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	<title>Milano Internazionale &#187; Letteratura</title>
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		<title>Milano Internazionale &#187; Letteratura</title>
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		<title>A caccia della propria città del passato</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 20:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[Recensione di: Sandrone Dazieri &#8220;E’ stato un attimo”, Mondadori (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori), 2006, pp.311, Euro 8,80 (a cura di Alberto Busi). Santo Denti direttore creativo di un’importante azienda pubblicitaria ha un malore nel bagno della Scala. Come conseguenza dimentica improvvisamente il suo presente e gli ultimi quattordici anni della sua vita. L’ultima cosa che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=894&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Recensione di: Sandrone Dazieri &#8220;E’ stato un attimo”, Mondadori (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori), 2006, pp.311, Euro 8,80 (a cura di Alberto Busi).</em></strong></p>
<p><span id="more-894"></span></p>
<p>Santo Denti direttore creativo di un’importante azienda pubblicitaria ha un malore nel bagno della Scala. Come conseguenza dimentica improvvisamente il suo presente e gli ultimi quattordici anni della sua vita. L’ultima cosa che ricorda è di essere uno scaltro trafficante di droga nella Milano degli anni Novanta. Anche il suo presente, appena rimosso a causa del malore, non è meno torbido. Uno dei proprietari dell’agenzia pubblicitaria per cui lavora è stato ucciso. Lui è il principale indiziato. Il centro della narrazione diventa la caccia del proprio passato. Per Santo Denti (nel suo passato noto come Santo il trafficante) diventa imprescindibile capire cosa è successo nel suo recente passato e perché. Un libro che si presenta come un originale melange di generi: thriller, noir, commedia e critica sociale. Davvero bella la descrizione di Milano che fa il protagonista subito dopo il malore fuggendo impaurito dalla Scala. “Non ero mai stato un frequentatore del centro storico, ma quelle poche volte non poteva essermi sfuggita una bazzecola chiamata Emporio Armani, una mostruosità lunga venti vetrine. E da quando avevano ficcato un bancomat in ogni angolo?” E ancora “Il tram aveva dietro di sé una fila di taxi e li fissai a bocca aperta, ancora più impressionato. Erano bianchi invece che gialli…” Rimane stupito di non trovare più in Piazza Cavour l’insegna della “Notte” il suo giornale preferito. Anche la metropolitana non è più la stessa “non c’era più la doppia emme rossa, ma una singola, affiancata da una esse verde su fondo blu.” Anche la stazione centrale e la gente che ne popolava abitualmente la zona antistante erano completamente diversi. “Sembrava sempre quella, ma da vicino scoprii che la piazza con il pavè era sparita, sostituita da un’enorme pista da pattinaggio bordata di aiuole. Un gruppo di africani sbronzi si rincorreva tirandosi bottiglie vuote. Africani?”.  Appare una Milano irriconoscibile nella sua geografia apparente e soprattutto nella sua geografia umana.  Saltano le griglie interpretative: non ci sono più punti di riferimenti. Questo senso di straniamento unito all’ottimo ritmo rende indubbiamente affascinante e unico l’ordito narrativo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=894&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nessuna pietà per il lettore! Una penna affilata come una lama di coltello.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 18:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Alvino]]></category>

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		<description><![CDATA[Le piratasse (inviate speciali di Milano Internazionale), confermandosi indomabili segugi di sensazioni e insaziabili creatrici di situazioni, tornano a colpire con l’ennesima intervista.   Questa è la volta di Paolo Alvino, scrittore emergente di questa ‘strana’ Milano, che ci racconta il contesto e lo scenario che caratterizza la sua prima prova letteraria. Incontriamo Paolo Alvino alla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=883&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>piratasse</strong> (inviate speciali di Milano Internazionale), confermandosi indomabili segugi di sensazioni e insaziabili creatrici di situazioni, tornano a colpire con l’ennesima intervista.   Questa è la volta di <a href="http://perronelab.it/node/224" target="_blank">Paolo Alvino</a>, scrittore emergente di questa ‘strana’ Milano, che ci racconta il contesto e lo scenario che caratterizza la sua prima prova letteraria.</p>
<p><span id="more-883"></span></p>
<p>Incontriamo Paolo Alvino alla presentazione di &#8216;Fiore Crudo&#8217;, il suo primo romanzo. Per l&#8217;intervista, ci allontaniamo dalla folla di adulti e troviamo un piccolo spazio nell&#8217;area dedicata ai bimbi dello Superstudio Più, dove si è appena tenuta l&#8217;edizione 2009 di &#8220;Un libro a Milano&#8221;.</p>
<p>PIRATESSE: nel tuo libro, Milano troneggia sullo sfondo. I luoghi di Milano che citi, rappresentano una particolare geografia delle tue emozioni?</p>
<p>ALVINO No, potrei dire di no. La Milano in cui si muove la protagonista è una Milano quasi impalpabile, indifferente, una citta&#8217; aliena, estranea e ostile che riflette le emozioni ed il sentire della protagonista. La protagonista vive un senso di estraneità, di indifferenza e Milano è un po&#8217; il luogo, il topos in cui si realizza questo suo essere estraneo al mondo. Così non ho voluto dare una precisa collocazione, solo dei riferimenti toponomastici ad una Milano del vizio, ad esempio le strade, i luoghi dove si esercita la prostituzione e dove la protagonista compie le sue scorribande notturne. Una volta trovavo Milano una città entusiasmante, ma negli ultimi anni mi sono molto raffreddato. Quindi, anche se non rientra nella mappa delle mie emozioni, nel creare una Milano così fredda e gelida si sente l&#8217;eco del mio distacco da questa città. La Milano degli ultimi tempi: un luogo essenzialmente estraneo.</p>
<p>PIRATESSE: Quali sono i romanzi che hanno al centro Milano che senti più vicini al tuo?</p>
<p>ALVINO Premetto che di romanzi su Milano non ne ho letti molti. Posso citare 2 autori: Gianni Biondillo e Raul Montanari. Biondillo è radicato nella citta&#8217; e nel quartiere di Quarto Oggiaro, che è prossimo alla mia zona di residenza, la Bovisa, e descrive la realtà urbana come in un ritratto dal vivo, perciò nei suoi romanzi trovo molti punti di riferimento. La Milano di Montanari invece è più funzionale alle vicende dei suoi personaggi. Nel corso delle mie letture mi sono reso conto di una cosa, in molti scrittori la città diventa la vera protagonista del romanzo. Senza arrivare alla Dublino di Joyce, posso citare la Mumbai di Vikram Chandra in “Giochi sacri” dove la citta&#8217; stessa, la metropoli indiana, diventa un&#8217;entità vivente che quasi sommerge le stesse gesta dei protagonisti. È un tipo di approccio che non mi appartiene: in questo romanzo ho lavorato molto sulla personalità della protagonista, la città è solo una scenografia.</p>
<p>PIRATESSE: una trama complessa, con vari personaggi e situazioni, come una tragedia greca &#8230;parlaci un po&#8217; della tua scelta di far muovere i personaggi in questo modo.</p>
<p>ALVINO Il romanzo è centrato molto sul personaggio principale e altri di contorno che ne sono un po&#8217; le costellazioni. L&#8217;idea di farli muovere e disporli come sul palco di una tragedia greca, aldila&#8217; della trama drammatica, mi consentiva di caratterizzarli meglio, di assegnare a ciascuno il proprio ruolo, il proprio destino oppure la propria maschera, per usare un termine teatrale. Infatti ognuno porta una maschera e la deve portare fino in fondo. La stessa Maura rimane sempre prigioniera della sua condizione, anche se in alcuni momenti le si offre l&#8217;occasione per uscirne. Questa è la tragedia: Maura non può sfuggire a quello che gli dei hanno previsto per lei, anche se gli dei non esistono ed è escluso l&#8217;intervento divino. Maura rifiuta qualsiasi redenzione, qualsiasi conforto spirituale, che sia il conforto di un maestro o il conforto delle istituzioni religiose tradizionali. Ma come il protagonista classico della tragedia greca lei deve adempiere e compiere il suo fato.</p>
<p>PIRATESSE: alla presentazione di “Fiore Crudo” hai precisato di avere usato “la penna come una lama di coltello”: puoi approfondire questo aspetto della tua scrittura?</p>
<p>ALVINO La lama di coltello è l&#8217;immagine che ho associato alla scrittura di una grande narratrice ungherese, Agota Kristof, che mi ha molto ispirato. Come lei sentivo l&#8217;esigenza di dire delle cose che arrivassero dirette, nitide alla mente e al cuore del lettore, utilizzando frasi brevi, secche, incisive, scrivendo un romanzo ‘al limite’, crudele nelle situazioni, nei personaggi, nel linguaggio. L&#8217;immagine di usare “la penna come una lama di coltello” è quindi una scelta stilistica, la scelta di scrivere in maniera netta, secca, senza abbellimenti. Al limite risultando anche sgradito oppure offensivo, ma senza chiedere scusa.</p>
<p>PIRATESSE: “Fiore Crudo” rimanda all&#8217;importanza del corpo è un romanzo molto “fisico”: era la tua intenzione o si è sviluppato cosi mentre lo creavi?</p>
<p>ALVINO Nel momento in cui ho scelto il personaggio, questo personaggio non poteva svilupparsi in modo diverso. Scegliendo di fare un romanzo su un essere che rifiuta la sua femminilità, rifiuta il suo corpo e vive il disagio di vivere dentro un corpo femminile, il risultato non poteva essere che questo. Il fatto di aver scelto un personaggio di sesso femminile mi agevolava nel dare “fisicità” al romanzo, perchè se penso a qualcosa che abbia attinenza con il corpo, mi viene più immediato pensare ad una figura femminile che ad una figura maschile.</p>
<p>PIRATESSE: le battute finali di “Fiore Crudo” rimandano ad una citazione di Joyce. Quali scrittori ti hanno influenzato?</p>
<p>ALVINO Stavo leggendo Joyce mentre scrivevo il romanzo (Agota Kristof l&#8217;avevo letta tempo prima) e qualche cosa di Joyce stava finendo in questo romanzo. Mi sono ravveduto in tempo perchè Joyce è improponibile come esempio di narratore, è inimitabile. Ma ho voluto ugualmente dargli un riconoscimento nel romanzo, ed è il finale, lo stesso dell&#8217;Ulisse al termine del famoso monologo interiore del capitolo di Penelope: il &#8220;SI&#8221; che suona quasi come una disperata autoaffermazione della protagonista.</p>
<p>PIRATESSE: Stai pensando ad un nuovo lavoro? ci puoi anticipare qualcosa?</p>
<p>ALVINO: voglio fare il misterioso&#8230;sto scrivendo un altro romanzo&#8230; è un argomento un po&#8217; più metafisico&#8230; sto cercando di adottare uno stile più complesso, non sarà una lama di coltello: il bello dello scrivere è sperimentare nuove forme, più che nuovi argomenti. Sarà sicuramente ambientato a Milano (ridiamo) ed in centro Italia, nella zona del lago di Bolsena, luoghi che ho frequentato in passato. Credo che prima o poi mi farò sponsorizzare da qualche ente del turismo (ridiamo) .</p>
<p>PIRATESSE: Paolo, ci dici cosa stai leggendo adesso?</p>
<p>ALVINO : L&#8217;autrice più lontana dal mio stile, Jane Austen.</p>
<p> PIRATESSE: “Orgoglio e pregiudizio”?</p>
<p>ALVINO: No, “Ragione e sentimento”!</p>
<p>Sto apprezzando molto lo stile delle donne&#8230; in particolare Virginia Woolf.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/883/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/883/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/883/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/883/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/883/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/883/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/883/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/883/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/883/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/883/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/883/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/883/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/883/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/883/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=883&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Guida alla letteratura di Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Alberto Busi e Andrea Ferrario Una guida agli autori e alle opere letterarie che hanno al loro centro Milano o che hanno lasciato un segno indelebile nella vita letteraria della città. La rassegna vi offre una passeggiata cronologica che da Carlo Maria Maggi va fino a oggi, consentendovi di gettare un colpo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=880&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura di Alberto Busi e Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Una guida agli autori e alle opere letterarie che hanno al loro centro Milano o che hanno lasciato un segno indelebile nella vita letteraria della città. La rassegna vi offre una passeggiata cronologica che da Carlo Maria Maggi va fino a oggi, consentendovi di gettare un colpo d&#8217;occhio rapido, ma non superficiale, su quanto di più importante Milano ha prodotto nella prosa e nella poesia attraverso i propri autori o lo sguardo partecipe di scrittori di altre città &#8211; PRIMA PARTE: dal XVII secolo agli anni &#8217;70 del XX secolo.</strong></p>
<p><span id="more-880"></span></p>
<p><em>NOTE: La guida è ordinata cronologicamente secondo la data di nascita dei singoli autori. Gli anni di pubblicazione citati per le singole opere si riferiscono alla prima uscita in volume, a meno che non venga specificato diversamente. Come tutte le guide di questo tipo, la scelta degli scrittori da citare è frutto in buona parte delle valutazioni personali dei curatori. Poiché tuttavia la nostra guida verrà aggiornata e integrata nel corso del tempo ci farà piacere ricevere le vostre osservazioni e i vostri suggerimenti a</em> <a href="mailto:milanointernazionale.it@gmail.com">milanointernazionale.it@gmail.com</a>.</p>
<p style="text-align:center;">*****</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Maria Maggi</span></strong> (1630-1699), cominciamo da lui perché viene considerato da molte autorevoli voci il padre della letteratura milanese. Un titolo che si è meritato grazie ai suoi versi e alle sue opere teatrali in dialetto meneghino. Qualcuno potrebbe pensare che uno scrittore del diciassettesimo secolo possa interessare oggi al massimo qualche topo di biblioteca o qualche specialista dell&#8217;epoca. Non è così, e ve ne potrete rendere conto leggendo le sue <em>Rime milanesi</em>, ripubblicate di recente in edizione economica con traduzione a fronte, versi di grande bellezza in cui, come ha scritto Dante Isella: &#8220;Maggi elaborò un suo proprio mito dello stato di natura perduto, decifrando nella rozzezza delle classi più umili l&#8217;immagine corrotta ma pur sempre riconoscibile di un&#8217;umanità pura di cuore e naturalmente saggia&#8221;.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Domenico Balestrieri</span></strong> (1714-1780), rappresenta nella poesia dialettale milanese il trait d&#8217;union tra Maggi e Porta. La vivacità intellettuale di cui era dotato gli ha aperto le porte dei salotti milanesi dell&#8217;epoca, dove leggeva con successo i suoi componimenti in versi pervasi di arguzia e umorismo. Autore di numerosi poemetti e sonetti, tra le sue opere più apprezzate vi sono le <em>Novellette</em>, quasi delle storielle moderne, e la traduzione in milanese della Gerusaleme Liberata di Torquato Tasso (<em>La Gerusalemme Liberata travestita in lingua milanese</em>, 1772).</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giuseppe Parini</span></strong> (1729-1799), poeta immerso nella fortunata epoca in cui nella capitale lombarda è penetrato l&#8217;illuminismo. La sua opera maggiore è il poema <em>Il giorno</em>, in cui Parini segue ora per ora, dal mattino alla notte, con ironia o addirittura con sarcasmo, la giornata di un giovane aristocratico milanese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Porta</span></strong> (1775-1821) è il maggiore poeta dialettale milanese. A quasi duecento anni dalla morte le sue <em>Poesie</em> rimangono oggi come in passato una lettura ricchissima, piena di stimoli nel linguaggio e nei contenuti. Sempre critico nei confronti delle classi dominanti e partecipe descrittore del popolo milanese, ha difeso l&#8217;uso del dialetto e le bellezze della città (d&#8217;allora), rispettivamente in <em>I paroll d&#8217;on lenguagg, car sur Gorell</em> (1812) e <em>El sarà vera fors quell ch&#8217;el dis lu</em> (1817). Il suo frequente uso di un vocabolario sboccato (se misurato con gli standard borghesi) non scade mai nel compiaciuto o nella ricerca di un facile effetto. Lo dimostra il suo capolavoro, <em>La Ninetta del Verzee</em> (1815), lungo monologo di una prostituta dello scomparso quartiere milanese del Verziere, che costituisce ancora oggi una lettura mozzafiato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Stendhal</span></strong> (1783-1842), pseudonimo di Henri Beyle, ovvero &#8220;Arrigo Beyle, milanese&#8221;, come è scritto per sua volontà in italiano sulla lapide della sua tomba nel cimitero parigino di Montmartre. E&#8217; l&#8217;unico scrittore straniero della nostra guida ed è stato il più fervido amante di Milano che la storia della letteratura ricordi. Alla città ha dedicato pagine molto belle nella prima parte del romanzo <em>La certosa di Parma</em> (1839), altri suoi scritti su Milano si trovano nel <em>Journal</em> e in <em>Roma, Napoli e Firenze </em>(1817). La Milano dei suoi tempi, che tanto amava, è purtroppo del tutto scomparsa, schiacciata da una valanga di cemento.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Tommaso Grossi</span></strong> (1790-1853), autore del poema <em>I lombardi alla prima crociata</em> e del romanzo storico <em>Marco Visconti</em>, rientra nella nostra guida soprattutto per i suoi versi in dialetto milanese e in particolare per la cosiddetta <em>Prineide</em> (1815), un virulento atto d&#8217;accusa contro i dominatori austriaci che fu da alcuni erroneamente attribuito a Carlo Porta.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Alessandro Manzoni</span></strong> (1785-1873), ovvero il &#8220;gran lombardo&#8221; che non ha bisogno di presentazioni. Ha segnato l&#8217;intera letteratura milanese, da Rovani fino a Gadda passando per Dossi, anche se non è mancato chi invece ne è stato un detrattore, come per esempio Cletto Arrighi e Paolo Valera. Comunque un gigante con cui tutti si sono dovuti confrontare. Decenni di letture scolastiche obbligate lo hanno reso inviso a molti, ma i suoi <em>Promessi sposi</em> rimangono un&#8217;opera fondamentale per Milano, senza dimenticare poi la parallela <em>Storia della colonna infame</em>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Cattaneo</span></strong> (1801-1869), esponente democratico, laico e federalista del Risorgimento italiano e lombardo. Uomo di teoria e di azione, è stato protagonista delle Cinque giornate di Milano e contrario ai Savoia, pagando le sue posizioni con un lungo esilio in Svizzera, durato fino alla morte. Le sue <em>Notizie naturali e civili su la Lombardia</em> e il suo <em>Dell&#8217;insurrezione di Milano nel 1848</em> vanno al di là della semplice forma saggio e sono capitoli fondamentali della letteratura milanese. Recentemente i suoi testi su temi lombardi sono stati raccolti nel volume <em>Scritti su Milano e la Lombardia</em>.</p>
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<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giuseppe Rovani</span></strong> (1818-1874) viene considerato il padre della scapigliatura lombarda. Era celebre per la sua affabulazione alcolica e per la sua vita da bohemien programmatico. Ma era anche un manzoniano convinto, pur se in rapporto dialettico con l&#8217;opera del gran lombardo. Il suo lavoro principale è il monumentale romanzo <em>Cento anni</em> (1859-1964), nel quale sul palcoscenico di Milano vengono messe in scena per un intero secolo le vicende di personaggi della storia reale e di altri di pura fantasia. Ma la sua opera più tipica la ha scritta un suo discepolo, Carlo Dossi, che nelle <em>Note Azzurre</em> ha raccolto sotto la voce <em>Rovaniana</em> centinaia di sue battute di osteria e di aneddoti sulla sua vita.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Cletto Arrighi</span></strong> (1828-1906), pseudonimo di Carlo Righetti, è l&#8217;inventore del termine scapigliatura. Dalla vita disordinata, morto in miseria, è ricordato soprattutto per il romanzo <em>La scapigliatura e il 6 febbraio</em> (1862 in volume), dalla cui edizione definitiva sono stati eliminati molti dei precisi riferimenti alla toponomastica milanese, ma che milanese rimane a tutti gli effetti. Ambientato durante l&#8217;abortita rivolta milanese del 1853, è impregnato di utopie ribellistiche e di toni di romanzo noir. Ma la milanesità di Arrighi non si ferma qui: la sua attività convulsa ha partorito anche altri romanzi di ambiente meneghino (soprattutto <em>La canaglia felice, </em>storia di una prostituta e zeppo di voci dialettali, ma anche <em>Nanà a Milano</em> e <em>Gli ultimi coriandoli</em>) e ben 39 commedie in dialetto, la più nota delle quali è <em>El barchett de Boffalora</em>. Antimanzoniano convinto, nel 1895 ha tentato una parodia dei Promessi sposi intitolata <em>Gli sposi non promessi</em>, rimasta allo stato di abbozzo. E&#8217; stato inoltre organizzatore dell&#8217;opera collettiva <em>Il ventre di Milano</em> (si veda la relativa voce nella nostra Guida) e autore di uno dei migliori dizionari milanese-italiano.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Camillo Boito</span></strong> (1836-1914) è stato innanzitutto architetto e studioso di storia dell&#8217;arte, due campi in cui ha dato preziosi contributi in territorio milanese. L&#8217;attività di scrittore era per lui secondaria, ma i suoi racconti, pur se non numerosi, sono tutti di alto livello. Delle due raccolte da lui pubblicate, <em>Storielle vane </em>(1876) e <em>Senso (nuove storielle vane)</em>(1883), la più fortunata è la seconda, tre eleganti racconti in cui psicologia e ironia romantica si fondono avvicinado Camillo Boito, come ha scritto Enzo Siciliano, ai grandi scrittori viennesi. Il racconto <em>Senso</em>, in particolare, è stato trasposto in film dal regista milanese Luchino Visconti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Iginio Ugo Tarchetti</span></strong> (1839-1869), alto, allampanato, uso a portare un&#8217;alta tuba, morto giovane di tisi, è stato l&#8217;icona più funebre della Scapigliatura milanese (ma era di origini piemontesi). Sepolcri, ossa di morto, cimiteri e spiriti popolano la sua opera, che ha toccato i suoi vertici nella poesia <em>Memento</em> (quasi un manifesto del macabro), nei <em>Racconti fantastici</em> e, soprattutto, nel romanzo <em>Fosca </em>(1869), storia di un giovane e bell&#8217;ufficiale che rimane irretito nell&#8217;amore soffocante di una nevrotica e bruttissima fanciulla. La sua opera più milanese, e raramente ricordata sebbene molto interessante, è tuttavia <em>Paolina </em>(1865), feuilleton in cui la storia di un manzoniano &#8220;matrimonio che non s&#8217;ha da fare&#8221; assume tinte noir in un&#8217;atmosfera corrotta che giunge sino allo stupro. Dedicato provocatoriamente alla memoria di una prostituta, ha al suo centro il caseggiato del Coperto dei Figini in via di demolizione di fronte al Duomo, introducendo così per la prima volta nella letteratura meneghina, seppure indirettamente, il tema fondamentale della speculazione edilizia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Emilio Praga</span></strong> (1839-1875), uno dei poeti più innovatori della Scapigliatura milanese. Ha portato Baudelaire dalle rive della Senna su quelle dei Navigli con le sue raccolte poetiche <em>Tavolozza </em>(1862) e <em>Penombre</em> (1864). Ha scritto anche un romanzo, <em>Memorie del presbiterio</em> (1881 &#8211; portato a termine e ristrutturato da Roberto Sacchetti dopo la sua morte), in cui perfino in un ambiente montanaro lombardo ancora in larga parte vergine l&#8217;idillio si rivela impossibile. Dalla vita sregolata, è morto in un&#8217;osteria milanese distrutto dall&#8217;assenzio del quale da lungo tempo era schiavo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giovanni Verga</span></strong> (1840-1922), scrittore verista siciliano emigrato a Milano, dove visse per lunghi anni a partire dal 1872 e dove scrisse la maggior parte delle proprie opere. Una sola di esse, tuttavia, è ambientata nella città, la raccolta di novelle <em>Per le vie</em> (1883). Un libro che risente dell&#8217;influenza della tarda scapigliatura lombarda, in cui predominano i toni crepuscolari e che descrive i naufraghi della Milano d&#8217;allora, ma anche i borghesi in continua ricerca dell&#8217;affermazione del proprio status.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Achille Bizzoni</span></strong> (1841-1904), esponente della Scapigliatura milanese democratica e libertaria, autore di romanzi e molto attivo come giornalista. &#8220;Uomo di contestazione politica, sociale e culturale&#8221;, come ha scritto di lui Giuseppe Farinelli, è stato castigatore, da una posizione anarchica, di una società ormai putrefatta e dei suoi ordinamenti politici, con in testa la monarchia. Tra le sue opere vanno ricordate <em>Autopsia di un amore</em> (1872), ambientato nella Milano scapigliata, <em>Un matrimonio</em> (1885), in cui condanna un&#8217;istituzione che Bizzoni riteneva equivalere a una &#8220;prostituzione legale&#8221; e soprattutto <em>L&#8217;onorevole</em> (1896), una feroce critica del parlamentarismo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Arrigo Boito</span></strong> (1842-1918) è stato uno dei principali esponenti della Scapigliatura lombarda, pur essendo nato a Roma. Fratello minore di Camillo Boito, ha studiato musica ed è stato anche un notissimo librettista. E&#8217; autore di numerose poesie e racconti. Tra le prime spicca <em>Dualismo</em> (1866), una specie di manifesto della Scapigliatura (&#8220;Son luce ed ombra; angelica / farfalla o verme immondo&#8221;&#8230;), tra i secondi <em>L&#8217;alfier nero </em>(1867), la magistrale storia geometrica e cromatica di un&#8217;ossessione, e a suo modo anche il primo testo antirazzista della letteratura italiana.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Ludovico Corio</span></strong> (1847-1911), pubblicista milanese, ha pubblicato svariati lavori di ricerca storico-documentaria, alcuni dei quali hanno suscitato all&#8217;epoca vasto scalpore. E&#8217; il caso in particolare di <em>Milano in ombra. Abissi plebei</em> (1876 a puntate su rivista, 1885 in volume), nel quale l&#8217;autore, infiltratosi per le strade di Milano tra i diseredati e i derelitti, fa un reportage di forte impatto sui bassifondi della città. Da questo punto di vista è un precursore di Paolo Valera, con toni però più pacati e senza possederne la dirompente potenza verbale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Dossi</span></strong> (1849-1910), uno dei &#8220;colossi&#8221; della letteratura lombarda e tappa fondamentale di quella linea letteraria che da Manzoni va fino a Gadda. Ha scritto in una lingua che in passato non s&#8217;era mai letta, tutta fatta di tensione, di stranezze lessicali, di deformazioni espressive, di asprezze ritmiche e timbriche, di impasti dell&#8217;humus dialettale lombardo. E altrettanto espressivo era il mondo che ha rappresentato. Tra le sue tante opere ricordiamo in particolare <em>Vita di Alberto Pisani</em> (1870),  <em>La desinenza in A </em>(1878) e le <em>Note azzurre</em> (ed. completa e definitiva postuma nel 1964), un incredibile e variegato repertorio del Dossi-pensiero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Paolo Valera</span></strong> (1850-1926), uno degli scrittori più originali e innovativi di Milano, nonostante oggi sia pressoché dimenticato. Socialista, libertario e rivoluzionario, ha pubblicato per anni la rivista &#8220;La folla&#8221;. I suo orizzonti erano estremamente ampi, tanto che ha scritto il primo<em> </em>romanzo della letteratura italiana sulla mafia (<em>L&#8217;assassinio Notarbartolo o le gesta della mafia</em>, 1899) e un libro di reportage dai bassifondi di Londra (<em>Londra sconosciuta, </em>1890, poi ripubblicato come <em>I miei dieci anni all&#8217;estero</em>). Programmaticamente un proletario della letteratura, il suo stile del tutto unico infrange i canoni con sprazzi di musicale e di cinematografico che lo rendono modernissimo. La sua opera narrativa più nota, <em>La folla</em> (1901), è un &#8220;non-romanzo&#8221; che ha come protagonista un intero caseggiato della Milano proletaria. I suoi libri di impatto più forte sono <em>Milano sconosciuta</em> (1879 prima edizione, seguita da numerose altre ampliate) in cui Valera si immerge come un palombaro negli abissi di una Milano fatta di bordelli e di sottoproletari di ogni genere, e <em>Le terribili giornate del maggio &#8217;98</em> (1899), un incredibile e frenetico reportage in presa diretta sulla rivolta milanese del 1898, soffocata nel sangue dal generale Bava Beccaris.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Emilio De Marchi</span></strong> (1851-1901), scrittore milanese prolifico e capace di cimentarsi in diversi generi, dal romanzo dalle tinte noir alle prose poetiche in dialetto milanese. Tra le sue più rilevanti opere ambientate nella capitale lombarda i romanzi <em>Due anime in un corpo</em> (1877), in cui si raffigura in modo pittoresco una Milano popolare e minimo-borghese, <em>Demetrio Pianelli</em> (1890), una storia tragica ambientata nella Milano piccolo-borghese di fine ottocento, e <em>Arabella</em> (1893), la risposta milanese al feuilleton parigino, ambientata tra il Carrobbio e la campagna intorno alla città. Ma tra i suoi capolavori c&#8217;è anche <em>Milanin Milanon, prose cadenzate milanesi</em> (1902, postumo), una raccolta che prende titolo da un breve testo in cui l&#8217;autore ha scritto un bellissimo e accorato lamento in dialetto meneghino sulla vecchia Milano che già allora stava scomparendo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Gian Pietro Lucini</span></strong> (1867-1914), poeta e prosatore milanese difficilmente classificabile, definito &#8220;l&#8217;alfiere del verso libero&#8221;, ha oscillato tra simbolismo e futurismo con le sue raccolte poetiche <em>Il libro delle figurazioni ideali </em>e <em>Revolverate</em>. Ha scritto anche un romanzo, <em>Gian Pietro da Core</em>, che risente di influenze scapigliate, e recentemente è stato pubblicato postumo il suo <em>Antimilitarismo</em>, testo di tendenza socialista e anarchica che stigmatizza le assurdità della guerra. La sua opera più milanese è tuttavia <em>L&#8217;ora topica di Carlo Dossi</em>, una lunga &#8220;memoria&#8221; sull&#8217;amico e collega scrittore, nel cui capitolo <em>Passeggiata sentimentale per la Milano di &#8220;L&#8217;altrieri&#8221;</em> Lucini traccia un vivido ritratto della Milano dell&#8217;epoca scapigliata.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Bertolazzi</span></strong> (1870-1916), commediografo milanese sempre attento ai temi sociali. Il suo capolavoro è il dramma in dialetto milanese <em>El nost Milan</em> (1893), un&#8217;opera corale in cui, senza idealizzazioni né retorica, si descrivono gli emarginati della Milano di allora e la loro vita fatta di stenti. E&#8217; stata riportata al pubblico con grande successo da Giorgio Strehler negli anni &#8217;50. Tra le sue altre commedie in dialetto milanese va ricordata in particolare <em>La gibigianna</em> (1898), in cui si rappresenta il contrasto tra la Milano povera e la Milano ricca.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Linati</span></strong> (1878-1946), di natali comaschi e poi milanese d&#8217;adozione, è stato in un primo tempo vicino ai futuristi e a Gian Pietro Lucini. Ma la dirompenza futurista in realtà non gli era congeniale e con il tempo Linati si è dedicato alla letteratura bozzettistica, della quale era un gran maestro. Autore di &#8220;piccole prose ariose e terse&#8221;, come ha detto lui stesso, le sue opere più riuscite sono <em>Sulle orme di Renzo</em> (1927), nel quale ripercorre gli itinerari manzoniani, e soprattutto <em>Milano di allora</em> (1946), in cui descrive con vivacità la Milano del primo novecento, già attraversata da profondi sconvolgimenti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Massimo Bontempelli</span></strong> (1878-1960), nato a Como, ha vissuto in svariate città italiane, tra cui anche Milano. E&#8217; noto soprattutto come principale esponente del &#8220;realismo magico&#8221;, ma tra le sue prime opere spicca <em>La vita operosa</em> (1921), libro influenzato in parte dalle avanguardie e pieno di ironia, nel quale si descrive una Milano del primo dopoguerra in cui trionfa il dio Oggi, tra pescecani della finanza e speculazione edilizia. Un romanzo dissacrante, divertente e attualissimo, che ci fa scoprire come i mali della Milano di oggi fossero più o meno gli stessi cento anni fa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Delio Tessa</span></strong> (1886-1939) è stato in assoluto uno dei principali poeti in dialetto milanese e uno dei maggiori poeti italiani del novecento. Antifascista e personaggio isolato, è rimasto ai margini della vita culturale della sua epoca. Dalla personalità complessa e unica, ha risentito delle influenze della scapigliatura, di Baudelaire e di Verlaine, nonché dell&#8217;espressionismo, in una poesia dalle venature sempre pessimiste, anche se dai toni spesso accesi. La sua scelta di scrivere in dialetto è stata conscia e programmatica: &#8220;Io personalmente non mi adatterò mai a parlare e a scrivere l&#8217;italiano della borghesia milanese&#8221; e &#8220;Riconosco ed onoro un sol Maestro: il popolo che parla&#8221;. L&#8217;uso che ne fa è profondamente innovatore e include le sequenze di suoni, la punteggiatura come elemento musicale e l&#8217;inserimento di parole straniere. Il suo capolavoro è <em>L&#8217;è el dì di mòrt, alègher! </em>(1919), lunga poesia dalla quale prende titolo l&#8217;unica raccolta pubblicata durante la sua vita, un doloroso e modernissimo canto ispirato ai reduci di Caporetto nella Milano concitata del primo dopoguerra.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Collettivo de &#8220;Il ventre di Milano&#8221;</span></strong> (1888), cioè in primis Cletto Arrighi (vedi sopra), ma anche Francesco Giarelli, Aldo Barilli, Ferdinando Fontana, Otto Cima e molti altri che insieme hanno dato vita a quella che rappresenta la risposta milanese allo zoliano Ventre di Parigi. Non un romanzo, ma un variegato viaggio nella Milano di fine &#8217;800 che comincia con un Antipasto (al posto della prefazione) e passa subito al &#8220;Trionfo del ventre&#8221; e alla &#8220;Milano che gode&#8221;, ma ci sono anche capitoli più foschi, come &#8220;Le piovre di Milano&#8221; e &#8220;Milano che soffre&#8221;. Una visione nel complesso più gioiosa rispetto ai reportage del contemporaneo Paolo Valera, ma che non perde di vista gli abissi della metropoli.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Augusto De Angelis</span></strong> (1888-1944), autore di numerosi gialli che hanno come protagonista il mite e silenzioso Carlo De Vincenzi, commissario della squadra mobile di Milano, una sorte di Maigret degli anni del regime fascista (dopo l&#8217;8 settembre De Angelis fu incarcerato per antifascismo e morì un anno dopo a Bellagio in seguito al pestaggio da parte di un fascista). Ha apportato importanti novità nelle tecniche narrative del genere giallo, con romanzi che sono pervasi da un&#8217;azione tesa e vibrante, ma calcolata. I suoi due romanzi più noti sono il primo della serie del commissario De Vincenzi, <em>Il banchiere assassinato</em> (1935), che prende spunto dall&#8217;uccisione in via Monforte del banchiere Mario Carlini e in cui fanno capolino anche letture freudiane, e <em>Il mistero delle tre orchidee</em> (1942), ambientato nella torbida casa di mode milanese O&#8217;Brian, frequentata da mannequine e malavitosi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Alberto Savinio</span></strong> (1891-1952), pseudonimo di Andrea Francesco Alberto De Chirico, scrittore e pittore. In Italia è stato l&#8217;autore più vicino al surrealismo, anche se in modo del tutto <em>sui generis</em>. A Milano è dedicato in larga parte il suo <em>Ascolto il tuo cuore, città</em> (1944), in cui la capitale lombarda è come una stoffa su cui l&#8217;autore intesse lunghe e tranquille divagazioni, una &#8220;città tutta pietra in apparenza e dura&#8221;, ma che allo stesso tempo è &#8220;morbida di giardini &#8216;interni&#8217;&#8221;: in realtà una Milano che già quando Savinio scriveva era scomparsa da tempo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Emilio Gadda</span></strong> (1893-1973), scrittore e ingegnere milanese, da molti definito un &#8220;gran lombardo&#8221; come Manzoni. Personaggio schivo, le sue opere sono di grande ricchezza tematica e linguistica, grazie anche alle influenze dialettali lombarde e milanesi. E&#8217; stato uno scrittore che, come ha scritto Italo Calvino, &#8220;cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l&#8217;inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento&#8221;. I suoi capolavori sono <em>L&#8217;Adalgisa</em> (1944), uno dei libri più milanesi mai pubblicati, in cui la prodigiosa macchina linguistica di Gadda si applica alla borghesia meneghina tra le due guerre, tra umori esagitati e un fondo di totale irrazionalità, e <em>La cognizione del dolore</em> (1963), nella quale una Brianza travestita da Sud America fa da teatro al male invisibile dell&#8217;hidalgo-ingegnere Gonzalo Pirobutirro e alla sua irosa relazione con la madre.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giuseppe Marotta</span></strong> (1902-1963), ovvero Napoli a Milano. Scrittore partenopeo noto soprattutto per <em>L&#8217;oro di Napoli</em> (1947), portato sugli schermi cinematografici da Vittorio De Sica, ha vissuto anche a Milano e ha dedicato alla metropoli meneghina tre libri, <em>A Milano non fa freddo</em> (1949), <em>Mal di galleria</em> (1958) e <em>Le milanesi</em> (1962). La sua è la Milano dura degli immigrati dal sud, delle loro peripezie e delle loro difficoltà, raccontate sempre con simpatia e umanità. Ha colto perfettamente lo spirito della città lasciandoci una bellissima immagine della cattedrale milanese, che ancora oggi suona commovente: &#8220;C&#8217;è un Duomo con tante guglie appunto perché ogni immigrato ne scelga una e vi alzi o vi ammaini la sua bandiera&#8221;.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Dino Buzzati</span></strong> (1906-1972), ha portato con sé a Milano molto del gusto per il fantastico proprio della cultura della sua terra natale, il Veneto. Giornalista molto amato dalla borghesia milanese, è stato un maestro del racconto grazie a uno stile in cui si intrecciano il fantastico, il reale quotidiano e il kafkiano. Milano, nominata esplicitamente o meno, è spesso presente nelle sue opere, ma tra quelle maggiormente milanesi ricordiamo il racconto <em>Paura alla Scala </em>(1949), in cui si descrive una paranoica borghesia milanese asserragliata nella Scala in preda alla paura di una &#8220;rivolta rossa&#8221; e, soprattutto, il bellissimo <em>Un amore</em> (1963), storia del nevrotico amore di un maturo architetto per una spregiudicata giovanissima, ambientato in angoli scomparsi del quartiere Garibaldi e in una Milano babelica &#8220;con i suoi inferni vecchi e nuovi, i suoi falansteri giganteschi, certe sue piazzette, certi suoi grovigli di vicoli, certi angoli secreti&#8221;.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Elio Vittorini</span></strong> (1908-1966), scrittore siciliano, ha vissuto a lungo a Milano, dove è morto. Rientra nella nostra guida per <em>Uomini e no</em> (1945), il primo romanzo della letteratura italiana sulla resistenza, ambientato nella nostra città. Un libro nervoso, fatto in larga parte di dialoghi serrati, che ha come scena la Milano inospitale, dura e spietata del regime nazifascista. Una delle immagini che rimane più impressa è la descrizione agghiacciante, in poche pagine prive di superflua retorica, del tragitto che da Largo Augusto porta fino a Piazza Cinque Giornate disseminato di cadaveri di uomini, ragazzi e bambini assassinati dai fascisti delle Brigate Nere.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giovannino Guareschi</span></strong> (1908-1968), scrittore, umorista e caricaturista nato a Parma, creatore della nota serie di Don Camillo e Peppone. Dal 1936 al 1943 è stato caporedattore a Milano del &#8220;Bertoldo&#8221; diretto da Cesare Zavattini, e nel 1945 ha fondato la rivista &#8220;Candido&#8221;, che ha diretto fino al 1957. A Milano ha dedicato il libro <em>La scoperta di Milano</em> (1941), in cui con i suoi consueti toni bonari Guareschi racconta l&#8217;approdo nella metropoli meneghina, nella quale, come altri immigrati, farà fortuna: &#8220;dentro la nebbia di Milano è nascosto il mio avvenire e, a ogni svolta della strada, può spuntare l’imprevisto&#8221;.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Tommaso Landolfi</span></strong> (1908-1979) è uno dei maggiori autori del novecento italiano. Ciociaro, è stato a Milano solo di passaggio e nella sua produzione letteraria la presenza della capitale lombarda è pressoché nulla. Allora per quale motivo lo inseriamo in una guida alla letteratura milanese? Per un suo bellissimo racconto, <em>Milano non esiste</em> (un titolo che molti milanesi sottoscriverebbero), tratto dalla raccolta <em>A caso</em> (1975), in cui in tre-quattro paginette si racconta di nebbia, fumosi letterati, sgherri fascisti e grattacieli, dando un&#8217;immagine unica della &#8220;sedicente Milano&#8221;, come la definisce l&#8217;autore.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giorgio Scerbanenco</span></strong> (1911-1969), di origine ucraine, è unanimemente ritenuto l&#8217;ideatore e il maestro del noir milanese e italiano. La sua è una Milano fatta di borghesi cinici, di impiegati oppressi dal grigiore e di proletari condannati alla sfortuna, tutti uniti dalla comune fatale strada che porta al delitto. Tra i suoi capolavori due romanzi color nero profondo che fanno parte del ciclo dell&#8217;ex medico e detective Duca Lamberti, <em>Venere privata</em> (1966) e <em>I milanesi ammazzano al sabato</em>(1969), oltre ai racconti di <em>Milano calibro 9 </em>(1969). Da mozzafiato la lettura dei suoi racconti raccolti ne <em>Il cinquecentodelitti</em> (1994, postumo), moltissimi dei quali di una sola pagina: bastano solo i titoli, di cui Scerbanenco era maestro, per farne un capolavoro.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Anna Maria Ortese</span></strong> (1914-1998), scrittrice innamorata di Napoli, città a cui ha dedicato due libri come <em>Il porto di Toledo</em> (1975) e <em>Il cardillo addolorato</em> (1993), e che la critica ricorda soprattutto per il romanzo <em>L&#8217;iguana</em> (1965), il cui protagonista, Daddo, è un milanese. Nella sua raccolta di racconti-reportage <em>Silenzio a Milano</em> (1958) descrive una Milano anni cinquanta fatta di una silenziosa emarginazione che colpisce soprattutto gli immigrati e che ha i suoi luoghi topici nella Stazione Centrale e nei casermoni della periferia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Luigi Santucci</span></strong> (1918-1999), autore di ispirazione cattolica, ha fatto parte della resistenza ed è stato tra i fondatori del giornale clandestino &#8220;L&#8217;uomo&#8221;. I suoi due romanzi migliori sono entrambi ambientati nella sua città, Milano. <em>Il velocifero</em> (1963) descrive, con un&#8217;ampia presenza del dialetto meneghino, le vicende di una famiglia milanese a cavallo tra l&#8217;ottocento e il novecento, una tranquilla e mite &#8220;Arca di Noè&#8221; che verrà infine travolta dagli sconvolgimenti portati dalla Prima guerra mondiale; <em>Orfeo in paradiso</em> (1967) narra invece di un patto faustiano che consente a un figlio di tornare nel passato, mediante a un funambolesco &#8220;salto dalle guglie del Duomo&#8221;, per alleviare il dolore causatogli dalla morte della madre: nel romanzo vengono tra le altre cose passate in rassegna molte delle più importanti vicende della Milano tra i due secoli, dalla rivolta del pane del 1898 a Caporetto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Alberto Vigevani</span></strong> (1919-1999), scrittore, libraio ed editore milanese. La maggior parte delle sue opere è intrisa di Milano, che spesso vi viene descritta con precisione quasi toponomastica. Ricordiamo in particolare, tra i molti altri, <em>All&#8217;ombra di mio padre </em>(1984), in cui la città del primo dopoguerra viene vista dagli occhi di un bambino, e <em>Milano ancora ieri. Luoghi, persone, ricordi di una città che è diventata metropoli</em> (1996).</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Pier Paolo Pasolini</span></strong> (1922-1975), è stato uno dei maggiori prosatori, poeti e registi italiani. La città che più è stata al centro della sua opera è Roma, ma a Milano sono ambientati sia il film (1968) sia il libro (1969) intitolati <em>Teorema</em>. Un padrone che ha una fabbrica nella campagna milanese, la sua Mercedes che si avvia verso la città, così comincia un libro in prosa e in versi che ha al suo centro una rispettabile famiglia il cui equilibrio viene completamente stravolto dall&#8217;arrivo di un ospite misterioso e dai rapporti sessuali che ciascun membro della famiglia avrà con lui. Un libro dirompente e un&#8217;impietosa rappresentazione della borghesia milanese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Luciano Bianciardi</span></strong> (1922-1971), un toscano anarchico che non amava Milano, ma la ha affrontata di pieno petto fino ad autodistruggersi con l&#8217;alcool. La sua opera più nota, <em>La vita agra</em> (1962), è un romanzo milanesissimo e arrabbiato, ironico, divertente e tragico del quale è rimasta leggendaria l&#8217;intenzione del protagonista di fare saltare in aria il Palazzone (quello della Montedison in Largo Donegani) dopo una strage di minatori in Maremma. La sua è una Milano trasfigurata, in cui Brera diventa Braida e il bar Giamaica il bar delle Antille, ma è anche la Milano realissima degli stravolgimenti del boom economico, dell&#8217;industria culturale e della vita vissuta dallo stesso Bianciardi. Non aveva alcuna simpatia per i milanesi e la loro città (&#8220;I milanesi sono coglioni come poca gente al mondo. La gente qui è allineata, coperta e bacchettata dal capitale nordico e cammina sulla rotaia, inquadrata e rigida&#8221; e, ancora, &#8220;Vivere a Milano è molto triste. Non è Italia, qua, è Europa, e l&#8217;Europa è stupida&#8221;), eppure con <em>La vita agra</em> ha scritto uno dei capolavori della letteratura milanese. Ricordiamo anche la sua bella biografia <em>Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano</em> (1993), scritta da Pino Corrias, un libro in larga parte sulla metropoli meneghina.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Dante Isella</span></strong> (1922-2007), non è né un prosatore né un poeta, bensì un critico letterario, ma si merita a pieno titolo l&#8217;inserimento nella nostra guida per il contributo fondamentale apportato alla conoscenza della letteratura lombarda e milanese. Ha curato con grande rigore l&#8217;edizione critica delle <em>Poesie</em> di Carlo Porta e le opere di molti altri scrittori milanesi. Nel 1984 è uscita una raccolta di alcuni dei suoi migliori saggi, intitolata <em>I lombardi in rivolta</em>, in cui Isella identifica una &#8220;linea lombarda&#8221; che da Maggi, passando per Porta, arriva fino alla Scapigliatura milanese e a Gadda.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giovanni Testori</span></strong> (1923-1993), è nato a Novate Milanese, alla periferia di Milano. E la periferia milanese, con i suoi poveri diavoli, i suoi ladruncoli, le sue prostitute e le sue stelle locali dello sport è stata il fulcro della sua opera. La sua è stata una letteratura dal linguaggio fisico, spesso ai limiti del sensuale. Il suo ciclo quasi balzachiano dei &#8220;Segreti di Milano&#8221;, ambientato nella periferia cittadina degli anni cinquanta e sessanta, è una delle opere di più ampio respiro che hanno al loro centro la capitale lombarda. Il volume più celebre del ciclo è la raccolta di racconti <em>Il ponte della Ghisolfa</em> (1958), a cui hanno fatto seguito un&#8217;altra raccolta, la <em>Gilda del Mac Mahon</em> (1959), e un romanzo, <em>Il fabbricone</em> (1961). Del ciclo fanno parte anche due testi teatrali, <em>La Maria Brasca </em>e <em>L&#8217;Arialda</em> (1960), e un romanzo pubblicato postumo, <em>Nebbia al Giambellino</em>. <em>Il ponte della Ghisolfa</em> ha ispirato il film di ambientazione milanese &#8220;Rocco e i suoi fratelli&#8221;, di Luchino Visconti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Ottiero Ottieri</span></strong> (1924-2002), ovvero il Sud visto dal Nord e viceversa, la città industriale, la nevrosi e la politica. Sono questi i temi principali delle sue opere più importanti, il primo sviluppato magistralmente in <em>Donnarumma all&#8217;assalto</em> (1959). Il trasferimento nella capitale lombarda è stato un capitolo fondamentale della sua vita e a Milano sono dedicate molte pagine de <em>La linea gotica</em> (1963), considerato uno dei capolavori della letteratura industriale: la Milano descrittavi è una città neocapitalista, classista e alienata (&#8220;Sto dentro a Milano come dentro l&#8217;incarnazione di cemento della struttura di classe&#8221;). E&#8217; ambientata nella capitale lombarda anche <em>Una tragedia milanese</em> (1998), dove Milano è una città regolata rigidamente dal lavoro e &#8220;piena di edifici grigi, priva di paesaggio di fiumi e di idee&#8221;. E se in quest&#8217;ultimo libro Ottieri definisce senza peli sulla lingua Umberto Bossi un cretino, il successivo <em>Un&#8217;irata sensazione di peggioramento</em> (2002) si divide tra Milano e Torino seguendo il filo dell&#8217;autostrada tra le due città, sotto il cielo plumbeo della nuova destra berlusconiana. Tra i suoi capolavori anche <em>L&#8217;irrealtà quotidiana</em> (1960), un romanzo-saggio che non riguarda Milano, ma che ne è certamente infuso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Renato Olivieri</span></strong> (1925), di nascita veronese, si è trasferito a Milano adolescente. E&#8217; il creatore del personaggio del commissario Ambrosio (interpretato tra l&#8217;altro al cinema da Ugo Tognazzi), un poliziotto tenace, ma pacato, e amante dell&#8217;arte come il suo autore. Tutti i suoi gialli sono ambientati in una Milano topograficamente precisa, la cui caratteristica principale è la malinconia. Il suo primo romanzo &#8220;ambrosiano&#8221; è <em>Il caso Kodra</em> (1978), tra gli altri più noti vi sono <em>Maledetto ferragosto</em> (1980), <em>Dunque morranno</em> (1981), <em>Largo Richini</em> (1994) e <em>Albergo a due stelle</em> (1996).</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Umberto Simonetta</span></strong> (1926-1998), impresario, regista, autore di copioni per riviste, di romanzi e di testi di canzoni per Giorgio Gaber, come quello della famosa <em>Ballata del Cerutti</em>. Ha scritto una trilogia composta da tre romanzi, <em>Lo sbarbato</em> (1961), <em>Tirar mattina</em> (1963), <em>Il giovane normale </em>(1967), dedicati a quella Milano, per citare le sue parole, &#8220;drogata dalla smania di distruggere e rifare, distruggere e rifare, e tutti che sgobbano come negri e maledicono di dover sgobbare&#8221;, e nei quali già prima del &#8217;68 ha descritto il disagio giovanile in una città notturna ed emarginata. Tra le sue commedie più note <em>Mi voleva Strehler</em> (1978), nonché una versione teatrale (1980) dell&#8217;<em>Adalgisa</em> di Carlo Emilio Gadda. Negli anni &#8217;50 ha creato per Dario Fo il personaggio di Gorgogliati, un Fantozzi ante litteram.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Dario Fo</span></strong> (1926), autore teatrale e attore, ha portato a Milano il premio Nobel per la letteratura. Le sue opere si ispirano alla commedia dell&#8217;arte italiana, tra giullari, matti ed eroi per caso. Il suo lavoro di maggiore successo è <em>Mistero buffo</em> (1969), l&#8217;unico direttamente legato a Milano è invece <em>Morte accidentale di un anarchico</em> (1970), ispirato dal caso di Giuseppe Pinelli, in cui Fo riesce nell&#8217;improbabile impresa di imbastire una farsa sull&#8217;uccisione dell&#8217;anarchico detenuto in questura da Luigi Calabresi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Danilo Montaldi</span></strong> (1929-1975), cremonese, è stato uno dei più originali esponenti della sinistra &#8220;eretica&#8221; rivoluzionaria e antistalinista fin dagli anni &#8217;50. Ha utilizzato per primo in Italia i metodi della storia orale, con grande maestria e lucidità, in una serie di inchieste sul sottoproletariato e sul proletariato rurale e urbano. In <em>Autobiografie della leggera</em> (1961) ha raccolto le storie di vagabondi e ladri della Bassa padana, in <em>Militanti politici di base</em> (1970) ha condotto un&#8217;indagine raccogliendo le testimonianze dei militanti politici della stessa area. Riguarda invece direttamente la metropoli meneghina <em>Milano Corea, inchiesta sugli immigrati</em> (1960, in collaborazione con Franco Alasia), nel quale gli stessi metodi vengono applicati a un&#8217;inchiesta sugli immigrati a Milano, dando vita a un&#8217;opera corale che ancora oggi rimane un testo fondamentale per la città.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Castellaneta</span></strong> (1930) è uno degli autori che ha scritto di più di Milano, alla quale ha dedicato quasi per intero la propria opera. I temi principali della sua narrativa sono la città, la donna e l&#8217;erotismo, ma nei suoi libri ne ha toccati molti altri. Tra le sue opere ricordiamo <em>Una lunga rabbia</em> (1961), ambientato tra i pittori e le gallerie milanesi, <em>Villa Delizia</em> (1965), sulla rivolta del pane del 1898 e dal linguaggio attento al parlato e agli usi dialettali, <em>La Paloma</em> (1972), che descrive l&#8217;ambiente degli anarchici milanesi e muove dall&#8217;attentato di Piazza Fontana e dall&#8217;uccisione di Pinelli, <em>Notti e nebbie</em> (1979), il cui tema conduttore è quello della violenza durante la Repubblica di Salò, e <em>Vita di Raffaele Gallo</em> (1985), che si svolge negli ambienti della camorra milanese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Franco Loi</span></strong> (1930), ovvero il capitolo più recente della grande tradizione della poesia dialettale milanese, sebbene sia nato a Genova da genitori non milanesi. Come ha scritto Maurizio Cucchi, &#8220;Loi usa un dialetto milanese molto libero, ricco di contaminazioni e personali invenzioni, introducendo anche una grafia diversa da quella tradizionale, per avvicinarsi maggiormente alla pronuncia&#8221;, un dialetto appreso lavorando con il padre ferroviere, quello parlato da chi come lui a Milano non è nato ma ci è arrivato da fuori. La sua opera più nota è il poema <em>Stròlegh</em> (1975), recentemente è stata pubblicata un&#8217;ampia e valida antologia dei suoi versi, <em>Aria de la memoria, poesi scelte 1973-2002</em> (2005), curata dallo stesso Loi. Bellissima anche la sua ultima raccolta, <em>Voci d&#8217;osteria </em>(2007): dio, bestemmie e concretezza in un&#8217;opera che è un grande affresco milanese (sèm fjö d&#8217;un pòr Milan pien de smergèss,/cun la cusciensa spurca e la passiensa/de laurà, ciavà, fàss verd &#8216;m&#8217; i ghèss&#8230; [siam figli di un povero Milano pieno di boria/con la coscienza sporca e la pazienza/di lavorare, chiavare, farsi verdi come ramarri...]).</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Raffaele Crovi</span></strong> (1934-2007), scrittore ed editore dalla straordinaria versatilità, ha lavorato tra gli altri per Mondadori e per la Rai ed è stato una figura importante della vita culturale milanese. La sua opera spazia dalla narrativa, alla poesia e alla saggistica (ha scritto per esempio <em>Le maschere del mistero. Storie e tecniche di thriller italiani e stranieri</em> [2000], in cui studia tra gli altri anche i milanesi De Angelis e Scerbanenco). Le sue opere ambientate nella metropoli meneghina sono <em>Carnevale a Milano</em> (1959), un romanzo sui giovani del boom, tra noia e spaesamento, <em>Ladro di ferragosto</em> (1984), l&#8217;incontro con un Orfeo milanese e le conseguenti avventure nella città deserta d&#8217;agosto, e il thriller <em>L&#8217;indagine di via Rapallo</em> (1996), che descrive una Milano fatta di scontri sociali, emarginazione e conflitti.</p>
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		<title>Inquietudine a sud ovest</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 07:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
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		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Recensione di: Giorgio Falco &#8220;L’ubicazione del bene&#8221;, Einaudi (Stile libero), 2009, pp.141, Euro 16 (a cura di Alberto Busi).</em></strong></p>
<p><strong><em><span id="more-852"></span></em></strong></p>
<p><span id="_marker"><strong><em> </em></strong><span id="_marker"><strong><em> </em></strong></span></span></p>
<p>Nove racconti ambientati a Cortesforza, sobborgo immaginario a soli diciotto chilometri da Milano. &#8220;Ubicato nella zona sud ovest della provincia di Milano, lungo la Strada Statale 494, e più precisamente nel lembo di terra tra Vermezzo e Abbiategrasso, Cortesforza è un comune di 1574 abitanti situato a 101 metri sul livello del mare&#8221;. Questo è lo scenario della seconda prova letteraria di Giorgio Falco (autore nel 2004 di Pausa caffè). Vite normali, lavori normali, sfere affettive normali, percorsi usuali su una delle diverse tangenziali della cintura milanese. Tutto questo caratterizza le vite quotidiane degli abitanti di Cortesforza. Niente di particolare, niente di eclatante le sconvolge. Ma tutte queste vite rappresentate nei nove racconti che costituiscono l’ossatura del libro hanno almeno un elemento in comune: un piccolo dettaglio, un misero accadimento viene costantemente a sconvolgere l’apparente placida normalità e a determinare un fallimento, una sconfitta, uno straniante senso d’inquietudine. Determinante il ruolo giocato nelle vite dei protagonisti dalla tangenziale. E’ una sorta di non luogo che riesce ad anestetizzare qualsiasi cosa accada nelle vicinanze. &#8220;Al mattino le auto incolonnate si dispongono su due file parallele. Alcuni sorpassano le colonne di auto ferme e allineate nella medesima direzione, invadono la corsia opposta, prima di rientrare con prepotenza in un pertugio della coda, centinaia di metri dopo. Le auto incolonnate condividono l’intimità, il sonno prolungato dei finestrini schermati da cui filtrano jingle, notiziari, numeri, percentuali di crescita e sviluppo. Le due file diventano comunità promiscue e ostili nella rassegnazione, così vicine da non poter sterzare di un grado, quando incontrano il cadavere di un animale ci passano sopra, la prima auto ha un lieve sobbalzo, come se schiacciasse un pezzo di terra friabile sulla strada di un agriturismo&#8221;. Tutti i racconti del libro ci parlano di equilibri fragili. Piccoli sconvolgimenti infatti possono aprire scenari di gioia e benessere o di disagio e tristezza. A impreziosire questo libro originale un ritmo narrativo serrato che toglie respiro al lettore, e uno stile di scrittura decisamente elevato.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=852&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Milano e la sua intensa frenesia</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 15:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Bontempelli]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di: Massimo Bontempelli &#8220;La vita intensa”, ISBN Edizioni (Novecento Italiano), 2009, pp.215, Euro 11 (a cura di Alberto Busi). In questo libro, riedito dopo più di trent’anni dalle Isbn edizioni nella collana Novecento Italiano diretta da Guido Davico Bonino, Bontempelli bersaglia, con ironia e sarcasmo, la frenesia, la velocità e l’intensità anonima che attanaglia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=807&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><strong><em>Recensione di: Massimo Bontempelli &#8220;La vita intensa”, ISBN Edizioni (Novecento Italiano), 2009, pp.215, Euro 11 (a cura di Alberto Busi).</em></strong></strong></p>
<p><span id="more-807"></span></p>
<p>In questo libro, riedito dopo più di trent’anni dalle Isbn edizioni nella collana Novecento Italiano diretta da Guido Davico Bonino, Bontempelli bersaglia, con ironia e sarcasmo, la frenesia, la velocità e l’intensità anonima che attanaglia la vita quotidiana della Milano del 1919.</p>
<p>Romanzo decisamente autobiografico, La Vita Intensa, descrive le scorribande di un giovane intellettuale borghese, per una Milano ‘futurista’, invasa da tranvai, automobili e grandi luminarie.</p>
<p>Il leit motiv di questo romanzo, suddiviso in 10 racconti-romanzi, sembra essere decisamente la dissacrazione. Bontempelli, spirito lucido, eterodosso e critico del movimento intellettuale italiano dell’epoca, infatti, lungo tutto il libro, si dedica a demolire e a prendersi gioco della pretesa grandeur milanese. Persino il vanto, l’orgoglio di aver dato i natali all’avanguardia futurista diventa occasione di geniale sarcasmo. Una volta entrato nel salotto milanese di Marinetti (fondatore del movimento futurista) Bontempelli da’ sfogo al meglio del suo repertorio di dissacrazione. “Sul principio mi fè specie il pianoforte e l’armonium, che, come ognun sa, Marinetti tiene in quel suo salotto ultrafuturista; ma osservando, come, in mezzo a quel dinamismo, i due vieti strumenti si trovassero mogi e mortificati, capii che il maestro li tiene là per umiliarli e umiliare in loro tutte le smorte e morte armonie del passato”. Con lucidità l’Autore non esita, con acceso spirito dissacratorio, ad affossare anche il futurismo: le avanguardie, ci dice l’Autore, sono tali solo nel limite in cui si rendono consapevoli di poterlo rimanere qualora vengano da altre superate. Due, a nostro avviso, i racconti-romanzi del libro che lasciano più il segno: “Florestano e le chiavi” e il “Romanzo dei romanzi”. Nel primo Bontempelli, intercettato nel suo peregrinare per una Milano di fine agosto dall’amico Florestano, viene invitato, visto che non ha nulla da fare, a seguirlo per andare a prendere il “Bartoletti” alla stazione in arrivo da Riccione per consegnargli le chiavi di casa. Nonostante accampi svariate giustificazioni (assurde e paradossali) Bontempelli si trova a seguire Florestano fino alla stazione.</p>
<p>Arrivati qui gli amici si dividono, l’uno a destra l’altro a sinistra dell’entrata principale, per meglio individuare l’amico nella calca di gente che affolla la stazione. Sventuramente non lo incontrano e Bartoletti (si verrà a sapere in seguito), non avendo ripreso possesso delle chiavi di casa, è costretto a dormire fuori. Ma c’è un particolare: Bontempelli non aveva mai visto o conosciuto il Bartoletti!</p>
<p>Nel secondo racconto-romanzo è eccezionale la sovrapposizione degli stili e dei piani narrativi. Qui la maestria e la tecnica di Bontempelli, infatti, a nostro avviso, si rivelano nel modo più completo. E’ un racconto tipicamente surreale in cui tutti i personaggi del libro (o almeno quelli più caratteristici), tutte le situazioni più particolari, quelle più paradossali, tutti gli oggetti che hanno animato l’intera narrazione, tutti i luoghi descritti ricompaiono in sequenza nella mente dell’Autore che ricompone il tutto in un nuovo geniale mosaico narrativo che ci lascia (questo è l’ultimo racconto del libro) compiaciuti e divertiti.</p>
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		<title>Letteratura e Milano: &#8220;La vita operosa&#8221; di Massimo Bontempelli</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 10:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Bontempelli]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Speculazione immobiliare]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La vita operosa&#8221; di Massimo Bontempelli è una delle opere narrative più originali su Milano, e una delle poche in cui la città è di fatto la principale protagonista. Non solo: la lettura di questo agile romanzo scritto e ambientato subito dopo la fine della Prima guerra mondiale porta a incredibili analogie con la Milano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=742&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La vita operosa&#8221; di Massimo Bontempelli è una delle opere narrative più originali su Milano, e una delle poche in cui la città è di fatto la principale protagonista. Non solo: la lettura di questo agile romanzo scritto e ambientato subito dopo la fine della Prima guerra mondiale porta a incredibili analogie con la Milano di oggi. Nonostante questo, si tratta di un&#8217;opera pressoché dimenticata, tant&#8217;è che da tempo non viene ristampata. Recensione (a cura di Andrea Ferrario) di: Massimo Bontempelli, &#8220;La vita operosa&#8221; (fuori catalogo).</strong></p>
<p><span id="more-742"></span></p>
<p>Massimo Bontempelli (1878-1960) non era milanese. Nato a Como, ha vissuto in svariate città italiane, tra le quali anche la capitale lombarda. Da giovane ha aderito al futurismo (e anche al fascismo), ma è ricordato nella letteratura italiana come uno dei principali esponenti del realismo magico, che lo pone vicino a scrittori e artisti come Alberto Savinio e Giorgio De Chirico, sebbene sotto alcuni aspetti siano forti le analogie fra la sua opera e quella di Luigi Pirandello. Tra i suoi lavori più noti vi sono i romanzi &#8220;La scacchiera davanti allo specchio&#8221;, &#8220;Il figlio di due madri&#8221;, &#8220;Vita e morte di Adria e dei suoi figli&#8221; e il dramma &#8220;Minnie la candida&#8221;, tutti improntati al realismo magico. Maggiormente legate alle avanguardie sono le sue prime due opere mature, riunite poi nel breve ciclo narrativo &#8220;La vita intensa. Romanzo dei romanzi&#8221; e &#8220;La vita operosa. Avventure del &#8217;19 a Milano&#8221;. La prima è una raccolta di miniromanzi spesso interconnessi, fortemente influenzati dal clima delle avanguardie e da intenti iconoclastici, ed è ambientata anch&#8217;essa a Milano, ma la città vi rappresenta solo uno sfondo occasionale. Nella seconda la città lombarda assume il ruolo di protagonista accanto a quello dell&#8217;io narrante, un intellettuale giunto a Milano immediatamente dopo la fine della Prima guerra mondiale. Fulminato dalla vista di una giovane donna, con un cortocircuito di pensiero il protagonista associa subito il desiderio per quest&#8217;ultima con la necessità di fare soldi al fine di realizzare le proprie aspirazioni erotiche. Inizia così il suo viaggio di scoperta della Milano della nuova borghesia nata dal dopoguerra, una città dove tutto è denaro e velocità speculativa. Un viaggio reso critico e coinvolgente dalla forte ironia della narrazione di Bontempelli, che offre immagini particolarmente forti e suggestive. Come per esempio quella di una Milano in cui l&#8217;aria è percorsa da &#8220;rapide correnti d&#8217;oro&#8221; che scende a cascate sui marciapiedi sotto lo sguardo dei passanti. Un oro che è facile raccogliere chinandosi, ma solo se si è nella predisposizione giusta per riuscire a pensare di farlo, e il protagonista non è tra questi. I suoi tentativi di fare denaro, conclusi sempre da un fallimento, tracciano un percorso attraverso una Milano governata dalla speculazione, che sotto molti aspetti è uguale a quella di oggi. Il protagonista (di cui non viene citato mai il nome, ma di cui si afferma che è in possesso di una &#8220;tessera di intellettuale milanese&#8221;) comincia dalla pubblicità, per poi tentare di realizzare un affare mediante la compravendita di legno, provare a entrare nel giro giusto frequentando dei &#8220;pescecani&#8221; del mondo degli affari e progettare infine un&#8217;entrata in grande stile nel mondo della speculazione edilizia. Ma tutti i suoi tentativi sono coronati dall&#8217;insuccesso perché non riesce a fare propria la cultura della nuova borghesia, e il finale dai forti toni magici e surrealisti segna il suo definitivo abbandono della strada intrapresa.</p>
<p>Ma il breve riassunto che abbiamo tracciato non deve trarre in inganno. La &#8220;Vita operosa&#8221; non è un romanzo a tesi, né un&#8217;opera di denuncia dai tratti realisti. La sua forza sta invece nell&#8217;ironia dissacrante, nel coniugare un&#8217;aura magica e in parte surreale con la bassa lega del mondo della speculazione. La Milano del romanzo è una città oscura, dove spesso le vie vengono citate con il loro nome reale, ma la cui topografia è disorientante, priva di coerenza. Una città priva di tempo perché è &#8220;la cattedrale del dio Oggi&#8221; (&#8220;OGGI è il nome della Volontà di vivere nata dalla rassegnazione a morire&#8221;), in cui non vi sono punti cardinali, perché non vi è nemmeno la necessità di orientarsi. Nella &#8220;Vita operosa&#8221; l&#8217;unico punto di riferimento saldo, prima dello scioglimento surreale della narrazione, è dato dai <em>dinee</em> e dai suoi adepti. A cominciare dalla strana B.A.I.A., l&#8217;agenzia di pubblicità gestita da un ex giudice e dalla quale il protagonista inizia il suo tentativo di conquista di Milano, fino all&#8217;estroverso pescecane della finanza Valacarda. Ma ci sono anche la compìta signora Lina accompagnata dalla figlia violentata dal padre, che progetta di aprire un &#8220;locale orientale&#8221; per coprire uno spaccio di cocaina e altre droghe, o la signora dall&#8217;aspetto perbene incontrata di notte per la strada che chiede al protagonista di essere accompagnata con le tre figlie in Porta Romana perché teme aggressioni (l&#8217;allarme &#8220;sicurezza&#8221; di allora!), ma si rivela poi essere una borghese caduta in disgrazia che tenta semplicemente di prostituire le ragazze per pecunia. E c&#8217;è anche il personaggio a dir poco buffo della donna conosciuta un tempo quando traduceva Rimbaud in Valdarno e che ora a Milano frequenta i pescecani della speculazione e &#8220;studia canto&#8221; (al che il protagonista: &#8220;So che quando una signora afferma &#8216;studio il canto&#8217;, come quando un maschio dichiara &#8216;sono negli affari&#8217;, non è opportuno domandare particolari più precisi.&#8221;). A nulla vale il pellegrinaggio del protagonista, sempre più disorientato, fino a piazzetta Belgioioso di fronte alla casa del Manzoni, &#8220;sacerdote dell&#8217;Equilibrio Profondo&#8221;. Alla domanda incalzante di come si inserirebbero la sua opera e quella di altri classici nel mondo d&#8217;oggi, lo scrittore gli risponde con un&#8217;autocitazione, &#8220;così va spesso il mondo&#8230;&#8221;, e il protagonista ribatte seccamente &#8220;ho capito, ella, al solito, non vuole compromettersi&#8221;: anche il gran lombardo viene dissacrato come inutile relitto.</p>
<p>Il capitolo che forse più tra tutti si riallaccia all&#8217;oggi è quello relativo al progetto di via Belloveso, che nel romanzo si origina dopo misteriosi pellegrinaggi per Milano e dopo la visione onirica di una piazza del Duomo &#8220;gallica&#8221;. L&#8217;idea del protagonista è quella di prendere spunto dal principe gallico Belloveso e dalla leggenda che lo ritiene il fondatore della città, per ideare un&#8217;enorme iniziativa di speculazione edilizia sul Naviglio della Martesana con la scusa di dedicargli una &#8220;via Belloveso&#8221; che Milano ancora non aveva. Un enorme viale di tre chilometri e mezzo con ai due lati una sfilata di diciotto grattacieli di duecentoventi metri di altezza, destinati a fruttare una rendita di cento milioni di lire di allora all&#8217;anno. Qui ci sono davvero tutti gli ingredienti della Milano di oggi: dal capitale immateriale dell&#8217;identità storica della città (Belloveso allora, oggi il tema dell&#8217;alimentazione per l&#8217;Expo 2015) si arriva a uno sventramento degno del periodo fascista e del dopoguerra, come quelli che ancora oggi segnano Milano (Bontempelli anticipa profeticamente la copertura dei Navigli) e a una nuova &#8220;skyline&#8221; generatrice di rendita speculativa che ricorda CityLife, Garibaldi-Repubblica, il nuovo grattacielo della Regione e altri megaprogetti dell&#8217;era Albertini-Formigoni-Masseroli. &#8220;La vita operosa&#8221;, oltre a essere una lettura divertente, ci offre quindi uno strumento radicalmente critico di riflessione anche sull&#8217;anima della Milano odierna. Forse è per questo che non viene ristampata e nessuno la cita?</p>
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