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	<title>Milano Internazionale &#187; Repressione</title>
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		<title>Milano Internazionale &#187; Repressione</title>
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		<title>Il Duomo in faccia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 09:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;aggressione milanese contro Berlusconi si è verificata in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui il premier non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano. Non si può fare a meno di constatarlo: bisogna proprio fare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=886&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;aggressione milanese contro Berlusconi si è verificata in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui il premier non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano.</strong></p>
<p><span id="more-886"></span></p>
<p>Non si può fare a meno di constatarlo: bisogna proprio fare un enorme sforzo per ritenere una pura coincidenza il fatto che la faccia di Silvio Berlusconi sia stata sfregiata proprio da una statuetta del Duomo di Milano, per giunta nella stessa piazza della cattedrale meneghina e, come se non bastasse, a quarant&#8217;anni esatti dai quattro giorni che hanno segnato per sempre la città, quelli che vanno dalla strage di Piazza Fontana (anche lei a due passi dal luogo del lancio del Duomo) all&#8217;uccisione di Giuseppe Pinelli. L&#8217;aggressione contro Berlusconi, con tutte le sue conseguenze politiche, non solo è giunta al culmine delle divisioni interne alla maggioranza e delle tensioni conseguenti alle strategie ad personam del premier, come hanno rilevato tutti, ma si è verificata anche in un momento in cui è evidentemente in profonda crisi tutto il sistema di cui Berlusconi non è altro che la faccia, un sistema che in Italia ha come centro economico, finanziario e politico proprio Milano. Anche quaranta anni fa il sistema milanese e italiano era in profonda crisi, e oggi va rilevato che la strategia della tensione inaugurata con la strage di Piazza Fontana ha aperto la strada per giungere là dove ora ci troviamo, cioè nel trionfo politico della borghesia e del capitale milanese o nordico, che ha come contropartita un mare di miseria non solo ideologica e politica, ma anche economica e sociale. La presa fattasi ormai quasi assoluta sul potere politico, ottenuta grazie anche a un&#8217;opposizione non solo connivente, ma pressoché identicamente schierata sulla linea del capitale e della borghesia, è tuttavia assai meno sicura in questo momento sul piano economico e su quello sociale. Se la ripuliamo dallo strato di rassicurante polvere ideologica che la ricopre, la crisi economica in atto mostra tutto il suo carattere sistemico. I vertici del potere lo sanno, da qui in avanti non si potrà più continuare come in passato, da una crisi epocale come questa si può uscire solo con nuove soluzioni e nuovi modelli, che però nessuno riesce ancora a intravedere. In realtà la borghesia italiana, che è poi essenzialmente milanese o settentrionale, non è capace nemmeno lontanamente di immaginarsi un sistema che non sia basato sui tre pilastri fondamentali che la hanno sostenuta finora: rapina della ricchezza pubblica, bolla finanziaria e immobiliare, repressione sociale. Il grande timore è che, avendo i primi due ormai toccato i limiti oltre ai quali si va al collasso del sistema, si decida di puntare tutto sul terzo. In realtà in questo momento il potere economico e politico sta ancora cercando di puntare sul secondo pilastro, quello della bolla finanziaria e immobiliare, come abbiamo ampiamente documentato in Milano Internazionale. Ma si tratta di una mossa disperata e probabilmente se ne rendono conto molti degli stessi protagonisti. E&#8217; pertanto particolarmente preoccupante constatare che sono purtroppo molti, troppi, i segnali che parlano di una grande voglia di spingere nettamente l&#8217;acceleratore sulla repressione, come tra l&#8217;altro è stato confermato dal dopo-aggressione a Berlusconi.</p>
<p>Di ondata repressiva abbiamo già parlato nel nostro articolo <a href="http://milanointernazionale.it/2009/11/22/a-scuola-di-manganello/" target="_blank">A scuola di manganello</a>, riferendo di arresti e manganellate contro studenti e giovani attivisti milanesi. Il giorno dell&#8217;anniversario di Piazza Fontana è stato un nuovo capitolo, con la decisione apertamente provocatoria di impedire l&#8217;accesso alla piazza e la giustificata reazione delle migliaia di persone che volevano manifestarvi: una valanga di fischi e urla contro chi, come Roberto Formigoni e Letizia Moratti, non avrebbe dovuto essere su quel palco per semplici motivi di buon gusto. Per l&#8217;occasione il Corriere della Sera, come già in occasione dei violenti interventi della polizia contro gli studenti, è passato all&#8217;attacco con un vocabolario di estrema pesantezza. In un commento, Giangiacomo Schiavi parla di una &#8220;contestazione incivile che [...] offre nuovi alibi a chi non accetta un percorso di pacificazione&#8221; (si noti l&#8217;uso sintomatico del verbo &#8220;accettare&#8221;, che suona molto intimidatorio in questo contesto). &#8220;Contestare è un diritto, ma così può diventare una barbarie. E di barbarie bisogna parlare&#8221;, continua Schiavi, per cui i fischi sono barbarie, mentre la decisione di impedire l&#8217;accesso alla piazza e di schierare in modo massiccio la polizia è solo un involontario &#8220;disguido organizzativo&#8221;. E poi ancora: &#8220;slogan bellicosi&#8221;, &#8220;rigurgito sessantottino&#8221; e &#8220;chi cerca nello scontro una qualche forma di legittimizzazione&#8221;, mentre alla fine del pezzo Schiavi è assolutamente certo che Calabresi è stato &#8220;assassinato da un commando di Lotta Continua&#8221; mentre per Pinelli parla vagamente di &#8220;morte in questura&#8221;. Ma quello che più colpisce dell&#8217;articolo è il continuo richiamo alla pacificazione, all&#8217;unità, alla condivisione, del tutto fuori luogo nel caso di una strage come quella di Piazza Fontana e della ancora oggi impunita strategia della tensione (va detto che c&#8217;è stato, anche se del tutto isolato, chi ha espresso sulle pagine del Corriere posizioni radicalmente diverse, come Luigi Ferrarella il 12 dicembre). E&#8217; un ritornello che il Corriere della Sera va ripetendo da lunghi mesi, attraverso la massiccia e ossessiva pubblicazione di editoriali che vede in prima fila i mandarini più quotati come Panebianco, Galli della Loggia, Romano. E&#8217; la linea annunciata da Ferruccio De Bortoli già nel suo editoriale di inaugurazione, una linea che vuole la pace sociale a ogni costo, la &#8220;eguale responsabilità di tutti&#8221; per i problemi del paese: di fronte a quanto sta succedendo, equivale a uno schieramento netto e inequivocabile a favore delle politiche devastanti messe in atto dalla borghesia milanese negli ultimi decenni. E vale la pena di ricordare che anche i fascisti hanno cominciato la loro ascesa al potere promettendo la pace sociale nei confronti degli &#8220;incivili&#8221; che non &#8220;accettavano la pacificazione&#8221;, e lo hanno fatto partendo proprio da Milano. Certo, oggi c&#8217;è in più una vena di grottesco, perché a differenza di allora al momento non vi sono certo forze di massa o rivoluzionarie che minacciano il regime.</p>
<p>Di cosa ha paura allora il potere? Ma di se stesso, naturalmente! Ha paura della propria mancanza di prospettive e della propria incapacità costitutiva di risolvere la crisi in atto. La faccia sanguinante e spaventata di Berlusconi è la faccia di questo regime, e la sua esibizione subito dopo l&#8217;aggressione non è un atto di coraggio, ma piuttosto il porci davanti agli occhi l&#8217;agghiacciante specchio di ciò che si può attendere chi la crisi la sta pagando o è destinato a pagarla in futuro, o chi dovesse decidere di lottare per difendere il proprio lavoro, i propri diritti e la propria libertà. In realtà per capire quello che sta succedendo bisogna andare oltre la faccia di Berlusconi per vedere cosa c&#8217;è dietro: un sistema capitalista che in questo momento si sta arenando nel fango, con le banche e il sistema del credito in panne, un&#8217;industria che si sta fermando, un settore immobiliare che deve ancora smaltire miliardi di euro &#8220;falsi&#8221;, un sistema sociale sempre più inefficace e corrotto, e la repressione come unico antidoto efficace. Dietro la faccia di Berlusconi, insomma, c&#8217;è la Milano di oggi.</p>
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		<title>A scuola di manganello</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Andrea Ferrario Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=866&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese si appresta ad affrontare l&#8217;emergente questione giovanile e la crisi economica.</strong></p>
<p><span id="more-866"></span></p>
<p>Nel giro di una sola settimana a Milano si è verificata una serie di fatti che dipingono un&#8217;immagine della città dai toni neri, nerissimi, in senso sia figurato che politico. I giornali li hanno riportati con ampi particolari, ma senza metterli in reciproco collegamento, come se non fossero attraversati tutti da un unico filo comune (un filo impersonato in particolare da uno che di nero e di fascismo se ne intende molto: il vicesindaco Riccardo De Corato). Vale pertanto la pena di ripercorrerli tutti insieme.</p>
<p>POLIZIA, MANGANELLI E CORRIERE DELLA SERA</p>
<p>Il 13 novembre, all&#8217;alba, con un blitz che ha visto la presenza spropositata di addirittura 90 poliziotti, sono stati arrestati tre militanti di sinistra del Collettivo autonomo Ringhiera in Ripa di Porta Ticinese, mentre altri due sono stati arrestati presso le loro abitazioni. L&#8217;accusa è quella pesante di rapina e minacce in seguito a un episodio in realtà molto meno pesante avvenuto presso la Libreria Cusl dell&#8217;Università Statale (da sempre area Comunione e Liberazione) il 2 ottobre scorso: secondo quanto riferiscono i giornali, i cinque avrebbero fatto alcune centinaia di fotocopie rifiutandosi poi di pagare e ne sarebbe nato un alterco con insulti e minacce, qualche testata parla anche di rissa. Valerio Ferrandi, 24 anni e già sotto sorveglianza speciale, è tuttora in carcere, mentre gli altri quattro sono agli arresti domiciliari. De Corato elogia le forze dell&#8217;ordine &#8220;che hanno riaffermato che la legge è uguale per tutti&#8221;: per tutti, forse, ma di sicuro non per il Comune, come illustra con chiarezza il caso del liceo Gandhi. La sera dello stesso 13 novembre quindici studenti lavoratori e professori del liceo serale Ghadhi di via XXV aprile sono entrati nella loro scuola occupandola. Sono esasperati, da due mesi protestano accampati nelle loro tende di fronte alla scuola serale (l&#8217;unica di Milano) per protestare contro la chiusura dei corsi per volontà del sindaco Letizia Moratti. Il particolare interessante è che il 22 ottobre il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha emesso un&#8217;ordinanza che impone la riapertura della scuola, ma il Comune non la applica. Dopo poche ore, l&#8217;alba del giorno successivo, ben sei camionette di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, accompagnati dai vigili del fuoco, arrivano alla scuola e con un blitz durante il quale sono stati usati addirittura una motosega e la fiamma ossidrica sgomberano a manganellate gli occupanti che gridano &#8220;vergognatevi, non siamo delinquenti: vogliamo tornare a studiare e voi fate a pezzi le nostre scuole&#8221;. Le forze dell&#8217;ordine intervengono insomma con la violenza per difendere chi non rispetto un&#8217;ordinanza, cioè il Comune, da chi protesta per rivendicare l&#8217;applicazione del proprio diritto allo studio, sancito peraltro da un tribunale. Mariolina Moioli, che non si capisce perché si fregi del titolo di assessore alle politiche sociali, visto che il suo lavoro ha come esito principalmente blitz di polizia, sgomberi, chiusure di scuole, licenziamenti e simili, rincara la dose: &#8220;L&#8217;occupazione ha provocato danni [presumibilmente si riferisce alle porte abbattute dalle forze dell'ordine con motosega e fiamma ossidrica - N.d.A.] e il Comune è intenzionato a procedere&#8221;. Passano solo tre giorni e ancora manganellate contro studenti e militanti di sinistra. Il 17 novembre si protesta in tutta Italia, ma anche in altre città d&#8217;Europa, all&#8217;insegna dello slogan &#8220;l&#8217;educazione non è in vendita&#8221; e centinaia di migliaia di studenti manifestano per le strade. Se a Torino gli studenti ricordano il loro compagno Vito Scaridi, ucciso un anno fa da un crollo dovuto all&#8217;incuria in cui versa la scuola italiana, a Milano si protesta anche per la chiusura del Gandhi e gli arresti dei cinque militanti di sinistra. Ma nella metropoli meneghina il corteo non è autorizzato, da piazza Cairoli qualche centinaia di studenti, quasi tutti delle superiori, si dirigono prima all&#8217;assessorato all&#8217;educazione in Largo Treves e poi in piazza della Scala per cercare di raggiungere Piazza Duomo. In Piazza Mercanti alcuni di loro vengono accerchiati dalla polizia, scattano la carica e le manganellate, con cinque studenti feriti e quattro arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, di cui due presto rilasciati in quanto minorenni. Gli arrestati sono due nomi noti tra gli studenti milanesi, perché da anni particolarmente impegnati nelle lotte studentesche, Gianmarco Peterlongo e Matteo Tunesi: i loro arresti appaiono quindi ben poco casuali. Così come appaiono ridicole le accuse di violenze contro i poliziotti, dato che questi ultimi erano a decine, ben messi, protetti da scudi e manganelli contro un piccolo gruppo di liceali pressoché tutti minorenni. Il giorno successivo i due arrestati vengono fatti scarcerare dal giudice (ma ora li attende un processo penale) e De Corato commenta acido: &#8220;per gli aderenti ai centri sociali vale il sistema delle facili scarcerazioni come per i clandestini&#8221;. Il Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli, giornale di proprietà tra gli altri di Banca Intesa e Salvatore Ligresti e che si sta trasformando sempre più nell&#8217;organo del nazional-populismo italiano, spara una raffica di articoli. Nel primo, un commento di Carlo Baroni dall&#8217;inopinato titolo &#8220;Quando si varca la sottile linea della violenza&#8221; (l&#8217;autore intende quella, inesistente, degli studenti e non quella, reale, della polizia) si parla della manifestazione con una retorica del tutto fuori luogo: i fatti vengono commentati usando termini come &#8220;rivolta sconsiderata&#8221;, &#8220;slogan urlati al cielo della violenza senza ragione&#8221; [!?! - forse Baroni si riferisce allo slogan "L'educazione non è in vendita"?], mentre in un altro articolo del Corriere si scrive, come esempio delle &#8220;violenze&#8221;, di &#8220;bidoni della spazzatura divelti&#8221;: rimaniamo in attesa che qualcuno ci spieghi come i cassonetti (e non bidoni) della spazzatura, che a Milano poggiano sui marciapiedi senza essere fissati, possano essere &#8220;divelti&#8221; &#8211; i vocaboli giusti sarebbero &#8220;rovesciati&#8221; o &#8220;spostati&#8221;, ma non suonano sufficientemente violenti&#8230; Due giorni dopo il Corriere condisce il tutto con un servizione mirato a discreditare le occupazioni, in cui tra le altre cose si rispolvera l&#8217;ipotesi del 5 in condotta per gli studenti che occupano. Per riassumere il quadro complessivo, quindi, in soli cinque giorni 9 arresti di studenti e militanti di sinistra, cinque studenti feriti, due blitz all&#8217;alba con decine di poliziotti in tenuta antisommossa, una carica a suon di manganellate, il tutto condito con i consueti due o tre sbrodoloni filoregime del Corriere.</p>
<p>NEOFASCISTI</p>
<p>A tutto questo va ad aggiungersi l&#8217;attivazione dei neofascisti, che a ottobre si sono presentati provocatoriamente due volte al Liceo classico Manzoni (il &#8220;più di sinistra&#8221; di Milano) e una volta al Parini per volantinare in gruppi composti da energumeni con caschi, che hanno tra l&#8217;altro effettuato filmati con i cellulari. In due casi l&#8217;iniziativa è stata di Lotta studentesca (Forza Nuova), in un caso invece di Blocco studentesco (Cuore Nero). Ieri poi quelli di Forza Nuova sono tornati al Manzoni con un&#8217;altra provocatoria azione &#8220;contro le zecche, ovvero gli studenti di sinistra&#8221;, uno slogan che va a braccetto con le manganellate della polizia. Vale la pena di ricordare a proposito un altro caso in cui i neofascisti, sempre quelli di Forza Nuova, hanno organizzato a Milano un&#8217;azione provocatoria che ha preceduto di poco le movimentazioni studentesche dell&#8217;Onda, durante le quali poi a Roma c&#8217;è stata la brutale aggressione da parte di un manipolo del Blocco studentesco contro alcuni liceali, sotto gli occhi della polizia che non è intervenuta. Nel settembre 2008 Forza Nuova aveva preso di mira il liceo linguistico comunale Manzoni di Lambrate. I locali del liceo sono di proprietà dei Martinitt, che li  dà in affitto al Comune ma ne utilizza alcuni in un&#8217;ala adiacente per ospitare alcuni ragazzi minorenni stranieri. Forza Nuova ha prima attaccato striscioni e manifesti contro i Martinitt sul muro dell&#8217;edificio con evidenti fini di minaccia nei confronti dei ragazzi da loro ospitati, che infatti per paura di raid sono stati allontanati dall&#8217;edificio per alcuni giorni, poi ha organizzato un volantinaggio con slogan deliranti come &#8220;Il Manzoni agli studenti, Italia agli italiani&#8221;. I neofascisti nell&#8217;occasione hanno tra l&#8217;altro dimostrato di essere totalmente estranei alla scuola in questione e più in genere alla città: da sempre a Milano il liceo linguistico viene chiamato &#8220;la&#8221; Manzoni (che un tempo era femminile) per distinguerlo da &#8220;il&#8221; Manzoni liceo classico. Va notato poi, in relazione a quest&#8217;ultimo caso che ha colpito un&#8217;istituzione di beneficienza di Milano dalla tradizione secolare come i Martinitt, che il Corriere della Sera, altrimenti prodigo di articoloni sulla &#8220;violenza&#8221; degli studenti di sinistra, non ha nemmeno riportato la notizia. Quello che comunque risulta evidente è che negli ultimi tempi, e in particolare nell&#8217;ultimo mese e mezzo, c&#8217;è stata una particolare &#8220;attenzione&#8221; dei neofascisti nei confronti della scuola, che coincide, guarda un po&#8217;, con quella della polizia e i relativi arresti e manganellate: cadono in questi giorni i quaranta anni dall&#8217;autunno caldo e da Piazza Fontana, e alla luce della storia le coincidenze di tempistica tra le azioni dei neofascisti e quelle dei cosiddetti &#8220;difensori dell&#8217;ordine&#8221; suonano particolarmente inquietanti. Più in generale, la violenta campagna repressiva contro gli studenti va letta nel contesto del momento. Da una parte la riforma Gelmini entra nella sua fase applicativa con le relative concrete conseguenze deleterie. Dall&#8217;altra, come abbiamo già notato in un recente numero del nostro Diario della crisi in Lombardia, la crisi ha effetti particolarmente pesanti per i giovani, in conseguenza soprattutto del crollo delle assunzioni che chiude loro prospettive per il futuro. Arresti, manganellate e provocazioni fasciste hanno quindi la funzione di prevenire eventuali più ampie proteste, isolando chi è più attivo e incutendo paura agli altri potenziali contestatori.</p>
<p>ROM E AMBROGINI</p>
<p>Al quadro repressivo/decoratiano vanno aggiunti altri episodi, sempre di questi giorni. Quello più odioso è quello dello sgombero del campo rom di via Rubattino, in zona Lambrate, a due passi dallo stabilimento Innse. 61 famiglie, ivi compresi 40 bambini che frequentavano le scuole del quartiere, sono state sbattute per la strada nel giro di solo un paio di ore con un&#8217;operazione di polizia. Il Comune in un primo tempo non ha proposto nemmeno la soluzione del dormitorio per le donne e i bambini (comunque solo d&#8217;emergenza e inaccettabile), contrariamente a quanto aveva fatto in passato. Poi, su pressione di associazioni e di alcuni politici dell&#8217;opposizione, il Comune ha proposto il dormitorio per le mamme e i bambini, ma questa volta &#8220;solo fino al settimo anno di età&#8221;, una novità senza alcuna logica e per questo particolarmente crudele e chiaramente persecutoria. Non a caso solo in dodici hanno accettato. Il risultato dello sgombero è il solito: la sera decine di rom si sono rifugiati alla bell&#8217;e meglio in qualche luogo della zona (in aree dismesse o sotto i ponti) per essere poi di nuovo sgomberati due volte. In realtà questo caso ha mostrato anche un volto di Milano molto più bello di quello truce del barbuto De Corato, che è il vero ispiratore della campagna sgomberi. Qualche giorno prima si era tenuta una fiaccolata di abitanti del quartiere che, pur segnalando l&#8217;inabitilità del campo, hanno manifestato contro lo sgombero preannunciato, in solidarietà anche ai bambini rom che frequentavano le stesse scuole dei loro figli. Alcune mamme e bambini sgomberati sono stati poi ospitati proprio da alcune di queste famiglie e dagli insegnanti di alcune di queste scuole, nonché in alcune parrocchie, una manifestazione di coraggiosa solidarietà come non si vedeva da tempo in città. Nel momento in cui scriviamo circa un centinaio di rom, tra i quali i quaranta bambini, si sono rifugiati in una chiesa di via Feltre chiedendo di essere ospitati in strutture della protezione civile, ma il Comune ha ribadito il suo no e offre solo soluzioni di emergenza parziali, rifiutando di prendere in considerazione soluzioni che non comportino la divisione dei nuclei familiari. Se le repressioni contro gli studenti milanesi erano già in odore di fascismo, lo sgombero di Lambrate puzza direttamente di nazismo. L&#8217;ultimo evento della serie, di gran lunga meno preoccupante ma anch&#8217;esso disgustoso, è quello dell&#8217;assegnazione degli Ambrogini d&#8217;oro, che ormai vengono spartiti in base al dettame dei partiti esattamente come vengono spartite le poltrone ai vertici del potere amministrativo, anche loro d&#8217;oro. Su richiesta della Lega uno degli Ambrogini è andato ai manovali di quella che è un&#8217;altra operazione in odore di fascismo, i 32 vigili del nucleo trasporto pubblico che vanno a caccia di stranieri senza biglietto da rinchiudere in un apposito bus con grate, come è stato denunciato e documentato da Repubblica in una serie di articoli di Franco Vanni. Gli italiani senza biglietto, che pure ci sono, non subiscono la medesima sorte. D&#8217;altronde, come ha rilevato perfino il Corriere della Sera e come ha riscontrato in più occasioni anche chi scrive, il più delle volte i controllori i biglietti li verificano solo agli immigrati.</p>
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		<title>Non mi sento italiano&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 19:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caso orwelliano del Liceo Manzoni di Milano, dove un professore che volontariamente organizza un interessante cineforum per gli studenti è entrato nel mirino di una parlamentare Pdl perché ha intitolato la rassegna con il nome di un monologo di Giorgio Gaber: &#8220;Non mi sento italiano&#8221;. Il tutto in seguito a un articolo di Repubblica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=795&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il caso orwelliano del Liceo Manzoni di Milano, dove un professore che volontariamente organizza un interessante cineforum per gli studenti è entrato nel mirino di una parlamentare Pdl perché ha intitolato la rassegna con il nome di un monologo di Giorgio Gaber: &#8220;Non mi sento italiano&#8221;. Il tutto in seguito a un articolo di Repubblica la cui strana tempistica lascia allibiti.</strong></p>
<p><span id="more-795"></span></p>
<p>È passata solo una manciata di giorni dall&#8217;inizio delle lezioni, e anche la scuola precipita nell&#8217;atmosfera orwelliana della volgare propaganda ideologica che sta sempre più colpendo Milano e l&#8217;Italia. Lo scandalo scoppiato nei giorni scorsi a Liceo Classico Manzoni di Milano ha a tale proposito letteralmente dell&#8217;incredibile: ne riassumiamo gli elementi principali qui di seguito, accompagnandoli con alcuni commenti. Da alcuni anni un professore del liceo organizza di propria iniziativa, presso la scuola stessa, dei cicli pomeridiani di film a tema, facendoli seguire da un commento e da un dibattito. Un&#8217;iniziativa solo e unicamente encomiabile, perché è uno stimolo alla riflessione dei ragazzi e li avvicina a un&#8217;arte cinematografica altrimenti totalmente assente dall&#8217;insegnamento, mettendola tra l&#8217;altro in collegamento con altre materie. E la validità dell&#8217;iniziativa dell&#8217;insegnante è confermata dall&#8217;assidua presenza degli studenti alle proiezioni pomeridiane, nonostante la loro frequenza sia del tutto libera e facoltativa. Quest&#8217;anno per il ciclo a tema il professore ha scelto il titolo &#8220;Non mi sento italiano (ma per fortuna o purtroppo lo sono)&#8221;, il nome di un monologo del milanese Giorgio Gaber, individuato come ideale per una rassegna mirata a &#8220;favorire la riflessione su alcuni atteggiamenti tanto diffusi e radicati nella nostra penisola da diventare parte integrante dell&#8217; identità nazionale&#8221;. Nell&#8217;ambito del cineforum verranno proiettati classici del cinema italiano come &#8220;Il sorpasso&#8221; di Dino Risi, &#8220;La grande guerra&#8221; di Mario Monicelli e &#8220;Gomorra&#8221; di Matteo Garrone. Ma il 19 settembre la pagina milanese di Repubblica è uscita con <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/19/non-mi-sento-italiano-bufera-sul-cineforum.html" target="_blank">un inatteso articolo, scritto da Franco Vanni,</a> in cui si dice che il titolo &#8220;Non mi sento italiano&#8221; [l'autore però omette di citare il sottotitolo "(ma per fortuna o purtroppo lo sono)"] è &#8220;una provocazione che ha diviso gli studenti&#8221; e si riferisce che ora se ne occuperà il ministro Gelmini, &#8220;a cui la deputata del Pdl Paola Frassinetti annuncia che presenterà un&#8217;interrogazione&#8221;. L&#8217;interessamento della parlamentare del Pdl, scrive Vanni, &#8220;arriva dopo le proteste di alcuni ragazzi [in realtà Vanni ne cita solo uno - N.d.R.] che considerano «offensivo per l&#8217; Italia» il nome della rassegna&#8221;. Ecco la allucinante dichiarazione rilasciata a Repubblica da Frassinetti: &#8220;È una provocazione diseducativa, il fatto è grave e presenterò un&#8217; interrogazione al ministro. Se si vuole diffondere il senso civico, la cosa peggiore che si possa fare è svilire il valore dell&#8217;amore per la patria&#8221;. Cosa c&#8217;entra l&#8217;&#8221;amor di patria&#8221;? E di quale senso civico si farnetica? E&#8217; un preludio alla messa all&#8217;indice di Risi, Monicelli, Garrone perché poco &#8220;patriotici&#8221;? Agli studenti verrà vietato di ascoltare Gaber? Ma non è tutto. L&#8217;autore dell&#8217;articolo insiste nel dare l&#8217;immagine di una &#8220;scuola divisa&#8221; e scrive che, &#8220;dopo avere letto il titolo shock sul sito Internet della scuola, Marco, iscritto al secondo anno «decisamente di sinistra», sbotta: «Sono appena morti i nostri soldati in Afghanistan e lo hanno fatto per l&#8217; Italia. La citazione di Gaber non la capisce nessuno, fossi il preside io quel titolo lo avrei cambiato al volo»&#8221;. Nell&#8217;articolo si cita poi il parere di segno contrario di una studentessa dello stesso liceo. Il nome Marco probabilmente è di fantasia perché, e questo è il primo particolare sconcertante della faccenda, al Manzoni prima dell&#8217;articolo di Franco Vanni nessuno aveva avuto da ridire pubblicamente sul titolo della rassegna cinematografica. Non è affatto vero che la scuola era divisa, semplicemente perché la polemica è iniziata solo ed esclusivamente dopo la pubblicazione dell&#8217;articolo di Vanni. E che la scuola ancora oggi non sia affatto divisa lo conferma il fatto che, a seguito del polverone artificiosamente sollevato dall&#8217;articolo della Repubblica, alcuni studenti hanno organizzato una raccolta di firme a favore della regolare tenuta del cineforum con il titolo originale &#8220;Non mi sento italiano&#8221;, ottenendo il sostegno attivo della schiacciante maggioranza di circa 600 studenti sugli 850 che frequentano la scuola (i rimanenti, va sottolineato, non si sono pronunciati contro, ma si sono solo astenuti dal firmare, o magari non sono nemmeno stati raggiunti dalla richiesta di firma): il quotidiano milanese nei giorni successivi non ha riportato questa notizia. Si pongono poi alcune fondamentali domande. Come mai, pur non essendo in atto nella scuola alcuna polemica, il deputato Pdl Frassinetti era a conoscenza del titolo della rassegna e già pronta a dichiarare alla Repubblica l&#8217;intenzione di fare un&#8217;interrogazione al ministro Gelmini? Queste circostanze fanno sorgere il dubbio che le cose siano andate ben diversamente, per esempio che il fantomatico &#8220;Marco&#8221; abbia semplicemente riferito del titolo della rassegna a un parente o conoscente adulto attivo nel mondo del giornalismo o della politica, il quale ha deciso di utilizzare l&#8217;informazione per un&#8217;indegna montatura politica. Tra l&#8217;altro le parole e i concetti di &#8220;Marco&#8221; citati da Repubblica appaiono ben poco consoni a un ragazzino di 15 anni, indipendentemente dalle sue idee politiche, e suonano più come quelle di un adulto uso agli effetti giornalistici o alle manovre politiche (il nesso con i soldati italiani uccisi in Afghanistan, l&#8217;invito indiretto al preside a cambiare il titolo della rassegna). L&#8217;impressione è quindi quella che si tratti di una polemica montata ad arte esclusivamente per bassi fini politici. C&#8217;è da chiedersi poi perché lo studente, se esiste veramente, non si sia fatto avanti pubblicamente, visto che il Liceo Manzoni è noto in città per la sua atmosfera di civile dibattito e visto anche che le sue idee trovano, come è stato dimostrato poi dalla posizione del deputato Pdl, ampio sostegno ai massimi vertici del potere. In realtà uno dei particolari più diseducativi della vicenda è proprio che incoraggia chi invece di scegliere il dibattito pubblico opta per la boutade di fronte ai giornalisti, o ancora peggio per la denuncia anonima (ancora oggi gli studenti del Manzoni non hanno la minima idea di chi possa essere questo presunto loro collega Marco). Probabilmente da oggi al Manzoni ci saranno alcuni studenti che &#8220;non si sentono italiani&#8221;, non nel senso ironicamente provocatorio ma positivo del titolo del cineforum, ma in quello deprimente e oppressivo di chi italiano è a tutti gli effetti, ma è preso di mira nel proprio civile convivere da connazionali potenti e dalla voce pesante. Ma non si tratta solo di un grave caso di maleducazione da parte degli adulti nei confronti dei giovani, bensì anche di un preoccupante caso di sfruttamento degli studenti per una campagna ideologica di bassa lega e a chiarissimi fini politici, di un tentativo di dividerli tra di loro e di creare divisioni tra gli studenti stessi, i loro professori e il dirigente scolastico. Ed è anche una chiara intimidazione: ogni volta che farete un&#8217;iniziativa autonoma, state attenti che potrete essere sempre colpiti, anche senza alcuna motivazione fondata. L&#8217;articolo di Repubblica lascia poi allibiti: sembra scritto da un reporter che si è recato al Manzoni in seguito a una polemica scoppiata nella scuola, ma non è così, non c&#8217;era nessuna polemica in atto e quindi non si capisce cosa abbia spinto Vanni a scrivere l&#8217;articolo, né tantomeno si capisce come mai il deputato Pdl avesse già la dichiarazione pronta. Ma aspettarsi una spiegazione evidentemente è troppo: il caso è stato creato, che se la sbrighino insegnanti, studenti e preside.</p>
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		<title>Ora e sempre repressione</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 12:15:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ora e sempre repressione di Andrea Ferrario Nel solo giro di un mese c&#8217;è stato un fiorire di notizie che parlano di una Lombardia sempre più attanagliata dalla repressione. Si va dalla paranoia poliziesca, alla militarizzazione, agli sgomberi e agli spari contro gli immigrati, fino ai divieti più assurdi. E intanto il centrosinistra rincorre la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&#038;blog=7100082&#038;post=570&#038;subd=milanointernazionale&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ora e sempre repressione</strong></p>
<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p>Nel solo giro di un mese c&#8217;è stato un fiorire di notizie che parlano di una Lombardia sempre più attanagliata dalla repressione. Si va dalla paranoia poliziesca, alla militarizzazione, agli sgomberi e agli spari contro gli immigrati, fino ai divieti più assurdi. E intanto il centrosinistra rincorre la destra sullo stesso terreno.</p>
<p><span id="more-570"></span></p>
<p><strong>1. Ora e sempre paranoia</strong></p>
<p>&#8220;Ora e sempre resistenza&#8221; è un bello slogan, positivo, che invita alla lotta adesso e in futuro, riallacciandosi all&#8217;esperienza di chi in passato ha liberato l&#8217;Italia dai nazifascisti. Oggi però evidentemente è diventato roba pericolosa. Il 12 maggio qualcuno lo ha tracciato con lo spray su un muro esterno, e anche abbastanza nascosto a giudicare dalle foto, della Facoltà di Biologia dell&#8217;Università Statale di Milano. Accompagnandolo con una stella rossa che, si affrettano a specificare i giornali, &#8220;è dipinta internamente e quindi non tracciata per linee come erano quelle utilizzate, per esempio, delle Brigate Rosse&#8221;. Insomma, al massimo una questione che riguarda l&#8217;Amsa. E invece no, le cronache ci informano che &#8220;sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo informativo, che si stanno occupando delle indagini&#8221;! Un altro caso di paranoia politico-repressiva è quello della scuola elementare di viale Puglie, in zona Corvetto sempre a Milano. Alcuni insegnanti avevano appeso alle finestre dei cartelli con su scritto semplicemente &#8220;meno 1&#8243;, una forma pacifica e civilissima di protesta per fare sapere all&#8217;esterno che in seguito alla riforma Gelmini in quella scuola l&#8217;anno prossimo ci sarà un insegnante in meno. Non sia mai! Sono arrivati due agenti in borghese della Digos intimando alla dirigenza di fare rimuovere i cartelli. La preside ha eseguito subito gli ordini e ha fatto rimuovere cartelli analoghi anche dall&#8217;altra scuola che dirige, in via Martinengo. Ormai siamo alla paranoia completa, a un tristissimo &#8220;ora e sempre repressione&#8221;. Ce lo conferma un&#8217;altra lunga serie di notizie che riportiamo qui di seguito.</p>
<p><strong>2. Ora e sempre militarizzazione</strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;importante è evocare il clima d&#8217;assedio con i milanesi costretti in un fortino. Ma poi &#8216;arrivano i nostri&#8217;, cioè i militari&#8221;, scrive la Repubblica informando della proroga delle pattuglie di militari a Milano. Erano state introdotte un anno fa, per un periodo semestrale prorogabile &#8220;al massimo per altri sei mesi&#8221;. E invece, dopo la prima conferma per altri sei mesi, adesso sono state prorogate addirittura per un anno e mezzo, fino al 31 dicembre 2010, diventando così di fatto un dispositivo permanente. Schizofreniche le dichiarazioni rilasciate dai vari De Corato ecc. in questi giorni: da una parte si vanta un giorno l&#8217;efficacia delle pattuglie di militari citando cifre sul calo della criminalità (in realtà in atto progressivamente da anni, oltretutto in maniera ancora più marcata là dove, come a Brescia per esempio, le pattuglie non ci sono), dall&#8217;altra il giorno dopo se ne chiede il rinnovo a causa dell&#8217;aumento degli stupri. Intanto però sono riusciti a fare passare il concetto che la militarizzazione del territorio e delle città è ammissibile. Fino al punto che ora Pdl e Lega propongono un raddoppio del numero di soldati per esportare la militarizzazione anche all&#8217;hinterland milanese e al resto della regione (La Russa la vorrebbe, per esempio, nella già citata Brescia).</p>
<p><strong>3. Ora e sempre razzismo</strong></p>
<p>Allo stesso tempo è stata annunciata la proroga di un anno della nomina del prefetto Giovanni Lombardi a commissario straordinario per i rom. La notizia è arrivata in contemporanea allo sgombero del Marchiondi a Baggio dove, secondo quanto riferisce la stampa, si erano da tempo insediati circa 100 rom che si sono pacificamente allontanati all&#8217;arrivo delle forze dell&#8217;ordine. Ora l&#8217;edificio sarà disponibile per la &#8220;riqualificazione&#8221; in pensionato universitario, un&#8217;attività che si sta rivelando un bel business: il pensionato &#8220;ecomostro&#8221; di cui si prevede la costruzione in via Botticelli, venduto all&#8217;opinione pubblica come operazione sociale a prezzi calmierati, destinerà per esempio secondo le previsioni solo 50 delle 600 unità abitative all&#8217;affitto calmierato (alla cifra comunque non indifferente di 400 euro al mese) e le restanti 550 al prezzo esorbitante di 800-1.000 euro al mese. Intanto Repubblica informa che i rom espulsi dal Marchiondi si sono reinsediati alla rinfusa in prati e angoli della zona adiacente. Il Comune di Milano, per bocca dell&#8217;assessore alle Politiche Sociali (sic!), ha annunciato che presto si procederà allo sgombero dei campi regolari di via Novara e via Bonfadini. Il vicesindaco Riccardo De Corato da parte sua afferma che nei rimanenti campi regolari &#8220;potrà restare solo chi non è mai stato in galera&#8221;. Intende forse dire che si vuole passare alla regola secondo cui chi è stato in carcere perde il diritto a un&#8217;abitazione? Se fosse così si aprirebbero tempi duri, per esempio, per Salvatore Ligresti&#8230; Il presidente della Provincia naturalmente non ha perso l&#8217;occasione degli sgomberi per fare sentire la sua voce: Filippo Penati ritiene che si faccia troppo poco e invita a una intensificazione della repressione contro i rom e con l&#8217;occasione ricorda anche che non è ancora stata chiusa la moschea di viale Jenner. Gli risponde il presidente del centro culturale di viale Jenner, Abdel Amid Shari: &#8220;Noi eravamo d&#8217;accordo con il prefetto di far passare questo periodo di campagna elettorale sotto silenzio. Ma non vorrei che proprio a ridosso delle elezioni qualcuno ci voglia utilizzare per i propri fini elettorali. E&#8217; strano: Penati per 5 anni non si è accorto della nostra presenza, se non l&#8217;anno scorso. E la Lega sta facendo il suo mestiere. Non per risolvere un problema sociale ma perché vuole utilizzare i musulmani &#8216;cattivi&#8217; per avere qualche voto in più. Noi siamo disponibili al dialogo, ma non possiamo trasferirci se non ci troviamo di fronte a una proposta seria. Sicuramente non moriremo davanti a viale Jenner 50, ma ci facciano una proposta non propagandistica che contempli soddisfazione per la comunità islamica e per la popolazione milanese&#8221;. La stampa da parte sua cavalca la campagna ideologica contro i rom, il quotidiano Cronacaqui per esempio spara un grottesco titolone: &#8220;Expo e pugno di ferro sfrattano gli zingari dal Triboniano&#8221; (nel campo ci sarebbe stata una diminuzione di presenze). Di come si agisca su basi razziste è un esempio poi quanto riferisce il Giorno in un servizio sui pattugliamenti misti vigili-polizia in zona Duomo a Milano. Il quotidiano cita tra virgolette il relativo ordine di servizio: &#8220;Particolare attenzione dovrà essere prestata ai comportamenti degli extracomunitari nelle adiacenze dei portici settentrionali e dell&#8217;Arengario&#8221;.</p>
<p><strong>4. Ora e sempre divieti</strong></p>
<p>Su un altro fronte prosegue la paranoia dei divieti. L&#8217;assessore alla salute di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna (ex An, ora Pdl) ha deciso di vietare il fumo nei parchi della città. In alcuni servizi della stampa si parla di divieto nelle aree a verde attrezzato, e qui va specificato che a Milano, per gonfiare artificialmente le statistiche sulle aree verdi, vengono definite come tali anche numerosi normalissimi viali alberati. L&#8217;associazione di consumatori Codacons plaude all&#8217;intenzione di vietare il fumo delle sigarette nei parchi e arriva al delirio: &#8220;Proibiamo le sigarette anche fuori da scuola e dentro le auto&#8221;. Milano comunque non sarebbe la prima città a introdurre il divieto di fumare nei parchi, lo hanno già fatto altre come Napoli e Verona. E indovinate chi è stato il primo multato a Verona? Naturalmente un romeno! A Brescia invece si vuole vietare il cricket. Perché? Perché la più numerosa comunità di immigrati della città è quella dei pachistani (1.200), per i quali il cricket è lo sport nazionale, così come d&#8217;altronde per i cittadini del Bangladesh (1.000). Il relativo provvedimento naturalmente non citerà esplicitamente il cricket, bensì sancirà il divieto dei giochi sportivi nei parchi. Ma a Brescia esistono in alternativa numerose strutture per tutti gli sport più praticati, fatta eccezione il cricket che sarà quindi di fatto vietato. Così commenta Sayad Shah, portavoce dei pachistani di Brescia: &#8220;E&#8217; l&#8217;ennesimo schiaffo in faccia che riceviamo dalla giunta di centrodestra. L&#8217;alloggio, il rilascio di certificati, la possibilità di pregare: fanno di tutto per renderci difficile il raggiungimento dei nostri diritti fino a farci desistere. Per il cricket abbiamo più volte chiesto che ci mettessero a disposizione un&#8217;area, non ci hanno mai risposto. Ma fosse solo un problema sportivo&#8230;&#8221;. In provincia intanto si spara agli immigrati. Un pensionato di Bedizzole ha sparato a un nigeriano che aveva citofonato per vendergli della merce. L&#8217;uomo ora è in ospedale con una prognosi di venti giorni, si è salvato solo perché si è messo a correre a zig-zag. Il pensionato ha commentato freddamente: &#8220;L&#8217;ho messo in fuga con il fucile. Ma che cosa ho fatto di male?&#8221;.</p>
<p><strong>5. Ora e sempre alla rincorsa della destra</strong></p>
<p>E per finire, mentre la destra lombarda mette in atto una valanga di divieti, raggiungendo in alcuni casi punte di grottesca follia, il centrosinistra cosa fa? La rincorre, naturalmente! L&#8217;8 maggio l&#8217;opposizione di centrosinistra nel consiglio comunale di Milano ha proposto di introdurre una serie di nuovi ennesimi divieti, tra i quali quello di vendere alcolici di asporto dopo le 22 e quello di aprire locali notturni entro 150 metri da parchi e chiese.</p>
<p>(fonti: Il Giorno, 18 maggio, 26 maggio; Cronacaqui, 19 maggio; Repubblica, 13 maggio; 17 maggio; 19 maggio, 29 maggio; DNews Milano, 19 maggio; Corriere della Sera, 13 maggio, 20 maggio, 23 maggio)</p>
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