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	<title>Milano Internazionale &#187; Mafia</title>
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		<title>Paesaggi Criminali Milanesi E Lombardi &#8211; 12 luglio 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 13:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Osservatorio periodico sui fenomeni criminali di natura organizzata a Milano e in Lombardia (spoglio sistematico delle fonti informative dal 5 giugno al 12 luglio a cura di Alberto Busi) Mafia / EXPO 2015 – Da quando si parla di EXPO tutti, o quasi tutti, hanno contemporaneamente avuto il dubbio che 15 miliardi di euro (se [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&blog=7100082&post=691&subd=milanointernazionale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Osservatorio periodico sui fenomeni criminali di natura organizzata a Milano e in Lombardia</p>
<p>(spoglio sistematico delle fonti informative dal 5 giugno al 12 luglio a cura di Alberto Busi)</p>
<p><strong>Mafia / EXPO 2015</strong> – Da quando si parla di EXPO tutti, o quasi tutti, hanno contemporaneamente avuto il dubbio che 15 miliardi di euro (se non di più) di investimenti pubblici per il remake di Milano e i suoi dintorni non potessero non attrarre gli appettiti delle organizzazioni criminali nostrane(sul tema vedi anche il nostro &#8220;<a href="http://milanointernazionale.it/2009/07/13/la-mafia-punta-alle-passerelle-di-milano/" target="_self">La mafia punta alle passerelle di Milano</a>&#8220; ).</p>
<p><span id="more-691"></span></p>
<p>Ma si sa una cosa sono i dubbi dei cittadini, le cosiddette chiacchere da bar sport, i rumours da corridoio, un’altra sono le dichiarazioni ufficiali delle più alte cariche dello Stato. In occasione del 195esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, il generale Marco Scursatone, comandante della Regione carabinieri Lombardia, oltre a confermare la presenza in regione di diverse organizzazioni criminali di natura organizzata (elemento che il Comune di Milano, che ha recentemente bocciato l’istituzione di una commissione comunale antimafia, sembra ignorare), sostiene che l’EXPO 2015 ne costituisce, e costituirà, uno dei principali motivi di attrazione e ingordigia. Anche il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Milano, generale Attilio Iodice, intervistato alla vigilia del 235° anniversario delle Fiamme Gialle, conferma questi dati. Secondo il generale in questa fase, in concomitanza con l’avvio dell’operazione EXPO, la lotta al riciclaggio, classica attività delle organizzazioni criminali di natura mafiosa, è in forte crescita e registra un aumento dei sequestri di beni mobili e immobili acquistati con denaro di provenienza illecita.</p>
<p>Naturalmente la risposta della politica non poteva tardare. Passato qualche giorno infatti il nuovo “podestà” di Milano (prima ancora di essere eletto) propone, ottenendo l’avallo del guardasigilli Angelino Alfano, di istituire una stazione unica appaltante che dovrebbe fungere da indispensabile filtro al fine di prevenire gli appettiti mafiosi su EXPO. Il modello da seguire, per il neo-eletto presidente della Provincia, è quello della Giunta Moratti. La stessa giunta che considera la commissione antimafia un inutile moltiplicatore di centri decisionali e di burocrazia!. Sarà davvero un buon esempio?</p>
<p>Nel frattempo, le organizzazioni criminali, non sembrano perdere tempo nel cercare di divorarsi il più in fretta possibile il fiume di soldi prodotti dall’effetto EXPO. Infatti recenti indagini hanno messo in luce che svariati esponenti della ‘ndrangheta insediati nell’area di Varese, tra cui spicca Giovanni Cinque boss della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, avevano già avviato ottime relazioni diplomatiche e organizzato incontri con alcuni esponenti locali del centrodestra allo scopo di ottenere buona parte degli appalti dell’EXPO. Dettaglio non secondario, secondo le annotazioni degli investigatori, ad alcuni di questi incontri sembrerebbe aver presenziato Vincenzo Giudice (che peraltro nega di aver avuto relazioni con le cosche), presidente della Zincar, società controllata dal Comune di Milano che si occupa di mobilità sostenibile.</p>
<p>L’inchiesta, arrivata qualche settimana fa a Milano, sembrerebbe in procinto di essere archiviata: il motivo più probabile parrebbe una fuga di notizie. </p>
<p><strong>STORIE DI ORDINARIA ‘NDRANGHETA</strong> –  Il 22 giugno, a seguito di un’operazione antimafia, le forze dell’ordine hanno arrestato a Bollate per associazione a delinquere di stampo mafioso, Vincenzo Falzetta, detto “O Banana”, uno dei capi della cosca dei Coco Trovato. Il potente clan della ‘ndrangheta è ormai da anni radicato nel nord di Milano, Lecco, Como e Varese ed è tradizionalmente dedito al traffico di stupefacenti, al riciclaggio di denaro e alla gestione di imprese edili e locali notturni. Nel corso della stessa operazione sono finiti in manette il figlio e il nipote del superboss Franco Trovato e altri 17 affiliati della cosca. “O banana” era inspiegabilmente libero nonostante una condanna di 12 anni e 6 mesi per riciclaggio, estorsione, usura e traffico di droga inflitta dai giudici a seguito dell’operazione antimafia denominata “Oversize”.Secondo gli investigatori Falzetta era in procinto, come dimostrano i suoi continui recenti andirivieni tra la Calabria e Milano, di organizzare ulteriori affari illeciti in combutta con altri clan alleati (i De Stefano e i Tegano di Reggio Calabria e gli ormai noti Arena di Isola Capo Rizzuto).</p>
<p>Ma le conferme di quanto sia radicata la ‘ndrangheta a Milano e in Lombardia non finiscono qui.</p>
<p>Da un’omissione di soccorso consumata a seguito di un incidente stradale nello scorso mese di maggio la polizia municipale di Milano è riuscita a risalire a due boss dell’organizzazione calabrese che gestivano un importante business illecito basato sulla contraffazione di documenti e soldi.</p>
<p>Uno dei due era ricercato da tre anni per omicidio.</p>
<p><strong>IL CONTROLLO DELLA DROGA IN BRIANZA</strong> – Il 28 giugno scorso, Lentate sul Severo, piccola città della Brianza industriosa, suo malgrado, diventa il teatro di quello che sembra solo l’inizio di un’efferata guerra per il controllo del mercato della droga. Intorno alle 10 di sera nella centralissima Via Garibaldi, davanti al noto pub “Blue Moon” tre killer albanesi, scatenando un vero e proprio inferno (15 i colpi sparati!), giustiziano un connazionale di 29 anni. Non contenti proseguono per Meda dove sparano a un altro connazionale che rimane gravemente ferito. Nei giorni successivi gli inquirenti arrestano due giovani albanesi sospettati di essere i responsabili dell’omicidio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/691/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/691/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/691/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/691/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/691/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&blog=7100082&post=691&subd=milanointernazionale&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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		<title>La mafia punta alle passerelle di Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 13:42:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Michael Day, dal Sunday Telegraph del 5 luglio 2009 La &#8216;Ndrangheta mette sempre più le mani su Milano, ma ai vertici politici della città lombarda si nasconde la testa nella sabbia. La criminalità organizzata intanto sta mettendo gli occhi sugli appalti per Expo 2015 e punta a penetrare nel business della moda. Pubblichiamo in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&blog=7100082&post=689&subd=milanointernazionale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Michael Day, dal Sunday Telegraph del 5 luglio 2009</p>
<p>La &#8216;Ndrangheta mette sempre più le mani su Milano, ma ai vertici politici della città lombarda si nasconde la testa nella sabbia. La criminalità organizzata intanto sta mettendo gli occhi sugli appalti per Expo 2015 e punta a penetrare nel business della moda. Pubblichiamo in traduzione il reportage da Milano che il Sunday Telegraph ha recentemente pubblicato su questi temi. (A riguardo vedi anche il nostro &#8220;<a href="http://milanointernazionale.it/2009/07/13/paesaggi-criminali-milanesi-e-lombardi/" target="_self">Paesaggi criminali milanesi e lombardi</a>&#8220;)</p>
<p><span id="more-689"></span></p>
<p>Da una parte c&#8217;è il Nord ricco e industrioso, con il suo fiorente settore della moda e le sue società finanziarie, mentre dall&#8217;altra c&#8217;è il Sud pieno di sole ma sottosviluppato, affetto dalla corruzione e patria della Mafia. La compiacenza del Nord tuttavia sta cedendo il passo alla paura. Le organizzazioni criminali meridionali, e in particolare la micidiale &#8216;Ndrangheta calabrese, che ha preso il posto della siciliana Cosa Nostra come maggiore gruppo della criminalità organizzata italiana, ha preso di mira con decisione le ricche città industriali del paese. E il boccone più ambito di tutti, Milano, capitale europea del design, della moda e del calcio, forse è già stato conquistato. Il giudice Alberto Nobili, capo dell&#8217;antimafia milanese, ha rivelato in un&#8217;intervista al Sunday Telegraph che 1.000 uomini della &#8216;Ndrangheta sono già nella città e intorno a essa con i loro collaboratori, inondando le strade di cocaina, imponendosi nel settore degli appalti pubblici e investendo parte dei proventi nel famoso settore della moda cittadino. &#8220;Sono già qui&#8221;, ha detto Nobili, &#8220;e abbiamo un duro lavoro da fare&#8221;. La cosa peggiore, ha aggiunto, è che la preda più ambita dai criminali deve ancora arrivare. Hanno messo gli occhi sui 15 miliardi di euro di investimenti pubblici destinati ad ammodernare le infrastrutture di Milano in vista dell&#8217;Expo 2015. Data la nota abilità della criminalità organizzata calabrese nel mettersi in tasca ampie quote dei progetti pubblici, si potrebbe trattare del suo più grosso colpo finanziario. La parola &#8216;Ndrangheta viene dal dialetto calabrese, altrettanto impenetrabile delle attività criminose e dei metodi violenti del gruppo criminale, e può essere tradotta come &#8220;onore&#8221; o &#8220;fedeltà&#8221;. L&#8217;organizzazione criminale ha le proprie radici nel profondo sud italiano, un&#8217;area che viene spesso descritta come il selvaggio West italiano.</p>
<p> </p>
<p>La &#8216;Ndrangheta è rimasta relativamente poco nota se si considera che è una delle maggiori organizzazioni criminali, dallo strabiliante giro d&#8217;affari di 35 miliardi di euro e che detiene il controllo di circa l&#8217;80% dello smercio di cocaina in Europa. Il suo basso profilo la ha aiutata a evitare il destino dei capi della siciliana Cosa Nostra, il cui potere ha perso vigore in conseguenza dell&#8217;intenso lavoro svolto dalla polizia dopo che la mafia aveva fatto un passo più lungo della gamba uccidendo due noti magistrati antimafia nel 1992. Ma la propensione della &#8216;Ndrangheta alla violenza e i suoi orizzonti internazionali sono stati drammaticamente confermati nel 2007 nella città tedesca di Duisburg, quando nell&#8217;ambito di una faida interna sei membri della famiglia Nirta-Strangio sono stati uccisi a colpi d&#8217;arma da fuoco dal clan rivale Pelle-Romeo di fronte a una pizzeria.</p>
<p> </p>
<p>In una mite serata di mezza estate della settimana scorsa, nel quartiere dei Navigli milanesi, gruppi di ragazzi si raccoglievano intorno ai chioschi che vendono snack e bibite in lattina dopo l&#8217;orario di chiusura dei locali e dei bar. Intorno a loro, come uno sciame di zanzare, l&#8217;aria era densa di spacciatori. Per acquistare un grammo di cocaina da uno delle decine degli spacciatori nordafricani sono sufficienti solo un rapido sguardo, 50 euro e 30 secondi in un androne scuro. Ma gli spacciatori vengono riforniti della loro merce da persone che prediligono ambienti molto più rispettabili. Le si può trovare negli eleganti bar da cui si gode una bella vista sui Giardini Pubblici e i Bastioni di Porta Venezia: uomini dall&#8217;accento calabrese che indossano Rolex e abiti firmati. La cocaina, che secondo le parole di Nobili, &#8220;sta inondando le strade a una velocità senza precedenti&#8221;, ha reso ricca la &#8216;Ndrangheta. Il suo status di organizzazione criminale di grandi dimensioni le consente di acquistarla direttamente dai colombiani a un costo di 1.000 euro per un chilo, che può poi essere venduto per le strade a circa 30.000 euro, con un margine di guadagno quindi enorme. Circa il 10% della popolazione di Milano usa frequentemente od occasionalmente questa droga.</p>
<p> </p>
<p>&#8220;La sempre maggiore visibilità dello spaccio di droga registrata negli ultimi cinque anni è allarmante&#8221;, ha detto Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico nel consiglio comunale di Milano. Da una ricerca dell&#8217;istituto Mario Negri di Milano risulta che nell&#8217;ultimo decennio il consumo di droghe è cresciuto del 40%. Nel mondo della moda l&#8217;abitudine di consumare cocaina risale, naturalmente, a un periodo molto più indietro nel tempo. Ma Nobili ha detto al Sunday Telegraph che stanno emergendo collegamenti molto più diretti tra il settore della moda e la criminalità calabrese. &#8220;Per il momento non intendo fare nomi, ma stiamo tenendo d&#8217;occhio alcune persone nel mondo della moda&#8221;, ha detto, osservando che alcune personalità note della moda sembrano essere state in grado di permettersi lussuosi nuovi palazzi nonostante la recessione. &#8220;Quello che fanno (i calabresi) è guadagnare soldi illegalmente, per poi reinvestirli in attività d&#8217;affari legali&#8221;. Le autorità conoscono bene i nomi delle famiglie della &#8216;Ndrangheta presenti nella regione. Intorno alla città ci sono i membri dei clan Mangeruca, Musitano, Palamara e Bruzzaniti, mentre più a nord all&#8217;esterno della città, nella zona dei laghi, dove la &#8216;Ndrangheta è entrata pesantemente nel settore dei ristoranti, c&#8217;è il clan Mancuso. Il mese scorso le autorità hanno sequestrato beni per un valore di quasi 12 milioni di euro, tra i quali proprietà e imprese ubicate a Milano appartenenti al bosso calabrese Giuseppe Piromalli (64 anni, attualmente in carcere) e a suo figlio Antonio, di 37 anni. Giuseppe Piromalli viene ritenuto il capo del clan criminale Piromalli, un gruppo che fa parte della &#8216;Ndrangheta e opera in Calabria, in Italia e all&#8217;estero.</p>
<p> </p>
<p>I dati più recenti dicono che il consumo di cocaina rimane alto ma, data anche la recessione, ha smesso di crescere. Ora però la &#8216;Ndrangheta punta a un obiettivo ancora più redditizio, cioè l&#8217;Expo 2015. Circa 13 miliardi di fondi del governo centrale e delle amministrazioni locali verranno utilizzati per rigenerare aree dismesse e costruire nuove linee della metropolitana, mentre la città si affretta a modernizzare la sua inadeguata rete di trasporto pubblico in tempo per l&#8217;evento. Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil, l&#8217;organizzazione che rappresenta le società edili, ha detto che la recessione incombente renderà più facile ai gruppi della &#8216;Ndrangheta penetrare nelle aziende che operano legalmente, visto che queste ultime avranno sempre più difficoltà a ottenere crediti dalle banche. Ciò consentirebbe alle organizzazioni criminali di acquisire un controllo di fatto di aziende che potrebbero candidarsi per gli appalti dell&#8217;Expo 2015. &#8220;C&#8217;è una correlazione diretta tra il grado di infiltrazione della mafia e l&#8217;entità di una recessione&#8221;, ha detto.</p>
<p> </p>
<p>Messa di fronte alla sempre più evidente presa delle organizzazioni mafiose sulla città, l&#8217;amministrazione di destra di Milano è stata l&#8217;anno scorso oggetto di pressioni per formare una commissione antimafia con il compito di tutelare gli enormi investimenti per l&#8217;Expo. Finora ha rifiutato di farlo. Il sindaco Letizia Moratti ha detto che una commissione non farebbe che aggiungere un altro livello di burocrazia e ha annunciato invece controlli più stretti su tutte le aziende che si candideranno per le opere pubbliche più rilevanti. Uno dei magistrati antimafia della città, Enzo Macrì, deciso sostenitore di tale commissione, ha accusato Moratti di nascondere la testa nella sabbia. &#8220;Negare l&#8217;esistenza di questo fenomeno è un fatto comune&#8221;, ha detto. &#8220;In tutti questi anni non ho ancora visto una città che non avesse un&#8217;infiltrazione mafiosa&#8221;. Critiche ancora più specifiche sono venute da un altro giudice antimafia, Piero Grasso, che ha sottolineato preoccupato come i certificati emessi agli appaltatori &#8220;puliti&#8221; e non toccati dalla mafia siano sempre più privi di valore, poiché le società controllate dalla criminalità organizzata creano un sistema di società a scatole cinesi a più strati per ingannare le autorità.</p>
<p> </p>
<p>Va detto che Milano ha registrato alcuni successi contro i gruppi criminali calabresi. In aprile la polizia ha arrestato 39 membri della &#8216;Ndrangheta dopo che i sindaci di alcune città dell&#8217;hinterland milanese avevano segnalato alle autorità casi di minacce ed estorsioni. Ma gli osservatori affermano che la cattura di membri di livello più basso, che agiscono nel mondo del racket piuttosto che in quello della corruzione su vasta scala nell&#8217;ambito dei progetti pubblici, non fa altro che sottolineare la diffusione dei tentacoli della &#8216;Ndrangheta. Nel frattempo chi parla troppo lo fa a proprio rischio e pericolo. Tra di loro c&#8217;è l&#8217;attore e performer locale Giulio Cavalli, il cui recital &#8220;Do Ut Des&#8221; fa una satira del mondo dei mafiosi di Milano e del rifiuto delle autorità di prenderne atto. Proprio come lo scrittore napoletano Roberto Saviano, la cui denuncia dei gruppi della Camorra nella città partenopea ha portato al film di successo &#8220;Gomorra&#8221;, Cavalli oggi è protetto da una scorta dopo avere ricevuto minacce di morte. All&#8217;esterno del suo teatro a Lodi è stata lasciata una bara e sulla sua automobile sono stati incisi messaggi minacciosi. &#8220;Il problema è che nel Nord abbiamo sindaci che non vogliono ammettere la presenza della mafia&#8221;, ha detto, mentre un uomo della scorta lo sorvegliava con attenzione. &#8220;I sindaci siciliani facevano la stessa cosa 30 anni fa. Qui siamo rimasti 30 anni indietro&#8221;. Dalla bocca di Cavalli escono i nomi di banche e noti finanzieri milanesi che hanno aiutato a ripulire e a nascondere ingenti importi in denaro guadagnati a Milano dalla criminalità organizzata, ma per motivi legali non possiamo riprenderli in forma stampata. &#8220;Naturalmente ho paura delle minacce&#8221;, aggiunge. &#8220;Ma anche loro hanno paura di me. La mafia ama il silenzio, e io faccio molto rumore&#8221;. E&#8217; sabato sera e nella graziosa città di Lecco, sul lago di Como, a circa un&#8217;ora di automobile da Milano, Cavalli ha appena finito di recitare il suo nuovo show satirico &#8220;A 100 passi dal Duomo&#8221;. Si tratta di una storia condensata della mafia italiana, dagli inizi di Cosa Nostra in Sicilia fino alla presenza della &#8216;Ndrangheta a Milano alla vigilia dell&#8217;Expo 2015. &#8220;Per battere la mafia abbiamo bisogno di indagini e cambiamenti amministrativi&#8221;, ha detto. &#8220;Ma abbiamo bisogno anche di un cambiamento culturale, e per cominciare dobbiamo ammettere che è qui tra noi&#8221;.</p>
<p> </p>
<p>Anche il giudice Nobili vuole sconfiggere la &#8216;Ndrangheta. Ma il suo compito sta per essere reso più difficile da una controversa nuova legge approvata la settimana scorsa, che limita drasticamente il ricorso alle intercettazioni telefoniche da parte degli investigatori. Ritenuta da molti come mirata a risparmiare nuovi imbarazzi a un premier propenso agli scandali come Silvio Berlusconi, la legge non consentirà più agli investigatori di ascoltare le conversazioni di sospetti criminali a meno che non siano già in possesso di prove convincenti del fatto che sia stato commesso un crimine. Le indagini che riguardano specificamente la mafia sono esenti da queste regole, ma Nobili sottolinea che la maggior parte delle attività della criminalità organizzata viene portata alla luce nell&#8217;ambito di inchieste che riguardano la più generale attività criminale. Senza scomporsi ci dice che nel 1992, durante un&#8217;indagine di routine, lui e i suoi colleghi hanno ascoltato tramite intercettazioni telefoniche una conversazione in cui si parlava di assassinarlo. &#8220;Se allora fosse stata in atto questa legge, probabilmente oggi non sarei più qui&#8221;, dice sorridendo ironicamente, prima di scomparire nelle strade congestionate di Milano per un&#8217;altra nottata in ufficio.</p>
<p> </p>
<p>(traduzione dall&#8217;inglese di Andrea Ferrario)</p>
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		<title>“Milano non è Palermo. Ma non è neanche più Milano”</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 08:39:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recensione di: Portanova Mario, Rossi Giampiero, Stefanoni Franco &#8220;Mafia a Milano”, Editori Riuniti, 1996, pp.293, Euro 10,33 (a cura di Alberto Busi). Per l’ennesima volta nella storia recente di Milano la politica occulta la presenza della mafia a Milano, ne nega l’esistenza, ne sottovaluta l’impatto. Nel giorno in cui a Quarto Oggiaro (quartiere di cui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&blog=7100082&post=578&subd=milanointernazionale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Recensione di: Portanova Mario, Rossi Giampiero, Stefanoni Franco &#8220;Mafia a Milano”, Editori Riuniti, 1996, pp.293, Euro 10,33 (a cura di Alberto Busi).</em></strong></p>
<p><strong>Per l’ennesima volta nella storia recente di Milano la politica occulta la presenza della mafia a Milano, ne nega l’esistenza, ne sottovaluta l’impatto. Nel giorno in cui a Quarto Oggiaro <strong>(<a href="http://milanointernazionale.it/2009/04/16/quart-oggiaro-downtown-ovvero-pratiche-di-luogocomunismo-urbano/" target="_self">quartiere</a> di cui ci siamo già occupati qualche tempo fa)</strong> si consuma un delitto di mafia, il consiglio comunale, dopo averne deliberato l’istituzione all’unanimità, ha decretato, per precisa volontà politica della maggioranza, la morte della Commissione comunale Antimafia. </strong></p>
<p><span id="more-578"></span><strong></strong></p>
<p><strong>I motivi non sembrano poi così oscuri: non è il momento storico per dare importanza al fenomeno mafioso. Il messaggio politico è chiaro: la città, in vista della tanto agognata EXPO 2015, la “madre di tutti gli eventi” (a tal proposito si veda il nostro  </strong><strong><a href="http://milanointernazionale.it/2009/05/27/unexpo-2015-in-formato-ridotto/" target="_self">Un&#8217;EXPO 2015 in formato ridotto?</a></strong><strong>) deve luccicare, e mostrare solo il meglio di sé; ragion per cui, la mafia e le sue relazioni con il territorio, è meglio che non emergano, che restino pure sotto il tappeto! Al massimo se ne occupi qualcun altro. </strong></p>
<p><strong>Purtroppo questo refrain, questo humus politico non è nuovo per Milano.  Lo dimostra l’ottimo lavoro dal titolo “Mafia a Milano” curato da tre collaboratori del periodico Società Civile: Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni.  Come dimostra efficacemente il libro, per lunghi anni, i centri di potere meneghini hanno proposto un ritornello, che per i toni e l’insistenza con cui è stato veicolato, ha assunto nel tempo la forma di un vero e proprio imperativo categorico: “A Milano la mafia non esiste”. Ma sfortunatamente “più se ne negava l’esistenza, più la mafia si infiltrava nella vita della metropoli lombarda e ci metteva radici, inghiottendo imprese decotte, costruendo alleanze, attirando nella sua orbita professionisti stimati, producendo senso comune e cultura, iniziando perfino a occupare spicchi di territorio”. In breve tempo Milano riuscì a generare un meticciato criminoso assolutamente originale. Fuori dalle regioni di provenienza e di penetrazione tradizionali, tutte le principali organizzazioni criminali (Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita), sulla piazza milanese e lombarda, improntarono i loro rapporti all’insegna di una coesistenza pacifica fondata sul principio della pura convenienza. Ogni singolo clan poteva dedicarsi con tranquillità al proprio business e alla porzione di territorio assegnatagli.</strong></p>
<p><strong>Naturalmente ogni devianza, ogni tentativo di espansione a danno degli altri clan ha sempre prodotto contrasti e guerre intestine che hanno lasciato dietro a sé un numero impressionante di morti ammazzati. Il lavoro dei tre autori, corredato da una mole eccezionale di dati, offrendo una ricostruzione storica e geografica delle dinamiche di sviluppo del fenomeno mafioso nell’area milanese e lombarda tra gli anni 60’ e gli anni 90’, ha il merito di aver contribuito a fornire le basi delle principali indagini antimafia condotte dalla magistratura milanese.</strong></p>
<p><strong>Tante storie interessanti, tutte perfettamente intrecciate l’una all’altra, ci offrono un quadro completo di come Milano sia divenuta negli anni il principale terreno di conquista delle mafie. </strong></p>
<p><strong>Tutto inizia nel lontano 1962 quando all’ombra della Madonnina compare Giuseppe Doto (alias Joe Adonis), il boss che dopo la morte di Salvatore Lucania (meglio noto come Lucky Luciano), sale ai vertici di Cosa Nostra e soprattutto affonda le radici della mafia nell’area milanese. </strong></p>
<p><strong>Adonis non è esattamente un uomo qualunque. La sua palestra criminale sono le strade di Brooklyn, New York . </strong></p>
<p><strong>Infatti è qui che negli anni del Proibizionismo, grazie alla propria durezza e spietatezza, diventa in brevissimo tempo il braccio destro di Frank Costello uno dei principali boss di Cosa Nostra americana. Espulso dagli Stati Uniti per un piccolo reato (mente sulla propria nazionalità), Adonis sbarca a Milano da dove, rinsaldando i rapporti tra Cosa Nostra americana e quella siciliana, coordina “il contrabbando e il traffico di stupefacenti lungo la rotta che dagli Stati Uniti porta in tutto il Nord Europa”. Ma Adonis non è l’unico grande boss a fare tappa a Milano. Nei primi anni 70’ Milano ha l’onore di ospitare un altro pezzo da novanta del gotha mafioso: Luciano Leggio detto Liggio (la primula rossa di Corleone). Come afferma la relazione conclusiva della commissione antimafia del 1976 (redatta proprio a seguito di una missione milanese), “seguire Leggio da Corleone a Milano significa percorrere, con un uomo, il cammino che ha fatto la mafia negli ultimi venticinque anni” e capire quindi “i motivi che stanno dietro una migrazione di massa, forzata e volontaria al tempo stesso, di boss e picciotti fin sotto le guglie del Duomo di Milano”. L’efficace resoconto degli autori non si ferma qui, alle sole origini del fenomeno. Sono tante le storie e microstorie contenute in questo libro capaci di fornirci una fotografia dell’evolversi delle mafie nel milanese. Si va dal sodalizio tra criminalità locale (quella dei Turatello ed Epaminonda) e criminalità mafiosa al sistema d’intrecci tra finanza, mafia, politica e massoneria (si pensi alle vicende Calvi e Sindona); dal caso Duomo Connection (che anticiperà quanto accadrà di lì a non molto con Tangentopoli) a quello dell’autoparco di via Salomone.</strong></p>
<p><strong>Questo libro, che a nostro avviso è una pietra miliare nel suo genere, non solo ci ricorda che la mafia a Milano, nonostante i governanti della città l’abbiano sempre negato, esiste ma soprattutto che inizia ad avere alle spalle una lunga storia.</strong></p>
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