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	<title>Milano Internazionale &#187; Lega Nord</title>
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		<title>Milano Internazionale &#187; Lega Nord</title>
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		<title>Lo spettro del sig. Brambilla si aggira per Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 15:53:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo spettro del sig. Brambilla si aggira per Milano di Andrea Ferrario Nella frenetica ondata di propaganda razzista che ha imperversato su Milano nell&#8217;ultima settimana prima delle elezioni rispunta perfino il signor Brambilla, simbolo di un&#8217;inesistente &#8220;pura milanesità&#8221;. Uno spettro si aggira per Milano, quello del sig. Brambilla. Il cognome è da sempre ritenuto un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=614&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo spettro del sig. Brambilla si aggira per Milano</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nella frenetica ondata di propaganda razzista che ha imperversato su Milano nell&#8217;ultima settimana prima delle elezioni rispunta perfino il signor Brambilla, simbolo di un&#8217;inesistente &#8220;pura milanesità&#8221;.</strong></p>
<p><span id="more-614"></span></p>
<p>Uno spettro si aggira per Milano, quello del sig. Brambilla. Il cognome è da sempre ritenuto un simbolo della &#8220;pura milanesità&#8221; e un tempo veniva ampiamente utilizzato dai giornalisti come breve e comodo strumento per indicare tutto ciò che è meneghino. Ma da almeno un paio di decenni il signor Brambilla è caduto in disuso. E a ragione. E&#8217; almeno dall&#8217;Unità d&#8217;Italia, se non da ancora prima, che il cognome Brambilla si è ridotto a un esemplare da riserva onomastica. La quasi totalità dei milanesi porta cognomi di origine forestiera: bergamaschi, veneti, cinesi, toscani, calabresi, o arabi. La settimana scorsa però il sig. Brambilla è resuscitato all&#8217;improvviso sui giornali della capitale lombarda. La sortita del leghista Matteo Salvini (a proposito: il suo cognome è di origini toscane), che ha proposto di riservare carrozze del metro ai soli milanesi, è stata riciclata e ritradotta con l&#8217;ausilio del Brambilla. Il principale autore dell&#8217;opera di riciclo brambilliana è uno che di carrozze del metro se ne intende, cioè Elio Catania, presidente dell&#8217;Atm. Nell&#8217;annunciare la decisione di dedicare addirittura oltre il 10% degli utili di Atm (realizzati in parte anche con pericolosi risparmi sulla manutenzione) all&#8217;istituzione di pattuglie di vigilantes privati che sorveglieranno i vagoni della metropolitana la sera, il super retribuito Catania (480.000 euro) ha affermato che l&#8217;intervento è rivolto soprattutto &#8220;alle signore Brambilla e ai loro figli&#8221;, un chiaro ammiccamento all&#8217;apartheid metropolitano proposto da Salvini: le milanesi verranno protette, le altre donne evidentemente no, o comunque di meno. Catania cade nel ridicolo con un altro abuso del povero sig. Brambilla: &#8220;Tutti i signori Brambilla che viaggiano a bordo dei mezzi pubblici possono essere orgogliosi di Milano, della frequenza e della puntualità di tram, autobus e metrò&#8221;. Nonostante la serie impressionante di deragliamenti e incidenti, nonché la cronica inefficienza dei trasporti, l&#8217;Atm anche quest&#8217;anno ci ha propinato per bocca di Catania indagini sull&#8217;efficienza del servizio e sulla soddisfazione dei clienti da fare sbellicare dalle risa gli utenti che vivono ogni giorno la dura realtà dei trasporti pubblici milanesi: &#8220;il bus arriva puntuale 78 volte su 100, la frequenza delle corse nelle ore di &#8220;morbida&#8221; è aumentata del 40 per cento, se confrontiamo le reti tranviarie siamo i terzi in Europa, dopo Vienna e Berlino, 81 passeggeri su 100 si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti&#8221; ecc. ecc.. Rileviamo infine che anche Repubblica rispolvera il fantasma del povero signore-simbolo della milanesità: &#8220;A Milano il cognome cinese Hu ha superato i Brambilla. In Brianza sono più gli imprenditori Mohammed dei Brambilla&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ultima moda a Milano è quella di addossare agli immigrati la colpa delle inefficienze dell&#8217;amministrazione o addirittura dell&#8217;ingordigia degli speculatori edilizi. Sergio Galimberti, presidente dell&#8217;Amsa, spicca tra tutti per salomonicità: se la città è sporca è colpa da una parte dei milanesi e, dall&#8217;altra, degli immigrati &#8211; naturalmente chi dovrebbe mantenere la pulizia, cioè l&#8217;Amsa, non ha nessuna colpa. In un&#8217;intervista al quotidiano Cronacaqui Galimberti spiega: &#8220;Se Milano è una &#8216;città africana&#8217;, come dite voi, è colpa dei milanesi. [Ma le cose sono spiegabili anche con] il fenomeno dell&#8217;immigrazione. Non è facile educare gli italiani, figuriamoci le persone che arrivano da culture diverse&#8221;. Il viceministro leghista delle infrastrutture Roberto Castelli (della recente condanna da lui subita potete leggere <a href="http://milanointernazionale.it/2009/06/01/in-breve-da-milano-e-dalla-lombardia-1-giugno-2009/" target="_blank">qui</a>), denuncia in un&#8217;intervista al Mondo il pericolo degli &#8220;immigrati che arrivano in maniera incontrollata. Non possiamo accettare che per ospitare questa nuova popolazione si dissemini di case tutto il territorio &#8221; &#8211; secondo Castelli quindi la cementificazione sarebbe un problema causato dagli immigrati! Peccato che tra i principali responsabili ci siano proprio lui e i suoi colleghi leghisti, con le politiche che conducono in regione a favore degli speculatori. Il già citato leghista Matteo Salvini ha avuto da parte sua uno scambio di battute con il giornale del suo partito, la Padania, in cui punta l&#8217;indice sugli immigrati accusandoli di essere responsabili dello spopolamento di Milano: &#8220;Padania: Da molti anni la tendenza è espellere i residenti da Milano &#8211; Salvini: Sono i milanesi che spesso e volentieri si arrendono, vanno a vivere in altre parti per una serie di condizioni ritenute migliori. Vanno dove gli italiani sono in maggioranza e dove c&#8217;è un tessuto sociale comprensibile&#8221;. E&#8217; lui invece che evidentemente non &#8220;comprende il tessuto sociale&#8221; e dimostra di essere ignorante in materia di storia milanese: lo svuotamento è cominciato a pieno ritmo trent&#8217;anni fa quando di immigrati dall&#8217;estero a Milano non ce ne erano, ed è dovuto ai folli prezzi delle abitazioni voluti dagli speculatori, nonché all&#8217;invivibilità di una città piegata agli imperativi del capitale.</p>
<p>La Lega Nord d&#8217;altronde punta costantemente a vendersi al popolo rimanendo saldamente dalla parte dei padroni. Ne è una testimonianza tra le altre cose la retorica di un recente articolo della Padania a firma Carlo Passera e intitolato &#8220;Operai e Pmi, tutti con la Lega&#8221;. Il sottotitolo elabora il concetto: &#8220;Il movimento potrebbe sfondare su due fronti: quello della Padania produttiva e quello dell&#8217;elettorato popolare che non si identifica più nella sinistra&#8221;. Salta subito all&#8217;occhio che per i leghisti sono produttivi solo gli imprenditori, mentre il popolo è relegato al ruolo di semplice e passivo elettore. Nel testo dell&#8217;articolo il concetto viene confermato. &#8220;E&#8217; nota la consonanza, ad esempio, tra bossiani e Paolo Grassi (leader della Confapi, Confederazione delle piccole e medie imprese private)&#8221;, scrive il quotidiano leghista, che vanta a titolo di esempio anche gli ottimi rapporti tra la Lega e l&#8217;Api bresciana (associazione locale delle piccole e medie imprese). Quindi sul fronte dei padroni i leghisti sono chiari. E sul fronte operaio? L&#8217;unico accenno a un interesse concreto sono le poche righe, all&#8217;interno del lungo articolo, dedicate all&#8217;apertura di una sezione della Lega all&#8217;Om-Iveco di Brescia, ma il quotidiano omette di menzionare che alle ultime elezioni dei rappresentanti la Lega ha registrato una vera e propria debacle. Per il resto gli operai esistono solo come &#8220;carne da macello&#8221; per la propaganda antimmigrati: &#8220;chi conosce la Lega sa che in tutta Europa i movimenti che più degli altri si fanno portavoce delle istanze anti-islamiche e anti-clandestini ottengono significativi consensi nei ceti medio bassi (operai, pensionati <em>in primis</em>)&#8221; e tra i 5 fattori che secondo la Padania spingono l&#8217;elettorato operaio verso la Lega due (illustrati in modo articolato) riguardano la crisi della sinistra, altri due l&#8217;immigrazione e la sicurezza (anch&#8217;essi articolati), solo a punto 4 compare un secco &#8220;crisi economica&#8221;, ma senza nessuna ulteriore spiegazione. Il concetto è reso ancora più chiaro quando si scrive che la Lega riesce &#8220;a intercettare l&#8217;elettorato in uscita dalla sinistra, grazie all&#8217;attenzione posta verso temi come quelli dell&#8217;immigrazione e della sicurezza&#8221;. Insomma, i licenziamenti, il precariato, la sicurezza del lavoro, la disoccupazione in continua crescita per la Lega non esistono, né la interessano, a differenza dei dinée dei padroni e padroncini.</p>
<p>In compenso il Carroccio acquisisce tra le sue fila un nuovo importante adepto. No, non è il mitico sig. Brambilla, bensì il cav. Berlusconi. Tutti i quotidiani hanno riportato la sparata fatta da quest&#8217;ultimo la settimana scorsa: &#8220;Un sabato pomeriggio, trovandomi a passeggiare in una strada centrale di Milano, c&#8217;era il 60 per cento dei presenti che non era italiano. Quindi non vorrei che andando avanti di questo passo, si possa arrivare a che Milano, in certe vie, sia più vicina a una città d&#8217;Africa che a una città italiana. C&#8217;è chi vuole una società multietnica e multicolore, noi non siamo tra questi. Non accettiamo che talvolta camminando in una città come Milano non sembra di essere in una città italiana o europea ma sembra di essere in una città africana. Questo non lo accettiamo&#8221;. Si è immediatamente schierato con lui il prefetto Gian Valerio Lombardi (&#8220;E&#8217; innegabile quanto affermato dal premier&#8221;) che si fa anche lui produttore di immagini a colpo sicuro, parlando della presenza di 400.000 immigrati nella provincia di Milano: &#8220;E&#8217; come avere una città come Firenze dentro il nostro territorio&#8221;. Nostro? E gli immigrati che ci lavorano sono esclusi dal &#8220;noi&#8221;? Senza contare poi che lo stesso Lombardi è un immigrato napoletano. Ma Lombardi va già ancora più duro: &#8220;Più aumentiamo la componente di persone che non conosciamo, più dobbiamo mettere in conto il rischio terrorismo&#8221;. Se proprio è così magari Lombardi farebbe bene a scendere dall&#8217;auto blu e cominciare finalmente a conoscere i suoi colleghi immigrati in questa città. Sulla &#8220;Milano africana&#8221; di Berlusconi vanno registrate ancora un paio di dichiarazioni. Secco e chiaro Filippo Penati (attualmente in odore di trombatura): &#8220;ci sono troppi rom e clandestini&#8221;. La Russa scimmiotta Catania e cade anche lui nel ridicolo: &#8220;Milano non è una città africana per i servizi, la qualità della vita e le risposte che sa dare ai suoi cittadini&#8221;. In Milano Internazionale non siamo mai stati teneri con l&#8217;archistar Massimiliano Fuksas, ma questa volta dobbiamo ammettere è stato l&#8217;unico che abbia risposto in maniera secca ed efficace a Berlusconi: &#8220;Milano è stupenda e se assomiglia all&#8217;Africa allora è ancora più bella&#8221;.</p>
<p>Ma torniamo a Gian Valerio Lombardi. Con una lettera al Giorno lamenta il problema assillante della movida. Per risolverlo propone di imitare il modello inglese e di introdurre una normativa che comporti punizioni per chi tenga &#8220;una condotta antisociale&#8221;. Insomma, una sorta di &#8220;diritto penale personalizzato che individua la responsabilità singola e accresce il controllo sociale&#8221;. E conclude con una frase orwelliana: &#8220;Incidere subito sui comportamenti antisociali, con misure individuali, potrebbe essere la strada giusta. E non solo per gli eccessi della movida!&#8221;. Che la propaganda sia attiva a tutto campo lo testimonia anche &#8220;il sondaggio della paura&#8221;, come lo definisce il Corriere della Sera. Circa due settimane fa la Commissione per le pari opportunità del Comune di Milano ha fatto distribuire nelle scuole superiori della città un questionario sulla sicurezza, che rientrerebbe nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Vado in giro da sola&#8221;. Solo che il Comune non ha motivato in alcun modo le caratteristiche e, soprattutto, le finalità del progetto e i sindacati della scuola hanno osservato che quest&#8217;ultimo è decontestualizzato da qualsiasi processo educativo, mentre è molto ben contestualizzato in uno scenario politico in cui la paura è strumento di propaganda elettorale. Senza contare poi che alcune domande si rispondono da sole, come quella sull&#8217;utilità degli &#8220;assistenti civici&#8221; (tradotto in italiano: le ronde), definiti nel questionario: &#8220;persone selezionate che contribuiscono a garantire la sicurezza in città&#8221;.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, Repubblica, Cronacaqui, Padania, Il Mondo, Il Giorno del periodo dal 1 giugno a oggi)</p>
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		<title>In breve da Milano e dalla Lombardia, 1 giugno 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 09:33:21 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In breve da Milano e dalla Lombardia, 1 giugno 2009<br />
</strong></p>
<p>Mentre il Comune di Milano perde milioni, in Unicredit si gioisce &#8211; Scuole e crolli: si aspetta un&#8217;altra tragedia? &#8211; Quando qualcosa si muove &#8211; Condannati Albertini, De Corato e Masseroli&#8230; &#8211; &#8230;e condannato anche Roberto Castelli &#8211; Il ciellino si cambia d&#8217;abito &#8211; La paura e la rabbia corrono sui binari &#8211; No, la multa a Trenitalia non si può &#8211; Apartheid leghista: assistere senza vomitare? &#8211; All&#8217;Università la sinistra si riprende</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-574"></span>***</p>
<p><strong>Mentre il Comune di Milano perde milioni, in Unicredit si gioisce</strong></p>
<p>Lo scandalo dei derivati del Comune di Milano, al quale Milano Internazionale ha dedicato recentemente un articolo (<a href="http://milanointernazionale.it/2009/05/11/derivati-e-bilancio-le-mani-della-finanza-creativa-su-milano/" target="_blank">http://milanointernazionale.it/2009/05/11/derivati-e-bilancio-le-mani-della-finanza-creativa-su-milano/</a>), si arricchisce di nuovi particolari. Al centro dell&#8217;attenzione è ora la banca Unicredit, dopo che la registrazione di una telefonata è stata depositata al Tribunale del Riesame nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sul buco creato nelle casse comunali dai derivati legati alla ristrutturazione del debito di Palazzo Marino. Come scrive la Repubblica: &#8220;Mentre il Comune di Milano si incamerava una perdita di circa 100 milioni di euro sui derivati, i manager di Unicredit festeggiavano per avere incassato un profitto di 2 milioni e 40.000 euro in poche ore&#8221;. L&#8217;8 settembre Andrea Gavazzoni di Unicredit comunica a un collega la chiusura dell&#8217;operazione del derivato stipulato dal Comune nel 2002 con Unicredit, e che generava per Palazzo Marino perdite per circa 100 milioni. Palazzo Marino si accollava 20 milioni di perdite, altri 48 milioni venivano rinegoziati con le banche estere oggi sotto inchiesta, mentre Unicredit ne ristrutturava 20. Da quella ristrutturazione le quattro banche estere incassavano 12 milioni di euro di profitti e Unicredit ben 2 milioni. Ecco alcune delle frasi pronunciate nello scambio telefonico tra Gavazzoni e il suo collega: &#8220;Grandi ragazzi, bisogna che facciamo un aperitivo o una cena per sta cosa qua&#8221;, &#8220;due milioni e quarantamila, ah cazzo, buttali via, si lavora una settimana&#8230;&#8221;, &#8220;come due milioni? Dai non scherzare che son soldi, ragazzi, non scherzate! Come hai fatto a fare due milioni di utile?&#8221; Gavazzoni: &#8220;Vabbe&#8217;, tu basta che ti rivolgi alle persone giuste e vedrai che sarai sempre soddisfatto&#8221; &#8211; quest&#8217;ultima frase è quella su cui supponiamo che la magistratura si concentrerà maggiormente. Prosegue la Repubblica: &#8220;Perdite per il Comune e utili per la banca sui quali i capi della divisione derivati di Unicredit calibravano i loro bonus. Nel 2005, Davide Mereghetti e Luca Fornoni, i capi dei &#8216;negoziatori&#8217; di derivati con Palazzo Marino, hanno percepito un reddito di 3,4 milioni di euro a testa&#8221;. Intanto, secondo gli ultimi dati del Comune di Milano pubblicati dal Sole 24 Ore, i derivati stipulati nel 2005 dalla giunta di Gabriele Albertini stanno generando una perdita (valore di mercato attuale) di oltre 231 milioni di euro.</p>
<p>(fonti: Repubblica, 23 maggio; Sole 24 Ore, 26 maggio)</p>
<p><strong>Scuole e crolli: cosa si aspetta, che succeda un&#8217;altra tragedia?</strong></p>
<p>E&#8217; un vero e proprio bollettino di guerra, che passa inosservato in piccoli trafiletti nelle pagine locali dei giornali lombardi. A Milano e in Lombardia nel solo mese di maggio si sono registrati altri tre crolli in scuole pubbliche. Nella scuola elementare di via Visconti, zona Bonola, il 6 maggio una piastrella ha ceduto, si è staccata dal muro ed è crollata in testa a una bambina, che è stata portata al pronto soccorso, fortunatamente senza serie conseguenze. Di fronte ai continui episodi che da mesi segnalano una situazione di fortissimo rischio per l&#8217;incolumità di alunni e insegnanti nelle scuole lombarde e milanesi, il commento dell&#8217;assessore milanese ai lavori pubblici Bruno Simini, riportato dal Corriere della Sera il 7 maggio, lascia stupefatti: &#8220;A questo punto sono sempre più convinto della necessità di far partire un monitoraggio su tutti gli edifici pubblici di Milano&#8221;. A questo punto? Sempre più &#8220;convinto&#8221;? Monitoraggio? Cosa aspetta l&#8217;assessore a disporre interventi con la massima urgenza? Che ci scappi il morto? Basta guardarsi in giro per vedere che la situazione in Lombardia e nel Nord è generalizzata. Il 25 maggio nella scuola materna Pagode, a San Donato, è crollato l&#8217;intero soffitto di un salone dell&#8217;istituto, per fortuna durante il fine settimana quando la scuola era chiusa. Spiega un genitore: &#8220;Il problema più grave è che i bambini giocano tutti i giorni in quel salone. Poteva essere una tragedia&#8221;. Ora i bambini rimarranno a casa, probabilmente fino alla fine dell&#8217;anno scolastico. Il 29 maggio alla scuola elementare Mozzi di Treviglio è crollato il controsoffitto di un androne esterno e anche in questo caso per fortuna è successo poco dopo la fine dell&#8217;orario, quando gli alunni erano già usciti. Sono venuti giù d&#8217;un colpo quasi quaranta metri quadri di rivestimento isolante del soffitto, per un peso stimato di tre quintali: poteva essere una strage, come a San Donato. L&#8217;incidente è avennuto nella stessa data in cui, di notte, è crollato un soffitto nella scuola elementare Gabelli di Belluno, dove due anni fa era venuto giù un altro soffitto: anche qui strage sfiorata. Per farsi un&#8217;idea della spaventosa situazione dei crolli nelle scuole italiane è sufficiente digitare in Google le parole &#8220;scuola crollo soffitto&#8221;. Ma nessuno ne parla nei dovuti termini, se non a tragedia avvenuta, come a Rivoli nel novembre scorso quando è morto uno studente. Intanto si tagliano i fondi alle scuole e si stanziano cifre folli per progetti faraonici destinati a rimpinguare di miliardi le tasche degli speculatori, come l&#8217;Expo 2015 e il Ponte sullo stretto di Messina.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 7 maggio, 26 maggio, 30 maggio)</p>
<p><strong>Quando qualcosa si muove</strong></p>
<p>Il 25 maggio è stato rioccupato, a un anno dallo sgombero, il centro sociale SOS Fornace di via S. Martino 20 a Rho. Nel suo comunicato il Fornace (http://www.sosfornace.org), che ha una lunga tradizione di lotte per la difesa del territorio, scrive: &#8220;l&#8217;esperienza del centro sociale è stato un vero e proprio esempio di &#8216;riqualificazione dal basso&#8217; di un&#8217;area dismessa che attraverso l’autogestione, è stata riportata in vita, facendola diventare in tre anni un contenitore di esperienze critiche e conflittuali contro la ristrutturazione che sta subendo il nostro territorio. [...] La scelta dell’area di via S. Martino non è dovuta alla nostalgia. Questo spazio è situato in un’area strategica rispetto al prossimo sviluppo della città e alla costruzione della città-vetrina. Nel nuovo PGT i quartieri di S. Martino e Lucernate sono infatti indicati come epicentri della trasformazione verso il futuro assetto prospettato per Rho: quello di essere un cento direzionale sul modello de “La Défense” parigina, che comporterà la riconversione delle aree produttive e la conseguente terziarizzazione del territorio attraverso la costruzione di strutture ricettive, centri commerciali, uffici e la “densificazione” dei tessuti residenziali a bassa intensità. La città-vetrina di Fiera ed Expo è un cimitero di passioni per chi ci vive. E’ una città grigia, vuota, escludente, governata dalla paura del “nemico pubblico” di turno, nella quale le politiche securitarie si abbattono contro i soggetti deboli e non omologati &#8211; materia di ordine pubblico quando non di decoro urbano &#8211; tutelando nel contempo il profitto e la rendita dei soliti affaristi e speculatori malgrado i veri produttori di ricchezza di questo territorio siano precari e migranti. Al cemento si unisce dunque il manganello, connubio ben rappresentato dalla scricchiolante maggioranza che governa la città. Da una parte, al timone delle trasformazioni, il sindaco Zucchetti: ciellino, uomo di Formigoni ed emissario della Compagnia delle opere, e quindi della Fiera; dall’altra la Lega Nord, della cui pretesa di difendere il territorio rimane solo il razzismo e l’intolleranza, visto che gli interessi dei cittadini rhodensi sono già stati ampiamente svenduti in cambio di qualche poltrona nei posti chiave di Fiera Milano e della Società di Gestione di Expo 2015. Con questa occupazione vogliamo aprire una vertenza rispetto all’assetto complessivo che questo territorio, stretto nelle mani rapaci di Fiera ed Expo, andrà ad assumere nei prossimi anni. Riporteremo in via S. Martino 20 i percorsi, le vertenzialità e il conflitto che abbiamo prodotto, autorganizzandoci, all’interno della città vetrina di Expo 2015&#8243;.</p>
<p>Il 27 maggio a Milano c&#8217;è stata una arrabbiata ma festosa occupazione dell&#8217;Ufficio Scolastico Provinciale di Milano, promossa dall&#8217;Assemblea delle Scuole del Milanese. &#8220;Volevano azzerare il tempo pieno, imporre il maestro unico, tagliare e far quadrare il bilancio del governo e dei banchieri, facendo saltare quello dell&#8217;istruzione. Dicevano che la &#8216;gente&#8217; stava con loro. Poi la &#8216;gente&#8217; ha scelto, in massa, il tempo pieno, riducendo la scelta del maestro unico a percentuali ridicole&#8221;, scrive in un comunicato l&#8217;Assemblea, che invita alla lotta concludendo: &#8220;A quelli che sono rassegnati, a quelli cui sono spuntati un po&#8217; di mali, a quelli che &#8216;vorrei andar via da questo paese&#8217;, a quelli del &#8216;c&#8217;ho le bollette&#8217;, diciamo: venite con noi. Non chiudete la finestra, perché non c&#8217;è limite al peggio. Dimostriamo che siamo un osso duro, non diamo loro il segnale di via libera, o i prossimi due anni porteranno a termine il massacro che hanno iniziato&#8221;. Proprio questi giorni è stato dato il via alla definizione degli organici nelle scuole superiori milanesi. Oltre ai 403 tagli già previsti la &#8220;razionalizzazione degli organici&#8221; comporterà il sacrificio di altri 500 posti di lavoro. Come spiega il sindacalista Pippo Frisone: &#8220;tutte le discipline saranno penalizzate, tranne l&#8217;insegnamento della religione cattolica, dove ci saranno ancora docenti con poche unità di alunni&#8221;.</p>
<p>(fonti: Il Manifesto, 26 maggio; Il Giornale, 22 maggio)</p>
<p><strong>Condannati Albertini, De Corato e Masseroli&#8230;</strong></p>
<p>Il 12 maggio la quarta Corte d&#8217;Appello di Milano ha condannato l&#8217;ex sindaco Gabriele Albertini (Pdl-Forza Italia), il vicesindaco Riccardo De Corato (Pdl-An) e l&#8217;assessore Carlo Masseroli (Pdl-Cl), insieme ad altri quattro consiglieri della maggioranza, a risarcire con la cifra simbolica totale di tremila euro gli esponenti dell&#8217;opposizione Basilio Rizzo, Milly Moratti e Maurizio Baruffi. I fatti risalgono al marzo 2003, quando la maggioranza di centrodestra aveva fatto preparare e protocollare in anticipo 92 emendamenti in bianco per fare decadere gli oltre 2.000 emendamenti presentati dall&#8217;opposizione al bilancio preventivo per quell&#8217;anno. L&#8217;imbroglio era fallito per l&#8217;intervento di una consigliera comunale e dei vigili urbani. Il particolare che rende ancora più interessante il tutto è che proprio un mese fa Albertini, per sostenere l&#8217;infondatezza di ogni ipotesi di una sua colpevolezza per lo scandalo derivati, aveva citato come esempio il fatto di essere stato assolto in primo grado per la faccenda degli emendamenti in bianco.</p>
<p>(fonti: Avvenire e Repubblica, 13 maggio)</p>
<p><strong>&#8230;e condannato anche Roberto Castelli</strong></p>
<p>L&#8217;attuale ministro delle infrastrutture Roberto Castelli è stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire all&#8217;erario 50.000 euro insieme al suo ex capo di gabinetto Settembrino Nebbioso. I fatti risalgono all&#8217;inizio del 2000, quando il leghista Castelli era ministro della giustizia e aveva affidato alla società Global Brain un&#8217;analisi dell&#8217;efficienza del sistema giudiziario. La consulenza era stata assegnata senza bando di gara e la commissione che avrebbe dovuto vigilare sulla società era stata nominata solo quando il lavoro di cui era incaricata la Global Brain era praticamente già concluso. A seguito di accertamenti da parte della Guardia di Finanza si è scoperto che la Global Brain non era conosciuta nel settore e soprattutto che:” era stata costituita solo un mese prima (il 12 novembre 2001) con capitale sociale versato di € 10.000, dalla Società M &amp; P Risk Agency Spa (42% delle quote), dalla Global Brain di Alberto Uva e C. (43% delle quote) e dal Signor Bruno Della Negra (15% delle quote) e che nel lasso di tempo segnato dalle date testè indicate non aveva mai operato”. La sentenza ricostruisce anche uno strano accadimento: nel luglio del 2001 ad “una serata Mondana” a casa del Sig. Uva, Castelli espone la sua idea di realizzare un progetto di implementare l’efficienza degli uffici giudiziari. La Global Brain viene creata appositamente per questo scopo, in barba alla legge che impone un bando di concorso. Il motivo della condanna è che: primo la Global Brain ricevette l’incarico su segnalazione diretta del Ministro (Castelli) “l’affidamento dell’incarico è avvenuto non in base ad attestate qualità professionali della Global Brain – società che ancora non esisteva al tempo dell’assunzione della decisione di operare nel campo dell’efficienza del sistema giudiziario – sibbene all’evidente fine di favorire soggetti noti al Ministro; la Global non ha mai formalizzato in una proposta contrattuale l’oggetto delle prestazioni da eseguire, con la conseguenza che i reciproci diritti ed obblighi sono stati individuati in modalità del tutto irrituali…”. Secondo, la Global Brain non fece nulla di quanto pattuito ma ricevette comunque il compenso e non solo, ricevette anche altri due incarichi “la Global Brain non ha posto in essere alcuna attività, essendosi limitata a partecipare ai lavori della Commissione, come risulta dai processi verbali delle relative sedute, analiticamente esaminati nell’atto di citazione”…” E, di fatto, il 16 luglio 2002, la Global Brain invia al capo di gabinetto del Ministro una lettera (pag. 40 della citazione) con la quale si comunica l’avvenuta conclusione del progetto secondo tempi e attività concordate, circostanze entrambe non rispondenti al vero”</p>
<p>(fonte: Corriere della Sera, 10 aprile 2009)</p>
<p><strong>Il ciellino si cambia d&#8217;abito</strong></p>
<p>Sulla Repubblica del 16 maggio Franco Capitano racconta il background della nomina del ciellino Claudio Artusi ad amministratore delegato del megaprogetto Citylife, avvenuta in questi giorni: &#8220;Il 28 giugno 2004 una Commissione di valutazione composta dal consiglio di Sviluppo Sistema Fiera, guidata dall&#8217;allora amministratore delegato Claudio Artusi, selezionò la short list delle migliori offerte per l&#8217;acquisto e la riqualificazione dei 255mila metri quadrati del quartiere storico della Fiera. Pochi giorni dopo, il 2luglio, la fase finale dell&#8217;asta assegnò l&#8217;area alla cordata Citylife (Generali, Ras, gruppo Ligresti e altri), che vinse la gara con un&#8217;offerta di 523 milioni, nettamente superiore a quelle di Pirelli Re e Risanamento. Cinque anni più tardi, l&#8217;uomo che pilotò quella scelta, cioè Artusi (che negli anni successivi ha guidato Fiera Spa), diventa amministratore delegato di Citylife, cioè della società che acquisì quei terreni. Insomma, il venditore diventa numero uno della società acquirente. Un cambio d&#8217;abito, e via&#8221;.</p>
<p><strong>La paura e la rabbia corrono sui binari</strong></p>
<p>Da inizio aprile su alcune tratte della Linea 2 della metropolitana di Milano i treni hanno ridotto sensibilmente la velocità. Nei punti in cui si viaggiava a 50 all&#8217;ora adesso si viaggia a 15, in altri si è passati da 70 a 30. Il motivo non è dei più rassicuranti per i 90 milioni di viaggiatori che utilizzano ogni anno la linea verde. Il rallentamento è infatti dovuto, come scrive il Corriere della Sera, al fatto che sui binari ci sono scambi con il ferro deteriorato, meccanismi logori, strutture ormai usurate e pericolose. Il 2 dicembre scorso si era evitata la tragedia solo per la prudenza dei macchinisti: un pezzo di binario arrugginito si era spaccato di netto facendo deragliare un treno, per fortuna i macchinisti che erano passati poco prima da quel punto si erano accorti che qualcosa non andava e dopo la loro segnalazione la centrale aveva avvisato di diminuire sensibilmente la velocità. Il 23 maggio un tram della linea 5 ha deragliato nel centralissimo Corso Italia trascinandosi per 35 metri. Corso Italia è stato bloccato per ore e il traffico è andato in tilt. L&#8217;incidente sarebbe dovuto a un deviatoio dello scambio dei binari che si è aperto di scatto durante il passaggio della vettura. Non è un semplice caso fortuito, dato che un altro incidente con le medesime modalità si era verificato solo qualche giorno prima in Piazza Cinque Giornate. Non sorprende che gli utenti dei &#8220;servizi&#8221; ATM siano sempre più esasperati. Il 25 maggio dopo avere aspettato per oltre mezz&#8217;ora il tram 1 in via Settembrini hanno visto arrivare due vetture, entrambe però dirette al deposito. E allora hanno deciso di occupare i binari, chiedendo all&#8217;autista di caricarli e di fare una corsa completa sul percorso della tramvia. Dopo una telefonata alla centrale l&#8217;autista ha ottenuto l&#8217;ok &#8211; insomma, il tram è stato &#8220;dirottato&#8221;. Ribellarsi conviene.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 6 maggio, 24 maggio, 26 maggio)</p>
<p><strong>No, la multa a Trenitalia non si può</strong></p>
<p>Continuano intorno a Milano e in Lombardia le proteste dei pendolari per la disastrosa situazione dei collegamenti ferroviari dopo l&#8217;introduzione del nuovo orario di Trenitalia e l&#8217;arrivo dei treni ad alta velocità. Il 7 maggio sulla linea Milano-Piacenza vi è stato l&#8217;ennesimo ritardo e il comitato pendolari di San Zenone (provincia di Lodi) aveva preannunciato in caso di ritardi un&#8217;originale protesta: i viaggiatori, già in sciopero del biglietto, avrebbero dato una simbolica multa ai controllori per il ritardo del treno. Ma nel delirio repressivo che infuria sulla regione perfino una simpatica e pacifica protesta come questa è stata impedita. I controllori si sono presentati scortati da agenti della polizia, nella generale indignazione dei pendolari. Come ha commentato Fabio Spagnuolo del comitato, &#8220;hanno usato soldi pubblici per garantire il controllore. Il biglietto è un contratto tra due parti ed entrambe lo devono rispettare. La polizia questa mattina chi tutelava? La cittadinanza o un soggetto privato come Trenitalia? Le ferrovie hanno paura di una protesta civile e quindi hanno alzato il tono della contesa. Il ministro degli interni però dovrebbe spiegarci come mai ha consentito una cosa del genere&#8221;. I pendolari invitano a firmare la loro petizione online: <a href="http://www.firmiamo.it/piutrenipendolarimilanopiacenza">http://www.firmiamo.it/piutrenipendolarimilanopiacenza</a></p>
<p>(fonte: Il Cittadino di Lodi, 8 maggio 2009)</p>
<p><strong>Apartheid leghista: assistere senza vomitare?</strong></p>
<p>Sulla proposta del leghista Matteo Salvini e della sua collega di partito Raffaella Piccinni di introdurre l&#8217;apartheid nei vagoni della metropolitana milanese ha pubblicato un bel commento su Repubblica il giornalista Curzio Maltese: &#8220;Per chi è cresciuto nella Milano degli anni Settanta, la metropolitana era la prova più fiera dell`internazionalità della città, della sua modernità, del suo essere «vicina all`Europa». Nessuna capitale italiana aveva una metro` decente. Quella romana era ed è rimasta un ghetto sociale sotterraneo. Quella di Milano è uguale a quelle di Parigi o Londra o Monaco. Quando l`Italia era lontana dall`essere una nazione multietnica, la metropolitana milanese era il luogo più interculturale e interclassista del paese. E la rete che collega tutti i simboli internazionali della città`, la Borsa e la Fiera, il Piccolo e la Scala, la Triennale e lo stadio di San Siro. Ma una volta alla meta la gente si divideva. I sedili della metropolitana erano l`unico luogo della società italiana dove tutto e tutti s`incontravano. L`operaio di Sesto seduto accanto alla modella svedese, il broker della finanza e lo studente, la casalinga e l`intellettuale, l`immigrato e il barone universitario, il turista giapponese, l`hooligan e il violinista. Un crocevia di autentica urbanità. [...] La reazione della società milanese [alle dichiarazioni di Salvini e Piccinni] lascia perplessi. Silenzi, timidezze, imbarazzi da tutti i palazzi del potere economico e politico. Uno non può credere che arrivi il giorno in cui i milanesi assisteranno senza vomitare alla scena di un anziano immigrato o di una donna africana incinta costretti a cedere il posto a un ragazzo bianco. Ma mese dopo mese, qualcuno ci sta abituando a trattare con gli incubi&#8221;.</p>
<p>(fonte: Repubblica, 9 maggio)</p>
<p><strong>All&#8217;Università la sinistra si riprende</strong></p>
<p>Dopo la grande Onda di questo autunno-inverno il voto per le elezioni dei rappresentanti degli studenti nelle università milanesi hanno visto un aumento della partecipazione e la vittoria delle liste di sinistra alla Statale e alla Bocconi. Alla Statale Sinistra Universitaria ha ottenuto il 47%, ben oltre il previsto, mentre Obiettivo studenti (Comunione e Liberazione) rimane ferma e Azione universitaria-Mpl (Pdl) è in netto calo. Esordio da disfatta invece per la lista Mup (Lega Nord). Alla Bocconi dopo otto anni di dominio incontrastato delle destre Alternativa democratica (centrosinistra) conquista il seggio riservato agli studenti nel consiglio di amministrazione. Nel parlamentino le liste legate a Pdl e Cl riescono invece insieme a strappare la maggioranza. Alla Cattolica domina come sempre Ateneo studenti, lista legata a Cl, ma il Corriere della Sera scrive che &#8220;sulla vittoria cala l&#8217;ombra di infrazioni elettorali&#8221;: si va dai brogli, alla manipolazione di dati sulle presenze, alle mailing-list rubate a un professore per fare propaganda elettorale, ai cartelloni strappati, alla violazione del giorno di silenzio, al respingimento dalle urne di studenti regolarmente iscritti.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 15 maggio, 29 maggio)</p>
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		<title>Un&#8217;Expo 2015 in formato ridotto?</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 15:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;Expo 2015 in formato ridotto? di Andrea Ferrario Intorno all&#8217;Expo 2015 continua la lotta senza esclusione di colpi per spartirsi la torta miliardaria, con la Lega Nord in prima fila. E intanto il Tavolo Lombardia convocato per discutere dei finanziamenti per l&#8217;evento si conclude con una farsa: i soldi ci sono, ma non ci sono. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=562&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un&#8217;Expo 2015 in formato ridotto?</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p>Intorno all&#8217;Expo 2015 continua la lotta senza esclusione di colpi per spartirsi la torta miliardaria, con la Lega Nord in prima fila. E intanto il Tavolo Lombardia convocato per discutere dei finanziamenti per l&#8217;evento si conclude con una farsa: i soldi ci sono, ma non ci sono.</p>
<p><span id="more-562"></span></p>
<p>Sono ormai passati i primi 14 degli 85 mesi a disposizione per la preparazione dell&#8217;Expo 2015 e la situazione rimane ancora completamente caotica. L&#8217;arrivo di un fedelissimo di Berlusconi come Lucio Stanca alla guida dell&#8217;Expo 2015 SpA non ha prodotto alcuna accelerazione dell&#8217;avvio della preparazione dell&#8217;evento. La società non ha ancora una sede, non sono ancora stati nominati i manager secondo quanto invece lo stesso Stanca aveva annunciato, non c&#8217;è alcuna chiarezza nemmeno sulla disponibilità dei fondi e sulle opere che verranno o meno realizzate. I motivi di questa situazione caotica sono svariati. Da una parte c&#8217;è la forte crisi economica in atto, le cui inevitabili ripercussioni sul bilancio statale e su quelli di Comune e Regione non sono ancora quantificabili, anche se saranno sicuramente ingenti. Prendere ora impegni precisi per cifre da capogiro come quelle previste per l&#8217;Expo è nei fatti impossibile, e su tutto pesa anche il fatto che è molto incerta una partecipazione finanziaria dei privati nella misura prevista. Dall&#8217;altra c&#8217;è la prevedibile lotta in atto per la spartizione della torta miliardaria, una lotta che si gioca soprattutto a Milano e in Lombardia, ma anche a Roma. L&#8217;impressione è che in questo momento si stia aspettando di vedere quali nuovi equilibri emergeranno dopo le elezioni europee per riavviare su nuove basi la corsa all&#8217;abbuffata.</p>
<p>Nelle ultime settimane chi sta puntando più di tutti a un rinvio delle decisioni è la Lega Nord, che evidentemente punta a innalzare la posta dopo il voto delle europee. Lo testimonia il fatto che uno degli ultimi vertici, quello del 18 maggio che ha visto la presenza del ministro Giulio Tremonti e del sindaco Letizia Moratti, si sia svolto&#8230; nella sede del Carroccio in via Bellerio a Milano, presenti anche Umberto Bossi, Roberto Castelli e Leonardo Carioni (quest&#8217;ultimo uomo della Lega nel consiglio di amministrazione di Expo 2015 SpA e uno dei bossi di Fiera Milano). Durante la riunione, durata ben cinque ore, si è parlato dell&#8217;ipotesi di varare una legge speciale &#8220;per sciogliere la burocrazia e i nodi che rischiano di ritardare l&#8217;organizzazione dell&#8217;evento&#8221;, un modo diplomatico per dire che si ipotizza di approvare normative che consentano di procedere in fretta, eliminando i vincoli che garantiscono la trasparenza. Lo conferma anche il candidato alla Provincia di Milano Guido Podestà (Pdl): &#8220;sostengo che bisogna pensare a una legge speciale se vogliamo arrivare in tempo utile&#8221;. Qualche giorno dopo, il 22 maggio, la Repubblica è uscita con un articolo di Giuseppina Piano in cui si afferma che Tremonti e Bossi starebbero lavorando a un piano per tagliare 2,5 miliardi di euro di finanziamenti. L&#8217;idea, secondo il quotidiano, sarebbe quella di ospitare la manifestazione nei padiglioni già esistenti della Fiera di Rho, senza realizzare nuove strutture appositamente per la manifestazione e tagliando inoltre costi per altre voci (la linea M6, la via d&#8217;acqua e altro ancora). Un&#8217;ipotesi a dire il vero improbabile, perché il Bie, il Bureau internazionale che assegna le Esposizioni universali, non potrebbe accettare un tale stravolgimento del dossier Expo originale. Le dichiarazioni rilasciate il giorno dopo da due importanti esponenti lombardi della Lega, l&#8217;assessore regionale Davide Boni e il &#8220;bipoltronato&#8221; consigliere comunale e deputato Matteo Salvini, accennavano tuttavia chiaramente a una tale ipotesi. A loro si è aggiunto nel giro di un paio di giorni anche l&#8217;eminenza grigia della Lega, Giancarlo Giorgetti, il quale ribadiva che &#8220;se i soldi non bastano bisogna anche cancellare le opere non necessarie&#8221; e accennava a una &#8220;razionalizzazione&#8221;, nonché alla necessità di riflettere su una &#8220;riduzione dell&#8217;area espositiva prevista a Rho-Pero&#8221;. Il ministro delle infrastrutture Roberto Castelli da parte sua ha annunciato una riduzione dei fondi per spostare ogni somma recuperabile sulla ricostruzione in Abruzzo. Il Corriere della Sera pigiava ancora di più l&#8217;acceleratore parlando di una preoccupata telefonata del Bie a &#8220;chi di dovere a Milano&#8221; e ipotizzando che il Bureau avesse minacciato di riassegnare l&#8217;Expo 2015 a Izmir. Fatto sta che da quel giorno Letizia Moratti si è messa a negare ogni ipotesi di &#8220;ridimensionamento&#8221;, ma allo stesso tempo ha cominciato a parlare di una criptica &#8220;razionalizzazione&#8221;, il tutto alla vigilia del Tavolo Lombardia presieduto da Roberto Formigoni in cui si sarebbe parlato dei finanziamenti per l&#8217;evento.</p>
<p>Il Tavolo Lombardia si è infine tenuto il 25 maggio con la presenza dei ministri Matteoli, Castelli e Brambilla, ma è stata una nuova sceneggiata. Al termine della riunione il ministro Matteoli ha dichiarato che i finanziamenti ci sono tutti e ha parlato del reperimento di 1.321 milioni di euro per le opere connesse. Peccato però che secondo il dossier Expo lo stato avrebbe dovuto reperirne 1.889 di milioni. Mancano pertanto all&#8217;appello quasi 570 milioni di euro, una bella sommetta. E&#8217; stato annunciato inoltre il ritardo della linea M6 (870 milioni di euro), ufficialmente per dare la precedenza alle linee M4 e M5, ma molti ipotizzano che più avanti la M6 verrà completamente eliminata dal dossier. In realtà anche per la M4 la situazione è estremamente complessa, perché il Comune di Milano ha dovuto cancellarne il finanziamento per coprire il buco venutosi a creare dopo che la Corte dei Conti aveva portato alla luce le manovre illecite operate da Palazzo Marino nel bilancio comunale. Si dovrà quindi fare un altro mutuo di 350 milioni per finanziarla e la procedura non sarà certo lineare. A questo problema va ad aggiungersi che una parte dei finanziamenti, 240 milioni, verrà sì coperta dallo Stato, ma verrà erogata nell&#8217;arco di 15 anni e pertanto il Comune dovrà anticipare la somma. Non a caso di fronte a questi enormi esborsi previsti Letizia Moratti chiede al governo una deroga al Patto di stabilità &#8211; a Roma per ora nicchiano.</p>
<p>Insomma, un pasticciaccio brutto. Senza tenere conto che a complicare il tutto c&#8217;è il fatto che le cifre e le decisioni di cui abbiamo riferito qui sopra sono in realtà solo ipotetiche, perché ogni decisione concreta verrà presa dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) nelle sue riunioni di luglio, settembre e ottobre. E fino ad allora le carte in tavola potranno essere nuovamente cambiate. L&#8217;unica cosa certa è che questa Expo peserà come un macigno sui bilanci dello stato, del comune e della regione, nel momento stesso in cui si pone una pesante ipoteca sul futuro del paese con i drastici tagli alla scuola e all&#8217;università, e in cui c&#8217;è grande necessità di risorse per fare fronte alla crisi economica.</p>
<p>PER FINIRE: DUE DOMANDE E DUE RISPOSTE</p>
<p><strong>Quanto costerà l&#8217;Expo 2015?</strong></p>
<p>In realtà non lo si può stimare con esattezza in questo momento, perché di norma i costi preventivati per le Expo lievitano durante la realizzazione dei lavori. I costi dell&#8217;Expo Saragozza 2008, per esempio, sono aumentati di oltre il 30% rispetto alle stime iniziali e il comune spagnolo ha dovuto indebitarsi per fare fronte al buco in bilancio, visti anche gli introiti inferiori al previsto. Il costo complessivo originariamente previsto per Expo 2015 è comunque di 25 miliardi, così suddivisi: le opere essenziali (in pratica le strutture fisiche che ospiteranno la manifestazione nel 2015 e i relativi accessi) per circa 1,8 miliardi, le opere necessarie (come la linea metropolitana M6 e altri interventi infrastrutturali) per 11,3 miliardi, le opere connesse (Pedemontana, Brebemi, linea metropolitana M4 e molte altre ancora) per 11,7 miliardi (si veda in dettaglio lo <a href="http://provinciamilano.ecostampa.net/utility/imgrsnew.asp?numart=K7WEU&amp;annart=2008&amp;numpag=1&amp;tipcod=0&amp;tipimm=1&amp;defimm=0&amp;tipnav=1&amp;isjpg=S&amp;small=N&amp;usekey=B1PO089KE6ZWX&amp;typedb=7&amp;video=0" target="_blank">schema</a> pubblicato da Il Giorno in calce a un suo articolo del 17 dicembre).</p>
<p><strong>L&#8217;Expo sarà una vetrina internazionale per Milano?</strong></p>
<p>E&#8217; quello che vogliono farci credere, ma tutti i dati disponibili dicono che sarà un evento con un pubblico quasi esclusivamente nazionale, se non addirittura limitato all&#8217;Italia settentrionale. Qualsiasi soggetto razionale, pubblico o privato, prima di fare un investimento dell&#8217;enorme entità di 25 miliardi di euro (50.000 miliardi di vecchie lire) effettuerebbe prima una stima dei risultati generati e qualsiasi soggetto trasparente renderebbe ampiamente pubblica tale stima. Non solo nel caso dell&#8217;Expo 2015 non sono mai stati resi pubblici i dati su cui si basano le (presunte) stime di 29 milioni di visitatori e 70.000 nuovi posti di lavoro generati dall&#8217;evento, ma si sono trascurati i dati relativi alle altre Expo, gli unici che consentono di capire dove si va a parare. Ebbene, in termini di visitatori va rilevato che all&#8217;Expo Internazionale di Saragozza 2008 il 97% di essi erano spagnoli (Sole 24 Ore, 8 novembre 2008), per l&#8217;Expo Universale di Shanghai 2010 il supervisore dell&#8217;organizzazione dell&#8217;evento prevede, a un anno dal suo svolgimento, un numero di visitatori al 90% cinesi (La Repubblica, 6 febbraio 2009). Secondo stime della Federalberghi Lombardia, infine, “una buona metà dei visitatori arriverà dal Nord Italia e non avrà alcuna necessità di un’ospitalità alberghiera” (Il Giornale, 16 febbraio 2009)</p>
<p>(fonti: Cronacaqui, 19 maggio; Il Giornale, 19 maggio; Repubblica, 22 maggio, 23 maggio, 24 maggio, 25 maggio, 26 maggio; Milano Finanza, 26 maggio; Il Giorno, 26 maggio)</p>
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		<title>Milano Internazionale &#8211; Cronache &#8211; N. 17 del 5 aprile 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 16:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Aeroporti]]></category>
		<category><![CDATA[Expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[SOMMARIO: 1) UN PO&#8217; DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN LOMBARDIA 2) LOMBARDIA, LA SPECULAZIONE EDILIZIA NON SI FERMA 3) SCUOLE AL COLLASSO 4) AGGIORNAMENTI SU EXPO 2015 5) &#8220;CATTEDRALI NEL DESERTO&#8221;: DOPO MALPENSA ARRIVA MONTICHIARI 6) LA LEGA NON PARLA IL DIALETTO, MA CI COSTA 280.000 EURO 1) UN PO&#8217; DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=321&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>SOMMARIO:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>1) UN PO&#8217; DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN LOMBARDIA</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>2) LOMBARDIA, LA SPECULAZIONE EDILIZIA NON SI FERMA</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>3) SCUOLE AL COLLASSO</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>4) AGGIORNAMENTI SU EXPO 2015</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>5) &#8220;CATTEDRALI NEL DESERTO&#8221;: DOPO MALPENSA ARRIVA MONTICHIARI</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>6) LA LEGA NON PARLA IL DIALETTO, MA CI COSTA 280.000 EURO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>1) UN PO&#8217; DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN LOMBARDIA</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>In totale in Lombardia, secondo un Rapporto della Fondazione Ismu e della Regione aggiornato all&#8217;anno 2008, vivono 1 milione e 60.000 stranieri, vale a dire circa il 10% della popolazione complessiva. Di questi, secondo le stime, 148.000 sono immigrati irregolari. Circa 338.000 degli immigrati che vivono in Lombardia provengono dall&#8217;Europa Orientale (+88.000 rispetto al 2007), 228.000 dall&#8217;Asia (+14.000), 218.000 dal Nord Africa (+17.000) e 139.000 dall&#8217;America Latina. Per la prima volta il ruolo di Milano come polo di attrazione degli immigrati risulta in calo. Sette anni fa un terzo degli stranieri della regione si stabiliva nella capitale lombarda, oggi sono solo un quinto, cioè 215.000. E sempre per la prima volta, scrive Oriana Liso di Repubblica, &#8220;la somma delle presenze negli altri comuni della provincia (232.000) sorpassa le presenze a Milano, cresciute di pochissimo rispetto al 2007: un 1,6% ben lontano dai dati di Bergamo (+9,2% in un anno) o Varese (+16,3%)&#8221; &#8211; si tratta di sviluppi che ricalcano l&#8217;evoluzione dell&#8217;ondata migratoria a Milano dal resto del Nord Italia o dal Sud tra gli anni cinquanta e sessanta. A Milano e nell&#8217;hinterland continuano a concentrarsi gli irregolari: secondo le stime nel capoluogo lombardo sono 38.000. Nel complesso, secondo il rapporto, i romeni sono gli immigrati più integrati: il 31% di loro è proprietario di una casa, l&#8217;82% ha un lavoro regolare. &#8220;Per il secondo anno consecutivo, poi&#8221;, continua Oriana Liso, &#8220;il volume complessivo dei soldi inviati dagli immigrati nei loro paesi di origine (tranne che in Romania) è in calo: un altro segno del fatto che per molti di loro la vera casa inizia a essere l&#8217;Italia. Tanto che vorrebbero anche partecipare alle decisioni politiche e amministrative: [...] il 76,2% di chi è in Italia da più di dieci anni vorrebbe votare, contro il 46,9% di chi è arrivato meno di due anni fa&#8221;, percentuale comunque molto alta. Secondo i dati del rapporto il 55% degli stranieri voterebbe a sinistra, percentuale che si ribalta a favore della destra nel caso degli immigrati dall&#8217;Europa Orientale, i diplomati e i laureati. Inoltre, &#8220;per chi è arrivato da poco in Lombardia il lavoro più diffuso resta l&#8217;assistenza domiciliare (il 15,9% delle donne), mentre per gli uomini è nell&#8217;edilizia&#8221;. Il reddito medio mensile degli stranieri immigrati in Lombardia è di 869 euro e non solo è molto basso, ma è anche in calo rispetto al 2007, quando era di 923 euro. Una mappa pubblicata sempre da Repubblica mostra poi le concentrazioni di immigrati irregolari in Italia. Le aree più fortemente interessate dal fenomeno sono, oltre alle province di Nuoro e Sassari, essenzialmente due: un&#8217;ampia zona che comprende la Lombardia Orientale, il Veneto e la regione di Bologna, da una parte (approssimativamente, il &#8220;regno&#8221; della piccola e media impresa ad alto sfruttamento di manodopera, spesso al nero), e una lunga area che va da Napoli alla Sicilia Orientale, passando per la Calabria (cioè le aree a maggiore controllo diretto da parte delle organizzazioni mafiose e a intensa attività agricola che sfrutta manodopera non qualificata). In un altro articolo, pubblicato da Repubblica Metropoli, si cita il parere dell&#8217;urbanista Paolo Somma, secondo il quale &#8220;le caratteristiche dei quartieri abitati dagli stranieri sono la minore dotazione di servizi, la carenza di manutenzione degli immobili, il degrado degli spazi pubblici. A decidere le zone dove vivono gli stranieri sono i prezzi degli affitti. Si dovrebbe parlare non tanto della nazionalità degli abitanti, ma del loro ceto sociale: gli immigrati oggi occupano le zone dove una volta vivevano le fasce più povere della popolazione&#8221;. Concetti confermati da un altro articolo pubblicato da Repubblica sul tema, e scritto ancora una volta da Oriana Liso, sul numero di studenti stranieri a Milano. Le scuole milanesi dove più della metà degli iscritti sono figli di immigrati stranieri sono concentrate nelle zone 2, 9, 4 e 8, &#8220;una presenza più forte, diffusa a macchie, che segue di fatto il prezzo degli affitti, concentrandosi dove case e negozi costano meno&#8221;. In totale nelle scuole di Milano ci sono 26.000 bambini e ragazzi stranieri, che rappresentano il 14,5% del totale degli iscritti. Stanno crescendo in particolare gli studenti stranieri nelle scuole superiori &#8220;a riprova di un processo di scolarizzazione dei minori stranieri che ha assunto caratteri stabili&#8221;, scrive il Piano di Zona 2009-2011 dal quale sono tratti i dati. In 20 scuole elementari (sulle 142 cittadine) i minori stranieri sono più del 40% degli studenti. Secondo il quotidiano, infine, oltre la metà dei ripetenti sono stranieri.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Repubblica, 23 marzo, 1 aprile, 5 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>2) LOMBARDIA, LA SPECULAZIONE EDILIZIA NON SI FERMA</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Nonostante la stretta creditizia e la crisi economica le cronache lombarde parlano di nuovi grandi progetti di speculazione edilizia con cadenza ormai quasi settimanale. Non sempre però tutto fila liscio e secondo i piani, come illustra il caso delle <strong>aree dismesse Falck a Sesto San Giovanni</strong>, un milione e mezzo di metri quadri da cementificare e la più grande area dismessa d&#8217;Europa. Il fondo Limitless del Dubai ha disdetto l&#8217;accordo preliminare stipulato a fine dicembre con la Risanamento di Luigi Zunino (sempre sull&#8217;orlo del crack per l&#8217;indebitamento con le banche) che prevedeva un acquisto dell&#8217;area da parte degli arabi a 475 milioni di euro per realizzarvi il grande progetto di &#8220;urbanizzazione&#8221; firmato da Renzo Piano. Sebbene alcune voci non confermate dicano che il no della Limitless non è del tutto definitivo e che trattative non ufficiali sarebbero ancora in corso, il problema di individuare soluzioni alternative si è fatto pressante. Il sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini (centrosinistra), si è detto disponibile &#8220;a esaudire le richieste, giunte anche dall&#8217;imprenditoria locale, di una regia pubblica e condivisa per la riqualificazione Falck&#8221;. Oldrini sarebbe cioè pronto, secondo il Giorno, a lanciarsi nell&#8217;avventura della creazione di un fondo immobiliare con la partecipazione di Intesa Sanpaolo e la regia del Comune, con l&#8217;obiettivo di realizzare lo stesso progetto di Renzo Piano che avrebbero dovuto mettere in atto prima Zunino e poi Limitless. Milano Finanza invece scrive che si starebbe andando, sempre con il ruolo decisivo di Intesa Sanpaolo, verso un&#8217;ipotesi &#8220;spezzatino&#8221;, cioè la vendita frazionata dell&#8217;area a diversi soggetti, che secondo il quotidiano permetterebbe di ottenere maggiori introiti. I principali fattori in gioco sono tre: 1) Zunino ha debiti insoluti principalmente nei confronti di Intesa Sanpaolo (quasi 500 milioni di euro), che rimane quindi un attore fondamentale; 2) la Risanamento di Zunino non può fallire, altrimenti tutta l&#8217;area rimarrebbe invischiata in una lunga procedura di liquidazione; 3) il valore attualmente quotato per le aree (475 milioni), almeno secondo quanto scrive il Giorno, sarebbe eccessivo: tre anni fa erano state vendute a Zunino per 240 milioni e bisognerebbe tornare verso tale cifra.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Un altro progetto faraonico riguarderà invece <strong>Segrate</strong>, la città dell&#8217;hinterland di Milano dalla quale era cominciata la scalata al potere di Berlusconi con la realizzazione di Milano 2. Il progetto riguarda un&#8217;area di 1,2 milioni di metri quadri, di cui oltre 400.000 edificabili, e avrà un valore di oltre 1 miliardo di euro. Lo realizzerà il bergamasco Antonio Percassi, ex giocatore dell&#8217;Atalanta e ora boss del mattone. Le aree coinvolte saranno Linate, l&#8217;Idroscalo e la zona dell&#8217;ex dogana, e il piano ha avuto l&#8217;avallo, tra gli altri, del presidente della Provincia, Filippo Penati (Pd), dell&#8217;assessore regionale all&#8217;urbanistica Davide Boni (Lega Nord), dell&#8217;assessore regionale alle infrastrutture Raffaele Cattaneo (Forza Italia). Cosa offrirà il progetto? Department store con brand di lusso, golf club, cinema multisala, uffici, appartamenti, un museo di arte contemporanea, hotel a 5 stelle e una grande iniziativa di intrattenimento per ora ancora top secret. La stampa riferisce poi di altri progetti di cementificazione che colpiranno l&#8217;area del milanese: a <strong>Vimercate</strong> si costruirà sull&#8217;area del vecchio ospedale, a <strong>Melzo</strong> ci sarà il &#8220;recupero&#8221; dell&#8217;area ex Galbani, altre iniziative riguarderanno invece <strong>Cologno</strong>, <strong>Arcore</strong> e <strong>Cassano</strong>.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>La Provincia di Milano ha presentato un Atlante sul <strong>consumo del territorio</strong> che riporta dati eloquenti. &#8220;Entro breve tempo a Milano il 42% del territorio disponibile sarà occupato da costruzioni: un dato medio, perché in alcune aree si supera già attualmente il 60%. Mediamente la quota di suolo consumato in provincia di Milano è pari al 35,2%. In un futuro neanche troppo lontano la provincia di Monza e Brianza raggiungerà il 60% di urbanizzazione&#8221;, scrive il Cittadino, che prosegue scrivendo che se si somma la superficie urbanizzabile, &#8220;l&#8217;impatto, scorporando il dato medio e considerando le diverse aree è ancora più drammatico: Milano arriverà al 69,9% di superficie occupata, la zona Sud Milano al 41,4% e il legnanese al 54,2%&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>La Regione Lombardia ha varato un altro megaprogetto per Milano fortemente voluto da Roberto Formigoni, quello della <strong>Cittadella della Salute</strong>, che riguarderà una superficie di 220.000 metri quadri e ha un costo stimato di 520 milioni di euro. La struttura sorgerà nell&#8217;area dell&#8217;attuale Ospedale Sacco (zona nord-ovest di Milano) e riunirà intorno a quest&#8217;ultimo l&#8217;Irccs Besta e l&#8217;Istituto Tumori di Milano, il tutto entro il fatidico anno dell&#8217;Expo, il 2015. I costi saranno coperti per 228 milioni di euro dalla Regione Lombardia, per 40 milioni dallo Stato e il rimanente sarà a carico del concessionario o verrà messo a disposizione da fondazioni. A presiedere la Cittadella della Salute e il relativo progetto è stato nominato un ciellino d&#8217;eccellenza, Luigi Roth, presidente uscente di Fondazione Fiera Milano.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Si stanno infine gonfiando i costi dell&#8217;autostrada <strong>Pedemontana</strong>, prima ancora che i lavori siano iniziati. Le ultime stime parlano di un costo superiore del 15% rispetto a quanto originalmente previsto, cioè circa 600 milioni di euro in più. Costo destinato probabilmente ad aumentare ulteriormente perché, come scrive Italia Oggi, &#8220;l&#8217;opera è molto complessa, per due terzi l&#8217;autostrada scorre sotto il livello del terreno e probabilmente di varianti che ne saranno altre ancora&#8221;. Il finanziamento di Pedemontana prevede un contributo pubblico di 1,25 miliardi, 514 milioni verranno dai soci privati, i restanti quasi 3 miliardi verranno raccolti mediante indebitamento. Il rendimento per gli investitori privati non sarà inferiore al 7%.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Il Giorno, 22 marzo, 25 marzo, 26 marzo; La Repubblica, 25 marzo; Milano Finanza, 25 marzo, 28 marzo; L&#8217;Eco di Bergamo, 21 marzo; Avvenire, 29 marzo; Il Cittadino Nord Brianza, 21 marzo; E Polis, 28 marzo; Corriere della Sera, 28 marzo; Italia Oggi, 4 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>3) SCUOLE AL COLLASSO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>&#8220;Alla scuola lombarda mancano 80 milioni di euro [...] secondo una stima della Cisl: soldi che il ministero dovrebbe passare direttamente ai presidi per pagare supplenze, visite fiscali e gli extra per arruolare gli insegnanti nelle commissioni degli esami di maturità. Ma anche per la carta per le fotocopie e quella igienica nei bagni, i corsi di recupero e i computer. Insomma: tutto, tranne gli stipendi dei docenti assunti. Per tappare la voragine le 1305 scuole lombarde da mesi danno fondo alle proprie casse spendendo il poco che rimane dagli anni scorsi&#8221;, scrive sulla Repubblica Franco Vanni. Che prosegue: &#8220;Al liceo Koiné di Monza il debito è tale che la dirigente scolastica ha annunciato ai supplenti che non saranno più pagati: se vogliono possono lavorare gratis. E se l&#8217;istituto Palo Sarpi di Settimo Milanese non ha rinnovato i contratti in scadenza a quattro docenti precari, alla scuola Tolstoj di Desio (materna, elementare e media) se un prof è assente capita che la classe venga smistata in altre aule&#8221;. E&#8217; dal 2006 che i pagamenti hanno cominciato ad arrivare a singhiozzo, ma la situazione è drasticamente peggiorata dal novembre scorso, quando il ministero ha emesso una circolare con cui si azzeravano i fondi di funzionamento (circa il 10% del bilancio delle scuole). &#8220;Ed è di questi giorni la doccia fredda: non solo il debito non sarà saldato, ma è destinato ad aumentare. Le scuole lombarde, infatti, riceveranno per l&#8217;anno solare 2009 circa 70 milioni per coprire spese che ammontano al doppio&#8221;. La Repubblica cita altri casi esemplificativi della situazione a Milano: &#8220;Alla scuola elementare e media Pizzigoni per mancanza di fondi si risparmia sulla sicurezza: all&#8217;ingegnere che faceva i controlli sulla struttura non è stato rinnovato il contratto&#8221;, un fatto grave in una scuola che risale agli anni venti. Alla scuola di via Vespri Siciliani, zona Lorenteggio, è in atto &#8220;un programma di risparmio da tempi di guerra: si stampano le circolari sul retro di fogli usati, si razionano i collegamenti Internet e si chiede ai genitori di contribuire alle spese. Un primo balzello di 20 euro è stato chiesto alle 800 famiglie di elementari e materne a febbraio&#8221;. E ci sono ancora scuole che vanno a pezzi, letteralmente. All&#8217;asilo &#8220;Aldo Moro&#8221; di Abbiategrasso è crollato metà del controsoffitto di un&#8217;aula e calcinacci di cartone pressato sono crollati su insegnati e bambini, due dei quali sono stati portati al pronto soccorso, per fortuna solo con escoriazioni. Il motivo? &#8220;Il personale aveva aperto lievemente le finestre per arieggiare i locali&#8221;, come scrive il Corriere della Sera, e il vento ha creato pressione sul vuoto del controsoffitto. Si è ancora una volta sfiorata la tragedia, perché insieme al cartone pressato sono cadute anche le lampade, che fortunatamente non hanno colpito nessuno. E&#8217; la terza volta in soli cinque anni che si verifica un crollo nelle scuole di Abbiategrasso.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Repubblica, 16 marzo; Corriere della Sera, 25 marzo)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>4) AGGIORNAMENTI SULL&#8217;EXPO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>In attesa della nomina del pidiellino Lucio Stanca, fedelissimo di Berlusconi, ad amministratore delegato e, forse, presidente di Expo 2015 Spa, ci sono da segnalare alcuni nuovi sviluppi relativi all&#8217;evento che incombe su Milano. &#8220;L&#8217;Espresso&#8221; del 26 marzo ripercorre la storia del progetto del maxitunnel che dovrebbe attraversare la città e che è stato inserito in questi giorni nel dossier Expo 2015. Lo ricordiamo: si tratta di un&#8217;opera da 2 miliardi di euro stimati e lunga 14,5 chilometri (dalla sede dell&#8217;Expo a Rho-Pero fino a Linate), proposta dall&#8217;impresa privata Torno (che nel 2007 aveva 54 milioni di passivo, sottolinea l&#8217;Espresso). L&#8217;idea originaria è della giunta del sindaco Gabriele Albertini, che nel 2006, poco prima di lasciare la poltrona, ha dichiarato di pubblico interesse il progetto che in prima istanza era incentrato sulla costruzione di un tunnel dall&#8217;autostrada da Torino fino alla stazione Garibaldi, lungo più o meno la metà di quello previsto oggi. Secondo il settimanale &#8220;il vero sostenitore del progetto è Roberto Formigoni. A rilanciarlo è uno degli assessori comunali [a lui] più vicini, Carlo Masseroli. L&#8217;estate scorsa i suoi uffici diffondono uno studio che cambia radicalmente le carte in tavola. L&#8217;analisi è elaborata da Infrastrutture Lombarde, longa manus di Formigoni per le grandi opere. [...] Del vecchio obbligo di un garante privato, così scomodo per la Torno, non si parla più. Lo studio ribalta infatti l&#8217;idea di un&#8217;opera che si realizza da sola e, al contrario, ipotizza la necessità di un intervento pubblico: 800 milioni di euro (Iva esclusa) nell&#8217;ipotesi più onerosa fra quelle messe nero su bianco, che peraltro non tiene conto dell&#8217;ineluttabile incremento dei costi che sembra accompagnare ogni opera pubblico. Altro aspetto delicato: il nuovo piano concede alla Torno la gestione del tunnel per un periodo lunghissimo: 40 anni nei documenti di Masseroli; 60 anni a dar retta al progetto riportato dalla società stessa sul suo sito&#8221;. Ma chi c&#8217;è dietro alla Torno? Recentemente è entrato a fare parte della società il finanziere Alberto Rigotti che, sempre secondo l&#8217;Espresso, &#8220;ha saputo ritagliarsi una serie di relazioni eccellenti, intessendo rapporti d&#8217;affari con l&#8217;ex presidente dell&#8217;Unipol, Giovanni Consorte, con Stefania Craxi e, soprattutto, con Marcello Dell&#8217;Utri, uno dei collaboratori chiave di Silvio Berlusconi, che l&#8217;ha accompagnato al debutto nell&#8217;editoria quando, nel 2007, il finanziere ha acquistato il quotidiano E Polis&#8221;. Da qualche anno poi Rigotti è entrato nel lucroso mondo delle concessioni pubbliche autostradali. Dietro al progetto del maxitunnel ci sono poi come al solito anche le due grandi banche milanesi, Unicredit e Intesa Sanpaolo: &#8220;Il piano finanziario è al momento oggetto di revisione&#8221;, ha dichiarato Rigotti citato dall&#8217;Espresso. &#8220;Ci stanno lavorando i nostri partner Unicredit e Banca Intesa&#8221;, un intervento evidentemente necessario anche perché, come scrive la Repubblica, &#8220;è del tutto evidente che la cordata Torno non è in grado di sostenere l&#8217;intero peso finanziario dell&#8217;opera&#8221; che riverserà sulla città fino a 150.000 automobili al giorno.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Intanto la Expo SpA comincia dai licenziamenti. Come scrive Corrado Dragotto sul Giorno, &#8220;andranno tutti a casa i precari di Expo Spa. A causa delle mancata entrata in attività della società di gestione dell&#8217;evento, i 15 lavoratori a tempo determinato alle dipendenze del Comitato di pianificazione &#8216;festeggeranno&#8217; con il mancato rinnovo del loro contratto il &#8216;compleanno&#8217; della vittoria di Milano su Smirne&#8221;. Il Giorno scrive anche di &#8220;voci sempre più insistenti circa una selezione di personale dal forte sentore di spoils system avviata a Roma e volta a riempire 200 caselle vuote&#8221;. Da parte sua Repubblica, in un articolo di Giuseppina Piano, ricorda che entro il 20 aprile 2010 il progetto di Expo dovrà essere &#8220;registrato&#8221; al Bie, il Bureau internazionale che assegna le Esposizioni universali. &#8220;Nel &#8216;master program&#8217; si contava di metterci un anno e mezzo a preparare il dossier di registrazione. Il tempo, a questo punto, andrà quasi dimezzato. [...] Come? Con un &#8216;master program&#8217; che nel frattempo è stato riaggiornato, impietosamente compresso accorciando tutte le fasi. [...] I tabù oggi si chiamano &#8216;Accordo di programma&#8217;, &#8216;Valutazione di impatto ambientale&#8217; e &#8216;Concorsi internazionali di progettazione&#8217;. [...] Bisognerà dimostrare al Bie entro l&#8217;aprile 2010 che Rho-Pero è formalmente nelle disponibilità della società speciale Expo Spa, ma per farlo bisogna chiudere l&#8217;Accordo di programma per le aree, in pratica formalizzare cosa farci prima ma soprattutto dopo il 2015. La procedura richiede 346 giorni, si arriverà dunque più che pericolosamente a ridosso del time out del 30 aprile 2010. La trattativa doveva partire il 15 ottobre ma finora non si è andati oltre l&#8217;atto formale di apertura&#8221;. Giuseppina Piano ricorda poi che &#8220;l&#8217;Expo non è solo un grande business per chi oggi ha aree agricole e domani le riceverà indietro costruibili e infrastrutturate (il loro valore potrebbe salire di qualcosa come 600 milioni di euro, dice una stima non ufficiale), bisognerà inventarsi e far accettare ai privati che dopo il 2015 resti anche una funzione pubblica&#8221;. Intanto si è costituito un &#8220;Forum civico sull&#8217;Expo&#8221; chiesto da una parte dell&#8217;opposizione nel consiglio comunale di Milano. Letizia Moratti invece di restarne contraddetta, ne gioisce, e a ragione: ogni iniziativa civica a sostegno dell&#8217;Expo sarà un utile paravento per gli sperperi e il saccheggio del territorio che un evento insensato e controproducente come l&#8217;Expo inevitabilmente genera, con o senza Forum civici.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: L&#8217;Espresso, 26 marzo 2009; Il Giorno, 28 marzo; Repubblica, 29 marzo; Corriere della Sera, 27 marzo)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>5) &#8220;CATTEDRALI NEL DESERTO&#8221;: DOPO MALPENSA ARRIVA MONTICHIARI</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Non bastavano i grattacapi di Malpensa e Linate prima e dopo la privatizzazione di Alitalia, ora si apre anche il capitolo del D&#8217;Annunzio di Montichiari, il miniaeroporto di Brescia che si vuole portare in concorrenza con i due aeroporti milanesi e con quello di Orio al Serio. Lo scalo bresciano è di proprietà dell&#8217;aeroporto Valerio Catullo di Verona e a Brescia si è aperta la battaglia per &#8220;conquistarlo&#8221;. La cordata formata da Provincia, Comune e Camera di Commercio di Brescia ha messo sul piatto 40 milioni di euro per acquistarlo, ma i veronesi nicchiano e il presidente della Provincia scaligera, Elio Mosele, ha definito l&#8217;operazione dei bresciani addirittura &#8220;una dichiarazione di guerra&#8221;. I soldi però non puzzano mai e quindi, guerra o non guerra, le due parti comunque si siederanno al tavolo per cominciare a parlare di un piano di sviluppo congiunto da 230 milioni di euro. E intanto si stanno per inaugurare nuovi voli da Brescia per Alghero, Roma, Napoli e Catania. Si aggiunge così un tassello al mosaico della concorrenza priva di regole tra gli aeroporti lombardi, e tra questi e Trenitalia, che finora ha causato solo e unicamente disastri in regione e in Italia.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Corriere della Sera, 21 marzo e 24 marzo)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>6) LA LEGA NON PARLA IL DIALETTO, MA CI COSTA 280.000 EURO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Era stato inaugurato nel 2003 in grande pompa da Umberto Bossi in persona, grazie a un finanziamento di 280.000 euro messo a disposizione dallo stato e con locali forniti gratuitamente dal comune di Busto Arsizio. Sei anni dopo il Centro di documentazione dei dialetti è null&#8217;altro che un fantasma, come racconta il Corriere della Sera. I locali in una dependance del municipio di Busto, che ospita tra gli altri anche il distaccamento locale dell&#8217;Università dell&#8217;Insubria, sono vuoti, la biblioteca del centro è sprangata (chissà se contiene effettivamente dei volumi?) e vuoti sono gli uffici della segreteria e del presidente del centro, l&#8217;ex sindaco leghista Gianfranco Tosi. Confermano le impiegate che lavorano nel municipio: &#8220;Qui non vediamo mai nessuno. Gli orari di apertura? Non siamo in grado di dare questo tipo di informazioni, non le sappiamo nemmeno noi&#8221;. Eppure il centro, come scrive il Corriere, &#8220;era nato con ben altre ambizioni: presidente onorario Umberto Bossi e distacco di tre impiegate comunali che aveva fatto sobbalzare l&#8217;opposizione. [...] Nel 2005 lo Stato aveva finanziato il centro bustese con una elargizione di 280.000 euro&#8221;. Insomma, i soldi dei contribuenti sono stati buttati via per una pura operazione di propaganda leghista.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonte: Corriere della Sera, 25 marzo)</span></p>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/321/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=321&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Milano Internazionale &#8211; Cronache &#8211; N. 15 del 16 marzo 2009</title>
		<link>http://milanointernazionale.it/2009/03/16/milano-internazionale-cronache-n-15-del-16-marzo-2009/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 14:32:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[SOMMARIO: 1) DELIRIO LOMBARDO PER LE RONDE 2) INFRASTRUTTURE, IMMOBILI E UTILITIES A SUON DI MILIARDI 3) IL CAPITALE MILANESE E L&#8217;EUROPA ORIENTALE 4) DIARIO DELLA CRISI IN LOMBARDIA: Cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà &#8211; Doppio lavoro e lavoro in nero &#8211; Lavoro interinale e precari della scuola &#8211; Crisi anche per il settore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=305&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span lang="IT">SOMMARIO:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">1) DELIRIO LOMBARDO PER LE RONDE</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">2) INFRASTRUTTURE, IMMOBILI E UTILITIES A SUON DI MILIARDI</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">3) IL CAPITALE MILANESE E L&#8217;EUROPA ORIENTALE</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">4) DIARIO DELLA CRISI IN LOMBARDIA:</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span lang="IT">Cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">Doppio lavoro e lavoro in nero &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">Lavoro interinale e precari della scuola &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">Crisi anche per il settore moda e gli ambulanti &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">La crisi vista dalla Padania &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">Umiliate e offese</span></strong></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">1) DELIRIO LOMBARDO PER LE RONDE</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il governo ha decretato l&#8217;avvio del reclutamento delle ronde da parte dei sindaci in accordo con i prefetti. Non è passata la variante originale in cui si prevedeva anche la facoltà per le ronde di girare armate, ma il termine generico &#8220;non armate&#8221; utilizzato nella versione definitiva del decreto non è sufficiente a escludere che, come già fanno le ronde esistenti, vengano utilizzati stratagemmi per aggirarlo, come l&#8217;uso di cani o di oggetti che si possono trasformare in &#8220;armi improprie&#8221;. In Lombardia si è fatta subito avanti la Lega Nord, che il 20 febbraio si è dichiarata pronta a organizzare associazioni &#8220;con centinaia di volontari&#8221;. Il leghista Matteo Salvini da parte sua afferma &#8220;abbiamo richieste da tantissimi quartieri e la grande disponibilità dei nostri iscritti&#8221;. Scavalca tutti a destra il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, che ha annunciato lo stanziamento di 250.000 euro per i sindaci che vogliono creare ronde di ex carabinieri e poliziotti e ha ipotizzato addirittura la creazione di ronde della Provincia stessa, da affiancare alla polizia provinciale. Il capogruppo di An nel Comune di Milano, Carlo Fidanza (e qui il particolare inquietante è che sono noti a tutti i suoi legami con i neofascisti e gli ultras di estrema destra della tifoseria Inter) ha proposto di creare ronde che pattuglino i mezzi pubblici della città per facilitare il compito di &#8220;identificare gli immigrati clandestini&#8221;. Da parte sua il ministro degli interni Roberto Maroni, durante una visita a Milano, ha aggiunto ai già citati obiettivi degli interventi delle ronde anche la sinistra che si oppone al (suo) sistema: &#8220;non mi lascerei scappare questa occasione, perché la Lombardia registra tutte le emergenze, criminalità organizzata, immigrazione clandestina, cellule legate all&#8217;estremismo islamico e ciò che resta della sinistra antagonista&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">(fonti: Repubblica, 21 febbraio; Il Giornale, 21 e 24 febbraio; E Polis, 26 febbraio)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">2) INFRASTRUTTURE, IMMOBILI E UTILITIES A SUON DI MILIARDI</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Dopo 23 anni il progetto della Pedemontana Lombarda, l&#8217;autostrada che attraverserà l&#8217;intera regione a nord di Milano, sta arrivando in dirittura di arrivo. E&#8217; stata definita la struttura della società che realizzerà il progetto, guidata da Fabio Terragni e con primo azionista al 68% la società Serravalle controllata dalla Provincia di Milano, e secondo azionista con il 26% la banca Intesa Sanpaolo, che già in passato aveva finanziato Penati nella sua scalata a Serravalle. Ma va tenuto presente che la Provincia si è già detta intenzionata a cedere un 32% della sua quota agli altri azionisti. Degli oltre 4,5 miliardi (per ora) stimati per la realizzazione dell&#8217;opera ne sono già disponibili 1,25 a suo tempo stanziati dal governo Prodi. Perché il progetto possa partire nel marzo 2010 come previsto (la Pedemontana fa parte dell&#8217;elenco delle opere accessorie per l&#8217;Expo 2015) è necessario raccogliere almeno altri 3 miliardi di euro circa, un obiettivo difficile da conseguire nell&#8217;attuale situazione di crisi economica. Si punta comunque a raccogliere 2,6 miliardi con strumenti di credito e circa 600 milioni tramite contributi di capitale degli azionisti. I lavori per la costruzione del primo troncone sono già stati assegnati ad alcuni dei &#8220;soliti noti&#8221; delle infrastrutture lombarde e italiane più in generale: Impregilo, Argo, Astaldi e Pizzarotti. Il decreto &#8220;mille proroghe&#8221; varato di recente dal governo consente di assegnare ora appalti senza passare attraverso gare pubbliche anche per le opere di ingente valore come la Pedemontana. L&#8217;autostrada lombarda quindi con ogni probabilità inaugurerà la stagione degli appalti senza concorso e non trasparenti con la scusa del rispetto dei tempi per l&#8217;Expo 2015.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Anche per un altro progetto miliardario, quello della Tem, cioè Tangenziale Est Milano, si sta andando alla caccia di centinaia di milioni di euro. La società costituita per la sua realizzazione, Stp, avrà un capitale di 500 milioni di euro; per coprire il costo totale previsto del progetto, 1,5 miliardi di euro si attingerà a 1 miliardo di crediti, che devono ancora essere reperiti e anche qui si tratta di un compito difficile in tempi di crisi. Anche la Stp è guidata da Fabio Terragni, il quale ha dichiarato che per trovare soldi si sta &#8220;già ragionando con la Cassa depositi e prestiti&#8221;, l&#8217;ente pubblico il cui capitale di oltre 100 miliardi di euro è costituito in massima parte dai risparmi di clienti di Poste Italiane e, per una parte più limitata, da soldi delle fondazioni bancarie. I privati che contribuiranno con i loro crediti alla Tem potranno contare su un rendimento del 9,5% annuo e su una concessione dalla durata record di 50 anni. L&#8217;alto rendimento è dovuto al fatto che alla gara per il progetto non si è presentato nessuno a parte la stessa società Tem e quindi non ci sono stati ribassi (per maggior particolare sulla &#8220;gara&#8221; si veda &#8220;Tangenziale Esterna di Milano senza concorrenti&#8221;, in Milano Internazionale Cronache n. 2 del 15 novembre 2008). Il costo stimato attualmente come pari a 1,5 miliardi dal consulente Biis (braccio per il finanziamento delle infrastrutture di Intesa Sanpaolo e azionista della società di progetto stessa) &#8220;facilmente potrà crescere nel passaggio al progetto definitivo&#8221;, scrive il Corriere Economia, che precisa che &#8220;anche sui flussi di traffico, colpiti dalla recessione, le previsioni sono quanto mai ardue&#8221;. La società di progetto per la Tem è anch&#8217;essa controllata dalla Provincia di Milano e tra gli azionisti, oltre alla già citata Biis, vi sono Impregilo e Pizzarotti, nonché alcune cooperative &#8220;rosse&#8221; della galassia Legacoop. Insomma, Pedemontana e Tem sono, sia per struttura azionaria sia per tipologia di progetto, quasi la stessa cosa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Alcuni aggiornamenti anche sui progetti di speculazione edilizia in senso più stretto. Si apre uno spiraglio per il megaprogetto Cerba, il centro di ricerca voluto da Umberto Veronesi su un&#8217;area di 610.000 mq e che dovrebbe gettare una valanga di cemento nel Parco Sud, accanto all&#8217;Istituto Europeo di Oncologia diretto dallo stesso Veronesi. Regione, Comune e Provincia di Milano hanno firmato con la Fondazione Cerba (Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Generali, Pirelli, Capitalia) il testo finale dell&#8217;accordo di programma. Il nuovo programma prevede l&#8217;allargamento dell&#8217;area di parco attrezzato (cioè &#8220;verde&#8221; con strutture quali vie di accesso, parcheggi e altro ancora), l&#8217;allargamento di alcune strade e il prolungamento della metrotranvia. La firma lascia intendere la possibilità che il progetto venga avviato, dopo che era stato bloccato perché i finanziatori erano poco inclini a tirare fuori capitali in questo momento. Tra i responsabili di questa operazione di cementificazione del Parco Sud, ampiamente contestata dagli ambientalisti, vi sono la Provincia di Milano di Filippo Penati (che ha stralciato il progetto dai piani di cintura del Parco) e la Regione Lombardia di Roberto Formigoni (che ha dato parere positivo sulla valutazione di impatto ambientale).</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Intanto intorno a Milano il territorio è sempre più esposto all&#8217;assedio del capitale speculativo. Tra Rozzano e Assago il gruppo Cabassi sta completando Milanofiori Nord, al quale verrà aggiunto Milanofiori Sud che, come scrive Davide Carlucci sulla Repubblica, avrà &#8220;una superficie complessiva di 1,1 milioni di metri quadri, una grande area integrata nel verde del vicino Parco Sud, a sette chilometri da Milano e a due passi dal casello autostradale e dalla tangenziale&#8221;. I piani prevedono tra l&#8217;altro la costruzione di un grattacielo di 212 metri di altezza. La città di Milano rimane però il principale centro di attrazione per gli speculatori. Il Piano di governo del territorio (Pgt) presentato dal sindaco Moratti, e destinato a mandare in pensione il vecchio Piano regolatore del 1954, rivisto nel 1980, stravolgerà le regole del gioco, come spiega Giuseppina Piano sempre su Repubblica: &#8220;sparisce la distinzione tra destinazione d&#8217;uso industriale-commerciale-residenziale, restano solo le zone vincolate come non edificabili. Arriva la &#8216;perequazione&#8217; e la &#8216;borsa dei diritti volumetrici&#8217;. Le &#8216;aree di trasformazione&#8217;, le direttrici dove andranno nuove case e nuovi abitanti, sono però già chiarissime nel Pgt che recepisce quello che sta già avvenendo: la Bovisa e la zona ai confini con Sesto, verso ovest Cascina Merlata e tutta l&#8217;area dell&#8217;Expo, Montecity-Rogoredo, Garibaldi-Repubblica, Citylife, il Portello e quello che è rimasto della vecchia Fiera&#8221;. A ciò si aggiunge l&#8217;enorme progetto (1,3 milioni di mq) di dismissione delle stazioni ferroviarie (verranno chiuse tra le altre Porta Genova, scalo merci Farini, San Cristoforo e Porta Romana) sulle quali si riverserà l&#8217;ennesima valanga di cemento. Queste aree, secondo stime citate da Italia Oggi, hanno un valore fondiario complessivo di 800 milioni di euro. Va notato poi che le nuove linee del metro che si prevede di costruire a Milano non sono state progettate sulla base dei bisogni di chi vuole usufruire della città per motivi di lavoro, studio o tempo libero, bensì su quella dei principali progetti di speculazione edilizia e del business: toccheranno Linate, la zona Expo e San Siro, Garibaldi-Repubblica e Citylife, aumentandone così il valore commerciale. Alle linee del metro andrà a sovrapporsi, grosso modo, anche il maxitunnel di 14,5 chilometri (2 miliardi stimati), di cui abbiamo già parlato nell&#8217;ultimo numero e che andrà dalla sede Expo fino a Linate, riversando un fiume di auto in città con le sue 12 uscite nel nucleo urbano. Intanto il Comune di Milano ha dato il via al piano di dismissione degli immobili di sua proprietà: sono passate in mano agli speculatori &#8220;due gioielli dei milanesi&#8221; siti in via Bergamini e in viale Papiniano. Grazie al fondo immobiliare creato dal Comune di Milano con la partecipazione delle onnipresenti Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi, e gestito da Bnl, si prevede di portare a termine la vendita entro cinque anni (si veda per ulteriori dettagli Milano Internazionale Cronache n. 5 del 17 dicembre 2008). Gli inquilini non verranno sfrattati, ha spiegato rassicurante l&#8217;assessore alla casa Gianni Verga (Udc) &#8211; in realtà avranno invece solo un diritto di prelazione sull&#8217;acquisto, con uno sconto del 30% sul valore di mercato (altissimo perché ancora gonfiato dalla bolla). Il che equivale a dire che gli immobili verranno svuotati dai loro inquilini che non hanno un buon capitale in portafoglio.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Questa Milano &#8220;pubblico&#8221;-privata (sarebbe in realtà meglio dire privata-privata) che fa affari e specula si rispecchia anche nelle utilities, cioè le società a controllo municipale, ma a partecipazione anche privata, che forniscono servizi pubblici. Se le utilities italiane si riunissero in un&#8217;unica impresa costituirebbero il sesto gruppo industriale italiano per fatturato (18,6 miliardi) e il quarto per numero di dipendenti (77.306). Nel complesso offrono agli amministratori pubblici 279 poltrone in consigli di amministrazione da assegnare a soggetti amici. I dati vengono forniti da uno studio di Mediobanca citato dal Sole 24 Ore e si riferiscono all&#8217;anno 2007. Al primo posto nella classifica delle utilities c&#8217;è il Comune di Milano, che controlla 85 società con un giro d&#8217;affari di 4,1 miliardi. Al secondo posto si trova non un&#8217;altra metropoli della penisola, bensì un&#8217;altra città lombarda, Brescia, che grazie soprattutto alla società energetica Asm (fusasi poi nel 2008 in A2A con la milanese Aem) muove 2,3 miliardi di fatturato complessivo. Brescia è al primo posto in Italia in termini di redditività operativa, con un margine operativo netto medio del 12,3%. Seguono Milano con il 10,3% e Torino con il 7,2%. I comuni vivono in buona parte anche dei dividendi che queste società distribuiscono: nel 2007 Asm ha portato nelle casse del Comune di Brescia 141 milioni di euro e la Aem ha contribuito 82 milioni di euro al bilancio del Comune di Milano. Il Comune di Milano controlla in media il 41,2% delle quote delle sue utilities, quello di Brescia solo il 32,5%.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">(fonti: Corriere Economia, 23 febbraio e 16 marzo; Repubblica, 26 febbraio, 5 marzo, 9 marzo e 11 marzo; Il Giorno, 5 marzo; Italia Oggi, 11 marzo; Sole 24 Ore, 5 marzo)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">3) IL CAPITALE MILANESE E L&#8217;EUROPA ORIENTALE</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">L&#8217;intera area dell&#8217;Europa Orientale si trova sull&#8217;orlo di una crisi di dimensioni enormi in seguito allo scoppio della bolla finanziaria e di quella immobiliare. Due bolle che hanno le loro radici in massima parte nel capitale occidentale alla ricerca di terre vergini per ottenere gli alti rendimenti che negli ultimi anni faticava a trovare a Ovest. Per farsi un&#8217;idea del ruolo che i capitali esteri hanno avuto e ancora anno in quest&#8217;area è sufficiente citare il dato, citato dal Sole 24 Ore, secondo cui gli investimenti esteri sono responsabili in media del 50% del Pil di questi paesi e in uno dei paesi oggi più in crisi, l&#8217;Ungheria, tale percentuale arriva addirittura al 99%. Nel complesso, ed escluso il più grande paese dell&#8217;area, cioè la Russia, l&#8217;indebitamento estero complessivo di quest&#8217;area ammonta a 1 trilione di dollari, di cui 200 miliardi sono in scadenza nel corso di quest&#8217;anno. Le due maggiori banche milanesi (e italiane), cioè Unicredit e Intesa Sanpaolo, hanno svolto un ruolo di primo piano in questa corsa alla speculazione finanziaria nell&#8217;area. Lo sfruttamento finanziario dell&#8217;Europa Orientale ha portato nella nostra città ingenti capitali in larga parte poi reinvestiti, per esempio, nei grandi progetti di cementificazione che hanno nella maggior parte dei casi come finanziatrici le due grandi banche. E questo sfruttamento (che non genera ricchezza nell&#8217;Europa Orientale, se non per pochissimi intermediari locali: basta vedere le statistiche sugli stipendi medi o sulle condizioni di lavoro) va messo in relazione anche con quello dei lavoratori immigrati provenienti dai medesimi paesi, che sono l&#8217;altra faccia di un medesimo sistema. Per avere un&#8217;idea del coinvolgimento delle due banche nell&#8217;area dell&#8217;Europa Orientale basta citare alcuni dati. Il 27,5% degli utili ante imposte di Unicredit e il 10,5% di quelli di Intesa Sanpaolo dipendono da attività nell&#8217;Europa Orientale, secondo dati citati dal Corriere della Sera. Secondo altri dati riportati dal Sole 24 Ore, il 32% dei ricavi di Unicredit e il 12% di quelli di Intesa San Paolo vengono realizzati nella stessa area.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">(fonti: Corriere della Sera, 18 febbraio e 4 marzo 2009; Sole 24 Ore, 1 marzo 2009)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">4) DIARIO DELLA CRISI IN LOMBARDIA:</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span lang="IT">Cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">Doppio lavoro e lavoro in nero &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">Lavoro interinale e precari della scuola &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">Crisi anche per il settore moda e gli ambulanti &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">La crisi vista dalla Padania &#8211; </span></strong><strong><span lang="IT">Umiliate e offese</span></strong></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span lang="IT">Cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà&#8230;</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Sono numerosissimi e in crescita in tutta la Lombardia i casi di aziende che chiedono la cassa integrazione o la mobilità per i propri dipendenti. Citiamo solo alcuni dati come esempio tra la marea di notizie che ci sommerge in queste settimane. Il gigante dell&#8217;hi-tech <strong><span style="text-decoration:underline;">ST</span></strong> ha messo a riposo forzato il 50% del personale, che ammonta a 8.067 persone in tutta Italia. Nella sede di Agrate dell&#8217;azienda andranno in cassa, dopo le pessime previsioni per il secondo trimestre 2009, circa 1.900 dipendenti con un reddito dimezzato e compreso tra 730 e 830 euro al mese. Finora l&#8217;azienda era riuscita a evitare la cassa grazie al ricorso a ferie pilotate. Alla <strong><span style="text-decoration:underline;">Bames e alla Sem</span></strong> di Vimercate, eredi della società Celestica, andranno in cassa integrazione a rotazione 550 dipendenti su 660, per un periodo di 150 giorni che non potranno essere cumulativi. A Vimercate è in crisi anche la <strong><span style="text-decoration:underline;">Agnati</span></strong>, che produce macchine per imballaggio dal 1932. Il 24 febbraio l&#8217;azienda ha annunciato la chiusura e ha messo in mobilità i suoi 130 dipendenti, &#8220;la maggior parte sui 45 anni, con una corposa presenza femminile, tecnici esperti nel far girare idee e tecnologia di alto livello&#8221;, scrive il Giorno. La Agnati in tutta la propria lunga storia &#8220;non aveva mai fatto un minuto di cassa integrazione e la crisi sarebbe dovuta al ritardo nei pagamenti da parte dei clienti, e a cascata sui fornitori, che hanno tagliato le materie prime&#8221;, continua il quotidiano. L&#8217;azienda fin dagli anni ottanta era all&#8217;avanguardia in campo tecnologico e negli ultimi anni aveva esternalizzato in Cina parte delle produzioni. Lo stipendio medio dei suoi dipendenti era di 1.300 euro al mese. La crisi tocca anche la più grande industria dolciaria del varesotto: la <strong><span style="text-decoration:underline;">Lindt</span></strong> di Induno Olona, che nella sua storia non aveva mai fatto registrare neanche un&#8217;ora di cassa integrazione, ha deciso di bloccare lo stabilimento per quattro settimane. I sindacati stimavano a fine febbraio un numero di almeno 13.500 cassintegrati nella provincia di Varese, con la previsione preoccupante di un&#8217;impennata di richieste delle aziende nelle prossime settimane. La cassa integrazione sta poi diventando oggetto di operazioni finanziarie che coinvolgono le banche: in seguito a un accordo con la Camera di Commercio di Varese le banche anticiperanno la cassa integrazione ai lavoratori che devono fare quadrare il bilancio familiare, applicando un interesse al tasso dell&#8217;1,86%. A Brescia l&#8217;<strong><span style="text-decoration:underline;">Alfa Acciai</span></strong>, un importante azienda siderurgica che risente degli effetti della crisi, intende applicare un programma di lavoro a orario ridotto, con attività concentrata di notte dal lunedì al venerdì e nel fine settimana a pieno regime. Lo dovrebbe consentire un contratto di solidarietà difensivo che l&#8217;azienda punta a stipulare con i sindacati, dopo avere parlato di 250 esuberi su un totale di 800 occupati. L&#8217;orario di lavoro dovrebbe passare dalle 40 alle 31 ore settimanali, con una riduzione di salario per gli operai pari al 7%. La <strong><span style="text-decoration:underline;">Elco</span></strong> di Inzago, multinazionale che produce motori elettrici per condizionatori, ha messo in cassa integrazione per un anno 287 lavoratori, ma i dirigenti hanno comunicato alle organizzazioni sindacali di non essere in grado di anticipare all&#8217;Inps nemmeno l&#8217;indennità di cassa &#8211; per i lavoratori si prospetta quindi il rischio di rimanere per quattro o cinque mesi senza percepire nemmeno un euro. La Elco è una multinazionale con stabilimenti anche in Bulgaria e in Cina, che fattura 50 milioni di euro all&#8217;anno. In provincia di Pavia entrano in cassa integrazione straordinaria per dodici mesi, a circa 800 euro al mese, i venti dipendenti della <strong><span style="text-decoration:underline;">Maut</span></strong> di Medassino, un azienda che da più di trent&#8217;anni produce ed esporta macchine utensili. &#8220;Sono prodotti di fascia alta e di alta tecnologia che almeno in linea teorica non dovrebbero risentire della concorrenza sui bassi costi dei paesi emergenti&#8221;, spiega Lorella Pepicelli della Cgil. &#8220;Il problema è che la crisi è talmente vasta che nemmeno i mercati emergenti sono più in grado di investire per rinnovare il proprio parco macchine&#8221;. Gli operai dello stabilimento, secondo la Provincia Pavese, tra straordinari, turni e trasferte arrivavano a guadagnare anche 1.700 euro al mese, ora in cassa il massimo sarà di 800 euro al mese, ma anche in questo caso l&#8217;azienda ha comunicato di non essere in grado di anticipare la cassa ai dipendenti. Vanno in cassa integrazione ordinaria per tredici settimane anche tutti i dipendenti di un&#8217;azienda storica e di grandi dimensioni come la <strong><span style="text-decoration:underline;">BTicino</span></strong>: 1.151 dipendenti a Varese, 216 a Tradate, 200 a Bodio Lomnago e tutti i lavoratori di Azzano e di Milano. La decisione è dovuta alla netta diminuzione negli ordini che ha portato all&#8217;inizio dell&#8217;anno a cali di produzione fra il 25 e il 30 per cento in conseguenza della crisi del mercato edilizio. Va notato inoltre che ai 150 lavoratori interinali di BTicino, oltre sessanta dei quali erano stati assegnati alle fabbriche varesine, non è stato rinnovato il contratto. A Tribiano e Settala, nel lodigiano, vanno in cassa integrazione ordinaria per tredici settimane fino a maggio 223 dipendenti della <strong><span style="text-decoration:underline;">Baruffaldi</span></strong>, che ha come principale cliente il gruppo Fiat-Iveco. Si tratta del 90% della forza lavoro. L&#8217;azienda ha inoltre rinnovato solo alcuni dei contratti con lavoratori a tempo determinato, ma mai oltre il luglio 2009. A Paderno Dugnano rimangono in agitazione i lavoratori della <strong><span style="text-decoration:underline;">Metalli Preziosi</span></strong>, che il 9 marzo hanno organizzato un presidio di fronte alla sede di Assolombarda. I dipendenti a oggi non hanno ancora ricevuto tre mesi di stipendio e la tredicesima e l&#8217;azienda il 16 febbraio è stata messa in liquidazione dopo che a dicembre la crisi finanziaria la aveva messa in ginocchio. In <strong><span style="text-decoration:underline;">provincia di Mantova</span></strong>, tra inizio febbraio e inizio marzo, ben 78 aziende hanno chiesto la cassa integrazione. Dal 1 dicembre i dipendenti che utilizzano l&#8217;ammortizzatore sociale sono già 1.060 distribuiti in 205 aziende industriali e artigiane. Tra le aziende coinvolte nelle ultime settimane anche alcune del settore trasporti, segno che la crisi si sta estendendo a macchia d&#8217;olio a comparti fin qui non toccati. Nel <strong><span style="text-decoration:underline;">settore produttivo lariano</span></strong> si è registrato un calo del fatturato fino al 60% e ormai più di un lavoratore su tre è in cassa integrazione o in mobilità, scrive il Giorno in un articolo dal significativo titolo &#8220;Tsunami sul Lario&#8221;. Le aziende interessate dalla crisi sono 289 (+85% in poco più di un mese) e hanno in totale quasi 19.000 dipendenti, il 49,5% del totale dell&#8217;area. Nella provincia di Milano la cassa integrazione e la mobilità cominciano a colpire anche il <strong><span style="text-decoration:underline;">settore dei servizi</span></strong>, dopo la diffusione a macchia d&#8217;olio nel settore industriale. Lo si evince da una tabella pubblicata da Repubblica, secondo cui nell&#8217;intero 2008 i lavoratori del settore in mobilità sono stati 3.078, mentre nei soli primi due mesi del 2009 sono già 1.879. La cassa integrazione straordinaria a gennaio e febbraio 2009 ha riguardato 475 lavoratori del settore servizi contro i 199 dell&#8217;intero anno scorso. E mentre nel 2008 e nel 2007 nel settore non c&#8217;era stato nemmeno un lavoratore in cassa integrazione ordinaria, nei primi due mesi di quest&#8217;anno sono già 169. A fine febbraio circa il 23,5% delle <strong><span style="text-decoration:underline;">imprese bergamasche</span></strong> affermava di essere in grado di reggere al massimo per sei mesi in termini finanziari, secondo dati risultanti da un&#8217;indagine della Confindustria di Bergamo e citati dall&#8217;Eco di Bergamo. Le procedure di cassa integrazione o di mobilità in corso o in programma interessano il 33,1% del campione di aziende, ma il dato è atteso in crescita. Solo nel 7,8% dei casi si segnala una tensione alta nelle relazioni sindacali. Significativo anche un altro dato emerso dall&#8217;indagine: il 25,9% delle imprese bergamasche ha unità produttive all&#8217;estero. Infine, a completare il quadro, la Repubblica scrive che sta andando in tilt l&#8217;<strong><span style="text-decoration:underline;">ufficio Inps di via Melchiorre Gioia a Milano</span></strong>. In decine fanno la coda ogni giorno per sentirsi dire che &#8220;ci sono migliaia di domande, stanno licenziando tutti, non sappiamo come smaltire le pratiche&#8221;. Il quotidiano parla di un &#8220;esercito di vittime della crisi, uomini e donne espulsi dalle fabbriche, dagli uffici, dalle aziende che sono in coda per il sussidio di disoccupazione. Sono sempre di più: nell&#8217;area metropolitana di Milano il loro numero è cresciuto, a fine 2008, del 43%, con punte del 65% a Vimercate, del 62% a Bollate, del 52% al Lorenteggio e del 49% a Niguarda. Dalle prime settimane del 2009 le richieste di indennità stanno crescendo a un ritmo ancora maggiore&#8221;. Secondo Marzia Oggiano della Cgil, &#8220;sono triplicate rispetto a febbraio 2008&#8243;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span lang="IT">Doppio lavoro e lavoro in nero</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">La Cisl ha pubblicato i risultati di un&#8217;indagine sul fenomeno del <strong><span style="text-decoration:underline;">doppio lavoro</span></strong> a Milano, sottolineando come il suo ruolo sia sempre di più quello di permettere ai lavoratori di arrivare a fine mese. Il 32,2% degli intervistati ha affermato avere una seconda occupazione e il 25% la ha da meno di un anno. Il 40% dei doppiolavoristi è in nero e il secondo lavoro irregolare riguarda maggiormente le donne (43,1%) che gli uomini (36,1%). &#8220;Una parte rilevante (18,3%) dei doppiolavoristi milanesi dà una mano in locali e ristoranti come barista, cameriere, cuoco, animatore, cantante o addetto alla sicurezza&#8221;, scrive Rita Querzé sul Corriere della Sera riferendo in merito all&#8217;indagine Cisl. &#8220;Il 30% il secondo lavoro lo fa in casa come domestica, badante, baby sitter, parrucchiera, estetista, giardiniere, docente per ripetizioni. Un altro 36%, invece, è occupato alla reception, nei call center, come insegnante di lingue, venditore, traduttore o programmatore informatico&#8221;. Il 45% degli intervistati afferma di svolgere un secondo lavoro semplicemente per arrivare a fine mese, e solo il 18% per permettersi qualche piccolo lusso. La Cgil rileva da parte sua una ripresa dell&#8217;incremento del <strong><span style="text-decoration:underline;">lavoro in nero</span></strong> nel 2008 e inizio 2009, dopo il lieve calo registrato nel 2007, richiamando l&#8217;attenzione sul fatto che il lavoro nero rischia di creare una sorta di guerra tra poveri, una concorrenza italiani-immigrati per accaparrarsi lavoretti piccoli e grandi. Più precisamente, su 33.000 aziende ispezionate nel 2008, il 67,56% è risultata irregolare e i lavoratori in nero sono il 25% degli occupati. Oltre al lavoro nero vi è poi un uso improprio dei contratti a progetto e delle partite Iva. Come scrive il Giorno, &#8220;esplosiva, secondo la Cgil, può diventare la situazione degli stranieri, che per effetto dell&#8217;applicazione della Bossi Fini e dell&#8217;ulteriore inasprimento previsto dal &#8216;pacchetto sicurezza&#8217; di Maroni, potrebbero essere ricacciati nella quasi totalità verso forme di lavoro nero, senza diritti, senza sicurezza, sottopagati e con effetti anche di dumping sociale nei confronti degli italiani&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span lang="IT">Lavoro interinale e precari della scuola</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il settimanale Il Mondo offre uno spaccato del settore delle agenzie di <strong><span style="text-decoration:underline;">lavoro interinale</span></strong>, il cui fatturato complessivo annuale a livello mondiale è di 234 miliardi di dollari. In Italia nel settore operano 80 agenzie, con 2.500 filiali in cui lavorano permanentemente 11.000 dipendenti. Nel 2007, sempre in Italia, ogni giorno hanno lavorato in totale mediamente 220.000 interinali (oggi si chiama lavoro somministrato), un dato in netto aumento rispetto ai 160.000 del 2006. Secondo le testimonianze raccolte dal Mondo presso agenzie del settore, &#8220;il mercato era scintillante fino ad agosto, ma dopo le ferie estive non è più ripartito: crescita zero per un paio di mesi, poi è cominciato il tracollo&#8221;. I dati precisi sono: -15% del business a dicembre, -35% a gennaio e -40% a febbraio. Un operatore del settore racconta infine che &#8220;nelle filiali cominciano a entrare persone mai viste prima, come i laureati con esperienza o i dirigenti in cerca di un posto&#8221;. Intanto in Lombardia negli ultimi 10 anni è raddoppiato il numero degli <strong><span style="text-decoration:underline;">insegnanti precari</span></strong>. Lo dicono i dati del Ministero dell&#8217;istruzione, secondo i quali nel 1998 nella regione c&#8217;erano 11.287 insegnanti precari, mentre oggi sono 24.224. Ma ancora peggiore è la situazione per il personale non docente: qui i precari erano 2.806 nel 1998 e sono diventati 13.039 nel 2008, con un aumento del 365%. In totale i precari della scuola lombarda sono un esercito di 37.263 persone, contro le poco più di 14.000 di dieci anni fa. Con i tagli programmati alla scuola tali precari vedono ulteriormente allontanarsi la possibilità di raggiungere un contratto a tempo indeterminato.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span lang="IT">Crisi anche per il settore moda e gli ambulanti</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">La crisi arriva anche per il <strong><span style="text-decoration:underline;">settore della moda</span></strong>. La settimana milanese ha registrato compratori in calo del 20% e quelli che si sono fatti vedere hanno tagliato tutte le spese possibili: notti in albergo, taxi, cene al ristorante, shopping. Confermano le associazioni dei taxisti che parlano di un numero di corse inferiore del 40% rispetto alla settimana della moda dell&#8217;anno scorso. La crisi colpisce anche i circa 5.000 <strong><span style="text-decoration:underline;">venditori ambulanti</span></strong> che lavorano nei 95 mercati rionali di Milano e che hanno un giro d&#8217;affari complessivo di 1,5 miliardi di euro all&#8217;anno, scrive la Repubblica. Secondo i dati dell&#8217;Apeca, il sindacato di categoria, il giro d&#8217;affari delle bancarelle è sceso rispetto ai mesi scorsi dal 20% al 40% a seconda della merce venduta. A calare sono soprattutto gli incassi degli ambulanti che vendono biancheria e capi di abbigliamento. Sono molti gli ambulanti che di fronte al calo delle vendite hanno deciso di dare in affitto la propria autorizzazione, nella maggior parte dei casi a stranieri.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span lang="IT">La crisi vista dalla Padania</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il Corriere della Sera rileva che la <strong><span style="text-decoration:underline;">Padania</span></strong> da inizio marzo ha dedicato per ben tre giorni consecutivi la prima pagina a temi economici, dopo avere praticamente ignorato fino a oggi la crisi. Quando in passato aveva pubblicato qualche timido articolo sul tema, il quotidiano leghista lo aveva sempre accompagnato con pezzi dai toni molto più incoraggianti. &#8220;Per dire: il calo dell&#8217;inflazione viene presentato, il 24 febbraio, come &#8216;Prezzi in calo&#8217;. La testata è arricchita di due titoli: &#8216;I consumi non si riducono&#8217; e &#8216;Aumentano le imprese del settore cultura&#8217;. Fino a un secco &#8216;Finiamola con i corvi di Confindustria&#8217;. Un&#8217;impostazione che trova il suo culmine nel sorprendente &#8216;Veneto, 67esima economia mondiale&#8217;. In attesa del G68&#8243;, scrive il Corriere. Il 4 marzo, poi, la Padania ha pubblicato un articolo che esemplifica la linea del quotidiano leghista mirata a gettare acqua sul fuoco di fronte alla crisi, ricorrendo tra l&#8217;altro alla retorica dell&#8217;unità nazionale e/o padana. Commentando la proposta del Pd Franceschini di istituire un assegno di disoccupazione, la Padania afferma, in sintonia con i padroni, che &#8220;una simile operazione aumenterebbe il debito pubblico ed è una follia&#8221; e che la proposta &#8220;alimenta la sfiducia, il pessimismo, la depressione&#8221; &#8211; evidentemente secondo i leghisti la disoccupazione invece non alimenta questi sentimenti. L&#8217;assegno di disoccupazione &#8220;implica, alla lunga, maggiore debito e quindi maggiori tasse&#8221;, pertanto, se ne deduce, è preferibile che i lavoratori finiscano disoccupati senza alcuna tutela che rischiare imposte più alte per i padroni. Dopo avere lodato le capacità di preveggenza di Tremonti, che secondo la Padania avrebbe previsto la crisi ma che gli osservatori più attenti si ricordano invece come primo promotore in Italia della finanza creativa che ne è alle origini, il quotidiano leghista ricorre alla retorica nazional-popolare: &#8220;La situazione italiana è migliore di quanto appare. [...] La gente esige dal Parlamento concordia e toni rassicuranti, non già divisioni e polemiche inconcludenti&#8221;: tradotto nell&#8217;italiano di tutti i giorni significa, più o meno, &#8220;la Lega si fa garante del fatto che i nostri padroni e dirigenti sono tra i migliori e operano bene, nonostante l&#8217;evidente crisi. Quindi non lottate per il vostro diritto al lavoro e al reddito, ma chinate il capo e accettate gli ordini che vi piovono dall&#8217;alto&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span lang="IT">Umiliate e offese</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il contesto generale che abbiamo descritto sopra viene completato da un vero e proprio caso di &#8220;umiliazione e offesa&#8221;, quello delle cosiddette &#8220;scodellatrici&#8221; delle cooperative che gestiscono le mense scolastiche milanesi e che avevano scioperato nei giorni scorsi organizzando una manifestazione pubblica. Il loro caso è talmente eloquente che vale la pena di citare per intero l&#8217;articolo pubblicato su di loro dal Corriere della Sera e scritto da Rita Querzé: &#8220;«Chiedo scusa alla direzione scolastica, alla società Milano ristorazione e alla cooperativa La Centenaria per il mio comportamento scorretto». Comincia così la lettera che una decina di signore addette alla distribuzione dei pasti nelle scuole del Comune hanno scritto al loro datore di lavoro (la coop La Centenaria), al committente dell&#8217;appalto (Milano ristorazione) e, per conoscenza, alla direzione scolastica. Le «scodellatrici» chiedono scusa per aver scioperato l&#8217;11 febbraio scorso. Pentimento tardivo? Di sicuro così le addette alla refezione hanno cercato di tenersi stretto il posto di lavoro.</span><span lang="IT"> </span><span lang="IT">Continua la lettera: «Io sottoscritta dichiaro che ieri non mi sono recata a scuola per somministrare i pasti ai ragazzi, pur consapevole che avrei creato un disservizio. Ho aderito allo sciopero per ordine dei sindacati». In fede, e la firma. La Cgil si è sentita chiamata in causa e ha risposto portando le lettere in tribunale con un ricorso ex articolo 28 dello statuto dei lavoratori per comportamento antisindacale. «Qui si sta violando il diritto di sciopero. Non solo: le dipendenti sono state umiliate, trattate come scolarette scoperte con le mani nella marmellata », si infervora Gianfranco Besenzoni, funzionario della Filcams Cgil di Milano. In città le addette alle refezioni scolastiche (in gran parte donne) sono circa 1.400. Professioniste che lavorano in media tre ore al giorno alle dipendenze delle cooperative a cui Milano ristorazione cede l&#8217;appalto. «Talvolta la catena degli appalti si allunga — spiega Besenzoni —. In questo caso, per esempio, la cooperativa sociale La Centenaria ha a sua volta ceduto parte del lavoro a una srl. Le condizioni di lavoro delle dipendenti sono precarie nonostante il contratto sia a tempo indeterminato. E quando una coop perde l&#8217;appalto a favore di un&#8217;altra, come era appena successo al momento dello sciopero, i dipendenti continuano a fare il lavoro passando alle dipendenze di chi si è aggiudicato il lavoro». Eravamo proprio in questa situazione l&#8217;11 febbraio scorso, il giorno dello sciopero. Le «scodellatrici» stavano transitando dalla cooperativa «Primavera » alla «Centenaria». «Molte all&#8217;ultimo si sono tirate indietro e ci hanno detto che non avrebbero scioperato per paura», racconta il funzionario della Cgil. Quelle che hanno tenuto duro, invece, hanno pagato dopo. «A due lavoratrici la cooperativa non voleva firmare l&#8217;assunzione che fino al giorno era un atto dovuto — conclude Besenzoni —. E un&#8217;altra decina per tenersi il posto ha dovuto chiedere scusa per lo sciopero». Sono 1400 In città le addette alle refezioni scolastiche (per la maggior parte donne) sono circa millequattrocento&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span lang="IT">(fonti: Corriere della Sera, 25 febbraio, 6 marzo, 7 marzo, 11 marzo; Repubblica, 18 febbraio, 26 febbraio, 3 marzo, 4 marzo, 13 marzo; L&#8217;Eco di Bergamo, 3 marzo; Il Giorno, 20 febbraio, 26 febbraio, 3 marzo, 6 marzo, 10 marzo, 13 marzo; La Provincia Pavese, 4 marzo; La Padania, 4 marzo; Il Mondo, 13 marzo; Il Cittadino di Lodi, 5 marzo)</span></p>
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