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	<title>Milano Internazionale &#187; Propaganda ideologica</title>
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		<title>Il Duomo in faccia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 09:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;aggressione milanese contro Berlusconi si è verificata in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui il premier non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano. Non si può fare a meno di constatarlo: bisogna proprio fare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=886&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;aggressione milanese contro Berlusconi si è verificata in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui il premier non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano.</strong></p>
<p><span id="more-886"></span></p>
<p>Non si può fare a meno di constatarlo: bisogna proprio fare un enorme sforzo per ritenere una pura coincidenza il fatto che la faccia di Silvio Berlusconi sia stata sfregiata proprio da una statuetta del Duomo di Milano, per giunta nella stessa piazza della cattedrale meneghina e, come se non bastasse, a quarant&#8217;anni esatti dai quattro giorni che hanno segnato per sempre la città, quelli che vanno dalla strage di Piazza Fontana (anche lei a due passi dal luogo del lancio del Duomo) all&#8217;uccisione di Giuseppe Pinelli. L&#8217;aggressione contro Berlusconi, con tutte le sue conseguenze politiche, non solo è giunta al culmine delle divisioni interne alla maggioranza e delle tensioni conseguenti alle strategie ad personam del premier, come hanno rilevato tutti, ma si è verificata anche in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui Berlusconi non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano. Anche quaranta anni fa il sistema milanese e italiano era in profonda crisi, e oggi va rilevato che la strategia della tensione inaugurata con la strage di Piazza Fontana ha aperto la strada per giungere là dove ora ci troviamo, cioè nel trionfo politico della borghesia e del capitale milanese o nordico, che ha come contropartita un mare di miseria non solo ideologica e politica, ma anche economica e sociale. La presa fattasi ormai quasi assoluta sul potere politico, ottenuta grazie anche a un&#8217;opposizione non solo connivente, ma pressoché identicamente schierata sulla linea del capitale e della borghesia, è tuttavia assai meno sicura in questo momento sul piano economico e su quello sociale. Se la ripuliamo dallo strato di rassicurante polvere ideologica che la ricopre, la crisi economica in atto mostra tutto il suo carattere sistemico. I vertici del potere lo sanno, da qui in avanti non si potrà più continuare come in passato, da una crisi epocale come questa si può uscire solo con nuove soluzioni e nuovi modelli, che però nessuno riesce ancora a intravedere. In realtà la borghesia italiana, che è poi essenzialmente milanese o settentrionale, non è capace nemmeno lontanamente di immaginarsi un sistema che non sia basato sui tre pilastri fondamentali che la hanno sostenuta finora: rapina della ricchezza pubblica, bolla finanziaria e immobiliare, repressione sociale. Il grande timore è che, avendo i primi due ormai toccato i limiti oltre ai quali si va al collasso del sistema, si decida di puntare tutto sul terzo. In realtà in questo momento il potere economico e politico sta ancora cercando di puntare sul secondo pilastro, quello della bolla finanziaria e immobiliare, come abbiamo ampiamente documentato in Milano Internazionale. Ma si tratta di una mossa disperata e probabilmente se ne rendono conto molti degli stessi protagonisti. E&#8217; pertanto particolarmente preoccupante constatare che sono purtroppo molti, troppi, i segnali che parlano di una grande voglia di spingere nettamente l&#8217;acceleratore sulla repressione, come tra l&#8217;altro è stato confermato dal dopo-aggressione a Berlusconi.</p>
<p>Di ondata repressiva abbiamo già parlato nel nostro articolo <a href="http://milanointernazionale.it/2009/11/22/a-scuola-di-manganello/" target="_blank">A scuola di manganello</a>, riferendo di arresti e manganellate contro studenti e giovani attivisti milanesi. Il giorno dell&#8217;anniversario di Piazza Fontana è stato un nuovo capitolo, con la decisione apertamente provocatoria di impedire l&#8217;accesso alla piazza e la giustificata reazione delle migliaia di persone che volevano manifestarvi: una valanga di fischi e urla contro chi, come Roberto Formigoni e Letizia Moratti, non avrebbe dovuto essere su quel palco per semplici motivi di buon gusto. Per l&#8217;occasione il Corriere della Sera, come già in occasione dei violenti interventi della polizia contro gli studenti, è passato all&#8217;attacco con un vocabolario di estrema pesantezza. In un commento, Giangiacomo Schiavi parla di una &#8220;contestazione incivile che [...] offre nuovi alibi a chi non accetta un percorso di pacificazione&#8221; (si noti l&#8217;uso sintomatico del verbo &#8220;accettare&#8221;, che suona molto intimidatorio in questo contesto). &#8220;Contestare è un diritto, ma così può diventare una barbarie. E di barbarie bisogna parlare&#8221;, continua Schiavi, per cui i fischi sono barbarie, mentre la decisione di impedire l&#8217;accesso alla piazza e di schierare in modo massiccio la polizia è solo un involontario &#8220;disguido organizzativo&#8221;. E poi ancora: &#8220;slogan bellicosi&#8221;, &#8220;rigurgito sessantottino&#8221; e &#8220;chi cerca nello scontro una qualche forma di legittimizzazione&#8221;, mentre alla fine del pezzo Schiavi è assolutamente certo che Calabresi è stato &#8220;assassinato da un commando di Lotta Continua&#8221; mentre per Pinelli parla vagamente di &#8220;morte in questura&#8221;. Ma quello che più colpisce dell&#8217;articolo è il continuo richiamo alla pacificazione, all&#8217;unità, alla condivisione, del tutto fuori luogo nel caso di una strage come quella di Piazza Fontana e della ancora oggi impunita strategia della tensione (va detto che c&#8217;è stato, anche se del tutto isolato, chi ha espresso sulle pagine del Corriere posizioni radicalmente diverse, come Luigi Ferrarella il 12 dicembre). E&#8217; un ritornello che il Corriere della Sera va ripetendo da lunghi mesi, attraverso la massiccia e ossessiva pubblicazione di editoriali che vede in prima fila i mandarini più quotati come Panebianco, Galli della Loggia, Romano. E&#8217; la linea annunciata da Ferruccio De Bortoli già nel suo editoriale di inaugurazione, una linea che vuole la pace sociale a ogni costo, la &#8220;eguale responsabilità di tutti&#8221; per i problemi del paese: di fronte a quanto sta succedendo, equivale a uno schieramento netto e inequivocabile a favore delle politiche devastanti messe in atto dalla borghesia milanese negli ultimi decenni. E vale la pena di ricordare che anche i fascisti hanno cominciato la loro ascesa al potere promettendo la pace sociale nei confronti degli &#8220;incivili&#8221; che non &#8220;accettavano la pacificazione&#8221;, e lo hanno fatto partendo proprio da Milano. Certo, oggi c&#8217;è in più una vena di grottesco, perché a differenza di allora al momento non vi sono certo forze di massa o rivoluzionarie che minacciano il regime.</p>
<p>Di cosa ha paura allora il potere? Ma di se stesso, naturalmente! Ha paura della propria mancanza di prospettive e della propria incapacità costitutiva di risolvere la crisi in atto. La faccia sanguinante e spaventata di Berlusconi è la faccia di questo regime, e la sua esibizione subito dopo l&#8217;aggressione non è un atto di coraggio, ma piuttosto il porci davanti agli occhi l&#8217;agghiacciante specchio di ciò che si può attendere chi la crisi la sta pagando o è destinato a pagarla in futuro, o chi dovesse decidere di lottare per difendere il proprio lavoro, i propri diritti e la propria libertà. In realtà per capire quello che sta succedendo bisogna andare oltre la faccia di Berlusconi per vedere cosa c&#8217;è dietro: un sistema capitalista che in questo momento si sta arenando nel fango, con le banche e il sistema del credito in panne, un&#8217;industria che si sta fermando, un settore immobiliare che deve ancora smaltire miliardi di euro &#8220;falsi&#8221;, un sistema sociale sempre più inefficace e corrotto, e la repressione come unico antidoto efficace. Dietro la faccia di Berlusconi, insomma, c&#8217;è la Milano di oggi.</p>
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		<title>A scuola di manganello</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Andrea Ferrario Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=866&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese si appresta ad affrontare l&#8217;emergente questione giovanile e la crisi economica.</strong></p>
<p><span id="more-866"></span></p>
<p>Nel giro di una sola settimana a Milano si è verificata una serie di fatti che dipingono un&#8217;immagine della città dai toni neri, nerissimi, in senso sia figurato che politico. I giornali li hanno riportati con ampi particolari, ma senza metterli in reciproco collegamento, come se non fossero attraversati tutti da un unico filo comune (un filo impersonato in particolare da uno che di nero e di fascismo se ne intende molto: il vicesindaco Riccardo De Corato). Vale pertanto la pena di ripercorrerli tutti insieme.</p>
<p>POLIZIA, MANGANELLI E CORRIERE DELLA SERA</p>
<p>Il 13 novembre, all&#8217;alba, con un blitz che ha visto la presenza spropositata di addirittura 90 poliziotti, sono stati arrestati tre militanti di sinistra del Collettivo autonomo Ringhiera in Ripa di Porta Ticinese, mentre altri due sono stati arrestati presso le loro abitazioni. L&#8217;accusa è quella pesante di rapina e minacce in seguito a un episodio in realtà molto meno pesante avvenuto presso la Libreria Cusl dell&#8217;Università Statale (da sempre area Comunione e Liberazione) il 2 ottobre scorso: secondo quanto riferiscono i giornali, i cinque avrebbero fatto alcune centinaia di fotocopie rifiutandosi poi di pagare e ne sarebbe nato un alterco con insulti e minacce, qualche testata parla anche di rissa. Valerio Ferrandi, 24 anni e già sotto sorveglianza speciale, è tuttora in carcere, mentre gli altri quattro sono agli arresti domiciliari. De Corato elogia le forze dell&#8217;ordine &#8220;che hanno riaffermato che la legge è uguale per tutti&#8221;: per tutti, forse, ma di sicuro non per il Comune, come illustra con chiarezza il caso del liceo Gandhi. La sera dello stesso 13 novembre quindici studenti lavoratori e professori del liceo serale Ghadhi di via XXV aprile sono entrati nella loro scuola occupandola. Sono esasperati, da due mesi protestano accampati nelle loro tende di fronte alla scuola serale (l&#8217;unica di Milano) per protestare contro la chiusura dei corsi per volontà del sindaco Letizia Moratti. Il particolare interessante è che il 22 ottobre il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha emesso un&#8217;ordinanza che impone la riapertura della scuola, ma il Comune non la applica. Dopo poche ore, l&#8217;alba del giorno successivo, ben sei camionette di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, accompagnati dai vigili del fuoco, arrivano alla scuola e con un blitz durante il quale sono stati usati addirittura una motosega e la fiamma ossidrica sgomberano a manganellate gli occupanti che gridano &#8220;vergognatevi, non siamo delinquenti: vogliamo tornare a studiare e voi fate a pezzi le nostre scuole&#8221;. Le forze dell&#8217;ordine intervengono insomma con la violenza per difendere chi non rispetto un&#8217;ordinanza, cioè il Comune, da chi protesta per rivendicare l&#8217;applicazione del proprio diritto allo studio, sancito peraltro da un tribunale. Mariolina Moioli, che non si capisce perché si fregi del titolo di assessore alle politiche sociali, visto che il suo lavoro ha come esito principalmente blitz di polizia, sgomberi, chiusure di scuole, licenziamenti e simili, rincara la dose: &#8220;L&#8217;occupazione ha provocato danni [presumibilmente si riferisce alle porte abbattute dalle forze dell'ordine con motosega e fiamma ossidrica - N.d.A.] e il Comune è intenzionato a procedere&#8221;. Passano solo tre giorni e ancora manganellate contro studenti e militanti di sinistra. Il 17 novembre si protesta in tutta Italia, ma anche in altre città d&#8217;Europa, all&#8217;insegna dello slogan &#8220;l&#8217;educazione non è in vendita&#8221; e centinaia di migliaia di studenti manifestano per le strade. Se a Torino gli studenti ricordano il loro compagno Vito Scaridi, ucciso un anno fa da un crollo dovuto all&#8217;incuria in cui versa la scuola italiana, a Milano si protesta anche per la chiusura del Gandhi e gli arresti dei cinque militanti di sinistra. Ma nella metropoli meneghina il corteo non è autorizzato, da piazza Cairoli qualche centinaia di studenti, quasi tutti delle superiori, si dirigono prima all&#8217;assessorato all&#8217;educazione in Largo Treves e poi in piazza della Scala per cercare di raggiungere Piazza Duomo. In Piazza Mercanti alcuni di loro vengono accerchiati dalla polizia, scattano la carica e le manganellate, con cinque studenti feriti e quattro arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, di cui due presto rilasciati in quanto minorenni. Gli arrestati sono due nomi noti tra gli studenti milanesi, perché da anni particolarmente impegnati nelle lotte studentesche, Gianmarco Peterlongo e Matteo Tunesi: i loro arresti appaiono quindi ben poco casuali. Così come appaiono ridicole le accuse di violenze contro i poliziotti, dato che questi ultimi erano a decine, ben messi, protetti da scudi e manganelli contro un piccolo gruppo di liceali pressoché tutti minorenni. Il giorno successivo i due arrestati vengono fatti scarcerare dal giudice (ma ora li attende un processo penale) e De Corato commenta acido: &#8220;per gli aderenti ai centri sociali vale il sistema delle facili scarcerazioni come per i clandestini&#8221;. Il Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli, giornale di proprietà tra gli altri di Banca Intesa e Salvatore Ligresti e che si sta trasformando sempre più nell&#8217;organo del nazional-populismo italiano, spara una raffica di articoli. Nel primo, un commento di Carlo Baroni dall&#8217;inopinato titolo &#8220;Quando si varca la sottile linea della violenza&#8221; (l&#8217;autore intende quella, inesistente, degli studenti e non quella, reale, della polizia) si parla della manifestazione con una retorica del tutto fuori luogo: i fatti vengono commentati usando termini come &#8220;rivolta sconsiderata&#8221;, &#8220;slogan urlati al cielo della violenza senza ragione&#8221; [!?! - forse Baroni si riferisce allo slogan "L'educazione non è in vendita"?], mentre in un altro articolo del Corriere si scrive, come esempio delle &#8220;violenze&#8221;, di &#8220;bidoni della spazzatura divelti&#8221;: rimaniamo in attesa che qualcuno ci spieghi come i cassonetti (e non bidoni) della spazzatura, che a Milano poggiano sui marciapiedi senza essere fissati, possano essere &#8220;divelti&#8221; &#8211; i vocaboli giusti sarebbero &#8220;rovesciati&#8221; o &#8220;spostati&#8221;, ma non suonano sufficientemente violenti&#8230; Due giorni dopo il Corriere condisce il tutto con un servizione mirato a discreditare le occupazioni, in cui tra le altre cose si rispolvera l&#8217;ipotesi del 5 in condotta per gli studenti che occupano. Per riassumere il quadro complessivo, quindi, in soli cinque giorni 9 arresti di studenti e militanti di sinistra, cinque studenti feriti, due blitz all&#8217;alba con decine di poliziotti in tenuta antisommossa, una carica a suon di manganellate, il tutto condito con i consueti due o tre sbrodoloni filoregime del Corriere.</p>
<p>NEOFASCISTI</p>
<p>A tutto questo va ad aggiungersi l&#8217;attivazione dei neofascisti, che a ottobre si sono presentati provocatoriamente due volte al Liceo classico Manzoni (il &#8220;più di sinistra&#8221; di Milano) e una volta al Parini per volantinare in gruppi composti da energumeni con caschi, che hanno tra l&#8217;altro effettuato filmati con i cellulari. In due casi l&#8217;iniziativa è stata di Lotta studentesca (Forza Nuova), in un caso invece di Blocco studentesco (Cuore Nero). Ieri poi quelli di Forza Nuova sono tornati al Manzoni con un&#8217;altra provocatoria azione &#8220;contro le zecche, ovvero gli studenti di sinistra&#8221;, uno slogan che va a braccetto con le manganellate della polizia. Vale la pena di ricordare a proposito un altro caso in cui i neofascisti, sempre quelli di Forza Nuova, hanno organizzato a Milano un&#8217;azione provocatoria che ha preceduto di poco le movimentazioni studentesche dell&#8217;Onda, durante le quali poi a Roma c&#8217;è stata la brutale aggressione da parte di un manipolo del Blocco studentesco contro alcuni liceali, sotto gli occhi della polizia che non è intervenuta. Nel settembre 2008 Forza Nuova aveva preso di mira il liceo linguistico comunale Manzoni di Lambrate. I locali del liceo sono di proprietà dei Martinitt, che li  dà in affitto al Comune ma ne utilizza alcuni in un&#8217;ala adiacente per ospitare alcuni ragazzi minorenni stranieri. Forza Nuova ha prima attaccato striscioni e manifesti contro i Martinitt sul muro dell&#8217;edificio con evidenti fini di minaccia nei confronti dei ragazzi da loro ospitati, che infatti per paura di raid sono stati allontanati dall&#8217;edificio per alcuni giorni, poi ha organizzato un volantinaggio con slogan deliranti come &#8220;Il Manzoni agli studenti, Italia agli italiani&#8221;. I neofascisti nell&#8217;occasione hanno tra l&#8217;altro dimostrato di essere totalmente estranei alla scuola in questione e più in genere alla città: da sempre a Milano il liceo linguistico viene chiamato &#8220;la&#8221; Manzoni (che un tempo era femminile) per distinguerlo da &#8220;il&#8221; Manzoni liceo classico. Va notato poi, in relazione a quest&#8217;ultimo caso che ha colpito un&#8217;istituzione di beneficienza di Milano dalla tradizione secolare come i Martinitt, che il Corriere della Sera, altrimenti prodigo di articoloni sulla &#8220;violenza&#8221; degli studenti di sinistra, non ha nemmeno riportato la notizia. Quello che comunque risulta evidente è che negli ultimi tempi, e in particolare nell&#8217;ultimo mese e mezzo, c&#8217;è stata una particolare &#8220;attenzione&#8221; dei neofascisti nei confronti della scuola, che coincide, guarda un po&#8217;, con quella della polizia e i relativi arresti e manganellate: cadono in questi giorni i quaranta anni dall&#8217;autunno caldo e da Piazza Fontana, e alla luce della storia le coincidenze di tempistica tra le azioni dei neofascisti e quelle dei cosiddetti &#8220;difensori dell&#8217;ordine&#8221; suonano particolarmente inquietanti. Più in generale, la violenta campagna repressiva contro gli studenti va letta nel contesto del momento. Da una parte la riforma Gelmini entra nella sua fase applicativa con le relative concrete conseguenze deleterie. Dall&#8217;altra, come abbiamo già notato in un recente numero del nostro Diario della crisi in Lombardia, la crisi ha effetti particolarmente pesanti per i giovani, in conseguenza soprattutto del crollo delle assunzioni che chiude loro prospettive per il futuro. Arresti, manganellate e provocazioni fasciste hanno quindi la funzione di prevenire eventuali più ampie proteste, isolando chi è più attivo e incutendo paura agli altri potenziali contestatori.</p>
<p>ROM E AMBROGINI</p>
<p>Al quadro repressivo/decoratiano vanno aggiunti altri episodi, sempre di questi giorni. Quello più odioso è quello dello sgombero del campo rom di via Rubattino, in zona Lambrate, a due passi dallo stabilimento Innse. 61 famiglie, ivi compresi 40 bambini che frequentavano le scuole del quartiere, sono state sbattute per la strada nel giro di solo un paio di ore con un&#8217;operazione di polizia. Il Comune in un primo tempo non ha proposto nemmeno la soluzione del dormitorio per le donne e i bambini (comunque solo d&#8217;emergenza e inaccettabile), contrariamente a quanto aveva fatto in passato. Poi, su pressione di associazioni e di alcuni politici dell&#8217;opposizione, il Comune ha proposto il dormitorio per le mamme e i bambini, ma questa volta &#8220;solo fino al settimo anno di età&#8221;, una novità senza alcuna logica e per questo particolarmente crudele e chiaramente persecutoria. Non a caso solo in dodici hanno accettato. Il risultato dello sgombero è il solito: la sera decine di rom si sono rifugiati alla bell&#8217;e meglio in qualche luogo della zona (in aree dismesse o sotto i ponti) per essere poi di nuovo sgomberati due volte. In realtà questo caso ha mostrato anche un volto di Milano molto più bello di quello truce del barbuto De Corato, che è il vero ispiratore della campagna sgomberi. Qualche giorno prima si era tenuta una fiaccolata di abitanti del quartiere che, pur segnalando l&#8217;inabitilità del campo, hanno manifestato contro lo sgombero preannunciato, in solidarietà anche ai bambini rom che frequentavano le stesse scuole dei loro figli. Alcune mamme e bambini sgomberati sono stati poi ospitati proprio da alcune di queste famiglie e dagli insegnanti di alcune di queste scuole, nonché in alcune parrocchie, una manifestazione di coraggiosa solidarietà come non si vedeva da tempo in città. Nel momento in cui scriviamo circa un centinaio di rom, tra i quali i quaranta bambini, si sono rifugiati in una chiesa di via Feltre chiedendo di essere ospitati in strutture della protezione civile, ma il Comune ha ribadito il suo no e offre solo soluzioni di emergenza parziali, rifiutando di prendere in considerazione soluzioni che non comportino la divisione dei nuclei familiari. Se le repressioni contro gli studenti milanesi erano già in odore di fascismo, lo sgombero di Lambrate puzza direttamente di nazismo. L&#8217;ultimo evento della serie, di gran lunga meno preoccupante ma anch&#8217;esso disgustoso, è quello dell&#8217;assegnazione degli Ambrogini d&#8217;oro, che ormai vengono spartiti in base al dettame dei partiti esattamente come vengono spartite le poltrone ai vertici del potere amministrativo, anche loro d&#8217;oro. Su richiesta della Lega uno degli Ambrogini è andato ai manovali di quella che è un&#8217;altra operazione in odore di fascismo, i 32 vigili del nucleo trasporto pubblico che vanno a caccia di stranieri senza biglietto da rinchiudere in un apposito bus con grate, come è stato denunciato e documentato da Repubblica in una serie di articoli di Franco Vanni. Gli italiani senza biglietto, che pure ci sono, non subiscono la medesima sorte. D&#8217;altronde, come ha rilevato perfino il Corriere della Sera e come ha riscontrato in più occasioni anche chi scrive, il più delle volte i controllori i biglietti li verificano solo agli immigrati.</p>
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		<title>Non mi sento italiano&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 19:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caso orwelliano del Liceo Manzoni di Milano, dove un professore che volontariamente organizza un interessante cineforum per gli studenti è entrato nel mirino di una parlamentare Pdl perché ha intitolato la rassegna con il nome di un monologo di Giorgio Gaber: &#8220;Non mi sento italiano&#8221;. Il tutto in seguito a un articolo di Repubblica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=795&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il caso orwelliano del Liceo Manzoni di Milano, dove un professore che volontariamente organizza un interessante cineforum per gli studenti è entrato nel mirino di una parlamentare Pdl perché ha intitolato la rassegna con il nome di un monologo di Giorgio Gaber: &#8220;Non mi sento italiano&#8221;. Il tutto in seguito a un articolo di Repubblica la cui strana tempistica lascia allibiti.</strong></p>
<p><span id="more-795"></span></p>
<p>È passata solo una manciata di giorni dall&#8217;inizio delle lezioni, e anche la scuola precipita nell&#8217;atmosfera orwelliana della volgare propaganda ideologica che sta sempre più colpendo Milano e l&#8217;Italia. Lo scandalo scoppiato nei giorni scorsi a Liceo Classico Manzoni di Milano ha a tale proposito letteralmente dell&#8217;incredibile: ne riassumiamo gli elementi principali qui di seguito, accompagnandoli con alcuni commenti. Da alcuni anni un professore del liceo organizza di propria iniziativa, presso la scuola stessa, dei cicli pomeridiani di film a tema, facendoli seguire da un commento e da un dibattito. Un&#8217;iniziativa solo e unicamente encomiabile, perché è uno stimolo alla riflessione dei ragazzi e li avvicina a un&#8217;arte cinematografica altrimenti totalmente assente dall&#8217;insegnamento, mettendola tra l&#8217;altro in collegamento con altre materie. E la validità dell&#8217;iniziativa dell&#8217;insegnante è confermata dall&#8217;assidua presenza degli studenti alle proiezioni pomeridiane, nonostante la loro frequenza sia del tutto libera e facoltativa. Quest&#8217;anno per il ciclo a tema il professore ha scelto il titolo &#8220;Non mi sento italiano (ma per fortuna o purtroppo lo sono)&#8221;, il nome di un monologo del milanese Giorgio Gaber, individuato come ideale per una rassegna mirata a &#8220;favorire la riflessione su alcuni atteggiamenti tanto diffusi e radicati nella nostra penisola da diventare parte integrante dell&#8217; identità nazionale&#8221;. Nell&#8217;ambito del cineforum verranno proiettati classici del cinema italiano come &#8220;Il sorpasso&#8221; di Dino Risi, &#8220;La grande guerra&#8221; di Mario Monicelli e &#8220;Gomorra&#8221; di Matteo Garrone. Ma il 19 settembre la pagina milanese di Repubblica è uscita con <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/19/non-mi-sento-italiano-bufera-sul-cineforum.html" target="_blank">un inatteso articolo, scritto da Franco Vanni,</a> in cui si dice che il titolo &#8220;Non mi sento italiano&#8221; [l'autore però omette di citare il sottotitolo "(ma per fortuna o purtroppo lo sono)"] è &#8220;una provocazione che ha diviso gli studenti&#8221; e si riferisce che ora se ne occuperà il ministro Gelmini, &#8220;a cui la deputata del Pdl Paola Frassinetti annuncia che presenterà un&#8217;interrogazione&#8221;. L&#8217;interessamento della parlamentare del Pdl, scrive Vanni, &#8220;arriva dopo le proteste di alcuni ragazzi [in realtà Vanni ne cita solo uno - N.d.R.] che considerano «offensivo per l&#8217; Italia» il nome della rassegna&#8221;. Ecco la allucinante dichiarazione rilasciata a Repubblica da Frassinetti: &#8220;È una provocazione diseducativa, il fatto è grave e presenterò un&#8217; interrogazione al ministro. Se si vuole diffondere il senso civico, la cosa peggiore che si possa fare è svilire il valore dell&#8217;amore per la patria&#8221;. Cosa c&#8217;entra l&#8217;&#8221;amor di patria&#8221;? E di quale senso civico si farnetica? E&#8217; un preludio alla messa all&#8217;indice di Risi, Monicelli, Garrone perché poco &#8220;patriotici&#8221;? Agli studenti verrà vietato di ascoltare Gaber? Ma non è tutto. L&#8217;autore dell&#8217;articolo insiste nel dare l&#8217;immagine di una &#8220;scuola divisa&#8221; e scrive che, &#8220;dopo avere letto il titolo shock sul sito Internet della scuola, Marco, iscritto al secondo anno «decisamente di sinistra», sbotta: «Sono appena morti i nostri soldati in Afghanistan e lo hanno fatto per l&#8217; Italia. La citazione di Gaber non la capisce nessuno, fossi il preside io quel titolo lo avrei cambiato al volo»&#8221;. Nell&#8217;articolo si cita poi il parere di segno contrario di una studentessa dello stesso liceo. Il nome Marco probabilmente è di fantasia perché, e questo è il primo particolare sconcertante della faccenda, al Manzoni prima dell&#8217;articolo di Franco Vanni nessuno aveva avuto da ridire pubblicamente sul titolo della rassegna cinematografica. Non è affatto vero che la scuola era divisa, semplicemente perché la polemica è iniziata solo ed esclusivamente dopo la pubblicazione dell&#8217;articolo di Vanni. E che la scuola ancora oggi non sia affatto divisa lo conferma il fatto che, a seguito del polverone artificiosamente sollevato dall&#8217;articolo della Repubblica, alcuni studenti hanno organizzato una raccolta di firme a favore della regolare tenuta del cineforum con il titolo originale &#8220;Non mi sento italiano&#8221;, ottenendo il sostegno attivo della schiacciante maggioranza di circa 600 studenti sugli 850 che frequentano la scuola (i rimanenti, va sottolineato, non si sono pronunciati contro, ma si sono solo astenuti dal firmare, o magari non sono nemmeno stati raggiunti dalla richiesta di firma): il quotidiano milanese nei giorni successivi non ha riportato questa notizia. Si pongono poi alcune fondamentali domande. Come mai, pur non essendo in atto nella scuola alcuna polemica, il deputato Pdl Frassinetti era a conoscenza del titolo della rassegna e già pronta a dichiarare alla Repubblica l&#8217;intenzione di fare un&#8217;interrogazione al ministro Gelmini? Queste circostanze fanno sorgere il dubbio che le cose siano andate ben diversamente, per esempio che il fantomatico &#8220;Marco&#8221; abbia semplicemente riferito del titolo della rassegna a un parente o conoscente adulto attivo nel mondo del giornalismo o della politica, il quale ha deciso di utilizzare l&#8217;informazione per un&#8217;indegna montatura politica. Tra l&#8217;altro le parole e i concetti di &#8220;Marco&#8221; citati da Repubblica appaiono ben poco consoni a un ragazzino di 15 anni, indipendentemente dalle sue idee politiche, e suonano più come quelle di un adulto uso agli effetti giornalistici o alle manovre politiche (il nesso con i soldati italiani uccisi in Afghanistan, l&#8217;invito indiretto al preside a cambiare il titolo della rassegna). L&#8217;impressione è quindi quella che si tratti di una polemica montata ad arte esclusivamente per bassi fini politici. C&#8217;è da chiedersi poi perché lo studente, se esiste veramente, non si sia fatto avanti pubblicamente, visto che il Liceo Manzoni è noto in città per la sua atmosfera di civile dibattito e visto anche che le sue idee trovano, come è stato dimostrato poi dalla posizione del deputato Pdl, ampio sostegno ai massimi vertici del potere. In realtà uno dei particolari più diseducativi della vicenda è proprio che incoraggia chi invece di scegliere il dibattito pubblico opta per la boutade di fronte ai giornalisti, o ancora peggio per la denuncia anonima (ancora oggi gli studenti del Manzoni non hanno la minima idea di chi possa essere questo presunto loro collega Marco). Probabilmente da oggi al Manzoni ci saranno alcuni studenti che &#8220;non si sentono italiani&#8221;, non nel senso ironicamente provocatorio ma positivo del titolo del cineforum, ma in quello deprimente e oppressivo di chi italiano è a tutti gli effetti, ma è preso di mira nel proprio civile convivere da connazionali potenti e dalla voce pesante. Ma non si tratta solo di un grave caso di maleducazione da parte degli adulti nei confronti dei giovani, bensì anche di un preoccupante caso di sfruttamento degli studenti per una campagna ideologica di bassa lega e a chiarissimi fini politici, di un tentativo di dividerli tra di loro e di creare divisioni tra gli studenti stessi, i loro professori e il dirigente scolastico. Ed è anche una chiara intimidazione: ogni volta che farete un&#8217;iniziativa autonoma, state attenti che potrete essere sempre colpiti, anche senza alcuna motivazione fondata. L&#8217;articolo di Repubblica lascia poi allibiti: sembra scritto da un reporter che si è recato al Manzoni in seguito a una polemica scoppiata nella scuola, ma non è così, non c&#8217;era nessuna polemica in atto e quindi non si capisce cosa abbia spinto Vanni a scrivere l&#8217;articolo, né tantomeno si capisce come mai il deputato Pdl avesse già la dichiarazione pronta. Ma aspettarsi una spiegazione evidentemente è troppo: il caso è stato creato, che se la sbrighino insegnanti, studenti e preside.</p>
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		<title>Lo spettro del sig. Brambilla si aggira per Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 15:53:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo spettro del sig. Brambilla si aggira per Milano di Andrea Ferrario Nella frenetica ondata di propaganda razzista che ha imperversato su Milano nell&#8217;ultima settimana prima delle elezioni rispunta perfino il signor Brambilla, simbolo di un&#8217;inesistente &#8220;pura milanesità&#8221;. Uno spettro si aggira per Milano, quello del sig. Brambilla. Il cognome è da sempre ritenuto un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=614&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo spettro del sig. Brambilla si aggira per Milano</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nella frenetica ondata di propaganda razzista che ha imperversato su Milano nell&#8217;ultima settimana prima delle elezioni rispunta perfino il signor Brambilla, simbolo di un&#8217;inesistente &#8220;pura milanesità&#8221;.</strong></p>
<p><span id="more-614"></span></p>
<p>Uno spettro si aggira per Milano, quello del sig. Brambilla. Il cognome è da sempre ritenuto un simbolo della &#8220;pura milanesità&#8221; e un tempo veniva ampiamente utilizzato dai giornalisti come breve e comodo strumento per indicare tutto ciò che è meneghino. Ma da almeno un paio di decenni il signor Brambilla è caduto in disuso. E a ragione. E&#8217; almeno dall&#8217;Unità d&#8217;Italia, se non da ancora prima, che il cognome Brambilla si è ridotto a un esemplare da riserva onomastica. La quasi totalità dei milanesi porta cognomi di origine forestiera: bergamaschi, veneti, cinesi, toscani, calabresi, o arabi. La settimana scorsa però il sig. Brambilla è resuscitato all&#8217;improvviso sui giornali della capitale lombarda. La sortita del leghista Matteo Salvini (a proposito: il suo cognome è di origini toscane), che ha proposto di riservare carrozze del metro ai soli milanesi, è stata riciclata e ritradotta con l&#8217;ausilio del Brambilla. Il principale autore dell&#8217;opera di riciclo brambilliana è uno che di carrozze del metro se ne intende, cioè Elio Catania, presidente dell&#8217;Atm. Nell&#8217;annunciare la decisione di dedicare addirittura oltre il 10% degli utili di Atm (realizzati in parte anche con pericolosi risparmi sulla manutenzione) all&#8217;istituzione di pattuglie di vigilantes privati che sorveglieranno i vagoni della metropolitana la sera, il super retribuito Catania (480.000 euro) ha affermato che l&#8217;intervento è rivolto soprattutto &#8220;alle signore Brambilla e ai loro figli&#8221;, un chiaro ammiccamento all&#8217;apartheid metropolitano proposto da Salvini: le milanesi verranno protette, le altre donne evidentemente no, o comunque di meno. Catania cade nel ridicolo con un altro abuso del povero sig. Brambilla: &#8220;Tutti i signori Brambilla che viaggiano a bordo dei mezzi pubblici possono essere orgogliosi di Milano, della frequenza e della puntualità di tram, autobus e metrò&#8221;. Nonostante la serie impressionante di deragliamenti e incidenti, nonché la cronica inefficienza dei trasporti, l&#8217;Atm anche quest&#8217;anno ci ha propinato per bocca di Catania indagini sull&#8217;efficienza del servizio e sulla soddisfazione dei clienti da fare sbellicare dalle risa gli utenti che vivono ogni giorno la dura realtà dei trasporti pubblici milanesi: &#8220;il bus arriva puntuale 78 volte su 100, la frequenza delle corse nelle ore di &#8220;morbida&#8221; è aumentata del 40 per cento, se confrontiamo le reti tranviarie siamo i terzi in Europa, dopo Vienna e Berlino, 81 passeggeri su 100 si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti&#8221; ecc. ecc.. Rileviamo infine che anche Repubblica rispolvera il fantasma del povero signore-simbolo della milanesità: &#8220;A Milano il cognome cinese Hu ha superato i Brambilla. In Brianza sono più gli imprenditori Mohammed dei Brambilla&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ultima moda a Milano è quella di addossare agli immigrati la colpa delle inefficienze dell&#8217;amministrazione o addirittura dell&#8217;ingordigia degli speculatori edilizi. Sergio Galimberti, presidente dell&#8217;Amsa, spicca tra tutti per salomonicità: se la città è sporca è colpa da una parte dei milanesi e, dall&#8217;altra, degli immigrati &#8211; naturalmente chi dovrebbe mantenere la pulizia, cioè l&#8217;Amsa, non ha nessuna colpa. In un&#8217;intervista al quotidiano Cronacaqui Galimberti spiega: &#8220;Se Milano è una &#8216;città africana&#8217;, come dite voi, è colpa dei milanesi. [Ma le cose sono spiegabili anche con] il fenomeno dell&#8217;immigrazione. Non è facile educare gli italiani, figuriamoci le persone che arrivano da culture diverse&#8221;. Il viceministro leghista delle infrastrutture Roberto Castelli (della recente condanna da lui subita potete leggere <a href="http://milanointernazionale.it/2009/06/01/in-breve-da-milano-e-dalla-lombardia-1-giugno-2009/" target="_blank">qui</a>), denuncia in un&#8217;intervista al Mondo il pericolo degli &#8220;immigrati che arrivano in maniera incontrollata. Non possiamo accettare che per ospitare questa nuova popolazione si dissemini di case tutto il territorio &#8221; &#8211; secondo Castelli quindi la cementificazione sarebbe un problema causato dagli immigrati! Peccato che tra i principali responsabili ci siano proprio lui e i suoi colleghi leghisti, con le politiche che conducono in regione a favore degli speculatori. Il già citato leghista Matteo Salvini ha avuto da parte sua uno scambio di battute con il giornale del suo partito, la Padania, in cui punta l&#8217;indice sugli immigrati accusandoli di essere responsabili dello spopolamento di Milano: &#8220;Padania: Da molti anni la tendenza è espellere i residenti da Milano &#8211; Salvini: Sono i milanesi che spesso e volentieri si arrendono, vanno a vivere in altre parti per una serie di condizioni ritenute migliori. Vanno dove gli italiani sono in maggioranza e dove c&#8217;è un tessuto sociale comprensibile&#8221;. E&#8217; lui invece che evidentemente non &#8220;comprende il tessuto sociale&#8221; e dimostra di essere ignorante in materia di storia milanese: lo svuotamento è cominciato a pieno ritmo trent&#8217;anni fa quando di immigrati dall&#8217;estero a Milano non ce ne erano, ed è dovuto ai folli prezzi delle abitazioni voluti dagli speculatori, nonché all&#8217;invivibilità di una città piegata agli imperativi del capitale.</p>
<p>La Lega Nord d&#8217;altronde punta costantemente a vendersi al popolo rimanendo saldamente dalla parte dei padroni. Ne è una testimonianza tra le altre cose la retorica di un recente articolo della Padania a firma Carlo Passera e intitolato &#8220;Operai e Pmi, tutti con la Lega&#8221;. Il sottotitolo elabora il concetto: &#8220;Il movimento potrebbe sfondare su due fronti: quello della Padania produttiva e quello dell&#8217;elettorato popolare che non si identifica più nella sinistra&#8221;. Salta subito all&#8217;occhio che per i leghisti sono produttivi solo gli imprenditori, mentre il popolo è relegato al ruolo di semplice e passivo elettore. Nel testo dell&#8217;articolo il concetto viene confermato. &#8220;E&#8217; nota la consonanza, ad esempio, tra bossiani e Paolo Grassi (leader della Confapi, Confederazione delle piccole e medie imprese private)&#8221;, scrive il quotidiano leghista, che vanta a titolo di esempio anche gli ottimi rapporti tra la Lega e l&#8217;Api bresciana (associazione locale delle piccole e medie imprese). Quindi sul fronte dei padroni i leghisti sono chiari. E sul fronte operaio? L&#8217;unico accenno a un interesse concreto sono le poche righe, all&#8217;interno del lungo articolo, dedicate all&#8217;apertura di una sezione della Lega all&#8217;Om-Iveco di Brescia, ma il quotidiano omette di menzionare che alle ultime elezioni dei rappresentanti la Lega ha registrato una vera e propria debacle. Per il resto gli operai esistono solo come &#8220;carne da macello&#8221; per la propaganda antimmigrati: &#8220;chi conosce la Lega sa che in tutta Europa i movimenti che più degli altri si fanno portavoce delle istanze anti-islamiche e anti-clandestini ottengono significativi consensi nei ceti medio bassi (operai, pensionati <em>in primis</em>)&#8221; e tra i 5 fattori che secondo la Padania spingono l&#8217;elettorato operaio verso la Lega due (illustrati in modo articolato) riguardano la crisi della sinistra, altri due l&#8217;immigrazione e la sicurezza (anch&#8217;essi articolati), solo a punto 4 compare un secco &#8220;crisi economica&#8221;, ma senza nessuna ulteriore spiegazione. Il concetto è reso ancora più chiaro quando si scrive che la Lega riesce &#8220;a intercettare l&#8217;elettorato in uscita dalla sinistra, grazie all&#8217;attenzione posta verso temi come quelli dell&#8217;immigrazione e della sicurezza&#8221;. Insomma, i licenziamenti, il precariato, la sicurezza del lavoro, la disoccupazione in continua crescita per la Lega non esistono, né la interessano, a differenza dei dinée dei padroni e padroncini.</p>
<p>In compenso il Carroccio acquisisce tra le sue fila un nuovo importante adepto. No, non è il mitico sig. Brambilla, bensì il cav. Berlusconi. Tutti i quotidiani hanno riportato la sparata fatta da quest&#8217;ultimo la settimana scorsa: &#8220;Un sabato pomeriggio, trovandomi a passeggiare in una strada centrale di Milano, c&#8217;era il 60 per cento dei presenti che non era italiano. Quindi non vorrei che andando avanti di questo passo, si possa arrivare a che Milano, in certe vie, sia più vicina a una città d&#8217;Africa che a una città italiana. C&#8217;è chi vuole una società multietnica e multicolore, noi non siamo tra questi. Non accettiamo che talvolta camminando in una città come Milano non sembra di essere in una città italiana o europea ma sembra di essere in una città africana. Questo non lo accettiamo&#8221;. Si è immediatamente schierato con lui il prefetto Gian Valerio Lombardi (&#8220;E&#8217; innegabile quanto affermato dal premier&#8221;) che si fa anche lui produttore di immagini a colpo sicuro, parlando della presenza di 400.000 immigrati nella provincia di Milano: &#8220;E&#8217; come avere una città come Firenze dentro il nostro territorio&#8221;. Nostro? E gli immigrati che ci lavorano sono esclusi dal &#8220;noi&#8221;? Senza contare poi che lo stesso Lombardi è un immigrato napoletano. Ma Lombardi va già ancora più duro: &#8220;Più aumentiamo la componente di persone che non conosciamo, più dobbiamo mettere in conto il rischio terrorismo&#8221;. Se proprio è così magari Lombardi farebbe bene a scendere dall&#8217;auto blu e cominciare finalmente a conoscere i suoi colleghi immigrati in questa città. Sulla &#8220;Milano africana&#8221; di Berlusconi vanno registrate ancora un paio di dichiarazioni. Secco e chiaro Filippo Penati (attualmente in odore di trombatura): &#8220;ci sono troppi rom e clandestini&#8221;. La Russa scimmiotta Catania e cade anche lui nel ridicolo: &#8220;Milano non è una città africana per i servizi, la qualità della vita e le risposte che sa dare ai suoi cittadini&#8221;. In Milano Internazionale non siamo mai stati teneri con l&#8217;archistar Massimiliano Fuksas, ma questa volta dobbiamo ammettere è stato l&#8217;unico che abbia risposto in maniera secca ed efficace a Berlusconi: &#8220;Milano è stupenda e se assomiglia all&#8217;Africa allora è ancora più bella&#8221;.</p>
<p>Ma torniamo a Gian Valerio Lombardi. Con una lettera al Giorno lamenta il problema assillante della movida. Per risolverlo propone di imitare il modello inglese e di introdurre una normativa che comporti punizioni per chi tenga &#8220;una condotta antisociale&#8221;. Insomma, una sorta di &#8220;diritto penale personalizzato che individua la responsabilità singola e accresce il controllo sociale&#8221;. E conclude con una frase orwelliana: &#8220;Incidere subito sui comportamenti antisociali, con misure individuali, potrebbe essere la strada giusta. E non solo per gli eccessi della movida!&#8221;. Che la propaganda sia attiva a tutto campo lo testimonia anche &#8220;il sondaggio della paura&#8221;, come lo definisce il Corriere della Sera. Circa due settimane fa la Commissione per le pari opportunità del Comune di Milano ha fatto distribuire nelle scuole superiori della città un questionario sulla sicurezza, che rientrerebbe nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Vado in giro da sola&#8221;. Solo che il Comune non ha motivato in alcun modo le caratteristiche e, soprattutto, le finalità del progetto e i sindacati della scuola hanno osservato che quest&#8217;ultimo è decontestualizzato da qualsiasi processo educativo, mentre è molto ben contestualizzato in uno scenario politico in cui la paura è strumento di propaganda elettorale. Senza contare poi che alcune domande si rispondono da sole, come quella sull&#8217;utilità degli &#8220;assistenti civici&#8221; (tradotto in italiano: le ronde), definiti nel questionario: &#8220;persone selezionate che contribuiscono a garantire la sicurezza in città&#8221;.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, Repubblica, Cronacaqui, Padania, Il Mondo, Il Giorno del periodo dal 1 giugno a oggi)</p>
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		<title>&#8220;Il peggio è passato&#8221;, stagione 1 e stagione 2</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 07:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[2. Crisi globale]]></category>
		<category><![CDATA[Propaganda ideologica]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il peggio è passato&#8221;, stagione 1 e stagione 2</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p>&#8220;Il peggio della crisi ormai è passato&#8221; è diventato un ritornello che da più di un mese ci viene ossessivamente propinato da stampa, politici, banchieri e confindustriali, nonostante i dati che parlano di una situazione sempre più fosca per l&#8217;economia. Si tratta di un copione già visto: tra la primavera e l&#8217;estate del 2008 c&#8217;era già stata un&#8217;ondata di &#8220;il peggio è passato&#8221;, che passiamo qui di seguito brevemente in rassegna per mettere nella giusta prospettiva storica l&#8217;attuale campagna propagandistica.</p>
<p><span id="more-547"></span></p>
<p>&#8220;Ma il peggio è già passato&#8221;, così si intitolava un articolo del ministro Renato Brunetta pubblicato dal Sole 24 Ore il 9 agosto del 2008. Di lì a meno di un mese sarebbe arrivata la catastrofe, con fallimenti di banche, crolli borsistici, cadute verticali della produzione, licenziamenti in massa e chi più ne ha più ne metta. L&#8217;incipit dell&#8217;articolo, letto oggi, è davvero grottesco: &#8220;Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, si va diffondendo l&#8217;idea tra i consumatori, e in una parte minoritaria degli economisti, che l&#8217;America ormai è in recessione e che l&#8217;Europa seguirà, con conseguenze disastrose anche per l&#8217;Italia. Tuttavia, i dati non confermano questo punto di vista&#8221;. Come se non bastasse, Brunetta si butta a fare l&#8217;economista. E giù una sfilza di considerazioni che alla luce odierna si rivelano del tutto balzane: il Pil degli Stati Uniti cresce, i fondamentali economici dell&#8217;area euro sono buoni, il Pil dell&#8217;Eurozona crescerà dell&#8217;1,7% nel 2008 con solo una leggera flessione nel 2009. A proposito di quest&#8217;ultimo dato Brunetta giunge a scrivere che &#8220;la crescita sarà certamente più forte se si confermerà la tendenza al ribasso del prezzo del petrolio&#8221; &#8211; il prezzo del petrolio è poi crollato, trascinando con sé però anche il Pil, in barba all&#8217;esperto Brunetta. &#8220;L&#8217;altro fattore di solidità dell&#8217;economia europea è dato dal permanere del buon livello della capacità utilizzata e della profittabilità, che dovrebbero continuare a motivare l&#8217;attività di investimento&#8221;, scrive Brunetta nel suo articolo. E puntualmente nel giro di pochi mesi le capacità utilizzate sono crollate, la profittabilità ha registrato drastici cali e l&#8217;attività di investimento è naufragata. In Italia, poi, &#8220;vi sono le basi per un&#8217;accelerazione a tempi brevi&#8221; e la solidità del sistema finanziario consentirà un &#8220;aggiustamento strutturale&#8221; &#8211; passa poco più di un semestre ed ecco che l&#8217;Italia si ritrova fanalino di coda tra i maggiori paesi europei, con un crollo della produzione da Grande Depressione e un calo del Pil a livelli d&#8217;anteguerra. A Brunetta va senz&#8217;altro la palma nella nostra rassegna, sia per la catastrofica inefficacia delle sue previsioni, sia per essersi spinto fino a pochi giorni prima del naufragio mondiale per pronunciarle.</p>
<p>Ma il ministro non è stato certo solo nei suoi sproloqui. L&#8217;8 maggio del 2008 la Repubblica titolava &#8220;Stiamo uscendo dal tunnel&#8221; e scriveva: &#8220;Il peggio è passato. Questa l&#8217;analisi del segretario al Tesoro americano, Henry Paulson [...]. &#8216;Credo che il peggio sia alle spalle&#8217;, ha dichiarato Paulson al Wall Street Journal&#8221;. Il 16 maggio 2008 il quotidiano La Stampa titolava &#8220;La crisi? Il peggio è passato&#8221;, citando nientepopodimeno che il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, che a dire il vero, da buon diplomatico, aveva preferito mandare il medesimo messaggio riparandosi dietro un &#8216;probabilmente&#8217;: &#8220;il peggio è probabilmente passato&#8221;, così suonava la dichiarazione da lui rilasciata il giorno precedente. Gli faceva eco nella stessa giornata Jean-Claude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, che parlava anche di segnali positivi, portando la Stampa a concludere che &#8220;il picco ormai è alle spalle&#8221;. Un mese dopo circa (per la precisione il 9 giugno) al coro si univa il presidente della Fed, Ben Bernanke: &#8220;Il peggio della crisi generata dai mutui subprime è passato&#8221;. Il 9 maggio da parte sua il &#8216;leader maximo&#8217; di Unicredit, Alessandro Profumo, aveva dichiarato nel clima di generale euforia prima della tempesta: &#8220;Credo che il peggio sia passato&#8221; &#8211; da allora le azioni della sua banca hanno perso, nonostante il recupero degli ultimi due mesi, circa il 65% del loro valore. Il 29 giugno il suo collega Baudouin Prot, chief executive officer di una delle maggiori banche europee, la Bnp Paribas, dichiarava: &#8220;Il peggio dovrebbe essere passato e credo che dal secondo semestre in poi la crisi possa normalizzarsi: dovrebbe cioè terminare la fase eccezionale delle turbolenze sui mercati&#8221;. Il 26 maggio invece la Repubblica parlava di &#8220;svolta ormai vicina&#8221; (a ragione, come si è poi rivelato, ma in senso opposto a quello inteso dal quotidiano) e citava Warren Buffett, specificando che si tratta del &#8220;più grande finanziere vivente, non a caso soprannominato l&#8217;oracolo di Omaha. &#8216;Il peggio della crisi dei mutui è già alle spalle &#8211; ha detto di recente Buffett &#8211; qualche persona in ritardo sulle rate avrà ancora da soffrire, ma per fortuna la Fed è riuscita a evitare il contagio&#8221;. Il 21 luglio la Repubblica intitolava &#8220;In America il peggio è passato&#8221; e nel sottostante articolo si poteva leggere la seguente dichiarazione: &#8220;Quello di metà luglio è stato il terzo ribaltone di mercato di quest&#8217;anno, ma sarà l&#8217;ultimo. La sensazione di crisi comincia a dissolversi&#8221; &#8211; chi la ha rilasciata? Uno squilibrato in preda a una crisi di astinenza etilica? No, come ci spiega il quotidiano romano si tratta di Bob Doll, vicepresidente e capo economista di BlackRock, la più grande società di gestione di risparmio del mondo con 1,4 trilioni di dollari di fondi amministrati. Pochi giorni prima la Repubblica aveva intitolato una intervista con un collega di Doll &#8220;I primi segni della svolta&#8221;. E ancora prima, il 5 aprile, aveva raccolto la seguente sconvolgente dichiarazione di Jim O&#8217;Neil, chief economist di Goldman Sachs, che vale la pena di riportare per esteso: &#8220;Tutto questo pessimismo è sbagliato: fa male all&#8217; economia e fa male al mercato. Ecco perché critico coloro che continuano a seminare paura. In realtà la situazione sta migliorando. Volete sapere quando usciremo dalla crisi? Beh, penso che nel giro di 8 mesi in Europa il peggio sarà passato. Tre settimane fa non sarei stato così ottimista. Nel frattempo, però, la Fed si è mossa tempestivamente e adesso non si registrano più grossi problemi fra le banche&#8221; &#8211; se vi aspettate che nel frattempo il tizio si sia dileguato senza lasciare traccia di sé vi sbagliate: solo un mese fa ha dato una lunga intervista al Financial Times in qualità di &#8220;esperto&#8221; insieme al guru Nouriel Roubini. Il 20 agosto, a pochi giorni dal tracollo, sul Sole 24 Ore è comparsa un&#8217;intervista all&#8217;economista e professore Giacomo Vaciago in cui tra le altre cose si afferma che &#8220;per l&#8217;economia reale USA il peggio è passato&#8221;. Ma non sono stati solo economisti, finanzieri, banchieri e politici ad alimentare la campagna de &#8220;Il peggio è passato&#8221; versione 2008. Anche un industriale come Rick Wagoner, presidente e amministratore delegato della General Motors, ha voluto dare il suo contributo. 12 agosto 2008, parola di Rick Wagoner: &#8220;Per General Motors il peggio dovrebbe essere ormai passato&#8221;, qualche settimana dopo la sua azienda prendeva la via del crollo totale, che la ha portata nel giro di 3-4 mesi al fallimento di fatto e al salvataggio miliardario da parte del governo.</p>
<p>Un mese prima, il 20 luglio, un articolo del Sole 24 ore portava il titolo &#8220;Il peggio non è passato, ma non ci sarà un altro &#8217;29&#8243; &#8211; i contenuti però non sono molto dissimili dalle posizioni che abbiamo riportato sopra. L&#8217;autore, Alberto Alesina, scrive che &#8220;la retorica catastrofista ormai così diffusa (anche in Italia) è fuorviante&#8221;, per spiegare poi, riguardo al prezzo del petrolio allora alle stelle: &#8220;E&#8217; inutile prendersela con presunti &#8216;speculatori&#8217;: il prezzo del petrolio è il risultato della domanda e offerta di oggi e di quelle previste per domani&#8221;. Chissà perché allora nel giro di una manciata di mesi il prezzo del petrolio è sceso da oltre 140 dollari al barile a circa 30 &#8211; a meno di non presumere che gli operatori dei mercati siano tutti dei sonori deficienti, l&#8217;unica spiegazione plausibile è che si sia trattato proprio di speculazione. Mario Draghi, governatore della Banca d&#8217;Italia, ha infine voluto dire la sua il 18 luglio del 2008 definendo &#8220;ipermessimistiche&#8221; le stime del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita del Pil italiano &#8211; ricordiamolo: allora il Fmi prevedeva per il Pil del nostro paese un +0,3% nel 2008, chiusosi poi a -0,9% e seguito da un primo trimestre 2009 al -5,9% tendenziale.</p>
<p>Da aprile in Italia (ma anche, seppure in maniera meno rozza e spregiudicata, nel resto del mondo) si assiste a una replica del copione. Forse sarà il ripetersi della primavera, che porta sempre con sé un po&#8217; di ebbrezza. Il fatto è che quest&#8217;anno, ancor più dell&#8217;anno scorso, non ci vengono forniti dati concreti a sostegno, a meno che, di fronte a un crollo verticale e praticamente senza precedenti del Pil e della produzione in Italia, in Europa e in altre aree del mondo, a una contrazione enorme del commercio mondiale, all&#8217;aumento marcato della disoccupazione e dei pignoramenti per insolvenza nonché al continuo calo dei consumi negli Stati Uniti registrati nell&#8217;ultimo mese, a proiezioni unanimi di un calo dei consumi del petrolio per ridotta attività economica e a una miriade di altri dati simili documentati, non si vogliano prendere per buoni i Tremonti-dati: “lettere e pacchi: c’è stata una caduta delle lettere e della posta che sta finendo e questo è in qualche modo indicativo. Altro indicatore i pedaggi delle autostrade, che sembra abbiano terminato la loro caduta e si siano stabilizzati”. Il 5 aprile scorso l&#8217;ormai ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, ha scelto di intitolare il suo crepuscolare editoriale di addio con il titolo &#8220;Prime luci oltre la crisi&#8221; e ha scritto: &#8220;A Milano ci sono quattrocento aziende che vorrebbero esporre al Salone del mobile di fine aprile e non riescono perché per consentire a tutti di presentare al pubblico la propria produzione ci vorrebbero altri trentamila metri quadri. In Scozia c&#8217;è una società di biotecnologie, la Angel Biotechnology, che dai primi di dicembre è salita in Borsa di oltre il 300 per cento. In America il numero di persone che chiede sussidi di disoccupazione è da qualche settimana in costante discesa&#8221;. A parte il fatto che il tutto esaurito al Salone del Mobile è da attribuirsi al fatto che, come si evince dalla stampa lombarda di quei giorni, le aziende del settore sono alla frutta e hanno tentato il tutto per tutto in occasione dell&#8217;esposizione, vale la pena di citare a proposito dell&#8217;articolo di Mieli l&#8217;efficiente commento del blog Mercato Libero (<a href="http://mercatoliberonews.blogspot.com/">http://mercatoliberonews.blogspot.com</a> ): &#8220;Paolo Mieli ritiene di intravvedere una luce in fondo al tunnel della crisi, e motiva il proprio convincimento con una serie di evidenze aneddotiche, tra le quali l&#8217;insufficiente spazio espositivo che Fiera Milano è in grado di offrire agli operatori economici in occasione del Salone del Mobile, oppure la performance di borsa di una società scozzese di biotecnologie, un dato peraltro troppo idiosincratico per essere considerato probante di alcunché (in ogni crisi, anche le più severe, vi sono aziende che prosperano). Ma soprattutto, Mieli vede buone notizie dal fronte dell&#8217;occupazione americana: &#8216;In America il numero di persone che chiede sussidi di disoccupazione è da qualche settimana in costante discesa&#8217;. Davvero? A noi risultava l&#8217;opposto: &#8216;Nella settimana terminata il 28 marzo, la stima destagionalizzata iniziale delle prime richieste di sussidio è stata di 669.000, un aumento di 12.000 unità rispetto al dato rivisto della settimana precedente. La media mobile a quattro settimane è stata di 656.750, un aumento di 65.00 sulla media della precedente settimana, pari a 650.250. [...] Anche il numero totale di sussidi, pari a 5.728.000, è al massimo storico&#8217;&#8221; (dati del dipartimento del lavoro USA: <a href="http://www.workforcesecurity.doleta.gov/press/2009/040209.asp">http://www.workforcesecurity.doleta.gov/press/2009/040209.asp</a> ). Emma Marcegaglia da parte sua parla di &#8220;impressione&#8221; di un miglioramento, Sergio Marchionne canta in coro con gli altri &#8220;il peggio è passato&#8221; senza spiegarci il perché, altri ancora parlano vagamente di &#8220;sentiment&#8221; in crescita. C&#8217;è poi chi si entusiasma per il fatto che da qualche settimana, dopo un crollo da brivido, l&#8217;economia continua a crollare, ma a un ritmo (che si suppone) leggermente più lento. Berlusconi ci chiede un assegno in bianco assicurando che dati in suo possesso certificano un miglioramento. Quando si gioca al casinò o quando si fa una puntata al lotto l&#8217;ottimismo non supportato da alcun elemento razionale è un obbligo, altrimenti non avrebbe senso giocare d&#8217;azzardo. Quando si tratta di economia la motivazione di un tale atteggiamento irrazionale va trovata altrove e cioè, nella fattispecie, nella volontà di tenere a bada i sudditi mentre si cerca di mettere al riparo baracca e burattini per qualche settimana o per qualche mese ancora.</p>
<p>(fonti: Sole 24 Ore, 10 giugno 2008; 20 luglio 2008, 9 agosto 2008; La Stampa, 16 maggio 2008; Repubblica, 9 maggio 2008, 26 maggio 2008; 29 giugno 2008, 18 luglio 2008, 21 luglio 2008, 20 agosto 2008; Corriere della Sera, 5 aprile 2009)</p>
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