varie volte più alto. [...] Il record dei derivati sul debito italiano contiene un messaggio: gli investitori che comprano i titoli di Stato italiani si assicurano in quantità record&#8221; e &#8220;se i prezzi delle obbligazioni italiane cadessero, per un evento oggi imprevisto, certe banche dovrebbero già trasferire ai clienti molti miliardi a titolo di garanzia: è il tipo di scenario che creò il crac di Aig. Con un&#8217;insolvenza andrebbe poi anche peggio. E&#8217; vero che l&#8217;esposizione netta del sistema nel suo complesso è di &#8216;appena&#8217; 25 miliardi. Ma sta crescendo in fretta e, vista l&#8217;opacità di questo mercato, nessuno sa in quali banche si concentri il rischio maggiore sui credit default swap. Con i subprime il credito si bloccò perché nessuna banca si fidava più dell&#8217;altra per la stessa ragione&#8221; (Corriere della Sera, 3 febbraio 2010). Nel complesso, il ricorso massiccio ai derivati genera incertezze sull&#8217;affidabilità del bilancio italiano, rileva sempre Bloomberg, che ricorda inoltre come negli ultimi anni le banche italiane abbiano commercializzato aggressivamente titoli derivati nell&#8217;Europa Orientale, contribuendo in tale modo alla diffusione del morbo. E il problema dei derivati delle amministrazioni locali va infatti oltre la dimensione lombarda e nazionale, per coinvolgere quella europea. Nel 2009 il debito &#8220;subsovrano&#8221; (cioè quello delle amministrazioni locali) europeo ammontava in totale a uno stratosferico 1,2 trilioni di euro. I paesi che navigano nelle peggiori acque sono la Russia e la Francia, i due stati di cui fanno parte tutti i venti enti locali che si trovano in maggiore difficoltà per i derivati. In termini di valore cumulativo, la Germania è al primo posto, e sempre la stessa Germania, insieme alla Spagna, è il paese in cui il debito regionale sta aumentando più rapidamente in termini di valore in euro.</p>
<p>Il ricorso ai derivati da parte delle amministrazioni locali si è diffuso a macchia d&#8217;olio in tutto il continente perché soddisfa alcune &#8220;esigenze&#8221; davvero poco nobili. In primo luogo, permette di avere liquidità immediata scaricando i rischi sulle generazioni future, una &#8220;qualità&#8221; ideale per gli amministratori privi di scrupoli. In secondo luogo consente di ottenere rapidamente soldi per progetti infrastrutturali che il più delle volte vanno a favore di privati &#8220;amici&#8221;. In terzo luogo, i derivati sono uno strumento talmente complicato da consentire di offuscare il quadro finanziario complessivo, un&#8217;altra &#8220;qualità&#8221; ideale per quegli amministratori che vedono la trasparenza come nient&#8217;altro che un impaccio. In quarto luogo, nella loro essenza sono legali ed è particolarmente difficile documentare quella che molto spesso e la loro pura e semplice qualità di frode ai danni dei cittadini e delle generazioni future. Le banche, da parte loro, guadagnano ingenti commissioni, spesso doppie (nel caso della Lombardia) altre volte forse occulte (è il sospetto che pesa sui derivati del Comune di Milano), grazie anche al fatto che gli enti locali loro controparti non possiedono le competenze necessarie per valutare correttamente la convenienza dell&#8217;operazione. Al Comune di Milano, che non è certo una piccola amministrazione priva di risorse, si è arrivati alla situazione grottesca in cui un funzionario ha firmato un contratto relativo a derivati in inglese senza sapere una parola di quella lingua, e senza che a nessuno fosse venuto in mente di fare tradurre il testo in italiano!</p>
<p>Recentemente in Lombardia è stato tutto un fiorire di arresti per corruzione che ha fatto tornare di moda la parola Tangentopoli. Si va dall&#8217;assessore regionale Pier Gianni Prosperini (Pdl), all&#8217;assessore provinciale pavese Rosanna Gariboldi (Pdl), meglio nota come Lady Abelli, al consigliere comunale e presidente della commissione urbanistica Milko Pennisi (Pdl), agli amministratori arrestati nei giorni scorsi a Trezzano sul Naviglio (Pd e Pdl). E&#8217; evidentemente la punta di un iceberg di corruzione che è frutto di un sistema chiuso, rapace e incapace di avere delle prospettive. Non sorprende affatto che spesso i casi di corruzione siano legati direttamente o indirettamente agli interessi delle organizzazioni mafiose: da tempo ormai in Lombardia e in Italia la &#8220;cosa pubblica&#8221; ha lasciato il posto alla &#8220;cosa nostra&#8221;, nella politica, nella finanza, nella sanità, nell&#8217;urbanistica. I derivati milanesi, lombardi e italiani, con la loro mancanza di trasparenza, sono nei fatti una importante tessera di questa grande &#8220;cosa nostra&#8221; che va ben oltre la criminalità organizzata e le tangenti.</p>
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		<title>Formigoni nel pantano</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 13:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunione e liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
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		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Formigoni nel pantano</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nel centrodestra sembra essere in atto una guerra intestina senza esclusione di colpi tra la fazione Formigoni-Comunione e Liberazione, da una parte, e l&#8217;asse Berlusconi-Tremonti-Lega Nord, dall&#8217;altra. Lo scandalo dell&#8217;ospedale Niguarda rischia di mettere seriamente nei guai il governatore lombardo, che ha nella sanità la sua maggiore base di potere. Ma anche le traversie dell&#8217;Expo e la megaoperazione dei derivati della Regione potrebbero contribuire a un suo tramonto politico</strong>.</p>
<p><span id="more-685"></span></p>
<p>Tempi duri per Roberto Formigoni, da una quindicina d&#8217;anni governatore della Lombardia e da sempre leader di Comunione e Liberazione, nonché uno dei boss di Forza Italia e ora del Pdl. Da un po&#8217; di tempo a questa parte sembra non andargliene bene una. Il varo del Piano casa regionale, da lui fortemente voluto, è oggetto di continui rinvii a causa di divergenze all&#8217;interno della sua maggioranza. Il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria, ha pubblicato a giugno un dettagliato e pesantissimo articolo sui titoli derivati della Regione Lombardia (ne riferiamo nei dettagli più sotto). Grossi problemi per il governatore anche in ambito Expo. Dopo la messa fuori gioco di Paolo Glisenti, delfino di Letizia Moratti, la gestione degli appalti più importanti era passata al Tavolo Lombardia, dove il mazziere è proprio lui, Formigoni. L&#8217;Expo continua però a essere completamente ferma anche dopo l&#8217;entrata in gioco di Lucio Stanca a inizio aprile, che avrebbe dovuto comportare un avvio immediato dell&#8217;operazione. A giugno si è tornati a parlare di Expo, scomparsa altrimenti dalle pagine dai giornali, in pratica per una sola volta e ipotizzando la nomina di un commissario straordinario, soluzione che comporterebbe per Formigoni la perdita di ogni potere di controllo effettivo. Ma i guai più grossi per Formigoni potrebbero venire dal dossier del Ministero dell&#8217;Economia (guidato da Giulio Tremonti) sulle irregolarità all&#8217;ospedale milanese Niguarda (potete scaricare le <a href="http://milanointernazionale.files.wordpress.com/2009/07/niguarda01.pdf" target="_blank">parti più rilevanti del dossier</a> e l&#8217;<a href="http://milanointernazionale.files.wordpress.com/2009/07/niguarda02.pdf" target="_blank">elenco delle principali carenze e irregolarità emerse</a>). La Repubblica comincia il suo articolo sul caso con una frase molto esplicita: &#8220;Giulio Tremonti ha in mano la miccia di uno scandalo da oltre un miliardo di euro che rischia di esplodere sotto la poltrona del governatore lombardo Roberto Formigoni&#8221;.</p>
<p>L&#8217;IMPERO DELLA SANITÀ</p>
<p>L&#8217;indagine del Ministero dell&#8217;Economia è terminata nel novembre del 2008, ma è stata comunicata alla Regione solo a fine maggio. Riguarda il maxiprogetto del nuovo Niguarda, il più grande piano di edilizia sanitaria d&#8217;Italia, per un totale di oltre 1 miliardo di euro, di cui 266 milioni per i lavori di costruzione e 820 milioni di spese pubbliche per servizi di supporto. Il dossier contesta alla Regione ben 47 casi di irregolarità. Come riferisce Repubblica, il ministero &#8220;accusa i vertici del Pirellone di avere garantito ai costruttori privati &#8216;un potere contrattuale enorme, monopolistico e ricattatorio&#8217;, causando &#8216;danni gravissimi&#8217; alle casse pubbliche&#8221;. Al centro delle accuse c&#8217;è l&#8217;uso disinvolto del project financing, la modalità di progetto in base alla quale i privati finanziano un&#8217;opera pubblica in cambio del diritto di incassarne i ricavi per periodi di alcuni decenni. Secondo le accuse del ministero in realtà gran parte dei finanziamenti sarebbero stati effettuati da Regione e Stato, in assenza un&#8217;adeguata documentazione giustificativa. I privati insomma avrebbero investito meno, a fronte di una uguale garanzia di ricavi fino al 2034. L&#8217;operazione è stata gestita da funzionari della Regione che, scrive Repubblica, sono &#8220;tutti ciellini di ferro&#8221; e sarebbe andata a vantaggio in particolare di una cordata di cooperative rosse capitanata dalla Cmb, la quale, sempre secondo il dossier, ha ottenuto &#8220;tredici revisioni dei prezzi senza neppure indicare i costi aggiuntivi&#8221; (il nesso, ormai consolidato, tra Comunione e Liberazione [Compagnia delle Opere] e Lega Coop non è così strano come potrebbe sembrare e ha una sua ragion d&#8217;essere politica: si leggano in merito un articolo di Repubblica &#8211; <a href="http://milano.repubblica.it/stampa-articolo/1462834" target="_blank">http://milano.repubblica.it/stampa-articolo/1462834</a> &#8211; e uno del Corriere della Sera &#8211; <a href="http://www.corriere.it/politica/09_giugno_24/Deserto_rosso_dal_Ticino_a_Trieste_dario_di_vico_5f81028a-607f-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml" target="_blank">http://www.corriere.it/politica/09_giugno_24/Deserto_rosso_dal_Ticino_a_Trieste_dario_di_vico_5f81028a-607f-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml</a>).</p>
<p>Il Ministero dell&#8217;Economia parla apertamente di &#8220;ipotesi di reato&#8221;, di &#8220;bandi di gara omissivi&#8221;, di procedure &#8220;scorrette&#8221;, di nomine di tecnici &#8220;incompetenti&#8221;, di &#8220;valutazioni soggettive che sconfinano nell&#8217;arbitrarietà&#8221; e lancia un a fondo che colpisce direttamente al cuore il sistema di potere di Formigoni: con l&#8217;operazione, l&#8217;ospedale pubblico Niguarda è stato &#8220;espropriato di tutti i suoi poteri [...] illegittimamente concentrati nelle società regionali Finlombarda e Infrastrutture Lombarde&#8221; &#8211; si tratta dei due strumenti finanziari e operativi di cui si è dotata la Regione di Formigoni, e controllati da quest&#8217;ultima, che in pratica gestiscono come soggetti privati i maggiori progetti lombardi. Infrastrutture Lombarde, per esempio, sta gestendo insieme alla Impregilo di Ligresti-Benetton-Gavio la costruzione del nuovo mega-grattacielo della Regione (oltre 400 milioni di euro). Il Ministero si riserva il diritto di obbligare la Regione a rifare tutti i concorsi per il progetto del nuovo Niguarda, bloccando così uno dei più grossi business della Regione. Ma, ed è ancora più preoccupante per Formigoni, sta valutando se denunciare il tutto alla Procura e alla Corte dei Conti. Lo scandalo che cova sotto la cenere rischia di allargarsi a macchia d&#8217;olio, perché le indagini si estenderanno ora ad altri sei cantieri del piano straordinario regionale per la sanità (in totale 5 miliardi di euro) gestiti da Infrastrutture Lombarde: l&#8217;ospedale di Legnano, il S. Anna di Como, il nuovo complesso ospedaliero di Vimercate, il Giovanni XXIII di Bergamo, il S. Gerardo di Monza e i presidi ospedalieri di Busto Arsizio-Saronno-Tradate e di Cittiglio-Luino. Il governatore lombardo non ha tardato a reagire: ha prima inviato una circolare a tutti i 44 direttori generali degli ospedali lombardi ordinando loro di respingere ulteriori sopralluoghi degli ispettori del ministero, poi dopo pochi giorni ha allargato l&#8217;ordine a tutti gli enti regionali. Secondo Formigoni, in parole povere, il Ministero dell&#8217;Economia, in quanto organo dello stato, non ha alcun diritto di controllare l&#8217;operato della Regione: è la Regione che deve controllare se stessa!</p>
<p>Oltre alla Repubblica e al Sole 24 Ore (si veda più sotto), anche il Corriere della Sera, con il suo supplemento Economia, ipotizza problemi per Formigoni nel suo caposaldo più importante, la sanità. In questo caso i problemi sono tutti politici e consistono nell&#8217;ascesa ai vertici del settore sanitario di Ferruccio Fazio, ex primario dell&#8217;ospedale San Raffaele e recentemente promosso al ruolo di viceministro della Sanità. Una nomina particolarmente importante nel momento in cui in Lombardia scadono questo mese i consigli di amministrazione dei maggiori poli ospedalieri Lombardi (dal Policlinico all&#8217;Istituto dei Tumori), come scrive Jacopo Tondelli. Il San Raffaele è il megaospedale voluto dal prete-imprenditore Don Luigi Verzè, vicinissimo a Berlusconi. E Fazio è proprio un fedelissimo di Don Verzè, posizionandosi così nell&#8217;unica fazione alternativa a Formigoni nel lucrosissimo business della sanità. A tutto questo va ad aggiungersi il fatto che ora la Provincia di Milano sarà guidata da Guido Podestà, anch&#8217;egli attivo nel campo della sanità e fedelissimo di Berlusconi, nonché, dietro le quinte, in conflitto con il potere di Formigoni. Il governatore lombardo si ritrova quindi sempre più accerchiato. Riguardo alla gestione della sanità lombarda da parte della giunta Formigoni vanno aggiunte due recenti ed eloquenti notizie, proprio nel momento in cui prosegue il processo per &#8220;gli omicidi bianchi&#8221; al Santa Rita, la clinica degli orrori. Si è aperto in questi giorni un nuovo capitolo: le strutture ospedaliere pubbliche potranno cedere in affitto ai privati i loro migliori medici. Il primo caso è stato quello del noto onconeurologo Francesco DiMeco, che in base a un accordo si trasferirà con il suo staff in pianta stabile dal pubblico Besta al privato Humanitas. Come commenta il Corriere della Sera: &#8220;È la nuova formula di collaborazione tra ospedali pubblici e istituti privati voluta dalla Regione Lombardia. Lo stesso Pirellone, che dieci anni fa aveva messo sullo stesso piano con la legge 31 le strutture sanitarie pubbliche e quelle private accreditate, oggi incoraggia il distacco di medici dalle prime alle seconde&#8221;. Su un altro fronte, si è aperto un (semi)conflitto tra Asl e l&#8217;Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop). Un anno fa, dopo lo scandalo del Santa Rita, Formigoni aveva dichiarato: &#8220;Basta con i medici che lavorano a cottimo, prendendo un premio ad ogni operazione in più che fanno&#8221;. Ma ancora oggi nulla è cambiato e si continua con lo stesso sistema. L&#8217;Asl però ha provato in questi giorni a muovere un timido passo, con la previsione di eliminare dai contratti di assunzione dei medici &#8220;qualunque forma di incentivo basata sulla produzione&#8221;. L&#8217;Aiop è insorta, esigendo che i contratti rimangano nell&#8217;ambito del diritto privato e proponendo la blanda misura dell&#8217;introduzione da parte dei privati di clausole più severe per il rispetto del codice deontologico. L&#8217;Asl si è dimostrata subito conciliante dichiarando di avere come obiettivo quello di trovare una &#8220;soluzione condivisa&#8221; e di non volere limitare l&#8217;autonomia delle cliniche, che potranno comunque continuare a dare incentivi legati alla produttività. Insomma, si apporterà qualche ritocco formale ai regolamenti per motivi di facciata e si continuerà a lavorare a cottimo come al Santa Rita.</p>
<p>I DERIVATI DI FORMIGONI, UNA GIGANTESCA RAGNATELA FINANZIARIA</p>
<p>Mentre i titoli derivati del Comune di Milano sono da anni al centro di inchieste giornalistiche, di denunce politiche e anche di indagini della magistratura, quelli della Regione di Formigoni sono rimasti ampiamente nell&#8217;ombra. Ma anche loro rappresentano, oltre a una bomba a orologeria, un esempio di quanto siano allucinanti le modalità con le quali Comuni e Regioni gestiscono i nostri soldi. Ne ripercorre la storia il Sole 24 Ore in un articolo uscito a giugno. Nel 2002 la Lombardia, già guidata da Roberto Formigoni, aveva effettuato con la consulenza delle banche Ubs e Merrill Lynch un&#8217;emissione obbligazionaria da 1 miliardo di dollari con scadenza nel 2032. Come è logico, e come prevede la legge, in questi casi bisogna creare un fondo di ammortamento in cui versare lungo i 30 anni della durata i mezzi per fare fronte al rimborso del prestito obbligazionario al momento della scadenza. La soluzione più normale e più sicura sarebbe stata quella di mettere semplicemente da parte i fondi nella forma di sicuri e facilmente gestibili titoli di Stato. E invece no, questo &#8220;salvadanaio&#8221; (in termini tecnici, nel caso in questione, un &#8220;sinking fund&#8221;), chissà perché, lo hanno creato le due stesse banche consulenti (commenta il Sole 24 Ore: investire in semplici titoli di stato &#8220;sarebbe stato troppo semplice e, si potrebbe malignare, sarebbe poco remunerativo per le banche&#8221;). La Regione si è quindi impegnata a versare i soldi alle due banche che glieli gestiranno fino al 2032 &#8211; come scrive ancora Morya Longo sul Sole 24 Ore: &#8220;dato che [il 'sinking fund'] deve garantire alla Regione solo la restituzione di 1 miliardo nel 2032, tutto il rendimento aggiuntivo lo incassano le banche. Insomma: il rischio che il fondo faccia investimenti sbagliati e che qualche bond vada in default è tutto della Lombardia, ma il guadagno è tutto di Ubs e Merrill Lynch. A pensarci bene, è un meccanismo geniale: le banche hanno rendimenti senza rischi (pur ricompensando la Regione nei prezzi dei derivati) mentre la Lombardia ha rischi senza rendimenti&#8221;.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro particolare: Ubs e Merrill Lynch hanno inserito nel fondo titoli di altre emissioni gestite da loro stesse, in particolare della Regione Lazio, della Regione Sicilia e addirittura della Grecia. Le medesime modalità (titoli di enti pubblici per l&#8217;ammortamento) vengono applicate anche in altre regioni e comuni, creando così una gigantesca catena di Sant&#8217;Antonio: se una regione o un comune dovesse fallire (un&#8217;ipotesi non così peregrina, specialmente in questi tempi di crisi), andrebbe nei guai praticamente l&#8217;intero sistema delle finanze locali italiane. In più per le banche c&#8217;è un triplo guadagno: quello generato dalle due emissioni (per es. Lombardia da una parte e Sicilia dall&#8217;altra) e quello prodotto dal sinking fund. E se pensate che sia tutto vi sbagliate, c&#8217;è un altro particolare stupefacente. Nonostante il prestito obbligazionario abbia una durata trentennale la Regione Lombardia, nota il Sole 24 Ore, si è impegnata a versare nel sinking fund quasi tutto l&#8217;importo nei primi anni. Nel 2008, dopo soli 6 anni dei 30 previsti, la Regione aveva già pagato più della metà del valore dell&#8217;emissione obbligazionaria. Nell&#8217;aprile 2017, alla metà esatta della durata del prestito, la Lombardia dovrà avere consegnato alle banche 934 milioni di euro, vale a dire il 90% dell&#8217;ammontare totale. Logica la domanda che si pone il Sole 24 Ore: &#8220;che senso ha indebitarsi a 30 anni, se poi in 15 anni si restituisce praticamente tutto l&#8217;importo alle banche?&#8221;. Secondo gli esperti interpellati dal quotidiano, nessuna legge è stata violata (ma sull&#8217;emissione sta indagando il Pm milanese Alfredo Robledo), rimane però il fatto che l&#8217;operazione imbastita dalla Regione di Formigoni con le due banche appare fatta più nell&#8217;interesse di queste ultime che in quello della Lombardia.</p>
<p>Alla fine il quadro che esce da quanto abbiamo scritto è davvero desolante, indipendentemente dal fatto che Formigoni e la sua giunta finiscano o meno nei guai, politici o giudiziari. Le varie fazioni di un potere che governa sia il paese sia la regione in assenza praticamente di ogni opposizione sono talmente avide da essere pronte a lotte intestine senza esclusioni di colpi pur di accaparrarsi ogni business possibile. I risultati sono l&#8217;inefficienza, lo sperpero dei nostri soldi a favore di soggetti amici e, come al Santa Rita, addirittura la morte di pazienti per fini di lucro.</p>
<p>(fonti: Repubblica, 28 maggio; Corriere Economia, 8 giugno; Corriere della Sera, 10 giugno, 13 giugno, 17 giugno, 3 luglio; Sole 24 Ore, 17 giugno; Giorno, 29 maggio)</p>
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		<title>Milano Internazionale &#8211; Cronache &#8211; N. 18 del 11 aprile 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 11:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SOMMARIO: 1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT 2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO 3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI 4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO&#8217; 1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT Da svariati mesi il sito Affaritaliani.it, e in particolare la sua pagina quotidiana su Milano, si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=369&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>SOMMARIO:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO&#8217;</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span> <span id="more-369"></span></span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Da svariati mesi il sito Affaritaliani.it, e in particolare la sua pagina quotidiana su Milano, si sta guadagnando sempre più frequenti citazioni dai grandi media. La cosa non sorprende affatto se si prende in esame il suo ultimo &#8220;scoop&#8221; (che a noi sembra solo una disgustosa &#8220;bufala&#8221;) sull&#8217;omicidio di Abba avvenuto nel settembre scorso. Il sito ha messo in linea in esclusiva delle riprese effettuate da telecamere di sicurezza automatiche in via Zuretti nella notte dell&#8217;omicidio &#8211; le potete vedere a: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EoJnOcxSwfM" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=EoJnOcxSwfM</a> . Nelle riprese (senza audio) si vedono i ragazzi che fuggono (Abba indossa con una felpa bianca), i due assassini che li rincorrono armati di bastone e spranga e Abba che a un certo momento, quando si sono avvicinati, si volta e affronta i due aggressori, che poi cominciano a colpirlo, ma fuori del campo di ripresa delle telecamere. Nulla di nuovo, tutto corrisponde alle testimonianze dei ragazzi aggrediti (che hanno sempre affermato che Abba a un certo punto è tornato sui suoi passi per difendersi dagli aggressori armati: un atto di coraggio che va a suo onore). Affaritaliani.it ammicca ai lettori puntando sul truculento, scrivendo che il filmato &#8220;mostra la morte in diretta del giovane&#8221;, cosa non vera perché il momento della sua uccisione non viene mostrato dalle telecamere. Poi prosegue, parlando di &#8220;colluttazione, i ragazzi che deridono e scherniscono i due negozianti. Uno di loro sembra anche voler colpire uno dei due commercianti&#8221;. Nulla di questo (&#8220;deridono e scherniscono&#8221;) è visibile nel filmato, di fronte i due aggressori armati Abba, come chiunque altro avrebbe fatto, ha sicuramente detto qualcosa, si vede che cercano di tenerli a distanza &#8211; ma &#8220;deridono e scherniscono&#8221; e &#8220;sembrano voler colpire&#8221; sono puro frutto della fantasia di Affaritaliani.it. Non mancano altre &#8220;supposizioni&#8221; nel lungo commento del sito (lungo perché le immagini non dicono affatto quello che si vuole propinare al lettore e pertanto si rende necessario un testo di accompagnamento verboso), come per esempio quando scrive che &#8220;Daniele [l'autore materiale dell'omicidio] avanza con la spranga, probabilmente in soccorso [!!] del padre&#8221; &#8211; ad Affaritaliani.it evidentemente sfugge il particolare che i due sono armati mentre i ragazzi sono a mani nude, quindi non si può assolutamente parlare di &#8220;soccorso&#8221; di uno dei due aggressori all&#8217;altro (e non a caso Affaritaliani ricorre all&#8217;espediente retorico del &#8220;probabilmente&#8221;). Nel linguaggio di Affaritaliani l&#8217;aggressione omicida con bastoni e spranghe diventa &#8220;solo una rissa [!!], finita in tragedia&#8221;. Lo scopo ultimo appare quindi quello di lavare &#8220;l&#8217;onta di Milano&#8221;, cioè rassicurare i buoni borghesi razzisti per i quali quando un nero viene ucciso da bianchi si tratta solo di una rissa. Leggere per credere, tenendosi forte lo stomaco: &#8220;le immagini lavano via, a quest&#8217;atto di violenza, almeno l&#8217;onta del razzismo che pesava sulla città di Milano. L&#8217;accusa, quella di essere una città razzista, che nei giorni immediatamente successivi al 14 settembre 2008, venne rivolta a tutti i milanesi. In città ci furono manifestazioni, dichiarazioni, violenze fisiche, verbali e mobilitazioni. Tutto per un delitto che di razzista invece non ha nulla&#8221;. A parte il fatto che non si capisce cosa intenda Affaritaliani.it quando parla di &#8220;manifestazioni&#8221; mettendole in collegamento con inesistenti &#8220;violenze fisiche e verbali&#8221;, rimane il fatto che non è Milano a essere razzista e non c&#8217;è nessuna onta da lavare per la città. Razzisti sono determinate persone, determinati poteri, determinati assassini che hanno tutti nome e cognome e che, come si deve constatare ancora una volta, trovano ampio spazio giustificativo nei media, anche quando in gioco c&#8217;è l&#8217;omicidio brutale a sprangate di un giovane ragazzo disarmato. Non è un caso che lo &#8220;scoop&#8221; di Affaritaliani.it sia stato immediatamente ripreso dal quotidiano dei quotidiani di Milano, il Corriere della Sera, che ricalcando i testi del sito parla di &#8220;ragazzi che accettano [!!] la rissa&#8221;, &#8220;le immagini sembrano chiarire la dinamica di una lite degenerata in pestaggio&#8221;. Come se non bastasse, Affaritaliani.it sale in cattedra per dare lezioni di giornalismo. Il 26 aprile terrà al villaggio Barona un seminario di formazione per giornalisti sui temi del disagio e della marginalità, il tutto in collaborazione con soggetti di primissimo piano come l&#8217;Ordine dei Giornalisti di Lombardia, la Fondazione Cariplo, l&#8217;Università Cattolica e l&#8217;Università Statale. Tra gli &#8220;spunti di riflessione&#8221; che Affaritaliani.it cita nel suo sito in vista del seminario si legge: &#8220;ci sarà sempre bisogno di informazione attendibile, trattata con professionalità e autonomia, e con una forte tensione etica. Perché, allora, non approfittare di questi anni molto tempestosi per la professione giornalistica? Potrebbe essere l&#8217;occasione per migliorarne l&#8217;immagine verso un pubblico che non la considera più come una volta&#8230; Correggendo vizi, cambiando modi di scrivere e di raccontare&#8221;. Complimenti! Prima di dare lezioni agli altri sarebbe però forse il caso che Affaritaliani.it cominciasse a riflettere sulle differenze che ci sono tra una &#8220;rissa&#8221; e un&#8217;aggressione omicida a sprangate contro una persona disarmata e sul fatto che è meglio non riempire i propri articoli di &#8220;probabilmente&#8221; e &#8220;sembra&#8221; a sostegno di tesi preconcette: a differenza di quanto evidentemente pensano molti operatori dei media con eccellenti padroni ed eccellenti relazioni, i lettori non sono scemi.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: <a href="http://www.affaritaliani.it" target="_blank">http://www.affaritaliani.it</a> [sezione Milanoitalia], 7 aprile, 10 aprile; Corriere della Sera, 8 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Nel giro di una sola manciata di giorni, più precisamente dal 6 al 10 aprile, le pagine lombarde dei giornali hanno pubblicato una serie di notizie che nel loro insieme danno un quadro sempre più preoccupante di violenza ed emarginazione, in particolare per quanto riguarda gli immigrati, ma non solo. La notizia più agghiacciante riguarda l&#8217;uccisione da parte di due poliziotti di un barbone che frequentava la Stazione Centrale di Milano, avvenuta sette mesi fa e catalogata all&#8217;epoca dalla polizia come decesso per malore. Secondo la versione data allora dagli agenti della Polfer, Giuseppe Turrisi, di 58 anni, era stato fermato perché disturbava e portato nell&#8217;ufficio della polizia in stazione, dove il barbone, ubriaco, avrebbe dato in escandescenze minacciandoli con un taglierino. Ne sarebbe nata una colluttazione in conseguenza del quale Turrisi si sarebbe sentito male, con il conseguente decesso in ambulanza per arresto cardiaco. I risultati dell&#8217;autopsia hanno però insospettito la magistratura: &#8220;ecchimosi al volto, al capo, al torace, al braccio sinistro, infiltrazioni emorragiche alla testa e alle reni, ma soprattutto una costola che rompendosi ha spaccato la milza&#8221;, come scrive il Corriere della Sera. Insomma, emerge il quadro di un brutale pestaggio contro un uomo che fin dall&#8217;inizio si reggeva a stento in piedi, aggravato dalla falsificazione del relativo rapporto. Durante l&#8217;inchiesta nessuno dei colleghi degli agenti ha confermato la presenza di un taglierino, tranne uno che però è ora indagato per favoreggiamento. I due poliziotti adesso sono in stato di arresto accusati di omicidio, falso e calunnia. Vanno registrate anche alcune reazioni riprese dal Corriere della Sera: il questore Vincenzo Indolfi e il capo della Polfer lombarda, Claudio Caroselli, parlano di verità emersa grazie a un&#8217;indagine interna, ma dalla cronaca del Corriere risulta chiaro che la verità è emersa in seguito all&#8217;autopsia e ai sospetti che ha ingenerato nei magistrati. Calderoni ha detto tra le altre cose che &#8220;questi ragazzi hanno peccato di ingenuità&#8221;, mentre Gabriele Ghezzi del Siulp, uno dei sindacati di polizia, ha dichiarato direttamente &#8220;esprimiamo solidarietà ai colleghi&#8221;. AGGIORNAMENTO DEL 24 APRILE: Come riferisce il Corriere della Sera, il Tribunale del riesame ha accolto le argomentazioni della difesa derubricando l&#8217;omicidio da volontario a preterintenzionale e concedendo gli arresti domiciliari ai due poliziotti che erano stati incarcerati l&#8217;1 aprile.<br />
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<p class="MsoNormal"><span>Due altre notizie dalla Lombardia illustrano con chiarezza le prime conseguenze pratiche del decreto del governo in base al quale i medici possono denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono al pronto soccorso o alle strutture ospedaliere. A Pavia un ragazzo sudamericano di 20 anni, senza permesso di soggiorno, è rimasto a letto in casa per dieci giorni con dolori acuti e febbre molto alta, rifiutando il consiglio degli amici di andare in ospedale per il timore di essere denunciato. Alla fine, grazie anche all&#8217;intervento della Caritas, si è recato ormai in gravi condizioni all&#8217;ospedale dove è stato subito ricoverato in rianimazione. Aveva una normale appendicite che però, non essendo stata curata, è degenerata e ora lotta tra la vita e la morte. A Brescia un senegalese, Maccan Ba, dopo svariati giorni di sofferenza per un forte mal di denti ha vinto le paure e si è recato agli Spedali Riuniti, dove è stato denunciato, fermato da due agenti e portato in questura per 10 ore, come riferisce il Corriere della Sera. Naturalmente si tratta di due soli casi giunti sulle cronache dei giornali lombardi, che però sono emblematici di una situazione sicuramente molto più generalizzata. All&#8217;ex Cpt di via Corelli di Milano (oggi diventato Centro di identificazione ed espulsione degli immigrati) una cinquantina di detenuti è salita sul tetto per protestare contro la proroga fino a sei mesi della facoltà di trattenere gli immigrati irregolari nei centri. Uno di loro è rimasto ferito, secondo la versione della polizia perché alla vista di quest&#8217;ultima ha tentato di calari dal tetto. I manifestanti invece parlano di scontri, testimonianza avvalorata da materiali audio pubblicati sul sito <a href="http://www.autistici.org">http://www.autistici.org</a> in cui si sente un ospite del Cpt che, come scrive il Corriere, &#8220;urla all&#8217;arrivo dei poliziotti denunciando un atteggiamento aggressivo&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>La notte tra il 4 e il 5 aprile, alla vigilia del raduno neonazista organizzato da Forza Nuova, c&#8217;è stato un violento raid contro un locale frequentato da gay, il circolo Toilet sui Navigli. Quattro uomini con le teste rasate scesi da un automobile senza targa hanno assaltato il locale armat di cric e cacciaviti al grido di &#8220;froci comunisti&#8221;. Tra le vittime un ragazzo ferito alla testa con il cric e il gestore del locale preso a pugni. Secondo quanto riferise Repubblica due dei responsabili sono stati raggiunti dagli agenti e denunciati per resistenza a pubblico ufficiale (?!). Secondo l&#8217;ufficio volanti, nonostante i fatti evidenti &#8220;non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica e omofobica dell&#8217;aggressione&#8221; &#8211; una reazione che ricalca i recenti numerosi casi in cui aggressioni chiaramente razziste, politiche e omofobiche sono state catalogate dalle forze dell&#8217;ordine come prive della relativa matrice.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Corriere della Sera, 7 aprile, 8 aprile, 9 aprile, 10 aprile; Repubblica, 6 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Il Corriere Economia ha pubblicato un articolo di Jacopo Tondelli sul candidato del Pdl alla presidenza della Provincia di Milano, Guido Podestà, in cui si parla dei suoi conflitti con Formigoni e dei suoi interessi d&#8217;affari. Tra Podestà e Formigoni esiste una lunga e articolata &#8220;cordiale inamicizia&#8221;. Podestà, che è un berlusconiano di ferro, &#8221; nel 2007 ha sfidato e battuto la componente formigoniana legata a Comunione e Liberazione del partito per diventare coordinatore provinciale. Dinamiche analoghe, l&#8217;anno seguente, quando è succeduto a Maria Stella Gelmini ai vertici regionali&#8221;. Ma gli attriti riguardano anche il versante economico, a partire da quello della sanità. La moglie di Podestà, Noevi Zanella, controlla l&#8217;80% del gruppo Zanella, del quale fa parte la Residenze Heliopolis, una società che gestisce case di residenze per anziani e che si è vista rifiutare l&#8217;accreditamento in Regione. Come scrive Tondelli, &#8220;il tentativo di allargare il potenziale bacino di utenza attraverso l&#8217;accreditamento di Heliopolis finora [si è infranto] contro il muro della regione formigoniana&#8221;, tanto che la Heliopolis ha presentato ricorso presso il Tar lamentando un &#8220;blocco indistinto degli accreditamenti&#8221;. Podestà è consigliere di amministrazione in svariate società del gruppo controllato dalla moglie, che raccoglie oltre 20 aziende con un giro di affari di una ventina di milioni e che operano nei settori assicurazioni, finanza, immobiliare, consulenze, oltre alla già citata sanità. Intanto, secondo quanto riferisce Rodolfo Sala sulla Repubblica, nella ciellina Compagnia delle Opere, fino a oggi il fulcro del potere di Roberto Formigoni, le acque sono agitate. Il Pdl si sta preparando a trasformarsi in un vero partito in Lombardia e Formigoni, da questo punto di vista, è un ostacolo. L&#8217;uomo che avrebbe il compito di traghettare la Compagnia delle Opere e Cielle verso una posizione più neutrale nei confronti dell&#8217;ala berlusconiana sarebbe Maurizio Lupi, ex assessore milanese all&#8217;urbanistica (il &#8220;padrino&#8221; dell&#8217;attuale assessore Masseroli) e attualmente vicepresidente della camera, sempre più spesso mandato a parlare di fronte alle telecamere a nome del Pdl. Secondo voci riportate dalla Repubblica Lupi sarebbe addirittura candidato a sostituire Moratti alla guida del Comune di Milano quando nel 2011 scadrà il mandato dell&#8217;attuale sindaco. Una conferma del calo delle quotazioni di Formigoni all&#8217;interno del sistema di potere lombardo sarebbe data dal recente avvicendamento ai vertici della Fiera di Milano, che ha visto i ciellini formigoniani perdere completamente la partita a favore di berlusconiani (Perini), leghisti ed esponenti di Alleanza Nazionale. Va tuttavia osservato che Formigoni nelle settimane scorse ha ottenuto il controllo di fatto della gestione delle grandi opere per l&#8217;Expo, che è stata assegnata al Tavolo Lombardia da lui presieduto.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Corriere della Sera, 6 aprile; Repubblica, 10 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO&#8217;</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Al liceo Beccaria di Milano si è verificato un fatto che la dice lunga sull&#8217;atmosfera soffocante che regna nelle scuole. Poco prima di Pasqua i redattori dell&#8217;Urlo, giornalino scolastico, hanno distribuito nelle classi il nuovo numero, sulla cui copertina compariva una vignetta che raffigurava il papa Benedetto XVI con un preservativo in testa. La preside ha fatto immediatamente ritirare le copie, ha fatto strappare la prima pagina incriminata, e poi ha fatto ridistribuire il numero nelle classi! Come ciliegina sulla torta, ha ottenuto dai ragazzi l&#8217;assicurazione che al ritorno dalle vacanze si scuseranno con la &#8220;comunità scolastica&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonte: Corriere della Sera, 9 aprile)</span></p>
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