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	<title>Milano Internazionale &#187; Scuola</title>
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		<title>Milano Internazionale &#187; Scuola</title>
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		<title>A scuola di manganello</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:07:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Andrea Ferrario Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=866&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese si appresta ad affrontare l&#8217;emergente questione giovanile e la crisi economica.</strong></p>
<p><span id="more-866"></span></p>
<p>Nel giro di una sola settimana a Milano si è verificata una serie di fatti che dipingono un&#8217;immagine della città dai toni neri, nerissimi, in senso sia figurato che politico. I giornali li hanno riportati con ampi particolari, ma senza metterli in reciproco collegamento, come se non fossero attraversati tutti da un unico filo comune (un filo impersonato in particolare da uno che di nero e di fascismo se ne intende molto: il vicesindaco Riccardo De Corato). Vale pertanto la pena di ripercorrerli tutti insieme.</p>
<p>POLIZIA, MANGANELLI E CORRIERE DELLA SERA</p>
<p>Il 13 novembre, all&#8217;alba, con un blitz che ha visto la presenza spropositata di addirittura 90 poliziotti, sono stati arrestati tre militanti di sinistra del Collettivo autonomo Ringhiera in Ripa di Porta Ticinese, mentre altri due sono stati arrestati presso le loro abitazioni. L&#8217;accusa è quella pesante di rapina e minacce in seguito a un episodio in realtà molto meno pesante avvenuto presso la Libreria Cusl dell&#8217;Università Statale (da sempre area Comunione e Liberazione) il 2 ottobre scorso: secondo quanto riferiscono i giornali, i cinque avrebbero fatto alcune centinaia di fotocopie rifiutandosi poi di pagare e ne sarebbe nato un alterco con insulti e minacce, qualche testata parla anche di rissa. Valerio Ferrandi, 24 anni e già sotto sorveglianza speciale, è tuttora in carcere, mentre gli altri quattro sono agli arresti domiciliari. De Corato elogia le forze dell&#8217;ordine &#8220;che hanno riaffermato che la legge è uguale per tutti&#8221;: per tutti, forse, ma di sicuro non per il Comune, come illustra con chiarezza il caso del liceo Gandhi. La sera dello stesso 13 novembre quindici studenti lavoratori e professori del liceo serale Ghadhi di via XXV aprile sono entrati nella loro scuola occupandola. Sono esasperati, da due mesi protestano accampati nelle loro tende di fronte alla scuola serale (l&#8217;unica di Milano) per protestare contro la chiusura dei corsi per volontà del sindaco Letizia Moratti. Il particolare interessante è che il 22 ottobre il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha emesso un&#8217;ordinanza che impone la riapertura della scuola, ma il Comune non la applica. Dopo poche ore, l&#8217;alba del giorno successivo, ben sei camionette di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, accompagnati dai vigili del fuoco, arrivano alla scuola e con un blitz durante il quale sono stati usati addirittura una motosega e la fiamma ossidrica sgomberano a manganellate gli occupanti che gridano &#8220;vergognatevi, non siamo delinquenti: vogliamo tornare a studiare e voi fate a pezzi le nostre scuole&#8221;. Le forze dell&#8217;ordine intervengono insomma con la violenza per difendere chi non rispetto un&#8217;ordinanza, cioè il Comune, da chi protesta per rivendicare l&#8217;applicazione del proprio diritto allo studio, sancito peraltro da un tribunale. Mariolina Moioli, che non si capisce perché si fregi del titolo di assessore alle politiche sociali, visto che il suo lavoro ha come esito principalmente blitz di polizia, sgomberi, chiusure di scuole, licenziamenti e simili, rincara la dose: &#8220;L&#8217;occupazione ha provocato danni [presumibilmente si riferisce alle porte abbattute dalle forze dell'ordine con motosega e fiamma ossidrica - N.d.A.] e il Comune è intenzionato a procedere&#8221;. Passano solo tre giorni e ancora manganellate contro studenti e militanti di sinistra. Il 17 novembre si protesta in tutta Italia, ma anche in altre città d&#8217;Europa, all&#8217;insegna dello slogan &#8220;l&#8217;educazione non è in vendita&#8221; e centinaia di migliaia di studenti manifestano per le strade. Se a Torino gli studenti ricordano il loro compagno Vito Scaridi, ucciso un anno fa da un crollo dovuto all&#8217;incuria in cui versa la scuola italiana, a Milano si protesta anche per la chiusura del Gandhi e gli arresti dei cinque militanti di sinistra. Ma nella metropoli meneghina il corteo non è autorizzato, da piazza Cairoli qualche centinaia di studenti, quasi tutti delle superiori, si dirigono prima all&#8217;assessorato all&#8217;educazione in Largo Treves e poi in piazza della Scala per cercare di raggiungere Piazza Duomo. In Piazza Mercanti alcuni di loro vengono accerchiati dalla polizia, scattano la carica e le manganellate, con cinque studenti feriti e quattro arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, di cui due presto rilasciati in quanto minorenni. Gli arrestati sono due nomi noti tra gli studenti milanesi, perché da anni particolarmente impegnati nelle lotte studentesche, Gianmarco Peterlongo e Matteo Tunesi: i loro arresti appaiono quindi ben poco casuali. Così come appaiono ridicole le accuse di violenze contro i poliziotti, dato che questi ultimi erano a decine, ben messi, protetti da scudi e manganelli contro un piccolo gruppo di liceali pressoché tutti minorenni. Il giorno successivo i due arrestati vengono fatti scarcerare dal giudice (ma ora li attende un processo penale) e De Corato commenta acido: &#8220;per gli aderenti ai centri sociali vale il sistema delle facili scarcerazioni come per i clandestini&#8221;. Il Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli, giornale di proprietà tra gli altri di Banca Intesa e Salvatore Ligresti e che si sta trasformando sempre più nell&#8217;organo del nazional-populismo italiano, spara una raffica di articoli. Nel primo, un commento di Carlo Baroni dall&#8217;inopinato titolo &#8220;Quando si varca la sottile linea della violenza&#8221; (l&#8217;autore intende quella, inesistente, degli studenti e non quella, reale, della polizia) si parla della manifestazione con una retorica del tutto fuori luogo: i fatti vengono commentati usando termini come &#8220;rivolta sconsiderata&#8221;, &#8220;slogan urlati al cielo della violenza senza ragione&#8221; [!?! - forse Baroni si riferisce allo slogan "L'educazione non è in vendita"?], mentre in un altro articolo del Corriere si scrive, come esempio delle &#8220;violenze&#8221;, di &#8220;bidoni della spazzatura divelti&#8221;: rimaniamo in attesa che qualcuno ci spieghi come i cassonetti (e non bidoni) della spazzatura, che a Milano poggiano sui marciapiedi senza essere fissati, possano essere &#8220;divelti&#8221; &#8211; i vocaboli giusti sarebbero &#8220;rovesciati&#8221; o &#8220;spostati&#8221;, ma non suonano sufficientemente violenti&#8230; Due giorni dopo il Corriere condisce il tutto con un servizione mirato a discreditare le occupazioni, in cui tra le altre cose si rispolvera l&#8217;ipotesi del 5 in condotta per gli studenti che occupano. Per riassumere il quadro complessivo, quindi, in soli cinque giorni 9 arresti di studenti e militanti di sinistra, cinque studenti feriti, due blitz all&#8217;alba con decine di poliziotti in tenuta antisommossa, una carica a suon di manganellate, il tutto condito con i consueti due o tre sbrodoloni filoregime del Corriere.</p>
<p>NEOFASCISTI</p>
<p>A tutto questo va ad aggiungersi l&#8217;attivazione dei neofascisti, che a ottobre si sono presentati provocatoriamente due volte al Liceo classico Manzoni (il &#8220;più di sinistra&#8221; di Milano) e una volta al Parini per volantinare in gruppi composti da energumeni con caschi, che hanno tra l&#8217;altro effettuato filmati con i cellulari. In due casi l&#8217;iniziativa è stata di Lotta studentesca (Forza Nuova), in un caso invece di Blocco studentesco (Cuore Nero). Ieri poi quelli di Forza Nuova sono tornati al Manzoni con un&#8217;altra provocatoria azione &#8220;contro le zecche, ovvero gli studenti di sinistra&#8221;, uno slogan che va a braccetto con le manganellate della polizia. Vale la pena di ricordare a proposito un altro caso in cui i neofascisti, sempre quelli di Forza Nuova, hanno organizzato a Milano un&#8217;azione provocatoria che ha preceduto di poco le movimentazioni studentesche dell&#8217;Onda, durante le quali poi a Roma c&#8217;è stata la brutale aggressione da parte di un manipolo del Blocco studentesco contro alcuni liceali, sotto gli occhi della polizia che non è intervenuta. Nel settembre 2008 Forza Nuova aveva preso di mira il liceo linguistico comunale Manzoni di Lambrate. I locali del liceo sono di proprietà dei Martinitt, che li  dà in affitto al Comune ma ne utilizza alcuni in un&#8217;ala adiacente per ospitare alcuni ragazzi minorenni stranieri. Forza Nuova ha prima attaccato striscioni e manifesti contro i Martinitt sul muro dell&#8217;edificio con evidenti fini di minaccia nei confronti dei ragazzi da loro ospitati, che infatti per paura di raid sono stati allontanati dall&#8217;edificio per alcuni giorni, poi ha organizzato un volantinaggio con slogan deliranti come &#8220;Il Manzoni agli studenti, Italia agli italiani&#8221;. I neofascisti nell&#8217;occasione hanno tra l&#8217;altro dimostrato di essere totalmente estranei alla scuola in questione e più in genere alla città: da sempre a Milano il liceo linguistico viene chiamato &#8220;la&#8221; Manzoni (che un tempo era femminile) per distinguerlo da &#8220;il&#8221; Manzoni liceo classico. Va notato poi, in relazione a quest&#8217;ultimo caso che ha colpito un&#8217;istituzione di beneficienza di Milano dalla tradizione secolare come i Martinitt, che il Corriere della Sera, altrimenti prodigo di articoloni sulla &#8220;violenza&#8221; degli studenti di sinistra, non ha nemmeno riportato la notizia. Quello che comunque risulta evidente è che negli ultimi tempi, e in particolare nell&#8217;ultimo mese e mezzo, c&#8217;è stata una particolare &#8220;attenzione&#8221; dei neofascisti nei confronti della scuola, che coincide, guarda un po&#8217;, con quella della polizia e i relativi arresti e manganellate: cadono in questi giorni i quaranta anni dall&#8217;autunno caldo e da Piazza Fontana, e alla luce della storia le coincidenze di tempistica tra le azioni dei neofascisti e quelle dei cosiddetti &#8220;difensori dell&#8217;ordine&#8221; suonano particolarmente inquietanti. Più in generale, la violenta campagna repressiva contro gli studenti va letta nel contesto del momento. Da una parte la riforma Gelmini entra nella sua fase applicativa con le relative concrete conseguenze deleterie. Dall&#8217;altra, come abbiamo già notato in un recente numero del nostro Diario della crisi in Lombardia, la crisi ha effetti particolarmente pesanti per i giovani, in conseguenza soprattutto del crollo delle assunzioni che chiude loro prospettive per il futuro. Arresti, manganellate e provocazioni fasciste hanno quindi la funzione di prevenire eventuali più ampie proteste, isolando chi è più attivo e incutendo paura agli altri potenziali contestatori.</p>
<p>ROM E AMBROGINI</p>
<p>Al quadro repressivo/decoratiano vanno aggiunti altri episodi, sempre di questi giorni. Quello più odioso è quello dello sgombero del campo rom di via Rubattino, in zona Lambrate, a due passi dallo stabilimento Innse. 61 famiglie, ivi compresi 40 bambini che frequentavano le scuole del quartiere, sono state sbattute per la strada nel giro di solo un paio di ore con un&#8217;operazione di polizia. Il Comune in un primo tempo non ha proposto nemmeno la soluzione del dormitorio per le donne e i bambini (comunque solo d&#8217;emergenza e inaccettabile), contrariamente a quanto aveva fatto in passato. Poi, su pressione di associazioni e di alcuni politici dell&#8217;opposizione, il Comune ha proposto il dormitorio per le mamme e i bambini, ma questa volta &#8220;solo fino al settimo anno di età&#8221;, una novità senza alcuna logica e per questo particolarmente crudele e chiaramente persecutoria. Non a caso solo in dodici hanno accettato. Il risultato dello sgombero è il solito: la sera decine di rom si sono rifugiati alla bell&#8217;e meglio in qualche luogo della zona (in aree dismesse o sotto i ponti) per essere poi di nuovo sgomberati due volte. In realtà questo caso ha mostrato anche un volto di Milano molto più bello di quello truce del barbuto De Corato, che è il vero ispiratore della campagna sgomberi. Qualche giorno prima si era tenuta una fiaccolata di abitanti del quartiere che, pur segnalando l&#8217;inabitilità del campo, hanno manifestato contro lo sgombero preannunciato, in solidarietà anche ai bambini rom che frequentavano le stesse scuole dei loro figli. Alcune mamme e bambini sgomberati sono stati poi ospitati proprio da alcune di queste famiglie e dagli insegnanti di alcune di queste scuole, nonché in alcune parrocchie, una manifestazione di coraggiosa solidarietà come non si vedeva da tempo in città. Nel momento in cui scriviamo circa un centinaio di rom, tra i quali i quaranta bambini, si sono rifugiati in una chiesa di via Feltre chiedendo di essere ospitati in strutture della protezione civile, ma il Comune ha ribadito il suo no e offre solo soluzioni di emergenza parziali, rifiutando di prendere in considerazione soluzioni che non comportino la divisione dei nuclei familiari. Se le repressioni contro gli studenti milanesi erano già in odore di fascismo, lo sgombero di Lambrate puzza direttamente di nazismo. L&#8217;ultimo evento della serie, di gran lunga meno preoccupante ma anch&#8217;esso disgustoso, è quello dell&#8217;assegnazione degli Ambrogini d&#8217;oro, che ormai vengono spartiti in base al dettame dei partiti esattamente come vengono spartite le poltrone ai vertici del potere amministrativo, anche loro d&#8217;oro. Su richiesta della Lega uno degli Ambrogini è andato ai manovali di quella che è un&#8217;altra operazione in odore di fascismo, i 32 vigili del nucleo trasporto pubblico che vanno a caccia di stranieri senza biglietto da rinchiudere in un apposito bus con grate, come è stato denunciato e documentato da Repubblica in una serie di articoli di Franco Vanni. Gli italiani senza biglietto, che pure ci sono, non subiscono la medesima sorte. D&#8217;altronde, come ha rilevato perfino il Corriere della Sera e come ha riscontrato in più occasioni anche chi scrive, il più delle volte i controllori i biglietti li verificano solo agli immigrati.</p>
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		<title>Non mi sento italiano&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 19:08:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il caso orwelliano del Liceo Manzoni di Milano, dove un professore che volontariamente organizza un interessante cineforum per gli studenti è entrato nel mirino di una parlamentare Pdl perché ha intitolato la rassegna con il nome di un monologo di Giorgio Gaber: &#8220;Non mi sento italiano&#8221;. Il tutto in seguito a un articolo di Repubblica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=795&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il caso orwelliano del Liceo Manzoni di Milano, dove un professore che volontariamente organizza un interessante cineforum per gli studenti è entrato nel mirino di una parlamentare Pdl perché ha intitolato la rassegna con il nome di un monologo di Giorgio Gaber: &#8220;Non mi sento italiano&#8221;. Il tutto in seguito a un articolo di Repubblica la cui strana tempistica lascia allibiti.</strong></p>
<p><span id="more-795"></span></p>
<p>È passata solo una manciata di giorni dall&#8217;inizio delle lezioni, e anche la scuola precipita nell&#8217;atmosfera orwelliana della volgare propaganda ideologica che sta sempre più colpendo Milano e l&#8217;Italia. Lo scandalo scoppiato nei giorni scorsi a Liceo Classico Manzoni di Milano ha a tale proposito letteralmente dell&#8217;incredibile: ne riassumiamo gli elementi principali qui di seguito, accompagnandoli con alcuni commenti. Da alcuni anni un professore del liceo organizza di propria iniziativa, presso la scuola stessa, dei cicli pomeridiani di film a tema, facendoli seguire da un commento e da un dibattito. Un&#8217;iniziativa solo e unicamente encomiabile, perché è uno stimolo alla riflessione dei ragazzi e li avvicina a un&#8217;arte cinematografica altrimenti totalmente assente dall&#8217;insegnamento, mettendola tra l&#8217;altro in collegamento con altre materie. E la validità dell&#8217;iniziativa dell&#8217;insegnante è confermata dall&#8217;assidua presenza degli studenti alle proiezioni pomeridiane, nonostante la loro frequenza sia del tutto libera e facoltativa. Quest&#8217;anno per il ciclo a tema il professore ha scelto il titolo &#8220;Non mi sento italiano (ma per fortuna o purtroppo lo sono)&#8221;, il nome di un monologo del milanese Giorgio Gaber, individuato come ideale per una rassegna mirata a &#8220;favorire la riflessione su alcuni atteggiamenti tanto diffusi e radicati nella nostra penisola da diventare parte integrante dell&#8217; identità nazionale&#8221;. Nell&#8217;ambito del cineforum verranno proiettati classici del cinema italiano come &#8220;Il sorpasso&#8221; di Dino Risi, &#8220;La grande guerra&#8221; di Mario Monicelli e &#8220;Gomorra&#8221; di Matteo Garrone. Ma il 19 settembre la pagina milanese di Repubblica è uscita con <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/19/non-mi-sento-italiano-bufera-sul-cineforum.html" target="_blank">un inatteso articolo, scritto da Franco Vanni,</a> in cui si dice che il titolo &#8220;Non mi sento italiano&#8221; [l'autore però omette di citare il sottotitolo "(ma per fortuna o purtroppo lo sono)"] è &#8220;una provocazione che ha diviso gli studenti&#8221; e si riferisce che ora se ne occuperà il ministro Gelmini, &#8220;a cui la deputata del Pdl Paola Frassinetti annuncia che presenterà un&#8217;interrogazione&#8221;. L&#8217;interessamento della parlamentare del Pdl, scrive Vanni, &#8220;arriva dopo le proteste di alcuni ragazzi [in realtà Vanni ne cita solo uno - N.d.R.] che considerano «offensivo per l&#8217; Italia» il nome della rassegna&#8221;. Ecco la allucinante dichiarazione rilasciata a Repubblica da Frassinetti: &#8220;È una provocazione diseducativa, il fatto è grave e presenterò un&#8217; interrogazione al ministro. Se si vuole diffondere il senso civico, la cosa peggiore che si possa fare è svilire il valore dell&#8217;amore per la patria&#8221;. Cosa c&#8217;entra l&#8217;&#8221;amor di patria&#8221;? E di quale senso civico si farnetica? E&#8217; un preludio alla messa all&#8217;indice di Risi, Monicelli, Garrone perché poco &#8220;patriotici&#8221;? Agli studenti verrà vietato di ascoltare Gaber? Ma non è tutto. L&#8217;autore dell&#8217;articolo insiste nel dare l&#8217;immagine di una &#8220;scuola divisa&#8221; e scrive che, &#8220;dopo avere letto il titolo shock sul sito Internet della scuola, Marco, iscritto al secondo anno «decisamente di sinistra», sbotta: «Sono appena morti i nostri soldati in Afghanistan e lo hanno fatto per l&#8217; Italia. La citazione di Gaber non la capisce nessuno, fossi il preside io quel titolo lo avrei cambiato al volo»&#8221;. Nell&#8217;articolo si cita poi il parere di segno contrario di una studentessa dello stesso liceo. Il nome Marco probabilmente è di fantasia perché, e questo è il primo particolare sconcertante della faccenda, al Manzoni prima dell&#8217;articolo di Franco Vanni nessuno aveva avuto da ridire pubblicamente sul titolo della rassegna cinematografica. Non è affatto vero che la scuola era divisa, semplicemente perché la polemica è iniziata solo ed esclusivamente dopo la pubblicazione dell&#8217;articolo di Vanni. E che la scuola ancora oggi non sia affatto divisa lo conferma il fatto che, a seguito del polverone artificiosamente sollevato dall&#8217;articolo della Repubblica, alcuni studenti hanno organizzato una raccolta di firme a favore della regolare tenuta del cineforum con il titolo originale &#8220;Non mi sento italiano&#8221;, ottenendo il sostegno attivo della schiacciante maggioranza di circa 600 studenti sugli 850 che frequentano la scuola (i rimanenti, va sottolineato, non si sono pronunciati contro, ma si sono solo astenuti dal firmare, o magari non sono nemmeno stati raggiunti dalla richiesta di firma): il quotidiano milanese nei giorni successivi non ha riportato questa notizia. Si pongono poi alcune fondamentali domande. Come mai, pur non essendo in atto nella scuola alcuna polemica, il deputato Pdl Frassinetti era a conoscenza del titolo della rassegna e già pronta a dichiarare alla Repubblica l&#8217;intenzione di fare un&#8217;interrogazione al ministro Gelmini? Queste circostanze fanno sorgere il dubbio che le cose siano andate ben diversamente, per esempio che il fantomatico &#8220;Marco&#8221; abbia semplicemente riferito del titolo della rassegna a un parente o conoscente adulto attivo nel mondo del giornalismo o della politica, il quale ha deciso di utilizzare l&#8217;informazione per un&#8217;indegna montatura politica. Tra l&#8217;altro le parole e i concetti di &#8220;Marco&#8221; citati da Repubblica appaiono ben poco consoni a un ragazzino di 15 anni, indipendentemente dalle sue idee politiche, e suonano più come quelle di un adulto uso agli effetti giornalistici o alle manovre politiche (il nesso con i soldati italiani uccisi in Afghanistan, l&#8217;invito indiretto al preside a cambiare il titolo della rassegna). L&#8217;impressione è quindi quella che si tratti di una polemica montata ad arte esclusivamente per bassi fini politici. C&#8217;è da chiedersi poi perché lo studente, se esiste veramente, non si sia fatto avanti pubblicamente, visto che il Liceo Manzoni è noto in città per la sua atmosfera di civile dibattito e visto anche che le sue idee trovano, come è stato dimostrato poi dalla posizione del deputato Pdl, ampio sostegno ai massimi vertici del potere. In realtà uno dei particolari più diseducativi della vicenda è proprio che incoraggia chi invece di scegliere il dibattito pubblico opta per la boutade di fronte ai giornalisti, o ancora peggio per la denuncia anonima (ancora oggi gli studenti del Manzoni non hanno la minima idea di chi possa essere questo presunto loro collega Marco). Probabilmente da oggi al Manzoni ci saranno alcuni studenti che &#8220;non si sentono italiani&#8221;, non nel senso ironicamente provocatorio ma positivo del titolo del cineforum, ma in quello deprimente e oppressivo di chi italiano è a tutti gli effetti, ma è preso di mira nel proprio civile convivere da connazionali potenti e dalla voce pesante. Ma non si tratta solo di un grave caso di maleducazione da parte degli adulti nei confronti dei giovani, bensì anche di un preoccupante caso di sfruttamento degli studenti per una campagna ideologica di bassa lega e a chiarissimi fini politici, di un tentativo di dividerli tra di loro e di creare divisioni tra gli studenti stessi, i loro professori e il dirigente scolastico. Ed è anche una chiara intimidazione: ogni volta che farete un&#8217;iniziativa autonoma, state attenti che potrete essere sempre colpiti, anche senza alcuna motivazione fondata. L&#8217;articolo di Repubblica lascia poi allibiti: sembra scritto da un reporter che si è recato al Manzoni in seguito a una polemica scoppiata nella scuola, ma non è così, non c&#8217;era nessuna polemica in atto e quindi non si capisce cosa abbia spinto Vanni a scrivere l&#8217;articolo, né tantomeno si capisce come mai il deputato Pdl avesse già la dichiarazione pronta. Ma aspettarsi una spiegazione evidentemente è troppo: il caso è stato creato, che se la sbrighino insegnanti, studenti e preside.</p>
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		<title>In breve da Milano e dalla Lombardia, 1 giugno 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 09:33:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In breve da Milano e dalla Lombardia, 1 giugno 2009 Mentre il Comune di Milano perde milioni, in Unicredit si gioisce &#8211; Scuole e crolli: si aspetta un&#8217;altra tragedia? &#8211; Quando qualcosa si muove &#8211; Condannati Albertini, De Corato e Masseroli&#8230; &#8211; &#8230;e condannato anche Roberto Castelli &#8211; Il ciellino si cambia d&#8217;abito &#8211; La [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=574&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In breve da Milano e dalla Lombardia, 1 giugno 2009<br />
</strong></p>
<p>Mentre il Comune di Milano perde milioni, in Unicredit si gioisce &#8211; Scuole e crolli: si aspetta un&#8217;altra tragedia? &#8211; Quando qualcosa si muove &#8211; Condannati Albertini, De Corato e Masseroli&#8230; &#8211; &#8230;e condannato anche Roberto Castelli &#8211; Il ciellino si cambia d&#8217;abito &#8211; La paura e la rabbia corrono sui binari &#8211; No, la multa a Trenitalia non si può &#8211; Apartheid leghista: assistere senza vomitare? &#8211; All&#8217;Università la sinistra si riprende</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-574"></span>***</p>
<p><strong>Mentre il Comune di Milano perde milioni, in Unicredit si gioisce</strong></p>
<p>Lo scandalo dei derivati del Comune di Milano, al quale Milano Internazionale ha dedicato recentemente un articolo (<a href="http://milanointernazionale.it/2009/05/11/derivati-e-bilancio-le-mani-della-finanza-creativa-su-milano/" target="_blank">http://milanointernazionale.it/2009/05/11/derivati-e-bilancio-le-mani-della-finanza-creativa-su-milano/</a>), si arricchisce di nuovi particolari. Al centro dell&#8217;attenzione è ora la banca Unicredit, dopo che la registrazione di una telefonata è stata depositata al Tribunale del Riesame nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sul buco creato nelle casse comunali dai derivati legati alla ristrutturazione del debito di Palazzo Marino. Come scrive la Repubblica: &#8220;Mentre il Comune di Milano si incamerava una perdita di circa 100 milioni di euro sui derivati, i manager di Unicredit festeggiavano per avere incassato un profitto di 2 milioni e 40.000 euro in poche ore&#8221;. L&#8217;8 settembre Andrea Gavazzoni di Unicredit comunica a un collega la chiusura dell&#8217;operazione del derivato stipulato dal Comune nel 2002 con Unicredit, e che generava per Palazzo Marino perdite per circa 100 milioni. Palazzo Marino si accollava 20 milioni di perdite, altri 48 milioni venivano rinegoziati con le banche estere oggi sotto inchiesta, mentre Unicredit ne ristrutturava 20. Da quella ristrutturazione le quattro banche estere incassavano 12 milioni di euro di profitti e Unicredit ben 2 milioni. Ecco alcune delle frasi pronunciate nello scambio telefonico tra Gavazzoni e il suo collega: &#8220;Grandi ragazzi, bisogna che facciamo un aperitivo o una cena per sta cosa qua&#8221;, &#8220;due milioni e quarantamila, ah cazzo, buttali via, si lavora una settimana&#8230;&#8221;, &#8220;come due milioni? Dai non scherzare che son soldi, ragazzi, non scherzate! Come hai fatto a fare due milioni di utile?&#8221; Gavazzoni: &#8220;Vabbe&#8217;, tu basta che ti rivolgi alle persone giuste e vedrai che sarai sempre soddisfatto&#8221; &#8211; quest&#8217;ultima frase è quella su cui supponiamo che la magistratura si concentrerà maggiormente. Prosegue la Repubblica: &#8220;Perdite per il Comune e utili per la banca sui quali i capi della divisione derivati di Unicredit calibravano i loro bonus. Nel 2005, Davide Mereghetti e Luca Fornoni, i capi dei &#8216;negoziatori&#8217; di derivati con Palazzo Marino, hanno percepito un reddito di 3,4 milioni di euro a testa&#8221;. Intanto, secondo gli ultimi dati del Comune di Milano pubblicati dal Sole 24 Ore, i derivati stipulati nel 2005 dalla giunta di Gabriele Albertini stanno generando una perdita (valore di mercato attuale) di oltre 231 milioni di euro.</p>
<p>(fonti: Repubblica, 23 maggio; Sole 24 Ore, 26 maggio)</p>
<p><strong>Scuole e crolli: cosa si aspetta, che succeda un&#8217;altra tragedia?</strong></p>
<p>E&#8217; un vero e proprio bollettino di guerra, che passa inosservato in piccoli trafiletti nelle pagine locali dei giornali lombardi. A Milano e in Lombardia nel solo mese di maggio si sono registrati altri tre crolli in scuole pubbliche. Nella scuola elementare di via Visconti, zona Bonola, il 6 maggio una piastrella ha ceduto, si è staccata dal muro ed è crollata in testa a una bambina, che è stata portata al pronto soccorso, fortunatamente senza serie conseguenze. Di fronte ai continui episodi che da mesi segnalano una situazione di fortissimo rischio per l&#8217;incolumità di alunni e insegnanti nelle scuole lombarde e milanesi, il commento dell&#8217;assessore milanese ai lavori pubblici Bruno Simini, riportato dal Corriere della Sera il 7 maggio, lascia stupefatti: &#8220;A questo punto sono sempre più convinto della necessità di far partire un monitoraggio su tutti gli edifici pubblici di Milano&#8221;. A questo punto? Sempre più &#8220;convinto&#8221;? Monitoraggio? Cosa aspetta l&#8217;assessore a disporre interventi con la massima urgenza? Che ci scappi il morto? Basta guardarsi in giro per vedere che la situazione in Lombardia e nel Nord è generalizzata. Il 25 maggio nella scuola materna Pagode, a San Donato, è crollato l&#8217;intero soffitto di un salone dell&#8217;istituto, per fortuna durante il fine settimana quando la scuola era chiusa. Spiega un genitore: &#8220;Il problema più grave è che i bambini giocano tutti i giorni in quel salone. Poteva essere una tragedia&#8221;. Ora i bambini rimarranno a casa, probabilmente fino alla fine dell&#8217;anno scolastico. Il 29 maggio alla scuola elementare Mozzi di Treviglio è crollato il controsoffitto di un androne esterno e anche in questo caso per fortuna è successo poco dopo la fine dell&#8217;orario, quando gli alunni erano già usciti. Sono venuti giù d&#8217;un colpo quasi quaranta metri quadri di rivestimento isolante del soffitto, per un peso stimato di tre quintali: poteva essere una strage, come a San Donato. L&#8217;incidente è avennuto nella stessa data in cui, di notte, è crollato un soffitto nella scuola elementare Gabelli di Belluno, dove due anni fa era venuto giù un altro soffitto: anche qui strage sfiorata. Per farsi un&#8217;idea della spaventosa situazione dei crolli nelle scuole italiane è sufficiente digitare in Google le parole &#8220;scuola crollo soffitto&#8221;. Ma nessuno ne parla nei dovuti termini, se non a tragedia avvenuta, come a Rivoli nel novembre scorso quando è morto uno studente. Intanto si tagliano i fondi alle scuole e si stanziano cifre folli per progetti faraonici destinati a rimpinguare di miliardi le tasche degli speculatori, come l&#8217;Expo 2015 e il Ponte sullo stretto di Messina.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 7 maggio, 26 maggio, 30 maggio)</p>
<p><strong>Quando qualcosa si muove</strong></p>
<p>Il 25 maggio è stato rioccupato, a un anno dallo sgombero, il centro sociale SOS Fornace di via S. Martino 20 a Rho. Nel suo comunicato il Fornace (http://www.sosfornace.org), che ha una lunga tradizione di lotte per la difesa del territorio, scrive: &#8220;l&#8217;esperienza del centro sociale è stato un vero e proprio esempio di &#8216;riqualificazione dal basso&#8217; di un&#8217;area dismessa che attraverso l’autogestione, è stata riportata in vita, facendola diventare in tre anni un contenitore di esperienze critiche e conflittuali contro la ristrutturazione che sta subendo il nostro territorio. [...] La scelta dell’area di via S. Martino non è dovuta alla nostalgia. Questo spazio è situato in un’area strategica rispetto al prossimo sviluppo della città e alla costruzione della città-vetrina. Nel nuovo PGT i quartieri di S. Martino e Lucernate sono infatti indicati come epicentri della trasformazione verso il futuro assetto prospettato per Rho: quello di essere un cento direzionale sul modello de “La Défense” parigina, che comporterà la riconversione delle aree produttive e la conseguente terziarizzazione del territorio attraverso la costruzione di strutture ricettive, centri commerciali, uffici e la “densificazione” dei tessuti residenziali a bassa intensità. La città-vetrina di Fiera ed Expo è un cimitero di passioni per chi ci vive. E’ una città grigia, vuota, escludente, governata dalla paura del “nemico pubblico” di turno, nella quale le politiche securitarie si abbattono contro i soggetti deboli e non omologati &#8211; materia di ordine pubblico quando non di decoro urbano &#8211; tutelando nel contempo il profitto e la rendita dei soliti affaristi e speculatori malgrado i veri produttori di ricchezza di questo territorio siano precari e migranti. Al cemento si unisce dunque il manganello, connubio ben rappresentato dalla scricchiolante maggioranza che governa la città. Da una parte, al timone delle trasformazioni, il sindaco Zucchetti: ciellino, uomo di Formigoni ed emissario della Compagnia delle opere, e quindi della Fiera; dall’altra la Lega Nord, della cui pretesa di difendere il territorio rimane solo il razzismo e l’intolleranza, visto che gli interessi dei cittadini rhodensi sono già stati ampiamente svenduti in cambio di qualche poltrona nei posti chiave di Fiera Milano e della Società di Gestione di Expo 2015. Con questa occupazione vogliamo aprire una vertenza rispetto all’assetto complessivo che questo territorio, stretto nelle mani rapaci di Fiera ed Expo, andrà ad assumere nei prossimi anni. Riporteremo in via S. Martino 20 i percorsi, le vertenzialità e il conflitto che abbiamo prodotto, autorganizzandoci, all’interno della città vetrina di Expo 2015&#8243;.</p>
<p>Il 27 maggio a Milano c&#8217;è stata una arrabbiata ma festosa occupazione dell&#8217;Ufficio Scolastico Provinciale di Milano, promossa dall&#8217;Assemblea delle Scuole del Milanese. &#8220;Volevano azzerare il tempo pieno, imporre il maestro unico, tagliare e far quadrare il bilancio del governo e dei banchieri, facendo saltare quello dell&#8217;istruzione. Dicevano che la &#8216;gente&#8217; stava con loro. Poi la &#8216;gente&#8217; ha scelto, in massa, il tempo pieno, riducendo la scelta del maestro unico a percentuali ridicole&#8221;, scrive in un comunicato l&#8217;Assemblea, che invita alla lotta concludendo: &#8220;A quelli che sono rassegnati, a quelli cui sono spuntati un po&#8217; di mali, a quelli che &#8216;vorrei andar via da questo paese&#8217;, a quelli del &#8216;c&#8217;ho le bollette&#8217;, diciamo: venite con noi. Non chiudete la finestra, perché non c&#8217;è limite al peggio. Dimostriamo che siamo un osso duro, non diamo loro il segnale di via libera, o i prossimi due anni porteranno a termine il massacro che hanno iniziato&#8221;. Proprio questi giorni è stato dato il via alla definizione degli organici nelle scuole superiori milanesi. Oltre ai 403 tagli già previsti la &#8220;razionalizzazione degli organici&#8221; comporterà il sacrificio di altri 500 posti di lavoro. Come spiega il sindacalista Pippo Frisone: &#8220;tutte le discipline saranno penalizzate, tranne l&#8217;insegnamento della religione cattolica, dove ci saranno ancora docenti con poche unità di alunni&#8221;.</p>
<p>(fonti: Il Manifesto, 26 maggio; Il Giornale, 22 maggio)</p>
<p><strong>Condannati Albertini, De Corato e Masseroli&#8230;</strong></p>
<p>Il 12 maggio la quarta Corte d&#8217;Appello di Milano ha condannato l&#8217;ex sindaco Gabriele Albertini (Pdl-Forza Italia), il vicesindaco Riccardo De Corato (Pdl-An) e l&#8217;assessore Carlo Masseroli (Pdl-Cl), insieme ad altri quattro consiglieri della maggioranza, a risarcire con la cifra simbolica totale di tremila euro gli esponenti dell&#8217;opposizione Basilio Rizzo, Milly Moratti e Maurizio Baruffi. I fatti risalgono al marzo 2003, quando la maggioranza di centrodestra aveva fatto preparare e protocollare in anticipo 92 emendamenti in bianco per fare decadere gli oltre 2.000 emendamenti presentati dall&#8217;opposizione al bilancio preventivo per quell&#8217;anno. L&#8217;imbroglio era fallito per l&#8217;intervento di una consigliera comunale e dei vigili urbani. Il particolare che rende ancora più interessante il tutto è che proprio un mese fa Albertini, per sostenere l&#8217;infondatezza di ogni ipotesi di una sua colpevolezza per lo scandalo derivati, aveva citato come esempio il fatto di essere stato assolto in primo grado per la faccenda degli emendamenti in bianco.</p>
<p>(fonti: Avvenire e Repubblica, 13 maggio)</p>
<p><strong>&#8230;e condannato anche Roberto Castelli</strong></p>
<p>L&#8217;attuale ministro delle infrastrutture Roberto Castelli è stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire all&#8217;erario 50.000 euro insieme al suo ex capo di gabinetto Settembrino Nebbioso. I fatti risalgono all&#8217;inizio del 2000, quando il leghista Castelli era ministro della giustizia e aveva affidato alla società Global Brain un&#8217;analisi dell&#8217;efficienza del sistema giudiziario. La consulenza era stata assegnata senza bando di gara e la commissione che avrebbe dovuto vigilare sulla società era stata nominata solo quando il lavoro di cui era incaricata la Global Brain era praticamente già concluso. A seguito di accertamenti da parte della Guardia di Finanza si è scoperto che la Global Brain non era conosciuta nel settore e soprattutto che:” era stata costituita solo un mese prima (il 12 novembre 2001) con capitale sociale versato di € 10.000, dalla Società M &amp; P Risk Agency Spa (42% delle quote), dalla Global Brain di Alberto Uva e C. (43% delle quote) e dal Signor Bruno Della Negra (15% delle quote) e che nel lasso di tempo segnato dalle date testè indicate non aveva mai operato”. La sentenza ricostruisce anche uno strano accadimento: nel luglio del 2001 ad “una serata Mondana” a casa del Sig. Uva, Castelli espone la sua idea di realizzare un progetto di implementare l’efficienza degli uffici giudiziari. La Global Brain viene creata appositamente per questo scopo, in barba alla legge che impone un bando di concorso. Il motivo della condanna è che: primo la Global Brain ricevette l’incarico su segnalazione diretta del Ministro (Castelli) “l’affidamento dell’incarico è avvenuto non in base ad attestate qualità professionali della Global Brain – società che ancora non esisteva al tempo dell’assunzione della decisione di operare nel campo dell’efficienza del sistema giudiziario – sibbene all’evidente fine di favorire soggetti noti al Ministro; la Global non ha mai formalizzato in una proposta contrattuale l’oggetto delle prestazioni da eseguire, con la conseguenza che i reciproci diritti ed obblighi sono stati individuati in modalità del tutto irrituali…”. Secondo, la Global Brain non fece nulla di quanto pattuito ma ricevette comunque il compenso e non solo, ricevette anche altri due incarichi “la Global Brain non ha posto in essere alcuna attività, essendosi limitata a partecipare ai lavori della Commissione, come risulta dai processi verbali delle relative sedute, analiticamente esaminati nell’atto di citazione”…” E, di fatto, il 16 luglio 2002, la Global Brain invia al capo di gabinetto del Ministro una lettera (pag. 40 della citazione) con la quale si comunica l’avvenuta conclusione del progetto secondo tempi e attività concordate, circostanze entrambe non rispondenti al vero”</p>
<p>(fonte: Corriere della Sera, 10 aprile 2009)</p>
<p><strong>Il ciellino si cambia d&#8217;abito</strong></p>
<p>Sulla Repubblica del 16 maggio Franco Capitano racconta il background della nomina del ciellino Claudio Artusi ad amministratore delegato del megaprogetto Citylife, avvenuta in questi giorni: &#8220;Il 28 giugno 2004 una Commissione di valutazione composta dal consiglio di Sviluppo Sistema Fiera, guidata dall&#8217;allora amministratore delegato Claudio Artusi, selezionò la short list delle migliori offerte per l&#8217;acquisto e la riqualificazione dei 255mila metri quadrati del quartiere storico della Fiera. Pochi giorni dopo, il 2luglio, la fase finale dell&#8217;asta assegnò l&#8217;area alla cordata Citylife (Generali, Ras, gruppo Ligresti e altri), che vinse la gara con un&#8217;offerta di 523 milioni, nettamente superiore a quelle di Pirelli Re e Risanamento. Cinque anni più tardi, l&#8217;uomo che pilotò quella scelta, cioè Artusi (che negli anni successivi ha guidato Fiera Spa), diventa amministratore delegato di Citylife, cioè della società che acquisì quei terreni. Insomma, il venditore diventa numero uno della società acquirente. Un cambio d&#8217;abito, e via&#8221;.</p>
<p><strong>La paura e la rabbia corrono sui binari</strong></p>
<p>Da inizio aprile su alcune tratte della Linea 2 della metropolitana di Milano i treni hanno ridotto sensibilmente la velocità. Nei punti in cui si viaggiava a 50 all&#8217;ora adesso si viaggia a 15, in altri si è passati da 70 a 30. Il motivo non è dei più rassicuranti per i 90 milioni di viaggiatori che utilizzano ogni anno la linea verde. Il rallentamento è infatti dovuto, come scrive il Corriere della Sera, al fatto che sui binari ci sono scambi con il ferro deteriorato, meccanismi logori, strutture ormai usurate e pericolose. Il 2 dicembre scorso si era evitata la tragedia solo per la prudenza dei macchinisti: un pezzo di binario arrugginito si era spaccato di netto facendo deragliare un treno, per fortuna i macchinisti che erano passati poco prima da quel punto si erano accorti che qualcosa non andava e dopo la loro segnalazione la centrale aveva avvisato di diminuire sensibilmente la velocità. Il 23 maggio un tram della linea 5 ha deragliato nel centralissimo Corso Italia trascinandosi per 35 metri. Corso Italia è stato bloccato per ore e il traffico è andato in tilt. L&#8217;incidente sarebbe dovuto a un deviatoio dello scambio dei binari che si è aperto di scatto durante il passaggio della vettura. Non è un semplice caso fortuito, dato che un altro incidente con le medesime modalità si era verificato solo qualche giorno prima in Piazza Cinque Giornate. Non sorprende che gli utenti dei &#8220;servizi&#8221; ATM siano sempre più esasperati. Il 25 maggio dopo avere aspettato per oltre mezz&#8217;ora il tram 1 in via Settembrini hanno visto arrivare due vetture, entrambe però dirette al deposito. E allora hanno deciso di occupare i binari, chiedendo all&#8217;autista di caricarli e di fare una corsa completa sul percorso della tramvia. Dopo una telefonata alla centrale l&#8217;autista ha ottenuto l&#8217;ok &#8211; insomma, il tram è stato &#8220;dirottato&#8221;. Ribellarsi conviene.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 6 maggio, 24 maggio, 26 maggio)</p>
<p><strong>No, la multa a Trenitalia non si può</strong></p>
<p>Continuano intorno a Milano e in Lombardia le proteste dei pendolari per la disastrosa situazione dei collegamenti ferroviari dopo l&#8217;introduzione del nuovo orario di Trenitalia e l&#8217;arrivo dei treni ad alta velocità. Il 7 maggio sulla linea Milano-Piacenza vi è stato l&#8217;ennesimo ritardo e il comitato pendolari di San Zenone (provincia di Lodi) aveva preannunciato in caso di ritardi un&#8217;originale protesta: i viaggiatori, già in sciopero del biglietto, avrebbero dato una simbolica multa ai controllori per il ritardo del treno. Ma nel delirio repressivo che infuria sulla regione perfino una simpatica e pacifica protesta come questa è stata impedita. I controllori si sono presentati scortati da agenti della polizia, nella generale indignazione dei pendolari. Come ha commentato Fabio Spagnuolo del comitato, &#8220;hanno usato soldi pubblici per garantire il controllore. Il biglietto è un contratto tra due parti ed entrambe lo devono rispettare. La polizia questa mattina chi tutelava? La cittadinanza o un soggetto privato come Trenitalia? Le ferrovie hanno paura di una protesta civile e quindi hanno alzato il tono della contesa. Il ministro degli interni però dovrebbe spiegarci come mai ha consentito una cosa del genere&#8221;. I pendolari invitano a firmare la loro petizione online: <a href="http://www.firmiamo.it/piutrenipendolarimilanopiacenza">http://www.firmiamo.it/piutrenipendolarimilanopiacenza</a></p>
<p>(fonte: Il Cittadino di Lodi, 8 maggio 2009)</p>
<p><strong>Apartheid leghista: assistere senza vomitare?</strong></p>
<p>Sulla proposta del leghista Matteo Salvini e della sua collega di partito Raffaella Piccinni di introdurre l&#8217;apartheid nei vagoni della metropolitana milanese ha pubblicato un bel commento su Repubblica il giornalista Curzio Maltese: &#8220;Per chi è cresciuto nella Milano degli anni Settanta, la metropolitana era la prova più fiera dell`internazionalità della città, della sua modernità, del suo essere «vicina all`Europa». Nessuna capitale italiana aveva una metro` decente. Quella romana era ed è rimasta un ghetto sociale sotterraneo. Quella di Milano è uguale a quelle di Parigi o Londra o Monaco. Quando l`Italia era lontana dall`essere una nazione multietnica, la metropolitana milanese era il luogo più interculturale e interclassista del paese. E la rete che collega tutti i simboli internazionali della città`, la Borsa e la Fiera, il Piccolo e la Scala, la Triennale e lo stadio di San Siro. Ma una volta alla meta la gente si divideva. I sedili della metropolitana erano l`unico luogo della società italiana dove tutto e tutti s`incontravano. L`operaio di Sesto seduto accanto alla modella svedese, il broker della finanza e lo studente, la casalinga e l`intellettuale, l`immigrato e il barone universitario, il turista giapponese, l`hooligan e il violinista. Un crocevia di autentica urbanità. [...] La reazione della società milanese [alle dichiarazioni di Salvini e Piccinni] lascia perplessi. Silenzi, timidezze, imbarazzi da tutti i palazzi del potere economico e politico. Uno non può credere che arrivi il giorno in cui i milanesi assisteranno senza vomitare alla scena di un anziano immigrato o di una donna africana incinta costretti a cedere il posto a un ragazzo bianco. Ma mese dopo mese, qualcuno ci sta abituando a trattare con gli incubi&#8221;.</p>
<p>(fonte: Repubblica, 9 maggio)</p>
<p><strong>All&#8217;Università la sinistra si riprende</strong></p>
<p>Dopo la grande Onda di questo autunno-inverno il voto per le elezioni dei rappresentanti degli studenti nelle università milanesi hanno visto un aumento della partecipazione e la vittoria delle liste di sinistra alla Statale e alla Bocconi. Alla Statale Sinistra Universitaria ha ottenuto il 47%, ben oltre il previsto, mentre Obiettivo studenti (Comunione e Liberazione) rimane ferma e Azione universitaria-Mpl (Pdl) è in netto calo. Esordio da disfatta invece per la lista Mup (Lega Nord). Alla Bocconi dopo otto anni di dominio incontrastato delle destre Alternativa democratica (centrosinistra) conquista il seggio riservato agli studenti nel consiglio di amministrazione. Nel parlamentino le liste legate a Pdl e Cl riescono invece insieme a strappare la maggioranza. Alla Cattolica domina come sempre Ateneo studenti, lista legata a Cl, ma il Corriere della Sera scrive che &#8220;sulla vittoria cala l&#8217;ombra di infrazioni elettorali&#8221;: si va dai brogli, alla manipolazione di dati sulle presenze, alle mailing-list rubate a un professore per fare propaganda elettorale, ai cartelloni strappati, alla violazione del giorno di silenzio, al respingimento dalle urne di studenti regolarmente iscritti.</p>
<p>(fonti: Corriere della Sera, 15 maggio, 29 maggio)</p>
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		<title>Milano Internazionale &#8211; Cronache &#8211; N. 18 del 11 aprile 2009</title>
		<link>http://milanointernazionale.it/2009/04/11/milano-internazionale-cronache-n-17-del-11-aprile-2009/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 11:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Compagnia delle opere]]></category>
		<category><![CDATA[Comunione e liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[Formigoni]]></category>
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		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[SOMMARIO: 1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT 2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO 3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI 4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO&#8217; 1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT Da svariati mesi il sito Affaritaliani.it, e in particolare la sua pagina quotidiana su Milano, si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=369&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>SOMMARIO:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO&#8217;</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO &#8220;SCOOP&#8221; DI AFFARITALIANI.IT</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Da svariati mesi il sito Affaritaliani.it, e in particolare la sua pagina quotidiana su Milano, si sta guadagnando sempre più frequenti citazioni dai grandi media. La cosa non sorprende affatto se si prende in esame il suo ultimo &#8220;scoop&#8221; (che a noi sembra solo una disgustosa &#8220;bufala&#8221;) sull&#8217;omicidio di Abba avvenuto nel settembre scorso. Il sito ha messo in linea in esclusiva delle riprese effettuate da telecamere di sicurezza automatiche in via Zuretti nella notte dell&#8217;omicidio &#8211; le potete vedere a: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EoJnOcxSwfM" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=EoJnOcxSwfM</a> . Nelle riprese (senza audio) si vedono i ragazzi che fuggono (Abba indossa con una felpa bianca), i due assassini che li rincorrono armati di bastone e spranga e Abba che a un certo momento, quando si sono avvicinati, si volta e affronta i due aggressori, che poi cominciano a colpirlo, ma fuori del campo di ripresa delle telecamere. Nulla di nuovo, tutto corrisponde alle testimonianze dei ragazzi aggrediti (che hanno sempre affermato che Abba a un certo punto è tornato sui suoi passi per difendersi dagli aggressori armati: un atto di coraggio che va a suo onore). Affaritaliani.it ammicca ai lettori puntando sul truculento, scrivendo che il filmato &#8220;mostra la morte in diretta del giovane&#8221;, cosa non vera perché il momento della sua uccisione non viene mostrato dalle telecamere. Poi prosegue, parlando di &#8220;colluttazione, i ragazzi che deridono e scherniscono i due negozianti. Uno di loro sembra anche voler colpire uno dei due commercianti&#8221;. Nulla di questo (&#8220;deridono e scherniscono&#8221;) è visibile nel filmato, di fronte i due aggressori armati Abba, come chiunque altro avrebbe fatto, ha sicuramente detto qualcosa, si vede che cercano di tenerli a distanza &#8211; ma &#8220;deridono e scherniscono&#8221; e &#8220;sembrano voler colpire&#8221; sono puro frutto della fantasia di Affaritaliani.it. Non mancano altre &#8220;supposizioni&#8221; nel lungo commento del sito (lungo perché le immagini non dicono affatto quello che si vuole propinare al lettore e pertanto si rende necessario un testo di accompagnamento verboso), come per esempio quando scrive che &#8220;Daniele [l'autore materiale dell'omicidio] avanza con la spranga, probabilmente in soccorso [!!] del padre&#8221; &#8211; ad Affaritaliani.it evidentemente sfugge il particolare che i due sono armati mentre i ragazzi sono a mani nude, quindi non si può assolutamente parlare di &#8220;soccorso&#8221; di uno dei due aggressori all&#8217;altro (e non a caso Affaritaliani ricorre all&#8217;espediente retorico del &#8220;probabilmente&#8221;). Nel linguaggio di Affaritaliani l&#8217;aggressione omicida con bastoni e spranghe diventa &#8220;solo una rissa [!!], finita in tragedia&#8221;. Lo scopo ultimo appare quindi quello di lavare &#8220;l&#8217;onta di Milano&#8221;, cioè rassicurare i buoni borghesi razzisti per i quali quando un nero viene ucciso da bianchi si tratta solo di una rissa. Leggere per credere, tenendosi forte lo stomaco: &#8220;le immagini lavano via, a quest&#8217;atto di violenza, almeno l&#8217;onta del razzismo che pesava sulla città di Milano. L&#8217;accusa, quella di essere una città razzista, che nei giorni immediatamente successivi al 14 settembre 2008, venne rivolta a tutti i milanesi. In città ci furono manifestazioni, dichiarazioni, violenze fisiche, verbali e mobilitazioni. Tutto per un delitto che di razzista invece non ha nulla&#8221;. A parte il fatto che non si capisce cosa intenda Affaritaliani.it quando parla di &#8220;manifestazioni&#8221; mettendole in collegamento con inesistenti &#8220;violenze fisiche e verbali&#8221;, rimane il fatto che non è Milano a essere razzista e non c&#8217;è nessuna onta da lavare per la città. Razzisti sono determinate persone, determinati poteri, determinati assassini che hanno tutti nome e cognome e che, come si deve constatare ancora una volta, trovano ampio spazio giustificativo nei media, anche quando in gioco c&#8217;è l&#8217;omicidio brutale a sprangate di un giovane ragazzo disarmato. Non è un caso che lo &#8220;scoop&#8221; di Affaritaliani.it sia stato immediatamente ripreso dal quotidiano dei quotidiani di Milano, il Corriere della Sera, che ricalcando i testi del sito parla di &#8220;ragazzi che accettano [!!] la rissa&#8221;, &#8220;le immagini sembrano chiarire la dinamica di una lite degenerata in pestaggio&#8221;. Come se non bastasse, Affaritaliani.it sale in cattedra per dare lezioni di giornalismo. Il 26 aprile terrà al villaggio Barona un seminario di formazione per giornalisti sui temi del disagio e della marginalità, il tutto in collaborazione con soggetti di primissimo piano come l&#8217;Ordine dei Giornalisti di Lombardia, la Fondazione Cariplo, l&#8217;Università Cattolica e l&#8217;Università Statale. Tra gli &#8220;spunti di riflessione&#8221; che Affaritaliani.it cita nel suo sito in vista del seminario si legge: &#8220;ci sarà sempre bisogno di informazione attendibile, trattata con professionalità e autonomia, e con una forte tensione etica. Perché, allora, non approfittare di questi anni molto tempestosi per la professione giornalistica? Potrebbe essere l&#8217;occasione per migliorarne l&#8217;immagine verso un pubblico che non la considera più come una volta&#8230; Correggendo vizi, cambiando modi di scrivere e di raccontare&#8221;. Complimenti! Prima di dare lezioni agli altri sarebbe però forse il caso che Affaritaliani.it cominciasse a riflettere sulle differenze che ci sono tra una &#8220;rissa&#8221; e un&#8217;aggressione omicida a sprangate contro una persona disarmata e sul fatto che è meglio non riempire i propri articoli di &#8220;probabilmente&#8221; e &#8220;sembra&#8221; a sostegno di tesi preconcette: a differenza di quanto evidentemente pensano molti operatori dei media con eccellenti padroni ed eccellenti relazioni, i lettori non sono scemi.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: <a href="http://www.affaritaliani.it" target="_blank">http://www.affaritaliani.it</a> [sezione Milanoitalia], 7 aprile, 10 aprile; Corriere della Sera, 8 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Nel giro di una sola manciata di giorni, più precisamente dal 6 al 10 aprile, le pagine lombarde dei giornali hanno pubblicato una serie di notizie che nel loro insieme danno un quadro sempre più preoccupante di violenza ed emarginazione, in particolare per quanto riguarda gli immigrati, ma non solo. La notizia più agghiacciante riguarda l&#8217;uccisione da parte di due poliziotti di un barbone che frequentava la Stazione Centrale di Milano, avvenuta sette mesi fa e catalogata all&#8217;epoca dalla polizia come decesso per malore. Secondo la versione data allora dagli agenti della Polfer, Giuseppe Turrisi, di 58 anni, era stato fermato perché disturbava e portato nell&#8217;ufficio della polizia in stazione, dove il barbone, ubriaco, avrebbe dato in escandescenze minacciandoli con un taglierino. Ne sarebbe nata una colluttazione in conseguenza del quale Turrisi si sarebbe sentito male, con il conseguente decesso in ambulanza per arresto cardiaco. I risultati dell&#8217;autopsia hanno però insospettito la magistratura: &#8220;ecchimosi al volto, al capo, al torace, al braccio sinistro, infiltrazioni emorragiche alla testa e alle reni, ma soprattutto una costola che rompendosi ha spaccato la milza&#8221;, come scrive il Corriere della Sera. Insomma, emerge il quadro di un brutale pestaggio contro un uomo che fin dall&#8217;inizio si reggeva a stento in piedi, aggravato dalla falsificazione del relativo rapporto. Durante l&#8217;inchiesta nessuno dei colleghi degli agenti ha confermato la presenza di un taglierino, tranne uno che però è ora indagato per favoreggiamento. I due poliziotti adesso sono in stato di arresto accusati di omicidio, falso e calunnia. Vanno registrate anche alcune reazioni riprese dal Corriere della Sera: il questore Vincenzo Indolfi e il capo della Polfer lombarda, Claudio Caroselli, parlano di verità emersa grazie a un&#8217;indagine interna, ma dalla cronaca del Corriere risulta chiaro che la verità è emersa in seguito all&#8217;autopsia e ai sospetti che ha ingenerato nei magistrati. Calderoni ha detto tra le altre cose che &#8220;questi ragazzi hanno peccato di ingenuità&#8221;, mentre Gabriele Ghezzi del Siulp, uno dei sindacati di polizia, ha dichiarato direttamente &#8220;esprimiamo solidarietà ai colleghi&#8221;. AGGIORNAMENTO DEL 24 APRILE: Come riferisce il Corriere della Sera, il Tribunale del riesame ha accolto le argomentazioni della difesa derubricando l&#8217;omicidio da volontario a preterintenzionale e concedendo gli arresti domiciliari ai due poliziotti che erano stati incarcerati l&#8217;1 aprile.<br />
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<p class="MsoNormal"><span>Due altre notizie dalla Lombardia illustrano con chiarezza le prime conseguenze pratiche del decreto del governo in base al quale i medici possono denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono al pronto soccorso o alle strutture ospedaliere. A Pavia un ragazzo sudamericano di 20 anni, senza permesso di soggiorno, è rimasto a letto in casa per dieci giorni con dolori acuti e febbre molto alta, rifiutando il consiglio degli amici di andare in ospedale per il timore di essere denunciato. Alla fine, grazie anche all&#8217;intervento della Caritas, si è recato ormai in gravi condizioni all&#8217;ospedale dove è stato subito ricoverato in rianimazione. Aveva una normale appendicite che però, non essendo stata curata, è degenerata e ora lotta tra la vita e la morte. A Brescia un senegalese, Maccan Ba, dopo svariati giorni di sofferenza per un forte mal di denti ha vinto le paure e si è recato agli Spedali Riuniti, dove è stato denunciato, fermato da due agenti e portato in questura per 10 ore, come riferisce il Corriere della Sera. Naturalmente si tratta di due soli casi giunti sulle cronache dei giornali lombardi, che però sono emblematici di una situazione sicuramente molto più generalizzata. All&#8217;ex Cpt di via Corelli di Milano (oggi diventato Centro di identificazione ed espulsione degli immigrati) una cinquantina di detenuti è salita sul tetto per protestare contro la proroga fino a sei mesi della facoltà di trattenere gli immigrati irregolari nei centri. Uno di loro è rimasto ferito, secondo la versione della polizia perché alla vista di quest&#8217;ultima ha tentato di calari dal tetto. I manifestanti invece parlano di scontri, testimonianza avvalorata da materiali audio pubblicati sul sito <a href="http://www.autistici.org">http://www.autistici.org</a> in cui si sente un ospite del Cpt che, come scrive il Corriere, &#8220;urla all&#8217;arrivo dei poliziotti denunciando un atteggiamento aggressivo&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>La notte tra il 4 e il 5 aprile, alla vigilia del raduno neonazista organizzato da Forza Nuova, c&#8217;è stato un violento raid contro un locale frequentato da gay, il circolo Toilet sui Navigli. Quattro uomini con le teste rasate scesi da un automobile senza targa hanno assaltato il locale armat di cric e cacciaviti al grido di &#8220;froci comunisti&#8221;. Tra le vittime un ragazzo ferito alla testa con il cric e il gestore del locale preso a pugni. Secondo quanto riferise Repubblica due dei responsabili sono stati raggiunti dagli agenti e denunciati per resistenza a pubblico ufficiale (?!). Secondo l&#8217;ufficio volanti, nonostante i fatti evidenti &#8220;non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica e omofobica dell&#8217;aggressione&#8221; &#8211; una reazione che ricalca i recenti numerosi casi in cui aggressioni chiaramente razziste, politiche e omofobiche sono state catalogate dalle forze dell&#8217;ordine come prive della relativa matrice.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Corriere della Sera, 7 aprile, 8 aprile, 9 aprile, 10 aprile; Repubblica, 6 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Il Corriere Economia ha pubblicato un articolo di Jacopo Tondelli sul candidato del Pdl alla presidenza della Provincia di Milano, Guido Podestà, in cui si parla dei suoi conflitti con Formigoni e dei suoi interessi d&#8217;affari. Tra Podestà e Formigoni esiste una lunga e articolata &#8220;cordiale inamicizia&#8221;. Podestà, che è un berlusconiano di ferro, &#8221; nel 2007 ha sfidato e battuto la componente formigoniana legata a Comunione e Liberazione del partito per diventare coordinatore provinciale. Dinamiche analoghe, l&#8217;anno seguente, quando è succeduto a Maria Stella Gelmini ai vertici regionali&#8221;. Ma gli attriti riguardano anche il versante economico, a partire da quello della sanità. La moglie di Podestà, Noevi Zanella, controlla l&#8217;80% del gruppo Zanella, del quale fa parte la Residenze Heliopolis, una società che gestisce case di residenze per anziani e che si è vista rifiutare l&#8217;accreditamento in Regione. Come scrive Tondelli, &#8220;il tentativo di allargare il potenziale bacino di utenza attraverso l&#8217;accreditamento di Heliopolis finora [si è infranto] contro il muro della regione formigoniana&#8221;, tanto che la Heliopolis ha presentato ricorso presso il Tar lamentando un &#8220;blocco indistinto degli accreditamenti&#8221;. Podestà è consigliere di amministrazione in svariate società del gruppo controllato dalla moglie, che raccoglie oltre 20 aziende con un giro di affari di una ventina di milioni e che operano nei settori assicurazioni, finanza, immobiliare, consulenze, oltre alla già citata sanità. Intanto, secondo quanto riferisce Rodolfo Sala sulla Repubblica, nella ciellina Compagnia delle Opere, fino a oggi il fulcro del potere di Roberto Formigoni, le acque sono agitate. Il Pdl si sta preparando a trasformarsi in un vero partito in Lombardia e Formigoni, da questo punto di vista, è un ostacolo. L&#8217;uomo che avrebbe il compito di traghettare la Compagnia delle Opere e Cielle verso una posizione più neutrale nei confronti dell&#8217;ala berlusconiana sarebbe Maurizio Lupi, ex assessore milanese all&#8217;urbanistica (il &#8220;padrino&#8221; dell&#8217;attuale assessore Masseroli) e attualmente vicepresidente della camera, sempre più spesso mandato a parlare di fronte alle telecamere a nome del Pdl. Secondo voci riportate dalla Repubblica Lupi sarebbe addirittura candidato a sostituire Moratti alla guida del Comune di Milano quando nel 2011 scadrà il mandato dell&#8217;attuale sindaco. Una conferma del calo delle quotazioni di Formigoni all&#8217;interno del sistema di potere lombardo sarebbe data dal recente avvicendamento ai vertici della Fiera di Milano, che ha visto i ciellini formigoniani perdere completamente la partita a favore di berlusconiani (Perini), leghisti ed esponenti di Alleanza Nazionale. Va tuttavia osservato che Formigoni nelle settimane scorse ha ottenuto il controllo di fatto della gestione delle grandi opere per l&#8217;Expo, che è stata assegnata al Tavolo Lombardia da lui presieduto.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Corriere della Sera, 6 aprile; Repubblica, 10 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO&#8217;</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Al liceo Beccaria di Milano si è verificato un fatto che la dice lunga sull&#8217;atmosfera soffocante che regna nelle scuole. Poco prima di Pasqua i redattori dell&#8217;Urlo, giornalino scolastico, hanno distribuito nelle classi il nuovo numero, sulla cui copertina compariva una vignetta che raffigurava il papa Benedetto XVI con un preservativo in testa. La preside ha fatto immediatamente ritirare le copie, ha fatto strappare la prima pagina incriminata, e poi ha fatto ridistribuire il numero nelle classi! Come ciliegina sulla torta, ha ottenuto dai ragazzi l&#8217;assicurazione che al ritorno dalle vacanze si scuseranno con la &#8220;comunità scolastica&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonte: Corriere della Sera, 9 aprile)</span></p>
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		<title>Milano Internazionale &#8211; Cronache &#8211; N. 17 del 5 aprile 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 16:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Aeroporti]]></category>
		<category><![CDATA[Expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[SOMMARIO: 1) UN PO&#8217; DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN LOMBARDIA 2) LOMBARDIA, LA SPECULAZIONE EDILIZIA NON SI FERMA 3) SCUOLE AL COLLASSO 4) AGGIORNAMENTI SU EXPO 2015 5) &#8220;CATTEDRALI NEL DESERTO&#8221;: DOPO MALPENSA ARRIVA MONTICHIARI 6) LA LEGA NON PARLA IL DIALETTO, MA CI COSTA 280.000 EURO 1) UN PO&#8217; DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=321&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>SOMMARIO:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>1) UN PO&#8217; DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN LOMBARDIA</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>2) LOMBARDIA, LA SPECULAZIONE EDILIZIA NON SI FERMA</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>3) SCUOLE AL COLLASSO</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>4) AGGIORNAMENTI SU EXPO 2015</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>5) &#8220;CATTEDRALI NEL DESERTO&#8221;: DOPO MALPENSA ARRIVA MONTICHIARI</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>6) LA LEGA NON PARLA IL DIALETTO, MA CI COSTA 280.000 EURO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>1) UN PO&#8217; DI DATI SUGLI IMMIGRATI IN LOMBARDIA</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>In totale in Lombardia, secondo un Rapporto della Fondazione Ismu e della Regione aggiornato all&#8217;anno 2008, vivono 1 milione e 60.000 stranieri, vale a dire circa il 10% della popolazione complessiva. Di questi, secondo le stime, 148.000 sono immigrati irregolari. Circa 338.000 degli immigrati che vivono in Lombardia provengono dall&#8217;Europa Orientale (+88.000 rispetto al 2007), 228.000 dall&#8217;Asia (+14.000), 218.000 dal Nord Africa (+17.000) e 139.000 dall&#8217;America Latina. Per la prima volta il ruolo di Milano come polo di attrazione degli immigrati risulta in calo. Sette anni fa un terzo degli stranieri della regione si stabiliva nella capitale lombarda, oggi sono solo un quinto, cioè 215.000. E sempre per la prima volta, scrive Oriana Liso di Repubblica, &#8220;la somma delle presenze negli altri comuni della provincia (232.000) sorpassa le presenze a Milano, cresciute di pochissimo rispetto al 2007: un 1,6% ben lontano dai dati di Bergamo (+9,2% in un anno) o Varese (+16,3%)&#8221; &#8211; si tratta di sviluppi che ricalcano l&#8217;evoluzione dell&#8217;ondata migratoria a Milano dal resto del Nord Italia o dal Sud tra gli anni cinquanta e sessanta. A Milano e nell&#8217;hinterland continuano a concentrarsi gli irregolari: secondo le stime nel capoluogo lombardo sono 38.000. Nel complesso, secondo il rapporto, i romeni sono gli immigrati più integrati: il 31% di loro è proprietario di una casa, l&#8217;82% ha un lavoro regolare. &#8220;Per il secondo anno consecutivo, poi&#8221;, continua Oriana Liso, &#8220;il volume complessivo dei soldi inviati dagli immigrati nei loro paesi di origine (tranne che in Romania) è in calo: un altro segno del fatto che per molti di loro la vera casa inizia a essere l&#8217;Italia. Tanto che vorrebbero anche partecipare alle decisioni politiche e amministrative: [...] il 76,2% di chi è in Italia da più di dieci anni vorrebbe votare, contro il 46,9% di chi è arrivato meno di due anni fa&#8221;, percentuale comunque molto alta. Secondo i dati del rapporto il 55% degli stranieri voterebbe a sinistra, percentuale che si ribalta a favore della destra nel caso degli immigrati dall&#8217;Europa Orientale, i diplomati e i laureati. Inoltre, &#8220;per chi è arrivato da poco in Lombardia il lavoro più diffuso resta l&#8217;assistenza domiciliare (il 15,9% delle donne), mentre per gli uomini è nell&#8217;edilizia&#8221;. Il reddito medio mensile degli stranieri immigrati in Lombardia è di 869 euro e non solo è molto basso, ma è anche in calo rispetto al 2007, quando era di 923 euro. Una mappa pubblicata sempre da Repubblica mostra poi le concentrazioni di immigrati irregolari in Italia. Le aree più fortemente interessate dal fenomeno sono, oltre alle province di Nuoro e Sassari, essenzialmente due: un&#8217;ampia zona che comprende la Lombardia Orientale, il Veneto e la regione di Bologna, da una parte (approssimativamente, il &#8220;regno&#8221; della piccola e media impresa ad alto sfruttamento di manodopera, spesso al nero), e una lunga area che va da Napoli alla Sicilia Orientale, passando per la Calabria (cioè le aree a maggiore controllo diretto da parte delle organizzazioni mafiose e a intensa attività agricola che sfrutta manodopera non qualificata). In un altro articolo, pubblicato da Repubblica Metropoli, si cita il parere dell&#8217;urbanista Paolo Somma, secondo il quale &#8220;le caratteristiche dei quartieri abitati dagli stranieri sono la minore dotazione di servizi, la carenza di manutenzione degli immobili, il degrado degli spazi pubblici. A decidere le zone dove vivono gli stranieri sono i prezzi degli affitti. Si dovrebbe parlare non tanto della nazionalità degli abitanti, ma del loro ceto sociale: gli immigrati oggi occupano le zone dove una volta vivevano le fasce più povere della popolazione&#8221;. Concetti confermati da un altro articolo pubblicato da Repubblica sul tema, e scritto ancora una volta da Oriana Liso, sul numero di studenti stranieri a Milano. Le scuole milanesi dove più della metà degli iscritti sono figli di immigrati stranieri sono concentrate nelle zone 2, 9, 4 e 8, &#8220;una presenza più forte, diffusa a macchie, che segue di fatto il prezzo degli affitti, concentrandosi dove case e negozi costano meno&#8221;. In totale nelle scuole di Milano ci sono 26.000 bambini e ragazzi stranieri, che rappresentano il 14,5% del totale degli iscritti. Stanno crescendo in particolare gli studenti stranieri nelle scuole superiori &#8220;a riprova di un processo di scolarizzazione dei minori stranieri che ha assunto caratteri stabili&#8221;, scrive il Piano di Zona 2009-2011 dal quale sono tratti i dati. In 20 scuole elementari (sulle 142 cittadine) i minori stranieri sono più del 40% degli studenti. Secondo il quotidiano, infine, oltre la metà dei ripetenti sono stranieri.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Repubblica, 23 marzo, 1 aprile, 5 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>2) LOMBARDIA, LA SPECULAZIONE EDILIZIA NON SI FERMA</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Nonostante la stretta creditizia e la crisi economica le cronache lombarde parlano di nuovi grandi progetti di speculazione edilizia con cadenza ormai quasi settimanale. Non sempre però tutto fila liscio e secondo i piani, come illustra il caso delle <strong>aree dismesse Falck a Sesto San Giovanni</strong>, un milione e mezzo di metri quadri da cementificare e la più grande area dismessa d&#8217;Europa. Il fondo Limitless del Dubai ha disdetto l&#8217;accordo preliminare stipulato a fine dicembre con la Risanamento di Luigi Zunino (sempre sull&#8217;orlo del crack per l&#8217;indebitamento con le banche) che prevedeva un acquisto dell&#8217;area da parte degli arabi a 475 milioni di euro per realizzarvi il grande progetto di &#8220;urbanizzazione&#8221; firmato da Renzo Piano. Sebbene alcune voci non confermate dicano che il no della Limitless non è del tutto definitivo e che trattative non ufficiali sarebbero ancora in corso, il problema di individuare soluzioni alternative si è fatto pressante. Il sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini (centrosinistra), si è detto disponibile &#8220;a esaudire le richieste, giunte anche dall&#8217;imprenditoria locale, di una regia pubblica e condivisa per la riqualificazione Falck&#8221;. Oldrini sarebbe cioè pronto, secondo il Giorno, a lanciarsi nell&#8217;avventura della creazione di un fondo immobiliare con la partecipazione di Intesa Sanpaolo e la regia del Comune, con l&#8217;obiettivo di realizzare lo stesso progetto di Renzo Piano che avrebbero dovuto mettere in atto prima Zunino e poi Limitless. Milano Finanza invece scrive che si starebbe andando, sempre con il ruolo decisivo di Intesa Sanpaolo, verso un&#8217;ipotesi &#8220;spezzatino&#8221;, cioè la vendita frazionata dell&#8217;area a diversi soggetti, che secondo il quotidiano permetterebbe di ottenere maggiori introiti. I principali fattori in gioco sono tre: 1) Zunino ha debiti insoluti principalmente nei confronti di Intesa Sanpaolo (quasi 500 milioni di euro), che rimane quindi un attore fondamentale; 2) la Risanamento di Zunino non può fallire, altrimenti tutta l&#8217;area rimarrebbe invischiata in una lunga procedura di liquidazione; 3) il valore attualmente quotato per le aree (475 milioni), almeno secondo quanto scrive il Giorno, sarebbe eccessivo: tre anni fa erano state vendute a Zunino per 240 milioni e bisognerebbe tornare verso tale cifra.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Un altro progetto faraonico riguarderà invece <strong>Segrate</strong>, la città dell&#8217;hinterland di Milano dalla quale era cominciata la scalata al potere di Berlusconi con la realizzazione di Milano 2. Il progetto riguarda un&#8217;area di 1,2 milioni di metri quadri, di cui oltre 400.000 edificabili, e avrà un valore di oltre 1 miliardo di euro. Lo realizzerà il bergamasco Antonio Percassi, ex giocatore dell&#8217;Atalanta e ora boss del mattone. Le aree coinvolte saranno Linate, l&#8217;Idroscalo e la zona dell&#8217;ex dogana, e il piano ha avuto l&#8217;avallo, tra gli altri, del presidente della Provincia, Filippo Penati (Pd), dell&#8217;assessore regionale all&#8217;urbanistica Davide Boni (Lega Nord), dell&#8217;assessore regionale alle infrastrutture Raffaele Cattaneo (Forza Italia). Cosa offrirà il progetto? Department store con brand di lusso, golf club, cinema multisala, uffici, appartamenti, un museo di arte contemporanea, hotel a 5 stelle e una grande iniziativa di intrattenimento per ora ancora top secret. La stampa riferisce poi di altri progetti di cementificazione che colpiranno l&#8217;area del milanese: a <strong>Vimercate</strong> si costruirà sull&#8217;area del vecchio ospedale, a <strong>Melzo</strong> ci sarà il &#8220;recupero&#8221; dell&#8217;area ex Galbani, altre iniziative riguarderanno invece <strong>Cologno</strong>, <strong>Arcore</strong> e <strong>Cassano</strong>.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>La Provincia di Milano ha presentato un Atlante sul <strong>consumo del territorio</strong> che riporta dati eloquenti. &#8220;Entro breve tempo a Milano il 42% del territorio disponibile sarà occupato da costruzioni: un dato medio, perché in alcune aree si supera già attualmente il 60%. Mediamente la quota di suolo consumato in provincia di Milano è pari al 35,2%. In un futuro neanche troppo lontano la provincia di Monza e Brianza raggiungerà il 60% di urbanizzazione&#8221;, scrive il Cittadino, che prosegue scrivendo che se si somma la superficie urbanizzabile, &#8220;l&#8217;impatto, scorporando il dato medio e considerando le diverse aree è ancora più drammatico: Milano arriverà al 69,9% di superficie occupata, la zona Sud Milano al 41,4% e il legnanese al 54,2%&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>La Regione Lombardia ha varato un altro megaprogetto per Milano fortemente voluto da Roberto Formigoni, quello della <strong>Cittadella della Salute</strong>, che riguarderà una superficie di 220.000 metri quadri e ha un costo stimato di 520 milioni di euro. La struttura sorgerà nell&#8217;area dell&#8217;attuale Ospedale Sacco (zona nord-ovest di Milano) e riunirà intorno a quest&#8217;ultimo l&#8217;Irccs Besta e l&#8217;Istituto Tumori di Milano, il tutto entro il fatidico anno dell&#8217;Expo, il 2015. I costi saranno coperti per 228 milioni di euro dalla Regione Lombardia, per 40 milioni dallo Stato e il rimanente sarà a carico del concessionario o verrà messo a disposizione da fondazioni. A presiedere la Cittadella della Salute e il relativo progetto è stato nominato un ciellino d&#8217;eccellenza, Luigi Roth, presidente uscente di Fondazione Fiera Milano.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Si stanno infine gonfiando i costi dell&#8217;autostrada <strong>Pedemontana</strong>, prima ancora che i lavori siano iniziati. Le ultime stime parlano di un costo superiore del 15% rispetto a quanto originalmente previsto, cioè circa 600 milioni di euro in più. Costo destinato probabilmente ad aumentare ulteriormente perché, come scrive Italia Oggi, &#8220;l&#8217;opera è molto complessa, per due terzi l&#8217;autostrada scorre sotto il livello del terreno e probabilmente di varianti che ne saranno altre ancora&#8221;. Il finanziamento di Pedemontana prevede un contributo pubblico di 1,25 miliardi, 514 milioni verranno dai soci privati, i restanti quasi 3 miliardi verranno raccolti mediante indebitamento. Il rendimento per gli investitori privati non sarà inferiore al 7%.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Il Giorno, 22 marzo, 25 marzo, 26 marzo; La Repubblica, 25 marzo; Milano Finanza, 25 marzo, 28 marzo; L&#8217;Eco di Bergamo, 21 marzo; Avvenire, 29 marzo; Il Cittadino Nord Brianza, 21 marzo; E Polis, 28 marzo; Corriere della Sera, 28 marzo; Italia Oggi, 4 aprile)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>3) SCUOLE AL COLLASSO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>&#8220;Alla scuola lombarda mancano 80 milioni di euro [...] secondo una stima della Cisl: soldi che il ministero dovrebbe passare direttamente ai presidi per pagare supplenze, visite fiscali e gli extra per arruolare gli insegnanti nelle commissioni degli esami di maturità. Ma anche per la carta per le fotocopie e quella igienica nei bagni, i corsi di recupero e i computer. Insomma: tutto, tranne gli stipendi dei docenti assunti. Per tappare la voragine le 1305 scuole lombarde da mesi danno fondo alle proprie casse spendendo il poco che rimane dagli anni scorsi&#8221;, scrive sulla Repubblica Franco Vanni. Che prosegue: &#8220;Al liceo Koiné di Monza il debito è tale che la dirigente scolastica ha annunciato ai supplenti che non saranno più pagati: se vogliono possono lavorare gratis. E se l&#8217;istituto Palo Sarpi di Settimo Milanese non ha rinnovato i contratti in scadenza a quattro docenti precari, alla scuola Tolstoj di Desio (materna, elementare e media) se un prof è assente capita che la classe venga smistata in altre aule&#8221;. E&#8217; dal 2006 che i pagamenti hanno cominciato ad arrivare a singhiozzo, ma la situazione è drasticamente peggiorata dal novembre scorso, quando il ministero ha emesso una circolare con cui si azzeravano i fondi di funzionamento (circa il 10% del bilancio delle scuole). &#8220;Ed è di questi giorni la doccia fredda: non solo il debito non sarà saldato, ma è destinato ad aumentare. Le scuole lombarde, infatti, riceveranno per l&#8217;anno solare 2009 circa 70 milioni per coprire spese che ammontano al doppio&#8221;. La Repubblica cita altri casi esemplificativi della situazione a Milano: &#8220;Alla scuola elementare e media Pizzigoni per mancanza di fondi si risparmia sulla sicurezza: all&#8217;ingegnere che faceva i controlli sulla struttura non è stato rinnovato il contratto&#8221;, un fatto grave in una scuola che risale agli anni venti. Alla scuola di via Vespri Siciliani, zona Lorenteggio, è in atto &#8220;un programma di risparmio da tempi di guerra: si stampano le circolari sul retro di fogli usati, si razionano i collegamenti Internet e si chiede ai genitori di contribuire alle spese. Un primo balzello di 20 euro è stato chiesto alle 800 famiglie di elementari e materne a febbraio&#8221;. E ci sono ancora scuole che vanno a pezzi, letteralmente. All&#8217;asilo &#8220;Aldo Moro&#8221; di Abbiategrasso è crollato metà del controsoffitto di un&#8217;aula e calcinacci di cartone pressato sono crollati su insegnati e bambini, due dei quali sono stati portati al pronto soccorso, per fortuna solo con escoriazioni. Il motivo? &#8220;Il personale aveva aperto lievemente le finestre per arieggiare i locali&#8221;, come scrive il Corriere della Sera, e il vento ha creato pressione sul vuoto del controsoffitto. Si è ancora una volta sfiorata la tragedia, perché insieme al cartone pressato sono cadute anche le lampade, che fortunatamente non hanno colpito nessuno. E&#8217; la terza volta in soli cinque anni che si verifica un crollo nelle scuole di Abbiategrasso.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Repubblica, 16 marzo; Corriere della Sera, 25 marzo)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>4) AGGIORNAMENTI SULL&#8217;EXPO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>In attesa della nomina del pidiellino Lucio Stanca, fedelissimo di Berlusconi, ad amministratore delegato e, forse, presidente di Expo 2015 Spa, ci sono da segnalare alcuni nuovi sviluppi relativi all&#8217;evento che incombe su Milano. &#8220;L&#8217;Espresso&#8221; del 26 marzo ripercorre la storia del progetto del maxitunnel che dovrebbe attraversare la città e che è stato inserito in questi giorni nel dossier Expo 2015. Lo ricordiamo: si tratta di un&#8217;opera da 2 miliardi di euro stimati e lunga 14,5 chilometri (dalla sede dell&#8217;Expo a Rho-Pero fino a Linate), proposta dall&#8217;impresa privata Torno (che nel 2007 aveva 54 milioni di passivo, sottolinea l&#8217;Espresso). L&#8217;idea originaria è della giunta del sindaco Gabriele Albertini, che nel 2006, poco prima di lasciare la poltrona, ha dichiarato di pubblico interesse il progetto che in prima istanza era incentrato sulla costruzione di un tunnel dall&#8217;autostrada da Torino fino alla stazione Garibaldi, lungo più o meno la metà di quello previsto oggi. Secondo il settimanale &#8220;il vero sostenitore del progetto è Roberto Formigoni. A rilanciarlo è uno degli assessori comunali [a lui] più vicini, Carlo Masseroli. L&#8217;estate scorsa i suoi uffici diffondono uno studio che cambia radicalmente le carte in tavola. L&#8217;analisi è elaborata da Infrastrutture Lombarde, longa manus di Formigoni per le grandi opere. [...] Del vecchio obbligo di un garante privato, così scomodo per la Torno, non si parla più. Lo studio ribalta infatti l&#8217;idea di un&#8217;opera che si realizza da sola e, al contrario, ipotizza la necessità di un intervento pubblico: 800 milioni di euro (Iva esclusa) nell&#8217;ipotesi più onerosa fra quelle messe nero su bianco, che peraltro non tiene conto dell&#8217;ineluttabile incremento dei costi che sembra accompagnare ogni opera pubblico. Altro aspetto delicato: il nuovo piano concede alla Torno la gestione del tunnel per un periodo lunghissimo: 40 anni nei documenti di Masseroli; 60 anni a dar retta al progetto riportato dalla società stessa sul suo sito&#8221;. Ma chi c&#8217;è dietro alla Torno? Recentemente è entrato a fare parte della società il finanziere Alberto Rigotti che, sempre secondo l&#8217;Espresso, &#8220;ha saputo ritagliarsi una serie di relazioni eccellenti, intessendo rapporti d&#8217;affari con l&#8217;ex presidente dell&#8217;Unipol, Giovanni Consorte, con Stefania Craxi e, soprattutto, con Marcello Dell&#8217;Utri, uno dei collaboratori chiave di Silvio Berlusconi, che l&#8217;ha accompagnato al debutto nell&#8217;editoria quando, nel 2007, il finanziere ha acquistato il quotidiano E Polis&#8221;. Da qualche anno poi Rigotti è entrato nel lucroso mondo delle concessioni pubbliche autostradali. Dietro al progetto del maxitunnel ci sono poi come al solito anche le due grandi banche milanesi, Unicredit e Intesa Sanpaolo: &#8220;Il piano finanziario è al momento oggetto di revisione&#8221;, ha dichiarato Rigotti citato dall&#8217;Espresso. &#8220;Ci stanno lavorando i nostri partner Unicredit e Banca Intesa&#8221;, un intervento evidentemente necessario anche perché, come scrive la Repubblica, &#8220;è del tutto evidente che la cordata Torno non è in grado di sostenere l&#8217;intero peso finanziario dell&#8217;opera&#8221; che riverserà sulla città fino a 150.000 automobili al giorno.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Intanto la Expo SpA comincia dai licenziamenti. Come scrive Corrado Dragotto sul Giorno, &#8220;andranno tutti a casa i precari di Expo Spa. A causa delle mancata entrata in attività della società di gestione dell&#8217;evento, i 15 lavoratori a tempo determinato alle dipendenze del Comitato di pianificazione &#8216;festeggeranno&#8217; con il mancato rinnovo del loro contratto il &#8216;compleanno&#8217; della vittoria di Milano su Smirne&#8221;. Il Giorno scrive anche di &#8220;voci sempre più insistenti circa una selezione di personale dal forte sentore di spoils system avviata a Roma e volta a riempire 200 caselle vuote&#8221;. Da parte sua Repubblica, in un articolo di Giuseppina Piano, ricorda che entro il 20 aprile 2010 il progetto di Expo dovrà essere &#8220;registrato&#8221; al Bie, il Bureau internazionale che assegna le Esposizioni universali. &#8220;Nel &#8216;master program&#8217; si contava di metterci un anno e mezzo a preparare il dossier di registrazione. Il tempo, a questo punto, andrà quasi dimezzato. [...] Come? Con un &#8216;master program&#8217; che nel frattempo è stato riaggiornato, impietosamente compresso accorciando tutte le fasi. [...] I tabù oggi si chiamano &#8216;Accordo di programma&#8217;, &#8216;Valutazione di impatto ambientale&#8217; e &#8216;Concorsi internazionali di progettazione&#8217;. [...] Bisognerà dimostrare al Bie entro l&#8217;aprile 2010 che Rho-Pero è formalmente nelle disponibilità della società speciale Expo Spa, ma per farlo bisogna chiudere l&#8217;Accordo di programma per le aree, in pratica formalizzare cosa farci prima ma soprattutto dopo il 2015. La procedura richiede 346 giorni, si arriverà dunque più che pericolosamente a ridosso del time out del 30 aprile 2010. La trattativa doveva partire il 15 ottobre ma finora non si è andati oltre l&#8217;atto formale di apertura&#8221;. Giuseppina Piano ricorda poi che &#8220;l&#8217;Expo non è solo un grande business per chi oggi ha aree agricole e domani le riceverà indietro costruibili e infrastrutturate (il loro valore potrebbe salire di qualcosa come 600 milioni di euro, dice una stima non ufficiale), bisognerà inventarsi e far accettare ai privati che dopo il 2015 resti anche una funzione pubblica&#8221;. Intanto si è costituito un &#8220;Forum civico sull&#8217;Expo&#8221; chiesto da una parte dell&#8217;opposizione nel consiglio comunale di Milano. Letizia Moratti invece di restarne contraddetta, ne gioisce, e a ragione: ogni iniziativa civica a sostegno dell&#8217;Expo sarà un utile paravento per gli sperperi e il saccheggio del territorio che un evento insensato e controproducente come l&#8217;Expo inevitabilmente genera, con o senza Forum civici.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: L&#8217;Espresso, 26 marzo 2009; Il Giorno, 28 marzo; Repubblica, 29 marzo; Corriere della Sera, 27 marzo)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>5) &#8220;CATTEDRALI NEL DESERTO&#8221;: DOPO MALPENSA ARRIVA MONTICHIARI</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Non bastavano i grattacapi di Malpensa e Linate prima e dopo la privatizzazione di Alitalia, ora si apre anche il capitolo del D&#8217;Annunzio di Montichiari, il miniaeroporto di Brescia che si vuole portare in concorrenza con i due aeroporti milanesi e con quello di Orio al Serio. Lo scalo bresciano è di proprietà dell&#8217;aeroporto Valerio Catullo di Verona e a Brescia si è aperta la battaglia per &#8220;conquistarlo&#8221;. La cordata formata da Provincia, Comune e Camera di Commercio di Brescia ha messo sul piatto 40 milioni di euro per acquistarlo, ma i veronesi nicchiano e il presidente della Provincia scaligera, Elio Mosele, ha definito l&#8217;operazione dei bresciani addirittura &#8220;una dichiarazione di guerra&#8221;. I soldi però non puzzano mai e quindi, guerra o non guerra, le due parti comunque si siederanno al tavolo per cominciare a parlare di un piano di sviluppo congiunto da 230 milioni di euro. E intanto si stanno per inaugurare nuovi voli da Brescia per Alghero, Roma, Napoli e Catania. Si aggiunge così un tassello al mosaico della concorrenza priva di regole tra gli aeroporti lombardi, e tra questi e Trenitalia, che finora ha causato solo e unicamente disastri in regione e in Italia.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Corriere della Sera, 21 marzo e 24 marzo)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>6) LA LEGA NON PARLA IL DIALETTO, MA CI COSTA 280.000 EURO</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Era stato inaugurato nel 2003 in grande pompa da Umberto Bossi in persona, grazie a un finanziamento di 280.000 euro messo a disposizione dallo stato e con locali forniti gratuitamente dal comune di Busto Arsizio. Sei anni dopo il Centro di documentazione dei dialetti è null&#8217;altro che un fantasma, come racconta il Corriere della Sera. I locali in una dependance del municipio di Busto, che ospita tra gli altri anche il distaccamento locale dell&#8217;Università dell&#8217;Insubria, sono vuoti, la biblioteca del centro è sprangata (chissà se contiene effettivamente dei volumi?) e vuoti sono gli uffici della segreteria e del presidente del centro, l&#8217;ex sindaco leghista Gianfranco Tosi. Confermano le impiegate che lavorano nel municipio: &#8220;Qui non vediamo mai nessuno. Gli orari di apertura? Non siamo in grado di dare questo tipo di informazioni, non le sappiamo nemmeno noi&#8221;. Eppure il centro, come scrive il Corriere, &#8220;era nato con ben altre ambizioni: presidente onorario Umberto Bossi e distacco di tre impiegate comunali che aveva fatto sobbalzare l&#8217;opposizione. [...] Nel 2005 lo Stato aveva finanziato il centro bustese con una elargizione di 280.000 euro&#8221;. Insomma, i soldi dei contribuenti sono stati buttati via per una pura operazione di propaganda leghista.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonte: Corriere della Sera, 25 marzo)</span></p>
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		<title>Milano Internazionale &#8211; Cronache &#8211; N. 16 del 4 aprile 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 16:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[=>   Notizie e approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cassa integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperative]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoratori immigrati]]></category>
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		<description><![CDATA[SOMMARIO: 1) DIARIO DELLA CRISI IN LOMBARDIA AL 4 APRILE 2009 Cooperative e lavoro precario - Cassa integrazione, mobilità e altro nell&#8217;industria - Non solo industria, ma anche servizi &#8211; Le cifre sulla crisi nelle varie province &#8211; Scuola: da settembre 4.000 insegnanti in meno &#8211; Lavoratori immigrati sfruttati e senza diritti &#8211; Crisi e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=milanointernazionale.it&amp;blog=7100082&amp;post=318&amp;subd=milanointernazionale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>SOMMARIO:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>1) DIARIO DELLA CRISI IN LOMBARDIA AL 4 APRILE 2009</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><strong><span>Cooperative e lavoro precario -</span></strong><strong><span> Cassa integrazione, mobilità e altro nell&#8217;industria -</span></strong><strong><span> Non solo industria, ma anche servizi</span></strong><strong><span> &#8211; </span></strong><strong><span>Le cifre sulla crisi nelle varie province &#8211; </span></strong><strong><span>Scuola: da settembre 4.000 insegnanti in meno &#8211; </span></strong><strong><span>Lavoratori immigrati sfruttati e senza diritti &#8211; </span></strong><strong><span>Crisi e mobbing</span></strong><strong></strong><strong><span> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> <span id="more-318"></span></span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>1) DIARIO DELLA CRISI IN LOMBARDIA AL 4 APRILE 2009</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Cooperative e lavoro precario -</span></strong><strong><span> Cassa integrazione, mobilità e altro nell&#8217;industria -</span></strong><strong><span> Non solo industria, ma anche servizi</span></strong><strong><span> &#8211; </span></strong><strong><span>Le cifre sulla crisi nelle varie province &#8211; </span></strong><strong><span>Scuola: da settembre 4.000 insegnanti in meno &#8211; </span></strong><strong><span>Lavoratori immigrati sfruttati e senza diritti &#8211; </span></strong><strong><span>Crisi e mobbing</span></strong></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span>Cooperative e lavoro precario</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Cominciamo questa nuova puntata della rubrica &#8220;Diario della crisi in Lombardia&#8221; con una breve rassegna di notizie<span> </span>che riguardano le cooperative e il lavoro precario. In un articolo il Cittadino di Monza riporta alcune testimonianze di sindacalisti della Cgil e della Cisl sul mondo delle cooperative. &#8220;Le cooperative stanno pagando uno dei prezzi più alti della crisi economica: soprattutto quelle sociali sono le prime che vengono tagliate dai comuni, in un momento come questo. Le ricadute [...] sono maggiori perché le cooperative si fondano essenzialmente su forme di lavoro più o meno precario&#8221;. Il Cittadino di Monza riporta poi due casi esemplari di lavoratrici di cooperative. Giovanna lavora per due cooperative di pulizie, che non rispettano il contratto, le hanno tolto delle ore e non le pagano la benzina. Nel mese di febbraio ha lavorato per due cooperative percependo in tutto solo 362 euro. Maria ha lavorato per una cooperativa che gestisce una casa di riposo e, dopo i primi mesi in cui tutto andava bene, si è vista imporre condizioni inaccettabili: &#8220;la malattia per i primi tre giorni non veniva retribuita, e poi al 50% con la domenica non pagata; ci venivano tolti i quattro giorni di permesso retribuiti e in più la retribuzione sulla mezz&#8217;ora di pausa. La retribuzione si aggirava sui 900 euro e il lavoro era massacrante. Eravamo cinque operatori su un piano di quaranta ospiti, con un infermiere e un medico. Se qualcuno di noi si assentava per malattia non veniva sostituito&#8221;. Tra le aziende che esternalizzano a cooperative parte del lavoro ci sono nomi molto noti, come per esempio la <strong><span style="text-decoration:underline;">Upim</span></strong>. Il 30 marzo dieci lavoratori su 180 della cooperative Start Coop e Log-Med, che gestiscono la logistica e la movimentazione delle merci presso il magazzino di Levate della catena Upim, sono stati licenziati dopo avere scioperato per protestare contro i continui ritardi nei pagamenti di stipendi, ferie e permessi che si verificano fin dall&#8217;ottobre scorso. &#8220;In seguito alla protesta, attraverso telefonate a ogni dipendente, i responsabili delle due cooperative hanno intimato il rientro al lavoro il giorno seguente, cioè sabato, per recuperare le ore lavorative perdute&#8221;, racconta il segretario generale della Filt Cgil, Cesare Beretta. Molti, preoccupati, si sono ripresentati sul luogo di lavoro: &#8220;Gli altri&#8221;, prosegue Beretta, &#8220;ieri hanno avuto una brutta sorpresa: per loro infatti i cancelli del magazzino sono rimasti chiusi&#8221;. Upim, secondo quanto riferisce il Giorno, afferma di non aver giocato alcun ruolo nelle presunte pressioni per il rientro al lavoro dei dipendenti delle due cooperative. Alcuni giorni prima, il 21 marzo, c&#8217;era stato il caso dei 110 lavoratori immigrati di due cooperative del consorzio Ytaka di Segrate che lavorano su commesse del <strong><span style="text-decoration:underline;">gruppo Sma</span></strong> (supermercati), lasciati da un giorno all&#8217;altro a casa perché quest&#8217;ultimo ha tagliato ogni rapporto con le cooperative dopo il coinvolgimento del consorzio in un&#8217;inchiesta sulla ndrangheta. Per svariate notti i lavoratori, che non prendono lo stipendio da 50 giorni, hanno organizzato un presidio giorno e notte per cercare di salvare il loro posto di lavoro. Una nuova cooperativa si è detta disposta in un primo momento ad assumere 80 lavoratori, poi ha accettato di assumerli tutti, ma propone contratti al ribasso. La Sma non vuole commentare la vicenda. Dopo che i lavoratori hanno manifestato in silenzio per giorni, l&#8217;azienda ha chiesto l&#8217;intervento delle forze dell&#8217;ordine per evitare disordini. Il Giorno segnala anche il caso dello stabilimento <strong><span style="text-decoration:underline;">Lindt</span></strong> di Magenta, dove una delle due cooperative alle quali l&#8217;azienda ha appaltato i settori imballaggio e carico e scarico potrebbe lasciare il sito entro fine mese. I sindacati di base Cub ha organizzato un presidio per capire quante persone lavorano nello stabilimento, che tipo di contratto hanno e se vengono pagate con regolarità. Secondo alcune testimonianze citate dal quotidiano, all&#8217;interno del centro logistico ci sono solo dieci dipendenti Lindt, la maggior parte lavora per cooperative. La Lindt preferisce non pronunciarsi riguardo ai numeri: &#8220;Non vogliamo entrare nella polemica di quanti siano i lavoratori. Conosciamo i problemi di una cooperativa. Per ogni decisione preferiamo aspettare&#8221;. Lavoratori usa e getta anche a <strong><span style="text-decoration:underline;">Malpensa</span></strong>. Il 20 marzo 23 lavoratori sono rimasti senza un&#8217;occupazione dopo il passaggio all&#8217;ennesima cooperativa a cui il colosso internazionale del catering ha esternalizzato il lavaggio e la pulizia di trolley e posate per i pasti sugli aerei. Al presidio organizzato da Cobas, Cub e Sdl, scrive la Provincia di Varese, c&#8217;erano anche questi lavoratori rimasti a casa dall&#8217;1 dicembre scorso. &#8220;Sono extracomunitari che da tre-cinque anni lavorano in questo ambito &#8216;sempre a testa bassa&#8217;. Ecco il racconto di uno di loro: &#8216;Non possiamo dire niente e chiedere spiegazioni, altrimenti ci fanno lavorare di meno; con 220 ore di lavoro al mese prendiamo tra gli 850 e i 900 euro, circa 4 euro l&#8217;ora&#8217;. Il consorzio a cui <strong><span style="text-decoration:underline;">Lsg Sky Chefs</span></strong> ha affidato l&#8217;incarico del lavaggio stoviglie cambia cooperativa a ogni pie&#8217; sospinto &#8220;e l&#8217;ultima arrivata, la Servi Gest, lo scorso 1 dicembre non ha voluto assumere queste 23 persone&#8221;. La penultima cooperativa, la Archimede Logistica) non aveva riconosciuto ai propri dipendenti nemmeno il trattamento di fine rapporto, ma poi ha perso la causa in tribunale. Dai cinque casi citati risulta chiaro che l&#8217;esternalizzazione permette ai committenti non solo di avere manodopera a costi più bassi, ma anche di avere le &#8220;mani pulite&#8221; riguardo allo sfruttamento, ai torti, alle irregolarità e ai licenziamenti effettuatu delle cooperative che lavorano per loro. Un discorso simile vale per il lavoro precario, che si sta diffondendo a macchia d&#8217;olio. Secondo dati della <strong><span style="text-decoration:underline;">Provincia di Brescia</span></strong>, nel 2008 solo il 29,2% delle assunzioni sono avvenute con un contratto a tempo indeterminato. Il 38,3% sono state fatte con un contratto a tempo determinato, il 17% grazie al lavoro interinale e il 4,9% con lavoro a progetto. Oltre il 60% dei contratti prevedono quindi una scadenza. Per le donne la situazione è ancora peggiore: solo il 21% delle assunzioni sono a tempo indeterminato e il contratto a tempo determinato riguarda il 45,45% delle assunte. Sono stati pubblicati anche dati che riguardano la <strong><span style="text-decoration:underline;">provincia di Lodi</span></strong>, dove i precari sono circa 15.000 e il loro compenso medio annuo lordo è di 9.000 euro. Il 70% di loro ha un&#8217;età compresa tra i 18 e i 27 anni e per il 40% sono diplomati, mentre una quota identica è in possesso di una laurea. Il 50% degli appartenenti a questa fascia vive ancora con i genitori.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span>Cassa integrazione, mobilità e altro nell&#8217;industria</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>In tutta la Lombardia continua l&#8217;ondata di cassa integrazione, mobilità e licenziamenti. Citiamo qui di seguito solo alcuni dei casi più emblematici. E&#8217; a rischio chiusura entro un paio di mesi lo stabilimento di un&#8217;azienda che è anche un marchio storico di fama mondiale, la <strong><span style="text-decoration:underline;">Moto Guzzi</span></strong> di Mandello in provincia di Lecco. L&#8217;azienda, di proprietà della Piaggio di Roberto Colaninno, da tempo aveva delocalizzato la fabbricazione dei pezzi in Cina, ora si profila all&#8217;orizzonte un trasferimento dell&#8217;intera produzione. In pochi anni i dipendenti erano già calati da 290 a 155, ora si rischia il licenziamento di quelli rimasti e una forte crisi per il notevole indotto della fabbrica. Il Giorno ha raccolto alcune testimonianze dei lavoratori. Manuel Belingheri: &#8220;Come al solito le decisioni sono prese da qualcuno che non ci fa avere, come lavoratori, una parte attiva nella situazione, poi però le conseguenze di scelte sbagliate ricadono su di noi&#8221;. Silvana D&#8217;Elia: &#8220;Ho un contratto part-time verticale, quindi lavoro solo sette mesi all&#8217;anno, ora anche questi pochi mesi di lavoro sono a rischio. Per tre anni ho lavorato qui con contratti per un&#8217;agenzia, poi per la Guzzi e poi ancora per l&#8217;agenzia. Alla fine il tempo indeterminato è arrivato solo con il part time e adesso chissà se riusciremo a fare anche questi pochi mesi&#8221;. Diego Manzoni: &#8220;Si vuole solo sfruttare il marchio, lasciare qui un negozio, un museo e fare tutto il resto altrove. Decidere del nostro futuro in due mesi significa che hanno già deciso, e ci stanno solo spingendo a lasciare il lavoro&#8221;. Chiude invece definitivamente l&#8217;azienda tessile <strong><span style="text-decoration:underline;">Giber</span></strong> di Veniano, in provincia di Como, dopo che a fine 2008 la dirigenza aveva parlato solo di alcune difficoltà e di ipotesi di riduzione del personale. Inaspettatamente invece si è arrivati alla cassa integrazione straordinaria per cessata attività per una durata di 12 mesi. Ma non si sa ancora quando partirà e quindi i lavoratori restano per il momento senza tutela sociale, economica o stipendio. L&#8217;azienda, che esisteva fin dagli anni trenta, lascia senza posto di lavoro 100 dipendenti in tutto. Situazione paradossale per i lavoratori della <strong><span style="text-decoration:underline;">Pmc</span></strong> di Casalromano in provincia di Mantova (settore moda). Dopo il pignoramento a inizio marzo dei macchinari e l&#8217;assenza di commesse, nonché gli stipendi in arretrato, il 17 marzo l&#8217;amministratore non ha consentito l&#8217;ingresso in fabbrica ai lavoratori che si apprestavano a fare la loro presenza, chiudendo loro i cancelli in faccia. Poiché l&#8217;assenza ingiustificata per tre giorni di fila comporta il licenziamento, i dipendenti (circa una ventina) chiamano da quel giorno tutte le mattine i carabinieri per fare registrare la propria presenza e l&#8217;impossibilità di accedere al luogo di lavoro. Si registra invece una svolta per la <strong><span style="text-decoration:underline;">Lares</span></strong> di Paderno Dugnano, che si occupava della produzione di circuiti stampati. I 133 dipendenti, senza stipendio né tredicesima dal mese di dicembre, stanchi della loro situazione precaria hanno presentato istanza di fallimento e ottenuto almeno la cassa integrazione straordinaria. Chiude anche la <strong><span style="text-decoration:underline;">Giardina</span></strong> di Figino Serenza, in provincia di Como, che dal 1970 produce macchine per la verniciatura. Rimangono senza lavoro 210 dipendenti, che tra l&#8217;altro non hanno ancora ricevuto gli stipendi di febbraio e di marzo. Dal 6 aprile partirà la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi. La lombarda <strong><span style="text-decoration:underline;">Regina Catene</span></strong> ha messo in cassa integrazione ordinaria a zero ore circa 300 lavoratori. 65 lavoratori dello stabilimento di Dervio, in provincia di Lecco, verranno poi spostati allo stabilimento di Cernusco Lombardone. La proprietà ha rifiutato ogni indennità ai lavoratori che perderanno circa 2 ore ogni giorno per raggiungere la loro nuova sede di lavoro, offrendo solo un servizio di trasporto in pulmino. A forte rischio di chiusura è invece un&#8217;azienda tra le più antiche della Lombardia ancora in attività, la <strong><span style="text-decoration:underline;">ex Caprott</span></strong>i di Albiate, in Brianza, fondata addirittura nel 1830. Il Gruppo Albini, che la aveva acquistata nel 2000 con l&#8217;obiettivo dichiarato di rilanciarne la produzione, ha comunicato l&#8217;intenzione di sopprimere il polo produttivo brianzolo e si parla con insistenza di una probabile contemporanea apertura di un polo di produzione in Egitto. La notizia è arrivata ai 186 lavoratori dopo trenta settimane di cassa integrazione ordinaria. A fine marzo è stato firmato l&#8217;atto di fallimento della <strong><span style="text-decoration:underline;">ex Falck</span></strong> di Dongo, in provincia di Como, dopo che il 4 marzo scorso era stato siglato un accordo per cassa integrazione straordinaria di sei mesi che aveva alimentato le speranze in qualche spiraglio di risoluzione. &#8220;Negli ultimi anni è stato un susseguirsi di cambi di denominazioni e un fiorire di società &#8216;scatola&#8217;&#8221;, ha denunciato l&#8217;ex sindaco Claudio Poncia. Come in altri casi (per esempio quello dell&#8217;<strong><span style="text-decoration:underline;">ex Arsenale di Pavia</span></strong>) anche a Dongo però la crisi si intreccia con progetti di speculazione edilizia, come spiega la Provincia di Como: &#8220;A pesare sul futuro di un possibile rilancio, anche le scelte urbanistiche. L&#8217;amministrazione comunale ha infatti approvato un piano integrato che autorizza il cambio di destinazione d&#8217;uso dell&#8217;area portuale dello stabilimento, trasformandola quindi da industriale a residenziale. Si tratta di 40.000 metri quadrati dove si affacciano i capannoni dismessi di oltre 57.000 metri cubi. Lì dovrebbero sorgere più di 42.000 metri cubi di appartamenti, una piazza per il mercato, un museo, un parcheggio. Una scelta che, per il sindacato, preclude ogni interesse a rilevare l&#8217;attività&#8221;. Si profila la chiusura anche per la <strong><span style="text-decoration:underline;">Terex-Comedil</span></strong> di Cusano Milanino, i cui lavoratori sono stati negli ultimi mesi tra i più battaglieri nel difendere il proprio posto. Dal 25 aprile dovrebbe scattare per loro la mobilità, nello stesso momento in cui la multinazionale Terex ha decurtato del 10% lo stipendio di tutti i propri dipendenti a livello mondiale. A comunicare la notizia è stata l&#8217;amministratrice delegata di Terex-Comedil, Martina Moritch, presentatasi allo stabilimento presidiato dai 45 lavoratori scortata da polizia e carabinieri, con la presenza anche di agenti in borghese. Il quotidiano il Giorno ripercorre in breve la storia dello stabilimento: &#8220;Il sito produttivo viene avviato nel 1927 da Peter Ferro. L&#8217;azienda nel 2000 è acquistata dalla multinazionale americana Terex. Tra il 2001 e il 2006 raddoppia la produzione di gru, tanto che nel 2007 ha fatturato 25 milioni di euro. Nel 2008 i ricavi si riducono a 17 milioni di euro. I lavoratori hanno fatto sacrifici: hanno accettato i permessi e le ferie forzate, quattro di loro hanno detto di sì al trasferimento nella casa madre di Pordenone, gli altri hanno accettato l&#8217;accordo che mandava in cassa integrazione 27 persone. Ma a Natale la Terex ha rotto l&#8217;accordo annunciando il licenziamento&#8221;. Alla <strong><span style="text-decoration:underline;">Marcegaglia</span></strong> di Graffignana, dove si producono ponteggi, l&#8217;azienda ha avviato una riduzione dei giorni di lavoro, senza però fare ricorso alla cassa integrazione: per ogni dipendente fino a metà maggio ci sarà una riduzione del lavoro fino a un massimo di 120 ore: 60 ore coperte dai permessi annui retribuiti, le altre 60 ore invece dovranno essere recuperate entro la fine del 2010. I lavoratori coinvolti sono 114 operai e 18 impiegati, ma, scrive l&#8217;Avvenire, &#8220;questo provvedimento non sembra però bastare&#8221;. Si parla molto di stretta creditizia e di banche che non effettuano finanziamenti, ma in alcuni casi il loro intervento si rivela deleterio per i lavoratori. E&#8217; il caso della <strong><span style="text-decoration:underline;">Riri</span></strong> (accessori per la moda) che ha due stabilimenti in provincia di Sondrio, a Tirano e a Manerbio. Nel giugno del 2008 il gruppo Riri, di proprietà svizzera, era passato alla società di investimento italiana Sofipe Sgr, che fa parte del gruppo Unicredit. Ora è allo studio un nuovo piano industriale con il quale la società vuole creare un polo nel settore degli accessori della moda tramite la concentrazione dei due stabilimenti, il che significherebbe con ogni probabilità un drastico taglio dei dipendenti, che attualmente sono 250. A Bergamo un colosso dell&#8217;industria italiana, <strong><span style="text-decoration:underline;">Italcementi</span></strong>, ha messo in mobilità 81 dipendenti su circa 900 della propria sede, per &#8220;adeguare i ritmi produttivi e contenere per quanto possibile i costi di struttura [...], un intervento minimo ed essenziale tenuto conto dell&#8217;attuale situazione di grave crisi&#8221;, come scrive l&#8217;Eco di Bergamo. Un altro colosso, l&#8217;<strong><span style="text-decoration:underline;">Italtel</span></strong> ha presentato il piano industriale per i prossimi tre anni che prevede una riduzione di personale: 450 lavoratori in meno sui 2.320 occupati. Il sindacato ha organizzato un presidio di protesta presso il sito di Castelletto dove negli anni &#8217;60 e &#8217;70 lavoravano circa 30.000 addetti, mentre ora ne sono rimasti solo 1.000. Presidio anche dei lavoratori della <strong><span style="text-decoration:underline;">Nokia Siemens</span></strong> di Cinisello Balsamo, alle porte di Milano. Il centro di ricerca locale sarà oggetto del progetto della multinazionale svedese che prevede la delocalizzazione di quasi tutte le attività produttive e di ricerca in Cina, India e Vietnam.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span>Non solo industria, ma anche servizi</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Aumentano i casi di cassa integrazione o mobilità che riguardano il settore dei servizi, oppure tecnici e impiegati. I 70 lavoratori cassintegrati della <strong><span style="text-decoration:underline;">Borghi</span></strong> di Vimercate, in Brianza (trasporti hi-tech), hanno protestato davanti al municipio della loro città. Sono in standby dal giugno scorso e non percepiscono l&#8217;indennità di cassa da tre mesi. A fine maggio scadrà poi la cassa straordinaria di un anno e la proprietà ha avviato la mobilità per tutti i dipendenti, che però non intendono avallare l&#8217;operazione. I lavoratori erano già stati trasferiti nel 2007 da Peschiera a Vimercate, assorbendo licenziati della Logistic Service di Cavenago, ex Siemens. &#8220;Ci avevano garantito lavoro, ci siamo ritrovati all&#8217;inferno&#8221;, si lamentano i lavoratori. Dopo l&#8217;avvio della procedura di mobilità nel febbraio scorso, i sindacati hanno firmato in questi giorni con la <strong><span style="text-decoration:underline;">Metro</span></strong> un accordo che prevede 195 esuberi (inizialmente avrebbero dovuto essere 295), 20 dei quali presso la sede San Donato Milanese. A fronte della riduzione significativa degli esuberi i sindacati hanno accettato una diminuzione media del premio di produttività del 50% per tutto il 2009. Il 3 aprile hanno scioperato i lavoratori della <strong><span style="text-decoration:underline;">Omnia</span></strong> (call center) di Milano, saliti agli onori delle cronache alcuni giorni prima per un&#8217;accesa e lunga discussione con l&#8217;amministratore delegato della società che era stata paragonata ai &#8220;sequestri di dirigenti&#8221; effettuati a più riprese dai lavoratori francesi negli ultimi tempi. Il nuovo socio Ti-Cam sta facendo arrivare i primi stipendi in arretrato, ma la cosa non è bastata a fare rientrare lo sciopero dopo lunghi mesi di salari e tredicesime in ritardo, nonché di promesse non mantenute. Un gruppo consistente secondo il Giorno, ma solo il 25% dei lavoratori secondo i sindacati, ha lavorato ugualmente ed è stato accolto dai fischi dei colleghi in sciopero. Alessandro Genovesi, segretario nazionale della Slc Cgil ha dichiarato che i lavoratori non hanno mai pensato di &#8220;sequestrare&#8221; l&#8217;amministratore di Omnia, aggiungendo che &#8220;i lavoratori in questo paese, per fortuna, non sono arrivati a forme estreme di pressione come quelle francesi, perché vi è un sindacato serio e responsabile come la Cgil&#8221;. A Bergamo la crisi fa il suo ingresso nel settore alberghiero. L&#8217;<strong><span style="text-decoration:underline;">Hotel Excelsior San Marco</span></strong>, uno degli alberghi di riferimento della città, con 155 camere, un centro congressi e due ristoranti, ha chiesto un anno di cassa integrazione per 11 dipendenti sui 53 in organico a causa del calo del volume d&#8217;affari. Il settore alberghiero, spiega la Filcams Cgil, ha subito una riduzione delle presenze che in certi casi è arrivata persino al 30-40%. Nei giorni scorsi è arrivata sul tavolo del sindacato bergamasco un&#8217;altra richiesta di cassa integrazione da parte di un albergo, anche se più contenuta: si tratta dell&#8217;<strong><span style="text-decoration:underline;">Hotel Parigi</span></strong> di Dalmine. Vanno in mobilità 14 dipendenti su 25 della <strong><span style="text-decoration:underline;">Orobica Pesca</span></strong> di Bergamo, azienda leader nel settore ittico. Anche se la mobilità riguarda per la maggior parte operai, va rilevato che la crisi della società è un riflesso del calo della domanda proveniente dal settore della ristorazione. L&#8217;azienda ha dichiarato inoltre l&#8217;intenzione di esternalizzare le attività che non fanno parte del suo core business. Davanti alla sede milanese di Assolombarda hanno manifestato il 2 aprile circa una trentina di ingegneri della <strong><span style="text-decoration:underline;">Sadelmi</span></strong> di Sesto San Giovanni, che si occupa da oltre 60 anni della progettazione di impianti per il settore energetico. L&#8217;azienda naviga in cattive acque e sono a rischio, tra dirigenti e dipendenti, circa 130 posti di lavoro, in parte a Ravenna (30) e per la maggioranza a Sesto (90). Lo stesso giorno i circa 400 lavoratori (per la maggior parte ricercatori) del <strong><span style="text-decoration:underline;">Nerviano Medical Sciences (Nms)</span></strong> hanno bloccato il traffico della statale del Sempione per circa un&#8217;ora, dopo che negli ultimi giorni si stanno facendo sempre più concreti i rischi di liquidazione di questo centro di ricerca oncologico controllato dalla Congregazione dei Figli dell&#8217;Immacolata Concezione (Vaticano), che l&#8217;aveva ricevuto gratuitamente dalla multinazionale Pfizer nel 2004 insieme a una &#8220;dote&#8221; di 200 milioni di euro. Ora il centro si ritrova senza fondi e sono a rischio gli stipendi di aprile. Il quotidiano DNews racconta attraverso gli occhi di Francesca Di Gioia, 35 anni, la storia emblematica della multinazionale giapponese <strong><span style="text-decoration:underline;">Pentax Italia</span></strong>, che ha chiuso la sua sede di Milano lasciando a casa 7 dipendenti su 9. Francesca era stata assunta otto mesi fa, dopo avere rifiutato altre proposte più convenienti, perché il marchio Pentax faceva pensare a un lavoro più sicuro nel tempo. &#8220;Il 20 febbraio scorso il presidente di Pentax Italia, Enrico Bassanti è entrato in ufficio e senza neppure sedersi ha annunciato &#8216;l&#8217;azienda chiude, mi dispiace dovervi dare questa notizia&#8217;. &#8216;Non ci ha neppure guardato in faccia&#8217;, ricorda Francesca. Dopo la comunicazione-lampo Bassani è partito per le Maldive. Francesca era assistente del direttore commerciale e guadagnava bene, ora, nonostante i 10 anni di professionalità, ai suoi curriculum rispondono solo con proposte di posti di terzo o quarto livello, mentre lei viene da un primo. &#8216;Dovrò svendermi. Guadagnerò 450 euro in meno al mese, proprio quelli che pago per l&#8217;affitto di casa a Brugherio&#8217;. Ancora peggiori le prospettive di una sua collega: &#8216;Grazia ha 52 anni, chi riceve il suo curriculum la scarta se guarda la data di nascita&#8217;. Per completare il panorama segnaliamo che la Provincia di Lecco ha pubblicato un&#8217;intervista a Marco Brigatti, che alla Cgil si occupa di lavoratori atipici e professionisti, nella quale si rileva come il taglio delle spese da parte delle famiglie e delle aziende stia colpendo anche i <strong><span style="text-decoration:underline;">liberi professionisti</span></strong>, i cui introiti si stanno nettamente riducendo.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span>Le cifre sulla crisi nelle varie province</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nella <strong><span style="text-decoration:underline;">provincia di Bergamo</span></strong>, secondo dati della Cgil, sono almeno 70.000, su un totale di 350.000, i dipendenti del settore manifatturiero (che rappresenta il 48% del comparto industriale bergamasco) coinvolti in forme di cassa integrazione o per i quali è già scattato il licenziamento. Luigi Bresciani, della Cgil, commenta: &#8220;In questo momento gli effetti dello tsunami economico, almeno dal punto di vista sociale, sono da noi ancora sostanzialmente limitati per la presenza di un solido retroterra familiare. Ma vi sono fasce, come gli immigrati, che stanno risentendo pesantemente della situazione. A soffrire di più in questa fase è il meccanico, che ha perso 17.000 posti di lavoro. Le procedure di cassa integrazione, inoltre, aumentano più per gli impiegati che per gli operai mentre, ormai, sono mediamente una quarantina le piccole realtà, in particolare contoterziste, che ogni giorno presentano domanda per accedere alla cassa in deroga&#8221;. In <strong><span style="text-decoration:underline;">provincia di Varese</span></strong> si fanno sentire di riflesso le grandi difficoltà economiche che sta affrontando il Canton Ticino, nella vicina Svizzera. Negli ultimi tre mesi del 2008 sono stati 1.465 i frontalieri che hanno perso l&#8217;impiego, mentre tra gennaio e febbraio quelli licenziati sono già 400. Ma altri 2.000 posti sono a rischio e centinaia di frontalieri stanno intanto già lavorando a orario ridotto. Nel <strong><span style="text-decoration:underline;">cremasco</span></strong> più della metà dei dipendenti di piccole aziende con meno di 15 dipendenti è attualmente a casa. Segnali molto preoccupanti anche da un altro indicatore, quello delle richieste di sussidi di disoccupazione. Nel 2007 erano in media 116 al mese, nel 2008 sono balzate a 174 al mese, ma dal gennaio di quest&#8217;anno sono quadruplicate e attualmente sono 507 al mese. Statistiche che, va ricordato, non tengono conto dei dipendenti delle cooperative e dei cosiddetti atipici, che rimangono a casa senza alcun ammortizzatore. La Confapi <strong><span style="text-decoration:underline;">Brianza</span></strong> ha pubblicato un&#8217;analisi congiunturale delle piccole imprese della propria zona relativa al secondo semestre 2008. L&#8217;unico dato positivo è quello di un aumento degli investimenti del 14,3% ma, precisa la Confapi, &#8220;l&#8217;aumento degli investimenti, soprattutto in una fase iniziale di crisi, non è così anomalo. Bisognerà vedere invece cosa accadrà nel lungo periodo&#8221;. Gli altri dati sono tutti da Caporetto. Gli ordini sono calati del 46,43%, sia quelli interni sia quelli per le esportazioni (peggiorati in particolare gli ordini per le esportazioni verso i paesi extracomunitari). L&#8217;occupazione è in calo del 14,9%, la produzione del 41,07% e il fatturato totale del 28,57%. Le previsioni degli imprenditori brianzoli per il primo semestre 2009 sono ancora più nere: ordini -57,14%, produzione -55,36%, fatturato -57,14% occupazione -25%, con un segno meno anche per gli investimenti, finora in positivo (-3,57%). Commenta Stefano Valvason di Confapi: &#8220;Gli imprenditori cercano di resistere facendo ricorso alla cassa integrazione per non perdere i propri collaboratori che rappresentano un patrimonio importantissimo per le imprese. Si cerca di contrarre le spese salvaguardando l&#8217;occupazione e solo quando non si riesce più a far fronte alla situazione si è costretti a ridimensionare gli organici. Logico che le cose sono destinate a peggiorare più la crisi durerà a lungo&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span>Scuola: da settembre 4.000 insegnanti in meno</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>La Repubblica scrive che &#8220;nelle scuole lombarde da settembre ci saranno 4.000 insegnanti in meno, tagliati dal governo per contenere la spesa. Alle elementari se ne vanno 696 maestre, alle superiori 1.047 professori. Ma il prezzo più caro lo pagano le scuole medie con un decimo dei posti persi, 2.255 cattedre tagliate rispetto alle 23.000 attuali. E intanto gli studenti aumentano: nel prossimo anno scolastico sui banchi ci saranno 9.000 studenti in più, 12.000 se si considerano anche i bimbi delle materne. Oltre alla mancata riconferma degli insegnanti precari, con la Uil-Scuola che parla di 5.000 contratti atipici a rischio, i tagli produrranno una girandola di trasferimenti: docenti costretti a lasciare la loro sede per andare a tappare i buchi lasciati dai precari che hanno perso il lavoro&#8221;. C&#8217;è in più il rischio di non riuscire a coprire la richiesta, pressoché totale (99% delle famiglie), del tempo pieno alle elementari. Solo una settimana prima della pubblicazione di tali dati, il presidente della regione e ciellino-forza italia Roberto Formigoni aveva assicurato: &#8220;Grazie a un accordo con la Gelmini, in Lombardia sarà confermato l&#8217;organico dell&#8217;anno in corso&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonte: Repubblica, 26 marzo 2009)</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span>Lavoratori immigrati sfruttati e senza diritti</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Una settantina di immigrati sikh hanno preso parte a un&#8217;assemblea organizzata a Romano, in provincia di Bergamo, dalla Cgil-Flai (agroindustria). Quasi tutti lavorano in aziende agricole della bassa bergamasca. Uno di loro, Sokhyvinder Singh, è delegato Cgil e racconta: &#8220;E&#8217; la paura di perdere un salario che frena i miei connazionali [nel denunciare lo sfruttamento]. E così si va avanti lavorando sette giorni su sette, facendo dodici ore al giorno, senza alcun riposo settimanale e con paghe da operaio comune non specializzato in mungitura, che altrimenti darebbe diritto al premio di produzione. Quando un lavoratore viene assunto al nero incombe sempre la possibilità che in caso di infortunio si inneschino dei meccanismi di penalizzazione del dipendente&#8221;. E&#8217; il caso di G. Singh, che non dice per esteso il suo nome, come spiega l&#8217;Eco di Bergamo, &#8216;altrimenti è la volta che nessuno mi da più lavoro&#8217;. E&#8217; in Italia da undici anni, abita con la moglie e i due figli a Fontanella, ma fino allo scorso 6 febbraio faceva il mungitore in un&#8217;azienda agricola di Camisano (Cremona): &#8220;Lavoravo in nero dopo essere stato occupato per alcuni anni regolarmente in un&#8217;altra stalla. Attendevo di essere assunto ma quel giorno il calcio di una mucca mi ha schiacciato due dita contro una grata di ferro: ho perso il mignolo e l&#8217;anulare della mano destra, poi riattaccati con un&#8217;operazione, ma non so se riuscirò più a muoverli. La cosa più triste è che l&#8217;agricoltore mi ha detto di denunciare che mi ero fatto male per strada e non in azienda perché non voleva problemi&#8221;. A Brignano, sempre in provincia di Bergamo, il locale sindaco leghista Giuseppe Ferri ha deliberato la corresponsione di un assegno di 500 euro per un massimo di tre mesi ai disoccupati che risiedono sul territorio del comune da almeno 5 anni e hanno avuto un rapporto di lavoro di durata analoga. Solo che l&#8217;assegno vale solo per i cittadini italiani, e non per i lavoratori stranieri. Oltre a discriminare i lavoratori immigrati la delibera esclude dal contributo anche i lavoratori giovani che lavorano da meno di 5 anni.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span>Crisi e mobbing</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>In un articolo del quotidiano E Polis, Francesca Cardia affronta il tema del mobbing parlandone con Anna Paola Jeri, psicologa del lavoro e responsabile dello sportello mobbing della Cisl di Milano. &#8220;La crisi &#8216;cancella&#8217; anche il mobbing. Le imprese tagliano e mettono i dipendenti in cassa integrazione. Hanno altri strumenti per mettere fuori dalla porta le persone &#8216;che non servono più&#8217; in altri modi. La crisi economica falcia posti di lavoro e spinge al massimo la competitività tra colleghi, innescando un meccanismo dentro il quale sono i più deboli a soccombere. Il mobbing non è sparito, è nascosto nelle maglie di un sistema dove malessere e stress la fanno da padroni. In questo momento particolare secondo la terapeuta quello che più danneggia è l&#8217;incertezza. &#8216;C&#8217;è un malessere generalizzato dettato anche dal non sapere cosa succederà&#8217;, afferma Jeri, &#8216;è la pressione del dover lavorare e di dover sostenere il confronto con gli altri per non finire tra quelli che verranno espulsi dal mercato: le aziende si trovano con un sacco di esuberi e spesso lasciano le persone a bagnomaria&#8217;. E&#8217; cambiato anche il target di persone che si presentano a chiedere aiuto, &#8216;ormai sono tantissimi i giovani, tra i 22 e i 35 anni&#8217;. Secondo Corrado Andreoli, responsabile dello sportello mobbing della Cgil di Milano, &#8216;questa competitività esasperata scatena una sorta di selezione naturale tra i lavoratori, tanto che i più deboli soccombono e per le aziende è più facile scegliere chi tenere e chi mandare via. Se ci fosse più coesione tra i lavoratori queste dinamiche verrebbero spezzate, scardinate dalla forza del gruppo. La fabbrica era un luogo di forti legami e relazioni, ora non è più così&#8217;&#8221;.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><span>(fonti: Cittadino di Monza, 2 aprile; Il Giorno, 21 marzo, 24 marzo, 25 marzo, 26 marzo, 27 marzo, 28 marzo, 31 marzo, 3 aprile, 4 aprile; L&#8217;Unità, 21 marzo; Brescia Oggi, 31 marzo; Provincia Varese, 21 marzo, 28 marzo; Provincia Como, 20 marzo, 29 marzo, 4 aprile; Corriere di Como, 20 marzo; Voce di Mantova, 18 marzo; Gazzetta di Mantova, 29 marzo; Provincia Lecco, 26 marzo, 1 aprile; L&#8217;Eco di Bergamo, 25 marzo, 26 marzo, 4 aprile; Avvenire, 3 aprile; Provincia Cremona e Crema, 30 marzo; E Polis, 23 marzo; DNews, 24 marzo)</span></p>
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