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	<title>Milano Internazionale &#187; Milano</title>
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		<title>Milano Internazionale &#187; Milano</title>
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		<title>A caccia della propria città del passato</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 20:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Sandrone Dazieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di: Sandrone Dazieri &#8220;E’ stato un attimo”, Mondadori (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori), 2006, pp.311, Euro 8,80 (a cura di Alberto Busi). Santo Denti direttore creativo di un’importante azienda pubblicitaria ha un malore nel bagno della Scala. Come conseguenza dimentica improvvisamente il suo presente e gli ultimi quattordici anni della sua vita. L’ultima cosa che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=894&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Recensione di: Sandrone Dazieri &#8220;E’ stato un attimo”, Mondadori (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori), 2006, pp.311, Euro 8,80 (a cura di Alberto Busi).</em></strong></p>
<p><span id="more-894"></span></p>
<p>Santo Denti direttore creativo di un’importante azienda pubblicitaria ha un malore nel bagno della Scala. Come conseguenza dimentica improvvisamente il suo presente e gli ultimi quattordici anni della sua vita. L’ultima cosa che ricorda è di essere uno scaltro trafficante di droga nella Milano degli anni Novanta. Anche il suo presente, appena rimosso a causa del malore, non è meno torbido. Uno dei proprietari dell’agenzia pubblicitaria per cui lavora è stato ucciso. Lui è il principale indiziato. Il centro della narrazione diventa la caccia del proprio passato. Per Santo Denti (nel suo passato noto come Santo il trafficante) diventa imprescindibile capire cosa è successo nel suo recente passato e perché. Un libro che si presenta come un originale melange di generi: thriller, noir, commedia e critica sociale. Davvero bella la descrizione di Milano che fa il protagonista subito dopo il malore fuggendo impaurito dalla Scala. “Non ero mai stato un frequentatore del centro storico, ma quelle poche volte non poteva essermi sfuggita una bazzecola chiamata Emporio Armani, una mostruosità lunga venti vetrine. E da quando avevano ficcato un bancomat in ogni angolo?” E ancora “Il tram aveva dietro di sé una fila di taxi e li fissai a bocca aperta, ancora più impressionato. Erano bianchi invece che gialli…” Rimane stupito di non trovare più in Piazza Cavour l’insegna della “Notte” il suo giornale preferito. Anche la metropolitana non è più la stessa “non c’era più la doppia emme rossa, ma una singola, affiancata da una esse verde su fondo blu.” Anche la stazione centrale e la gente che ne popolava abitualmente la zona antistante erano completamente diversi. “Sembrava sempre quella, ma da vicino scoprii che la piazza con il pavè era sparita, sostituita da un’enorme pista da pattinaggio bordata di aiuole. Un gruppo di africani sbronzi si rincorreva tirandosi bottiglie vuote. Africani?”.  Appare una Milano irriconoscibile nella sua geografia apparente e soprattutto nella sua geografia umana.  Saltano le griglie interpretative: non ci sono più punti di riferimenti. Questo senso di straniamento unito all’ottimo ritmo rende indubbiamente affascinante e unico l’ordito narrativo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/894/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=894&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Duomo in faccia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 09:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Propaganda ideologica]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;aggressione milanese contro Berlusconi si è verificata in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui il premier non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano. Non si può fare a meno di constatarlo: bisogna proprio fare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=886&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;aggressione milanese contro Berlusconi si è verificata in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui il premier non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano.</strong></p>
<p><span id="more-886"></span></p>
<p>Non si può fare a meno di constatarlo: bisogna proprio fare un enorme sforzo per ritenere una pura coincidenza il fatto che la faccia di Silvio Berlusconi sia stata sfregiata proprio da una statuetta del Duomo di Milano, per giunta nella stessa piazza della cattedrale meneghina e, come se non bastasse, a quarant&#8217;anni esatti dai quattro giorni che hanno segnato per sempre la città, quelli che vanno dalla strage di Piazza Fontana (anche lei a due passi dal luogo del lancio del Duomo) all&#8217;uccisione di Giuseppe Pinelli. L&#8217;aggressione contro Berlusconi, con tutte le sue conseguenze politiche, non solo è giunta al culmine delle divisioni interne alla maggioranza e delle tensioni conseguenti alle strategie ad personam del premier, come hanno rilevato tutti, ma si è verificata anche in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui Berlusconi non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano. Anche quaranta anni fa il sistema milanese e italiano era in profonda crisi, e oggi va rilevato che la strategia della tensione inaugurata con la strage di Piazza Fontana ha aperto la strada per giungere là dove ora ci troviamo, cioè nel trionfo politico della borghesia e del capitale milanese o nordico, che ha come contropartita un mare di miseria non solo ideologica e politica, ma anche economica e sociale. La presa fattasi ormai quasi assoluta sul potere politico, ottenuta grazie anche a un&#8217;opposizione non solo connivente, ma pressoché identicamente schierata sulla linea del capitale e della borghesia, è tuttavia assai meno sicura in questo momento sul piano economico e su quello sociale. Se la ripuliamo dallo strato di rassicurante polvere ideologica che la ricopre, la crisi economica in atto mostra tutto il suo carattere sistemico. I vertici del potere lo sanno, da qui in avanti non si potrà più continuare come in passato, da una crisi epocale come questa si può uscire solo con nuove soluzioni e nuovi modelli, che però nessuno riesce ancora a intravedere. In realtà la borghesia italiana, che è poi essenzialmente milanese o settentrionale, non è capace nemmeno lontanamente di immaginarsi un sistema che non sia basato sui tre pilastri fondamentali che la hanno sostenuta finora: rapina della ricchezza pubblica, bolla finanziaria e immobiliare, repressione sociale. Il grande timore è che, avendo i primi due ormai toccato i limiti oltre ai quali si va al collasso del sistema, si decida di puntare tutto sul terzo. In realtà in questo momento il potere economico e politico sta ancora cercando di puntare sul secondo pilastro, quello della bolla finanziaria e immobiliare, come abbiamo ampiamente documentato in Milano Internazionale. Ma si tratta di una mossa disperata e probabilmente se ne rendono conto molti degli stessi protagonisti. E&#8217; pertanto particolarmente preoccupante constatare che sono purtroppo molti, troppi, i segnali che parlano di una grande voglia di spingere nettamente l&#8217;acceleratore sulla repressione, come tra l&#8217;altro è stato confermato dal dopo-aggressione a Berlusconi.</p>
<p>Di ondata repressiva abbiamo già parlato nel nostro articolo <a href="http://milanointernazionale.it/2009/11/22/a-scuola-di-manganello/" target="_blank">A scuola di manganello</a>, riferendo di arresti e manganellate contro studenti e giovani attivisti milanesi. Il giorno dell&#8217;anniversario di Piazza Fontana è stato un nuovo capitolo, con la decisione apertamente provocatoria di impedire l&#8217;accesso alla piazza e la giustificata reazione delle migliaia di persone che volevano manifestarvi: una valanga di fischi e urla contro chi, come Roberto Formigoni e Letizia Moratti, non avrebbe dovuto essere su quel palco per semplici motivi di buon gusto. Per l&#8217;occasione il Corriere della Sera, come già in occasione dei violenti interventi della polizia contro gli studenti, è passato all&#8217;attacco con un vocabolario di estrema pesantezza. In un commento, Giangiacomo Schiavi parla di una &#8220;contestazione incivile che [...] offre nuovi alibi a chi non accetta un percorso di pacificazione&#8221; (si noti l&#8217;uso sintomatico del verbo &#8220;accettare&#8221;, che suona molto intimidatorio in questo contesto). &#8220;Contestare è un diritto, ma così può diventare una barbarie. E di barbarie bisogna parlare&#8221;, continua Schiavi, per cui i fischi sono barbarie, mentre la decisione di impedire l&#8217;accesso alla piazza e di schierare in modo massiccio la polizia è solo un involontario &#8220;disguido organizzativo&#8221;. E poi ancora: &#8220;slogan bellicosi&#8221;, &#8220;rigurgito sessantottino&#8221; e &#8220;chi cerca nello scontro una qualche forma di legittimizzazione&#8221;, mentre alla fine del pezzo Schiavi è assolutamente certo che Calabresi è stato &#8220;assassinato da un commando di Lotta Continua&#8221; mentre per Pinelli parla vagamente di &#8220;morte in questura&#8221;. Ma quello che più colpisce dell&#8217;articolo è il continuo richiamo alla pacificazione, all&#8217;unità, alla condivisione, del tutto fuori luogo nel caso di una strage come quella di Piazza Fontana e della ancora oggi impunita strategia della tensione (va detto che c&#8217;è stato, anche se del tutto isolato, chi ha espresso sulle pagine del Corriere posizioni radicalmente diverse, come Luigi Ferrarella il 12 dicembre). E&#8217; un ritornello che il Corriere della Sera va ripetendo da lunghi mesi, attraverso la massiccia e ossessiva pubblicazione di editoriali che vede in prima fila i mandarini più quotati come Panebianco, Galli della Loggia, Romano. E&#8217; la linea annunciata da Ferruccio De Bortoli già nel suo editoriale di inaugurazione, una linea che vuole la pace sociale a ogni costo, la &#8220;eguale responsabilità di tutti&#8221; per i problemi del paese: di fronte a quanto sta succedendo, equivale a uno schieramento netto e inequivocabile a favore delle politiche devastanti messe in atto dalla borghesia milanese negli ultimi decenni. E vale la pena di ricordare che anche i fascisti hanno cominciato la loro ascesa al potere promettendo la pace sociale nei confronti degli &#8220;incivili&#8221; che non &#8220;accettavano la pacificazione&#8221;, e lo hanno fatto partendo proprio da Milano. Certo, oggi c&#8217;è in più una vena di grottesco, perché a differenza di allora al momento non vi sono certo forze di massa o rivoluzionarie che minacciano il regime.</p>
<p>Di cosa ha paura allora il potere? Ma di se stesso, naturalmente! Ha paura della propria mancanza di prospettive e della propria incapacità costitutiva di risolvere la crisi in atto. La faccia sanguinante e spaventata di Berlusconi è la faccia di questo regime, e la sua esibizione subito dopo l&#8217;aggressione non è un atto di coraggio, ma piuttosto il porci davanti agli occhi l&#8217;agghiacciante specchio di ciò che si può attendere chi la crisi la sta pagando o è destinato a pagarla in futuro, o chi dovesse decidere di lottare per difendere il proprio lavoro, i propri diritti e la propria libertà. In realtà per capire quello che sta succedendo bisogna andare oltre la faccia di Berlusconi per vedere cosa c&#8217;è dietro: un sistema capitalista che in questo momento si sta arenando nel fango, con le banche e il sistema del credito in panne, un&#8217;industria che si sta fermando, un settore immobiliare che deve ancora smaltire miliardi di euro &#8220;falsi&#8221;, un sistema sociale sempre più inefficace e corrotto, e la repressione come unico antidoto efficace. Dietro la faccia di Berlusconi, insomma, c&#8217;è la Milano di oggi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/886/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=886&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nessuna pietà per il lettore! Una penna affilata come una lama di coltello.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 18:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Alvino]]></category>

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		<description><![CDATA[Le piratasse (inviate speciali di Milano Internazionale), confermandosi indomabili segugi di sensazioni e insaziabili creatrici di situazioni, tornano a colpire con l’ennesima intervista.   Questa è la volta di Paolo Alvino, scrittore emergente di questa ‘strana’ Milano, che ci racconta il contesto e lo scenario che caratterizza la sua prima prova letteraria. Incontriamo Paolo Alvino alla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=883&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>piratasse</strong> (inviate speciali di Milano Internazionale), confermandosi indomabili segugi di sensazioni e insaziabili creatrici di situazioni, tornano a colpire con l’ennesima intervista.   Questa è la volta di <a href="http://perronelab.it/node/224" target="_blank">Paolo Alvino</a>, scrittore emergente di questa ‘strana’ Milano, che ci racconta il contesto e lo scenario che caratterizza la sua prima prova letteraria.</p>
<p><span id="more-883"></span></p>
<p>Incontriamo Paolo Alvino alla presentazione di &#8216;Fiore Crudo&#8217;, il suo primo romanzo. Per l&#8217;intervista, ci allontaniamo dalla folla di adulti e troviamo un piccolo spazio nell&#8217;area dedicata ai bimbi dello Superstudio Più, dove si è appena tenuta l&#8217;edizione 2009 di &#8220;Un libro a Milano&#8221;.</p>
<p>PIRATESSE: nel tuo libro, Milano troneggia sullo sfondo. I luoghi di Milano che citi, rappresentano una particolare geografia delle tue emozioni?</p>
<p>ALVINO No, potrei dire di no. La Milano in cui si muove la protagonista è una Milano quasi impalpabile, indifferente, una citta&#8217; aliena, estranea e ostile che riflette le emozioni ed il sentire della protagonista. La protagonista vive un senso di estraneità, di indifferenza e Milano è un po&#8217; il luogo, il topos in cui si realizza questo suo essere estraneo al mondo. Così non ho voluto dare una precisa collocazione, solo dei riferimenti toponomastici ad una Milano del vizio, ad esempio le strade, i luoghi dove si esercita la prostituzione e dove la protagonista compie le sue scorribande notturne. Una volta trovavo Milano una città entusiasmante, ma negli ultimi anni mi sono molto raffreddato. Quindi, anche se non rientra nella mappa delle mie emozioni, nel creare una Milano così fredda e gelida si sente l&#8217;eco del mio distacco da questa città. La Milano degli ultimi tempi: un luogo essenzialmente estraneo.</p>
<p>PIRATESSE: Quali sono i romanzi che hanno al centro Milano che senti più vicini al tuo?</p>
<p>ALVINO Premetto che di romanzi su Milano non ne ho letti molti. Posso citare 2 autori: Gianni Biondillo e Raul Montanari. Biondillo è radicato nella citta&#8217; e nel quartiere di Quarto Oggiaro, che è prossimo alla mia zona di residenza, la Bovisa, e descrive la realtà urbana come in un ritratto dal vivo, perciò nei suoi romanzi trovo molti punti di riferimento. La Milano di Montanari invece è più funzionale alle vicende dei suoi personaggi. Nel corso delle mie letture mi sono reso conto di una cosa, in molti scrittori la città diventa la vera protagonista del romanzo. Senza arrivare alla Dublino di Joyce, posso citare la Mumbai di Vikram Chandra in “Giochi sacri” dove la citta&#8217; stessa, la metropoli indiana, diventa un&#8217;entità vivente che quasi sommerge le stesse gesta dei protagonisti. È un tipo di approccio che non mi appartiene: in questo romanzo ho lavorato molto sulla personalità della protagonista, la città è solo una scenografia.</p>
<p>PIRATESSE: una trama complessa, con vari personaggi e situazioni, come una tragedia greca &#8230;parlaci un po&#8217; della tua scelta di far muovere i personaggi in questo modo.</p>
<p>ALVINO Il romanzo è centrato molto sul personaggio principale e altri di contorno che ne sono un po&#8217; le costellazioni. L&#8217;idea di farli muovere e disporli come sul palco di una tragedia greca, aldila&#8217; della trama drammatica, mi consentiva di caratterizzarli meglio, di assegnare a ciascuno il proprio ruolo, il proprio destino oppure la propria maschera, per usare un termine teatrale. Infatti ognuno porta una maschera e la deve portare fino in fondo. La stessa Maura rimane sempre prigioniera della sua condizione, anche se in alcuni momenti le si offre l&#8217;occasione per uscirne. Questa è la tragedia: Maura non può sfuggire a quello che gli dei hanno previsto per lei, anche se gli dei non esistono ed è escluso l&#8217;intervento divino. Maura rifiuta qualsiasi redenzione, qualsiasi conforto spirituale, che sia il conforto di un maestro o il conforto delle istituzioni religiose tradizionali. Ma come il protagonista classico della tragedia greca lei deve adempiere e compiere il suo fato.</p>
<p>PIRATESSE: alla presentazione di “Fiore Crudo” hai precisato di avere usato “la penna come una lama di coltello”: puoi approfondire questo aspetto della tua scrittura?</p>
<p>ALVINO La lama di coltello è l&#8217;immagine che ho associato alla scrittura di una grande narratrice ungherese, Agota Kristof, che mi ha molto ispirato. Come lei sentivo l&#8217;esigenza di dire delle cose che arrivassero dirette, nitide alla mente e al cuore del lettore, utilizzando frasi brevi, secche, incisive, scrivendo un romanzo ‘al limite’, crudele nelle situazioni, nei personaggi, nel linguaggio. L&#8217;immagine di usare “la penna come una lama di coltello” è quindi una scelta stilistica, la scelta di scrivere in maniera netta, secca, senza abbellimenti. Al limite risultando anche sgradito oppure offensivo, ma senza chiedere scusa.</p>
<p>PIRATESSE: “Fiore Crudo” rimanda all&#8217;importanza del corpo è un romanzo molto “fisico”: era la tua intenzione o si è sviluppato cosi mentre lo creavi?</p>
<p>ALVINO Nel momento in cui ho scelto il personaggio, questo personaggio non poteva svilupparsi in modo diverso. Scegliendo di fare un romanzo su un essere che rifiuta la sua femminilità, rifiuta il suo corpo e vive il disagio di vivere dentro un corpo femminile, il risultato non poteva essere che questo. Il fatto di aver scelto un personaggio di sesso femminile mi agevolava nel dare “fisicità” al romanzo, perchè se penso a qualcosa che abbia attinenza con il corpo, mi viene più immediato pensare ad una figura femminile che ad una figura maschile.</p>
<p>PIRATESSE: le battute finali di “Fiore Crudo” rimandano ad una citazione di Joyce. Quali scrittori ti hanno influenzato?</p>
<p>ALVINO Stavo leggendo Joyce mentre scrivevo il romanzo (Agota Kristof l&#8217;avevo letta tempo prima) e qualche cosa di Joyce stava finendo in questo romanzo. Mi sono ravveduto in tempo perchè Joyce è improponibile come esempio di narratore, è inimitabile. Ma ho voluto ugualmente dargli un riconoscimento nel romanzo, ed è il finale, lo stesso dell&#8217;Ulisse al termine del famoso monologo interiore del capitolo di Penelope: il &#8220;SI&#8221; che suona quasi come una disperata autoaffermazione della protagonista.</p>
<p>PIRATESSE: Stai pensando ad un nuovo lavoro? ci puoi anticipare qualcosa?</p>
<p>ALVINO: voglio fare il misterioso&#8230;sto scrivendo un altro romanzo&#8230; è un argomento un po&#8217; più metafisico&#8230; sto cercando di adottare uno stile più complesso, non sarà una lama di coltello: il bello dello scrivere è sperimentare nuove forme, più che nuovi argomenti. Sarà sicuramente ambientato a Milano (ridiamo) ed in centro Italia, nella zona del lago di Bolsena, luoghi che ho frequentato in passato. Credo che prima o poi mi farò sponsorizzare da qualche ente del turismo (ridiamo) .</p>
<p>PIRATESSE: Paolo, ci dici cosa stai leggendo adesso?</p>
<p>ALVINO : L&#8217;autrice più lontana dal mio stile, Jane Austen.</p>
<p> PIRATESSE: “Orgoglio e pregiudizio”?</p>
<p>ALVINO: No, “Ragione e sentimento”!</p>
<p>Sto apprezzando molto lo stile delle donne&#8230; in particolare Virginia Woolf.</p>
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		<title>Guida alla letteratura di Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Alberto Busi e Andrea Ferrario Una guida agli autori e alle opere letterarie che hanno al loro centro Milano o che hanno lasciato un segno indelebile nella vita letteraria della città. La rassegna vi offre una passeggiata cronologica che da Carlo Maria Maggi va fino a oggi, consentendovi di gettare un colpo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=880&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura di Alberto Busi e Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Una guida agli autori e alle opere letterarie che hanno al loro centro Milano o che hanno lasciato un segno indelebile nella vita letteraria della città. La rassegna vi offre una passeggiata cronologica che da Carlo Maria Maggi va fino a oggi, consentendovi di gettare un colpo d&#8217;occhio rapido, ma non superficiale, su quanto di più importante Milano ha prodotto nella prosa e nella poesia attraverso i propri autori o lo sguardo partecipe di scrittori di altre città &#8211; PRIMA PARTE: dal XVII secolo agli anni &#8217;70 del XX secolo.</strong></p>
<p><span id="more-880"></span></p>
<p><em>NOTE: La guida è ordinata cronologicamente secondo la data di nascita dei singoli autori. Gli anni di pubblicazione citati per le singole opere si riferiscono alla prima uscita in volume, a meno che non venga specificato diversamente. Come tutte le guide di questo tipo, la scelta degli scrittori da citare è frutto in buona parte delle valutazioni personali dei curatori. Poiché tuttavia la nostra guida verrà aggiornata e integrata nel corso del tempo ci farà piacere ricevere le vostre osservazioni e i vostri suggerimenti a</em> <a href="mailto:milanointernazionale.it@gmail.com">milanointernazionale.it@gmail.com</a>.</p>
<p style="text-align:center;">*****</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Maria Maggi</span></strong> (1630-1699), cominciamo da lui perché viene considerato da molte autorevoli voci il padre della letteratura milanese. Un titolo che si è meritato grazie ai suoi versi e alle sue opere teatrali in dialetto meneghino. Qualcuno potrebbe pensare che uno scrittore del diciassettesimo secolo possa interessare oggi al massimo qualche topo di biblioteca o qualche specialista dell&#8217;epoca. Non è così, e ve ne potrete rendere conto leggendo le sue <em>Rime milanesi</em>, ripubblicate di recente in edizione economica con traduzione a fronte, versi di grande bellezza in cui, come ha scritto Dante Isella: &#8220;Maggi elaborò un suo proprio mito dello stato di natura perduto, decifrando nella rozzezza delle classi più umili l&#8217;immagine corrotta ma pur sempre riconoscibile di un&#8217;umanità pura di cuore e naturalmente saggia&#8221;.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Domenico Balestrieri</span></strong> (1714-1780), rappresenta nella poesia dialettale milanese il trait d&#8217;union tra Maggi e Porta. La vivacità intellettuale di cui era dotato gli ha aperto le porte dei salotti milanesi dell&#8217;epoca, dove leggeva con successo i suoi componimenti in versi pervasi di arguzia e umorismo. Autore di numerosi poemetti e sonetti, tra le sue opere più apprezzate vi sono le <em>Novellette</em>, quasi delle storielle moderne, e la traduzione in milanese della Gerusaleme Liberata di Torquato Tasso (<em>La Gerusalemme Liberata travestita in lingua milanese</em>, 1772).</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giuseppe Parini</span></strong> (1729-1799), poeta immerso nella fortunata epoca in cui nella capitale lombarda è penetrato l&#8217;illuminismo. La sua opera maggiore è il poema <em>Il giorno</em>, in cui Parini segue ora per ora, dal mattino alla notte, con ironia o addirittura con sarcasmo, la giornata di un giovane aristocratico milanese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Porta</span></strong> (1775-1821) è il maggiore poeta dialettale milanese. A quasi duecento anni dalla morte le sue <em>Poesie</em> rimangono oggi come in passato una lettura ricchissima, piena di stimoli nel linguaggio e nei contenuti. Sempre critico nei confronti delle classi dominanti e partecipe descrittore del popolo milanese, ha difeso l&#8217;uso del dialetto e le bellezze della città (d&#8217;allora), rispettivamente in <em>I paroll d&#8217;on lenguagg, car sur Gorell</em> (1812) e <em>El sarà vera fors quell ch&#8217;el dis lu</em> (1817). Il suo frequente uso di un vocabolario sboccato (se misurato con gli standard borghesi) non scade mai nel compiaciuto o nella ricerca di un facile effetto. Lo dimostra il suo capolavoro, <em>La Ninetta del Verzee</em> (1815), lungo monologo di una prostituta dello scomparso quartiere milanese del Verziere, che costituisce ancora oggi una lettura mozzafiato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Stendhal</span></strong> (1783-1842), pseudonimo di Henri Beyle, ovvero &#8220;Arrigo Beyle, milanese&#8221;, come è scritto per sua volontà in italiano sulla lapide della sua tomba nel cimitero parigino di Montmartre. E&#8217; l&#8217;unico scrittore straniero della nostra guida ed è stato il più fervido amante di Milano che la storia della letteratura ricordi. Alla città ha dedicato pagine molto belle nella prima parte del romanzo <em>La certosa di Parma</em> (1839), altri suoi scritti su Milano si trovano nel <em>Journal</em> e in <em>Roma, Napoli e Firenze </em>(1817). La Milano dei suoi tempi, che tanto amava, è purtroppo del tutto scomparsa, schiacciata da una valanga di cemento.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Tommaso Grossi</span></strong> (1790-1853), autore del poema <em>I lombardi alla prima crociata</em> e del romanzo storico <em>Marco Visconti</em>, rientra nella nostra guida soprattutto per i suoi versi in dialetto milanese e in particolare per la cosiddetta <em>Prineide</em> (1815), un virulento atto d&#8217;accusa contro i dominatori austriaci che fu da alcuni erroneamente attribuito a Carlo Porta.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Alessandro Manzoni</span></strong> (1785-1873), ovvero il &#8220;gran lombardo&#8221; che non ha bisogno di presentazioni. Ha segnato l&#8217;intera letteratura milanese, da Rovani fino a Gadda passando per Dossi, anche se non è mancato chi invece ne è stato un detrattore, come per esempio Cletto Arrighi e Paolo Valera. Comunque un gigante con cui tutti si sono dovuti confrontare. Decenni di letture scolastiche obbligate lo hanno reso inviso a molti, ma i suoi <em>Promessi sposi</em> rimangono un&#8217;opera fondamentale per Milano, senza dimenticare poi la parallela <em>Storia della colonna infame</em>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Cattaneo</span></strong> (1801-1869), esponente democratico, laico e federalista del Risorgimento italiano e lombardo. Uomo di teoria e di azione, è stato protagonista delle Cinque giornate di Milano e contrario ai Savoia, pagando le sue posizioni con un lungo esilio in Svizzera, durato fino alla morte. Le sue <em>Notizie naturali e civili su la Lombardia</em> e il suo <em>Dell&#8217;insurrezione di Milano nel 1848</em> vanno al di là della semplice forma saggio e sono capitoli fondamentali della letteratura milanese. Recentemente i suoi testi su temi lombardi sono stati raccolti nel volume <em>Scritti su Milano e la Lombardia</em>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giuseppe Rovani</span></strong> (1818-1874) viene considerato il padre della scapigliatura lombarda. Era celebre per la sua affabulazione alcolica e per la sua vita da bohemien programmatico. Ma era anche un manzoniano convinto, pur se in rapporto dialettico con l&#8217;opera del gran lombardo. Il suo lavoro principale è il monumentale romanzo <em>Cento anni</em> (1859-1964), nel quale sul palcoscenico di Milano vengono messe in scena per un intero secolo le vicende di personaggi della storia reale e di altri di pura fantasia. Ma la sua opera più tipica la ha scritta un suo discepolo, Carlo Dossi, che nelle <em>Note Azzurre</em> ha raccolto sotto la voce <em>Rovaniana</em> centinaia di sue battute di osteria e di aneddoti sulla sua vita.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Cletto Arrighi</span></strong> (1828-1906), pseudonimo di Carlo Righetti, è l&#8217;inventore del termine scapigliatura. Dalla vita disordinata, morto in miseria, è ricordato soprattutto per il romanzo <em>La scapigliatura e il 6 febbraio</em> (1862 in volume), dalla cui edizione definitiva sono stati eliminati molti dei precisi riferimenti alla toponomastica milanese, ma che milanese rimane a tutti gli effetti. Ambientato durante l&#8217;abortita rivolta milanese del 1853, è impregnato di utopie ribellistiche e di toni di romanzo noir. Ma la milanesità di Arrighi non si ferma qui: la sua attività convulsa ha partorito anche altri romanzi di ambiente meneghino (soprattutto <em>La canaglia felice, </em>storia di una prostituta e zeppo di voci dialettali, ma anche <em>Nanà a Milano</em> e <em>Gli ultimi coriandoli</em>) e ben 39 commedie in dialetto, la più nota delle quali è <em>El barchett de Boffalora</em>. Antimanzoniano convinto, nel 1895 ha tentato una parodia dei Promessi sposi intitolata <em>Gli sposi non promessi</em>, rimasta allo stato di abbozzo. E&#8217; stato inoltre organizzatore dell&#8217;opera collettiva <em>Il ventre di Milano</em> (si veda la relativa voce nella nostra Guida) e autore di uno dei migliori dizionari milanese-italiano.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Camillo Boito</span></strong> (1836-1914) è stato innanzitutto architetto e studioso di storia dell&#8217;arte, due campi in cui ha dato preziosi contributi in territorio milanese. L&#8217;attività di scrittore era per lui secondaria, ma i suoi racconti, pur se non numerosi, sono tutti di alto livello. Delle due raccolte da lui pubblicate, <em>Storielle vane </em>(1876) e <em>Senso (nuove storielle vane)</em>(1883), la più fortunata è la seconda, tre eleganti racconti in cui psicologia e ironia romantica si fondono avvicinado Camillo Boito, come ha scritto Enzo Siciliano, ai grandi scrittori viennesi. Il racconto <em>Senso</em>, in particolare, è stato trasposto in film dal regista milanese Luchino Visconti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Iginio Ugo Tarchetti</span></strong> (1839-1869), alto, allampanato, uso a portare un&#8217;alta tuba, morto giovane di tisi, è stato l&#8217;icona più funebre della Scapigliatura milanese (ma era di origini piemontesi). Sepolcri, ossa di morto, cimiteri e spiriti popolano la sua opera, che ha toccato i suoi vertici nella poesia <em>Memento</em> (quasi un manifesto del macabro), nei <em>Racconti fantastici</em> e, soprattutto, nel romanzo <em>Fosca </em>(1869), storia di un giovane e bell&#8217;ufficiale che rimane irretito nell&#8217;amore soffocante di una nevrotica e bruttissima fanciulla. La sua opera più milanese, e raramente ricordata sebbene molto interessante, è tuttavia <em>Paolina </em>(1865), feuilleton in cui la storia di un manzoniano &#8220;matrimonio che non s&#8217;ha da fare&#8221; assume tinte noir in un&#8217;atmosfera corrotta che giunge sino allo stupro. Dedicato provocatoriamente alla memoria di una prostituta, ha al suo centro il caseggiato del Coperto dei Figini in via di demolizione di fronte al Duomo, introducendo così per la prima volta nella letteratura meneghina, seppure indirettamente, il tema fondamentale della speculazione edilizia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Emilio Praga</span></strong> (1839-1875), uno dei poeti più innovatori della Scapigliatura milanese. Ha portato Baudelaire dalle rive della Senna su quelle dei Navigli con le sue raccolte poetiche <em>Tavolozza </em>(1862) e <em>Penombre</em> (1864). Ha scritto anche un romanzo, <em>Memorie del presbiterio</em> (1881 &#8211; portato a termine e ristrutturato da Roberto Sacchetti dopo la sua morte), in cui perfino in un ambiente montanaro lombardo ancora in larga parte vergine l&#8217;idillio si rivela impossibile. Dalla vita sregolata, è morto in un&#8217;osteria milanese distrutto dall&#8217;assenzio del quale da lungo tempo era schiavo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giovanni Verga</span></strong> (1840-1922), scrittore verista siciliano emigrato a Milano, dove visse per lunghi anni a partire dal 1872 e dove scrisse la maggior parte delle proprie opere. Una sola di esse, tuttavia, è ambientata nella città, la raccolta di novelle <em>Per le vie</em> (1883). Un libro che risente dell&#8217;influenza della tarda scapigliatura lombarda, in cui predominano i toni crepuscolari e che descrive i naufraghi della Milano d&#8217;allora, ma anche i borghesi in continua ricerca dell&#8217;affermazione del proprio status.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Achille Bizzoni</span></strong> (1841-1904), esponente della Scapigliatura milanese democratica e libertaria, autore di romanzi e molto attivo come giornalista. &#8220;Uomo di contestazione politica, sociale e culturale&#8221;, come ha scritto di lui Giuseppe Farinelli, è stato castigatore, da una posizione anarchica, di una società ormai putrefatta e dei suoi ordinamenti politici, con in testa la monarchia. Tra le sue opere vanno ricordate <em>Autopsia di un amore</em> (1872), ambientato nella Milano scapigliata, <em>Un matrimonio</em> (1885), in cui condanna un&#8217;istituzione che Bizzoni riteneva equivalere a una &#8220;prostituzione legale&#8221; e soprattutto <em>L&#8217;onorevole</em> (1896), una feroce critica del parlamentarismo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Arrigo Boito</span></strong> (1842-1918) è stato uno dei principali esponenti della Scapigliatura lombarda, pur essendo nato a Roma. Fratello minore di Camillo Boito, ha studiato musica ed è stato anche un notissimo librettista. E&#8217; autore di numerose poesie e racconti. Tra le prime spicca <em>Dualismo</em> (1866), una specie di manifesto della Scapigliatura (&#8220;Son luce ed ombra; angelica / farfalla o verme immondo&#8221;&#8230;), tra i secondi <em>L&#8217;alfier nero </em>(1867), la magistrale storia geometrica e cromatica di un&#8217;ossessione, e a suo modo anche il primo testo antirazzista della letteratura italiana.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Ludovico Corio</span></strong> (1847-1911), pubblicista milanese, ha pubblicato svariati lavori di ricerca storico-documentaria, alcuni dei quali hanno suscitato all&#8217;epoca vasto scalpore. E&#8217; il caso in particolare di <em>Milano in ombra. Abissi plebei</em> (1876 a puntate su rivista, 1885 in volume), nel quale l&#8217;autore, infiltratosi per le strade di Milano tra i diseredati e i derelitti, fa un reportage di forte impatto sui bassifondi della città. Da questo punto di vista è un precursore di Paolo Valera, con toni però più pacati e senza possederne la dirompente potenza verbale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Dossi</span></strong> (1849-1910), uno dei &#8220;colossi&#8221; della letteratura lombarda e tappa fondamentale di quella linea letteraria che da Manzoni va fino a Gadda. Ha scritto in una lingua che in passato non s&#8217;era mai letta, tutta fatta di tensione, di stranezze lessicali, di deformazioni espressive, di asprezze ritmiche e timbriche, di impasti dell&#8217;humus dialettale lombardo. E altrettanto espressivo era il mondo che ha rappresentato. Tra le sue tante opere ricordiamo in particolare <em>Vita di Alberto Pisani</em> (1870),  <em>La desinenza in A </em>(1878) e le <em>Note azzurre</em> (ed. completa e definitiva postuma nel 1964), un incredibile e variegato repertorio del Dossi-pensiero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Paolo Valera</span></strong> (1850-1926), uno degli scrittori più originali e innovativi di Milano, nonostante oggi sia pressoché dimenticato. Socialista, libertario e rivoluzionario, ha pubblicato per anni la rivista &#8220;La folla&#8221;. I suo orizzonti erano estremamente ampi, tanto che ha scritto il primo<em> </em>romanzo della letteratura italiana sulla mafia (<em>L&#8217;assassinio Notarbartolo o le gesta della mafia</em>, 1899) e un libro di reportage dai bassifondi di Londra (<em>Londra sconosciuta, </em>1890, poi ripubblicato come <em>I miei dieci anni all&#8217;estero</em>). Programmaticamente un proletario della letteratura, il suo stile del tutto unico infrange i canoni con sprazzi di musicale e di cinematografico che lo rendono modernissimo. La sua opera narrativa più nota, <em>La folla</em> (1901), è un &#8220;non-romanzo&#8221; che ha come protagonista un intero caseggiato della Milano proletaria. I suoi libri di impatto più forte sono <em>Milano sconosciuta</em> (1879 prima edizione, seguita da numerose altre ampliate) in cui Valera si immerge come un palombaro negli abissi di una Milano fatta di bordelli e di sottoproletari di ogni genere, e <em>Le terribili giornate del maggio &#8217;98</em> (1899), un incredibile e frenetico reportage in presa diretta sulla rivolta milanese del 1898, soffocata nel sangue dal generale Bava Beccaris.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Emilio De Marchi</span></strong> (1851-1901), scrittore milanese prolifico e capace di cimentarsi in diversi generi, dal romanzo dalle tinte noir alle prose poetiche in dialetto milanese. Tra le sue più rilevanti opere ambientate nella capitale lombarda i romanzi <em>Due anime in un corpo</em> (1877), in cui si raffigura in modo pittoresco una Milano popolare e minimo-borghese, <em>Demetrio Pianelli</em> (1890), una storia tragica ambientata nella Milano piccolo-borghese di fine ottocento, e <em>Arabella</em> (1893), la risposta milanese al feuilleton parigino, ambientata tra il Carrobbio e la campagna intorno alla città. Ma tra i suoi capolavori c&#8217;è anche <em>Milanin Milanon, prose cadenzate milanesi</em> (1902, postumo), una raccolta che prende titolo da un breve testo in cui l&#8217;autore ha scritto un bellissimo e accorato lamento in dialetto meneghino sulla vecchia Milano che già allora stava scomparendo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Gian Pietro Lucini</span></strong> (1867-1914), poeta e prosatore milanese difficilmente classificabile, definito &#8220;l&#8217;alfiere del verso libero&#8221;, ha oscillato tra simbolismo e futurismo con le sue raccolte poetiche <em>Il libro delle figurazioni ideali </em>e <em>Revolverate</em>. Ha scritto anche un romanzo, <em>Gian Pietro da Core</em>, che risente di influenze scapigliate, e recentemente è stato pubblicato postumo il suo <em>Antimilitarismo</em>, testo di tendenza socialista e anarchica che stigmatizza le assurdità della guerra. La sua opera più milanese è tuttavia <em>L&#8217;ora topica di Carlo Dossi</em>, una lunga &#8220;memoria&#8221; sull&#8217;amico e collega scrittore, nel cui capitolo <em>Passeggiata sentimentale per la Milano di &#8220;L&#8217;altrieri&#8221;</em> Lucini traccia un vivido ritratto della Milano dell&#8217;epoca scapigliata.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Bertolazzi</span></strong> (1870-1916), commediografo milanese sempre attento ai temi sociali. Il suo capolavoro è il dramma in dialetto milanese <em>El nost Milan</em> (1893), un&#8217;opera corale in cui, senza idealizzazioni né retorica, si descrivono gli emarginati della Milano di allora e la loro vita fatta di stenti. E&#8217; stata riportata al pubblico con grande successo da Giorgio Strehler negli anni &#8217;50. Tra le sue altre commedie in dialetto milanese va ricordata in particolare <em>La gibigianna</em> (1898), in cui si rappresenta il contrasto tra la Milano povera e la Milano ricca.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Linati</span></strong> (1878-1946), di natali comaschi e poi milanese d&#8217;adozione, è stato in un primo tempo vicino ai futuristi e a Gian Pietro Lucini. Ma la dirompenza futurista in realtà non gli era congeniale e con il tempo Linati si è dedicato alla letteratura bozzettistica, della quale era un gran maestro. Autore di &#8220;piccole prose ariose e terse&#8221;, come ha detto lui stesso, le sue opere più riuscite sono <em>Sulle orme di Renzo</em> (1927), nel quale ripercorre gli itinerari manzoniani, e soprattutto <em>Milano di allora</em> (1946), in cui descrive con vivacità la Milano del primo novecento, già attraversata da profondi sconvolgimenti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Massimo Bontempelli</span></strong> (1878-1960), nato a Como, ha vissuto in svariate città italiane, tra cui anche Milano. E&#8217; noto soprattutto come principale esponente del &#8220;realismo magico&#8221;, ma tra le sue prime opere spicca <em>La vita operosa</em> (1921), libro influenzato in parte dalle avanguardie e pieno di ironia, nel quale si descrive una Milano del primo dopoguerra in cui trionfa il dio Oggi, tra pescecani della finanza e speculazione edilizia. Un romanzo dissacrante, divertente e attualissimo, che ci fa scoprire come i mali della Milano di oggi fossero più o meno gli stessi cento anni fa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Delio Tessa</span></strong> (1886-1939) è stato in assoluto uno dei principali poeti in dialetto milanese e uno dei maggiori poeti italiani del novecento. Antifascista e personaggio isolato, è rimasto ai margini della vita culturale della sua epoca. Dalla personalità complessa e unica, ha risentito delle influenze della scapigliatura, di Baudelaire e di Verlaine, nonché dell&#8217;espressionismo, in una poesia dalle venature sempre pessimiste, anche se dai toni spesso accesi. La sua scelta di scrivere in dialetto è stata conscia e programmatica: &#8220;Io personalmente non mi adatterò mai a parlare e a scrivere l&#8217;italiano della borghesia milanese&#8221; e &#8220;Riconosco ed onoro un sol Maestro: il popolo che parla&#8221;. L&#8217;uso che ne fa è profondamente innovatore e include le sequenze di suoni, la punteggiatura come elemento musicale e l&#8217;inserimento di parole straniere. Il suo capolavoro è <em>L&#8217;è el dì di mòrt, alègher! </em>(1919), lunga poesia dalla quale prende titolo l&#8217;unica raccolta pubblicata durante la sua vita, un doloroso e modernissimo canto ispirato ai reduci di Caporetto nella Milano concitata del primo dopoguerra.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Collettivo de &#8220;Il ventre di Milano&#8221;</span></strong> (1888), cioè in primis Cletto Arrighi (vedi sopra), ma anche Francesco Giarelli, Aldo Barilli, Ferdinando Fontana, Otto Cima e molti altri che insieme hanno dato vita a quella che rappresenta la risposta milanese allo zoliano Ventre di Parigi. Non un romanzo, ma un variegato viaggio nella Milano di fine &#8217;800 che comincia con un Antipasto (al posto della prefazione) e passa subito al &#8220;Trionfo del ventre&#8221; e alla &#8220;Milano che gode&#8221;, ma ci sono anche capitoli più foschi, come &#8220;Le piovre di Milano&#8221; e &#8220;Milano che soffre&#8221;. Una visione nel complesso più gioiosa rispetto ai reportage del contemporaneo Paolo Valera, ma che non perde di vista gli abissi della metropoli.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Augusto De Angelis</span></strong> (1888-1944), autore di numerosi gialli che hanno come protagonista il mite e silenzioso Carlo De Vincenzi, commissario della squadra mobile di Milano, una sorte di Maigret degli anni del regime fascista (dopo l&#8217;8 settembre De Angelis fu incarcerato per antifascismo e morì un anno dopo a Bellagio in seguito al pestaggio da parte di un fascista). Ha apportato importanti novità nelle tecniche narrative del genere giallo, con romanzi che sono pervasi da un&#8217;azione tesa e vibrante, ma calcolata. I suoi due romanzi più noti sono il primo della serie del commissario De Vincenzi, <em>Il banchiere assassinato</em> (1935), che prende spunto dall&#8217;uccisione in via Monforte del banchiere Mario Carlini e in cui fanno capolino anche letture freudiane, e <em>Il mistero delle tre orchidee</em> (1942), ambientato nella torbida casa di mode milanese O&#8217;Brian, frequentata da mannequine e malavitosi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Alberto Savinio</span></strong> (1891-1952), pseudonimo di Andrea Francesco Alberto De Chirico, scrittore e pittore. In Italia è stato l&#8217;autore più vicino al surrealismo, anche se in modo del tutto <em>sui generis</em>. A Milano è dedicato in larga parte il suo <em>Ascolto il tuo cuore, città</em> (1944), in cui la capitale lombarda è come una stoffa su cui l&#8217;autore intesse lunghe e tranquille divagazioni, una &#8220;città tutta pietra in apparenza e dura&#8221;, ma che allo stesso tempo è &#8220;morbida di giardini &#8216;interni&#8217;&#8221;: in realtà una Milano che già quando Savinio scriveva era scomparsa da tempo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Emilio Gadda</span></strong> (1893-1973), scrittore e ingegnere milanese, da molti definito un &#8220;gran lombardo&#8221; come Manzoni. Personaggio schivo, le sue opere sono di grande ricchezza tematica e linguistica, grazie anche alle influenze dialettali lombarde e milanesi. E&#8217; stato uno scrittore che, come ha scritto Italo Calvino, &#8220;cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l&#8217;inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento&#8221;. I suoi capolavori sono <em>L&#8217;Adalgisa</em> (1944), uno dei libri più milanesi mai pubblicati, in cui la prodigiosa macchina linguistica di Gadda si applica alla borghesia meneghina tra le due guerre, tra umori esagitati e un fondo di totale irrazionalità, e <em>La cognizione del dolore</em> (1963), nella quale una Brianza travestita da Sud America fa da teatro al male invisibile dell&#8217;hidalgo-ingegnere Gonzalo Pirobutirro e alla sua irosa relazione con la madre.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giuseppe Marotta</span></strong> (1902-1963), ovvero Napoli a Milano. Scrittore partenopeo noto soprattutto per <em>L&#8217;oro di Napoli</em> (1947), portato sugli schermi cinematografici da Vittorio De Sica, ha vissuto anche a Milano e ha dedicato alla metropoli meneghina tre libri, <em>A Milano non fa freddo</em> (1949), <em>Mal di galleria</em> (1958) e <em>Le milanesi</em> (1962). La sua è la Milano dura degli immigrati dal sud, delle loro peripezie e delle loro difficoltà, raccontate sempre con simpatia e umanità. Ha colto perfettamente lo spirito della città lasciandoci una bellissima immagine della cattedrale milanese, che ancora oggi suona commovente: &#8220;C&#8217;è un Duomo con tante guglie appunto perché ogni immigrato ne scelga una e vi alzi o vi ammaini la sua bandiera&#8221;.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Dino Buzzati</span></strong> (1906-1972), ha portato con sé a Milano molto del gusto per il fantastico proprio della cultura della sua terra natale, il Veneto. Giornalista molto amato dalla borghesia milanese, è stato un maestro del racconto grazie a uno stile in cui si intrecciano il fantastico, il reale quotidiano e il kafkiano. Milano, nominata esplicitamente o meno, è spesso presente nelle sue opere, ma tra quelle maggiormente milanesi ricordiamo il racconto <em>Paura alla Scala </em>(1949), in cui si descrive una paranoica borghesia milanese asserragliata nella Scala in preda alla paura di una &#8220;rivolta rossa&#8221; e, soprattutto, il bellissimo <em>Un amore</em> (1963), storia del nevrotico amore di un maturo architetto per una spregiudicata giovanissima, ambientato in angoli scomparsi del quartiere Garibaldi e in una Milano babelica &#8220;con i suoi inferni vecchi e nuovi, i suoi falansteri giganteschi, certe sue piazzette, certi suoi grovigli di vicoli, certi angoli secreti&#8221;.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Elio Vittorini</span></strong> (1908-1966), scrittore siciliano, ha vissuto a lungo a Milano, dove è morto. Rientra nella nostra guida per <em>Uomini e no</em> (1945), il primo romanzo della letteratura italiana sulla resistenza, ambientato nella nostra città. Un libro nervoso, fatto in larga parte di dialoghi serrati, che ha come scena la Milano inospitale, dura e spietata del regime nazifascista. Una delle immagini che rimane più impressa è la descrizione agghiacciante, in poche pagine prive di superflua retorica, del tragitto che da Largo Augusto porta fino a Piazza Cinque Giornate disseminato di cadaveri di uomini, ragazzi e bambini assassinati dai fascisti delle Brigate Nere.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giovannino Guareschi</span></strong> (1908-1968), scrittore, umorista e caricaturista nato a Parma, creatore della nota serie di Don Camillo e Peppone. Dal 1936 al 1943 è stato caporedattore a Milano del &#8220;Bertoldo&#8221; diretto da Cesare Zavattini, e nel 1945 ha fondato la rivista &#8220;Candido&#8221;, che ha diretto fino al 1957. A Milano ha dedicato il libro <em>La scoperta di Milano</em> (1941), in cui con i suoi consueti toni bonari Guareschi racconta l&#8217;approdo nella metropoli meneghina, nella quale, come altri immigrati, farà fortuna: &#8220;dentro la nebbia di Milano è nascosto il mio avvenire e, a ogni svolta della strada, può spuntare l’imprevisto&#8221;.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Tommaso Landolfi</span></strong> (1908-1979) è uno dei maggiori autori del novecento italiano. Ciociaro, è stato a Milano solo di passaggio e nella sua produzione letteraria la presenza della capitale lombarda è pressoché nulla. Allora per quale motivo lo inseriamo in una guida alla letteratura milanese? Per un suo bellissimo racconto, <em>Milano non esiste</em> (un titolo che molti milanesi sottoscriverebbero), tratto dalla raccolta <em>A caso</em> (1975), in cui in tre-quattro paginette si racconta di nebbia, fumosi letterati, sgherri fascisti e grattacieli, dando un&#8217;immagine unica della &#8220;sedicente Milano&#8221;, come la definisce l&#8217;autore.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giorgio Scerbanenco</span></strong> (1911-1969), di origine ucraine, è unanimemente ritenuto l&#8217;ideatore e il maestro del noir milanese e italiano. La sua è una Milano fatta di borghesi cinici, di impiegati oppressi dal grigiore e di proletari condannati alla sfortuna, tutti uniti dalla comune fatale strada che porta al delitto. Tra i suoi capolavori due romanzi color nero profondo che fanno parte del ciclo dell&#8217;ex medico e detective Duca Lamberti, <em>Venere privata</em> (1966) e <em>I milanesi ammazzano al sabato</em>(1969), oltre ai racconti di <em>Milano calibro 9 </em>(1969). Da mozzafiato la lettura dei suoi racconti raccolti ne <em>Il cinquecentodelitti</em> (1994, postumo), moltissimi dei quali di una sola pagina: bastano solo i titoli, di cui Scerbanenco era maestro, per farne un capolavoro.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Anna Maria Ortese</span></strong> (1914-1998), scrittrice innamorata di Napoli, città a cui ha dedicato due libri come <em>Il porto di Toledo</em> (1975) e <em>Il cardillo addolorato</em> (1993), e che la critica ricorda soprattutto per il romanzo <em>L&#8217;iguana</em> (1965), il cui protagonista, Daddo, è un milanese. Nella sua raccolta di racconti-reportage <em>Silenzio a Milano</em> (1958) descrive una Milano anni cinquanta fatta di una silenziosa emarginazione che colpisce soprattutto gli immigrati e che ha i suoi luoghi topici nella Stazione Centrale e nei casermoni della periferia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Luigi Santucci</span></strong> (1918-1999), autore di ispirazione cattolica, ha fatto parte della resistenza ed è stato tra i fondatori del giornale clandestino &#8220;L&#8217;uomo&#8221;. I suoi due romanzi migliori sono entrambi ambientati nella sua città, Milano. <em>Il velocifero</em> (1963) descrive, con un&#8217;ampia presenza del dialetto meneghino, le vicende di una famiglia milanese a cavallo tra l&#8217;ottocento e il novecento, una tranquilla e mite &#8220;Arca di Noè&#8221; che verrà infine travolta dagli sconvolgimenti portati dalla Prima guerra mondiale; <em>Orfeo in paradiso</em> (1967) narra invece di un patto faustiano che consente a un figlio di tornare nel passato, mediante a un funambolesco &#8220;salto dalle guglie del Duomo&#8221;, per alleviare il dolore causatogli dalla morte della madre: nel romanzo vengono tra le altre cose passate in rassegna molte delle più importanti vicende della Milano tra i due secoli, dalla rivolta del pane del 1898 a Caporetto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Alberto Vigevani</span></strong> (1919-1999), scrittore, libraio ed editore milanese. La maggior parte delle sue opere è intrisa di Milano, che spesso vi viene descritta con precisione quasi toponomastica. Ricordiamo in particolare, tra i molti altri, <em>All&#8217;ombra di mio padre </em>(1984), in cui la città del primo dopoguerra viene vista dagli occhi di un bambino, e <em>Milano ancora ieri. Luoghi, persone, ricordi di una città che è diventata metropoli</em> (1996).</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Pier Paolo Pasolini</span></strong> (1922-1975), è stato uno dei maggiori prosatori, poeti e registi italiani. La città che più è stata al centro della sua opera è Roma, ma a Milano sono ambientati sia il film (1968) sia il libro (1969) intitolati <em>Teorema</em>. Un padrone che ha una fabbrica nella campagna milanese, la sua Mercedes che si avvia verso la città, così comincia un libro in prosa e in versi che ha al suo centro una rispettabile famiglia il cui equilibrio viene completamente stravolto dall&#8217;arrivo di un ospite misterioso e dai rapporti sessuali che ciascun membro della famiglia avrà con lui. Un libro dirompente e un&#8217;impietosa rappresentazione della borghesia milanese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Luciano Bianciardi</span></strong> (1922-1971), un toscano anarchico che non amava Milano, ma la ha affrontata di pieno petto fino ad autodistruggersi con l&#8217;alcool. La sua opera più nota, <em>La vita agra</em> (1962), è un romanzo milanesissimo e arrabbiato, ironico, divertente e tragico del quale è rimasta leggendaria l&#8217;intenzione del protagonista di fare saltare in aria il Palazzone (quello della Montedison in Largo Donegani) dopo una strage di minatori in Maremma. La sua è una Milano trasfigurata, in cui Brera diventa Braida e il bar Giamaica il bar delle Antille, ma è anche la Milano realissima degli stravolgimenti del boom economico, dell&#8217;industria culturale e della vita vissuta dallo stesso Bianciardi. Non aveva alcuna simpatia per i milanesi e la loro città (&#8220;I milanesi sono coglioni come poca gente al mondo. La gente qui è allineata, coperta e bacchettata dal capitale nordico e cammina sulla rotaia, inquadrata e rigida&#8221; e, ancora, &#8220;Vivere a Milano è molto triste. Non è Italia, qua, è Europa, e l&#8217;Europa è stupida&#8221;), eppure con <em>La vita agra</em> ha scritto uno dei capolavori della letteratura milanese. Ricordiamo anche la sua bella biografia <em>Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano</em> (1993), scritta da Pino Corrias, un libro in larga parte sulla metropoli meneghina.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Dante Isella</span></strong> (1922-2007), non è né un prosatore né un poeta, bensì un critico letterario, ma si merita a pieno titolo l&#8217;inserimento nella nostra guida per il contributo fondamentale apportato alla conoscenza della letteratura lombarda e milanese. Ha curato con grande rigore l&#8217;edizione critica delle <em>Poesie</em> di Carlo Porta e le opere di molti altri scrittori milanesi. Nel 1984 è uscita una raccolta di alcuni dei suoi migliori saggi, intitolata <em>I lombardi in rivolta</em>, in cui Isella identifica una &#8220;linea lombarda&#8221; che da Maggi, passando per Porta, arriva fino alla Scapigliatura milanese e a Gadda.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Giovanni Testori</span></strong> (1923-1993), è nato a Novate Milanese, alla periferia di Milano. E la periferia milanese, con i suoi poveri diavoli, i suoi ladruncoli, le sue prostitute e le sue stelle locali dello sport è stata il fulcro della sua opera. La sua è stata una letteratura dal linguaggio fisico, spesso ai limiti del sensuale. Il suo ciclo quasi balzachiano dei &#8220;Segreti di Milano&#8221;, ambientato nella periferia cittadina degli anni cinquanta e sessanta, è una delle opere di più ampio respiro che hanno al loro centro la capitale lombarda. Il volume più celebre del ciclo è la raccolta di racconti <em>Il ponte della Ghisolfa</em> (1958), a cui hanno fatto seguito un&#8217;altra raccolta, la <em>Gilda del Mac Mahon</em> (1959), e un romanzo, <em>Il fabbricone</em> (1961). Del ciclo fanno parte anche due testi teatrali, <em>La Maria Brasca </em>e <em>L&#8217;Arialda</em> (1960), e un romanzo pubblicato postumo, <em>Nebbia al Giambellino</em>. <em>Il ponte della Ghisolfa</em> ha ispirato il film di ambientazione milanese &#8220;Rocco e i suoi fratelli&#8221;, di Luchino Visconti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Ottiero Ottieri</span></strong> (1924-2002), ovvero il Sud visto dal Nord e viceversa, la città industriale, la nevrosi e la politica. Sono questi i temi principali delle sue opere più importanti, il primo sviluppato magistralmente in <em>Donnarumma all&#8217;assalto</em> (1959). Il trasferimento nella capitale lombarda è stato un capitolo fondamentale della sua vita e a Milano sono dedicate molte pagine de <em>La linea gotica</em> (1963), considerato uno dei capolavori della letteratura industriale: la Milano descrittavi è una città neocapitalista, classista e alienata (&#8220;Sto dentro a Milano come dentro l&#8217;incarnazione di cemento della struttura di classe&#8221;). E&#8217; ambientata nella capitale lombarda anche <em>Una tragedia milanese</em> (1998), dove Milano è una città regolata rigidamente dal lavoro e &#8220;piena di edifici grigi, priva di paesaggio di fiumi e di idee&#8221;. E se in quest&#8217;ultimo libro Ottieri definisce senza peli sulla lingua Umberto Bossi un cretino, il successivo <em>Un&#8217;irata sensazione di peggioramento</em> (2002) si divide tra Milano e Torino seguendo il filo dell&#8217;autostrada tra le due città, sotto il cielo plumbeo della nuova destra berlusconiana. Tra i suoi capolavori anche <em>L&#8217;irrealtà quotidiana</em> (1960), un romanzo-saggio che non riguarda Milano, ma che ne è certamente infuso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Renato Olivieri</span></strong> (1925), di nascita veronese, si è trasferito a Milano adolescente. E&#8217; il creatore del personaggio del commissario Ambrosio (interpretato tra l&#8217;altro al cinema da Ugo Tognazzi), un poliziotto tenace, ma pacato, e amante dell&#8217;arte come il suo autore. Tutti i suoi gialli sono ambientati in una Milano topograficamente precisa, la cui caratteristica principale è la malinconia. Il suo primo romanzo &#8220;ambrosiano&#8221; è <em>Il caso Kodra</em> (1978), tra gli altri più noti vi sono <em>Maledetto ferragosto</em> (1980), <em>Dunque morranno</em> (1981), <em>Largo Richini</em> (1994) e <em>Albergo a due stelle</em> (1996).</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Umberto Simonetta</span></strong> (1926-1998), impresario, regista, autore di copioni per riviste, di romanzi e di testi di canzoni per Giorgio Gaber, come quello della famosa <em>Ballata del Cerutti</em>. Ha scritto una trilogia composta da tre romanzi, <em>Lo sbarbato</em> (1961), <em>Tirar mattina</em> (1963), <em>Il giovane normale </em>(1967), dedicati a quella Milano, per citare le sue parole, &#8220;drogata dalla smania di distruggere e rifare, distruggere e rifare, e tutti che sgobbano come negri e maledicono di dover sgobbare&#8221;, e nei quali già prima del &#8217;68 ha descritto il disagio giovanile in una città notturna ed emarginata. Tra le sue commedie più note <em>Mi voleva Strehler</em> (1978), nonché una versione teatrale (1980) dell&#8217;<em>Adalgisa</em> di Carlo Emilio Gadda. Negli anni &#8217;50 ha creato per Dario Fo il personaggio di Gorgogliati, un Fantozzi ante litteram.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Dario Fo</span></strong> (1926), autore teatrale e attore, ha portato a Milano il premio Nobel per la letteratura. Le sue opere si ispirano alla commedia dell&#8217;arte italiana, tra giullari, matti ed eroi per caso. Il suo lavoro di maggiore successo è <em>Mistero buffo</em> (1969), l&#8217;unico direttamente legato a Milano è invece <em>Morte accidentale di un anarchico</em> (1970), ispirato dal caso di Giuseppe Pinelli, in cui Fo riesce nell&#8217;improbabile impresa di imbastire una farsa sull&#8217;uccisione dell&#8217;anarchico detenuto in questura da Luigi Calabresi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Danilo Montaldi</span></strong> (1929-1975), cremonese, è stato uno dei più originali esponenti della sinistra &#8220;eretica&#8221; rivoluzionaria e antistalinista fin dagli anni &#8217;50. Ha utilizzato per primo in Italia i metodi della storia orale, con grande maestria e lucidità, in una serie di inchieste sul sottoproletariato e sul proletariato rurale e urbano. In <em>Autobiografie della leggera</em> (1961) ha raccolto le storie di vagabondi e ladri della Bassa padana, in <em>Militanti politici di base</em> (1970) ha condotto un&#8217;indagine raccogliendo le testimonianze dei militanti politici della stessa area. Riguarda invece direttamente la metropoli meneghina <em>Milano Corea, inchiesta sugli immigrati</em> (1960, in collaborazione con Franco Alasia), nel quale gli stessi metodi vengono applicati a un&#8217;inchiesta sugli immigrati a Milano, dando vita a un&#8217;opera corale che ancora oggi rimane un testo fondamentale per la città.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Carlo Castellaneta</span></strong> (1930) è uno degli autori che ha scritto di più di Milano, alla quale ha dedicato quasi per intero la propria opera. I temi principali della sua narrativa sono la città, la donna e l&#8217;erotismo, ma nei suoi libri ne ha toccati molti altri. Tra le sue opere ricordiamo <em>Una lunga rabbia</em> (1961), ambientato tra i pittori e le gallerie milanesi, <em>Villa Delizia</em> (1965), sulla rivolta del pane del 1898 e dal linguaggio attento al parlato e agli usi dialettali, <em>La Paloma</em> (1972), che descrive l&#8217;ambiente degli anarchici milanesi e muove dall&#8217;attentato di Piazza Fontana e dall&#8217;uccisione di Pinelli, <em>Notti e nebbie</em> (1979), il cui tema conduttore è quello della violenza durante la Repubblica di Salò, e <em>Vita di Raffaele Gallo</em> (1985), che si svolge negli ambienti della camorra milanese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Franco Loi</span></strong> (1930), ovvero il capitolo più recente della grande tradizione della poesia dialettale milanese, sebbene sia nato a Genova da genitori non milanesi. Come ha scritto Maurizio Cucchi, &#8220;Loi usa un dialetto milanese molto libero, ricco di contaminazioni e personali invenzioni, introducendo anche una grafia diversa da quella tradizionale, per avvicinarsi maggiormente alla pronuncia&#8221;, un dialetto appreso lavorando con il padre ferroviere, quello parlato da chi come lui a Milano non è nato ma ci è arrivato da fuori. La sua opera più nota è il poema <em>Stròlegh</em> (1975), recentemente è stata pubblicata un&#8217;ampia e valida antologia dei suoi versi, <em>Aria de la memoria, poesi scelte 1973-2002</em> (2005), curata dallo stesso Loi. Bellissima anche la sua ultima raccolta, <em>Voci d&#8217;osteria </em>(2007): dio, bestemmie e concretezza in un&#8217;opera che è un grande affresco milanese (sèm fjö d&#8217;un pòr Milan pien de smergèss,/cun la cusciensa spurca e la passiensa/de laurà, ciavà, fàss verd &#8216;m&#8217; i ghèss&#8230; [siam figli di un povero Milano pieno di boria/con la coscienza sporca e la pazienza/di lavorare, chiavare, farsi verdi come ramarri...]).</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Raffaele Crovi</span></strong> (1934-2007), scrittore ed editore dalla straordinaria versatilità, ha lavorato tra gli altri per Mondadori e per la Rai ed è stato una figura importante della vita culturale milanese. La sua opera spazia dalla narrativa, alla poesia e alla saggistica (ha scritto per esempio <em>Le maschere del mistero. Storie e tecniche di thriller italiani e stranieri</em> [2000], in cui studia tra gli altri anche i milanesi De Angelis e Scerbanenco). Le sue opere ambientate nella metropoli meneghina sono <em>Carnevale a Milano</em> (1959), un romanzo sui giovani del boom, tra noia e spaesamento, <em>Ladro di ferragosto</em> (1984), l&#8217;incontro con un Orfeo milanese e le conseguenti avventure nella città deserta d&#8217;agosto, e il thriller <em>L&#8217;indagine di via Rapallo</em> (1996), che descrive una Milano fatta di scontri sociali, emarginazione e conflitti.</p>
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		<title>Sul filo del rasoio</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 14:38:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Andrea Ferrario A Milano la bolla finanziaria e immobiliare è stata messa in standby. Da Risanamento salvata (per ora) dal fallimento, fino agli aumenti di capitale, alle fusioni societarie e agli esercizi provvisori del bilancio, si sta cercando di mettere in qualche modo una pezza a una situazione che permane pesantissima e appare ancora [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=875&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A Milano la bolla finanziaria e immobiliare è stata messa in standby. Da Risanamento salvata (per ora) dal fallimento, fino agli aumenti di capitale, alle fusioni societarie e agli esercizi provvisori del bilancio, si sta cercando di mettere in qualche modo una pezza a una situazione che permane pesantissima e appare ancora senza vie di uscita. Un aggiornamento del nostro speciale in tre puntate &#8220;La bolla che deve ancora scoppiare&#8221;</strong>.</p>
<p><span id="more-875"></span></p>
<p>La bolla immobiliare e finanziaria milanese che deve ancora scoppiare (si veda il nostro speciale in tre puntate: <strong><a href="http://milanointernazionale.it/2009/10/23/la-bolla-che-deve-ancora-scoppiare-1/" target="_blank">Parte 1</a>, <a href="http://milanointernazionale.it/2009/10/27/la-bolla-che-deve-ancora-scoppiare-2/" target="_blank">Parte 2</a>, <a href="http://milanointernazionale.it/2009/10/29/la-bolla-che-deve-ancora-scoppiare-3/" target="_blank">Parte 3</a></strong>) continua a pendere come una spada di Damocle sulla città. Gli sviluppi dell&#8217;ultimo mese vanno quasi tutti in un&#8217;unica direzione, quella degli sforzi per mettere una pezza temporanea a una situazione potenzialmente esplosiva. Da Risanamento che è stata salvata dal fallimento, ma viene tenuta sotto stretta osservazione, all&#8217;aumento di capitale di Citylife che evita l&#8217;arresto dei cantieri, ma non garantisce la futura realizzazione del progetto, alle spese autorizzate dal Cipe per Expo e Pedemontana, che non costituiscono però un&#8217;effettiva erogazione dei fondi, alle manovre per porre rimedio in qualche modo ai problemi di Pirelli Re e a quelli dell&#8217;immobiliare Statuto, fino a quelle del Comune per tappare i grandi buchi apertisi nel bilancio, tutto parla di un frenetico lavoro per rimandare nel tempo lo sgonfiarsi della bolla. Nel momento in cui scriviamo il mondo finanziario globale trema per il possibile crack del Dubai e per i suoi 59 miliardi di debiti, un segno che la crisi è ancora molto lontana dall&#8217;essersi esaurita &#8211; anche se nessuno lo dice, la bolla milanese non è poi così lontana, in termini di volumi di denaro in gioco, da quella dell&#8217;emirato arabo.</p>
<p>RISANAMENTO SOTTO OSSERVAZIONE</p>
<p>Cominciamo la nostra rassegna degli sviluppi più recenti dal caso più rilevante, quello di <strong>Risanamento</strong>. Il 10 novembre il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta di fallimento per la società immobiliare di Luigi Zunino, ritenendo che il piano di salvataggio delle banche sia idoneo a escludere lo stato di insolvenza. Un giro di parole dei giudici illustra tuttavia chiaramente come dietro alla decisione di non avviare il fallimento ci sia comunque una forte dose di incertezza: l&#8217;ipotesi di vendere le aree Falck a Sesto San Giovanni per 450 milioni e di cedere un&#8217;ampia quota di Santa Giulia vengono definite dai giudici &#8220;non manifestamente illogiche&#8221;, una frase alquanto tortuosa, come d&#8217;altronde un&#8217;altra frase, e cioè il &#8220;non appaiono poco probabili&#8221; usato in relazione alle ipotesi sulla capacità del piano delle banche di generare liquidità a breve termine. I giudici hanno poi riconosciuto che la richiesta di fallimento dei pm ha &#8220;inibito l&#8217;eventuale tentazione di ricorrere a metodi estemporanei o poco trasparenti di composizione della crisi&#8221;, parole che, seppure indirettamente, sono molto pesanti nei confronti delle banche. Inoltre, come osserva il Sole 24 Ore, la decisione del tribunale resta avvolta da incertezza: d&#8217;ora in avanti &#8220;sarà necessario un monitoraggio costante della società&#8221; e saranno i pm, continuano i giudici, che dovranno effettuare &#8220;un&#8217;attenta vigilanza sulla regolare attuazione degli accordi di ristrutturazione&#8221;. Frasi che equivalgono a dire che le banche hanno ottenuto il respingimento del fallimento, ma saranno sottoposte alla stretta sorveglianza dell&#8217;ufficio dei pubblici ministeri. D&#8217;altronde, come prosegue lo stesso quotidiano, il decreto dei giudici sottolinea che rimangono per il futuro &#8220;inevitabili fattori di rischio&#8221;, come l&#8217;andamento dell&#8217;economia e del settore immobiliare o le inchieste giudiziarie che hanno interessato Santa Giulia &#8211; tant&#8217;è che i giudici mettono le mani avanti sottolineando che il tribunale si limita a considerare &#8220;le circostanze fin qui documentate&#8221; e non può prevedere il futuro. La Repubblica si spinge ancora più in là commentando: &#8220;come dire che il fallimento, schivato oggi, potrebbe anche essere nuovamente chiesto in futuro&#8221;.</p>
<p>La pubblicazione dei conti di Risanamento al terzo trimestre 2009, solo pochi giorni dopo la decisione dei giudici, ha non a caso portato alla luce un notevole peggioramento della posizione della società. La perdita netta è di oltre 213 milioni di euro, in peggioramento del 26% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente, mentre il risultato operativo è calato addirittura del 112%. La posizione finanziaria netta è in profondissimo rosso e in peggioramento: -2,85 miliardi di euro rispetto ai -2,63 del 2008. Intanto la holding personale di Zunino ha deciso di mettere sul mercato immobili, per la maggior parte a Milano, al fine di fare fronte a parte del debito verso le banche. Sul mercato dovrebbero quindi riversarsi vendite per 194 milioni di euro, che copriranno solo parte dei 431 milioni dovuti agli istituti finanziari, che hanno già messo in conto una perdita del 55%. Nel frattempo è stato deciso che Risanamento sarà guidata da Claudio Calabi, che lascia la poltrona di ad del Sole 24 Ore, mentre per sbloccare la situazione di Santa Giulia, resa ancora più complicata da alcuni articoli del Giornale in cui si avanza l&#8217;ipotesi che i terreni su cui è stata costruita non siano stati bonificati a norma, vengono avanzate due soluzioni: la creazione di un fondo immobiliare e l&#8217;intervento di soccorso del Comune di Milano con la decisione di insediarvi la &#8220;cittadella della giustizia&#8221; in modo tale da aumentarne l&#8217;appetibilità. In questi giorni in cui gli Emirati arabi sono sull&#8217;orlo del crack (guarda caso, originato dalla speculazione immobiliare) sorge poi spontaneo a proposito di Risanamento un pensiero davvero malizioso: meno di un anno fa per la società di Zunino sembrava imminente l&#8217;uscita dalla crisi tramite la vendita delle aree e del progetto Falck al fondo Dubai Limitless (un &#8220;limitless&#8221;, cioè &#8220;senza limite&#8221;, che alla luce degli ultimi sviluppi suona alquanto inquietante&#8230;), ipotesi poi rientrata all&#8217;ultimo secondo. Cosa ne sarebbe oggi di quell&#8217;enorme area e di quel progetto miliardario, con Dubai che sta andando a picco? Su tutta la vicenda Risanamento ha scritto parole molto precise e dure Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera dell&#8217;11 novembre: &#8220;La fine dell&#8217;impero di Luigi Zunino pone una questione più generale: la bolla edilizia, chi l&#8217;ha alimentata e finanziata, chi aveva la cultura per denunciarla e invece discetta degli alberi in piazza del Duomo. La bolla edilizia non è un affare da furbetti del quartierino. E&#8217; la conseguenza della privatizzazione non dichiarata dell&#8217;urbanistica. [...] Gli immobiliaristi hanno avviato progetti assai ambiziosi nel quadro di piani di governo del territorio (i piani regolatori generali di un tempo) che prevedono grandi aumenti delle volumetrie. Strumenti urbanistici e investimenti privati sono il risultato di trattative tra giunte, costruttori e immobiliaristi, con i consigli comunali imbrigliati dal conformismo di maggioranza blindate e opposizioni ideologiche o cooptate, dunque incapaci di esercitare il controllo. [...] E le banche credono all&#8217;incredibile prima perché la rendita fondiaria in tal modo creata rivaluta le garanzie ricevute dalle vecchie industrie, e poi perché, per interposti Zunini, entrano nella gestione delle città. E le star dell&#8217;architettura, immemori dell&#8217;urbanistica, firmano e tacciono sulla sostenibilità dei progetti&#8221;.</p>
<p>UNA NUOVA POTENZIALE MINA</p>
<p>Messa in standby la bomba a orologeria della Risanamento spunta subito una &#8220;nuova potenziale mina da almeno 1 miliardo di euro nei confronti delle banche esposte&#8221;, come hanno scritto Luca Fornovo e Gianluca Paolucci sulla Stampa. Si tratta della pesante situazione dell&#8217;immobiliarista campano <strong>Giuseppe Statuto</strong>, che ha interessi soprattutto a Milano. Il suo gruppo, come riferisce il Sole 24 Ore del 21 novembre, è in difficoltà e ha un&#8217;esposizione di 1,2 miliardi di euro nei confronti del Banco Popolare, che è giunto a un&#8217;intesa con l&#8217;immobiliarista per dimezzarla a 648 milioni. Prima dello scoppio della bolla Statuto aveva inoltre contratto debiti per 250 milioni di euro con Merrill Lynch per l&#8217;acquisto dell&#8217;hotel Four Season a Milano e per 400 milioni di euro con l&#8217;ex Lehman Brothers per alcuni sviluppi immobiliari nella capitale lombarda. Ma ora Statuto non riesce a fare cassa vendendo i propri immobili a un prezzo soddisfacente per fare fronte ai suoi debiti. A inizio novembre sono stati poi pubblicati i dati di <strong>Pirelli Re</strong> per il primi nove mesi del 2009, dopo l&#8217;aumento di capitale e l&#8217;ottenimento di nuove linee di credito per 320 milioni di euro. Nel corso dei tre trimestri Pirelli Re ha perso quasi 58 milioni di euro rispetto ai quasi 13 dello stesso periodo 2008, mentre il risultato operativo è passato da un utile di 22,4 milioni a un passivo di 30,2 milioni. A metà novembre è stato ufficialmente annunciato che è allo studio una fusione di Pirelli Re con la <strong>Fimit</strong> (Fondi Immobiliari Italiani) guidata da Massimo Caputi (su di lui, e in generale sul connubio banche-mattone si veda l&#8217;inchiesta &#8220;<a href="http://www.fiaip.it/ecostampa/utility/imgrs.asp?numart=OAPD2&amp;annart=2009&amp;numpag=1&amp;tipcod=0&amp;tipimm=0&amp;defimm=1&amp;tipnav=1&amp;isjpg=S&amp;usekey=A9HAQJ43" target="_blank">Banche al ballo del mattone</a>&#8221; di Vittorio Malagutti, pubblicata dall&#8217;Espresso). Pirelli si libererebbe così dal suo braccio immobiliare in difficoltà, che ha in gestione un portafoglio di asset immobiliari da 5,7 miliardi di euro, che insieme a Fimit (gestisce 13 fondi immobiliari per un totale di 4,7 miliardi di euro) darebbe vita a una grande società di finanza immobiliare concentrata prevalentemente sulla gestione e i servizi. Fimit ha come propri soci quattro grandi enti di previdenza, che vanno dall&#8217;Inpdap, dipendenti pubblici e 3,6 milioni di iscritti, ad altri enti previdenziali del settore commercio, sport e spettacolo, ingegneri e architetti che hanno un totale di 700.000 iscritti. Le casse di previdenza corrono non pochi rischi puntando sulla finanza immobiliare. Lo testimonia il caso di Fasc Immobiliare, veicolo della cassa di previdenza degli spedizionieri che gestisce svariati immobili di pregio a Milano e che fa affari tra gli altri con il Gruppo Statuto. Attualmente i debiti finanziari verso Fasc ammontano a ben 173 milioni di euro.</p>
<p>CITYLIFE COSTA CARA</p>
<p>Meno di un paio di settimane prima della decisione dei giudici relativa a Risanamento si sono avuti due nuovi sviluppi, apparentemente positivi, anche per <strong>Citylife</strong>. Il 28 ottobre il cda della società che gestisce il progetto sull&#8217;area ex Fiera ha deciso un aumento di capitale di 105 milioni di euro, una decisione che deve essere costata molta fatica ad alcuni dei soci, come Ligresti e Toti, che sono a corto di liquidi. Ma non c&#8217;era alternativa, perché il rischio era il fermarsi dei cantieri nel giro di un mese (cioè proprio nei giorni in cui scriviamo). Ora si potranno realizzare due dei blocchi residenziali per avviarne le vendite, sperando che vadano bene. Sulle famose tre torri invece rimane il punto di domanda, non è più sicuro che si facciano, dipenderà dalla liquidità disponibile. Le banche intanto hanno chiesto nuove garanzie per l&#8217;aumento del loro prestito, scrive la Repubblica del 31 ottobre: &#8220;un&#8217;estensione dei pegni sulle azioni Citylife e un aumento dei tassi da 145 a 200 punti base sopra l&#8217;Euribor &#8220;. Inoltre, secondo lo stesso quotidiano, la banca tedesca Eurohypo starebbe pensando di sfilarsi dall&#8217;operazione. Contemporaneamente all&#8217;aumento di capitale Citylife ha ottenuto un&#8217;apparente vittoria ottenendo il via libera definitivo al progetto, in conseguenza del respingimento di due ricorsi presentati da comitati della zona. Il Tribunale amministrativo regionale ha infatti deciso che sull&#8217;area è possibile costruire con indici di cubatura più alti che nel resto della città (1,15 invece di 0,65). Il cantiere non verrà quindi bloccato, ma per Citylife si apre un ulteriore onere da affrontare. Il Comune è stato infatti troppo &#8220;morbido&#8221; nel calcolare la monetizzazione degli standard, cioè dei servizi che Citylife sarebbe stata tenuta a costruire, ma che sono stati sacrificati a vantaggio delle aumentate volumetrie. Palazzo Marino ha calcolato la monetizzazione come pari a 43 milioni di euro, secondo il tribunale il calcolo giusto è 163 milioni di euro, una differenza di 120 milioni che rischia di andare subito a mangiarsi per intero l&#8217;aumento di capitale da parte dei soci Citylife. Tra l&#8217;altro la magistratura ha avviato un&#8217;inchiesta penale proprio sulla monetizzazione degli standard. Non sembra invece risentire della crisi il progetto <strong>Porta Nuova-Garibaldi</strong>, sul quale però va riscontrato anche una generale mancanza di interesse dei media, tutti presi dalle ultime emergenze, e quindi una carenza di informazioni aggiornate. In un&#8217;intervista rilasciata a Milano Finanza il 31 ottobre, Manfredi Catella, direttore del ramo italiano del gruppo immobiliare americano Hines, protagonista del progetto, parla del conferimento delle aree e dei progetti da realizzarsi in zona (tre lotti: Porta Nuova-Garibaldi, Porta Nuova-Varesine e Porta Nuova-Isola) a dei rispettivi fondi immobiliari. Per il secondo, riferisce Catella, ci sono già 300 prenotazioni (non si capisce però su quante unità previste): in realtà la cifra fornita non ha pressoché rilevanza al fine di prevedere quale sarà l&#8217;esito dell&#8217;operazione, perché chi prenota versa una cauzione di 5.000 euro che, in caso di rinuncia, gli verrà interamente restituita, quindi prenotare non costa pressoché nulla e pertanto non è sufficientemente vincolante. Secondo le parole dello stesso manager i fondi immobiliari di Hines mirano in particolare a catturare il patrimonio delle casse previdenziali e dei fondi pensione, riguardo ai quali rimandiamo alle considerazioni formulate più sopra.</p>
<p>EXPO E PEDEMONTANA, FINANZIAMENTI IN ALTO MARE</p>
<p>A inizio novembre il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha autorizzato circa 5,8 miliardi di euro di spese per le opere fondamentali e quelle connesse dell&#8217;<strong>Expo 2015</strong>, su 9 miliardi complessivi approvati dal Cipe stesso per l&#8217;intera Italia (alla faccia di chi gridava qualche mese fa che tutti i soldi vanno a Roma o a Catania&#8230;). Di questi, 1,2 miliardi riguardano le due linee della metropolitana da realizzarsi, con la sanzione definitiva della cancellazione del progetto della linea 6 e lo spostamento di circa metà dei relativi fondi sulla linea 4. Più precisamente, la linea 5 verrà portata a termine in project financing (soluzione che prevede investimenti in larga parte di privati, ma il più di volte con una formula di garanzia pubblica sui redditi da generarsi e quindi con forti rischi per il pubblico) con la copertura da parte dello stato di 384 dei 657 milioni necessari, mentre per la linea 4 ci sarà una copertura statale di 400 milioni su 910 milioni di costi previsti per il secondo lotto, mentre per il primo (da S. Cristoforo a Linate, 790 milioni di costi previsti) il Comune di Milano dovrà indebitarsi per 550 milioni di euro e il governo dovrebbe pertanto varare un&#8217;apposita deroga al patto di stabilità. I politici hanno tra le altre cose presentato l&#8217;autorizzazione di spesa da parte del Cipe come se fosse un&#8217;erogazione di fondi. In realtà non è così, si tratta solo di una decisione di programmazione e non c&#8217;è nessuna garanzia che i fondi verranno effettivamente erogati (come vedremo più sotto anche per il caso della Pedemontana). Per quanto riguarda la voce spese per l&#8217;Expo 2015 sono in arrivo dolori per le amministrazione pubbliche. Passata la sbornia dello sbandieramento ideologico dell&#8217;Expo come bacchetta magica per lo sviluppo per Milano arriva il conto da pagare: Regione, Provincia e Comune dovranno infatti tirare fuori complessivamente la cifra astronomica di quasi 900 milioni di euro per le opere essenziali. Entro il 2010 dovranno infatti presentare &#8220;tassativamente&#8221; (cioè pena la perdita dell&#8217;assegnazione dell&#8217;evento) al Bie, l&#8217;ente che assegna e supervisiona l&#8217;organizzazione della manifestazione, &#8220;l&#8217;impegno formale a garantire la propria quota di finanziamento di Expo 2015 per la realizzazione dell&#8217;intero progetto (2009-2015)&#8221;, cioè nel caso dei tre enti la somma summenzionata. Si tratta di un impegno di enorme entità e cade proprio in un momento in cui il Comune di Milano in particolare si trova ad affrontare un grosso buco di bilancio e non può più fare conto su alcune delle sue principali voci di entrata. Rimane poi l&#8217;enorme punto di domanda sulla partecipazione dei privati, che dovrebbe essere notevole se si vuole realizzare l&#8217;evento: in questo periodo di mancanza di liquidità e di banche che non erogano finanziamenti ci si chiede quanti saranno in grado di gettarsi nell&#8217;avventura e con quali garanzie di continuità. A fronte di tutto questo, la società Expo 2015 S.p.A. sta pensando di acquistare direttamente i terreni su cui dovrebbero sorgere le infrastrutture, in modo tale da poterli rivenderli dopo averli &#8220;valorizzati&#8221;, gettandosi cioè su una operazione di speculazione immobiliare che alle già pesanti uscite aggiunge un ulteriore fattore di rischio finanziario. Rischio che nel complesso è comunque molto alto, se si guarda alle esperienze degli altri: le Expo non sono un buon affare, come ha tra l&#8217;altro dimostrato il caso di Saragozza 2008, chiusasi con un pesante passivo per la locale amministrazione municipale. Il commento quindi è che l&#8217;Expo 2015, in versione hard, light o &#8220;verde&#8221;, è solo un&#8217;operazione di megaspreco di denaro pubblico (ma anche di denaro privato, che comunque ha sempre ricadute pubbliche, come ci sta insegnando questa crisi) priva di giustificazioni razionali fondate. Il Cipe ha approvato nell&#8217;ambito delle opere Expo 2015 anche i fondi per la <strong>Pedemontana</strong>. Come spiega sul Corriere Economia il giornalista Jacopo Tondelli (già il titolo del suo articolo è eloquente: &#8220;Grandi opere: sì ai progetti, i soldi dopo&#8221;), &#8220;lo &#8216;sblocco&#8217; deliberato dal Cipe per 4,1 miliardi di euro non è l&#8217;approvazione di un finanziamento, ma la deliberazione politica definitiva su un piano costi&#8221;. I costi vivi dell&#8217;opera, come spiega Tondelli, dovrebbero essere pari a 4,1 miliardi, dei quali 1,2 di finanziamento pubblico già erogato e 0,5 già versato dagli azionisti privati (in prima fila, come al solito, Intesa Sanpaolo). Ma alcuni studi rivelerebbero nuove spese in precedenza non preventivate per quasi 1 miliardo di euro, che non sono coperte dal pubblico. Anche in questo caso i politici e molti media hanno dato fiato alle fanfare, ma la situazione dei finanziamenti naviga ancora in alto mare, e si tratta di un mare che in questo momento è duramente colpito dalla tempesta della crisi internazionale.</p>
<p>COMUNE PROVVISORIO</p>
<p>In alto mare anche il <strong>bilancio del Comune di Milano</strong>, sul quale sono arrivate le prime cifre precise. Per il bilancio preventivo 2010 c&#8217;è un buco di 160 milioni di euro, dovuto oltre ai mancati dividendi A2A e alla cancellazione dell&#8217;Ici sulla prima casa, di cui avevamo già parlato, anche a un calo degli oneri di urbanizzazione calcolato come pari a 40 milioni di euro. Il risultato è che il bilancio preventivo 2010 non verrà approvato entro fine dicembre, come avviene normalmente, e si passerà alla soluzione di emergenza dell&#8217;esercizio provvisorio, cioè andando avanti un mese alla volta limitandosi alla gestione ordinaria, come spiega il Corriere della Sera. Per porre rimedio alla difficile situazione sono state messe a punto soluzioni creative. Palazzo Marino, per esempio, avrebbe dovuto versare 130 milioni di euro all&#8217;Atm (che a giudicare dall&#8217;impressionante serie di incidenti ne ha proprio bisogno), ma visti i tempi si tratta di una cifra che il Comune fa fatica a esborsare. Così si è giunti a una decisione salomonica: il Comune verserà sì i 130 milioni all&#8217;Atm, ma quest&#8217;ultima ne distribuirà subito 65 milioni al Comune come dividendi: in pratica i finanziamenti all&#8217;azienda di trasporti pubblici sono stati tagliati del 50%. Un giorno avremo quindi l&#8217;Expo, ma non un tram che ci garantisca di arrivarci senza deragliare: è questa la filosofia del bilancio comunale. E&#8217; inoltre allo studio la creazione di un terzo fondo immobiliare del Comune, per giungere a un&#8217;alienazione di immobili pubblici e fare cassa. Intanto il procuratore Alfredo Robledo ha chiesto il rinvio a giudizio di quattro banche e tredici persone, di cui undici dirigenti bancari e due funzionari comunali (l&#8217;ex direttore generale del Comune e braccio destro di Gabriele Albertini, Giorgio Porta, e il consulente economico, sempre di Albertini, Mario Mauri) con l&#8217;accusa di truffa aggravata in relazione al famoso bond da 1,7 miliardi di euro coperto da <strong>derivati</strong>. Con l&#8217;occasione il centrosinistra ha depositato una nota in cui si stima che il passivo generato dai derivati di Albertini ammonta attualmente a 174 milioni di euro. Intanto si aggiunge un nuovo capitolo alla storia della <strong>privatizzazione del patrimonio pubblico</strong>. I media hanno riportato con risalto la notizia della &#8220;privatizzazione dell&#8217;acqua&#8221; voluta dal decreto Ronchi per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. La giusta battaglia per preservare il controllo pubblico sull&#8217;acqua ha messo però in secondo piano la reale portata del decreto, che stabilisce l&#8217;obbligo per le amministrazioni locali di scendere, entro il 31 dicembre 2010, al di sotto di una quota del 30% nelle società che gestiscono servizi pubblici, nonché il divieto di affidare gli stessi a una società a controllo prevalentemente pubblico. Non solo l&#8217;erogazione dell&#8217;acqua, ma tutti i servizi finora pubblici, fatta eccezione per i trasporti ferroviari, il gas e le farmacie comunali, passeranno sotto il controllo privato. Un passaggio nelle mani dei privati che in Lombardia verrà gestito da una classe politica che sembra sempre più vicina a una nuova &#8220;mani pulite&#8221; (sullo scandalo Grossi, Gariboldi, Ponzoni ecc., che secondo molte fonti lambisce Formigoni e Comunione e Liberazione, segnaliamo due inchieste dell&#8217;Espresso (&#8220;<a href="http://www.fiaip.it/ecostampa/utility/imgrs.asp?numart=NTTNT&amp;annart=2009&amp;numpag=1&amp;tipcod=0&amp;tipimm=0&amp;defimm=1&amp;tipnav=1&amp;isjpg=S&amp;usekey=A9HAQJ43" target="_blank">Premiato clan Lady Lombardia</a>&#8221; e &#8220;<a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefsettimanali/PDF/2009/2009-12-03/2009120314322423.pdf" target="_blank">Grandi, grossi e Formigoni</a>&#8220;) e un articolo del Sole 24 Ore (&#8220;<a href="http://www.fiaip.it/ecostampa/utility/imgrs.asp?numart=O1FN9&amp;annart=2009&amp;numpag=1&amp;tipcod=0&amp;tipimm=0&amp;defimm=1&amp;tipnav=1&amp;isjpg=S&amp;usekey=A9HAQJ43" target="_blank">La coppia Grossi-Zunino e l&#8217;area Sisas a costo zero</a>&#8220;).</p>
<p>Chiudiamo questo articolo che dipinge un quadro non certo esaltante della situazione milanese con una notizia invece davvero positiva. Il centro sociale Conchetta, il Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, il Circolo Arci Bellezza non finiranno nel secondo fondo immobiliare del Comune di Milano, e quindi per il momento si salvano da una privatizzazione che avrebbe comportato uno sgombero. Lo ha deciso il Consiglio Comunale, che con un solo voto di scarto ha purtroppo invece confermato il destino fondo per il centro sociale Torchiera. A votare a favore dell&#8217;estromissione dei luoghi storici della sinistra milanese dall&#8217;iniziativa di alienazione sono stati anche molti consiglieri del Pdl. I motivi in realtà sono come al solito di bassa lega finanziaria: l&#8217;inserimento di queste vere e proprie istituzioni della Milano democratica avrebbero comportato una diminuzione del valore del fondo, a causa delle proteste sociali che la loro vendita potrebbe causare.</p>
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		<title>Milano e le sue geografie nascoste/2</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 15:49:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Geografie nascoste]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi insoliti]]></category>
		<category><![CDATA[pizzeria Spontini]]></category>
		<category><![CDATA[Via Spontini]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Loreto]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Stefania Moretti e Barbara Valentino Nonostante i primi segnali d’inverno le piratesse (inviate speciali di Milano Internazionale), non si arrendono e impavide, percorrono le strade di Milano per restituirci percorsi inediti e descriverci angoli unici della città. Questa è la volta della Pizzeria Spontini, locale che ha segnato in modo indelebile la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=872&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A cura di Stefania Moretti e Barbara Valentino</strong></p>
<p>Nonostante i primi segnali d’inverno le <strong><em>piratesse</em></strong> (inviate speciali di Milano Internazionale), non si arrendono e impavide, percorrono le strade di Milano per restituirci percorsi inediti e descriverci angoli unici della città. Questa è la volta della Pizzeria Spontini, locale che ha segnato in modo indelebile la storia della zona Loreto.</p>
<p><span id="more-872"></span></p>
<p>Frequentereste una pizzeria dove le sedie sono scomode, il personale e&#8217; piuttosto &#8220;ruvido&#8221; e, non appena finita la consumazione, il cameriere vi impone di liberare il tavolo con un imperioso &#8216;SPONTINI VI SALUTA&#8217; ?  Noi si, spesso.  Siamo da Spontini nell&#8217;omonima via: armate di pizza e birrozza, affrontiamo il gestore ed il suo staff per un&#8217;intervista esclusiva.</p>
<p> <strong>La ricetta di chi e&#8217;?</strong></p>
<p>Del capo che non ci permette di svelare l&#8217;arcano&#8230;</p>
<p> <strong>Il segreto del successo?</strong></p>
<p>Il profumo di acciuga nella pizza e l&#8217;olio piccante doc.</p>
<p> <strong>Gli amari esposti a chi sono destinati?</strong></p>
<p>Al personale (ride)&#8230; e vengono serviti ai clienti solo su esplicita richiesta.</p>
<p> <strong>Quando e&#8217; nato il locale?</strong></p>
<p>Nel 1953. I pavimenti che state calpestando sono gli originali del &#8217;53. I tavoli e le sedie sono degli anni &#8217;70: solo ultimamente le seggiole sono state rivestite.</p>
<p> <strong>Quanto costava la pizza ai tempi della Lira?</strong></p>
<p>Nel 1997 ricordo che costava 4.500 lire. Non si e&#8217; mai pagato il &#8216;coperto&#8217; (Agli inizi del &#8217;900, il coperto era un obolo che i gestori delle trattorie facevano pagare ai viandanti che portavano con se&#8217; le vivande. L&#8217;oste metteva a disposizione un tavolo e del buon vino).</p>
<p> <strong>Come sono cambiati i clienti milanesi dagli anni 70 ad oggi? </strong></p>
<p>Prima erano piu&#8217; pazienti e rilassati. Oggi sono frenetici: non ammettono attese troppo lunghe e non sopportano i contrattempi. Hanno i minuti contati e pretendono velocita&#8217; e solerzia. Ma solo i milanesi: i giapponesi, ad esempio, apprezzano la lentezza e non sollecitano mai il personale. (composto da: 3 cuochi, 3 camerieri in sala, 1 addetto al taglio della pizza, 1 addetto al forno, ndr). Spontini e&#8217; segnalata nelle guide gastronomiche giapponesi&#8230;I giapponesi aprono la pizzeria, sono i primi ad aspettare fuori dalla porta!!</p>
<p> <strong>Ci racconta qualche aneddoto?</strong></p>
<p>Circa 15 anni, fa una giornalista milanese pranzava sempre da sola a mezzogiono: per ottimizzare gli spazi le abbiamo affiancato un distinto avvocato milanese. I due si sono sposati, hanno avuto 2 figli, si sono separati e lei ha ripreso da poco a tornare qui da sola. Ora le sale sono piu&#8217; grandi e i rischi di mandare altri matrimoni in frantumi si sono ridotti&#8230;Ma sapete che ci e&#8217; capitato di servire marito e moglie in sale diverse con i rispettivi amanti&#8230;</p>
<p> <strong>Era quello che sognava da piccolo?</strong></p>
<p>Il gestore ci guarda e sappiamo gia&#8217; cosa sta per dirci&#8230; Spontini&#8230;  <strong>V I   S A L U T A</strong> &#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/872/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=872&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Inquietudine a sud ovest</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 07:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Falco]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Ovest Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di: Giorgio Falco &#8220;L’ubicazione del bene&#8221;, Einaudi (Stile libero), 2009, pp.141, Euro 16 (a cura di Alberto Busi).    Nove racconti ambientati a Cortesforza, sobborgo immaginario a soli diciotto chilometri da Milano. &#8220;Ubicato nella zona sud ovest della provincia di Milano, lungo la Strada Statale 494, e più precisamente nel lembo di terra tra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=852&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Recensione di: Giorgio Falco &#8220;L’ubicazione del bene&#8221;, Einaudi (Stile libero), 2009, pp.141, Euro 16 (a cura di Alberto Busi).</em></strong></p>
<p><strong><em><span id="more-852"></span></em></strong></p>
<p><span id="_marker"><strong><em> </em></strong><span id="_marker"><strong><em> </em></strong></span></span></p>
<p>Nove racconti ambientati a Cortesforza, sobborgo immaginario a soli diciotto chilometri da Milano. &#8220;Ubicato nella zona sud ovest della provincia di Milano, lungo la Strada Statale 494, e più precisamente nel lembo di terra tra Vermezzo e Abbiategrasso, Cortesforza è un comune di 1574 abitanti situato a 101 metri sul livello del mare&#8221;. Questo è lo scenario della seconda prova letteraria di Giorgio Falco (autore nel 2004 di Pausa caffè). Vite normali, lavori normali, sfere affettive normali, percorsi usuali su una delle diverse tangenziali della cintura milanese. Tutto questo caratterizza le vite quotidiane degli abitanti di Cortesforza. Niente di particolare, niente di eclatante le sconvolge. Ma tutte queste vite rappresentate nei nove racconti che costituiscono l’ossatura del libro hanno almeno un elemento in comune: un piccolo dettaglio, un misero accadimento viene costantemente a sconvolgere l’apparente placida normalità e a determinare un fallimento, una sconfitta, uno straniante senso d’inquietudine. Determinante il ruolo giocato nelle vite dei protagonisti dalla tangenziale. E’ una sorta di non luogo che riesce ad anestetizzare qualsiasi cosa accada nelle vicinanze. &#8220;Al mattino le auto incolonnate si dispongono su due file parallele. Alcuni sorpassano le colonne di auto ferme e allineate nella medesima direzione, invadono la corsia opposta, prima di rientrare con prepotenza in un pertugio della coda, centinaia di metri dopo. Le auto incolonnate condividono l’intimità, il sonno prolungato dei finestrini schermati da cui filtrano jingle, notiziari, numeri, percentuali di crescita e sviluppo. Le due file diventano comunità promiscue e ostili nella rassegnazione, così vicine da non poter sterzare di un grado, quando incontrano il cadavere di un animale ci passano sopra, la prima auto ha un lieve sobbalzo, come se schiacciasse un pezzo di terra friabile sulla strada di un agriturismo&#8221;. Tutti i racconti del libro ci parlano di equilibri fragili. Piccoli sconvolgimenti infatti possono aprire scenari di gioia e benessere o di disagio e tristezza. A impreziosire questo libro originale un ritmo narrativo serrato che toglie respiro al lettore, e uno stile di scrittura decisamente elevato.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/milanointernazionale.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/milanointernazionale.wordpress.com/852/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=852&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Milano…. Quel rapporto di amore-odio</title>
		<link>http://milanointernazionale.it/2009/11/04/milano%e2%80%a6-quel-rapporto-di-amore-odio/</link>
		<comments>http://milanointernazionale.it/2009/11/04/milano%e2%80%a6-quel-rapporto-di-amore-odio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 15:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Storia, cultura, luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Blues]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Finardi]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Lambro 1976]]></category>
		<category><![CDATA[Rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista ad Eugenio Finardi  (26 Ottobre 2009 &#8211; Salumeria della Musica &#8211; Milano) A cura di Stefania Moretti e Barbara Valentino Una sera qualunque in questo bizzarro autunno milanese. Due inviate speciali di Milano Internazionale (ormai note, visti i particolari “arrembaggi”, come &#8216;le piratesse&#8217;) di soppiatto s’intrufolano alla Salumeria della Musica. Dentro, dopo averlo inseguito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=846&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista ad Eugenio Finardi  (26 Ottobre 2009 &#8211; Salumeria della Musica &#8211; Milano)</strong></p>
<p><strong>A cura di Stefania Moretti e Barbara Valentino</strong></p>
<p>Una sera qualunque in questo bizzarro autunno milanese. Due inviate speciali di <strong>Milano Internazionale</strong> (ormai note, visti i particolari “arrembaggi”, come <strong>&#8216;le piratesse&#8217;</strong>) di soppiatto s’intrufolano alla Salumeria della Musica. Dentro, dopo averlo inseguito dai tempi della scuola, scovano Eugenio Finardi prima del suo ultimo concerto milanese. Inizia un&#8217;intensa conversazione a tre su Milano&#8230;</p>
<p><span id="more-846"></span></p>
<p><strong><em>Quale influenza ha avuto Milano nella tua carriera artistica?</em></strong></p>
<p>Milano, per me, è il centro del mio universo nel senso che, essendo metà americano e metà italiano, non sono stato mai completamente sicuro se fossi italiano o americano e forse non sono completamente nessuna delle due cose.  Sicuramente sono milanese, sono nato in via San Vittore (che non è dove c’è il carcere !) e ho vissuto tutta la mia vita a Milano nord, a parte una decina d’anni in cui mi sono spostato nella zona di Lambrate ed è stato un trauma. Non sto scherzando!! Ho abitato anche a Carimate, fuori Milano, ma sicuramente è stata una fuga… Sono sicuramente un milanese, poi il rapporto con Milano è come tutti gli amori. Alla mia età diventa un rapporto complesso: se a 25 anni ho scritto “si può vivere anche a Milano” in maniera tutta in positiva,  oggi  le mie idee non sono più così univoche su questa città, sono abbastanza ambivalenti.</p>
<p><strong><em>Nel 2005 descrivevi Milano come culturalmente spenta. Pensi sia ancora così? </em></strong></p>
<p>Si, fondamentalmente si! Rispetto ad una città per esempio come Torino. In generale, la regione Lombardia è in un momento particolare: vive una sorta di anestesia culturale. Lo si vede nel livello, anche parlando con i colleghi:  la quantità di concerti che facciamo in alcune regioni  è diminuita drasticamente. Al di là di ogni aspetto ideologico relativo ai contenuti delle canzoni, sembra quasi che l’andare a teatro o cose simili, sia passato di moda rispetto ad altre attività. In generale, non credo che questo sia un buon momento per la cultura lombarda.</p>
<p><strong><em>Quindi ti sembra che Milano sia ancora priva di veri luoghi per suonare &#8230;</em></strong></p>
<p>Si. Ci manca un Auditorium della musica. Esiste l’Auditorium Verdi in Corso San Gottardo, molto bello, ma non ospita il nostro genere di musica. Manca, uno spazio adatto. In una città come Torino invece, oltre alla Suoneria della Musica a Settimo e un altro centro a Nichelino, ci sono svariati posti per la musica. A Milano, a parte alcuni locali, come diceva una mia amica “se una persona vuole sentire della musica acustica, senza un sotto fondo di 40 Decibel di rumore di bicchieri, non ci sono posti dove andare…”.</p>
<p><strong><em>Se dovessi immortalare due momenti dell’esperienza di Radio Milano Centrale quali sceglieresti?</em></strong></p>
<p>Un momento storico è stato quando mi sono addormentato durante un lungo pezzo,  tutta la facciata di un 33 giri… non ricordo più il nome della band. Mi sono addormentato, facevo la notte erano le due e mezza e ad un certo punto la radio trasmetteva “to toc to toc”, era la puntina della fine del disco. Mi ha telefonato un ascoltatore- il bello della diretta! &#8211; mi ha svegliato dicendomi “il pezzo sta diventando un po’ noioso”. Obiettivamente… Poi ricordo l’apprezzamento di Umberto Eco su come gestivo questa trasmissione che sembrava molto anarchica, ma in realtà faceva dei percorsi abbastanza eterodossi, passando dal coro di Orgosolo alla musica contemporanea, alla dance, al rock, potevi  avere il coro di Orgosolo e gli AC/DC , uno dopo l’altro. Eppure c’era tutta una logica… Quello che mi piaceva era l’esperienza di fare radio come arte, non si usa più, adesso è intermediata con il tecnico di là.  Invece quando si aveva il microfono davanti, il mixer, due piatti , il mangiacassette, il telefono, e si faceva tutto da soli, si riusciva a creare un ritmo, un’arte.</p>
<p><strong><em>E del Festival del Parco Lambro del 1976?</em></strong></p>
<p>In realtà i Lambro erano tre, anno 1974, 1975 e 1976. Tutti però si ricordano solo di quello del ‘76 perché fu quello documentato dalla televisione. Fu la fine di una lunga esperienza dei pop festival…Zerbo ecc.. E’ stato un po’ l’inizio della fine del movimento. Il ‘76 fu l’anno in cui finì il periodo utopico avviato negli anni ‘60 con il famoso discorso di Martin Luther King (“I have a dream..”) e le battaglie del movimento dei diritti civili. E quella spinta utopica che portò al 1968 e ad un certo modo di vivere, iniziò a finire proprio nel ‘76 al Parco Lambro. Io lo imputo prima di tutto all’avvento della televisione. Infatti proprio allora cominciarono a comparire  le prime telecamere, la prima curiosità. Se prima si tendeva a mediare, una volta arrivati i <em>media</em>, (strano che la parola sia la stessa), invece di mediare ci si estremizzava. Ad esempio i polli surgelati al Parco Lambro non sarebbero volati, perché non c’era la telecamera per riprenderli e quindi si sarebbero sentiti cretini loro stessi. Invece la telecamera porta a questa enfasi di tutto… Questi anni di piombo furono caratterizzati da una lunga agonia. La fine reale del movimento (e il conseguente avvio degli anni ‘80) fu sancita dalla morte di Demetrio Stratos, con il concerto all’Arena Civica di Milano. Questo è quanto pensiamo io, Mario Pagani e tante altre persone che hanno vissuto quel periodo.</p>
<p><em> </em><strong><em>Ci parli del tuo lavoro più recente?  Sei passato dalla musica ribelle alla musica sacra, a Vladimir Vysotsky</em> &#8230;</strong></p>
<p>E’un percorso lungo, dalla musica ribelle ad oggi sono passati 36 anni. Tra l’altro anche che cosa sia essere ribelli oggi, ha cambiato senso. Intendo che allora poteva essere appunto scioccante, una batteria suonata, ai tempi da Calloni, il volume stesso in rapporto alla voce era già ribelle…la sonorità era ribelle. Anni dopo, adesso, tutta altra gente urla, strepita… La ribellione sta nel fare le cose con rigore, sperimentare ed uscire dalla società odierna, scegliere di seguire vie strane &#8230;  Vladimir fu un grande ribelle contro il totalitarismo sovietico, e poi lo fu anche sul piano artistico attraverso l’arrangiamento alla musica classica contemporanea. Una versione è stata fatta al Paolo Pini (ex manicomio), pioveva e quindi l’abbiamo fatto in una stanza abbandonata con delle pozze per terra, veramente una <em>location</em> straordinaria. E’ stato un concerto di grandissimo impatto e forza. La ribellione adesso è non fare-evitare certe trasmissioni televisive di un certo taglio, che si fondano su un certo modo di sedurre il pubblico, è invece scegliere di fare percorsi di un certo tipo, come un disco di musica contemporanea, un disco di blues.  Bisogna rendersi conto che anche se Gaber diceva “la mia generazione ha perso”, (ahimè anche la mia!), in un certo senso ha anche vinto. Tutto ciò che allora dovevamo fare, ad esempio i jeans a zampa di elefante dovevamo farceli da noi, inserendo un triangolo, scucendolo, non c’era nessuno che ce li vendeva, adesso tutto questo non esiste più. Tutto te lo danno già fatto, è già tutto commercializzato, non fai in tempo ad avere l’idea che già te la vendono i cinesi. La ribellione in realtà è nell’uscire da questi meccanismi del mercato, dell’industria, del consumo anche di sé. Poi c’è una piccola ribellione personale contro la “Musica ribelle”, proprio mia, contro quella canzone, quella vecchia amante maledetta che mi ha condizionato la vita, che canto da tantissimo tempo, con la quale ho un rapporto di odio e amore quasi freudiano. Le devo tutto, lei deve tutto a me!  Sono condannato a cantarla sempre, vorrei liberarmene, ogni articolo che parla di me mi descrive come il ribelle diventato sacro…mah… Essere ribelle per me al momento significa ‘ribellarmi’ alla “Musica ribelle”, nel senso di essere riuscito, come sono miracolosamente riuscito a fare, ad uscire dallo stereotipo che mi avevano affibbiato, negli anni ‘70 con quella canzone. La vera scelta ribelle è stata riuscire a dimostrare che sono anche un bluesman, a fare teatro con lo spettacolo ‘Suono’, a fare musica contemporanea. A gennaio sarò alla Scala, come voce narrante. Insomma essermi ribellato anche a me stesso, e’ stata forse la ribellione più importante.</p>
<p><strong><em>I tuoi prossimi concerti?</em></strong></p>
<p>Sto portando in giro “Suono”, il mio lavoro teatrale. Abbiamo aperto pochi giorni fa a Pordenone la stagione di prosa con 2 giorni di spettacolo, con grande successo. È stata una grande gioia. C’è anche questo diventare attore… E sempre con questa domanda… “Il prossimo lavoro? cosa farai?? E poi???” &#8211; sempre il problema del dopo. “Sarà un disco registrato a testa in giù mentre faccio budge-jumping , qualcosa del genere…”</p>
<p><strong><em>Una piccola curiosità…ma leggi le mail sempre alle due di notte visto che ci hai risposto sempre a quell’ora?</em></strong></p>
<p>Eh si, vi ho risposto quando sono tornato dal lavoro. Io finisco a quell’ora lì, sono come i tranvieri…</p>
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		<title>Cittadini senza diritti</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 15:23:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoratori immigrati]]></category>
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		<description><![CDATA[Segnaliamo ai lettori di Milano Internazionale che il Naga ha pubblicato in questi giorni il rapporto &#8220;Cittadini senza diritti: abitare e lavorare a Milano da clandestini &#8211; Dati Naga 2000-2006&#8243;, unitamente a un focus parallelo su migranti e lavoro. Si tratta di testi di ampio respiro e corredati da ricche tabelle di dati, che tracciano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=843&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnaliamo ai lettori di Milano Internazionale che il Naga ha pubblicato in questi giorni il rapporto &#8220;Cittadini senza diritti: abitare e lavorare a Milano da clandestini &#8211; Dati Naga 2000-2006&#8243;, unitamente a un focus parallelo su migranti e lavoro. Si tratta di testi di ampio respiro e corredati da ricche tabelle di dati, che tracciano un preciso panorama della situazione dei lavoratori stranieri immigrati a Milano. Li potete leggere integralmente nella <a href="http://www.naga.it/index.php/notizie-naga/items/cittadini-senza-diritti.html" target="_blank">relativa pagina del sito del Naga</a>.</p>
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		<title>La bolla che deve ancora scoppiare /3</title>
		<link>http://milanointernazionale.it/2009/10/29/la-bolla-che-deve-ancora-scoppiare-3/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 10:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Andrea Ferrario Terza e ultima puntata: La &#8220;pace ligrestiana&#8221;, il Pgt e il Parco Sud; Il diktat di Formigoni, gli altri progetti faraonici; Aeroporti impazziti; Contro Milano; La bufala del social housing Un viaggio in più puntate nella bolla milanese che deve ancora scoppiare: dal bilancio del Comune, ai derivati e al contesto di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=831&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Andrea Ferrario</p>
<p><strong>Terza e ultima puntata: La &#8220;pace ligrestiana&#8221;, il Pgt e il Parco Sud; Il diktat di Formigoni, gli altri progetti faraonici; Aeroporti impazziti; Contro Milano; La bufala del social housing</strong></p>
<p>Un viaggio in più puntate nella bolla milanese che deve ancora scoppiare: dal bilancio del Comune, ai derivati e al contesto di nuova bolla finanziaria che incombe a livello internazionale, per passare poi ai grandi progetti edilizi in crisi, agli intrecci finanza-mattone e alle bolle prossime e venture del cemento e degli aeroporti. (scarica il <a href="http://milanointernazionale.files.wordpress.com/2009/10/la-bolla-che-deve-ancora-scoppiare.pdf" target="_blank">file pdf stampabile con il testo completo delle 3 puntate</a>)</p>
<p><span id="more-831"></span></p>
<p>LA &#8220;PACE LIGRESTIANA&#8221;, IL PGT E IL PARCO SUD</p>
<p>Nelle prime due puntate del nostro speciale sulla &#8220;bolla che deve ancora scoppiare&#8221; abbiamo passato in rassegna i casi più clamorosi della crisi finanziaria e immobiliare che incombe su Milano, e non solo. In quest&#8217;ultima puntata passiamo invece in rassegna una serie di sviluppi meno eclatanti, ma altrettanto indicatori della tesa frenesia che continua a contraddistinguere l&#8217;urbanistica milanese e lombarda. Lo facciamo cominciando dall&#8217;intreccio <strong>Ligresti-Piano di governo del territorio (Pgt)-Parco Sud</strong>. La notizia più recente è quella della raggiunta &#8220;pace&#8221; tra Salvatore Ligresti e Palazzo Marino, con il ritiro da parte del primo della richiesta alla Provincia di commissariare il Comune di Milano (si veda &#8220;<a href="http://milanointernazionale.it/2009/09/28/cemento-sul-piede-di-guerra/" target="_blank">Il cemento sul piede di guerra</a>&#8220;). L&#8217;accordo è arrivato nella più totale mancanza di trasparenza dopo una serie di riunioni private, anche presso l&#8217;abitazione del sindaco, che hanno coinvolto tra gli altri, oltre alle società del gruppo Ligresti, la Moratti, l&#8217;assessore Masseroli e perfino Manfredi Catella del gruppo Hines (non si capisce cosa c&#8217;entri quest&#8217;ultimo nella storia della richiesta di commissariamento: sta sì realizzando insieme a Ligresti il megaprogetto Garibaldi-Repubblica, ma non è assolutamente coinvolto nella questione che avrebbe dovuto essere oggetto dei colloqui, evidentemente si è negoziato anche su altro). L&#8217;opinione più diffusa nei media è che si sia raggiunto qualche accordo riguardo alla vera posta in gioco, i diritti edificatori delle vaste aree del Parco Sud di proprietà di Ligresti e il ruolo della Provincia nell&#8217;urbanistica milanese.</p>
<p>Come scriveva il Corriere della Sera del 6 ottobre, Podestà &#8220;ha osservato che il Pgt non tiene conto dei Piani di Cintura, cioè dello strumento urbanistico che dipende interamente dalla Provincia e che riguarda i criteri e le regole sulla possibilità di edificazione nella zona del Parco Sud&#8221; e ha chiesto che i Piani di cintura vengano integrati nel Pgt, sollevando inoltre questioni riguardo alla filosofia generale del Piano e in particolare sulla perequazione (cioè la possibilità di utilizzare altrove i diritti edificatori di cui non si può godere sui terreni di propria proprietà, in base a specifici indici di edificabilità). L&#8217;assessore provinciale all&#8217;urbanistica, Fabio Altitonante, ha detto che il lavoro sui Piani di cintura comincerà subito, ma richiederà almeno 16 mesi, specificando che si tratta di un territorio che riguarda il 40-50% delle volumetrie del piano regolatore (circa 18 milioni di metri cubi). Il Pgt invece, secondo i piani del Comune, dovrebbe essere approvato al massimo a gennaio. I Piani di cintura urbani riguardano nello specifico aree al confine tra la metropoli e otto comuni dell&#8217;hinterland comprese nel Parco Sud o in altri polmoni verdi come il Bosco in Città, il Parco delle Abbazie, i Navigli, il Parco Est Idroscalo, Lambro-Monluè, per una superficie di 4.800 ettari, più del 10% del totale del Parco Sud. Secondo la Repubblica del 6 ottobre, a Podestà &#8220;non piacerebbe un&#8217;impostazione del Pgt che accentrerebbe a Milano le nuove costruzioni &#8211; e le relative volumetrie &#8211; trascurando le possibilità di espansione dell&#8217;hinterland&#8221;. A quanto abbiamo riferito sopra si aggiungono altri due recenti sviluppi. Il 6 ottobre il consiglio comunale di Milano ha approvato la variante urbanistica per la costruzione del megacentro di cura e ricerca <strong>Cerba</strong> all&#8217;interno del Parco Sud, su un&#8217;area di proprietà di Ligresti, mentre qualche giorno dopo ha deciso che non si costruirà nella zona dell&#8217;ippodromo di <strong>San Siro</strong>, dove era previsto un megaprogetto di edilizia di lusso. Roberto Losito, immobiliarista e finanziere consulente della Snai, che ha un diritto di opzione sull&#8217;acquisto delle aree, si dice non stupito dalla decisione e formula un velenoso commento: &#8220;Immagino che se fosse uscita sul mercato, l&#8217;offerta qualitativa di San Siro avrebbe creato grossi problemi alla concorrenza&#8221;, cioè, si intuisce, ad altri grandi progetti come CityLife o Garibaldi-Repubblica che vedono Ligresti in prima fila, per esempio.</p>
<p>CHE LA GUERRA COMINCI</p>
<p>Un quadro complessivo di grandi manovre e grandi tensioni, e addirittura grandi veleni, dovuti al fatto che si stanno adottando (con un&#8217;assoluta mancanza di trasparenza) decisioni che orienteranno l&#8217;urbanistica milanese, e quindi il business del mattone, per svariati anni. La posta in gioco del <strong>Piano di governo del territorio</strong> è molto alta, soprattutto in questo momento di crisi: 14 miliardi di euro. Lo scrive sul Sole 24 Ore del 16 ottobre Marco Alfieri. Il Pgt infatti definisce &#8220;15 grandi progetti di interesse pubblico e 31 ambiti di trasformazione&#8221; che vanno da Cascina Merlata, Stephenson ed Expo, a Bovisa/Farini, all&#8217;area Porta Genova/San Cristoforo e molto altro ancora, per &#8220;ben 42 milioni di metri quadrati interessati su un tessuto urbano consolidato attuale di 134. [...] La rivoluzione costerà la bellezza di 14,3 miliardi. E&#8217; questa la vera incognita. Non basta infatti estendere il meccanismo della perequazione negoziale che, in teoria, consentirà a palazzo Marino di acquisire a costi nulli 2,6 milioni di metri quadrati di suoli strumentali alle dotazioni della città pubblica riconoscendo ai privati proprietari diritti edificatori sfruttabili altrove in città. Non basta il gettito derivante dai mega oneri di urbanizzazione che, sull&#8217;intero Pgt, dovrebbero aggirarsi sui 3 miliardi di euro [...]. Il disavanzo resta comunque superiore agli 8 miliardi&#8221; e quindi andranno trovate altre formule. Come &#8220;il project financing, i trasferimenti pubblici a fondo perduto, le cartolarizzazioni, il ricorso ai Boc, alla Cassa depositi e prestiti o alla Bei (Banca Europea per gli Investimenti). Altrimenti sarà difficile resistere alle pressioni dei grandi costruttori (e ai soldi delle banche). Anche perché le volumetrie più appetibili del Pgt riguardano soprattutto aree come gli scali ferroviari dismessi e le caserme. Terreni di demanio pubblico non &#8216;catturabili&#8217; con la perequazione&#8221;. C&#8217;è in più l&#8217;incognita politica, &#8220;perché è evidente &#8211; abbozza una fonte &#8211; che se s&#8217;incentiva a costruire in città vietando al contempo di edificare nel Parco Sud, che peraltro è intercomunale, chi governa l&#8217;urbanistica dell&#8217;hinterland si vedrà giocoforza svuotato di competenze e cantieri&#8230;&#8221;. Insomma, è stata fatta la pace, ora può cominciare la guerra. E c&#8217;è subito chi tenta di avviare la guerra con idee apparentemente balzane, ma dalle finalità ben chiare. L&#8217;architetto Paolo Caputo (ha lavorato per la realizzazione del villaggio Expo a Cascina Merlata, del Pirellone bis e per Santa Giulia&#8230;) ha lanciato la proposta di cementificare il Parco Sud creando intorno alle cascine &#8220;nuclei per 500-600 abitanti&#8221;. Oltre al fatto che difficilmente si troverà chi vuole andare a vivere in posti isolati a fianco di maleodoranti allevamenti di vacche e maiali, è chiaro che un tale progetto richiederebbe in breve tempo la costruzione di strade, infrastrutture&#8230; cioè sarebbe una testa di ponte verso una totale cementificazione del Parco Sud.</p>
<p>IL DIKTAT DI FORMIGONI, GLI ALTRI PROGETTI FARAONICI</p>
<p>Su quella che sembrava a essere destinata a diventare la &#8220;madre di tutte le bolle&#8221;, e cioè l&#8217;<strong>Expo 2015</strong>, non si registra ancora alcuna novità concreta, a un anno e mezzo dell&#8217;assegnazione dell&#8217;evento a Milano e a sei mesi dalla nomina del berlusconiano di ferro Lucio Stanca che, secondo quanto promesso, avrebbe dovuto dare il via immediato all&#8217;organizzazione pratica dell&#8217;evento. Intanto però è stata messa in atto l&#8217;ennesima mossa per porre un&#8217;ipoteca politica sulla sua gestione. Con un colpo di mano il governatore lombardo Roberto Formigoni e la Lega Nord, nella persona dell&#8217;assessore regionale all&#8217;urbanistica Davide Boni, hanno assegnato alla giunta regionale il potere di decidere in totale autonomia la necessità o meno di effettuare una valutazione dell&#8217;impatto ambientale per le opere essenziali per l&#8217;Expo 2015. In pratica, come spiega il verde Carlo Monguzzi, &#8220;Formigoni potrà decidere in autonomia se un&#8217;autostrada, una centrale o un insediamento industriale saranno compatibili con l&#8217;ambiente e la salute dei cittadini&#8221;, aggirando le regole urbanistiche e per la salvaguardia dell&#8217;ambiente. E&#8217; prevista addirittura l&#8217;autocertificazione da parte dei costruttori. E, lo si noti bene, questi poteri vengono assegnati alla giunta e non al consiglio regionale. Quindi le decisioni non saranno nemmeno oggetto di una discussione pubblica e verranno prese senza la minima trasparenza: è questo evidentemente il concetto di democrazia che hanno Comunione e Liberazione e i suoi alleati leghisti. La finalità, oltre alla concentrazione del potere decisionale nelle loro mani, è quella di consentire ai loro amici capitalisti e speculatori di agire rapidamente e senza regole.</p>
<p>Formigoni e la Lega Nord sono in prima fila nel promuovere altri due progetti faraonici che possono giovare unicamente agli speculatori e ai costruttori. Il primo è quello dell&#8217;<strong>Autostrada dell&#8217;acqua</strong>, di cui riferisce Repubblica del 6 ottobre. Si tratterebbe di rendere navigabile il Po fino all&#8217;Adriatico, un&#8217;idea che all&#8217;apparenza sembrerebbe allettante, perché suscita immagini di acque naturali, di verde e di trasporti &#8220;puliti&#8221;. La realtà è esattamente opposta. Innanzitutto il costo di realizzazione sarebbe astronomico, 2,4 miliardi di euro (che come è regola aumenterebbero di molto in corso d&#8217;opera) destinati a finire in mano ai cementificatori e ai baroni dell&#8217;energia. Eh sì, perché per dare vita all&#8217;Autostrada dell&#8217;acqua bisognerebbe creare lungo il corso del Po cinque dighe di altezza compresa tra i 2 e i 5 metri, e questo già non suona molto ecologico. Poi il costo dell&#8217;opera verrebbe ripagato in parte dalla creazione di quattro centrali idroelettriche lungo il corso del fiume (l&#8217;altro vero motivo del progetto). Infine i materiali da costruzione verrebbero prelevati da cave lungo il Po, con il conseguente abbassamento del livello del fiume. Citiamo ancora Carlo Monguzzi: &#8220;Il Po era già navigabile prima che rubassero l&#8217;acqua ai campi per le centrali elettriche. Questo piano è peggio del ponte sullo Stretto di Messina&#8221;. L&#8217;altro progetto faraonico, che non a caso ha un costo preventivato identico, di 2,4 miliardi di euro, è fortemente voluto dall&#8217;assessore ciellino all&#8217;urbanistica milanese Carlo Masseroli. Si tratta del <strong>maxitunnel</strong> sotterraneo che dovrebbe collegare Linate con l&#8217;autostrada dei laghi. Il Comune ha dato il via libera, entro tre mesi ci dovrebbe essere la gara d&#8217;appalto per la prima tratta e nel 2010 quella per la seconda e ultima tratta. I lavori verranno realizzati dalla società Torno (già in difficoltà finanziarie e responsabile in larga parte degli enormi ritardi nella realizzazione dell&#8217;ultima tratta della linea 3 della metropolitana) con il probabile finanziamento di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Per percorrere l&#8217;intero tunnel bisognerà pagare oltre 10 euro, un costo che evidentemente non spingerà a utilizzarlo da un capo all&#8217;altro della città disintasando così le tangenziali, ma ne farà un tunnel per il business di fascia medio-alta destinato a riversare in centro altro traffico automobilistico.</p>
<p>C&#8217;è infine il capitolo dei <strong>parcheggi</strong> voluti a suo tempo dalla giunta di Gabriele Albertini, che da anni hanno ridotto Milano a un gruviera, ma in compenso hanno rimpinzato le tasche dei costruttori. Dopo 5 anni dal varo del progetto, e innumerevoli proteste e polemiche, il Comune ha fatto marcia indietro sul parcheggio della Darsena, uno dei capitoli più folli dell&#8217;impresa parcheggi. L&#8217;area, ridotta da lungo tempo a una discarica a cielo aperto a causa dei lavori per il parcheggio, sarà oggetto di interventi di ripristino. Il progetto non è stato definitivamente annullato (potrebbe essere ripreso dopo il 2015), ma intanto è stato cancellato il contratto con la ditta che aveva vinto la gara d&#8217;appalto e aveva realizzato parte dei lavori, la Darsena SpA. Ora probabilmente partirà una guerra dei ricorsi che potrebbe costare cara al Comune (la Darsena SpA afferma di avere già investito 14 milioni di euro, oltre a lamentare di essere costretta a licenziare 40 operai) e che in più potrebbe bloccare per lungo tempo i lavori di ripristino. Albertini, invece di pagare i danni arrecati alla città con questo e altri progetti, nonché per i fallimentari derivati, ha addirittura il coraggio di non escludere una sua ricandidatura a sindaco. Nel frattempo sono stati cancellati i progetti relativi ad altri due parcheggi, ma in compenso è stato confermato quello di piazza S. Ambrogio e ne sono stati approvati di nuovi, come quello che andrà a deturpare una delle zone più storiche e verdi del centro storico di Milano, in via Marina, e quello di via Canaletto a Città Studi. Ed è stato approvato il progetto della criticatissima &#8220;Gronda Nord&#8221; (ora si chiamerà Zara-Expo), una specie di autostrada urbana da 105 milioni di euro contro la quale si erano pronunciati praticamente tutti, dai comitati locali agli urbanisti, fatta eccezione per il Comune. L&#8217;unica novità è che si farà la valutazione di impatto ambientale.</p>
<p>AEROPORTI IMPAZZITI</p>
<p>Accanto alla bolla immobiliare sempre più incombente e ai vari megaprogetti miliardari c&#8217;è da registrare l&#8217;ulteriore peggioramento del caos nel <strong>sistema aeroportuale lombardo e italiano</strong>, che ha già causato danni enormi alla Lombardia (si veda in merito  &#8220;<a href="http://milanointernazionale.it/2009/06/05/sulle-ali-del-caos/" target="_blank">Sulle ali del caos</a>&#8220;). E&#8217; tornato alla ribalta l&#8217;aeroporto bresciano di Montichiari (il D&#8217;Annunzio), che rischia di aggiungere una nuova tessera al caos generato dalla concorrenza reciproca tra Malpensa, Linate e Orio al Serio. Attualmente Montichiari è nelle mani della società che gestisce l&#8217;aeroporto Catullo di Verona (a sua volta controllata dalla Provincia di Trento&#8230;) e nella primavera scorsa a Brescia si è costituita una cordata costituita da Comune, Provincia, Camera di Commercio e Associazione Industriali locali per rilevarne il controllo, con un&#8217;operazione dal costo complessivo di circa 80 milioni di euro (lo scalo bresciano, va notato, è in passivo di 4-5 milioni di euro all&#8217;anno), il tutto all&#8217;insegna dello slogan &#8220;fare di Montichiari il volano dello sviluppo territoriale&#8221;. All&#8217;inizio di ottobre l&#8217;accordo, voluto tra l&#8217;altro fortemente da Umberto Bossi, sembrava ormai imminente. Poi sono arrivati i primi intoppi. A Verona si è cominciato a parlare del fatto che la cessione di quote ai bresciani sarebbe stata una svendita, nonché del rischio che si formasse un polo lombardo (Orio, Malpensa e Linate) a svantaggio della città veneta e via dicendo, sulle ali delle eterne lotte intestine tra le lobby di destra. Il 24 ottobre si arriva alla rottura delle trattative, in mezzo a penosi scambi di accuse non solo tra le due opposte fazioni, quella bresciana e quella veronese, ma addirittura al loro interno. Salta subito all&#8217;occhio che l&#8217;idea di &#8220;brescianizzare&#8221; Montichiari non è il frutto di una strategia di largo respiro per mettere ordine nel caotico sistema aeroportuale del Nord Italia, ma solo una misera guerra di campanile da combattersi subito, senza idee per il futuro.</p>
<p>Che la situazione del sistema dei trasporti aerei sia in Italia del tutto fuori controllo lo testimonia la nuova Alitalia, su cui pesano debiti per circa 450 milioni di euro, che ha registrato una calo delle attività pari al 30% e ha ridotto di oltre 7.000 unità i propri dipendenti. Negli ultimi anni in Italia, grazie anche alle situazioni di monopolio, sono stati investiti 2,5 euro a passeggero a fronte di una media europea di 12 euro, e il sistema sta collassando. La Adr dei Benetton che gestisce lo scalo romano di Fiumicino ha 1,6 miliardi di debiti, la Sea risente dei problemi enormi di Malpensa. Dei 47 aeroporti italiani, per fare solo un esempio della mancanza di programmazione, appena 5 sono raggiungibili con il treno. Tutto questo non impedisce di programmare altro caos. Nella sola Sicilia, Enna ha in previsione un mega-aeroporto internazionale, ambizioni analoghe hanno anche Agrigento, Messina e Comiso. In Campania è guerra aperta tra Caserta e Salerno per il ruolo di secondo aeroporto campano nel momento in cui lo scalo napoletano di Capodichino è saturo. Nel Lazio la lotta a tutto campo è tra Viterbo e Frosinone, che puntano entrambe a conquistarsi i voli della Ryanair che dovrà traslocare da Ciampino. In Toscana è in corso da anni un conflitto aperto tra gli aeroporti di Firenze e Pisa. In Lombardia, come se non bastasse la caotica situazione che coinvolge Malpensa, Orio, Linate, Montichiari e la contigua Verona, si aggiungono le ambizioni di Mantova, che vuole riattivare la pista di cui è dotata.</p>
<p>Intanto la romana Adr e la lombarda Sea aumenteranno le tariffe aeroportuali applicate ai passeggeri per rimpinguare le proprie casse sempre più vuote. A fronte dell&#8217;aumento dei prezzi hanno promesso al premier Silvio Berlusconi di effettuare investimenti di 5 miliardi entro il 2011 e di altri 10 entro il 2040 (cioè più di trenta anni!). Ma si tratta solo di promesse, come spiega il Corriere della Sera: &#8220;a giugno di due anni fa il Cipe aveva fatto discendere l&#8217;eventuale aumento tariffario dalla stipula di contratti tra i gestori e l&#8217;Enac (Ente aviazione civile): insomma, prima gli impegni scritti dei gestori, dopo i rincari&#8221;. Ma siccome la stipula dei contratti &#8220;sta procedendo a rilento&#8221;, si è passati a un altro principio: prima gli aumenti poi eventualmente si penserà ai contratti. Il decreto con cui sono stati approvati gli aumenti tariffari è tra l&#8217;altro in contraddizione con la direttiva europea che impone la mediazione di un&#8217;Agenzia imparziale per gli adeguamenti tariffari concertati tra i gestori e i vettori. Vale a dire che, esattamente come nel caso della milanese A2A citato nella prima puntata di questo nostro speciale, le società aeroportuali ora incassano, ma con il forte rischio che tra anni l&#8217;Italia sia costretta da Bruxelles a pagare multe enormi il cui peso ricadrà sui contribuenti. A Malpensa intanto si pianificano 2 miliardi di nuovi investimenti entro il 2020, in assenza di strategie valide coordinate a livello lombardo che evitino il caos attuale. Entro il 2010 dovrebbe essere realizzato un nuovo terminal uno, insieme agli alberghi di fronte all&#8217;aeroporto; entro il 2015 dovrebbe essere pronto un nuovo terminal low-cost, la cargo-city e la terza pista, mentre entro il 2010 dovrebbero essere realizzati un nuovo terminal e un nuovo polo logistico. Con ogni probabilità, visto quanto esposto sopra, si tratterà delle ennesime cattedrali nel deserto. E infine un&#8217;amenità targata Formigoni. Su decisione della Regione, gli aeroporti milanesi verranno dotati di detector speciali che riveleranno la temperatura dei passeggeri al fine di contrastare la diffusione del virus H1N1, per un costo totale di 100.000 euro. Briciole rispetto alle cifre citate sopra, ma &#8220;briciole&#8221; davvero buttate al vento. Installare tali apparecchi avrebbe forse avuto senso nella primavera scorsa, quando in Italia il virus non era ancora molto diffuso. Ora è diffuso tanto in Italia quanto nel resto del mondo e la misura (che tra l&#8217;altro non si sa con precisione quando verrà realizzata) non ha alcuna razionalità. Senza poi contare il fatto che non viene detto cosa ne sarà dei poveri passeggeri con la febbre. Una buffonata che la dice lunga sull&#8217;inettitudine di chi ci governa.</p>
<p>CONTRO MILANO</p>
<p>Il <strong>Comune di Milano</strong> ha varato il suo secondo <strong>fondo immobiliare</strong>, proprio come ha fatto Ligresti con alcune sue proprietà. Nel fondo confluiranno 67 immobili comunali per un valore stimato (ma per le stime degli immobili dei fondi immobiliari si veda la Puntata 2 di questo speciale sulla bolla) di 100 milioni e Palazzo Marino dice che potrebbe ricavarne 15-20 milioni di euro di plusvalenza con i quali conta di coprire in parte la mancata corresponsione dei dividendi da parte dell&#8217;A2A. Si tratta di (ipotetici) introiti che in realtà l&#8217;attuale normativa vieta ai comuni di utilizzare per investimenti ma, spiegano i funzionari, Tremonti starebbe rivedendo tali norme. Un&#8217;operazione fatta nel momento peggiore, quando le quotazioni degli immobili sono al ribasso, e che in più costituisce l&#8217;ennesimo travaso dal pubblico al privato. C&#8217;è però un altro particolare. Tra gli immobili che verranno inseriti nel fondo per essere &#8220;valorizzati&#8221; ci sono luoghi storici della Milano democratica come il Circolo Arci Bellezza nei pressi della Bocconi, il centro anarchico Ponte della Ghisolfa in viale Monza, il centro sociale Torchiera in piazzale Cimitero Maggiore e il centro sociale Cox di via Conchetta, dove tra l&#8217;altro è conservato il preziosissimo archivio di Primo Moroni, la sede della Cgil di via Giambellino e il palazzo di Via Bagutta 12 che ospita alcune associazioni. Un vero e proprio attacco alla tradizione alternativa e democratica di Milano (descritta tra l&#8217;altro con minuzia dallo stesso Moroni, si veda il nostro &#8220;<a href="http://milanointernazionale.it/2009/04/04/dalle-bande-di-quartiere-ai-centri-sociali/" target="_blank">Dalle bande di quartiere ai centri sociali</a>&#8220;) all&#8217;insegna della politica bancarottiera del Comune di Milano e della speculazione immobiliare. Intanto stanno per partire le aste del primo fondo immobiliare del Comune, creato nel 2007 per un &#8220;valore stimato&#8221; di 255 milioni e sempre gestito da Bnp Paribas. Verranno venduti immobili ex popolari come quello di via Cesariano 11 e la Casa di via Morigi, occupata da decenni e che ospita numerose associazioni nonché attività culturali.</p>
<p>LA BUFALA DEL SOCIAL HOUSING</p>
<p>Se da un lato si buttano via miliardi di euro nella speculazione finanziaria e immobiliare, dall&#8217;altro a Milano tutto ciò che veramente serve a chi studia o vive del proprio lavoro non funziona. Ne sono una dimostrazione gli ultimi urgenti appelli per mettere in sicurezza le scuole, sempre più a rischio crolli, o il recente ennesimo incidente tramviario verificatosi a Milano, questa volta con quattro feriti, dovuto al problema ormai cronico dell&#8217;errato funzionamento di scambi vetusti. E sono solo due degli innumerevoli esempi che si potrebbero fare. Di fronte a questa situazione di sfascio Palazzo Marino si fa bello lanciando qua e là qualche iniziativa di &#8220;social housing&#8221; venduta al pubblico come prova della sensibilità dell&#8217;amministrazione, degli speculatori e delle banche per gli aspetti sociali. In realtà si tratta di un&#8217;operazione che punta a regalare agli speculatori anche il mercato delle abitazioni per i ceti medi (a tutto svantaggio dell&#8217;edilizia popolare ed effettivamente sociale), diventato molto appetibile in questo periodo di crisi dopo anni di &#8220;sovrapproduzione edilizia&#8221; nel settore lusso ed extralusso. Un&#8217;operazione che prevede scandalose sovvenzioni pubbliche per gli speculatori, come illustriamo più sotto. Ma prima vediamo l&#8217;ultimo caso, quello della Social Main Street (!), cioè una torre di 14 piani interamente in legno che offrirà posti letto e bilocali in affitto nel quartiere periferico e scarsamente appetibile della Bicocca. I prezzi? 250 euro/mese per uno scarno posto letto, 480 euro per il bilocale in condivisione, cifre ben lontante dall&#8217;essere popolari. Si tratta di un bel business per le cooperative legate a Comunione e Liberazione (ma anche per quelle della Legacoop, con la quale c&#8217;è una sempre maggiore sintonia). L&#8217;iniziativa infatti parte dalla Compagnia dell&#8217;Abitare, che fa parte della ciellina Compagnia delle Opere ed è presieduta da un personaggio ormai storico della galassia Cl, Antonio Intiglietta. Al progetto ha collaborato lo studio di ingegneria Urbam (sempre galassia Cl) e la torre sarà amministrata dalle cooperative La Ringhiera (Compagnia delle Opere) e Auprema (Legacoop). Il progetto è stato presentato con una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, oltre a esponenti dei summenzionati soggetti, anche Roberto Formigoni (Cl) e l&#8217;assessore milanese all&#8217;urbanistica Carlo Masseroli (Cl). Ma per capire meglio il lucrativo business che c&#8217;è dietro queste operazioni bisogna spiegare cosa è il social housing. Lo facciamo riprendendo un pezzo da noi scritto nel novembre 2008, quando Milano Internazionale non era ancora su web:</p>
<p>&#8220;Quando in politica si comincia a parlare in inglese c’è sempre di mezzo un inganno. Lo conferma il caso del social housing (i più temerari provano a italianizzarlo a metà parlando di “housing sociale”), un termine che negli ultimi mesi politici, imprenditori e stampa stanno riversando a fiumi nel mare della propaganda che ci assale quotidianamente. Grazie a un’ingegnosa ingegneria politico-imprenditoriale, ci viene raccontato, verranno messe sul mercato migliaia di abitazioni a prezzo “agevolato”, “calmierato”, “convenzionato”. L’idea può apparire appetibile al comune cittadino, che si trova a dovere affrontare costi esorbitanti e insostenibili per soddisfare il bisogno primario di avere un’abitazione. Ma conoscendo chi propone o sostiene questo progetto (per esempio, il summenzionato assessore Masseroli, oppure le banche) è naturale essere diffidenti. Perché mai chi ha fatto del profitto e della speculazione un motivo di vita dovrebbe all’improvviso gettarsi a capofitto in un’attività a prezzi inferiori a quelli “di mercato” (ma sarebbe meglio dire: a quelli gonfiati dalla bolla immobiliare)? I motivi in realtà sono semplici: perché permette un ennesimo travaso di valori dal pubblico al privato, perché è un utile strumento propagandistico per nascondere altre enormi operazioni di carattere puramente speculativo e perché comunque è di per se stessa un ottimo affare. Riguardo all’ultimo motivo, è chiaro che in questo momento di crisi mondiale del settore immobiliare e di aumento dell’incertezza i progetti di social housing sono una vera manna per gli immobiliaristi. Le loro società perdono utili, valore e capitali a tutto spiano (i 22 fondi immobiliari italiani quotati hanno perso il 18% da fine dicembre 2007 a fine agosto 2008, cioè ancora prima dell’inasprirsi della crisi) e il social housing offre rendimenti del 3% più inflazione (di questi giorni un tasso appetibilissimo), con la possibilità di eliminare ogni elemento di rischio grazie a finanziamenti agevolati e garanzie pubbliche sulla solvenza degli affittuari. Inoltre, pressoché tutti i progetti di social housing prevedono in realtà solo una quota molto piccola di affitti calmierati, la grande maggior parte del costruito è affittabile, o vendibile, a prezzi di mercato. In molti casi si tratta poi solo di uno specchietto per allodole di stampo prettamente populista: si sbandiera il “progetto sociale”, ma in realtà grazie alla perequazione (cioè, nelle politiche attualmente applicate, la licenza di costruire, o di costruire di più, laddove non era possibile, in cambio della realizzazione di opere di utilità pubblica o sociale) si realizzano enormi affari a danno dei cittadini. In pratica, per spiegare il concetto: l’immobiliarista/banca/fondo costruisce con finanziamenti e regali dei contribuenti 1 in social housing, comunque più che profittevole, e riceve in cambio 4, 5 o addirittura 10 in licenze di costruzione, direttamente tramutabili in profitto mediante attività edilizie o che comunque consentono una rivalutazione astronomica di terreni già posseduti. Basta prendere a esempio il “piano Milano”, citato dal Corriere Economia. Il Comune ha messo a disposizione (gratis!) otto aree per costruire 3.300 alloggi. Chi vi costruirà, potrà vendere a prezzi di mercato fino al 75% delle case realizzate, appena un quarto invece dovrà essere a prezzo calmierato, cioè in “social housing”. Ma non è tutto. Il Comune mette inoltre a disposizione 20 milioni per abbassare i tassi di finanziamento bancario, mentre la Regione ce ne mette altri 30 per “ridurre il rischio insolvenza affitti”. Insomma, terreni regalati dagli enti pubblici, soldi pubblici per costruire, soldi pubblici per eliminare ogni rischio di mancato incasso degli affitti e gli “investitori” possono vendere fino al 75% a prezzi di mercato – altroché social housing, questa è una vera e propria cassa di assistenza pubblica per i signori del mattone! E le cifre in gioco sono da capogiro: secondo le stime di Sergio Urbani, della Fondazione Housing Sociale di Cariplo, il social housing in salsa pubblico-privata vale 3 miliardi all’anno di sviluppo del mercato. Cariplo (la fondazione azionista di Banca Intesa San Paolo) è per l’appunto uno dei principali attori di queste operazioni, insieme ad altre delle numerose e potenti fondazioni bancarie. Non mancano naturalmente gli immobiliaristi, come per esempio la Pirelli Re guidata da Puri Negri, nonché le cooperative rosse e cielline – anzi, la torta è così appetibile che Legacoop e i ciellini della Compagnia delle Opere hanno superato i vecchi steccati ideologici unendo le forze per dare insieme vita alla Fondazione Abitare (che conta tra le sue fila l’avvocato Guido Bardelli, vicino a Cielle, citato a suo tempo dal Corriere della Sera come una delle possibili scelte di Moratti ad assessore per l’urbanistica). Oltre agli enti locali, tra i finanziatori vi sarà anche lo stato tramite la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), sempre più coinvolta nel ruolo di crocerossina per i capitalisti a corto di fondi, la quale avrà un ruolo non proprio in armonia con il principio dell’inammissibilità del conflitto di interessi: la Cdp è infatti partecipata al 30% dalle fondazioni bancarie e si ritroverà, attraverso il veicolo di un’appositamente costituita Società di gestione del risparmio, a promuovere progetti di social housing tramite finanziamenti di cui godranno in molti casi… le fondazioni bancarie. Dietro a tutto questo, naturalmente, l’assenza di ogni politica per la casa che vada a favore di chi lavora, e non di chi arraffa&#8221;.</p>
<p><em>Fine</em></p>
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